Nucleare
Teheran conferma: contatti in corso con gli USA sul nucleare via Oman
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Ieri Khamenei ha espresso il proprio sostegno a un accordo aggiungendo – però – che «l’infrastruttura esistente dell’industria nucleare non dovrebbe essere toccata». Washington ha negato l’esistenza di progressi nel negoziato. L’Iran sarebbe ormai vicina alla soglia del 90% nell’arricchimento dell’uranio, giudicata da Israele come una linea rossa.
Le autorità iraniane hanno confermato che sono in corso colloqui indiretti con gli Stati Uniti in Oman in merito al suo programma nucleare, ma hanno dichiarato di non essere interessate a un potenziale accordo provvisorio sulla questione. I commenti giungono un giorno dopo che la Guida Suprema della Repubblica Islamica, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha espresso il proprio sostegno a un accordo sul programma nucleare del Paese con l’Occidente, ma ha aggiunto che «l’infrastruttura esistente dell’industria nucleare non dovrebbe essere toccata».
In una conferenza stampa oggi il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Nasser Kanaani ha ringraziato Muscat per i suoi sforzi, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Tasnim.
Il ritorno all’accordo – ha detto – è solo una delle questioni discusse, aggiungendo che qualsiasi accordo raggiunto deve aderire agli standard di Khamenei e includere una riduzione delle sanzioni. Il portavoce ha dichiarato anche che uno scambio di prigionieri potrebbe essere concordato «nel prossimo futuro», a condizione che Washington mostri «lo stesso livello di serietà» di Teheran. Almeno tre iraniani-americani sono detenuti in Iran, tra cui l’uomo d’affari Siamak Namazi, arrestato nell’ottobre 2015 e condannato a 10 anni di carcere per spionaggio.
Venerdì scorso, nei giorni scorsi il sito web Axios aveva parlato dei contatti in corso attraverso l’Oman, riferendo che i funzionari statunitensi hanno chiarito nei messaggi trasmessi all’Iran che ci sarebbe stata una risposta severa se Teheran avesse raggiunto i livelli di arricchimento dell’uranio del 90% richiesti per l’uso in un’arma nucleare.
Si tratta di una soglia ritenuta ormai vicina al livello attuale: secondo le stime più recenti dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, l’Iran possiede 114,1 chilogrammi (251 libbre) di uranio arricchito al 60% di purezza – un livello per il quale gli esperti di non proliferazione affermano già che Teheran non ha alcun uso civile.
Da parte sua la Casa Bianca aveva smentito una notizia secondo cui Washington e Teheran starebbero facendo progressi su un nuovo accordo nucleare. Israele ha esercitato forti pressioni contro l’accordo nucleare del 2015 tra l’Iran e le potenze mondiali, dal quale gli Stati Uniti si sono ritirati nel 2018. Anche i successivi sforzi dell’Europa e dell’amministrazione del Presidente degli Stati Uniti Joe Biden per rilanciare l’accordo e riportare Washington nel patto sono stati accolti con proteste dal governo israeliano.
Benjamin Netanyahu ha minacciato raid nel caso Teheran raggiunga la «linea rossa» del 90% nell’arricchimento dell’uranio.
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Immagine di Khamenei.ir via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)
Nucleare
Incendio in un impianto per la produzione di armi atomiche USA
Un incendio è scoppiato in un importante complesso di ricerca nucleare nella Carolina del Sud, a supporto del programma statunitense di armi nucleari, ha dichiarato il dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti (DoE), che gestisce il sito.
L’incendio è divampato mercoledì sera presso il Savannah River National Laboratory, parte del Savannah River Site (SRS) vicino ad Aiken, ed è stato successivamente spento, hanno riferito i funzionari.
«Non è stata segnalata alcuna contaminazione al di fuori dell’impianto interessato», ha dichiarato il dipartimento in un comunicato.
Sono stati attivati i protocolli di emergenza e ai dipendenti non coinvolti nelle operazioni di soccorso è stato ordinato di sospendere le attività e di rimanere al riparo sul posto a scopo precauzionale. Il sito è stato chiuso al traffico in entrata, mentre il traffico ferroviario, fluviale e aereo nelle vicinanze è stato limitato.
Alle 21:45 le autorità hanno revocato lo stato di emergenza, affermando che le indagini sulle radiazioni non avevano rilevato alcuna contaminazione. Le misure di protezione sono state revocate e il sito è stato dichiarato idoneo a riprendere le normali attività giovedì.
Secondo quanto riportato dai media locali, l’incendio è divampato in una singola stanza e ha comportato una fuoriuscita di materiale radioattivo non filtrato a livello del suolo. Un dipendente sarebbe stato ricoverato in ospedale con ferite lievi.
Fondato all’inizio degli anni Cinquanta durante la Guerra Fredda, il complesso SRS inizialmente produceva plutonio e trizio per le armi nucleari statunitensi. Sebbene i suoi reattori di produzione siano stati successivamente chiusi, il complesso continua a svolgere un ruolo chiave nel mantenimento dell’arsenale nucleare americano.
L’SRS si occupa della lavorazione e del rifornimento del trizio, un isotopo radioattivo dell’idrogeno utilizzato per aumentare la potenza esplosiva delle testate nucleari. Gestisce inoltre i materiali nucleari, tratta i rifiuti radioattivi ed effettua bonifiche ambientali.
Il governo statunitense sta inoltre sviluppando presso l’SRS un impianto per la produzione di nuclei di plutonio per testate nucleari, nell’ambito degli sforzi per modernizzare l’arsenale nucleare del Paese.
L’incidente si verifica a meno di due settimane da un incendio che ha devastato la base delle Forze Armate canadesi di Wainwright, in Alberta, causando la morte di quattro soldati e il ferimento di altri 39 durante un’esercitazione a fuoco. Secondo l’esercito canadese, i forti venti hanno provocato la rapida propagazione delle fiamme, che hanno raggiunto un’area occupata dalle truppe. La scorsa settimana le Forze Armate canadesi hanno dichiarato che 27 militari sono rimasti ricoverati in ospedale, mentre 12 sono stati dimessi. La polizia militare ha avviato un’indagine indipendente sull’incidente.
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Immagine della demolizione del 2010 al Savannah River Site
Nucleare
Peskov: Russia e Stati Uniti devono affrontare la questione delle testate nucleari e della stabilità strategica
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Cina
La Cina ha commissionato ufficialmente il Tokamak BEST
Il Tokamak superconduttore sperimentale a plasma (BEST) di Hefei, in Cina, è stato ufficialmente inaugurato il 1° ottobre.
Contemporaneamente, la struttura principale è entrata nella fase cruciale di assemblaggio dei «quattro anelli concentrici». Questi quattro anelli sono costituiti dalla camera a vuoto, dallo schermo termico, dal magnete toroidale e dai componenti interni di precisione, che vengono assemblati sequenzialmente dall’interno verso l’esterno.
Il BEST dovrebbe essere completato entro la fine del 2027, con una dimostrazione di produzione di energia da fusione deuterio-trizio prevista intorno al 2030.
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L’obiettivo è raggiungere un guadagno di fusione Q maggiore o uguale a 1, criterio per il «punto di pareggio» (il momento in cui l’energia o la potenza prodotta dalle reazioni di fusione è pari a quella somministrata dall’esterno per riscaldare e confinare il plasma), e mantenerlo per oltre 1000 secondi. Il successo del BEST convaliderà tecnologie come il ciclo del combustibile al trizio, il riscaldamento del plasma ad alta potenza e la manutenzione a distanza, in preparazione per la futura centrale a fusione dimostrativa CFEDR (Fusion Engineering Demonstration Reactor).
Come riportato dfa Renovatio 21, a gennaio la Cina aveva annunciato un’altra svolta nello sviluppo dell’energia termonucleare con il successo di un esperimento pubblicato su Science Advance snel progetto per il «Sole Artificiale» (Experimental Advanced Superconducting Tokamak, EAST Tokamak).
Come riportato da Renovatio 21, nel 2025 è stata inaugurata nella megalopoli cinese di Chengdu, in Cina, la seconda riunione ministeriale del World Fusion Energy Group dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), con 1.000 partecipanti.
Come riportato da Renovatio 21, nell’estate 2025 fa scienziati cinesi avevano introdotto un nuovo dispositivo di prova per la produzione di fusione.
Nel marzo dello scorso anno la Cina aveva fatto sapere che costruirà un reattore ibrido a fusione-fissione entro il 2030, con l’obiettivo di generare 100 megawatt di elettricità continua e connettersi alla rete nazionale entro la fine di questo decennio.
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Come riportato da Renovatio 21, la Cina sta portando avanti le ricerche sulla fusione da anni. La Cina ha accelerato con i suoi studi per la fusione dopo che negli scorsi anni un team di scienziati cinesi aveva affermato di aver trovato un metodo nuovo e più conveniente per il processo.
Una volta scoperto un processo stabile per ottenere la fusione, potrebbe entrare in giuoco l’Elio-3, una sostanza contenuta in grande abbondanza sulla Luna, dove la Cina, come noto, sta operando diverse missioni spaziali di successo. Da qui potrebbe svilupparsi definitivamente il ramo cosmico dello scacchiere internazionale, la geopolitica spaziale che qualcuno già chiama «astropolitica», e già si prospetta come un possibile teatro di guerra.
Un esperto di fusione, direttore del Plasma Science and Fusion Center del politecnico bostoniano MIT è stato assassinato l’anno scorso in un’oscura vicenda che ha visto il presunto sicario, che avrebbe ucciso altri studenti in un’altra università, trovato morto suicida pochi giorni dopo.
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Immagine di Eye Steel Film via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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