Connettiti con Renovato 21

Politica

Sì, vogliamo i funerali di Stato per Emma Bonino

Pubblicato

il

Vogliamo i funerali di Stato per Emma Bonino, esattamente come ha detto il presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni.

 

Ci teniamo, perché deve essere significato un concetto di fondo: lo Stato moderno, basato sulla Necrocultura, non può che onorare eroi come Emma, 11 mila e passa aborti fatti con le sue proprie mani, più diversi milioni indirettamente cagionati dalla legge che aveva lottato per ottenere.

 

Lo sappiamo, non è solo l’aborto. C’è l’eutanasia, c’è un po’ di geopolitica oscura, c’è molto altro nella storia della cocca di Soros e Bergoglio. La sostanza rimane la stessa: sappiamo quali padroni, forse un livello ancora più su,  i radicali italiani hanno servito in tante decadi.

 

Un po’ di storia.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

La giovane Bonino, si racconta, ad un certo punto va in cerca di qualcuno che le procuri un aborto illegale per un prezzo minore di quello che le hanno chiesto in precedenza. Si troverà in Toscana, dove in una bella villa sui colli un ginecologo, Giorgio Conciani esegue, contra legem, «innumeri interruzioni di gravidanza». È qui che la ragazza apprende i principi del Partito Radicale: ma, una volta aderito completamente alla cultura feticida, non si farà bastare la propaganda della dottrina del libero aborto: passa all’azione con i compagni radicali.

 

Così, in questa bella villa toscana si istituisce – per volere di Marco Pannella e di Adele Faccio -–il CISA, Centro Italiano Sterilizzazione e aborto.

 

In un articolo sul settimanale Oggi del 1976, la Bonino spiega che «tra il febbraio e la fine di dicembre del 1975, gli interventi per aborto del CISA sono stati 10.141». Alle operazioni la Bonino provvede di persona. Come testimoniato da una famosa fotografia, per il feticidio delle carovane di madri che attira nella villa si serve della pompa di una bicicletta. Il bambino abortito prima di finire nella spazzatura veniva aspirato dentro un vasetto della marmellata svuotato per la bisogna: «Alle donne non importa nulla che io non usi un vaso acquistato in un negozio di sanitari, anzi, è un buon motivo per farsi quattro risate» assicurò Bonino a Neera Fallaci, giornalista sorella di Oriana.

 

Per dare un’idea dell’ambientino delle mammane radicali a metà anni Settanta si può leggere un’intervista fatta da un’altra sorella Fallaci, Paola, a Eugenia Roccella, attuale ministro della Famiglia del governo Meloni: «la pompa di bicicletta è soltanto lo strumento che può utilizzare chi non ha I’aspiratore elettrico, difficile da procurarsi e molto costoso. Non c’è nulla di stregonesco in questo, né di anti-igienico, né di agghiacciante

 

Il dottor Conciani, dopo aver espanso le sue attività anche nel campo delle eutanasie illegali, finirà suicida, impiccato in cantina.

 

La Bonino invece, farà una carriera politica folgorante: le vengono dati incarichi di massimo prestigio, compreso quello di Commisario Europeo. Di lei si parlò varie volte come figura ideale per la presidenza della Repubblica, con campagne infinite che arrivarono a stampare immensi cartelli pubblicitari nelle città italiane e pure costosissimi spot TV («Una come Emma…»).

 

Il suo ruolo nella trasformazione dell’Italia in Stato abortista non può essere sottovalutato, perché non è fatto solo di propaganda e referendum.

 

Il programma di dissoluzione non poté che attrarre l’interesse del distruttore globale Giorgio Soros. Nel 1976, cioè due anni prima che arrivasse la 194, la deputata del Partito Repubblicano Italiano (notoriamente, il partito della massoneria) Susanna Agnelli chiese al Ministro della Sanità l’autorizzazione all’aborto per le madri di Seveso, cioè quelle donne incinte al tempo del disastro chimico che colpì la cittadina lombarda.

 

L’iniziativa di Suni Agnelli coniugata Rattazzi – che, volto e erremoscia copincollati geneticamente dal fratello inventore dell’orologio sopra il polsino, avrebbe poi dato il meglio di sé come ministro degli Esteri del governo Dini (1995-1996) – si univa, ovviamente ad una proposta lanciata dalla conterranea piemontese Bonino. Riteniamo profondamente ingiusto vedere come oggi il mondo pro-life si scagli quasi unicamente contro la ciclo-abortista radicale e non contro la erremosciata infanta industrialista.

 

Tanto per concludere la storia della psy-op abortista di Seveso, furono poi fatti degli studi sui poveri resti dei bambini massacrati. I resti degli aborti furono inviati in un laboratorio di Lubecca, in Germania, per essere analizzati; nella relazione stilata nel 1977 dai tedeschi si dice che in nessuno di quei resti umani fosse evidente un segno di malformazione. Altre donne di Seveso portarono a termine le loro gravidanze senza problemi, i loro figli, che vivono tutt’oggi non mostrarono segni di malformazioni evidenti. Qualcuno magari sta pure leggendo queste righe.

Sostieni Renovatio 21

La Bonino, mandata da Berlusconi a fare il Commissario Europeo negli anni Novanta – con i suoi coraggiosi viaggi nell’Afghanistan dei Talebani sparati in copertina dai settimanali – dovette sembrare a Soros anche l’interlocutore ideale per entrare nelle stanze dei bottoni di Bruxelles e Strasburgo. In quegli anni si segnalarono numerosi viaggi dell’Emma a Nuova York per incontrare il magnate.

 

Al matrimonio di Soros del 2013 (il terzo), senza che lo si dicesse a nessuno (se lo lasciò scappare Pannella in una diretta di Radio Radicale da Nuova York), tra gli invitati vi erano Giacinto detto Marco ed Emma. La Bonino in particolare era ministro degli esteri: ogni suo spostamento produce un lancio stampa, per il voletto su Nuova York a mangiare la torta nuziale dell’amico miliardario palindromo neanche un rigo. E sì che con Emma c’era un bel parterre: il premier albanese Edi Rama (vecchia conoscenza di Soros, nuova amicizia della Meloni), la presidente della Liberia Ellen Johnson Sirleaf, il Presidente dell’Estonia Hendrik Toomas Ilves, la leader democratica Nancy Pelosi, l’allora governatore di Nuova York Andrew Cuomo (poi malamente spodestato, e non per le stragi COVID), il governatore della California Gavin Newsom (che molti ora vedono come futuro candidato presidente per il Partito Democratico USA), la direttrice del FMI Christine Lagarde, il presidente della Banca Mondiale Jim Yong Kim, i finanzieri Paul Tudor Jones e Julian Robertson, e il cantante degli U2 Bono.

 

Di più Soros prese addirittura la tessera della Rosa nel Pugno, e sostenne il Partito Radicale Transnazionale. È lecito interrogarsi sulla possibilità che la mano di Soros vi sia anche negli affari che nel dopo-muro i radicali intrattenevano nei paesi orientali: lo speculatore vi investiva miliardi di euro in affari filantropici, i radicali aprivano uffici nelle capitali slave, e gli toccherà persino di vedere la triste morte di uno dei loro missionari, probabilmente assassinato dagli eredi del KGB.

 

Se nella sua storia di pasionaria dello strano partito radicale italiano – attivistico come un partito di sinistra, ma filoamericano, filoisraeliano, anticinese, antisindacale, antistatalista – è possibile vedere con chiarezza che il suo nemico è sempre stato l’autorità cattolica e la morale cristiana in generale («No Vat», «Vatican Taliban», «decidi tu o il Vaticano»?) solo fino ad un certo punto.

 

Ad un certo punto, cominciò a vedersi la foga dei vertici della DC, e della Chiesa stessa, per associarsi ai radicali. Il segnale che molti sottovalutarono probabilmente è la laurea honoris causa che fu assegnata dall’Università di Bologna di Romano Prodi a George Soros nel 1995. Appena due anni prima, Soros aveva effettuato una manovra di gargantuesca speculazione internazionale che aveva messo in ginocchio l’Italia (e la Gran Bretagna, e la Malesia, etc.) svalutandone la moneta, la lira. Ministro degli Esteri era all’epoca Beniamino Andreatta, figura democristiana la cui oscurità è misconosciuta, che nel governo precedente, l’Amato I, aveva ricoperto il ruolo di ministro del Bilancio e della programmazione economica.

 

Un retropensiero sugli alleati democristiani di Soros – o peggio, wannabe alleati – confesso che mi è venuto anche quando ho visto la Bonino invitata a presentare il meeting di CL nel 2013. Forse che il movimento di Don Giussani, che le mani in pasta in diversi paesi (Sud America compreso) le ha, immagini di bussare alla porta di George?

 

A questo punto un ricordo personale: accadde a quel tempo che dovetti andare al Meeting ciellino di Rimini, perché era stato dato appuntamento in una saletta appartata per un ritrovo di un’iniziativa pro-life che finì, come tutte, nel nulla rivoltante contornato da salamelecchi a qualche stronzo politico di passaggio. C’erano due amiche da accompagnare, e allora dissi che sì, sarei andato, ad una condizione: epperò avrei, un po’ stile radicale, lo ammetto, solcato la Woodstock del Ciellistan con al collo la copertina di Tempi (rivista cielloide che non sappiamo se esista ancora) che aveva pensato bene di mettere la Bonino in prima pagina.

 

E quindi eccomi, con una fotocopia della prima del giornale, primissimo piano di Emma, cui forse, nello stile grafico che conoscete bene in Renovatio 21, avevo fatto gli occhi rossi: sì, ero divenuto un sandwich umano antiboninico. In mezzo ai ciellini. Il risultato fu quello atteso: gente che mi guardava imbarazzata, preoccupata, irritata, rassegnata… La dissonanza cognitiva era tanta anche per quanti, col giussanismo, avevano messo il cervello in gestione conto terzi (cit. Mario Palmaro).

 

Tuttavia un avventore, alto e con la pelle ambrata, mi si avvicinò durissimo: «è colpa sua il casino che sta succedendo a casa mia» disse. Era un egiziano cristiano copto, il popolo che colpevolmente – come in Libano, Siria, Iraq – l’Europa post-cristiana ha definitivamente abbandonato. Non ho mai capito cosa volesse dirmi, perché non riuscii a fermarmi a parlarci. Erano gli anni post-primavera araba, cioè rivoluzioni colorate parasorosiane indette dal potere profondo americano, che, apertis verbis, voleva provare a piazzare con Mohammed Morsi un movimento terrorista (i Fratelli Musulmani: il capostipite del jihadismo globale, come ammette perfino il manuale dell’ISIS La gestione della barbarie) a capo di un grande Stato Arabo – manovra che infine è recentemente riuscita, meglio che in Egitto dove l’islamista è stato spodestato dal «laico» al-Sisi, nella Siria del tagliagole ricercato al-Jolani.

 

Sì, la Bonino era conosciuta in Egitto, vi si era trasferita. Non è mai stato chiaro cosa abbia fatto al Cairo la Bonino, ma finì per essere nominata professore all’Università. Più di così non sappiamo.

Aiuta Renovatio 21

Questo per dire che la figura della Bonino è andata molto oltre il tema dell’aborto, dell’eutanasia, delle droghe, etc. E pure oltre l’Italia. Tipo anche, in Vaticano.

 

Sì perché il papato Bergoglio portò la Bonino nel Sacro Palazzo, col pontefice di origini piemontesi che la salutava con un bel «Cerea!» e si complimentava con lei come una «grande figura italiana dimenticata».

 

Chi ha fatto negli anni la battaglia contro l’aborto poteva anche rimanerne sconvolto, ma doveva farci l’abitudine. Il sottoscritto ricorda bene come, all’indomani di una Marcia per la Vita a Roma (tanto per dire quanto servivano…) il papa la ospitò in Vaticano in un’iniziativa a caso che riguardava, eccerto, i bambini. Via con la photo-opportunity, con la tizia che definiva il Vaticano «talebano» a stringere le mani grata, sorridentissima, al romano pontefice.

 

Il favore del vecchio si arricchì di un ulteriore episodio due anni fa, appena dopo la rielezione di Trump: il papa, in carrozzella, va a trovare l’Emma, in carrozzella. La foto, con i due che sorridono pacifici, è scattata sul terrazzo di Casa Bonino.

 

Niente di tutto questo ha tuttavia veramente importanza ora, se dobbiamo pensare ai funerali di Stato: esequie organizzate e finanziate dallo Stato italiano per onorare personalità che hanno ricoperto cariche istituzionali di massimo rilievo o che si sono distinte per meriti eccezionali nei confronti della Nazione.

 

Lo Stato premia la donna che ha avviato e avallato il genocidio di milioni di suoi cittadini. Se la Nazione è tale perché prevede, come dall’etimo latino, la nascita, la Bonino rappresenta la figura più antinazionale possibile.

 

E se pensate che il nazionalismo professato (a parole, mentre lascia che milioni di immigrati ci invadano, a spese del contribuente) dai partiti al potere possa capirlo, non sapete nulla: ricordate l’inchino a Moloch del 2022, la dichiarazione ripetuta, per interposta persona, della Meloni – che viene dall’MSI, partito che si oppose frontalmente all’aborto di Pannella e Bonino – che no, una volta al governo non avrebbe toccato il feticidio di Stato. Come se per prendere le redini dello Stato moderno, si dovesse fare prima questa professione di sudditanza all’autogenocidio, al sacrificio di massa, al Male: l’inchino a Moloch, appunto.

 

Niente di nuovo sotto il Sole: con le leggi abortiste, lo Stato moderno ha rivelato la sua natura intima, cioè la profonda, massiva ostilità assassina verso l’essere umano.

 

È giustissimo quindi che la Bonino entri nel Pantheon dell’Italia moderna. Non scandalizzatevi: è un segnale di chiarezza, di cui dovremmo essere grati.

 

Lo Stato moderno è lo Stato anticristiano. Comprendiamolo, una volte per tutte.

 

Roberto Dal Bosco

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

 

 

 

 

Politica

Caos per l’emendamento sul reintegro dei medici definiti «no-vax». Intervista al dottor Dario Giacomini

Pubblicato

il

Da

La Camera dei Deputati ha approvato il Ddl di riforma delle professioni sanitarie. Al suo interno c’è un emendamento che prevede l’archiviazione dei procedimenti disciplinari a carico dei sanitari che, durante il periodo COVID, contestarono le politiche sanitarie di allora. Sul provvedimento, sulle reazioni politiche e sui prossimi passi abbiamo sentito l’associazione ContiamoCi!, che si è battuta per migliorare il testo dell’emendamento ed è impegnata in una raccolta firme per modificare un altro articolo dello stesso Ddl.   ContiamoCi! è stata ringraziata dall’onorevole Buonguerrieri (FDI), prima firmataria: «oggi, grazie a un emendamento di Fratelli d’Italia a mia prima firma alla riforma delle professioni sanitarie, poniamo fine a un’ingiustizia che si protraeva da troppi anni. I medici e gli operatori sanitari radiati durante la pandemia di COVID, per la sola ‘colpa’ di curare i pazienti in scienza e coscienza rifiutando protocolli che si sono spesso rivelati scientificamente infondati, potranno tornare a esercitare il loro lavoro. Contestualmente, un mio ordine del giorno impegna il governo a reintegrare i professionisti sospesi prevedendo l’archiviazione, da parte degli Ordini o degli organi disciplinari competenti, dei procedimenti ancora aperti a loro carico. Ringrazio per il supporto tutte le associazioni che hanno partecipato alla redazione dei testi presentati, in particolare l’associazione ContiamoCi!, che si batte per la libertà di cura e di scelta».

Sostieni Renovatio 21

L’introduzione dell’emendamento ha suscitato polemiche di vastità imprevista. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, senza dire esattamente di cosa parlasse, ha dichiarato che va contrastato chi «avvelena le opinioni sui vaccini», definendo tali posizioni come «distruttive e sconcertanti».   Gli ha fatto eco Stefania Craxi, figlia dello statista morto esule in Tunisia, che ha promesso «modifiche al Senato» per la legge che reintegrerebbe i medici etichettati come «no-vax», ma che magari, semplicemente, consideravano contrario ai loro studi (e magari al giuramento di Ippocrate) il vaccinare con un siero sperimentale un immunodepresso, una donna incinta o un malato di cancro.   Abbiamo intervistato dottor Dario Giacomini, presidente dell’associazione ContiamoCi!, fondatore del sindacato DI.CO.SI, medico già primario di radiologia.   Dottor Giacomini, cosa è successo ieri alla Camera? Ieri pomeriggio è stato approvato il Ddl, e al suo interno c’era l’emendamento che aveva fatto tanto rumore già a luglio, a firma Buonguerrieri. In commissione era già stato approvato, ieri è stato portato in Aula e votato. Come ContiamoCi! ci eravamo spesi per migliorarne ulteriormente il testo, in modo che tutti i sanitari che sono, o sono stati, oggetto di provvedimenti disciplinari per aver contestato le politiche sanitarie del periodo COVID vedessero archiviate le loro posizioni.   In concreto, cosa significa? Significa che se in quel periodo eri un sanitario, un medico o altro, e avevi contestato in scienza e coscienza terapie promosse con circolari del ministero della Salute ma che non ritenevi idonee all’iter diagnostico e terapeutico di quello specifico paziente, oppure avevi contestato l’obbligo vaccinale o il green pass, e per questo eri sotto procedimento disciplinare da parte dell’Ordine, quelle posizioni vengono archiviate. È un grandissimo successo e sta creando un gran putiferio, già da ieri sera e da stamattina. Cosa ha detto il presidente della Repubblica? Non è entrato direttamente nella questione, ma guarda caso proprio questa mattina, in occasione di un evento al Quirinale ha affermato, come riportato da Repubblica e dai telegiornali nazionali, che anche la vaccinazione è un presidio fondamentale e che ci sono canali di informazione che stanno inquinando la percezione di queste terapie nella popolazione. In sostanza ha detto che chi fa questo non rende un servizio alla scienza, ma compie un’operazione pericolosa.   Voi come rispondete? Lo contestiamo, e oggi ho fatto un video proprio su questo. Non stiamo discutendo la validità di un farmaco o di una terapia in sé, ma l’applicazione pratica che ne è stata fatta in quegli anni. Sono state tolte ai cittadini la libertà di scelta, sancita dalla Costituzione che il presidente dovrebbe conoscere molto bene, e al medico la libertà di operare secondo scienza e coscienza e secondo il giuramento di Ippocrate. Erano violati dei capisaldi per noi sacri, e continuiamo a contestare anche queste affermazioni.   Come legge tutto questo? La narrazione sul COVID, nonostante la commissione parlamentare d’inchiesta, deve restare monolitica e non può essere messa in discussione. Allora sorgono delle domande: si vuole davvero difendere la salute dei cittadini, o si vogliono difendere apparati e poteri che su quell’impalcatura hanno costruito la loro realtà e la loro storia?   C’è un legame con quanto accaduto in commissione COVID? Sì, c’è una continuità con quello che è successo in commissione due giorni fa, quando è stato audito Speranza. È stata una lunga audizione, che mi sono ascoltato. Speranza ha aperto la sua relazione rivendicando che tutta la gestione COVID è stata, lo ha detto lui, una gestione politica di due governi, il Conte 2 e il Draghi, con maggioranze anche diverse. Per me questo fa tutta la differenza del mondo, perché è quello che dicevamo da sempre: non era una questione sanitaria, ma una scelta di indirizzo politico, a nostro parere di un totalitarismo sanitario. Sentirlo dall’ex ministro della Salute è una certificazione.   Con quali conseguenze? Se erano scelte politiche, a fronte delle quali si è deciso di chiudere le scuole, fare i lockdown, danneggiare l’economia dei cittadini, imporre obblighi vaccinali, espellere dal lavoro prima i sanitari e poi altre professioni, espellere gli over 50, introdurre un lasciapassare basato sulla vaccinazione, allora cambia l’ambito. Chi ha subito quelle imposizioni è stato perseguitato politicamente – è divenuto un perseguitato politico. In quel caso non basta una commissione d’inchiesta parlamentare: forse serviranno altri tribunali, altre sedi. Se in una democrazia c’è una persecuzione politica, c’è qualcosa di diverso: siamo in uno Stato, se non dittatoriale, quantomeno totalitario.   Come si stanno muovendo le forze politiche? Di sicuro c’è stata una levata di scudi di tutto il centrosinistra: da Calenda al PD, molti hanno subito stigmatizzato il centrodestra.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Vi accusano di essere «no-vax» e di cercarne i voti. Ribadiamo che questa etichetta ci va stretta e non è corretta. Qui non si parla di «sì-vax» o «no-vax», ma di libertà di scelta e di giuramento di Ippocrate, se restiamo nella cornice della professione medica. E se parliamo di cittadini, parliamo di persone che hanno voluto difendere l’articolo 32 della Costituzione, il diritto a decidere sul proprio corpo, voluto da Aldo Moro, un democristiano che non era né «sì-vax» né «no-vax». Le stesse parole di Speranza confermano che non eravamo perseguitati in nome della scienza, ma per un’ideologia di fondo. Cosa ci fosse dietro, si potrebbe fare molta dietrologia, ma la realtà dei fatti è questa.   E gli ordini dei medici? Si sono subito allarmati, mostrandosi dispiaciuti e costernati per quanto sta avvenendo alla Camera. Ho letto anche una dichiarazione della senatrice Craxi, che avrebbe detto che al Senato si cercherà di affossare questo articolo. Si stanno muovendo perché, seppur piccolo, è un primo schiaffo a una narrazione: per la prima volta in un Parlamento italiano si ottiene un passo avanti, e a mio avviso molto più significativo della cancellazione delle multe agli over 50.   Perché è così importante? Perché la campagna vaccinale e il DL 44 che ne è seguito servivano innanzitutto a piegare la volontà dei sanitari e dei medici e ad asservirli alle necessità dei governi allora in carica. Per convincere i cittadini a sottostare all’obbligo vaccinale e al green pass bisognava prima spezzare ogni resistenza della classe medica, perché i cittadini si fidavano ancora dei medici. Se molti medici si fossero mostrati scettici, l’operazione non sarebbe mai partita come volevano. Ancora oggi si cerca di mantenere quel perimetro e di impedire che si formi una crepa.   E adesso cosa succederà? Lo vedremo nei prossimi giorni. Da quello che percepisco dai messaggi che ricevo, ci sono pressioni fortissime, come ce n’erano state perché la commissione d’inchiesta non si avviasse o per modificarne parametri e perimetri, perché certi argomenti non dovevano essere trattati. Figuriamoci ora che non si tratta più di audizioni e testimonianze, ma che si comincia a parlare di leggi dello Stato. È un salto di qualità importante e le risposte saranno altrettanto forti: ci sarà un bel braccio di ferro, e la differenza possiamo farla noi.   Cosa chiede ai cittadini? Dalle pagine di Renovatio 21 sollecito tutti i cittadini sensibili a questi temi, che in un modo o nell’altro hanno subito i ricatti di quegli anni, a fare da cassa di risonanza. Al di là di ciò che raccontano i telegiornali e certi siti, il popolo italiano vuole superare quella fase e ristabilire la verità su quel periodo storico. Una forza parlamentare, per quanto rappresentativa di una parte della popolazione, può essere schiacciata dalla potenza mediatica della controparte: il centrosinistra, lo sappiamo, controlla i grandi gruppi editoriali italiani. La risposta deve partire dal basso.   Per quanto riguarda il sindacato DI.CO.SI., cosa avete in programma? Nel nome dei diritti costituzionali continueremo a batterci perché ai lavoratori siano riconosciuti i danni subiti in quegli anni. I danni morali, psicologici, le pressioni, le persecuzioni non potranno mai essere ripagati. Però il riconoscimento degli emolumenti non percepiti e dei contributi previdenziali non versati è una battaglia che portiamo avanti, e speriamo che questa piccola crepa si allarghi fino a comprenderla.   State raccogliendo firme per modificare un altro articolo dello stesso Ddl. Sì, quello che consente a sanitari stranieri di lavorare in Italia in deroga, con titoli di studio non equiparati a quelli italiani e senza un’adeguata conoscenza della lingua. Con la scusa, ancora una volta, di un’emergenza, in questo caso la carenza di personale, rischiamo di aprire le porte a moltissimi operatori di cui non conosciamo la preparazione né le competenze sanitarie e linguistiche. Si parla di migliaia di infermieri provenienti dall’India e, da notizie che arrivano, pare ci sia un giro importante di lauree infermieristiche vendute in quel Paese.   Rischiamo di ritrovarci con persone che formalmente hanno un titolo, ma le cui competenze non sono verificate, e le verificheremmo sulla pelle dei cittadini. Abbiamo chiesto che le competenze linguistiche siano accertate in modo puntuale, non solo per il dialogo normale ma anche per quello professionale, cioè sulla materia sanitaria.   Quindi l’emergenza COVID ha generato altri casi di questo tipo? Sì, ancora una volta. L’assetto emergenziale creato con il COVID si ripete ora con i sanitari stranieri e si ripeterà in altri casi. È diventato un modus operandi: la democrazia delle emergenze. Ma in emergenza la democrazia non c’è più, perché bisogna decidere in fretta. Ai tempi dei Romani si sospendeva la democrazia, si nominava un console e ci si affidava completamente a lui, l’unico che poteva portarci fuori dalle secche. Oggi lo stiamo facendo sulla pelle e sulla salute dei cittadini italiani, e chissà quante altre emergenze si potranno sviluppare. Per questo siamo nelle piazze di tutta Italia, e anche online, a raccogliere firme per spingere governo e forze parlamentari a modificare questo articolo. Nello stesso Ddl si parla anche di approccio «One Health». Sì, si ribadisce l’importanza di quell’approccio: cambiano i ministri, ma il concetto resta. Speranza è in commissione d’inchiesta per essere audito e gli si punta il dito contro, ma intanto le manine nei ministeri continuano a portare avanti i concetti che lui ha introdotto. È l’apoteosi delle emergenze che diventano paradigma di gestione della cosa pubblica e della vita dei cittadini.   Quali rischi vede? Quando si dice che la salute umana è strettamente collegata a quella ambientale e animale, significa che qualsiasi emergenza può essere proclamata in qualsiasi momento per la salvezza dell’ambiente. Allora ci puoi mettere tutto il green, le guerre, qualsiasi cosa: ogni abitudine umana può essere potenzialmente dannosa per l’ambiente, e in nome della nuova sacralità dell’ambiente, di questo ambientalismo ideologico, in realtà fortemente finanziato e gestito dal capitalismo globalista, potremmo ritrovarci in galera. Ed è gravissimo.   È un percorso nuovo? No, ci sono gli antefatti: la modifica dell’articolo costituzionale sul paesaggio e sulla tutela dell’ambiente per le generazioni future. Ormai c’è un aspetto costituzionale in tutto questo, il che dimostra che la cosa è stata apparecchiata negli anni precedenti al COVID. Queste questioni sono solo il punto di arrivo di un percorso lungo.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine della Presidenza della Repubblica Italiana via Wikimedia; fonte Quirinale.it; immagine modificata
 
Continua a leggere

Politica

Flavio Bolsonaro fugge dalla persecuzione immediata di Lula e atterra a Miami

Pubblicato

il

Da

Dopo ore di confusione, il candidato presidente Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Messias Bolsonaro, è atterrato a Miami, Stati Uniti, dopo che sotto il  presidente in carica Lula, che avrebbe vinto il ballottaggio di questa domenica, era partita quella che è sembrata una persecuzione politica immediata.

 

«Sono io il presidente eletto e i criminali che hanno rubato le elezioni in Brasile fanno parte di un’organizzazione criminale che ha instaurato una tirannia» ha scritto in un messaggio. In una nota successiva si è invece definito «leader». «Dirò ciò che voi, laggiù, non potete dire, e mi assumerò i rischi che voi non potete correre» ha dichiarato, promuovendosi a guida dell’opposizione brasiliana dall’esilio statunitense. «Nei prossimi giorni mi rivolgerò regolarmente al popolo brasiliano e presenteremo una strategia per mobilitare l’opposizione».

 


 

Lunedì, Bolsonaro jr. ha abbandonato l’idea di chiedere l’annullamento delle elezioni e ha affermato che la polizia federale aveva sequestrato il passaporto , impedendogli di lasciare il Brasile. Secondo quanto riporta la stampa internazionale, la fuga sarebbe avvenuta grazie all’aiuto di Milei e ad un passaporto italiano. I Bolsonaro sono infatti originari di Anguillara Veneta, provincia di Padova (il ramo materno è invece di origini lucchesi).

 


Bolsonaro, va ricordato, è indagato dalla Corte Suprema del Brasile per reati di corruzione, riciclaggio di denaro ed evasione fiscale in due distinti casi. Uno riguarda una società di scommesse sportive che sarebbe servita a riciclare detrazioni fraudolente dalle pensioni statali, l’altro un’erogazione di milioni di dollari da parte di un banchiere caduto in disgrazia. La Corte aveva ordinato a Bolsonaro di consegnare il passaporto ordinario e quello diplomatico.

 

Martedì sono emerse notizie secondo cui Bolsonaro avrebbe attraversato l’Argentina per raggiungere gli Stati Uniti, sebbene le autorità argentine abbiano negato il suo ingresso nel Paese. Nella tarda serata di martedì, il quotidiano brasiliano O Globo aveva riportato il suo arrivo a Miami, mentre varie immagini dell’aereo riempivano i social media.

 

L’autorità argentina per l’immigrazione ha dichiarato che Flavio Bolsonaro, sua moglie Fernanda Antunes Figueira Bolsonaro e le figlie Carolina e Luiza hanno varcato il confine nella notte di martedì. Sono entrati attraverso il Ponte internazionale Tancredo Neves, uno dei principali varchi di frontiera che collega il Brasile alla provincia argentina di Misiones. «Coloro che hanno effettuato l’ingresso erano in possesso di documenti di viaggio validi e non hanno incontrato alcun impedimento legale», ha dichiarato l’autorità, precisando che dopo aver superato i controlli di immigrazione i quattro sono saliti a bordo di un volo privato operato dalla compagnia aerea Baires Fly S.A. e diretto in Ecuador.

 

Il presidente statunitense Donaldo Trump ha dichiarato mercoledì mattina che avrebbe approvato un viaggio di Bolsonaro negli Stati Uniti, pur credendo che il senatore si trovasse in Argentina. Trump ha denunciato presunti brogli nelle elezioni di ballottaggio in Brasile. «Bolsonaro e la sua famiglia hanno subito un trattamento molto ingiusto», ha detto parlando con i giornalisti in Alaska. Tuttavia, ha pure dichiarato: «non intendo commentare la questione. Non voglio essere coinvolto».

 

Come riportato da Renovatio 21, poche ore fa Trump aveva detto ai giornalisti che le elezioni in Brasile potrebbero essere state truccate.

 

ZeroHedge fa notare che il partito di Bolsonaro domina anche il Senato, e la mossa di Lula di attaccare il suo avversario subito dopo le elezioni suggerisce che la crisi politica è tutt’altro che finita, ma è solo all’inizio.

Anche il padre di Flavio, l’ex presidente Jair Bolsonaro, era fuggito in Florida dopo aver perso le presidenziali del 2022 contro Lula, salvo poi tornare tre mesi dopo. L’8 gennaio 2023, una settimana dopo l’insediamento di Lula, migliaia di suoi sostenitori devastarono la Corte suprema, il palazzo presidenziale e il Congresso nazionale nella capitale federale.

 

I giudici avevano dimostrato che l’ex presidente era a conoscenza di un piano per assassinare il presidente eletto Lula, il vicepresidente Geraldo Alckmin e il giudice della Corte suprema Alexandre de Moraes, considerato acerrimo nemico dei Bolsonaro.

 

Condannato a 27 anni e tre mesi di carcere dalla Corte Suprema brasiliana per il presunto tentativo di colpo di Stato del 2022, Jair Bolsonaro è attualmente agli arresti domiciliari.

 

Dopo essere entrato inizialmente in prigione e aver manifestato problemi di salute (tra cui un ricovero per broncopolmonit), nel marzo 2026 un giudice della Corte Suprema ha concesso all’ex presidente la misura degli arresti domiciliari umanitari.

 

Bolsonaro senior è stato incriminato, inoltre, per falsificazione vaccinale e perfino per molestie ad una balena (!). A giugno l’altro suo figlio, l’ex deputato Eduardo Bolsonaro, è stato condannato sempre dalla Corte Suprema di Brasilia a quattro anni di carcere per aver esercitato pressioni su autorità straniere – ovvero il governo degli Stati Uniti – al fine di ottenere sanzioni contro le istituzioni brasiliane, in particolare la magistratura e alcuni esponenti della Procura Generale. Il dipartimento di Stato USA aveva «blacklistato» l’onnipotente giudice De Moraes, che aveva  bloccato un provvedimento che avrebbe ridotto drasticamente la pena detentiva dell’ex presidente

 

A luglio 2025 il presidente statunitense Donald Trump – che durante il suo primo mandato aveva coltivato stretti legami con Bolsonaro – aveva definito la persecuzione dell’ex alleato da parte del governo Lula una «caccia alle streghe», imponendo dazi del 50% su alcuni prodotti brasiliani. Tuttavia, all’inizio di questo mese Washington ha iniziato a mitigare alcune di quelle tariffe.

 

La scorsa estate la Corte federale suprema del Brasile aveva ampliato le restrizioni nei confronti dell’ex presidente Jair Bolsonaro, arrivando a vietare ora la diffusione delle sue interviste sulle piattaforme dei social media. Gli USA erano scesi ora in campo direttamente contro De Moraes, revocandogli la settimana scorsa il visto per il Paese, una mossa inaspettata ed inedita da parte della segreteria di Stato USA guidata da Marco Rubio.

 

Come riportato da Renovatio 21, il giudice supremo De Moraes è da sempre considerato acerrimo nemico dell’ex presidente Jair Bolsonaro, che lo ha accusato di ingerenze in manifestazioni oceaniche plurime. Ad alcuni sostenitori di Bolsonaro, va ricordato, sono stati congelati i conti bancari, mentre ad altri è stata imposta una vera e propria «rieducazione».

 

Elon Musk due anni fa ha dichiarato che il vero potere in Brasile è nelle mani di De Moraes, definito tiranno travestito da giudice, mentre il presidente Lula è solo il suo cane da salotto. «Alexandre de Moraes è un dittatore malvagio che fa cosplay come giudice» aveva detto apertis verbis il Musk.

 

Come riportato da Renovatio 21, 213 città che avevano votato per Bolsonaro al primo turno hanno scelto Lula al secondo. Dato interessante davvero.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube

 

Continua a leggere

Politica

I manifestanti prendono d’assalto la stazione televisiva filo-Vucic a Belgrado

Pubblicato

il

Da

I sostenitori dell’opposizione studentesca serba hanno assaltato gli uffici di Belgrado di Informer, emittente televisiva vicina all’ex presidente Aleksandar Vučić, dopo che i festeggiamenti per la vittoria elettorale sono degenerati in violenza. Vucic ha definito l’episodio un attacco alla libertà di stampa e ha accusato l’UE di chiudere un occhio.   L’incidente si è verificato il giorno successivo alla sconfitta della coalizione Serbia Unita di Vucic da parte del movimento Lista Studentesca nelle elezioni parlamentari anticipate, che ha posto fine a 14 anni di governo del Partito Progressista Serbo e dei suoi alleati.   Secondo Informer, i manifestanti hanno rotto le finestre e forzato l’ingresso, danneggiando gli uffici e minacciando i giornalisti. Il personale si sarebbe rifugiato nei bagni e nel seminterrato fino all’arrivo della polizia, che ha evacuato i dipendenti.   Il caporedattore Dragan J. Vucivecic ha riferito che gli aggressori hanno distrutto telecamere, computer e altre attrezzature per un valore di decine di migliaia di euro. Alcuni avrebbero chiesto di accedere alla sala di controllo per scollegare i cavi.   Secondo Vucivecic, i manifestanti si sono offerti di ritirarsi a condizione che Informer interrompesse le trasmissioni. Lui ha rifiutato e ha annunciato di voler tornare in studio per riprendere la programmazione con le attrezzature ancora funzionanti.   Vučić ha condannato l’episodio come «violenza senza precedenti» e «violenza mostruosa», accusando l’UE e le associazioni dei giornalisti di aver taciuto.   «Un attacco alla libertà di espressione, alla libertà di parola, alla libertà di stampa», ha dichiarato. «Se lo avessimo fatto a N1 e Nova S, saremmo stati i peggiori delinquenti, dittatori e autocrati», ha aggiunto, riferendosi alle emittenti critiche verso il suo schieramento.   Vučić ha inoltre accusato Ilija Srdanovic, esponente di Student List, di aver rifiutato di accogliere la richiesta del direttore di Informer di invitare la folla ad andarsene. Srdanović ha poi lanciato un appello alla calma, invitando i sostenitori a non ricorrere alla violenza.   Secondo i risultati preliminari annunciati lunedì sera dalla commissione elettorale serba, la Lista degli Studenti ha ottenuto il 52,71% dei voti e 140 seggi. Vučić ha ammesso la sconfitta e ha promesso di continuare la lotta politica dall’opposizione.   Durante i festeggiamenti della notte delle elezioni, la folla ha anche smantellato un accampamento di tende pro-Vucic, presente da tempo vicino al parlamento, e secondo alcune fonti tende e veicoli sono stati incendiati.   Il movimento studentesco è nato da quasi due anni di proteste seguite al crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad nel novembre 2024, che causò la morte di 16 persone e scatenò accuse di corruzione e carenze nella supervisione della sicurezza. Vucic si è dimesso dalla presidenza a settembre per candidarsi alle elezioni parlamentari.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da Twitter
 
Continua a leggere

Più popolari