Connettiti con Renovato 21

Spirito

Voci incontrollate: Bergoglio ha poche ore di vita? Ma il Vaticano parla di «leggero miglioramento»

Pubblicato

il

A papa Francesco resterebbero porche ore di vita. Lo riporta LifeSiteNews, che ieri sera batteva la notizia secondo cui voci incontrollate davano a Bergoglio 72 ore di vita.

 

Il corrispondente vaticano di LifeSiteNews, Michael Haynes, ha indicato notizie circolanti in rete che citavano «fonti affidabili» all’ospedale Gemelli, secondo cui a Francesco restano meno di 72 ore di vita.

 

 

La notizia sarebbe dapprima trapelata sul noto blog Messa in Latino, che epperò mette il punto di domanda.

 

La quantità di voci incontrollate – alcune delle quali parlano fantasiosamente di morte già avvenuta – sono un classico delle agonie papali, al punto da poterle definire quasi «fisiologiche». Si ricordano i casi di Pio XII (la cui morte fu dichiarata anzitempo: l’archiatra avrebbe venduto lo scoop ad un giornale francese, ma vi fu un errore nella segnalazione segreta dalla finestra) ma anche quello di Leone XIII, che chiamò le cineprese (le primissime) per mostrarlo in vita e smentire chi lo dava per spirato.

 

A dispetto del quadro fosco dipinto dalle voci di corridoio ospedaliero, ieri il Vaticano ha riferito che le condizioni di Francesco sono ancora «critiche», ma che sta mostrando «un leggero miglioramento». La prognosi tuttavia resta riservata.

 

Le notizie non confermate seguono gli aggiornamenti forniti sabato e domenica, che indicavano che la salute di Bergoglio sarebbe in declino: l’88enne gesuita ha subito trasfusioni di sangue, di elevati flussi di ossigeno e presenta sintomi di lieve insufficienza renale.

 

Francesco è stato portato al Policlinico Gemelli di Roma venerdì 14 febbraio per bronchite e da allora gli è stata diagnosticata una polmonite doppia in quello che è stato descritto come uno scenario medico «complesso».

 

Il Vaticano aveva annunciato sabato che Francesco rimane in condizioni critiche e che gli è stata recentemente somministrata una trasfusione di sangue – verso la quale con evidenza non ha i pensieri che hanno invece tanti non vaccinati – e «flussi elevati» di ossigeno.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube

 

Continua a leggere

Spirito

Roma e la Fraternità: mons. Schneider risponde al Cardinale Fernandez

Pubblicato

il

Da

Mentre le consacrazioni episcopali all’interno della Fraternità San Pio X sono state annunciate per il 1° luglio 2026, mons. Athanasius Schneider, Vescovo ausiliare di Astana, è entrato nel dibattito opponendosi al Cardinale Victor Manuel Fernandez sulla questione della ricezione dei testi del Concilio Vaticano II. Egli sostiene un approccio pragmatico nei confronti della Fraternità.   Il consenso sull’interpretazione del Vaticano II rimane una questione perenne all’interno della Chiesa: in un’intervista rilasciata il 17 febbraio 2026 al giornalista Robert Moynihan, mons. Athanasius Schneider non ha esitato a criticare le recenti dichiarazioni del Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, il Cardinale Victor Manuel Fernandez.   Quest’ultimo aveva ribadito al Superiore Generale della Fraternità San Pio X l’idea che i testi del Concilio Vaticano II non potessero essere modificati. Un «errore di interpretazione teologica», secondo il vescovo di Astana.

Aiuta Renovatio 21

«Solo la Parola di Dio è intoccabile»

Mons. Schneider offre una diagnosi inequivocabile: a suo avviso, il Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede confonde l’essenziale con l’accessorio: «L’affermazione del Cardinale Fernández è completamente errata; solo la Parola di Dio è intoccabile», ha insistito.   La tesi è questa: se anche un dogma proclamato ex cathedra, non necessariamente «perfetto» nella sua formulazione, può essere successivamente «chiarito o migliorato», come potrebbero i testi di un Concilio che si vuole «pastorale» rivendicare un’eterna rigidità?

Concilio Vaticano II: una «catechesi» deperibile?

Basandosi sugli atti ufficiali di Papa Giovanni XXIII, che convocò il Concilio, mons. Schneider ci ricorda che la missione del Vaticano II non era quella di definire nuovi dogmi o di risolvere definitivamente questioni dottrinali: “Questo concilio è stato convocato per fornire spiegazioni, una sorta di catechesi adattata allo stile del nostro tempo”, afferma il prelato.   L’osservazione è logica, quasi clinica: se il Vaticano II adotta uno «stile pastorale» legato a un’epoca particolare, esso è, per definizione, soggetto all’usura del tempo. Pertanto, correggerne o migliorarne la formulazione non è un tradimento, ma un atto di fedeltà alla natura stessa del testo. Lo stesso Paolo VI, ci ricorda, non disse nulla di diverso ai suoi tempi.

Iscriviti al canale Telegram

L’ombra del Concilio Lateranense IV

Per illustrare il suo punto, mons. Schneider attinge alla storia della Chiesa. Invoca il Concilio Lateranense IV (1215), che conteneva disposizioni civili riguardanti gli ebrei che, viste dalla prospettiva del nostro XXI secolo, appaiono ora inaccettabili. «Una simile dichiarazione da parte di un concilio ecumenico potrebbe essere corretta? Oserei sperare che il cardinale Fernandez risponda: “sì”», osserva con un tocco di ironia. L’argomento è certamente ad hominem, ma non è privo di mordente.   Il vescovo di Astana chiede quindi un esame onesto delle «evidenti ambiguità» presenti in alcuni documenti, citando in particolare le controverse questioni della libertà religiosa, dell’ecumenismo e della collegialità.  

Pragmatismo kazako

Questo intervento brusco giunge mentre le relazioni tra Roma e la Fraternità San Pio X stanno attraversando una nuova fase in seguito all’annuncio di imminenti consacrazioni all’interno della Fraternità fondata da mons. Marcel Lefebvre. Su questa scottante questione, mons. Schneider auspica un colpo di realismo: a suo avviso, il tempo è essenziale e l’atteggiamento di Roma deve cambiare.   Piuttosto che esigere una risoluzione dottrinale completa e immediata, il prelato suggerisce una soluzione pragmatica. “Lasciateli entrare. Date loro un minimo di integrazione nella Chiesa. La Chiesa è vasta e sa sempre trovare soluzioni in ogni circostanza”, ritiene.   Una cosa è certa: il pragmatismo kazako di un prelato – che, durante la sua intervista, ha rivelato di aver chiesto al Santo Padre una “pax liturgica leonina” – probabilmente verrà accolto con sentimenti contrastanti al Palazzo del Sant’Uffizio…   Articolo previamente apparso su FSSPX.News

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da YouTube
Continua a leggere

Spirito

L’Opus Dei incontra Papa Leone XIV

Pubblicato

il

Da

Il 16 febbraio 2026, il Papa ha ricevuto in udienza il superiore della prelatura personale dell’Opus Dei, monsignor Fernando Ocáriz. Al centro di questo cruciale scambio: la spinosa questione della revisione degli statuti dell’istituzione e le controversie legali che scuotono la prelatura in America Latina.

 

Nelle silenziose sale del Palazzo Apostolico, l’attenzione è rivolta al chiarimento. Monsignor Fernando Ocariz, accompagnato dal suo vicario ausiliare, Monsignor Mariano Fazio, ha incontrato il Santo Padre per discutere della situazione della Compagnia di Gesù, in vista del suo centenario. Sebbene il Vaticano abbia descritto il clima come di «grande fiducia», le questioni sul tavolo rimangono complesse.

 

Statuti in preparazione

Il compito più simbolico rimane quello degli statuti. Dalla pubblicazione dei documenti papali volti a riformare la struttura della prelatura personale, l’Opus Dei sta attraversando un’importante transizione giuridica. La posta in gioco è alta: ridefinire il rapporto tra il clero e i laici dell’organizzazione, cercando al contempo di preservare la visione del fondatore.

 

Durante l’udienza concessa all’arcivescovo Ocariz, Papa Leone XIV ha attenuato le aspettative di una risoluzione immediata. Il processo di revisione rimane nella «fase di studio». Secondo le informazioni pubblicate dall’agenzia di stampa Zenit, non è stata ancora fissata una data di pubblicazione.

 

Questo ritardo suggerisce la volontà della Curia romana di valutare attentamente ogni parola, per garantire che il nuovo statuto sia in perfetta conformità con il diritto canonico moderno, calmando al contempo le tensioni interne derivanti da questo cambiamento di status deciso dal defunto papa Francesco.

Iscriviti al canale Telegram

La questione scottante dell’Argentina

Oltre alle questioni amministrative, il vescovo Ocáriz ha potuto stabilire un contatto con il nuovo papa e presentare la posizione dell’istituzione sulle «controversie specifiche» che attualmente affliggono l’Argentina. Da diversi anni, la prelatura si trova a dover affrontare lamentele da parte di ex numerari ausiliari in merito alle loro passate condizioni di lavoro e di assistenza sociale.

 

Per il superiore dell’Opera si tratta di dimostrare che l’istituzione agisce con trasparenza e giustizia, mentre l’immagine dell’Opus Dei è regolarmente messa alla prova da queste controversie mediatiche.

 

Uno sguardo verso Sud

Infine, l’incontro ha permesso di delineare una geografia della fede contrastante. Il pontefice e il suo visitatore hanno affrontato il tema delle vocazioni, notando un divario sempre più netto tra il Vecchio Continente e il resto del mondo. Mentre l’Europa sembra perdere slancio, l’Africa sta emergendo come nuovo motore di crescita per l’istituzione.

 

Prima di congedarsi , il vescovo Ocáriz ha presentato due libri a papa Leone XIV, tra cui un resoconto dell’avventura evangelizzatrice nelle Ande peruviane – il nuovo papa ha nazionalità peruviana – ricordando che, nonostante i tumulti romani, il lavoro sul campo rimane la priorità dell’organizzazione.

 

Un modo per ristabilire il dialogo al più alto livello, quando il legame con l’istituto fondato dal vescovo Josemaría Escrivá de Balaguer si era incrinato sotto il pontificato precedente.

 

Resta tuttavia da chiedersi se la particolare e unica natura ecclesiastica dell’Opus Dei verrà preservata nella revisione delle costituzioni. Non sembra una cosa scontata.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Santuario Torreciudad via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

Continua a leggere

Spirito

Mons. Strickland esorta a pregare per Leone e la FSSPX in mezzo alla disputa sulle consacrazioni

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 pubblica la comunicazione dell’ex arcivescovo di Tyler, Texax, monsignor Giuseppe Strickland, riguardo le consacrazioni FSSPX, previamente apparso su LifeSiteNews.   Condivido questo articolo in seguito alla mia dichiarazione sulla situazione della FSSPX, pubblicata il 3 febbraio. Nei giorni successivi, alcuni mi hanno «messo in bocca parole» che non rispecchiavano fedelmente i miei pensieri su questo argomento di fondamentale importanza. Prego che quanto segue chiarisca la mia posizione come vescovo che ama profondamente la Chiesa.   Rinnovo il mio appello a pregare per Papa Leone e per i leader della FSSPX.    

Dichiarazione del 23 febbraio 2026.

  L’attuale situazione che coinvolge la Fraternità San Pio X (FSSPX) ha nuovamente messo in luce una dolorosa e radicata tensione nella vita della Chiesa.   Negli anni successivi al Concilio Vaticano II, l’arcivescovo Marcel Lefebvre riteneva che gli elementi fondanti della vita cattolica – la formazione sacerdotale tradizionale, una chiara teologia sacramentale e l’antica liturgia romana – venissero accantonati a un ritmo e in un modo che mettevano a repentaglio la stabilità spirituale di innumerevoli anime. Che si condividano o meno tutte le sue decisioni, è storicamente innegabile che la liturgia tradizionale e la formazione sacerdotale siano state preservate in gran parte perché lui e altri non erano disposti a lasciarle scomparire del tutto.   Molti fedeli riconoscono questa realtà. Riconoscono anche che le tensioni del 1988 non sono sorte dal nulla. Sono sorte in un contesto di diffusa confusione dottrinale, sperimentazione liturgica e instabilità pastorale – ferite che, per molti versi, non sono ancora del tutto guarite.

Sostieni Renovatio 21

Oggi, preoccupazioni simili vengono nuovamente espresse. Le questioni relative alla chiarezza della dottrina, alla riverenza nel culto e all’integrità della devozione mariana non sono questioni di poco conto. Quando i cattolici percepiscono che i pilastri della fede sono indeboliti o trattati come negoziabili, l’ansia cresce naturalmente. Il desiderio di continuità non è ribellione; è un istinto di fede.   Allo stesso tempo, la Chiesa è gerarchica per istituzione divina. Le consacrazioni episcopali non sono atti privati, ma espressioni visibili di comunione con il Successore di Pietro. Questa struttura non è facoltativa. L’unità appartiene alla natura stessa della Chiesa.   Tuttavia, l’unità non può essere sostenuta dall’ambiguità. L’autorità non è data solo per governare, ma per salvaguardare ciò che è stato tramandato. Quando coloro che ricercano la continuità dottrinale e liturgica sperimentano una prolungata incertezza di silenzio, la tensione sulla comunione aumenta. Questa realtà merita un sobrio riconoscimento.   Il momento presente non deve essere ridotto a fazioni o slogan. La salvezza delle anime rimane la legge suprema della Chiesa. Tutte le parti devono agire con prudenza e umiltà, consapevoli che un giorno renderanno conto a Nostro Signore di come hanno custodito la Sua Chiesa. Questo non è il momento del trionfalismo, né della recriminazione, ma della chiarezza e della coraggiosa fedeltà.   Preghiamo intensamente per il Santo Padre, per tutti i vescovi e per i fedeli. La Madonna, Madre della Chiesa, protegga il Corpo Mistico del suo Figlio e ottenga un’unità radicata nella verità.   Joseph Strickland vescovo

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da YouTube
Continua a leggere

Più popolari