Terrorismo
Ucciso a colpi di arma da fuoco in Svezia l’iracheno cattolico che dava fuoco al Corano. I sospettati sono già stati liberati
Un rifugiato iracheno noto per aver bruciato pubblicamente copie del Corano, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco nel suo appartamento a Sodertalje, Svezia, presumibilmente mentre stava facendo una trasmissione in diretta sui social media, hanno riferito le agenzie di stampa locali.
L’uccisione di Salwan Momika si dice sia avvenuta mercoledì, un giorno prima della sua comparizione in tribunale per accuse di incitamento all’odio.
Momika, che si definiva assiro con l’aramaico come madrelingua, era un fedele della Chiesa cattolica sira, una chiesa sui generis che ha titolo patriarcale ed è in comunione con Roma, formata dagli ortodossi siriaci tornati con Roma nel 1783. La chiesa sira mantiene una propria lingua, legislazione ecclesiastica e rito, detto siriaco-occidentale.
L’uomo era giunto in Svezia nel 2018 e aveva attirato l’attenzione internazionale organizzando diverse dimostrazioni di rogo del Corano nel Paese nordico, scatenando proteste in diverse nazioni a maggioranza musulmana. Le sue proteste, iniziate nel 2023, hanno scatenato tensioni diplomatiche tra la Svezia e paesi tra cui Iraq, Turchia e Pakistan.
Il governo iracheno ne aveva chiesto l’estradizione e le autorità svedesi avevano avviato il procedimento di espulsione nei suoi confronti nel 2023.
L’attacco di mercoledì sarebbe avvenuto mentre il 38enne era in live streaming su Tiktok. La polizia svedese ha confermato di aver arrestato cinque persone in relazione all’omicidio, ma non ha divulgato dettagli sulle identità o sui moventi dei sospettati. Si dice che gli investigatori stiano lavorando per determinare se la sparatoria sia stata motivata da motivi politici o religiosi.
Come riportato dai media, giovedì Momika avrebbe dovuto comparire davanti al tribunale per la sentenza di condanna in un caso di istigazione contro un gruppo etnico per aver inscenato quattro roghi del Corano.
«Poiché è stato confermato che uno degli imputati è morto, la sentenza deve essere adeguata al fatto che non è possibile condannare una persona deceduta», ha affermato il tribunale distrettuale di Stoccolma.
Un altro imputato nel caso, Salwan Najem, ha commentato la notizia dell’omicidio di Momika affermando che è probabile che anche lui venga preso di mira. «Il prossimo sarò io», ha scritto Najem su X.
Cinque persone sono state immediatamente arrestate in relazione all’omicidio. Sono stati sollevati sospetti sulla probabilità ovvia che gli estremisti islamici gli abbiano tolto la vita, dato che Momika era diventata famosa per organizzare regolarmente roghi del Corano. Avrebbe anche caricato su Internet video di questa offesa religiosa ultra-provocatoria nei confronti dell’Islam.
Non è chiaro quali prove specifiche la polizia avesse sui cinque sospettati, ad esempio se siano stati effettivamente arrestati nel terreno dell’appartamento dove è avvenuto l’omicidio. La velocità con cui sono stati arrestati, poche ore dopo che la morte di Momika è stata rivelata, suggerisce fortemente che potrebbero essere stati collegati alla vicenda.
Ad ogni modo, i sospettati, che non sono stati nominati, sono stati rilasciati. «Un procuratore svedese ha detto venerdì di aver deciso di rilasciare dalla detenzione cinque sospettati che erano stati trattenuti per l’omicidio di mercoledì di un attivista anti-Islam», scrive l’agenzia Reuters.
Sebbene inizialmente la polizia avesse arrestato cinque sospettati, i sospetti nei loro confronti si sono affievoliti con l’avanzare delle indagini, ha affermato venerdì in una dichiarazione il procuratore capo Rasmus Oman. Tuttavia, i cinque saranno ancora oggetto di ulteriori indagini, ha affermato il magistrato.
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Significativamente, il premier svedese Ulf Kristersson ha parlati della possibilità che vi sia un «potere straniero» dietro l’assassinio.
Reuters ci tiene a ricordare che «nel 2023, la guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, dichiarò che le persone che profanano il Corano avrebbero dovuto affrontare la “punizione più severa” e che la Svezia si era “schierata in guerra contro il mondo musulmano” sostenendo i responsabili».
«Posso assicurarvi che i servizi di sicurezza sono profondamente coinvolti perché c’è ovviamente il rischio che ci sia un collegamento con una potenza straniera», ha detto il Kristersson. Il vice primo ministro, Ebba Busch, ha condannato l’omicidio. «È una minaccia alla nostra libera democrazia. Deve essere affrontata con tutta la forza della nostra società».
Diverse persone negli Stati dell’UE sono state prese di mira o uccise dopo essersi opposte pubblicamente all’Islam negli ultimi anni, senza tuttavia che si trovasse sotto una pista iraniana. Nel 2020, l’insegnante francese Samuel Paty è stato decapitato dopo aver mostrato vignette del profeta Maometto in una discussione in classe sulla libertà di parola.
Più tardi quell’anno, tre persone furono uccise in un attacco con coltello in una chiesa a Nizza. Nel 2015, 12 persone furono uccise in un attacco terroristico agli uffici di Charlie Hebdo a Parigi, dopo che la rivista pubblicò delle raffigurazioni satiriche di Maometto.
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Terrorismo
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Terrorismo
Trump accusato di aver usato i giornalisti come esche nei piani di assassinio da parte dell’Iran
Varie testate giornalistiche statunitensi hanno sostenuto che il presidente Donald Trump avrebbe di fatto impiegato i giornalisti al seguito dei suoi viaggi come esche il mese scorso, quando ha modificato di nascosto il proprio aereo a causa del sospetto di un complotto iraniano per ucciderlo.
Le prime notizie diffuse dai media riferivano che Trump, di ritorno nel Regno Unito da un vertice NATO in Turchia, aveva improvvisamente abbandonato il Boeing 747-8 donatogli dal Qatar per salire a bordo di un Air Force One più datato, dopo aver ricevuto informazioni su un possibile attentato. Il cambio sarebbe stato motivato dal fatto che il velivolo più anziano dispone di sistemi di supporto vitale e di sicurezza più avanzati.
Lunedì diverse testate hanno fornito nuovi particolari, affermando che Trump sarebbe salito a bordo del vecchio Air Force One prima di essere trasferito in segreto, a bordo di un camioncino per il catering aeroportuale, su un aereo militare più piccolo che lo avrebbe portato nel Regno Unito. Una volta giunto a destinazione, sarebbe poi risalito sul vecchio Air Force One, creando l’impressione di aver viaggiato su di esso per l’intero percorso.
Varie testate, tra cui Reuters, CNN, il Washington Post e il New York Times, hanno sostenuto che tale decisione avrebbe potenzialmente messo a rischio la vita dei giornalisti e del personale dell’amministrazione presenti sull’aereo presidenziale. Secondo Aaron Blake, giornalista senior della CNN, i reporter si sono sentiti trattati come «esche inconsapevoli e in prima linea».
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Nel 2000, durante un viaggio in Pakistan, il presidente Bill Clinton ricorse a un aereo civetta, ma i giornalisti che lo accompagnavano furono informati dell’accordo in via informale.
Trump, che ha più volte accusato i giornalisti di diffondere menzogne sul suo conto, ha dichiarato martedì di aver agito su consiglio dei servizi segreti e dei militari. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt aveva affermato il mese scorso che, sebbene il nuovo Air Force One fosse «perfettamente sicuro per i viaggi del presidente», erano previsti ulteriori miglioramenti.
Il Dipartimento di Giustizia ha tentato di citare in giudizio i giornalisti del New York Times per i loro articoli sul nuovo Air Force One, mentre il Pentagono ha di recente revocato l’autorizzazione di sicurezza all’ex capo dell’aeronautica militare Frank Kendall, accusato di aver divulgato informazioni classificate sul velivolo ai media.
Gli aerei civetta (o «decoy», «esche») sono una misura di sicurezza fondamentale per i capi di Stato, in particolare per il vertice USA con l’Air Force One.Quando un leader viaggia, decollano spesso due velivoli identici. Il secondo aereo segue la stessa rotta a breve distanza o parte leggermente prima, confondendo i radar e i potenziali attentatori sulla reale posizione della personalità a bordo.
In caso di minaccia o guasto meccanico, l’aereo civetta funge anche da sostituto immediato.Questa tattica è cruciale sia nei voli civili ad alto rischio, sia in contesti di guerra, dove l’obiettivo è ingannare i sistemi missilistici terra-aria. Il protocollo prevede la massima riservatezza: fino all’ultimo secondo, solo pochissimi membri della sicurezza conoscono il velivolo effettivo.
L’uso di aerei civetta e voli duplicati è una pratica di sicurezza globale adottata da numerose nazioni non occidentali per proteggere i propri leader in contesti di altissima tensione.
Durante il crollo del suo regime a fine 2024, l’ex presidente siriano Bashar al-Assad ha abbandonato Damasco utilizzando uno Yakovlev Yak-40 governativo come aereo civetta. Mentre il jet esca decollava per distrarre i radar e l’intelligence ribelle, Assad è fuggito segretamente verso la Russia a bordo di un volo militare russo protetto a transponder spento.
Il protocollo della Federazione Russa prevede che per i viaggi internazionali del presidente Vladimiro Putin vengano preparati simultaneamente fino a tre velivoli presidenziali identici (Ilyushin Il-96-300PU). Solo pochissimi membri della scorta sanno su quale aereo salirà effettivamente Putin. Gli altri decollano a breve distanza temporale fungendo da esche elettroniche e visive contro potenziali attacchi missilistici. Si ricorda che quando nel 2014 un missile colpì un aereo di linea malese nello spazio aereo ucraino una teoria riteneva che esso fosse stato scambiato per l’aereo presidenziale russo che riportava Putin a casa da un vertice internazionale.
Nei viaggi verso aree geopoliticamente sensibili del presidente Xi Jinpingo, il governo cinese adotta una strategia di sdoppiamento simile. Venendo utilizzati velivoli commerciali della Air China modificati per l’occasione (Boeing 747-8), la sicurezza di Pechino fa viaggiare un secondo aereo gemello della flotta di bandiera sulla stessa rotta, modificando i codici transponder per rendere impossibile identificare quale aereo ospiti i vertici del Partito Comunista Cinese.
Secondo quanto emerso da inchieste successive alla misteriosa morte, anche il fondatore dell’ENI Enrico Mattei utilizzava regolarmente un aereo gemello per confondere i suoi nemici, ma il 27 ottobre 1962 il sistema di sicurezza fallì. L’ENI aveva acquistato due piccoli bireattori francesi identici, i Morane-Saulnier MS.760 Paris. Uno era contrassegnato dalla sigla I-SNAP e l’altro dalla sigla I-SNAI.
La tattica dello scambio: Per sviare l’intelligence e i sabotatori, i due velivoli venivano alternati costantemente. All’ultimo momento utile, Mattei decideva su quale dei due aeroplani salire, lasciando l’altro fermo nell’hangar o facendolo decollare come esca con piani di volo differenti. Ciò non bastò: l’aereo del capo del sistema petrolifero italiano cadde a Bascapè, in provincia di Pavia, dopo essere decollato da Catania Fontanarossa. Si tratta ancora oggi di uno dei misteri più fitti della storia italiana.
L’aereo civetta rimasto a terra, l’I-SNAI, è stato restaurato ed è esposto al Museo del Volo sito nell’area ex officine Aeronautiche Caproni a Somma Lombardo, provincia di Varese, non distante dall’aeroporto di Malpensa.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Immigrazione
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