Bioetica
Trump pubblica un messaggio presidenziale per la Giornata nazionale della sacralità della vita
Il presidente americano Donald Trump ha pubblicato un messaggio presidenziale per la Giornata nazionale della sacralità della vita, il 22 gennaio, anniversario della sentenza Roe v. Wade che ha federalizzato il diritto di aborto in tutti gli Stati Uniti. Lo scrive LifeSite.
Il messaggio di Trump condanna Roe definendola un’«atrocità» e sottolinea «l’eterna verità che ogni essere umano è creato a immagine e somiglianza di Dio, dotato di un valore infinito e di un potenziale sconfinato».
Il messaggio evidenzia le varie azioni pro-life di Trump, nonostante abbia dovuto affrontare critiche da parte dei pro-life per non aver preso provvedimenti contro la diffusione delle pillole abortive che stanno minando le leggi pro-life statali e per aver recentemente suggerito che i repubblicani potrebbero dover scendere a compromessi con i democratici sui finanziamenti per l’aborto.
6 years ago, @POTUS was proud to be the first president in history to attend the March for Life. Since then, he has made incredible strides to defend the unborn.
“We have stopped forced taxpayer funding of abortion at home and abroad…Every child is a gift from God.”❤️🇺🇸 pic.twitter.com/g8d5uXXmGq
— The White House (@WhiteHouse) January 23, 2026
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Il 4 luglio 1776, la nostra Dichiarazione d’Indipendenza ha giustamente affermato che ogni essere umano è dotato da Dio Onnipotente del diritto inalienabile alla vita.
Nei 250 anni trascorsi da allora, il nostro impegno per questa verità è stato la fonte della nostra forza e il fondamento della nostra grandezza, e ha aiutato l’America a rimanere la più grande forza per la giustizia e la prosperità umana nella storia del mondo.
In questa Giornata Nazionale della Sacralità della Vita Umana, rinnoviamo il nostro fermo impegno a promuovere una cultura che rispetti, sostenga e custodisca la dignità intrinseca e il valore infinito di ogni preziosa anima umana.
Oggi ricorre il 53° anniversario della sentenza Roe contro Wade, un’atrocità morale e costituzionale che ha messo a tacere il popolo americano e privato gli Stati del diritto di proteggere i nascituri. Fortunatamente, nel giugno 2022, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha corretto questa disastrosa decisione, e decenni di eccessiva influenza giudiziaria della sinistra, restituendo la politica sull’aborto al popolo americano negli Stati Uniti. Durante il mio primo mandato, sono stato orgoglioso di aver nominato tre dei Giudici Associati che hanno ottenuto questa trionfale vittoria per la vita, la libertà e la democrazia americana.
Dal momento in cui sono tornato in carica come 47° Presidente degli Stati Uniti, ho intrapreso azioni decisive per proteggere i nascituri e ripristinare una cultura che difende senza mezzi termini la sacralità della vita. Sono stato orgoglioso di far rispettare l’emendamento Hyde e di ripristinare la Mexico City Policy, ponendo fine all’aborto finanziato dai contribuenti in patria e all’estero.
Ho anche graziato 23 attivisti pro-life che erano stati ingiustamente presi di mira e perseguiti da un Dipartimento di Giustizia (DOJ) trasformato in arma per aver praticato la loro fede e vissuto secondo coscienza. Su mia indicazione, il DOJ sta ora indagando sulla strumentalizzazione del governo contro i cristiani e gli americani di fede.
L’estate scorsa, ho anche firmato con orgoglio la legge One Big Beautiful Bill, una vittoria monumentale per la vita e la famiglia americana che amplia il credito d’imposta per i figli, aumenta l’accesso all’assistenza all’infanzia, rende permanente il credito d’imposta per il congedo retribuito, protegge Medicaid dal finanziamento di grandi fornitori di servizi per l’aborto e istituisce conti Trump per i neonati per il futuro della nostra nazione.
La mia amministrazione è inoltre impegnata a sostenere politiche che promuovano l’adozione, promuovano l’affidamento e proteggano le donne incinte e le madri. A ogni livello del governo federale, la mia amministrazione sta promuovendo con coraggio politiche che proteggano i più vulnerabili tra noi e promuovano la crescita e il successo delle famiglie americane.
Oggi sosteniamo l’eterna verità che ogni essere umano è creato a immagine e somiglianza di Dio, dotato di un valore infinito e di un potenziale sconfinato. Celebriamo gli eroici leader, genitori, studenti e cittadini comuni – compresi coloro che si sono riuniti per la Marcia per la Vita a Washington, DC, questo fine settimana – che hanno coraggiosamente difeso i più vulnerabili e si sono schierati dalla parte di coloro che non possono difendersi da soli.
Come Presidente, mi impegno a essere sempre una voce per chi non ha voce e a non stancarmi mai di lottare per proteggere la dignità intrinseca di ogni bambino, nato e non ancora nato.
Oggi, invito il popolo americano a unirsi a me nell’onorare la dignità di ogni vita umana, comprese quelle non ancora nate, a continuare a prendersi cura delle donne in gravidanze inaspettate e a sostenere l’adozione e l’affidamento in modo più significativo, affinché ogni bambino possa avere una casa amorevole
Infine, chiedo a ogni cittadino di questa grande Nazione di ascoltare il suono del silenzio causato da una generazione per noi perduta e di alzare la voce per tutti coloro che sono stati colpiti dall’aborto, sia visibili che invisibili.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Bioetica
Negli ospedali olandesi verranno praticati aborti fino a 24 settimane invece di 22
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Bioetica
La bambina risucchiata dal bocchettone della piscina e la morte cerebrale
Ci risiamo. Un’altra bambina, un’altra piscina e un’altra corsa disperata verso un reparto di terapia intensiva. E infine un altro titolo che, puntualmente, troviamo identico su tutti i giornali: «È morta la bambina risucchiata dal bocchettone della piscina».
Il lettore scorre una notizia di questo tipo e crede di aver capito tutto. Immagina una vittima che, dopo l’incidente, «non ce l’ha fatta». È la conclusione naturale della tragedia. Fine della storia.
E invece no. La prassi in questi casi è molto più complessa e nessun mezzo di informazione avverte la necessità di raccontarla.
Il paziente di questo tipo, infatti, non arriva in ospedale da cadavere: il cuore batte, il sangue circola e il suo organismo viene sostenuto dai medici che riescono a stabilizzarlo. Le condizioni sono molto critiche, ma si tratta tecnicamente di un paziente ricoverato in terapia intensiva, non un corpo senza vita consegnato all’obitorio.
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A un certo punto, però, al percorso terapeutico se ne affianca un altro: quello dell’accertamento della cosiddetta morte con criteri neurologici convenzionali. Dopo il periodo di osservazione previsto dalla legge, una commissione medica dichiara la morte dell paziente. Solo da quel momento diventa giuridicamente possibile procedere al prelievo degli organi, al quale i parenti, travolti dal dolore, acconsentono.
Tutto questo, però, nel racconto mediatico scompare; la notizia viene compressa in una formula tanto semplice quanto ingannevole: morti per l’incidente. Ma è davvero questo che è accaduto? Perché esiste una differenza enorme tra dire che una persona è morta in conseguenza di un annegamento o un incidente d’auto e dire che, dopo pochissimi giorni di terapia intensiva, una commissione medica ne ha accertato la morte secondo i criteri neurologici previsti dall’ordinamento italiano.
Non è un sofisma, è la differenza tra un evento naturale e un atto medico. Eppure, questa differenza viene sistematicamente cancellata dal linguaggio dell’informazione.
Si tratta di uno schema che si ripete con impressionante regolarità. Ogni volta che un bambino o un giovane arriva in ospedale dopo un arresto cardiaco rianimato, soprattutto quando il danno cerebrale appare importante, il percorso clinico segue ormai una sequenza ben nota: si stabilizza il paziente, si valutano le sue condizioni neurologiche e, qualora ne ricorrano i presupposti, si avvia il protocollo per l’accertamento della morte encefalica. Se quest’ultima viene confermata dai risultati di determinati test diagnostici, si apre immediatamente la possibilità della donazione degli organi.
Cos’è la morte cerebrale, quali sono i suoi presupposti scientifici, filosofici e antropologici? Chi decide quali siano le procedure volte a stabilire la morte di un paziente e sulla base di quali criteri? Esiste da parte della comunità scientifica un consenso unanime a riguardo? Ancora: perché affrettare le procedure di accertamento, invece di continuare a prendersi cura del paziente? La bambina, avrebbe potuto riprendersi se adeguatamente trattata?
A queste domande non si cerca mai di dare una risposta. Anzi, si lavora per occultarle, come se fossero dei dettagli irrilevanti, mentre invece rappresentano il cuore della questione. Si preferisce una narrazione rassicurante: la bambina è morta, i genitori hanno compiuto un gesto d’amore e la vita continua in altre persone bisognose di un trapianto. Chiuso il sipario.
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Tuttavia proprio questa banalizzazione della notizia dovrebbe insospettire, perché quando una questione bioetica di capitale importanza viene ridotta a poche formule ripetute identiche da tutti i mezzi di informazione, significa che il linguaggio ha già svolto il suo compito: non quello di descrivere la realtà, ma di interpretarla prima ancora che il lettore possa farsene un’idea.
Le parole non sono mai neutrali, il linguaggio è diventato il primo e più efficace strumento della necrocultura trapiantista: prima ancora dei protocolli, prima ancora delle leggi. Perché se si riesce a far coincidere, nell’immaginario collettivo, la dichiarazione di morte con la morte nel senso comune del termine, il problema è già risolto e nessuno sentirà più il bisogno di interrogarsi.
È forse proprio questa la trasformazione più inquietante: non si ridefinisce soltanto la morte, si ridefinisce l’uomo. E quando perfino le parole vengono accuratamente scelte per impedire che le persone comprendano ciò che realmente accade, allora il problema non riguarda più soltanto la bioetica.
Riguarda la verità.
Alfredo De Matteo
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Bioetica
Si fa largo l’idea delle sanzioni penali per le donne che abortiscono
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