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Vaccini e feti abortiti, un gruppo di genitori ci scrive

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Vaccini e linee cellulari di feti abortiti, etica e morale, scienza e coscienza. Da quando Renovatio 21 ha fatto emergere in Italia, quest’aspetto aberrante che riguarda le pratiche di vaccinazioni di massa, qualcosa sembra essersi mosso.

Il tema dei vaccini prodotti con linee cellulari di feti abortiti comincia ad infastidire seriamente i piani alti, finanche ecclesiastici perché, si sa, quando si parla di coscienza non è semplice contraddire senza argomenti quantomeno seri.

Un gruppo di genitori ci ha scritto, per farci presente che vogliono combattere per riuscire ad esercitare la loro obiezione di coscienza per ragioni etiche e morali. Ci hanno chiesto aiuto, ci hanno chiesto di ascoltarli. Noi, ovviamente, lo abbiamo fatto più che volentieri intervistando la Sig.ra Anna Casali, portavoce del gruppo di genitori sparsi in varie regioni ma accomunati dallo stesso intento.

 

Signora Casali, vuole innanzitutto spiegarci chi siete?

Certo, noi siamo genitori cattolici che si sono organizzati in un gruppo avendo tutti il medesimo obiettivo. Abbiamo purtroppo scoperto, attraverso ricerche approfondite, che nel mercato farmaceutico esistono prodotti il cui contenuto, per i nostri precetti religiosi, morali ed etici, non è assolutamente accettabile. Stiamo quindi collaborando per poter affrontare al meglio la problematica e, se possibile, risolverla. 

Abbiamo purtroppo scoperto, attraverso ricerche approfondite, che nel mercato farmaceutico esistono prodotti il cui contenuto, per i nostri precetti religiosi, morali ed etici, non è assolutamente accettabile

 

Perché non vi siete costituiti come associazione, preferendo di rimanere un semplice gruppo di genitori?

Non è nostra priorità attualmente quella di costituire un’associazione, ciò che riteniamo fondamentale è porre l’accento sui paradossi religiosi che emergono quando si affronta la tematica relativa ad alcune produzioni farmaceutiche.

 

Qual è il problema di questi prodotti farmaceutici a cui fa riferimento?

La componente multiculturale presente in ogni Stato globalizzato è ormai inevitabilmente attenta non soltanto all’ambiente, al materiale ecologico utilizzato per i capi di abbigliamento o per gli arredi, ma soprattutto al non utilizzo di materiale biologico umano o animale in farmaci o cosmetici, in ossequio ai personali dettami religiosi, morali o etici.

 

Ci domandiamo perché, se il mercato si attiva alacremente per compiacere le scelte per esempio alimentari del consumatore, altrettanto non faccia quando si tratta di questioni così importanti e imprescindibili da qualsiasi altra scelta secondaria.

Laddove le industrie farmaceutiche o cosmetiche non rispettino certi criteri, il consumatore è libero di acquistare altri medicinali o creme, rifiutando pertanto un mercato che non rispetta le personali esigenze e trasmettendo così un messaggio di gradimento soltanto per ciò che è prodotto secondo criteri etici.

 

La possibilità di scegliere esiste e viene esercita, in non poche circostanze.

 

Tuttavia la possibilità di rivolgersi ad alternative non può estendersi a qualsiasi tipo di articolo. Per esempio, rappresenta una nota dolente il contenuto, di cui abbiamo solo recentemente appreso l’esistenza, di alcuni vaccini. Benché ultimamente il tema dei vaccini sia spesso oggetto di discussione, raramente si affronta anche l’argomento legato alla loro metodologia produttiva che fa emergere numerosi e preoccupanti risvolti.

 

È giusto sapere che, per la produzione di alcuni di essi, si utilizzano virus vivi attenuati coltivati su linee cellulari fetali di origine abortiva (WI-38 e MRC-5). Si tratta di cellule che si moltiplicano in vitro, ricavate dagli organi di due feti, una femmina ed un maschio, abortiti negli anni 60. Da allora altre linee cellulari sono state ricavate da feti e sono presenti nelle biobanche che rendono disponibili questi prodotti per vari scopi scientifici (ad esempio alcuni vaccini sperimentali attualmente non presenti sul mercato italiano).

È giusto sapere che, per la produzione di alcuni vaccini si utilizzano virus vivi attenuati coltivati su linee cellulari fetali di origine abortiva (WI-38 e MRC-5)

 

Queste informazioni vengono consapevolmente taciute e nascoste dietro acronimi indecifrabili. 

 

In questo modo si nega intenzionalmente ai genitori la possibilità di effettuare, con cognizione di causa, le scelte che coinvolgano la propria salute e quella dei propri figli e di consentire che esse siano coerenti con il proprio senso religioso e morale.  E l’alternativa etica, purtroppo, non esiste.

 

Ci domandiamo perché, se il mercato si attiva alacremente per compiacere le scelte per esempio alimentari del consumatore, altrettanto non faccia quando si tratta di questioni così importanti e imprescindibili da qualsiasi altra scelta secondaria.

In questo modo si nega intenzionalmente ai genitori la possibilità di effettuare, con cognizione di causa, le scelte che coinvolgano la propria salute e quella dei propri figli e di consentire che esse siano coerenti con il proprio senso religioso e morale.  E l’alternativa etica, purtroppo, non esiste.

 

Questo è solo un aspetto, sicuramente il più grave per un credente, ma ne esistono altri…

 

Un’altra grave conseguenza, causata dall’utilizzo di tecniche di coltura che prevedono l’impiego di  linee cellulari umane e animali per la preparazione dei vaccini, è di tipo medico: al termine del processo di produzione dei vaccini permane nel prodotto finale una certa quantità di frammenti di DNA che, laddove inoculati, potrebbero innescare un processo mutageno: modificare il DNA del ricevente.

 

È inevitabile domandarsi come sia possibile accettare che Chi ci ha creato sia stato così sprovveduto da aver realizzato un sistema immunitario così deficitario.

 

Ma, come si può evincere da quanto sopra riportato, il problema presenta notevoli sfaccettature e ripercussioni. I genitori infatti non vengono mai informati della reale composizione dei farmaci: nessun operatore sanitario si assume mai l’onere di spiegare cosa si inocula con un vaccino e nessun foglietto illustrativo è realmente esplicativo, anzi si celano le informazioni più importanti dietro sigle e acronimi. Il consenso che sottoscriviamo prima del trattamento sanitario è tutto tranne che “informato”.

I genitori infatti non vengono mai informati della reale composizione dei farmaci: nessun operatore sanitario si assume mai l’onere di spiegare. Il consenso che sottoscriviamo prima del trattamento sanitario è tutto tranne che “informato”.

 

E come comportarci poi quando una Legge (L. 119/2017) ci impone, per non incorrere in sanzioni e per non vedere esclusi i nostri figli dalle scuole dell’infanzia o materne, di vaccinare i nostri figli con farmaci prodotti su linee cellulari fetali abortive?  In questo modo siamo costretti a scegliere se comportarci da bravi cittadini o da bravi cattolici: ma noi siamo entrambi, e prima di tutto cattolici.

 

Troviamo assolutamente aberrante che lo Stato ci imponga di agire contro la nostra coscienza e di cooperare ad un male che, seppur remoto e indiretto, sempre male rimane.

 

Tuttavia di fronte ad una scelta obbligata facciamo nostro il precetto del Vangelo: il cittadino non deve in coscienza obbedire quando le leggi delle autorità civili si oppongono alle esigenze dell’ordine morale: «Bisogna obbedire alle leggi di Dio piuttosto che a quelle degli uomini» (At 5,29).

 

 Quali sono attualmente i vaccini obbligatori prodotti con linee cellulari di feti aborti volontariamente?

Tra i vaccini obbligatori, quelli prodotti con linee cellulari fetali sono il vaccino morbillo-parotite-rosolia e il vaccino morbillo-parotite-rosolia-varicella. Purtroppo però vi sono in commercio molti altri vaccini che contengono linee cellulari fetali.

 

 Il cittadino non deve in coscienza obbedire quando le leggi delle autorità civili si oppongono alle esigenze dell’ordine morale: «Bisogna obbedire alle leggi di Dio piuttosto che a quelle degli uomini» (At 5,29).

 

Cosa vorreste ottenere?

Nella Costituzione repubblicana il principio della libertà religiosa è sancito in tutta la sua completezza, sia sotto il profilo individuale sia collettivo, dall’art. 19 che afferma che tutti hanno il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, […]. È evidente che se la Carta Costituzionale tutela la libertà di scelta religiosa ciò significa che tale diritto si estrinseca per il singolo credente, non solo nella possibilità di scegliere quale professione religiosa praticare, ma anche di poter mettere in pratica ogni comportamento che sia espressione dei dettami imposti dal proprio credo, pertanto, senza alcuna forma di vincolo imposto da parte dello Stato.

 

Quello dell’aborto è un tema problematico per quasi tutte le professioni di fede e, in Italia, esiste già la possibilità di esercitare il diritto di obiezione di coscienza per la professione medica.

 

L’obiezione di coscienza rappresenta, di fatto, il rifiuto categorico di compiere atti prescritti dall’ordinamento italiano ma contrari alle proprie convinzioni, come per esempio il fatto di non partecipare in qualità di medico o personale infermieristico agli interventi clinici di interruzione volontaria di gravidanza o di non sottoscrivere la prescrizione per la pillola contraccettiva di emergenza. Sono atti che confliggono con la libera espressione religiosa e non possono essere oggetto di alcun tipo di prescrizione obbligatoria da parte dello Stato.

L’obiezione di coscienza rappresenta, di fatto, il rifiuto categorico di compiere atti prescritti dall’ordinamento italiano ma contrari alle proprie convinzioni

 

In USA il legislatore ha riconosciuto questa facoltà ai cittadini di 47 stati su 50 e, in 20 di essi è  presente anche la possibilità di esercitare l’obiezione filosofica che riguarda altri aspetti relativi ai contenuti o alle modalità di produzione dei vaccini.

 

Risultano, pertanto, incomprensibili le motivazioni per la quali in uno stato di diritto quale dovrebbe essere il nostro, possa essere negata la scelta terapeutica sulla base delle proprie credenze religiose. Noi pretendiamo che ci venga riconosciuto lo stesso diritto di obiezione di coscienza concesso ai medici e al personale infermieristico dato che, la fonte normativa di riferimento è la medesima per entrambi.

 

Noi pretendiamo che ci venga riconosciuto lo stesso diritto di obiezione di coscienza concesso ai medici e al personale infermieristico dato che, la fonte normativa di riferimento è la medesima per entrambi.

Inoltre, proprio come stabilito in materia di consenso informato ai trattamenti sanitari, esigiamo che ogni individuo, nel rispetto delle sue personali convinzioni religiose, sia opportunamente e doverosamente informato dall’operatore sanitario su quali siano i composti di ogni vaccino.

 

 E in quale modo pensate di poter ottenere la possibilità di fare obiezione di coscienza?

Documentandoci, abbiamo appreso dell’esistenza di un gruppo pro-life americano, che si chiama Children of God for life, che si sta prodigando in un enorme lavoro di divulgazione e di informazione sul tema dell'(ab)uso dei feti abortiti da parte delle industrie farmaceutiche.

 

Come questo gruppo anche noi ci siamo proposti in primis di fare pressione sui politici che siano sensibili al tema dell’aborto, e poi di compiere un’opera di comunicazione sul contenuto di questi farmaci coinvolgendo tutte le associazioni che nella società civile già si adoperano in questo ambito. In particolare, vogliamo ringraziare voi di Renovatio 21 per l’ottimo ed instancabile lavoro che state svolgendo qui in Italia proprio su questo tema, in particolare con l’incontro del 13 marzo prossimo a Roma.

 

Il Documento della Pontificia Accademia per la Vita del 2017 è misteriosamente carente a livello storico: per sviluppare il solo vaccino della rosolia sono stati sacrificati circa 80 feti! Abbiamo gli articoli scientifici originali che lo testimoniano.

Ma la Pontificia Accademia per la Vita, il 31 luglio 2017, ha detto che non ci sono più problemi etici e morali perché i feti con cui si sono create le linee cellulari presenti nei vaccini sono stati abortiti tanti anni fa…

Vero, ma questa dichiarazione ci lascia perplessi perché rispetto alla precedente del 2005, che riconosce e promuove l’obiezione da parte dei credenti, è drammaticamente sbilanciata sul fronte medico (pericolosità della malattia) e inspiegabilmente assolutoria su quello morale.  

 

Ci sono tre encicliche recenti (che confermano peraltro la millenaria posizione della Chiesa in merito) che denunciano questo male: Donum Vitæ (1987)  Evangelium Vitae (1995) e Dignitas Personae  (2008). In particolare in quest’ultima Papa Ratzinger è stato categorico nella condanna dell’utilizzo di feti per qualsiasi scopo scientifico.

 

Bisogna aggiungere, ed è questo l’aspetto più aberrante, che per essere utili allo scopo farmaceutico i feti devono essere vitali e le procedure abortive sono selezionate per assicurare questo obiettivo, proprio come è emerso nel recente scandalo Planned Parenthood in America, relativo alla compravendita di organi e tessuti di feti.

 

Il Documento della PAV è misteriosamente carente a livello storico: per sviluppare il solo vaccino della rosolia sono stati sacrificati circa 80 feti! Abbiamo gli articoli scientifici originali che lo testimoniano.

 

Troviamo assolutamente aberrante che lo Stato ci imponga di agire contro la nostra coscienza e di cooperare ad un male che, seppur remoto e indiretto, sempre male rimane.

E allora, perché mai la chiesa di Bergoglio, della nouvelle Pontificia Accademia per la Vita, dovrebbe appoggiare una simile battaglia? 

Non siamo particolarmente ottimisti su questo fronte e ci sembra inopportuno che certa stampa cattolica faccia passare l’informazione che le vaccinazioni MPR e MPRV siano quasi come una professione di fede, dimenticandosi di una verità millenaria (la sacralità della vita) e dell’esistenza di numerosi danneggiati e morti a causa delle vaccinazioni, trasformati in fantasmi invisibili, moderni parìa da nascondere e dimenticare.

 

 Quali alternative dunque, e a chi pensate di rivolgervi?

Noi vogliamo rivendicare il nostro diritto, esattamente come quello riconosciuto ai medici, di poter esercitare obiezione di coscienza. Chiediamo il rispetto dei dettami costituzionali che la garantiscono e delle leggi italiane, europee e internazionali che la tutelano.

 

Ci viene in soccorso anche la definizione di salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che parla di stato di benessere generale del soggetto certamente incompatibile con l’obbligo ad usare prodotti che, per contenuto, creino conflitto con la propria coscienza. Peraltro, già nel lontano 2001, alla Camera dei Deputati, era stata depositata un proposta di legge, a firma On. Pecoraro Scanio e Zanella, che chiedeva il riconoscimento del diritto all’obiezione di coscienza nei confronti degli obblighi di vaccinazione.

 

Nonostante siano trascorsi da allora ormai diciotto anni, il riconoscimento e la tutela di alcuni diritti civili resta soltanto inchiostro sulla carta.

 

 

Genitori per l’Obiezione

(obiezioneticoreligiosa@gmail.com)

 

Anna Casali, Flavia Ferro, Cinzia Cobai, Anna Grassi, Luca Orlando, Daniela Frigerio, Sabrina Galcon, Manuela Moroni, Santina Mirulla, Arianna Bocchi, Pamela Marino, Gabriella Carraro, Alessando Lanzoni, Vincenzo Miglio, Daniela Salza, Mauro Giusti, Mirco Longhi, Francesco Abbate, Rosaria Laganà, Luca Corelli, Andrea Ferrari, Matteo Serra.

 

 

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Medico dell’esercito USA ammette: 28 soldati morti per i vaccini COVID

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Un medico dell’esercito statunitense avrebbe testimoniato di essere a conoscenza di 28 decessi occorsi tra militari americani e riconducibili ai vaccini contro il COVID-19. Lo riporta Politico, citando una deposizione resa in sede giudiziaria. La stessa funzionaria ha inoltre dichiarato che il governo statunitense sta attualmente indagando su 2.544 decessi segnalati successivamente alla somministrazione dei vaccini.

 

Secondo quanto riportato, a rendere questa testimonianza sarebbe stata Theresa Long, che ricopre anche il ruolo di consulente del segretario alla Salute degli Stati Uniti Robert F. Kennedy Jr., nel corso di una deposizione datata 14 agosto, resa nell’ambito di un procedimento davanti a un tribunale federale della Virginia. Fino a questo momento non erano stati resi pubblici né i contenuti della sua testimonianza né il suo incarico presso il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS).

 

Sempre secondo quanto riferito, la Long avrebbe precisato che i 2.544 decessi non ancora verificati sarebbero stati segnalati al sistema di segnalazione degli eventi avversi da vaccino (VAERS) del dipartimento.

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L’ex presidente degli Stati Uniti Joe Biden aveva disposto l’obbligo vaccinale per l’intero personale militare statunitense, prevedendo il congedo per chi non si fosse adeguato: una misura che portò a oltre 9.000 congedi. Una volta tornato alla Casa Bianca, il presidente Donald Trump ha invece incaricato il Pentagono di offrire il reintegro a quanti erano stati congedati per essersi rifiutati di vaccinarsi.

 

I vaccini anti-COVID-19 realizzati su larga scala tramite la tecnologia a mRNA sono stati immessi sul mercato in tempi estremamente rapidi tramite una controversa manovra voluta da Trump chiamata Operation Warp Speed. In precedenza nessun siero mRNA era stato approvato, anche per vari test che avevano ucciso le cavie animali. La stessa farmaceutica Moderna (il cui nome significata di fatto «Modo RNA») non aveva mai venduto un singolo prodotto in tutti gli anni della sua esistenza.

 

Pfizer e Moderna, che da questi prodotti hanno tratto profitti miliardari, hanno successivamente riconosciuto che, in casi rari, i rispettivi vaccini potevano essere associati a un aumento del rischio di infiammazione del muscolo cardiaco.

 

Aumenti di casi di miocardite sono stati registrati su persone particolarmente sane – come gli atleti professionisti – i giovani, e pure nei bambini. Vari studi emersi in questi anni hanno dimostrato una correlazione tra danni al cuore e vaccini COVID, ma al contempo è saltato fuori che gli enti di controllo avrebbero nascosto i dati sulla miocardite.

 

La Long ha reso la propria testimonianza a sostegno della difesa in una causa attualmente all’esame del giudice distrettuale Michael Nachmanoff, riguardante il licenziamento di Terry Adirim dall’incarico di direttrice del Centro per i servizi sanitari globali della CIA. Adirim sostiene di essere stata allontanata dall’agenzia di Intelligence per ragioni di natura politica, riconducibili in particolare al proprio sostegno alla campagna vaccinale contro il COVID -19.

 

Durante il periodo della pandemia, Adirim aveva ricoperto l’incarico di assistente segretario ad interim per gli affari sanitari presso il dipartimento della Difesa. Il suo licenziamento da parte della CIA, avvenuto nell’aprile 2025, fu all’epoca rilanciato da diversi commentatori politici di area conservatrice, tra cui Ivan Raiklin, oggi imputato nella causa in questione. La decisione arrivò circa un mese prima che Adirim maturasse il diritto alla pensione federale piena.

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Nel maggio 2025 il giudice Nachmanoff aveva già manifestato dubbi sulle reali possibilità di successo dell’azione legale intentata da Adirim, negando la richiesta di un’ingiunzione volta ad annullare il licenziamento. Da parte sua, la CIA ha sempre sostenuto che si tratti di una comune controversia di natura contrattuale.

 

Kennedy, dal canto suo, ha più volte affermato che alcuni vaccini non sarebbero stati sottoposti a studi sufficientemente approfonditi e potrebbero comportare effetti collaterali di rilievo. Posizioni che gli sono valse le critiche di chi lo accusa di alimentare tesi antivacciniste, ritenendolo per questo inadeguato a ricoprire la carica di ministro della Salute.

 

Come riportato da Renovatio 21, appena tornato alla Casa Bianca Trump aveva reintegrato nei ranghi dell’esercito tutti i militari espulsi da Biden per aver rifiutato la puntura genica sperimentale.

 

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

 

 

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Vaccinazioni dei bambini Amish, i dati dello studio sull’autismo nel 2010 non sono mai stati resi pubblici

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.   Uno studio presentato da alcuni ricercatori nel 2010 ha rilevato un tasso di autismo tra i bambini Amish pari a circa 1 su 271, molto inferiore alla media nazionale. I ricercatori hanno raccolto i dati sulle vaccinazioni dei bambini studiati, ma non li hanno resi pubblici, rendendo impossibile sapere se i bambini Amish che hanno sviluppato l’autismo fossero vaccinati o meno. Gli esperti suggeriscono che sarebbe utile rendere pubblici questi dati.   È scoppiata una polemica attorno a uno studio del 2010 sui tassi di autismo tra gli Amish, dopo che lunedì il presidente Donald Trump ha pubblicato un grafico che citava tale studio.   Nel suo post su Truth Social, Trump affermava: «nessun caso pubblicato ha documentato esplicitamente un bambino Amish non vaccinato affetto da autismo».   Il post sui social media citava uno studio condotto nel 2008 e nel 2009 da ricercatori che avevano sottoposto a screening 1.899 bambini Amish in Indiana e Ohio per l’autismo. I ricercatori avevano confermato sette casi di autismo tra i bambini.

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Lo studio ha concluso che tra i bambini Amish esaminati, il tasso di autismo era di circa 1 su 271, un dato di gran lunga inferiore al tasso nazionale, che all’epoca era stimato dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) a 1 su 91.   Secondo quanto riportato nel post di Trump, gli autori dello studio hanno raccolto le storie vaccinali dei bambini, ma «non hanno segnalato alcun caso confermato» di autismo in soggetti «completamente non vaccinati».   Secondo la giornalista specializzata in salute Sayer Ji, il post ha suscitato reazioni contrastanti, tra apprezzamenti verifiche dei fatti.   Ji ha definito il post di Trump «fattualmente imperfetto» ma «genuinamente importante».   Il post conteneva inesattezze fattuali: ad esempio, affermava che gli Amish esistono da 330 anni. Tuttavia, sebbene gli Amish si siano separati dai Mennoniti 333 anni fa, nel 1693, gli insediamenti Amish negli Stati Uniti non iniziarono prima del 1720.   Il post di Trump ha inoltre richiamato l’attenzione sul fatto verificabile che gli Amish tendono ad avere tassi di vaccinazione e di autismo più bassi rispetto alla popolazione generale.   Ji ha elogiato il presidente per aver messo in evidenza lo studio del 2010. «Qualunque cosa si pensi di quest’uomo, lui [Trump] ha indicato quello studio», ha scritto Ji.   Mary Holland, CEO di Children’s Health Defense (CHD), ha dichiarato a The Defender di essere lieta che Trump abbia sottolineato la relativa assenza di autismo tra gli Amish, che in genere presentano tassi di vaccinazione inferiori rispetto alle comunità non afroamericane.   «È ora di iniziare a fare i conti con la realtà: l’attuale programma di vaccinazione causa danni cerebrali noti come autismo. Cerchiamo di essere abbastanza umili da imparare dagli Amish», ha affermato Holland.

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Cosa ha rivelato lo studio sull’autismo condotto nella comunità Amish nel 2010?

Secondo un abstract di una conferenza relativa allo studio, il post di Trump cita uno studio del 2010 condotto da ricercatori di genomica umana dell’Università di Miami e della Vanderbilt University.   Tuttavia, contrariamente a quanto affermato nel post di Trump, lo studio non è mai stato pubblicato su una rivista scientifica con revisione paritaria.   L’abstract dello studio, datato 22 maggio 2010, è apparso sul sito web dell’International Meeting for Autism Research, un convegno di ricerca organizzato dalla International Society of Autism Research.   Sembra che gli autori dello studio abbiano presentato la ricerca al convegno di maggio 2010. Non esiste alcuna versione completa dello studio disponibile online.   Nella sezione relativa ai metodi dell’abstract si afferma che i ricercatori hanno raccolto i dati sulle vaccinazioni dei bambini. Tuttavia, la sezione dei risultati non specifica se i sette bambini Amish inclusi nello studio, a cui è stato diagnosticato l’autismo, fossero vaccinati o meno.   Il riassunto afferma: «i dati preliminari hanno evidenziato la presenza di disturbi dello spettro autistico (ASD) nella comunità Amish con una frequenza di circa 1 bambino su 271, utilizzando strumenti standard di screening e diagnosi per l’ASD, sebbene alcune modifiche possano essere opportune».   Gli autori hanno scritto che «sono in corso ulteriori studi» per affrontare le norme e le consuetudini culturali che possono influenzare il modo in cui i genitori parlano del comportamento dei loro figli quando vengono intervistati dai ricercatori.   Non è chiaro se gli autori dello studio abbiano verificato se i sette bambini con autismo fossero stati vaccinati.   L’autore principale dello studio, identificato come JL Robinson, non ha risposto alla richiesta del quotidiano The Defender di chiarire se i ricercatori avessero mai condotto un’analisi stratificata per vaccinazione sui sette casi confermati di autismo e perché non avessero mai pubblicato lo studio.   Il giornale The Defender ha posto le stesse domande a Margaret Pericak-Vance, Ph.D., direttrice del John P. Hussman Institute for Human Genomics presso l’Università di Miami e una delle autrici dello studio. Tuttavia, la richiesta è stata indirizzata al responsabile delle pubbliche relazioni dell’università, che non ha risposto entro la scadenza.   Ji ha effettuato una ricerca online nei registri pubblici per verificare se gli autori dello studio avessero mai parlato nuovamente pubblicamente della ricerca o l’avessero sottoposta a pubblicazione su una rivista scientifica con revisione paritaria, ma non ha trovato nulla.   «È un fatto significativo», ha dichiarato Ji a The Defender. «Ho cercato, senza successo, alcuna dichiarazione pubblica da parte di nessuno dei sei autori, in sedici anni, sul perché l’articolo non sia mai stato pubblicato o che fine abbiano fatto i dati. Questa assenza è la vera scoperta».   Ji ha affermato di non accusare gli autori dello studio di aver intenzionalmente occultato i dati relativi alla storia vaccinale dei bambini Amish. «Non sto sostenendo che nessuno dei sei abbia distrutto dati o agito in malafede: non ho prove di ciò».   Ma i loro dati furono di fatto «sepolti», nel senso che non vennero mai pubblicati e non comparvero in alcuno studio successivo.   Ji ha riconosciuto che, anche se lo studio avesse esplicitamente collegato tutti e sette i casi di autismo alla mancata vaccinazione, non avrebbe comunque dimostrato che i bambini non vaccinati non sviluppano l’autismo, perché sette è un numero troppo piccolo per poter stilare un modello statistico significativo.   Ma i dati sarebbero comunque utili perché «colmerebbero una lacuna nella documentazione e ci direbbero se l’infrastruttura di screening può essere ricostruita su larga scala», ha affermato. «Uno statistico potrebbe farlo in poche settimane se i file esistessero».   Gli autori dello studio non hanno risposto quando The Defender ha chiesto se fossero ancora in possesso dei file di ricerca originali dello studio.   Visto che, stando all’abstract, lo studio sembrava aver utilizzato fondi di ricerca federali, il pubblico ha il diritto di sapere che fine hanno fatto i documenti, ha affermato Ji.

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Trump si è concentrato sulla scoperta di un legame tra autismo e vaccino

Il post di Trump che fa riferimento allo studio del 2010 arriva nel bel mezzo di un acceso dibattito sui vaccini e l’autismo. A maggio, Trump aveva sollecitato il segretario alla Salute statunitense Robert F. Kennedy Jr. a fare di più per indagare su un possibile legame tra vaccini e autismo, secondo un articolo del Wall Street Journal del 27 luglio.   Il mese scorso, Trump ha firmato un ordine esecutivo che prevede cambiamenti radicali alla politica vaccinale statunitense, tra cui la riduzione da 18 a 11 del numero di malattie per le quali i bambini ricevono i vaccini di routine.     Durante una conferenza stampa del 22 settembre 2025 , Trump ha dichiarato: «Ci sono certi gruppi di persone che non si vaccinano e non assumono pillole e che non sono autistiche. … Gli Amish, ad esempio, non sono praticamente affetti da autismo».   Secondo Ji, lo studio sugli Amish del 2010 non dimostra che i vaccini causino l’autismo.   Tuttavia, la vicenda dello studio del 2010 rivela che, quando vengono raccolti dati che potrebbero potenzialmente contribuire a rispondere alla domanda se i vaccini causino l’autismo, tali dati «non vengono resi disponibili», ha affermato Ji.   Secondo Ji, gli studi sui tassi di autismo tra gli Amish dovrebbero esaminare molti fattori, tra cui lo stato vaccinale, l’esposizione al glifosato, al paracetamolo, agli ultrasuoni, la dieta, l’endogamia e l’accesso all’assistenza sanitaria.   I risultati completi dovrebbero essere resi pubblici, a prescindere da ciò che emerge dagli studi. «Questo non è essere contro i vaccini. È scienza».   Il legame tra i bassi tassi di vaccinazione e l’autismo tra gli Amish è stato un argomento che il giornalista investigativo Dan Olmsted ha documentato per anni.   Olmsted, fondatore di Age of Autism, è stato autore nel 2011 di Age of Autism: Mercury, Medicine, and a Man-Made Epidemic («L’era dell’autismo: mercurio, medicina e un’epidemia causata dall’uomo.») e nel 2017 Denial: How Refusing to Face the Facts about Our Autism Epidemic Hurts Children, Families, and Our Future («Negazione: come il rifiuto di affrontare la realtà dell’epidemia di autismo danneggia i bambini, le famiglie e il nostro futuro») prima della sua scomparsa all’inizio del 2017.

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Da dove ha preso Trump l’immagine che ha pubblicato?

Gli Amish continuano a essere al centro del dibattito nazionale sui vaccini. A New York, gli Amish minacciano di lasciare lo stato a causa dell’obbligo vaccinale scolastico imposto dallo stato, secondo un articolo del New York Post del 26 agosto.   La Pennsylvania, che ospita la più grande comunità Amish degli Stati Uniti, è balzata agli onori della cronaca per l’attuale epidemia di morbillo e per le indagini in corso sui decessi correlati alla malattia.   Steve Kirsch ha creato la grafica che Trump ha pubblicato sui social media. Il 14 agosto, Kirsch ha pubblicato la grafica su X con la seguente didascalia: «Sconcertante, vero? L’autismo si riscontra solo nei bambini Amish vaccinati. Chissà perché?».   Kirsch ha dichiarato a The Defender di aver creato la grafica utilizzando ChatGPT. Ha incaricato ChatGPT di creare un grafico basato sullo studio del 2010 e sulla sua convinzione che non vi siano prove che a un bambino Amish non vaccinato sia mai stato diagnosticato l’autismo.   «Nessuno ha mai sentito parlare di un bambino Amish non vaccinato affetto da autismo», ha dichiarato Kirsch a The Defender.   Kirsch ha affermato di aver definito lo studio «pubblicato» nella grafica perché la Società Internazionale per la Ricerca sull’Autismo aveva pubblicato online l’abstract della conferenza. Ha ammesso, tuttavia, che lo studio in sé non è mai stato pubblicato.   La Casa Bianca non ha risposto alla nostra richiesta di commento entro la scadenza. Suzanne Burdick Ph.D.   © 2 settembre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.  

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Scienziati chiedono la ritrattazione dello studio danese che afferma che l’alluminio nei vaccini è «sicuro»

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

Il controverso studio danese del 2025 sosteneva di non aver trovato alcun legame tra l’alluminio presente nei vaccini infantili e 50 esiti negativi per la salute, tra cui autismo, asma e malattie autoimmuni. Tuttavia, un nuovo articolo sottoposto a revisione paritaria da scienziati di Children’s Health Defense illustra come i dati dello stesso studio danese contraddicano le conclusioni degli autori.

 

Secondo un nuovo articolo sottoposto a revisione paritaria e scritto da Brian Hooker, responsabile scientifico di Children’s Health Defense (CHD), e da Karl Jablonowski, ricercatore senior, il controverso studio danese del 2025 sull’alluminio nei vaccini dovrebbe essere immediatamente ritirato, poiché i dati dello studio stesso contraddicono le conclusioni degli autori.

 

L’articolo di Hooker e Jablonowski è stato pubblicato questa settimana sulla rivista Integrative Medicine: A Clinician’s Journal.

 

Jablonowski ha dichiarato a The Defender che lo studio danese, pubblicato il 15 luglio 2025 negli Annals of Internal Medicine, è «un buon esempio di come la cattiva scienza possa diffondersi».

 

Lo studio sosteneva di non aver trovato alcun legame tra l’alluminio presente nei vaccini infantili e 50 esiti negativi per la salute, tra cui autismo, asma e malattie autoimmuni.

 

Da allora, lo studio danese è stato citato 36 volte in pubblicazioni scientifiche come prova della sicurezza degli adiuvanti a base di alluminio nei vaccini, ha affermato Jablonowski.

 

Lo studio ha ricevuto così tanta attenzione da parte dei media e del mondo accademico da classificarsi nel 5% delle migliori pubblicazioni scientifiche, secondo Altmetric, una società specializzata nell’analisi dell’influenza dei dati.

 

Ma questa attenzione non significa che le conclusioni degli autori danesi fossero corrette, ha affermato Jablonowski. Nella loro critica, lui e Hooker hanno presentato un’analisi dettagliata che mostrava una discrepanza tra i dati dello studio danese e le conclusioni degli autori.

 

«Lo studio che ha convinto il mondo che l’alluminio nei vaccini non causa l’autismo era una facciataÐ, ha affermato Jablonowski. Quella facciata è crollata sotto esame, ha aggiunto.

 

«Ci siamo ritrovati con una montagna di domande senza risposta e prove che l’alluminio nei vaccini è positivamente correlato ai disturbi dello sviluppo neurologico».

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Gli autori danesi affermano che i risultati dimostrano che l’alluminio nei vaccini è sicuro

Gli autori dello studio danese, ampiamente riportato dai principali media, hanno affermato di non aver trovato alcun legame tra l’ alluminio contenuto nei vaccini e l’autismo.

 

Anders Hviid, professore e capo del dipartimento di epidemiologia presso lo Statens Serum Institut e uno degli autori dello studio, ha dichiarato a MedPage Today che i risultati «forniscono solide prove a sostegno della sicurezza dei vaccini infantili».

 

«Questa è la prova che genitori, medici e funzionari della sanità pubblica devono fare le scelte migliori per la salute dei nostri figli», ha affermato Hviid.

 

In un comunicato stampa, Hviid ha definito i risultati «rassicuranti» e ha affermato che studi di grandi dimensioni come il suo sono importanti in «un’epoca caratterizzata da una diffusa disinformazione sui vaccini».

 

Tuttavia, secondo Hooker e Jablonowski, che hanno esaminato lo studio e i dati corretti, i dati corretti aggiunti dopo la data di pubblicazione originale dello studio dimostrano che gli autori si sbagliavano.

 

Hanno concluso che i dati dello studio condotto su 1,2 milioni di bambini indicano chiaramente un legame tra l’alluminio presente nei vaccini e l’autismo.

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Dati corretti mostrano un legame tra vaccini e autismo

Il 17 luglio 2025, gli Annals of Internal Medicine hanno aggiunto una nota di esclusione di responsabilità allo studio danese, affermando che «al momento della pubblicazione iniziale, includeva una versione errata del materiale supplementare».

 

Il materiale aggiornato è disponibile al link dello studio «Correction: Aluminum-Adsorbed Vaccines and Chronic Diseases in Childhood» [«Correzione : Vaccini adsorbiti su alluminio e malattie croniche nell’infanzia»].

 

In una precedente intervista, Jablonowski aveva affermato: «secondo i dati corretti, quasi 10 (9,7) bambini su 10.000 vaccinati con una dose più elevata di alluminio (rispetto a una dose moderata) hanno sviluppato un disturbo dello sviluppo neurologico, principalmente autismo, tra i 2 e i 5 anni di età».

 

Il giorno prima della pubblicazione dello studio e tre giorni prima che la rivista emettesse una rettifica, Hviid ha dichiarato a numerosi media che lo studio dimostrava che l’alluminio nei vaccini non causa l’autismo.

 

Hooker ha ipotizzato che gli autori danesi potrebbero essere stati più propensi a produrre risultati favorevoli alla vaccinazione, dato che lavorano presso lo Statens Serum Institut, un istituto di ricerca con una lunga esperienza nella produzione di vaccini.

 

Ad esempio, Hooker ha affermato: «l’analisi dello studio non prevedeva un gruppo di controllo con “esposizione zero”. Al contrario, come la maggior parte degli studi ‘comprati’ dall’industria, ha confrontato l’esposizione a ‘una certa’ quantità di sali di alluminio con l’esposizione a una quantità ‘un po’ maggiore’ di sali di alluminio».

 

Hviid ha dichiarato di aver ricevuto finanziamenti dalla Fondazione Novo Nordisk, legata al colosso farmaceutico Novo Nordisk.

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RFK Jr: I ricercatori danesi hanno minimizzato “qualsiasi segnale di danno”

L’analisi di Jablonowski e Hooker è l’ultima di una lunga serie di critiche feroci al controverso studio sull’alluminio.

 

Il 1° agosto 2025, il Segretario alla Salute degli Stati Uniti Robert F. Kennedy Jr. ha pubblicato un editoriale su TrialSite News in cui ha elencato una miriade di difetti dello studio danese. Ha scritto:

 

«I media mainstream, servili e finanziati dalle case farmaceutiche, sempre pronti a difendere le ortodossie del settore, hanno salutato trionfalmente questo studio come prova della sicurezza dell’alluminio, senza nemmeno un esame superficiale delle sue fatali lacune o dei conflitti di interesse finanziari dei suoi autori».

 

Lo studio ha escluso i bambini ad alto rischio, ha affermato Kennedy. I ricercatori danesi hanno inoltre escluso un gruppo di controllo non esposto al rischio.

 

«Invece di valutare separatamente questo gruppo di bambini non vaccinati e di trattarli come gruppo di controllo, li hanno raggruppati nella coorte meno esposta, diluendo qualsiasi segnale di danno», ha scritto.

 

Kennedy ha concluso che, per quanto riguarda la ricerca sull’alluminio nei vaccini, «ciò che serve non è un maggior numero di modelli statistici volti a nascondere i segnali di danno, bensì una ricerca indipendente fondata sulla piena trasparenza, sull’integrità metodologica e sul coraggio di affrontare verità scomode».

 

Hooker e Jablonowski erano d’accordo. Erano coautori di un rapporto sottoposto a revisione paritaria che spiegava come e perché lo studio danese non fosse riuscito a stabilire la sicurezza dell’alluminio nei vaccini.

 

Nel dicembre 2025, il Journal of Trace Elements in Medicine and Biology ha pubblicato il rapporto. Oltre a Hooker e Jablonowski, tra gli autori figuravano 10 scienziati e opinion leader di spicco nel campo della tossicologia dell’alluminio e dei danni da vaccino.

 

Hooker ha affermato che la sua nuova pubblicazione, realizzata insieme a Jablonowski, fornisce «un’analisi più dettagliata dei difetti fatali» dello studio danese.

 

Suzanne Burdick

Ph.D.

 

© 26 agosto 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

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