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Stefano Montanari sui casi di pertosse: «somministrare un vaccino in gravidanza significa mettere a rischio il feto»

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Dottor Montanari, ha seguito la tragica notizia delle due neonate morte di pertosse all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo?

Molto poco. Quando la notizia è uscita mi trovavo a Pesaro per due giorni, impegnato con il microscopio elettronico reduce da un intervento tecnico di riparazione. Qualcosa, però, è stato impossibile non sentire, stante la pubblicità che ne è uscita. La prima cosa che mi è venuta in mente è che ogni giorno, stando alle statistiche ufficiali italiane, a mio parere robustamente sottostimate, ogni giorno muoiono da 19 a 20 persone nel nostro paese per le malattie contratte in ospedale a causa della loro sozzura. Non parliamo di chi da quei luoghi esce con una malattia nuova. Di questo nessuno parla e non si spende un centesimo per ovviare alla strage. La seconda cosa che mi è venuta in mente è che ci troviamo al cospetto di un espediente molto poco onorevole escogitato da piazzisti di infimo ordine.

 

Le reazioni dei media non trova siano state stupefacenti, anche per il dovuto rispetto che si dovrebbe mostrare nei confronti delle famiglie in questo doloroso e delicato momento?

Noi continuiamo a stupirci di fatti del tutto normali. Viviamo in un regime dittatoriale sicuramente molto particolare e unico nella storia, ma un regime che condivide tanti aspetti con tutti quelli che l’hanno preceduto e che lo affiancano temporalmente. Lei mi parla di rispetto, ma che rispetto si ha, in genere, per degli animali da reddito?

 

Ancora più stupefacente però, se mi permette, è che gira che ti rigira, quello che trapela, è che la «colpa» sarebbe delle madri non vaccinate.

La novità è quella di far cadere la responsabilità sulle madri non vaccinate

Per prima cosa, da quanto mi pare di avere colto, non esiste nessuna evidenza autoptica che conforti la notizia della morte causata da pertosse. Tutto è possibile, naturalmente, ma di solito non c’è tanta fretta e, se si sente il bisogno di rendere pubblico un fatto come quello di cui si parla, si aspetta di avere un riscontro certo. La novità, quella sì stupefacente per la sua stravaganza, è quella di far cadere la responsabilità sulle madri non vaccinate. Una bizzarria simile, ovviamente non credibile da chiunque abbia un minimo di nozioni sull’argomento, si giustifica solo con la certezza di rivolgersi ad un pubblico totalmente impreparato culturalmente ma perfettamente addestrato a credere a qualunque cosa, non importa quanto fantasiosamente campata per aria, purché esca dalla bocca dell’addestratore.

 

Ora però i genitori dell’ultima bambina morta, secondo quanto riporta il Corriere, smentiscono facendo presente che ambedue erano vaccinati e sani: cosa può esser successo allora? 

Io non sono al corrente di ciò che sta accadendo e credo che pochi lo siano, ma non mi sorprenderò se qualunque informazione che possa mettere a rischio la tesi demenziale avanzata subirà la dovuta censura. E se le mamme avessero contratto la pertosse da bambine superando la malattia senza problemi come capita nella quasi totalità dei casi? È curioso che a nessuno sia passato per la mente di porsi la questione.

E se le mamme avessero contratto la pertosse da bambine superando la malattia senza problemi come capita nella quasi totalità dei casi? È curioso che a nessuno sia passato per la mente di porsi la questione.

 

La pertosse può colpire anche i neonati, persino quelli non ancora vaccinati. Burioni ci dice quindi che deve essere vaccinata la madre in gravidanza: le pare la giusta soluzione? 

Di Burioni preferisco non parlare. Siamo su livelli talmente diversi che non può esserci comunicazione e, comunque, io non voglio in alcun modo avere a che fare con lui se non attraverso quel confronto su basi esclusivamente scientifiche che lui da anni evita accampando scuse su cui non voglio pronunciarmi per pudore. Resta il fatto che vaccinare in gravidanza, e questo vale per qualunque vaccino, è inconcepibile se parliamo di medicina. Se parliamo di quattrini, la cosa cambia aspetto, ma qui io non c’entro più. Quando, quasi mezzo secolo fa, io sostenni l’esame di farmacologia, e per noi era un esame serio che non teneva conto delle esigenze, peraltro allora poco presenti, delle case farmaceutiche, se avessi detto di vaccinare una donna gravida il professor Luigi Molinengo, pur con la cortesia che era connaturata in lui, mi avrebbe giustamente mostrato la porta. Ora uno strafalcione simile finisce in pasto ai teledipendenti e diventa la verità indiscussa. Somministrare un vaccino in gravidanza significa mettere a rischio pesantissimo il feto. Inquinanti vari comprese le particelle che noi troviamo da 16 anni, antibiotici impossibili da somministrare a un bambino e, allora, figuriamoci ad un feto!, formaldeide, alluminio… Con i farmaci non si gioca, anche se ci sono tanti sodi in ballo.

Somministrare un vaccino in gravidanza significa mettere a rischio pesantissimo il feto. Inquinanti vari comprese le particelle che noi troviamo da 16 anni, antibiotici impossibili da somministrare a un bambino e, allora, figuriamoci ad un feto!, formaldeide, alluminio…

 

 Sempre il Corriere della Sera, invece, ci presenta un’altra soluzione: la «strategia del bozzolo»: «Se le neomamme non si sono vaccinate in tempo? «Possono farlo entro i tre mesi di vita del bambino: anche i famigliari stretti dovrebbero essere sottoposti a richiamo. È quella che si chiama “strategia del bozzolo”, permette di creare attorno al neonato una vera e propria zona di sicurezza».

Quando l’ignoranza sconfina … Prescindendo dalla follia di vaccinare una donna incinta, in particolare il vaccino antipertosse ha un’efficacia tutta da dimostrare e, comunque, rende il vaccinato un untore a vita per la malattia. Dunque, vaccinare la famiglia aggrava il problema.

 

È così che si risolverebbe il problema?

Dipende da che cosa s’intende per soluzione. Uno statista di nome Adolf Hitler parlava di soluzione finale ed era applaudito da decine di milioni di persone.

 

Può spiegarci bene cosa sia la pertosse e come mai il vaccino non rende immuni?

Si tratta di una malattia infettiva particolarmente contagiosa trasmessa da un batterio Gram-negativo chiamato Bordetella pertussis. La trasmissione avviene inalando le goccioline di saliva o di muco emesse dai malati. È una malattia comune che colpisce decine di milioni di persone ogni anno, specie bambini, con manifestazioni che possono andare dalla quasi inosservabilità a tossi violente con vomito e che di norma guarisce senza strascichi e senza terapie. Il vaccino usato ora sostituisce quello di un tempo che era particolarmente gravato da effetti indebiti ma la sua efficacia è scarsa. Per ovviare al problema si sottopone il soggetto a richiami ripetuti ma l’efficacia resta scarsissima se mai esiste. Non ci si deve stupire, però: i vaccini sono tutti poco efficaci, e se dico poco regalo loro più di qualcosa.

Per ovviare al problema della scarsa efficacia del vaccino per la pertosse si sottopone il soggetto a richiami ripetuti ma l’efficacia resta scarsissima se mai esiste. Non ci si deve stupire, però: i vaccini sono tutti poco efficaci, e se dico poco regalo loro più di qualcosa.

 

«Contrariamente ad altre malattie infettive, la pertosse può colpire anche i neonati di madre immune.  Sembra infatti che gli anticorpi materni che costituiscono le loro prime difese non siano in grado di proteggerli contro questa infezione». Questo è ciò che dice l’ISS. Corrisponde dunque al vero? Eppure Burioni sembra ignorare totalmente questa precisazione.  

Sì, è vero. Le ho detto che quello che dice Burioni non m’interessa.

 

Sempre Burioni, nelle ultime ore, si è lasciato andare a passaggi davvero illogici uniti quasi ad ammissioni insolite. Le riporto alcuni suoi passaggi uniti a qualche domanda in mezzo. «Fino agli anni 90 contro la pertosse abbiamo usato un vaccino estremamente efficace che era però gravato di alcuni effetti collaterali rari, ma non trascurabili». Burioni ammette il danno da vaccino? Di quali casi parla? Ma i vaccini non erano «i farmaci più sicuri che ci sono»?. «Dopo quel momento, siamo passati ad un vaccino detto “acellulare”, che è sicurissimo ma meno potente». Quindi quello precedente era insicuro?. «A causa di questa minore efficacia, e pure delle mancate vaccinazioni, i casi di pertosse stanno aumentando». Quindi il vaccino per la pertosse è inefficace? Si prende la pertosse anche se si è vaccinati per la pertosse?

Stiamo parlando di Burioni che va preso per quello che è.

 

Dott. Montanari, scusi la franchezza, ma siamo dinnanzi ad un altro passo nel mercato del farmaco? Cioè, dopo il vaccino venduto per il bambino appena nato, ora se ne venderà uno certo anche per la madre?

L’industria farmaceutica è riuscita in un’impresa commerciale che non ha uguali. Chissà se il povero Ippocrate sta in qualche modo cercando di uscire dall’aldilà armato di randello.

Chissà se il povero Ippocrate sta in qualche modo cercando di uscire dall’aldilà armato di randello

 

Questo passaggio non sembra allontanarsi molto dal modus operandi del nuovo Ministro alla salute Giulia Grillo, che proprio ieri, davanti alle Commissioni parlamentari preposte, a proposito del morbillo, ha fatto presente che bisognerà agire sulle fasce adulte, spesso scoperte da coperture vaccinali.   

Il mio vecchio professore di fisiologia ci diceva: «Nonostante le vostre cure, la maggior parte dei vostri pazienti guarirà». La ministra Grillo, mai eletta da nessuno e, dunque, seduta deve sta fuori dei confini della Costituzione, sarà uno degli elementi che metteranno alla prova la veridicità di quella frase. Se la Natura avrà interesse a salvare l’homo sapiens, scoverà qualcosa anche per difenderci dal ministro.

 

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Gemelli di 18 mesi morti dopo la vaccinazione

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

La polizia di Payette, Idaho, ha dichiarato di stare ancora indagando sulla morte dei gemelli di 18 mesi Dallas e Tyson Shaw, deceduti nella loro casa in Idaho una settimana dopo aver ricevuto il vaccino antinfluenzale e altre vaccinazioni di routine. Le autorità continuano a trattenere i dati e non hanno rivelato la causa o le modalità del decesso, citando un’indagine in corso.

 

Otto mesi dopo la morte di due gemelli di 18 mesi nella loro casa in Idaho, pochi giorni dopo aver ricevuto il vaccino antinfluenzale e altre iniezioni di routine, la polizia di Payette ha dichiarato a KTVB, affiliata della NBC Idaho, che il caso rimane aperto. Tuttavia, le autorità non hanno rilasciato nuove informazioni.

 

A maggio i genitori hanno dichiarato a CHD.TV che la polizia li ha immediatamente trattati come sospettati.

 

La scorsa settimana, il capo della polizia di Payette, Gary Marshall, ha dichiarato a KTVB che le morti di Dallas e Tyson Shaw restano «sotto inchiesta» e che «non ci sono nuove informazioni che possono essere diffuse».

 

I funzionari hanno respinto le richieste di accesso ai documenti pubblici presentate al dipartimento di polizia di Payette e all’ufficio del medico legale della contea di Ada, citando l’indagine in corso.

 

Le autorità non hanno reso note la causa o le modalità del decesso, e non sono stati resi pubblici i risultati degli esami tossicologici o dell’autopsia. Non è ancora chiaro se gli inquirenti continuino a considerare l’asfissia come la teoria principale o se si stiano prendendo in considerazione spiegazioni alternative.

 

Gli esperti legali affermano che indagini così prolungate sono insolite. Kim Mack Rosenberg, consulente legale di Children’s Health Defense, ha affermato che la maggior parte dei casi viene risolta relativamente in fretta. Tuttavia, «non è raro… che un’indagine prosegua per oltre otto mesi senza aggiornamenti concreti», ha affermato. Ma è particolarmente difficile in casi come questo, «dove la famiglia è ancora in lutto per la morte di due bambini piccoli».

 

gemelli furono trovati morti in un letto condiviso nella roulotte della loro famiglia il 1° maggio 2025. Inizialmente la polizia aveva trattato il caso come un omicidio, che secondo le autorità è la norma quando un decesso avviene per cause sconosciute.

 

Il 7 maggio Marshall ha dichiarato che i decessi non erano stati classificati «definitivamente» come omicidi e che gli investigatori erano in attesa di ulteriori risultati, compresi i risultati degli esami tossicologici.

 

I decessi sono avvenuti una settimana dopo che i gemelli avevano ricevuto diversi vaccini durante una visita di controllo di routine per i 18 mesi. A maggio, la madre, Andrea Shaw, ha dichiarato a CHD.TV che lei e la suocera avevano espresso preoccupazione per il vaccino antinfluenzale a causa di una storia familiare di reazioni avverse. Ha affermato che il pediatra aveva assicurato loro che i bambini sarebbero stati bene.

 

Il 23 aprile 2025, gli infermieri hanno somministrato il vaccino antinfluenzale insieme alle iniezioni contro l’epatite A e il DTaP. In precedenza, i gemelli avevano ricevuto la maggior parte delle vaccinazioni infantili di routine , comprese quelle del primo anno di vita.

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I gemelli hanno avuto difficoltà a muoversi subito dopo essere stati vaccinati, ha detto la madre

Nel giro di poche ore, Andrea ha raccontato che i bambini sono diventati letargici e malati. La mattina dopo, le loro labbra erano blu e facevano fatica a muoversi. Andrea ha portato i gemelli al pronto soccorso e ha detto al medico che avevano ricevuto tre vaccini il giorno prima.

 

Secondo Andrea, il medico ha affermato che i bambini potrebbero «avere una brutta reazione alle vaccinazioni», ha detto alla direttrice del programma CHD.TV Polly Tommey.

 

Il personale ospedaliero ha dimesso i gemelli dopo che hanno mangiato ghiaccioli senza vomitare. I sintomi, tra cui diarrea, vomito e affaticamento, sono continuati per giorni.

 

Il padre, Nathaniel Shaw, ha poi dichiarato di essere rimasto sbalordito dalla rapidità con cui le condizioni dei bambini erano cambiate. Nel giro di 24 ore, i bambini erano passati dall’essere «bambini perfettamente spensierati e attivi» a «sembrare morenti», ha raccontato a Tommey.

 

La mattina del 1° maggio, Andrea trovò entrambi i bambini privi di sensi. Furono chiamati la polizia e i paramedici e gli investigatori si concentrarono immediatamente sui genitori. Andrea e Nathaniel hanno dichiarato a CHD.TV di essere stati trattati come sospetti.

 

«Hanno detto che non era una questione medica, che avevano pensato a un’asfissia, e che presumibilmente avevo avuto un blackout post-partum devastante e che l’avevo fatto ai miei figli», ha detto Andrea. La coppia non aveva altri figli.

 

La famiglia ha presentato una segnalazione al Vaccine Adverse Event Reporting System, o VAERS.

 

A fine maggio 2025, un portavoce della famiglia ha dichiarato che gli investigatori erano ancora in attesa dei referti tossicologici e non avevano escluso i genitori. La polizia non ha reso pubblici i nomi di alcun sospettato.

 

«Questi ragazzi erano la luce del mondo per tutti coloro che entravano in contatto con loro», ha detto Nathaniel.

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I ricercatori trovano DNA residuo, non rilevato dai test standard, nei vaccini mRNA contro il COVID

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.   Un nuovo studio parzialmente finanziato da Children’s Health Defense ha rilevato DNA residuo nei vaccini mRNA anti-COVID-19 di Pfizer e Moderna. I metodi attualmente raccomandati dalle autorità di regolamentazione e utilizzati dai produttori di vaccini sottostimano sostanzialmente la contaminazione da DNA, secondo i ricercatori, che hanno affermato che esistono metodi di test migliori e più accurati e che dovrebbero essere obbligatori.   Una nuova analisi di laboratorio sui vaccini mRNA contro il COVID-19 disponibili in commercio ha rilevato che frammenti di DNA residui, tra cui sequenze legate al gene della proteina spike, rimangono nei prodotti vaccinali finali.   Secondo i ricercatori, i frammenti di DNA si presentano in forme che i metodi standard di test normativi non riescono in genere a rilevare.   I ricercatori hanno concluso che i test di controllo qualità comunemente utilizzati possono sottostimare il DNA residuo totale di oltre 100 volte, perché non riescono a rilevare il DNA legato alle strutture ibride RNA:DNA.   Lo studio, pubblicato in una pre-stampa a cura di Kevin McKernanCharles Rixey e Jessica Rose, Ph.D., ha esaminato le fiale dei vaccini Pfizer e Moderna non aperte e «conformi alla catena del freddo» utilizzando molteplici tecniche analitiche.   Brian Hooker, Ph.D., direttore scientifico di Children’s Health Defense, che ha finanziato in parte la ricerca, ha dichiarato a The Defender che avere questo tipo di codice genetico nelle nanoparticelle lipidiche dei vaccini, che possono facilmente attraversare le membrane cellulari, è «davvero pericoloso».   Quando i vaccini furono progettati, il codice della proteina spike avrebbe dovuto esprimersi nel corpo in una posizione mirata solo per circa due settimane, ha affermato Hooker.   «Tuttavia, questo DNA esogeno può disperdersi più facilmente nell’organismo e continuare a replicarsi ed esprimersi in modo episomico, trasformando gli esseri umani in fabbriche di produzione di proteine ​​spike geneticamente modificate», ha affermato Hooker.   Hooker ha affermato che lo studio potrebbe contribuire a spiegare alcuni risultati clinici diffusi, «dato che è stato segnalato che alcuni pazienti vaccinati continuano a produrre la proteina spike per periodi fino a due anni dopo l’ultima dose di COVID. Questo senza nemmeno considerare gli effetti inserzionali che questo DNA esogeno aggiuntivo può avere, portando a molte patologie diverse, incluso il cancro».

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I produttori «devono aver saputo» che il DNA residuo era ancora presente

McKernan, direttore scientifico e fondatore di Medicinal Genomicsha sollevato per la prima volta preoccupazioni sulla contaminazione del DNA nei vaccini contro il COVID-19 nel 2023. È stato allora che il suo laboratorio ha sequenziato i vaccini contro il COVID-19 di Moderna e Pfizer e ha scoperto la presenza di DNA residuo che ha accusato Pfizer di aver eliminato dai dati forniti dall’azienda alle autorità di regolamentazione.   Il laboratorio di McKernan ha testato i vaccini e ha scoperto che, invece di contenere solo mRNA, i vaccini Pfizer contenevano anche plasmidi di DNA, piccole molecole di DNA circolari a doppio filamento, distinte dal DNA cromosomico di una cellula.   McKernan ha spiegato che per produrre i vaccini a mRNA, i laboratori utilizzano un processo chiamato «trascrizione in vitro» per produrre le molecole di RNA necessarie.   Per produrre le molecole di RNA, gli scienziati progettano uno stampo di DNA che innesca la produzione della sequenza di RNA desiderata. Un enzima che riconosce questo segnale copia quindi il DNA in RNA.   Tuttavia, per funzionare correttamente, il DNA nel modello deve essere amplificato. Per gli studi clinici, Pfizer ha amplificato il DNA utilizzando la PCR (reazione a catena della polimerasi), un metodo chiamato «Processo 1», che ha creato una versione pulita del DNA per produrre l’RNA.   Tuttavia, il Processo 1 era costoso. Quindi, per produrre in serie i vaccini per il pubblico, Pfizer ha utilizzato il «Processo 2», che utilizzava un metodo diverso per amplificare il DNA. Il Processo 2 è più economico e semplice, ma comporta il rischio di introdurre sequenze non presenti nel DNA originale.   McKernan ha definito questo passaggio dal Processo 1 al Processo 2 un «esca e cambio». In un recente video di Substack, ha affermato che il cambiamento è stato «una mossa premeditata».   «Si possono capire quali siano le loro intenzioni dai test che hanno sviluppato», ha detto. «E da quello che hanno fatto si capisce che il loro piano fin dall’inizio era quello di utilizzare sempre il Processo 2».   I produttori sono tenuti a digerire e rimuovere tali sequenze, cosa che hanno fatto in questo caso utilizzando un enzima chiamato desossiribonucleasi o DNasi.   Tuttavia, nello studio pre-stampa, i ricercatori hanno riferito che in tutti i casi esaminati, l’enzima non ha distrutto completamente le sequenze.   «In questo nuovo articolo abbiamo dimostrato una teoria sul perché e sul come il DNA sia finito nelle fiale di Moderna e Pfizer«, ha dichiarato Rose, coautore del documento, a The Defender. «C’è DNA in ogni singola fiala testata fino ad oggi. Questo è stato riprodotto in diversi laboratori in tutto il mondo utilizzando diverse tecniche. E il DNA proveniva dall’ibridazione RNA:DNA come parte del processo di upscaling del Processo 2».   Rose ha aggiunto:   «Questi ibridi non erano degradabili dall’enzima che i produttori hanno scelto di utilizzare per eliminare il DNA residuo come fase finale del processo, e devono averlo saputo perché è risaputo nel settore che l’enzima da loro selezionato non degrada gli ibridi. È scandaloso quello che hanno fatto».

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I regolatori utilizzano limiti di sicurezza sbagliati e strumenti sbagliati per cercare frammenti di DNA

Le linee guida normative generalmente limitano il DNA residuo a 10 nanogrammi per dose. Tuttavia, gli autori hanno affermato che la DNasi non digerisce tutto il DNA allo stesso modo.   Su Substack, McKernan ha spiegato che il limite di 10 nanogrammi è obsoleto perché è stato creato partendo dal presupposto che il DNA residuo sia «DNA nudo», che si degrada rapidamente. Ma il DNA nei vaccini contro il COVID-19 è incapsulato nelle nanoparticelle lipidiche, quindi non si degrada altrettanto rapidamente.   Il problema di sicurezza dei vaccini contro il COVID-19 non è legato al peso, ma al numero di frammenti di DNA: più frammenti presentano un rischio maggiore che il DNA venga integrato nelle cellule esistenti.   Alcune sequenze di DNA si ibridano con i corrispondenti trascritti di RNA, che trasportano le informazioni genetiche del DNA utilizzato per la costruzione delle proteine. Secondo gli autori, questi ibridi RNA:DNA sono significativamente più resistenti alla «digestione con DNasi I» rispetto al tipico DNA a doppio filamento.   Poiché la regione del gene spike viene trascritta in grandi quantità nell’mRNA, è particolarmente incline a formare tali ibridi.   Sebbene i produttori siano consapevoli di questo problema, i test normativi si basano in genere su una singola tecnica di laboratorio che amplifica e misura una specifica sequenza di DNA, chiamata «test qPCR». Tale metodo viene utilizzato solo per colpire il gene di resistenza alla kanamicina (KAN), una regione plasmidica che non viene trascritta ed è altamente sensibile alla digestione con DNasi.   Secondo lo studio, questo approccio crea un pregiudizio sistematico: il DNA più facile da distruggere è anche quello che viene misurato, mentre le regioni più resistenti non vengono in gran parte conteggiate.   Su Substack, McKernan ha affermato che questo è stato voluto. «I test che hanno progettato non sono stati concepiti per trovare cose».   Karl Jablonowski, ricercatore senior del CHD, ha affermato: «Le autorità di regolamentazione hanno sfruttato ‘un solo target di test per il controllo di qualità da parte dello sponsor del vaccino. Non hanno verificato la qualità, né lo ha fatto una terza parte.   Grazie a questo approccio, «coloro che avrebbero tratto profitto dai vaccini hanno progettato il test e ne hanno testato la qualità», ha affermato Jablonowski. «Hanno scelto un test che aveva meno probabilità di produrre un esito negativo. Un’alternativa perfettamente utilizzabile e validata era già a loro disposizione, ma i risultati potrebbero aver bloccato l’intera impresa».

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I livelli di DNA variano di oltre 100 volte a seconda del test utilizzato

I ricercatori hanno confrontato i test qPCR mirati a diverse regioni plasmidiche, anziché solo alla regione KAN. Hanno riscontrato discrepanze superiori a 100 volte nella concentrazione di DNA misurata nelle diverse regioni plasmidiche.   I test che hanno preso di mira la proteina spike hanno costantemente rilevato una quantità di DNA residuo molto maggiore rispetto ai test che hanno preso di mira il gene KAN o altre posizioni.   Le misurazioni fluorometriche, un diverso tipo di test che rileva le sostanze prendendole di mira con luce fluorescente, hanno mostrato livelli di DNA da 15 a 48 volte superiori al limite raccomandato dalla Food and Drug Administration statunitense in tutti i lotti di vaccini testati.   Gli autori hanno verificato se gli ibridi RNA:DNA fossero responsabili della discrepanza e hanno trovato prove del contrario.   Hanno anche chiesto a un’azienda indipendente, Oxford Nanopore Technologies, di confermare la presenza di lunghe molecole di DNA. Le molecole più lunghe hanno maggiori probabilità di essere espresse dalle cellule ospiti rispetto a quelle più piccole, hanno osservato.   I ricercatori hanno concluso che gran parte del DNA residuo rilevato nei vaccini esiste in forme ibridate che resistono proprio all’enzima specificato per l’eliminazione del DNA residuo nelle attuali linee guida di produzione e che il tipo di test utilizzato probabilmente non rileverà il DNA residuo.

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Gli autori mettono in discussione il processo normativo e chiedono cambiamenti

Gli autori concludono che l’attuale affidamento normativo su un singolo bersaglio qPCR sensibile alla DNasi non è adeguato per identificare le impurità del DNA nelle terapie a mRNA. Il suo utilizzo ha portato le autorità di regolamentazione a «sottostimare sistematicamente il carico totale di DNA plasmidico residuo».   Raccomandano invece che gli enti regolatori impongano un approccio multi-metodo che includa la fluorometria controllata da RNasi, il test di più target qPCR in regioni diverse e il sequenziamento per la caratterizzazione dei frammenti.   Hanno anche affermato che un diverso enzima ingegnerizzato per la scomposizione del DNA o dell’RNA, chiamato DNasi I-XT, funziona meglio per rimuovere il DNA residuo in tutte le posizioni.   Gli autori hanno concluso sollevando una serie di questioni che, a loro avviso, devono essere approfondite.   Hanno chiesto perché le autorità di regolamentazione non impongano altri e migliori test per la contaminazione del DNA, dato che esistono metodi più completi. Hanno chiesto una «rivalutazione completa degli attuali standard di quantificazione del DNA e dei controlli di produzione per le terapie a base di modRNA-LNP».   Hanno affermato che è preoccupante che le autorità di regolamentazione richiedano test PCR multi-target per i test COVID-19 per evitare falsi negativi. Ma accettano test a bersaglio singolo per il controllo di qualità del vaccino, un contrasto che, a loro dire, merita un esame più approfondito.   Hanno chiesto un’indagine sulla decisione di passare dal Processo 1 al Processo 2, «dato che questi prodotti biologici erano obbligatori in molte giurisdizioni – spesso esenti da responsabilità – e hanno raggiunto miliardi di persone, l’attenzione al controllo di qualità e alle GMP deve superare gli standard dei prodotti farmaceutici destinati a un sottoinsieme di persone. Questi prodotti sono stati somministrati universalmente ad anziani, infermi, donne incinte e neonati».   Brenda Baletti Ph.D.   © 12 gennaio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Causa di Bayer sostiene che Pfizer e Moderna hanno utilizzato la tecnologia OGM di Monsanto per i vaccini COVID

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Martedì Bayer ha intentato una causa federale, accusando Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson di aver utilizzato illegalmente la tecnologia di ottimizzazione dell’mRNA – originariamente sviluppata da Monsanto per modificare geneticamente le colture – come piattaforma per i loro vaccini contro il COVID-19, ha riportato Reuters. Bayer ha acquisito Monsanto nel 2018.

 

Bayer ha intentato causa presso un tribunale federale contro i produttori di vaccini contro il COVID-19 PfizerModerna e Johnson & Johnson (J&J).

 

Martedì il colosso chimico ha accusato le case farmaceutiche di aver utilizzato illegalmente la tecnologia di ottimizzazione dell’mRNA, originariamente sviluppata da Monsanto, come piattaforma per i loro vaccini contro il COVID-19, ha riportato Reuters.

 

Nel 2018 Bayer ha acquisito Monsanto per 63 miliardi di dollari.

 

Le cause legali sostengono che le tre aziende hanno utilizzato la tecnologia brevettata da Monsanto, vecchia di decenni, per rimuovere le «sequenze problematiche» dal codice genetico, al fine di migliorare la stabilità dell’mRNA e l’espressione proteica, ostacoli che i produttori di vaccini avevano precedentemente identificato come sfide chiave nello sviluppo dei vaccini.

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Sebbene la J&J abbia utilizzato un vettore virale, non la tecnologia mRNA, per il suo vaccino, la causa sostiene che la J&J si è affidata anche alle stesse tecniche brevettate di ingegneria genetica per stabilizzare e amplificare l’espressione proteica nei suoi vaccini.

 

«Benvenuti nel mondo dei clown», ha scritto su Substack l’epidemiologo della McCullough Foundation Nicolas Hulscher, commentando la causa.

 

«Una delle più grandi aziende agrochimiche al mondo, responsabile di danni ingenti causati dal suo erbicida altamente tossico glifosato, è ora in tribunale federale sostenendo che le piattaforme del mortale “vaccino” contro il COVID-19 sono state sviluppate utilizzando tecnologie OGM [organismi geneticamente modificati] rubate».

 

Negli atti processuali, Bayer ha dichiarato di non voler interferire con la produzione dei vaccini contro il COVID-19, né con altri vaccini a mRNA. Al contrario, intende ottenere una quota dei profitti derivanti dai prodotti farmaceutici più redditizi della storia.

 

Nella denuncia si afferma:

 

«Gli imputati hanno tratto notevoli profitti dalla vendita di vaccini illeciti in tutto il mondo. Il sistema dei brevetti fornisce un quadro importante e prevedibile per il progresso della conoscenza scientifica, consentendo alle aziende un periodo di tempo limitato per recuperare almeno una royalty ragionevole per l’uso non autorizzato delle loro invenzioni brevettate».

 

«I querelanti chiedono questo risarcimento di base concesso al titolare di un brevetto ai sensi della legge sui brevetti».

 

Pfizer e BioNTech hanno guadagnato oltre 3,3 miliardi di dollari dalle vendite globali del loro vaccino Comirnaty contro il COVID-19 solo nel 2024, mentre Moderna ha guadagnato 3,2 miliardi di dollari da Spikevax, ha riportato Reuters. I guadagni delle aziende nel 2025 derivanti dai vaccini rappresentano solo una frazione di quanto realizzato dalle case farmaceutiche al culmine della pandemia.

 

Bayer ha affermato che Pfizer e BioNTech hanno registrato vendite per oltre 93 miliardi di dollari grazie al loro vaccino.

 

J&J ha smesso di vendere i suoi vaccini contro il COVID-19 negli Stati Uniti nel 2023.

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Bayer cerca una quota dei profitti passati e futuri del vaccino COVID

Le cause legali sostengono che la pandemia ha causato più di 7 milioni di morti in tutto il mondo e 1,2 milioni negli Stati Uniti e attribuiscono all’operazione Warp Speed ​​il merito di aver salvato milioni di vite.

 

Tuttavia, sostengono, dietro questo «successo» ci sarebbe l’uso non autorizzato della tecnologia sviluppata da Monsanto negli anni ’80 e per la quale aveva depositato un brevetto nel 1989. L’ufficio brevetti e marchi degli Stati Uniti non ha rilasciato il brevetto fino al 2010.

 

Tutti e tre i casi si concentrano sulla tecnica del «brevetto ‘118» che ha permesso loro di modificare una sequenza genica strutturale riducendo le sequenze destabilizzanti e sostituendo codoni diversi.

 

I codoni sono sequenze nucleotidiche che contengono istruzioni genetiche. Vengono utilizzati per aumentare la produzione proteica e migliorarne la stabilità, un processo noto come «ottimizzazione dei codoni».

 

Bayer e Monsanto fanno risalire l’invenzione agli scienziati della Monsanto, il dott. David Fischhoff e il dott. Fred Perlak, che svilupparono la tecnologia per modificare geneticamente le colture in modo che fossero resistenti a parassiti e virus.

 

Secondo la denuncia, gli scienziati di Monsanto hanno scoperto che alcune sequenze ricorrenti nei geni potrebbero innescare instabilità e scarsa espressione. La creazione di geni in grado di codificare una proteina senza quelle sequenze ha aumentato drasticamente la produzione di proteine ​​nelle cellule vegetali e animali.

 

Il processo da loro sviluppato a tale scopo «rappresenta un’importante scoperta che può apportare benefici ad applicazioni in altri settori oltre a quello agricolo», si legge nelle denunce, «compreso quello farmaceutico».

 

Tutte e tre le denunce sostengono che ciascun imputato ha utilizzato il metodo brevettato da Monsanto per rimuovere circa 100 «sequenze problematiche» dalle istruzioni genetiche della proteina spike del SARS-CoV-2, al fine di aumentarne la stabilità e l’espressione. Il processo è stato utilizzato per migliorare l’efficacia dei vaccini.

 

Bayer ha richiesto un processo con giuria e chiede di ricevere parte dei proventi già generati dai vaccini, insieme alle royalty sulle vendite future.

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La Bayer ha subito un duro colpo finanziario per l’erbicida Roundup della Monsanto 

Da quando ha acquisito Monsanto, Bayer ha subito ingenti perdite finanziarie in un’ondata di cause legali che miravano a ritenere Bayer responsabile del cancro causato dal glifosato, un ingrediente chiave dell’erbicida Roundup di Monsanto.

 

Le cause legali hanno costretto Monsanto a rimuovere il glifosato dal Roundup venduto ai consumatori, ma non dalla formulazione commerciale utilizzata dagli agricoltori.

 

Bayer ha pagato circa 11 miliardi di dollari per chiudere quasi 100.000 cause legali. Circa 61.000 cause sono ancora pendenti.

 

L’azienda sta portando avanti iniziative legislative in diversi stati per modificare le leggi e tutelarsi da future controversie simili.

 

Bayer ha anche chiesto alla Corte Suprema degli Stati Uniti di pronunciarsi su una causa che il colosso chimico ha perso in un tribunale di grado inferiore. Il caso chiede alla Corte di stabilire che, se l’Agenzia per la Protezione Ambientale degli Stati Uniti non richiede un’avvertenza di sicurezza sull’etichetta di un pesticida, gli stati non possono richiedere avvertenze simili e i consumatori non possono quindi citare in giudizio i produttori di pesticidi per non averli avvertiti di potenziali rischi per la salute.

 

Venerdì la corte si riunirà per decidere se esaminare il caso.

 

Monsanto produce semi geneticamente modificati Roundup Ready, progettati per coltivare mais e soia in grado di sopravvivere alla spruzzatura di glifosato, introdotta per la prima volta dall’azienda nel 1996.

 

Brenda Baletti

Ph.D.

 

© 8 gennaio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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