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Quali sono le priorità di Bergoglio?

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Il 21 maggio 2024, sul canale televisivo americano CBS, Papa Francesco è stato intervistato da Norah O’Donnell. Le sue risposte non hanno mancato di suscitare la reazione di Giuseppe Nardi sul sito katholisches.info.

 

«Francesco, pare ovvio, non vuole scontrarsi con lo spirito dei tempi. Attacca ancora di più i “cattolici conservatori” [riguardo all’accoglienza degli omosessuali favorita dalla Fiducia supplicans, ndr] Il suo linguaggio, morbido come la seta, diventa improvvisamente durissimo», spiega il vaticanista.

 

Ecco alcune di quelle risposte molto «politicamente corrette». Sulla guerra in Ucraina, il Papa esclama: «per favore, paesi in guerra, tutti quanti, fermatevi. Fermate la guerra. Dovete trovare un modo per negoziare la pace. Impegnatevi per la pace».

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Sul conflitto in Medio Oriente, afferma: «ogni ideologia è cattiva, e l’antisemitismo è un’ideologia, ed è cattivo. Ogni anti è sempre cattivo. Puoi criticare un governo o un altro, il governo di Israele, il governo palestinese. Puoi criticare tutto quello che vuoi, ma non essere anti un popolo. Né anti-palestinese né antisemita. No».

 

Sui migranti: «la migrazione è qualcosa che fa crescere un paese. Dicono che voi irlandesi [Norah O’Donnell è di origine irlandese] siete emigrati e avete portato il whisky, e che gli italiani sono emigrati e hanno portato la mafia… (ride) È uno scherzo. Non prendetela male. Ma i migranti a volte soffrono molto. Soffrono molto. […] Il migrante deve essere accolto».

 

«Dopodiché vedi come lo tratterai. Forse dovrai rimandarlo indietro, non lo so, ma ogni caso dovrebbe essere considerato umanamente. […] La gente se ne lava le mani! Ci sono così tanti Ponzio Pilato in libertà là fuori… che vedono cosa sta succedendo, le guerre, l’ingiustizia, i crimini… “Va bene, va bene” e se ne lavano le mani».

 

«È indifferenza. Questo è ciò che accade quando il cuore si indurisce… e diventa indifferente. Per favore, dobbiamo far sì che i nostri cuori tornino a sentire. Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a tali drammi umani. La globalizzazione dell’indifferenza è una malattia molto brutta. Molto brutta».

 

Quanto all’accoglienza degli omosessuali, il papa torna alla Fiducia supplicans , che autorizza la benedizione delle coppie dello stesso sesso, e ci tiene a precisare: «mo, quello che ho permesso non è stato benedire l’unione. […] Non posso. Il Signore ha fatto così. Ma benedire ogni persona, sì. La benedizione è per tutti. Per tutti».

 

«Benedire un’unione di tipo omosessuale, tuttavia, va contro il diritto dato, contro la legge della Chiesa. Ma benedire ogni persona, perché no? La benedizione è per tutti. Qualcuno si è scandalizzato per questo. Ma perché? Tutti! Tutti!»

 

Norah O’Donnell gli ricorda: «Hai detto: “Chi sono io per giudicare?” “L’omosessualità non è un crimine”. Francesco risponde: “No. È un fatto umano». Giuseppe Nardi si indigna: «per Francesco, l’omosessualità è semplicemente “un fatto umano”. Punto».

 

«La risposta a una domanda morale che riguarda la legge naturale e la legge divina, ma soprattutto la salvezza dell’anima dei singoli, viene spazzata via da un luogo comune. Anche l’omicidio è “un fatto umano”. E allora? La domanda che sorge spontanea è la seguente: si può, come Capo della Chiesa, sbagliarsi su questo punto, prendere scorciatoie, eludendo così la sua missione magisteriale?»

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Sull’opposizione dei conservatori , il giornalista nota: «Ci sono vescovi conservatori negli Stati Uniti che si oppongono ai vostri nuovi sforzi di rivisitare insegnamenti e tradizioni. Come affrontate le loro critiche?»

 

Il papa risponde: «Lei ha usato un aggettivo, “conservatore”. Cioè, conservatore è colui che si aggrappa a qualcosa e non vuole vedere oltre. È un atteggiamento suicida. Perché una cosa è tener conto della tradizione, considerare situazioni del passato, un’altra cosa è chiudersi dentro una scatola dogmatica».

 

Anche Giuseppe Nardi reagisce a questo: «sulle scottanti questioni sociopolitiche e morali, importanti per la sinistra woke negli Stati Uniti, Francesco apparentemente dà risposte infantili per un mondo infantile. Sono ridotte e perdono il punto. Francesco vuole promuovere una visione infantilizzata? Un Papa non deve insegnare e anche istruire? Alcune risposte sono così insipide che sembrano essere state buttate lì frettolosamente per ottenere applausi e passare all’argomento successivo».

 

Alla fine, Norah O’Donnell lusinga il Papa: «tante persone – hanno trovato speranza con te, perché sei stato più aperto e accogliente forse di altri precedenti leader della chiesa». Francesco risponde con il suo eterno leitmotiv: «Devi essere aperto a tutto. La Chiesa è così: tutti, tutti, tutti».

 

«”Quel tale è un peccatore…?” Anch’io, sono un peccatore. Tutti! Il Vangelo è per tutti. Se la Chiesa mette un doganiere alla porta, quella non è più la chiesa di Cristo. Tutti». —Tranne i «conservatori», legati alla Tradizione di duemila anni…

 

E il Papa conclude con una breve professione di fede rousseauiana: «questo mi dà molta speranza. Le persone vogliono vivere. Le persone vanno avanti. E le persone sono fondamentalmente buone. Siamo tutti fondamentalmente buoni. Sì, ci sono alcuni furfanti e peccatori, ma il cuore stesso è buono». —La natura umana non è più ferita dal peccato originale? È il Vicario di Cristo che parla o il Vicario savoiardo di Jean-Jacques Rousseau?

 

È vero che in questa intervista Francesco ha fatto sapere che non ci saranno diaconesse nella Chiesa, chiarendo però: non «con l’Ordine sacro», aggiungendo che «le donne hanno sempre avuto funzioni di diaconesse senza essere diaconesse, no? Le donne offrono un grande servizio come donne, non come ministre […] all’interno dell’ordine sacro».

 

Come analizzato da FSSPX.Actualités il 23 maggio: «Le donne non riceveranno il sacramento dell’ordine, ma saranno “istituite” e “benedette”. Avranno un ufficio o ministero, come sono diventati oggi il lettorato e l’ufficio di accolito, o il più recente, il catechista».

 

«Allora basterà dare loro l’opportunità di tenere l’omelia durante la messa, di battezzare solennemente, persino di assistere il sacerdote all’altare come un diacono, e la diaconessa avrà tutti i poteri di un diacono… senza l’ordinazione. La confusione sarà allora al culmine. Per la maggior parte delle persone, e persino per i cattolici, apparterranno davvero al sacramento dell’ordine».

 

La settimana prima dell’intervista alla CBS, a un simposio sui cambiamenti climatici tenutosi il 16 maggio sul tema: «Dalla crisi climatica alla resilienza climatica», il Papa si è comportato come se fosse un esperto scientifico del clima. È un esperto molto discutibile, secondo Phil Lawler , che si lamenta sul sito catholicculture.org che Francesco sembra dimentico della sua missione, che è quella di evangelizzare le nazioni e non di predire il futuro climatico del pianeta.

 

Il giornalista americano ha scritto: «c’era un tempo […] in cui ci si aspettava che il Romano Pontefice si concentrasse su questioni spirituali piuttosto che climatologiche. Ma quel tempo è ormai passato da tempo, e nessuno si sorprende oggi quando papa Francesco parla a lungo senza toccare alcun tema distintamente cristiano, tranne forse quando dice che la distruzione dell’ambiente è “un’offesa a Dio”».

 

Ma ha subito chiarito: «nel suo discorso del 16 maggio il papa ha detto che la distruzione dell’ambiente è causata dall’attività umana, che a sua volta è motivata dall’avidità. […] Tuttavia, l’essenziale del suo discorso poggia su una serie di ipotesi, nessuna delle quali è tratta dal Vangelo».

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«Il Papa ha assunto: che una recente tendenza verso temperature globali più elevate è destinata a continuare e anzi ad accelerare, con conseguenze disastrose, in assenza di nuove politiche pubbliche, perché… il riscaldamento della Terra è dovuto a un rapido accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera, e tale accumulo è causato dall’attività umana, in particolare dal consumo di combustibili fossili».

 

Ma Phil Lawler ricorda: «ognuno di questi presupposti è contestato da almeno alcuni scienziati di spicco. […] E Papa Francesco non ha autorità per dirimere i dibattiti scientifici. Allora perché il successore di San Pietro parla con tanta sicurezza di queste questioni?»

 

«Beh, per prima cosa, Papa Francesco non ha alcun interesse ad ascoltare opinioni contrarie. Ha liquidato lo scetticismo sull’ideologia del cambiamento climatico come “sciocco”. Per un altro motivo, si stava rivolgendo a un pubblico di leader politici e scienziati del clima, più politici che scienziati, che condividevano le sue ipotesi».

 

«Nessuno degli scienziati che hanno sollevato seri dubbi sui modelli di cambiamento climatico verrà ascoltato alla conferenza vaticana di questa settimana. In breve, il Papa e le agenzie vaticane sotto la sua direzione hanno preso posizione nel dibattito sul cambiamento climatico. Quell’approccio di parte, a una discussione che non coinvolge direttamente la dottrina cattolica, è imprudente di per sé».

 

E avverte: «ma il discorso del Papa del 16 maggio va oltre, nella misura in cui si è tuffato a capofitto nei dettagli della discussione scientifica. Papa Francesco non si è limitato a insistere affinché i leader politici invertissero il processo del cambiamento climatico, limitando l’uso di combustibili fossili. Ha suggerito metodi per rimuovere l’anidride carbonica dall’atmosfera».

 

«Il servizio di Vatican News ha riferito: “ha menzionato in particolare il bacino amazzonico e il Congo, le torbiere, le mangrovie, gli oceani, le barriere coralline, i terreni agricoli e le calotte glaciali”. Quindi ora il successore di San Pietro sta emanando direttive per i lavori sulle torbiere e sulle barriere coralline, nel bacino amazzonico e nel Congo».

 

«Non lavoro missionario, intendiamoci, ma politica pubblica. […] per conformarsi alle proposte tratte dai modelli degli ‘esperti’ del clima. […] Ha detto al suo pubblico di leader politici che la pensavano come lui che “stiamo lavorando per una cultura della vita o per una cultura della morte”».

«I termini “cultura della vita” e “cultura della morte” sono stati resi popolari da Papa Giovanni Paolo II. Ma quando quel santo Pontefice ha introdotto quei termini, non stava parlando del cambiamento climatico; stava denunciando un approccio alla politica pubblica che promuoveva l’aborto e l’eutanasia, l’omosessualità e la contraccezione e il divorzio. E il 16 maggio 2024, papa Francesco stava parlando a un pubblico dominato da politici che promuovono esattamente quelle politiche».

 

Phil Lawler si rammarica che, «data l’opportunità di parlare a politici che normalmente ignorano il messaggio del Vangelo, data la possibilità di sfidare gli oppositori della moralità cristiana, il Papa abbia scelto di presentarsi come un esperto di politiche pubbliche, un campione dei modelli degli scienziati».

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

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Rubate le reliquie di San Martino di Tours da una chiesa

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Dei ladri hanno rubato delle reliquie di San Martino di Tours da una chiesa cattolica in Germania. Lo riporta LifeSite.   La chiesa cattolica di San Martino a Neuss-Holzheim, nella Renania Settentrionale-Vestfalia, è stata presa di mira dai ladri.   Secondo la stampa locale, ignoti si sono introdotti nella chiesa attraverso un ingresso laterale nella notte tra il 30 e il 31 luglio. Una volta all’interno, avrebbero infranto una piccola vetrata davanti all’altare e rubato le reliquie di San Martino, il santo patrono della chiesa, che erano custodite dietro di esso. È stato rubato anche un messale; tuttavia, secondo Volker Esser, vicepresidente del consiglio parrocchiale, è stato ritrovato poco dopo, a poche strade di distanza, sotto un’auto.   Il furto non è stato il primo furto con scasso nella chiesa. Secondo il quotidiano tedesco Westdeutsche Zeitung, già nel gennaio 2023, dei malviventi, tuttora ignoti, si erano introdotti nella sacrestia, lasciando dietro di sé una «scena di devastazione». «Alcune porte presentavano grossi fori, schegge di legno erano sparse sul pavimento e su altre erano visibili segni di effrazione», riporta il giornale zonale.   All’epoca, i responsabili avevano preso di mira numerosi oggetti sacri. Circa sei mesi dopo quel furto, alcuni degli oggetti rubati ricomparvero in circostanze misteriose: i residenti scoprirono un ostensorio e diversi calici sul tetto di un garage.

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Secondo quanto emerso, i responsabili sarebbero rimasti feriti durante l’ultimo furto con scasso, come dimostrano le evidenti macchie di sangue rinvenute sull’altare. Sebbene i danni materiali causati dall’effrazione non siano stati particolarmente ingenti, «il valore affettivo lo è certamente», ha affermato il parroco Andreas Süß, esprimendo il suo sgomento per il crimine al quotidiano Westdeutsche Zeitung: «Per noi, come parrocchia, è inimmaginabile come qualcuno possa introdursi in una chiesa. Sembra esserci una totale mancanza di rispetto per la casa di Dio».   Süß ha annunciato che avrebbe benedetto l’altare. Ha anche affermato che si valuteranno al più presto le opzioni per ulteriori misure di sicurezza.   In Europa si è registrato un aumento degli attacchi alle chiese negli ultimi anni, tra cui furti con scasso, atti vandalici e incendi dolosi. Secondo l’ultimo rapporto dell’OIDAC Europe, la Germania ha registrato il numero più alto di incendi dolosi documentati contro edifici religiosi, con 33 casi nel 2024.   Vi è stato un tempo di fede in cui il furto di reliquie aveva un valore quasi politico, e non economico.  Nel Medioevo vi era la cosiddetta translatio sanctitatis: trafugare i resti di un santo legittimava il potere di una città. La furtiva translatio era spesso autorizzato da storiografie agiografiche che giustificavano il possesso dei resti corporei come un volere divino. l caso più celebre è il trafugamento delle spoglie di San Marco sottratte da Alessandria d’Egitto nel IX secolo per accrescere il prestigio della Repubblica.   A quel tempo si credeva che i resti possedessero virtù taumaturgiche e potessero proteggere intere comunità da carestie e guerre.   Oggi invece, con il collasso totale della fede, il furto di reliquie ha mere ragioni criminali: esse vengono rubate con scasso immesse nel mercato nero, o usate per chiedere riscatti.   È celebre il caso dell’ottobre 1991, in cui un trio di uomini armati  legati alla Mala del Brenta (l’unica, evanescente micromafia veneta) di Felice Maniero fece irruzione nella Basilica e trafugò la lingua di Sant’Antonio a Padova, reliquia veneratissima, fa scopo ricattatorio: l’intento era costringere lo Stato a liberare alcuni criminali detenuti e revocare sorveglianze speciali. Il furto della lingua di Sant’Antonio, in realtà, non è mai avvenuto, poiché i ladri scardinò e sottrassero per errore la reliquia del Mento. Dopo trattative e misteri, la reliquia del mento fu recuperata nei mesi successivi nelle campagne di Fiumicino, vicino a Roma. Il fatto ispirò anche un film di Carlo Mazzacurati La lingua del santo (2000).

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Nel 2017 il furto del cervello di Don Bosco a Castelnuovo Don Bosco ha scosso il mondo cattolico. L’ampolla contenente le cervella del santo venne sottratta dal retro della parete absidale della Basilica Inferiore del Colle Don Bosco, in provincia di Asti, proprio nel luogo natale del fondatore della congregazione salesiana. L’autore del furto era un pregiudicato di 42 anni di Pinerolo che aveva agito senza complici. Aveva preso di mira il reliquiario unicamente perché pensava che la struttura dell’ampolla fosse in oro zecchino e facilmente rivendibile sul mercato nero.   Una volta compreso che l’oggetto non era d’oro e non valeva nulla dal punto di vista materiale, l’uomo cercò di monetizzare il colpo provando a chiedere un riscatto di 50.000 euro ai Salesiani per restituirla. Grazie alle impronte digitali lasciate sul vetro protettivo della teca e al lavoro dei Carabinieri di Villanova d’Asti, supportati dal RIS di Parma, la reliquia venne localizzata. Fu ritrovata intatta il 15 giugno 2017 (13 giorni dopo il colpo), nascosta all’interno di una teiera di rame nella cucina del ladro. : Nel marzo del 2018 l’autore del furto è stato condannato in tribunale a due anni e venti giorni di reclusione.   Ha aspetti decisamente diversi – meno strettamente criminali, e più satanici – il fenomeno del furto delle reliquie.   Come riportato da Renovatio21, all’inizio di maggio dello scorso anno, in Francia, il tabernacolo della chiesa di Notre-Dame, a Livry-Gargan (Seine-Saint-Denis) è stato divelto e ritrovato a pochi metri dall’edificio. Il Santissimo Sacramento non è stato trafugato, a differenza di quanto accaduto nella chiesa Sainte-Trinité a Louvroil (Nord) dove sono scomparse le Ostie consacrate.   Tre mesi fa è emerso il caso di una coppia omosessuale che si sarebbe introdotta in 29 chiese per rubare ostie consacrate.   Un altro episodio sacrilego è avvenuto nella parrocchia di San Michele Arcangelo a Portland, in Oregon, dove è stato invece rubato il tabernacolo.   Anche l’Italia ha i suoi casi: ad aprile 2024  qualcuno è entrato di notte all’interno del Santuario di Ponte delle Pietra, a Perugia. È stato detto che l’effrazione aveva probabilmente l’intento di trafugare oggetti di arte sacra, tuttavia, ha scritto Renovatio 21 all’epoca, è lecito ipotizzare che l’obiettivo principale dei malviventi fosse quello di rubare le Ostie consacrate.

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Gender

Vescovo afferma che «l’omosessualità non è un peccato» durante una conferenza a favore dei diritti omotransessuali

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Un vescovo cattolico messicano ha dichiarato, durante un incontro a favore dei diritti LGBT, che l’omosessualità «non è un peccato» e ha affermato che «senza la comunità LGBT, la Chiesa non è completa». Lo riporta LifeSite.

 

Dal 30 luglio al 2 agosto a Torreon, in Messico, si è svolto il quarto incontro nazionale della Red Catolica Arcoiris Mexico, un raduno di quasi 100 rappresentanti di gruppi locali a favore della comunità LGBT. La messa di apertura è stata celebrata nella cattedrale locale, presieduta dal vescovo Luis Martin Barraza Beltran di Torreon, mentre l’omelia è stata pronunciata dal vescovo Raul Vera Lopez, già vescovo di Saltillo.

 

«La Chiesa ha una seria responsabilità», ha affermato monsignor Vera Lopez durante l’omelia. «L’omosessualità non è un peccato. È una cosa naturale e non una perversione o una malattia umana». Ha inoltre insistito sul fatto che i cattolici che si identificano come LGBT «hanno il diritto» di partecipare pienamente alla vita ecclesiale e di «esercitare una guida della fede tra noi», concludendo: «Senza la comunità LGBT, la Chiesa non è completa».

 

Il vescovo ha inoltre esortato le comunità cattoliche ad accogliere senza esclusione le persone che si identificano come LGBT, sostenendo che la loro partecipazione non dovrebbe essere vista semplicemente come un atto di buona volontà, ma come un obbligo morale. Ha ribadito che l’orientamento sessuale è un aspetto intrinseco della persona umana e ha respinto l’idea che debba essere considerato una scelta volontaria o una condizione moralmente riprovevole.

 

Monsignor Vera López ha inoltre incoraggiato Red Catolica Arcoiris Meéxico a continuare a rafforzare il proprio lavoro come comunità di fede composta da persone che si identificano come LGBT e dai loro sostenitori, affermando che la testimonianza del gruppo dovrebbe contribuire a quella che ha definito una Chiesa più aperta e una società caratterizzata da rispetto, unità e inclusione.

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Le dichiarazioni del vescovo hanno suscitato polemiche in Messico. Dopo le critiche, monsignor Vera Lopez ha pubblicato una dichiarazione sul suo account Facebook ringraziando coloro che gli hanno espresso sostegno, ma deplorando quelle che ha definito critiche e calunnie dirette contro di lui perché si considera «fratello, pastore e amico» di coloro che si identificano come LGBT.

 

«Coloro che spesso condannano una persona per le sue inclinazioni sessuali sono persone che hanno bisogno non solo di educazione e aggiornamento, poiché sono rimaste ancorate alla tradizione del II secolo, ma anche di un cuore nuovo, come scrive il profeta Ezechiele», ha scritto monsignor Vera Lopez nel suo post su Facebook dopo aver ribadito la sua tesi centrale secondo cui «l’omosessualità non è un peccato».

 

All’incontro, a sostegno dei diritti LGBT, hanno partecipato delegati provenienti da diverse regioni del Messico. Le attività hanno incluso workshop, riunioni, l’elezione di una nuova dirigenza nazionale per l’organizzazione e un discorso di apertura tenuto dal padre gesuita James Martin tramite Zoom.

 

Il vescovo Vera Lopez è da tempo impegnato in iniziative a favore delle comunità LGBT all’interno della Chiesa cattolica messicana. Nel 2014 ha battezzato una bambina di 16 mesi cresciuta da una coppia di lesbiche. L’evento ha suscitato scalpore a causa del sostegno di lunga data del vescovo alle cause LGBT, inclusa la sua precedente affiliazione a un gruppo che promuoveva lo stile di vita omosessuale.

 

Inoltre, nel 2011, il Vera Lopezzo era a capo di due organizzazioni per i «diritti umani» che hanno firmato numerosi documenti a favore della depenalizzazione dell’aborto. Sebbene il vescovo abbia negato di essere «a favore dell’aborto», le sue organizzazioni hanno appoggiato dichiarazioni a sostegno dell’accesso all’aborto e contrarie agli emendamenti costituzionali pro-vita.

 

Come riportato da Renovaito 21, nel 2025, la «pastora» anglicana lesbica Emilie Teresa Smith, unita in matrimonio con una persona dello stesso sesso, ha partecipato a una messa a Saltillo, in Messico, insieme al monsignor Vera Lopez, apparentemente «concelebrando» sussurrando le parole della consacrazione, elevando il calice, leggendo il Vangelo, pronunciando un’omelia e ricevendo in seguito l’Eucaristia – molte delle quali sono vietate dal diritto canonico cattolico ai non cattolici e ai laici. Il vescovo ha difeso la sua presenza, presentandola come un atto di ecumenismo e inclusione.

 

 

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La preghiera della Marcia per la Vita di Tokyo 2026

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Si è svolta, come ogni anno la Marcia per la Vita di Tokyo. Come d’abitudineRenovatio 21 – che, grazie al nostro corrispondente Taro Negishi, è praticamente l’unico organo di stampa al mondo che meticolosamente dà notizia di ciò che accade nel mondo cattolico tradizionalista giapponeselo riporta con immagini e parole degli stessi partecipanti.   L’evento, arrivato alla 13ª edizione, si è svolto lo scorso 20 luglio.   L’iniziativa è portata avanti dalla comunità del priorato edochiano (cioè, di Tokyo) della Fraternità Sacerdotale San Pio X guidati dall’inossidabile don Tommaso Onoda, il primo, e al momento unico, sacerdote giapponese ordinato giapponese FSSPX, la cui figura e il cui lavoro sono visibili anche nel secondo capitolo del recente documentario Traditio.    

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«La Marcia per la Vita di Tokyo 2026 porta preghiere, riparazione e testimonianza pro-vita in Giappone» scrive una nota fatta avere a Renovatio 21 da padre Onoda. «Nostro Signore disse a Suor Lucia di Fatima di aver affidato la grazia della pace a Sua Madre. La Madonna di Fatima affermò di poter fermare la guerra e donarci la pace. I partecipanti alla marcia di Tokyo si sono rivolti alla Madre di Dio e molti passanti hanno osservato la marcia con curiosità ma rispetto».   «La tredicesima edizione della marcia annuale pro-vita si è svolta lunedì 20 luglio, Giornata del Mare (una festività nazionale giapponese). Alle 16:00, 40 cattolici, tra cui tre sacerdoti, hanno dato inizio alla marcia per le trafficate strade di Tokyo, pregando per una cultura della vita, con lo spirito di riparazione dei peccati di aborto in Giappone e nel mondo» racconta il sacedote tradizionita nipponico.   «La Chiesa Cattolica ha il dovere di testimoniare con fermezza la verità sull’origine della vita umana, sul suo inizio e sulla sua dignità, e sul crimine dell’aborto. Il Giappone ha una triste storia di depenalizzazione dell’aborto», ricorda don Onoda. «La Legge sulla Protezione Eugenetica fu approvata il 13 luglio 1948 ed entrò in vigore il 13 settembre dello stesso anno. Da allora, 78 anni di pratica dell’aborto hanno visto oltre 40 milioni di storie strazianti di bambini e madri. Questo numero rappresenta dodici volte il numero di vittime giapponesi durante la Seconda Guerra Mondiale».   «Medici e infermieri, incaricati di proteggere la vita di innocenti, hanno distrutto esseri umani indifesi nel loro luogo più sicuro. È stata intrapresa una guerra contro il futuro e la speranza della nazione» tuona il sacerdote edochiano.   «Ispirati dalla Marcia per la Vita statunitense, un protestante e un cattolico hanno organizzato la prima Marcia per la Vita con trenta persone il 13 luglio 2014. Il primo passo della Marcia per la Vita è stato segnato. Da allora, ogni anno, sotto il sole splendente di luglio, i partecipanti alla Marcia per la Vita sfilano a Tokyo. Dal 2017, ogni anno, la statua della Madonna di Fatima ha accompagnato la marcia».   Viene ricordato anche l’eroismo della dissidenza nipponica, di cui Renovatio 21 ha parlato molto. Infatti, ci dice padre Onoda, «la marcia si è svolta anche nei giorni del COVID, persino durante il rinvio delle Olimpiadi di Tokyo per motivi sanitari».

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«La Madre di Dio era sempre lì, camminando, a rappresentare centinaia di migliaia di madri che hanno sofferto e continuano a soffrire» continua don Onoda. Di fatto la Marcia vede portata in strada una statua della Vergine Maria, rendendo la marcia simile ad una processione.     «Quest’anno è stata la decima volta che ha marciato, dispensando benedizioni. I cattolici nascosti hanno cercato la loro madre, Santa Maria-sama [massimo suffisso onorifico della lingua giapponese, ndr], sottoposta a pesanti persecuzioni per 250 anni e sette generazioni» dice il sacerdote, ricordando la mostruosa e mai del tutto divulgata storia di persecuzione dei cristiani nel Sol Levante.   «La cercano sempre, la madre che ci ha donato il vero Salvatore, la madre che dona speranza, amore, pace e coraggio a tutte le madri e ai bambini che verranno. La madre che ha promesso la fine della guerra e il trionfo del suo Cuore Immacolato».   La nota si chiude con una preghiera alle Vergini delle apparizioni, compresa l’ultima, terrificante apparizione mariana approvata da Roma, quella avuta dalla suora giapponese Agnese Sasegawa, morta due anni fa nel giorno dell’Assunta.   «Nostra Signora di Fatima, prega per noi! Nostra Signora di Akita, prega per noi!»  

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