Spirito
Per recitare bene il Rosario
La Vergine Maria ci ha esortato, ad esempio in ogni sua apparizione a Fatima, a recitare il Rosario ogni giorno. Il mese di ottobre è l’occasione per cercare di rispondere meglio a questa richiesta della Madonna.
Ad alcuni sembra stancante ripetere le stesse preghiere più e più volte. Eppure la ripetizione di una formula appartiene all’arte di pregare in ogni momento; aiuta a lenire i sensi e fissare delicatamente lo sguardo sulle cose invisibili. È difficile fissare lo sguardo su un oggetto, senza essere stanchi o distratti dalla mobilità della mente.
L’Ave Maria, nella sua ripetizione semplice e regolare, sostiene il movimento dell’anima. È poca roba, vero? Ma molti movimenti dell’anima e del cuore – come l’ammirazione o l’amore – sono espressi altrettanto bene, o ancora meglio, da parole che si ripetono più e più volte. Quando le parole sanno di essere impotenti, amano ripetersi.
I due lati del saluto
L’«Ave Maria”»comprende due parti e due direzioni di preghiera molto diverse.
La prima parte, che unisce le parole dell’angelo Gabriele con quelle di santa Elisabetta, è un movimento di ammirazione e di lode. Attraverso le prime parole, l’anima usa le parole di cui Dio stesso è autore – poiché san Gabriele parlò nel nome del suo Signore che lo ha mandato – e con le quali ci rivela che l’interiorità di Maria supera ogni altra creatura in grazia e bellezza naturale.
La seconda parte dell’Ave Maria è un umile appello, che ci ricorda il nostro stato di peccatori e la fragilità della nostra condizione terrena: «ora e nell’ora della nostra morte». L’alternanza di queste due parti rappresenta il paradosso della nostra condizione e della nostra vocazione: siamo tutti fatti di un misto di miseria e di luce, di gemiti e di gioia.
La meditazione dei misteri
Se il nostro rosario è solo una successione di Ave Maria, per quanto bella sia questa preghiera, rischia di diventare una preghiera meccanica e senz’anima.
Dobbiamo recitare il Rosario come è giusto che sia, contemplando quelli che vengono chiamati i «misteri» del Rosario: dipinti evangelici alla portata di ciascuno di noi, che fanno rivivere davanti ai nostri occhi episodi della vita di Nostro Signore e di Nostro Signora.
Ognuno di questi dipinti è una porta che si apre sulla storia della salvezza. E che gioia per il cristiano pensare ai misteri della nostra salvezza! Al ritmo di Pater e Ave, le scene della vita di Cristo e di sua Madre diventano gradualmente la nostra storia: siamo noi che, con Maria, cerchiamo e troviamo Gesù Bambino nel Tempio; oppure siamo noi che riceviamo, con Maria, in mezzo agli apostoli, le lingue di fuoco della Pentecoste.
Ascoltiamo ciò che il grande cardinale de Bérulle (1575-1629) diceva di questi misteri: «sono passati quanto all’esecuzione, ma sono presenti quanto alla virtù; e il loro smalto non passa mai: né passerà mai l’amore, con cui furono operati, né l’efficacia e la virtù che rende vivo e operante in noi questo mistero».
«Anche il gusto attuale, la disposizione viva con cui Gesù ha operato questo mistero, è sempre vivo, attuale e presente a Gesù. Questo ci obbliga a trattare le cose e i misteri di Gesù non come cose passate ed estinte, ma come cose viventi e presenti, e perfino eterne, e dalle quali anche noi dobbiamo raccogliere un frutto presente ed eterno».
Nel nostro secolo di soggettivismo, il Rosario si oppone a una pietà oggettiva che si interessa anzitutto di Dio e di sua Madre. L’umile recita del Rosario costringe a uscire dal nostro piccolo mondo umano; man mano che la preghiera procede, il nostro sguardo si adatta al mistero, si purifica ed eleva.
Gli atti della vita di Cristo hanno tutti un valore redentore, ogni scena comunica alla nostra anima, secondo le sue necessità, una grazia di unione e somiglianza con Gesù, virtù corrispondente al mistero contemplato. Metodo semplice, ma ricchissimo, meravigliosamente equilibrato e potente nella sua semplicità.
Come recitare il Rosario?
Per aiutarci a recitare bene questa bella preghiera e rendere fruttuosi i nostri rosari, alcuni consigli o indicazioni non saranno inutili.
Primo, non cercare di pesare ogni parola; lasciate che la recita scorra, mantenendo lo sguardo su Nostro Signore o sulla Beata Vergine, con dolcezza e perseveranza.
Evitate di analizzare e di discorrere: questo agita e stanca. Basta unirsi ai sentimenti di Gesù o di Maria nel mistero in questione. Portate la semplicità del cuore e lo spirito dell’infanzia.
Scacciate le distrazioni con delicatezza, pazienza, senza scoraggiarvi. La Madonna conosce le nostre debolezze e ricompenserà i nostri sforzi. Nei giorni di aridità, accettare che la nostra recita ci sembri solo materiale; umiliatevi, siate pazienti e cercate di rimanere serenamente rivolti a coloro a cui sono rivolte le nostre preghiere.
Per aiutarci a scacciare la distrazioni, san Luigi Maria Grignion de Montfort consiglia di avere sempre in vista, recitando ogni decina o il nostro rosario in generale, qualche grazia da chiedere, qualche virtù da imitare, qualche peccato da distruggere per noi o per il nostro prossimo. Infatti, quando abbiamo qualcosa da ottenere dal Cielo, siamo sempre più attenti.
Considerare la ripetizione dei beati nomi di Gesù e Maria come un rimedio efficacissimo contro le nostre miserabili inclinazioni. Un semplice sguardo di fede ai misteri equivale a toccare il lembo della veste di Cristo: «se potrò toccare almeno solo il lembo della sua veste, sarò salva» (Mt 9,21)… «Da lui veniva una virtù che li guariva tutti» (Lc 6,19).
La migliore disposizione per recitare bene il Rosario è ovviamente la fede: fede nella realtà contemplata, fede e fiducia in una preghiera che la Beata Vergine tante volte ha raccomandato. Fiducia filiale, contemplazione ammirata e amorosa di questo mondo di bellezza che sono i Cuori di Gesù e di Maria.
La nostra preghiera porterà frutto nella misura in cui avremo la ferma convinzione che, appena afferriamo con fede il nostro rosario, ci mettiamo in comunicazione con la Vergine Maria e otterremo molte grazie da Colei che è nostra Madre e nostra avvocata in cielo.
Comunione ai misteri
La parola «meditazione» in connessione con i misteri può essere fuorviante. In realtà, è meno un discorso intellettuale su scene della vita di Gesù, che uno sforzo di comunione con la realtà dei misteri.
Padre Vayssière (1864-1940), religioso domenicano, scriveva: «recita ogni decina, riflettendo meno e comunicando di più, soprattutto con il cuore, alla grazia del mistero, allo spirito di Gesù e di Maria come il mistero presenta a noi».
Si tratta, ad esempio, di rivivere il mistero dell’Annunciazione chiedendo alla Beata Vergine di introdurci nello spirito di umiltà che era suo nel momento in cui l’angelo le annunciò che sarebbe stata Madre di Dio, e questo affinché questo spirito di umiltà permei la nostra vita.
A padre Vayssière piaceva fare un paragone con la comunione eucaristica. Come la comunione ci trasforma in Colui che riceviamo, Nostro Signore Gesù Cristo, il Rosario ci trasformerà in Colui che contempliamo nei misteri, Gesù Cristo; e opera questa trasformazione attraverso l’azione materna di Maria. L’Ave Maria mette in atto la maternità di grazia della Madonna, con la quale essa ci trasforma nel suo Figlio Gesù.
Rispondere alla chiamata di nostra Madre
L’insistenza con cui la Beata Vergine ha raccomandato questa preghiera indica che è stata lei a ispirarla. Rispondiamo ai suoi appelli urgenti, e prendiamo già per questo mese la risoluzione di recitare il Rosario di più e meglio.
E poiché le buone abitudini vengono in soccorso della nostra lealtà, stabiliamo un orario regolare per iniziarlo. Stacchiamo il telefono per venti minuti. Poiché spesso è più facile tenere una risoluzione insieme, uniamoci agli altri per recitare questa preghiera.
La Chiesa raccomanda di recitare il rosario in comune, soprattutto dove è più facile, in famiglia. Una famiglia che recita il rosario è benedetta dal Cielo: «il Rosario per tutta la famiglia», diceva Pio XII,«il Rosario che tutti recitano in comune, giovani e vecchi, che riunisce, la sera, ai piedi di Maria, coloro che il lavoro della giornata aveva diviso e disperso».
Quante grazie sono racchiuse nel Cuore della Madonna, che domandano solo di essere effuse su di noi e sulle nostre famiglie purché le chiediamo nella preghiera!
Don Hervé Gresland
Articolo previamente apparso su FSSPX.news
Immagine di Lawrence OP via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)
Spirito
Mons. Strickland: cattolici ingiustamente accusati di antisemitismo per aver difeso gli insegnamenti della Chiesa
L’arcivescovo emerito di Tyler, Texas, monsignor Joseph Strickland ha pubblicato su X un accorato appello contro la montante forza anti-cattolica in USA, dove soprattutto i tradizionalisti sono ora accusati di antisemitismo. Il messaggio di Strickland sembra raccogliere la richiesta di aiuto di Carrie Prejean Boller, ex miss California che è stata espulsa dalla Commissione sulla libertà religiosa di Trump – unica donna cattolica della compagine – per il suo rifiuto di vedersi imposto il sionismo al credo religioso cattolico.
Quando il mondo richiede compromessi
In questi giorni di grande confusione, molti cattolici fedeli si sentono turbati – alcuni persino scossi – dall’intensità della pressione politica, dalle accuse pubbliche e dalla crescente ostilità verso coloro che semplicemente si attengono all’insegnamento perenne della Chiesa cattolica.
Permettetemi di parlare con chiarezza, come un pastore di anime: se senti che la terra sotto i tuoi piedi trema, non è perché la verità è cambiata, ma perché molti, senza saperlo, si sono ancorati a cose che non possono reggere.
I partiti politici non possono salvarci. I governi non possono definire la verità. E nessun movimento terreno, per quanto potente, può sostituire la regalità di Gesù Cristo.
Il nostro fondamento non si trova a Washington, né in alcuna amministrazione, né in alcuna identità politica. Il nostro fondamento è Gesù Cristo.
Come dichiara il Signore stesso: «Perchè chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà paragonato all’uomo saggio, che si è fabbricato la casa sulla roccia» (Mt 7, 24).
Quella Roccia non è un partito. Quella Roccia non è un’ideologia. Quella Roccia non è un’agenda geopolitica. Quella Roccia è Cristo, e solo Cristo.
WHEN THE WORLD DEMANDS COMPROMISE
In these days of great confusion, many faithful Catholics are feeling unsettled – some even shaken – by the intensity of political pressure, public accusations, and the growing hostility toward those who simply hold to the perennial teaching of… pic.twitter.com/Rst1Hed59Q
— Bishop Joseph Strickland @ Pillars of Faith (@BishStrick) March 18, 2026
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Sulle false accuse e sulla confusione
Stiamo assistendo a una tendenza preoccupante: i cattolici fedeli vengono etichettati come «antisemiti» semplicemente per essersi rifiutati di adottare determinate posizioni teologiche o politiche, in particolare quelle legate a forme di sionismo cristiano moderno.
Vorrei essere assolutamente chiaro: la Chiesa cattolica rifiuta l’odio verso qualsiasi popolo, compreso il popolo ebraico. L’antisemitismo è un peccato. È ingiusto. È contrario al Vangelo. Tuttavia è altrettanto ingiusto accusare i cattolici di odio semplicemente perché non accettiamo posizioni teologiche estranee alla fede cattolica.
La Chiesa non insegna che la ricostruzione di un tempio o l’adesione a un particolare programma politico siano necessarie per il ritorno di Cristo. Nostro Signore ha già adempiuto l’alleanza.
Il popolo di Dio non è definito dall’etnia, né dalle alleanze politiche, ma dalla fede in Gesù Cristo e dall’obbedienza alla sua volontà.
Sulla guerra, la sofferenza e la dignità umana
La Chiesa cattolica non plaude alla guerra. Non santifica la violenza. Non ignora la sofferenza degli innocenti, in nessun luogo. Che sia a Gaza, in Israele o in qualsiasi altra parte del mondo, ogni vita umana è sacra.
Parlare della sofferenza, piangere la perdita di vite innocenti, invocare giustizia: questo non è odio. È Vangelo. Il nostro Signore disse: «Beati i pacifici, perchè saranno chiamati figli di Dio.» (Mt 5,9).
La coscienza cattolica non deve mai essere messa a tacere dalle pressioni politiche o dalla paura di essere accusati.
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La nostra idolatria politica
Molti cattolici oggi vivono un periodo di grande turbamento perché la loro identità si è legata troppo strettamente a un partito o a un movimento politico. Questo è un errore pericoloso. Nessun partito politico rappresenta pienamente la verità del Vangelo. Nessun governo è il Regno di Dio.
Quando ci ancoriamo alla politica, prima o poi verremo scossi, perché la politica è in continua evoluzione. Ma quando siamo ancorati a Cristo, rimaniamo saldi, anche quando il mondo trema.
Una parola ai fedeli
Se ti senti insicuro…
Se ti senti sotto pressione…
Se ti senti accusato o frainteso…
Ascolta bene: non ti trovi in una situazione instabile se resti con Cristo. Ti senti scosso solo se le tue fondamenta sono altrove.
Ritornate a Lui. Rimanete in Lui. Rimanete saldi nella verità della Sua Chiesa.
Esortazione finale
Non è tempo di paura. È tempo di chiarezza. Dobbiamo respingere l’odio. Dobbiamo respingere le false accuse. Dobbiamo respingere ogni tentativo di costringere la Chiesa a conformarsi alle ideologie mondane.
E dobbiamo proclamare, senza compromessi:
GESÙ CRISTO È IL SIGNORE.
Non Cesare. Non alcun partito. Non alcun movimento. Solo Cristo.
Perciò, rimanete saldi in Lui. Non lasciatevi scuotere, non lasciatevi mettere a tacere e non lasciatevi sviare. Rimanete fedeli, rimanete radicati e tenetevi saldi alla verità, a qualunque costo.
+ Joseph
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Spirito
Germania, perdita di oltre mezzo milione di fedeli cattolici nel 2025
307.000 abbandoni: il dato più basso dal 2020
Nel 2025 sono state registrati 307.117 abbandoni formali, il dato più basso dal 2020 e in linea con il calo iniziato dopo il record di oltre 520.000 abbandoni del 2022. Tuttavia, questa cifra rimane elevata: l’ultima volta che è scesa al di sotto di questo livello è stato nel 2019, con circa 270.000 abbandoni. Le differenze regionali sono significative. I maggiori cali nel numero di abbandoni si sono registrati nelle diocesi di Eichstätt (-15%), Aquisgrana e Limburgo (-9% in entrambi i casi). Al contrario, cinque diocesi hanno visto un aumento: Speyer (+1,8%), Paderborn (+2,3%), Magdeburgo (+3%), Görlitz (+4,8%) e Passau (+9,1%). A questi dati vanno aggiunti 203.000 decessi, portando la perdita netta, tenendo conto di battesimi, nuove iscrizioni e riammissioni, a 549.636 membri. I cattolici rappresentano ora il 23% della popolazione totale del Paese, con 19.219.601 persone registrate come membri della Chiesa.Sostieni Renovatio 21
Partecipazione alla Messa: la percentuale aumenta, il numero effettivo diminuisce.
Il tasso di partecipazione alla Messa domenicale è salito dal 6,6% al 6,8%, ma questo aumento percentuale maschera una leggera diminuzione: 1,304 milioni di fedeli nel 2025 rispetto a 1,306 milioni dell’anno precedente. Ciò si spiega con il fatto che la popolazione cattolica totale è diminuita più rapidamente della partecipazione effettiva. La cifra rimane ben al di sotto del 9,1% registrato prima della pandemia nel 2019.Battesimi in calo
I battesimi sono diminuiti da poco più di 116.000 a circa 109.000, con una diminuzione di oltre 7.000 unità. Le prime comunioni (152.300) e le cresime (105.000) sono rimaste stabili, con lievi aumenti. I matrimoni canonici, invece, sono diminuiti da 22.500 a 19.500. Le nuove iscrizioni e i rinnovi delle iscrizioni sono stati 7.700, con un aumento di 1.100 rispetto all’anno precedente. L’87% dei nuovi membri proviene dalla Chiesa evangelica.Solo 25 ordinazioni sacerdotali in tutta la Germania
Uno dei dati più sorprendenti di queste statistiche riguarda le ordinazioni sacerdotali: appena 25 in tutta la Germania entro il 2025, una cifra paragonabile a quella dell’Austria, un paese considerevolmente più piccolo. Alcuni non hanno esitato ad attribuire la responsabilità di questo crollo al Cammino sinodale. Mons. Heiner Wilmer, presidente della Conferenza episcopale tedesca (DBK) e vescovo di Hildesheim, ha commentato questi dati, lodando «l’impegno dei professionisti della nostra Chiesa e la qualità della cura pastorale». Ha descritto il lieve aumento della partecipazione alle funzioni religiose come «un buon segno» e ha considerato «positivo» il fatto che il numero di persone che si sono accostate alla Prima Comunione e alla Cresima sia rimasto stabile. Tuttavia, ha lamentato «l’elevato numero di persone che abbandonano la Chiesa», affermando che «ogni abbandono ci ferisce». Wilmer ha sottolineato che il calo del numero di cristiani in Germania non impedisce loro di «testimoniare la nostra fede con un forte impegno personale». Ha esortato a «non nascondere la testa sotto la sabbia, ma a guardare al futuro e a cercare insieme, anche nell’ambito dell’unione ecumenica, modi per essere cristiani e godere di una maggiore accettazione nella società odierna». Questo commento del progressista vescovo di Hildesheim sottolinea, ancora una volta, la cecità delle autorità ecclesiastiche, che continuano a credere che le direzioni sbagliate intraprese dal Concilio Vaticano II siano quelle giuste, nonostante i risultati negativi che le condannano. Dovremo forse aspettare che non ci siano più fedeli cattolici in Germania prima che i vescovi di quel paese aprano finalmente gli occhi? Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
Foto del 1995 mostra Leone XIV mentre partecipa al rituale idolatrico della Pachamama
Una foto del 1995 ora riemersa mostra l’allora padre agostianiano Robert Francis Prevost, ora papa Leone XIV, partecipare ad un rituale agricolo pagano dell’idolo della Pachamama, la «Madre Terra» della cultura sudamericana. Il rituale idolatrico si sarebbe tenuto durante un simposio teologico agostiniano ufficiale. Il futuro pontefice appare inginocchiarsi assieme ad altri partecipanti.
Lo scoop è un’esclusiva di LifeSite, un cui collaboratore, padre Charles Murr, sta scrivendo un libro su Leone XIV. Tre sacerdoti agostiniani hanno ora confermato indipendentemente a padre Murr che Robert Prevost è chiaramente visibile tra i partecipanti inginocchiati nella fotografia centrale. Sebbene nessuno dei tre fosse presente al rituale del 1995, hanno riconosciuto immediatamente e senza ombra di dubbio il loro confratello dall’immagine pubblicata.

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L’immagine appare negli atti ufficiali del IV Simposio-Taller Lectura de San Agustín desde América Latina (San Paolo, 23-28 gennaio 1995), pubblicato nel libro (Messico, 1996). La didascalia ufficiale sotto la foto dei partecipanti in ginocchio recita «Celebración del Rito de la pachamama (madre tierra), che è un rito agricolo offerto dalle culture del Sur-Andino in Perù e Bolivia», ossia «Celebrazione del rito di Pachamama (Madre Terra), un rito agricolo praticato dalle culture della regione sud-andina del Perù e della Bolivia».
Lo stesso volume include una grande fotografia di gruppo con la didascalia esplicita «Foto de todos los participantes del Simposio Sao Paulo Brasil», che colloca il futuro Papa a pieno titolo tra i partecipanti a un evento che celebrava apertamente il rituale della Pachamama come parte del suo programma di «ecoteologia».

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«L’uomo che ora è Leone XIV è stato ripreso mentre si inginocchiava durante un rituale pagano dedicato a una dea della terra, in una riunione ufficiale del suo stesso ordine religioso. Le implicazioni per la direzione della Chiesa sotto questo pontificato sono profonde» ha detto don Murr al programma di Lifesite Faith&Reason. Padre Murr ha ottenuto scansioni ad alta risoluzione degli atti (compresa la nitida fotografia con Prevost inginocchiato per la Pachamama) dalla Biblioteca Centrale Salesiana di Buenos Aires.
Un’altra immagine tratta dal libro mostra che, oltre alla cerimonia della Pachamama, i partecipanti hanno celebrato una Messa, e si può vedere Prevost in piedi, mano nella mano con altri partecipanti come in un cerchio, nello stesso punto in cui si è svolto il rituale della Pachamama.

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Un’altra foto dell’evento, che ritrae tutti i partecipanti al simposio, conferma ulteriormente la presenza di Prevost.
LifeSite ha confermato che le foto di Leone al rituale lo ritraevano effettivamente, confrontandole con immagini dello stesso periodo trovate nella rivista agostiniana in lingua spagnola OALA , dove è indicato con il nome di «Roberto Prevost».
L’autore dello scoop don Murr ha sottolineato come ciò violi il Primo Comandamento e come i martiri della Chiesa abbiano dato la vita piuttosto che partecipare, anche minimamente, a cerimonie dedicate a falsi dèi.
Il culto della Pachamama ha con ogni evidenza radici più antiche del papato bergogliano, quantomeno nel sistema ecclesiale sudamericano, di cui lo statunitense Robert Prevost è pienamente parte: ha vissuto talmente tanti anni in Perù da ricevere la cittadinanza del Paese, e ci si chiede se è la sua seconda nazionalità che ha pesato al conclave per continuare l’opera del sudamericano Bergoglio.
La chiesa di fatto insiste con lo spirito sudamericano su più livelli: bisogna pensare al rito amazzonico e al rito maya ( la cui bozza finale conteneva azioni liturgiche basate su azioni pagane) spuntati durante il papato di Bergoglio, che fece un giro anche sul paganesimo spiritista nordamericano, appassionatamente abbracciato da Bergoglio nel suo viaggio in Canada. Episodi di catto-sciamanismo visti anche in Nordamerica.
Ricordiamo, en passant, come un rito pagano amazzonico sia stato eseguito sul palco di una recente edizione World Economic Forum di Davos, al quale partecipano prelati di alto grado dopo che il papa Francesco aveva mandato lettere di augurio a Klaus Schwab.
La Pachamama è con evidenza la versione del vaticano paganizzato di Gaia, il pianeta reso ente senziente superiore teorizzato da James Lovelock, cioè la Terra divinizzata, deificata a discapito dell’uomo suo parassita: un’inversione totale della Genesi biblica, per cui il creato ruota intorno all’uomo.
Ci troviamo ancora una volta dinanzi a quello che Renovatio 21 a più riprese ha definito catto-paganesimo papale, adulterazione idolatrica se non demoniaca del rito spinta dallo stesso vertice del papato.
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Tantissimi sanno della venerazione della Pachamama da parte del papa e dei membri del sinodo amazzonico nel 2019, ma ben pochi ricordano un altro importante episodio di paganizzazione nel cuore della Santa Sede: nell’estate del 2017 si era tenuta in Vaticano, per l’anniversario dei rapporti diplomatici con il Giappone, una rappresentazione del Teatro Nō, con il dramma classico Hagoromo a cui aggiungeva un secondo momento dello spettacolo, chiamato Okina, una rappresentazione rituale in cui gli attori interpretano delle divinità, che danzano per la pace e la prosperità.
Andando più indietro, Giovanni Paolo II, il più longevo dei papi conciliari, prese parte a quantità di riti pagani: per esempio la preghiera nella Foresta sacra in Togo con l’invocazione degli spiriti da parte di uno stregone, e una purificazione rituale con partecipazione attiva del defunto romano pontefice. Nel 1986 in India Wojtyla fu ricevuto con il canto di inni vedici (quindi pagani e apertamente panteisti) e numerose cerimonie di chiarissima natura induista, mischiate anche alla celebrazione della Messa.
Prima ancora, si ricorda come Paolo VI nel settembre 1974 divenne il copricapo di piume indiano fu addirittura Paolo VI.
Tirando le somme, è più che mai evidente al lettore di Renovatio 21 che la chiesa leonina intenda portare avanti un progetto di paganizzazione della chiesa cattolica, e quindi la sua riprogrammazione verso il ritorno del sacrificio umano.
Come Renovatio 21 ha già avuto modo di scrivere, la chiesa non sta solo suicidandosi: si sta pervertendo sino a trasformarsi in un’immane macchina di morte. Le aperture verso la contraccezione e soprattutto la produzione di esseri umani in laboratorio – dove per ogni bimbo in braccio ne vengono sacrificati dozzine – stanno a significare proprio questo. Come non pensare, poi al vaccino propagato e imposto con prepotenza dal pontefice, incontrovertibilmente ottenuto tramite il sacrificio umano di feti innocenti.
È, quindi, la chieda degli dèi dei gentili– dei demoni perché come dice il Salmo omnes dii gentium daemonia – e cioè la chiesa dello sterminio, la chiesa della fine degli esseri umani – previa la loro sottomissione ai demoni pagani che, come scrive la preghiera a San Michele Arcangelo, «ad perditionem animarum pervagantur in mundo».
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Immagine da LifesiteNews.
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