Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

Trump: «stupido» che Biden abbia acconsentito attacchi a lungo raggio sulla Russia. Poi dice di voler parlare con Putin

Pubblicato

il

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha fatto «una cosa molto stupida» consentendo all’esercito ucraino di utilizzare missili americani per attacchi in profondità dietro i confini della Russia, ha affermato il presidente eletto Donald Trump.

 

«Non credo che avrebbero dovuto permettere che i missili venissero lanciati a 200 miglia dalla Russia», ha detto Trump ai giornalisti durante una conferenza stampa nella sua tenuta di Mar-a-Lago lunedì. «Non credo che ciò avrebbe dovuto essere permesso. Non quando c’è una possibilità… e certamente non solo poche settimane prima che io prenda il potere, perché avrebbero dovuto farlo senza chiedermi cosa ne pensassi?»

 

Biden ha concesso all’Ucraina il permesso di usare missili ATACMS forniti dagli americani per attaccare obiettivi nel territorio russo riconosciuto a livello internazionale il mese scorso, sapendo che il presidente in arrivo si sarebbe opposto a tale mossa. Da allora, le forze di Kiev hanno effettuato molteplici attacchi usando i missili, bombardando un aeroporto militare vicino alla città meridionale di Taganrog la scorsa settimana. Secondo il Ministero della Difesa russo, due dei sei missili lanciati dalle forze di Kiev sono stati intercettati dalla difesa aerea, mentre i restanti sono stati dirottati usando la guerra elettronica.

Acquista la t-shirt DONALD KRAKEN

«Ho pensato che fosse una cosa molto stupida da fare», ha continuato il presidente eletto, aggiungendo che «potrebbe» revocare l’autorizzazione una volta entrato in carica il mese prossimo.

 

Trump ha ripetutamente accusato Biden di trascinare gli Stati Uniti in una guerra aperta con la Russia e i commenti di lunedì hanno segnato la seconda volta in una settimana in cui ha condannato la decisione del presidente di autorizzare attacchi ATACMS a lungo raggio.

 


«La cosa più pericolosa in questo momento», ha detto giovedì a TIME Magazine, è il fatto che «Zelens’kyj ha deciso, con l’approvazione, presumo, del presidente, di iniziare a lanciare missili verso la Russia».

 

«Penso che sia una grande escalation. Penso che sia una decisione folle», ha sottolineato.

 

La Russia considera tali attacchi un’escalation importante, poiché queste armi non possono essere sparate «senza il coinvolgimento diretto di esperti militari delle nazioni produttrici», ha osservato il presidente russo Vladimir Putin in un discorso del mese scorso. La Russia ha risposto al primo attacco di questo tipo, su una struttura militare nella regione di Bryansk, utilizzando un missile balistico ipersonico Oreshnik di recente sviluppo per far piovere più testate su una struttura militare industriale ucraina nella città di Dnepr.

 

Il ministero della Difesa russo ha affermato che anche l’attacco a Taganrog incontrerà una risposta adeguata.

 

Parlando ai giornalisti venerdì, il portavoce del Cremlino Demetrio Peskov ha affermato che Mosca concorda con la posizione di Trump sulla pericolosità degli attacchi e che «è ovvio che Trump capisce esattamente cosa sta facendo degenerare la situazione attorno al conflitto».

 

Trump ha ripetutamente promesso di porre fine al conflitto in Ucraina entro 24 ore dall’insediamento, un’affermazione su cui sia Kiev che Mosca hanno messo in dubbio. Durante la conferenza stampa di lunedì, il presidente in arrivo ha riconosciuto che risolvere «la situazione Russia-Ucraina» potrebbe rivelarsi «più difficile» che porre fine al conflitto in Medio Oriente.

 

Trump ha quindi dichiarato che parlerà sia con Putin sia con Zelens’kyj nel tentativo di fermare la «carneficina» tra Mosca e Kiev.

 

Durante una conferenza stampa nella sua tenuta di Mar-a-Lago lunedì, Trump si è rifiutato di commentare quando gli è stato chiesto se avesse parlato con Putin da quando ha vinto le elezioni presidenziali del mese scorso. Tuttavia, Trump ha detto che intende farlo.

 

«Parleremo con il presidente Putin e parleremo con i rappresentanti, Zelens’kyj e i rappresentanti dell’Ucraina», ha detto. «Dobbiamo fermarla. È una carneficina», ha aggiunto, riferendosi al conflitto quasi triennale tra Russia e Ucraina.

 

«È una carneficina che non vedevamo dalla Seconda Guerra Mondiale», ha continuato. «Bisogna fermarla. E sto facendo del mio meglio per fermarla».

 

Trump ha giurato durante la campagna elettorale di porre fine al conflitto entro un giorno dall’insediamento, anche se da allora ha ammesso che farlo potrebbe essere «più difficile» di quanto pensasse in precedenza. Il presidente eletto ha incontrato Zelens’kyj a Parigi all’inizio di questo mese (anche se voci hanno detto che l’americano non voleva incontrare l’ucraino) e ha detto subito dopo le elezioni del mese scorso che probabilmente parlerà con Putin nel prossimo futuro.

 

Trump e i suoi potenziali funzionari di gabinetto si sono rifiutati di commentare le indiscrezioni dei media secondo cui sarebbero stati in contatto con Mosca, mentre il mese scorso il Cremlino ha smentito un articolo del Washington Post secondo cui Trump avrebbe contattato Putin telefonicamente subito dopo le elezioni.

 

Putin ha detto che le dichiarazioni di Trump sulla fine del conflitto «meritano attenzione» e che è aperto a colloqui con il presidente eletto. «Non sarebbe indegno di me chiamarlo io stesso», ha detto il presidente russo a un incontro del Valdai International Discussion Club a Sochi il mese scorso.

 

Il presidente russo si era complimentato con «Trump il coraggioso», altresì dichiarando che il presidente eletto «non è al sicuro».

Aiuta Renovatio 21

Poiché Trump non ha rivelato alcun dettaglio sul tipo di accordo che intende proporre a Putin e Zelens’kyj, i suoi piani sono rimasti oggetto di speculazioni mediatiche. La maggior parte dei notiziari americani ha previsto che Trump spingerà affinché il conflitto venga congelato lungo l’attuale linea di contatto, con l’Ucraina che abbandona le sue aspirazioni di adesione alla NATO in cambio di garanzie di sicurezza dall’Occidente.

 

Trump ha dichiarato esplicitamente che gli Stati Uniti lasceranno l’attuazione di tale accordo ai membri europei della NATO.

 

Mosca sostiene che qualsiasi accordo deve iniziare con la cessazione delle operazioni militari da parte dell’Ucraina e il riconoscimento della «realtà territoriale» che non riprenderà mai il controllo delle regioni di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporiggia, così come della Crimea. Inoltre, il Cremlino ripete che gli obiettivi della sua operazione militare, che includono la neutralità ucraina, la smilitarizzazione e la denazificazione, saranno raggiunti.

 

Come riportato da Renovatio 21, il rapporto tra Trump e Zelens’kyj è realtà molto teso. L’ucraino ha più volte espresso irritazione, ai limiti dell’insulto, riguardo l’idea di Trump di risolvere il conflitto in 24 ore; poi aveva attaccato il vicepresidente eletto JD Vance per il suo scetticismo riguardo l’Ucraina. Tre mesi fa, prima del risultato elettorale, lo Zelens’kyj aveva dichiarato che le promesse di Trump sulla fine del conflitto «non sono reali», spingendosi perfino a insultare l’allora candidato alla Casa Bianca come «presidente perdente».

 

Di suo Trump ha definito Zelens’kyj «il più grande venditore della storia» per la quantità di miliardi di dollari che si porta a casa ogni volta che arriva a Washington. In altre occasioni Trump ha detto che l’Ucraina è «andata» e Zelens’kyj «ha perso». L’incontro tra i due a Nuova York di due mesi fa è stato visibilmente teso, con la rigidità di The Donald più che visibile.

 

Contro l’ex comico divenuto presidente a Kiev si è scagliato spesse volte, e con sempre maggiore veemenza, il primogenito del presidente eletto, Don jr, che ha lamentato la persecuzione della Chiesa Ortodossa ucraina, definita «vergognosa» l’immagine di Zelens’kyj che autografa bombe in produzionein uno stabilimento americano. Don jr. ha poi trollato poche settimane fa Zelens’kyj dicendo che i tempi della «paghetta» sono finiti.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube

Continua a leggere

Geopolitica

Lukashenko: la «lobby ebraica» e pure il Vaticano hanno ingannato Putin

Pubblicato

il

Da

Il presidente bielorusso Aleksander Lukashenko ha dichiarato che il presidente russo Vladimir Putin è stato ingannato e persuaso a ritirare le truppe dalle vicinanze di Kiev nel 2022 da soggetti che sostenevano di agire per conto del leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj.   In un’intervista ad Al Arabiya, Lukashenko ha sostenuto che il conflitto avrebbe potuto terminare in tempi brevi nelle prime fasi, quando le forze russe si trovavano nei pressi della capitale ucraina.   «All’epoca, non solo io, ma tutto il mondo capiva che la guerra si sarebbe conclusa rapidamente con una vittoria russa. Questo principalmente perché i russi erano a Kiev», ha affermato il leader bielorusso, secondo quanto riportato dall’agenzia BelTA.   Lukashenko ha però aggiunto che «alcuni politici e forze» hanno invitato Putin a interrompere l’avanzata, a ritirare le truppe da Kiev e a raggiungere un accordo di pace. «Prima di quel ritiro, tutti capivano che i giorni dell’Ucraina erano contati».

Aiuta Renovatio 21

Il presidente bielorusso ha spiegato che la Russia procedeva sulla base di quella che appariva una concreta possibilità di intesa, aggiungendo: «Giudicate voi stessi chi aveva ragione e chi torto in questa vicenda».   «Probabilmente, ancora una volta, queste forze lo hanno ingannato. È stato il Vaticano. E, sorprendentemente, la lobby ebraica, gli israeliani», ha detto Lukashenko. «Hanno detto a nome di Zelens’kyj: Ecco, stiamo andando verso la pace, siamo d’accordo. E anche altri».   Non è stato subito chiaro il significato preciso attribuito da Lukashenko al termine «lobby ebraica». Nei primi giorni del conflitto, l’allora Primo Ministro israeliano Naftali Bennett aveva svolto un ruolo di mediatore tra Russia e Ucraina, incontrando Putin a Mosca e parlando al telefono con Zelensky. I resoconti dell’epoca indicavano che Bennett aveva esortato Zelens’kyj ad accettare le condizioni di Mosca.   Lukashenko non ha fornito ulteriori particolari sul presunto coinvolgimento del Vaticano. Tuttavia, nel marzo 2022, papa Francesco e il Patriarca ortodosso russo Kirill avevano tenuto una videochiamata in cui avevano evidenziato l’«eccezionale importanza» del processo negoziale.   Mosca e Kiev avevano condotto diversi round di colloqui di pace a Costantinopoli nel marzo 2022. Putin aveva affermato nel giugno 2023 che i negoziatori ucraini avevano approvato una bozza di trattato sulla neutralità permanente e sulle garanzie di sicurezza, ma che Kiev aveva poi abbandonato l’intesa dopo il ritiro delle truppe russe dalle zone intorno alla capitale ucraina.   La Russia ha sostenuto che l’Ucraina si era allontanata dall’accordo per le pressioni occidentali. Secondo alcune fonti, l’allora premier britannico Boris Johnson avrebbe invitato Kiev a non firmare e a «continuare a combattere». Kiev ha respinto la ricostruzione di Mosca sul fallimento dei negoziati, sebbene l’ex capo negoziatore David Arakhamia abbia riconosciuto il ruolo di Johnson. Da allora, l’Ucraina ha presentato formalmente domanda di adesione alla NATO e ha abbandonato le ipotesi di neutralità.   I rapporti tra Minsk e il Vaticano sono rimasti anche inq uesti anni di tensioni. Nel settembre 2025, ricevendo il nuovo Nunzio Apostolico Ignazio Ceffalia, Lukashenko ha espresso pubblico apprezzamento per la posizione contraria del Vaticano alle sanzioni economiche. A fine ottobre 2025, il cardinale Claudio Gugerotti ha incontrato personalmente Lukashenko a Minsk per discutere dei rapporti bilaterali.   In Bielorussia si registra una durissima repressione contro i sacerdoti locali che esprimono dissenso. Dal 2020 a oggi sono stati decine i sacerdoti arrestati, multati, detenuti o costretti a fuggire per aver criticato il governo o espresso vicinanza all’Ucraina. Come riportato da Renovatio 21, un anno fa si registrò la condanna a 11 anni di carcere per «alto gradimento» ad un prete cattolico, padre Henryk Okołotowicz.   Nel maggio 2024 sono stati arrestati due importanti religiosi, tra cui padre Andrzej Juchniewicz, superiore degli Oblati di Maria in Bielorussia, condannato a ben 13 anni di colonia penale con l’accusa di attività sovversiva. Solo a novembre 2025, a seguito di intense trattative tra il Vaticano e Lukashenko, la Chiesa è riuscita a ottenere la liberazione anticipata di due sacerdoti detenuti nelle colonie penali.   Nel 202o l’allora arcivescovo di Minsk e vertice dei cattolici bielorussi monsignor Tadeusz Kondrusiewicz, aveva condannato pubblicamente le violenze della polizia contro i manifestanti. Il regime gli vietò il rientro in patria per mesi, di fatto costringendolo all’esilio.

Iscriviti al canale Telegram

La diplomazia vaticana ottenne il suo rientro a fine 2020, ma pochi giorni dopo, a inizio 2021, papa Francesco ne accettò la rinuncia per raggiunti limiti di età (75 anni), normalizzando i rapporti istituzionali con Minsk.   Statistiche di cinque anni fa suggerivano che la popolazione cattolica della Bielorussia è il 10,6% del totale nazionale. La maggioranza della popolazione è ortodossa. Nell’agosto 2021, un giornale governativo aveva ridicolizzato la Chiesa cattolica pubblicando una serie di vignette in cui i prelati erano ritratti con svastiche naziste anziché con croci pettorali.   La Santa Sede persegue ora nel Paese una «politica dei piccoli passi»: ha nominato un nuovo Nunzio Apostolico a Minsk, l’arcivescovo Ignazio Ceffalia, e accetta il dialogo formale con Lukashenko proprio per poter negoziare, di volta in volta, la scarcerazione e la protezione dei preti locali.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Continua a leggere

Geopolitica

Trump elogia Putin e Xi per l’accordo di pace con l’Iran

Pubblicato

il

Da

Il presidente statunitense Donald Trump ha elogiato il presidente russo Vladimir Putin e il leader cinese Xi Jinping per il loro ruolo nel raggiungimento di un accordo di pace con l’Iran. Mosca ha ripetutamente offerto i propri servizi di mediazione e ha esortato tutte le parti a ridurre le tensioni.

 

Trump ha rilasciato queste dichiarazioni domenica in un’intervista al New York Times, poche ore dopo aver annunciato che Washington e Teheran avevano raggiunto un accordo, mediato da Pakistan e Qatar, per porre fine al conflitto.

 

Secondo diverse fonti giornalistiche, un memorandum d’intesa in 14 punti include disposizioni sulla riapertura dello Stretto di Ormuzzo senza pedaggi, sull’allentamento delle sanzioni statunitensi e sullo sblocco dei beni iraniani, con una cerimonia di firma formale prevista a Ginevra venerdì. L’Iran dovrebbe inoltre ribadire il suo impegno ad astenersi dalle armi nucleari, con la conclusione dei colloqui finali sul nucleare entro 60 giorni.

 

Trump ha poi elogiato Putin e Xi per il loro contributo ai negoziati, descrivendo il presidente della Repubblica Popolare Cinese come «un vero gentiluomo», sottolineando che la Cina «non ha inviato una petroliera, insieme a 20 cacciatorpediniere per lato, per tentare di rompere il blocco», cosa che avrebbe potuto portare Washington e Pechino sull’orlo di un conflitto aperto.

 

Come la Cina, anche la Russia ha costantemente chiesto una de-escalation fin dai primi giorni della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, con Mosca che ha denunciato gli attacchi come un «atto di aggressione armata non provocato».

Sostieni Renovatio 21

Dall’inizio delle ostilità alla fine di febbraio, Putin e Trump si sono parlati al telefono almeno tre volte: a marzo, alla fine di aprile, quando Trump ha affermato che Putin si era offerto di contribuire a porre fine alla guerra, e di nuovo domenica, quando i due hanno discusso del memorandum quasi definitivo, secondo quanto riferito dal collaboratore del Cremlino Yurij Ushakov.

 

Mosca ha anche proposto un compromesso sul nucleare, offrendosi di trasportare e stoccare le scorte di uranio arricchito iraniano sul territorio russo. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha confermato che la proposta è stata discussa, ma ha affermato che Teheran non è ancora pronta a inserirla all’ordine del giorno, ringraziando al contempo «gli amici russi per la loro offerta e per la loro intenzione di contribuire a risolvere questo problema».

 

Nel contesto dell’aumento dei prezzi del petrolio causato dalle interruzioni nello Stretto di Ormuzzo, Putin all’inizio di questo mese ha respinto quelle che ha definito «speculazioni» secondo cui la Russia sarebbe emersa come unico vincitore finanziario del conflitto. «Il rialzo del prezzo del petrolio è in atto, ma è temporaneo e di breve durata. Nel frattempo, vorremmo costruire relazioni a lungo termine con i nostri partner… In questo caso, ci interessa la fine del conflitto, e il prima possibile», ha affermato il presidente della Federazione Russa.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

Continua a leggere

Geopolitica

Trump dice che l’accordo con l’Iran è stato raggiunto. La guerra è davvero finita?

Pubblicato

il

Da

Gli Stati Uniti e l’Iran hanno raggiunto un accordo per porre fine alla guerra. Donald Trump ha annunciato la conclusione dell’accordo ieri , scrivendo su Truth Social che le forze armate americane porranno fine al blocco navale e lo Stretto di Ormuzzo sarà completamente riaperto una volta che il patto sarà finalizzato questa settimana. Il presidente e JD Vance potrebbero entrambi recarsi in Svizzera per la cerimonia di firma prevista per venerdì.   «Con la presente autorizzo pienamente l’apertura senza pedaggio dello Stretto di Ormuzzoe, contestualmente, autorizzo l’immediata rimozione del blocco navale degli Stati Uniti. Navi del mondo, accendete i motori. Che il petrolio scorra!», ha scritto Trump su Truth Social.  

Sostieni Renovatio 21

L’accordo, confermato dal Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, si configura come un memorandum d’intesa piuttosto che come un trattato. Durante un periodo di cessate il fuoco di 60 giorni, si terranno colloqui più ampi tra i due Paesi. Tali colloqui verteranno sullo specifico impegno dell’Iran a non dotarsi di armi nucleari e sulle agevolazioni che Teheran riceverà in cambio.   La svolta, che domenica era stata brevemente messa a rischio dopo che Israele aveva lanciato attacchi contro obiettivi di Hezbollah nei pressi di Beirut, corona mesi di diplomazia guidata da funzionari pakistani, emersi come canale principale di collegamento tra Washington e Teheran dopo che i negoziati diretti si erano ripetutamente arenati.   Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, che ha mediato i negoziati, ha affermato che entrambe le parti «hanno dichiarato la cessazione immediata e definitiva delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso quello libanese». Sharif ha aggiunto che l’accordo sarà firmato formalmente venerdì in Svizzera.   L’accordo prevedeva originariamente la revoca graduale del blocco navale americano sui porti iraniani, parallelamente alla progressiva riapertura dello Stretto di Hormuz, ha dichiarato venerdì un funzionario statunitense.   Gli Stati Uniti e l’Iran avevano precedentemente dichiarato che un memorandum d’intesa era stato in gran parte finalizzato. Secondo Teheran, il documento si sarebbe concentrato sulla fine della guerra e sulla riapertura dello Stretto di Ormuzzo, mentre il programma nucleare iraniano sarebbe stato affrontato in negoziati separati entro 60 giorni dalla firma.   Nelle scorse settimane Trump ha avuto diverse telefonate accese con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, durante le quali ha chiesto a Israele di interrompere i raid aerei in Libano. L’Iran aveva precedentemente minacciato di sospendere i colloqui se l’operazione israeliana non fosse cessata.   Trump ha detto al corrispondente estero di Fox News, Trey Yingst, di aver chiesto a Netanyahu al telefono: «Che cazzo stai facendo?», aggiungendo ad Axios che il primo ministro israeliano «non ha un cazzo di giudizio». Trump avrebbe minacciato Netanyahu di ritirargli il suo sostegno, facendo pure capire di non volerlo vedere rieletto con il suo partito, il Likud. In precedenza aveva dichiarato che il premier dello Stato Ebraico «non ha scelta»,   Non è chiaro cosa accadrà se i negoziati dovessero fallire, né se la guerra, vista l’indomita bellicosità dello Stato Giudaico, sia veramente finita. Perfino il leader dell’opposizione al governo Netanyahu, Yair Lapid, ha dichiarato che l’accordo di Trump con Teheran non raggiunge nessuno degli obiettivi di guerra di Israele.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Continua a leggere

Più popolari