Terrorismo
Strage terrorista in Somalia: oltre 30 morti in spiaggia a Mogadiscio
Oltre 30 persone sono state uccise in un attacco terroristico a Lido Beach nella capitale della Somalia, Mogadiscio, venerdì, secondo quanto riportato dai media locali, citando le forze dell’ordine.
Il luogo di mare frequentato dalla gente del posto è stato preso di mira da quattro uomini armati che hanno sparato indiscriminatamente e da un attentatore suicida che ha fatto esplodere un ordigno esplosivo.
L’attacco è avvenuto venerdì sera, quando la spiaggia era gremita di gente. Un testimone che ha parlato con AP ha detto di aver visto un aggressore indossare un giubbotto esplosivo pochi secondi prima che l’uomo Jsi facesse esplodere vicino al Beach View Hotel».
Shocking video captures the moment a suicide bomb detonated at Lido Beach in Mogadishu, Somalia, killing at least 32 people and wounding around 63 others, some critically.#news #fyp #Paris2024 #NaneNane #bomb #explosion #breaking #Newsfeed pic.twitter.com/T7MM38SU8H
— That Guy Shane (@ProfanityNewz) August 4, 2024
Un altro testimone ha detto che la sparatoria è iniziata subito dopo l’esplosione.
I video pubblicati dai testimoni su X mostrano corpi che giacciono sulla spiaggia al buio e persone che corrono per sfuggire alla carneficina.
Many young Somalis died in a heavy explosion that took place in Mogadishu Lido beach.
There are a Shocking and horrific scenes in Mogadisho’s Liido beach. I have received very graphic images of the bodies of innocent civilians scattered on the ground. pic.twitter.com/ln6ln0HmnN
— Mohamed Yusuf Bakayle (@MoBakayle) August 2, 2024
Breaking News ???? : Several lie dead many injured as Al shabab attack in Lido beach Mogadishu some few hours ago pic.twitter.com/I4BWj5EO4X
— ADAN???????? HUSSEIN| HaqXpert ???? (@Aburahma_1) August 2, 2024
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Secondo il portavoce della polizia Abdifatah Adan Hassan, le forze di sicurezza sono riuscite a uccidere tutti gli aggressori e ad arrestare il presunto autista, che ha tentato di fuggire dal sito a bordo di un’auto piena di esplosivi. Un soldato è stato ucciso durante lo scontro con gli uomini armati.
Secondo Hassan, a seguito della tragedia morirono almeno 32 civili e altri 63 rimasero feriti, alcuni dei quali in modo grave.
I militanti di Al-Shabaab, legati ad Al-Qaeda, hanno rivendicato la responsabilità dell’attacco attraverso una stazione radio affiliata.
Il governo somalo ha condannato l’attacco e ha tenuto una riunione di emergenza a cui hanno partecipato il presidente Hassan Sheikh Mohamud e i massimi funzionari della sicurezza venerdì sera. Durante la riunione, il presidente ha esortato le agenzie di sicurezza a sviluppare strategie avanzate per proteggere i civili da ulteriori attacchi terroristici.
Non è la prima volta che Lido Beach viene presa di mira da Al-Shabaab. Il gruppo militante è stato cacciato da Mogadiscio nel 2011 da una forza di peacekeeping dell’Unione Africana, ma controlla ancora alcune aree nelle regioni meridionali e centrali del paese. Spesso conduce bombardamenti e attacchi con armi da fuoco contro civili e infrastrutture militari.
La tragedia di venerdì è l’attacco più mortale dall’ottobre 2022, quando Al-Shabaab ha effettuato due attentati con autobomba a Mogadiscio, uccidendo più di 100 persone e ferendone 300.
Come riportato da Renovatio 21, gli USA l’estate scorsa uccisero 13 militanti di Al-Shabaab durante un raid aereo. Pochi mesi dopo, i miliziani si sono impadroniti di un elicottero ONU.
Gli Shabaab sembrano essere dietro alla strage di soldati ugandesi operanti in Somalia ammazzati poco dopo l’approvazione della legge anti-sodomia.
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Immagine screenshot da YouTube
Terrorismo
Autobombe in Colombia pochi giorni prima che il leader sostenuto da Trump «el Tigre» prenda il potere
Desde otros puntos de Cúcuta también fueron captadas las explosiones en contra del comando de la Policía de Norte de Santander.
El atentado estaría dirigido contra la Unidad de Operaciones Especiales Jungla. Video: cortesía 99.9FM📻 pic.twitter.com/aLmuGXOfAt — Caracol Radio Cúcuta (@CaracolCucuta) August 1, 2026
#EnDesarrollo | Al menos una decena de personas heridas, entre uniformados y civiles, deja un violento ataque con exposivos contra el comando de la Policía Norte de Santander, en Cúcuta.
Los hechos ocurrieron en la madrugada de este sábado cuando fueron activadas varias cargas… pic.twitter.com/CjpANSGbVc — Metropolitano Noticias (@metropolitano_X) August 1, 2026
🔴Un atentado con explosivos se registró en la madrugada de este sábado 1 de agosto en inmediaciones del comando del Departamento de Policía de Norte de Santander, en Cúcuta.
Imágenes en el video 📹 Más detalles aquí ⬇️https://t.co/cJSBEPpC25 pic.twitter.com/E46Y09q18x — EL TIEMPO (@ELTIEMPO) August 1, 2026
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Terrorismo
Scontro tra Repubblica Democratica del Congo e Ruanda sul piano di disarmo dei ribelli
La Repubblica Democratica del Congo (RDC) e il Ruanda si sono scambiati accuse reciproche in merito a un piano proposto per disarmare un gruppo militante attivo sul lato congolese del confine condiviso, mettendo in luce nuove tensioni sull’accordo di pace mediato dal presidente statunitense Donald Trump.
Martedì Kinshasa ha annunciato che le Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR) hanno firmato un protocollo che disciplina il disarmo, la smobilitazione e il trasferimento in aree di accampamento designate.
Il ministro congolese per l’integrazione regionale, Floribert Anzuluni, ha dichiarato che i membri delle FDLR non saranno rimpatriati forzatamente in Ruanda, e che i combattenti e i loro familiari potranno trasferirsi in un paese terzo qualora non vengano soddisfatte le condizioni per il rimpatrio volontario. Ha aggiunto che non esiste una stima concordata del numero di persone coinvolte e che i siti di accampamento e il calendario di attuazione sono ancora in fase di definizione.
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Le FDLR, formate da combattenti di etnia Hutu, alcuni dei quali legati al genocidio ruandese del 1994, operano nella Repubblica Democratica del Congo orientale da decenni. Kigali ha accusato le forze congolesi di collaborare con il gruppo, che considera una minaccia per il Ruanda.
Il portavoce del governo congolese, Patrick Muyaya, ha descritto il protocollo come una «svolta fondamentale» nella gestione della questione delle FDLR, affermando che è conforme agli Accordi di Washington e dimostra i progressi compiuti da Kinshasa nel rispetto dei propri impegni e accusando il Ruanda di aver usato la presenza delle FDLR come pretesto per giustificare l’aggressione contro la Repubblica Democratica del Congo per 30 anni.
Il ministro degli Esteri ruandese Olivier Nduhungirehe ha respinto il protocollo definendolo una «manovra dilatoria» di Kinshasa, sostenendo che le FDLR non sono parte degli Accordi di Washington, bensì il gruppo armato preso di mira dalle relative disposizioni in materia di sicurezza.
«I responsabili del genocidio delle FDLR non sono parte di questi accordi; ne sono invece soggetti», ha scritto su X, aggiungendo che il principale obbligo di sicurezza della Repubblica Democratica del Congo avrebbe dovuto essere adempiuto entro 90 giorni.
Nduhungirehe ha inoltre accusato Kinshasa di aver intensificato il sostegno militare alle FDLR e di aver integrato molti dei suoi combattenti nell’esercito congolese da quando gli accordi sono stati firmati il 4 dicembre 2025. La Repubblica Democratica del Congo ha precedentemente negato di sostenere il gruppo armato.
Lo scorso dicembre, nella capitale statunitense, i leader della Repubblica Democratica del Congo e del Ruanda hanno formalizzato gli Accordi di Washington per la Pace e la Prosperità. L’accordo impegna entrambe le parti a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale dell’altra, a cessare le ostilità, a sostenere il disimpegno delle forze armate, a facilitare il ritorno dei rifugiati e a promuovere la cooperazione economica regionale. Prevede inoltre che Kinshasa neutralizzi le FDLR e che il Ruanda revochi le sue «misure difensive», che secondo la Repubblica Democratica del Congo equivalgono al ritiro delle truppe ruandesi dal suo territorio.
Le relazioni tra i due stati africani sono tese da decenni a causa della guerra civile nel Congo orientale. Kinshasa ha ripetutamente accusato Kigali di sostenere il gruppo ribelle M23, accuse che il governo ruandese ha sempre respinto.
Migliaia di persone sono state uccise e centinaia di migliaia sfollate da quando gli scontri tra l’M23 e le forze congolesi si sono intensificati nel gennaio 2025, con i ribelli che hanno conquistato Goma, capitale del Nord Kivu, e Bukavu, capitale del Sud Kivu.
Come riportato da Renovatio 21, quest’anno le autorità della RDC orientale hanno rinvenuto fosse comuni contenenti almeno 172 corpi nei dintorni della città di Uvira, dopo il ritiro del gruppo ribelle M23, formato precipuamente da vatussi, che aveva occupato temporaneamente la zona alla fine del 2025. La scoperta è avvenuta pochi giorni dopo l’uccisione del portavoce militare dell’M23, Willy Ngoma, in un attacco con droni attribuito presumibilmente all’esercito congolese nel vicino Nord Kivu.
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A settembre 2025 un eccidio si era verificato nel villaggio di Ntoyo, nella zona orientale della Repubblica Democratica del Congo (RDC). I membri delle Forze Democratiche Alleate (ADF), affiliate allo Stato Islamico, si sono presentati travestiti da civili per mescolarsi tra la popolazione, per poi scatenare all’improvviso una strage aprendo il fuoco e aggredendo i cristiani con asce e machete.
Il Movimento 23 marzo (M23) è un gruppo ribelle armato attivo nell’est della Repubblica Democratica del Congo, soprattutto nelle province del Nord e Sud Kivu. È composto principalmente da tutsi (cioè vatussi) congolesi e prende il nome dall’accordo di pace del 23 marzo 2009 tra il governo congolese e il CNDP (Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo), accordo che il M23 accusò di essere stato violato.
L’ideologia ufficiale del M23 si basa sulla difesa dei diritti dei tutsi congolesi (Banyamulenge e altri gruppi), trattati come «stranieri» e minacciati da milizie hutu (FDLR, eredi dei genocidari ruandesi del 1994). Denuncia corruzione governativa, discriminazione etnica e mancata integrazione. In pratica, è considerato da molti un proxy ruandese, ora retto dai vatussi di Paul Kagame), sia per motivi di sicurezza (contro il FDLR) e pure economici (controllo dell’estrazione del coltan, dell’oro e altre miniere). Vari accusano M23 di etnonazionalismo tutsi e di alimentare un ciclo di violenza etnica legato al genocidio ruandese del 1994.
Come riportato da Renovatio 21, alcune voci hanno accusato il Ruanda di essere dietro l’assassinio nel 2021 dell’ambasciatore italiano in Congo Luca Attanasio
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Bioetica
Europarlamente ex IRA dice di aver abortito per poter andare a mettere una bomba
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