Connettiti con Renovato 21

Politica

Pena di morte, si dimette il ministro giapponese che aveva ammesso che firmare le condanne lo «annoiava»

Pubblicato

il

Il ministro della Giustizia giapponese Yasuhiro Hanashi si è dimesso venerdì a seguito di osservazioni controverse sulla pena capitale.

 

Il ministro Hanashi aveva infatti descritto il suo lavoro, che include la firma di ordini di esecuzione, come «noioso», mentre lamentava del fatto che ciò offre ben poco in termini di guadagno di capitale politico.

 

Parlando ai giornalisti, Hanashi ha annunciato di aver presentato la sua lettera di dimissioni al primo ministro Fumio Kishida. Il giorno prima si era scusato per i suoi commenti sulla pena di morte e ha ritrattato le sue osservazioni.

 

«Ho detto che il ministro della giustizia è una posizione modesta», ha detto Hanashi al parlamento. Ha spiegato che considera il lavoro che svolge «estremamente importante» e ha promesso che avrebbe «adempiuto alle responsabilità della mia posizione stando attento a ciò che dico e faccio».

 

Hanashi, che aveva appena assunto l’incarico ad agosto, si è dimesso dopo aver affermato questa settimana che la carica di ministro della giustizia sarebbe una posizione «di basso profilo» e diventa «una notizia importante nei telegiornali diurni solo quando timbra un sigillo su atti di esecuzione» al mattino.

 

Il guardasigilli nipponico aveva inoltre affermato che «svolgere il ruolo di ministro della giustizia non aiuterà a raccogliere molti soldi o ad assicurarsi molti voti».

 

Le sue osservazioni hanno suscitato un enorme indignazione. «È sorprendente che qualcuno con una così bassa considerazione per la vita umana e interessato solo al denaro e ai voti sia il ministro della giustizia», ha detto giovedì Kenta Izumi, il leader del Partito Democratico Costituzionale del Giappone.

 

Il Giappone è uno dei pochi Paesi sviluppati al mondo dove ancora vige pena di morte. Le esecuzioni vengono eseguite per impiccagione e di solito vengono applicate nei casi di omicidio.

 

I detenuti spesso aspettano anni prima che la sentenza venga eseguita. In genere vengono informati dell’esecuzione al mattino, poche ore prima di essere scortati al patibolo.

 

Nonostante la protesta internazionale, il sostegno pubblico alla pena di morte rimane elevato in Giappone, con l’80,8% che la sostiene, secondo un sondaggio del governo condotto nel novembre 2019.

 

In luglio era stato giustiziato Tomohiro, impiccato per il massacro del 2008 ad Akihabara, quartiere dell’elettronica e dei fumetti di Tokyo, realizzato investendo masse di persone con un furgoncino per poi continuare la strage con coltelli. Morirono 7 persone.

 

Nel 2018 è stato impiccato Shoko Asahara, noto leader della setta apocalittica Aum Shinrikyo che nel 1995 aveva ordinato l’attentato con il gas tossico sarin nella metropolitana della capitale giapponese. Morirono 14 persone, mentre ne restarono ferite 1050. L’intento, non improbabile visto il traffico nel sistema di ferrovia sotterranea della più grande conurbazione del mondo, era quello di provocare milioni di morti e di lì una guerra nucleare dal quale Asahara sarebbe uscito come guida mondiale riconosciuta. La condanna di Asahara ha impiegato 23 anni prima di essere esecutata.

 

Come riportato da Renovatio 21, due settimane fa si era dimesso  il ministro  per il Rinnovamento economico Daishiro Yamagiwa, travolto dallo scandalo dei legami occulti tra la Chiesa dell’Unificazione del reverendo Moon e il Partito Liberaldemocratico (LDP), il principale partito conservatore giapponese, quasi sempre al potere.

 

Lo scandalo era emerso con l’assassinio dell’ex premier Shinzo Abe, ucciso da un uomo che asserisce di aver avuto la famiglia rovinata anche economicamente dal movimento religioso di Moon, che godrebbe di ampie relazioni con il LDP. In breve tempo, l’opinione pubblica giapponese sembra aver recepito il messaggio dell’attentatore, scoprendo effettivi legami tra il gruppo religioso ed esponenti politici anche di primo piano.

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

 

Continua a leggere

Politica

I piddini tedeschi chiedono l’abolizione del matrimonio

Pubblicato

il

Da

La sezione giovanile berlinese del Partito Socialdemocratico (SPD) ha proposto di abolire il matrimonio in Germania a favore delle unioni di convivenza.

 

Attualmente, il matrimonio gode di tutela costituzionale ai sensi dell’articolo 6 della Grundgesets, la «Legge fondamentale», ossia la Costituzione tedesca.

 

La mozione intitolata «Abbasso il patriarcato, anche se sembra romantico» è stata presentata alla fine del mese scorso in vista di una conferenza della sezione berlinese dell’SPD, prevista per l’8 e il 9 maggio. Secondo i Giovani Socialisti di Berlino (Jusos), il matrimonio è un’istituzione chiave del patriarcato che garantisce «l’oppressione delle donne da parte degli uomini cisgender» e «limita la libertà e l’autodeterminazione attraverso la sua pretesa di permanenza».

 

«Il matrimonio serve allo Stato-nazione sciovinista e capitalista come strumento per imporre politiche misogine, omofobe, classiste e razziste», sostiene la proposta dei piddini germanici.

 

Sebbene la sezione giovanile dell’SPD di Berlino abbia ammesso che «molte persone considerano il matrimonio un legame romantico e ne sono felici», ha comunque insistito sul fatto che «l’emancipazione e il superamento dell’eteropatriarcato e del capitalismo sono possibili solo attraverso un cambiamento radicale e solidale». Questo cambiamento dovrebbe portare all’abolizione del matrimonio tradizionale, così come di tutte le leggi e i benefici fiscali ad esso correlati, e alla loro sostituzione con una sorta di convivenza, come previsto dalla mozione.

 

Per costituire una cosiddetta «comunità di responsabilità», i singoli individui dovrebbero semplicemente presentare una domanda scritta congiunta all’ufficio anagrafe, e l’unione sarebbe considerata valida al momento della presentazione. Il recesso da tale unione potrebbe avvenire in qualsiasi momento tramite richiesta scritta, «senza il consenso di altri», come proposto dai Jusos.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Secondo la stampa tedesca, la mozione probabilmente non verrà discussa alla prossima conferenza statale del partito, ma verrà rinviata al 2027.

 

Il diritto tedesco resta ancorato al principio della monogamia: l’art. 1306 BGB (Bürgerliches Gesetzbuch, il codice civile della Repubblica Federale) vieta il matrimonio se una persona è già sposata, mentre il 172 StGB (Strafgesetzbuch, il Codice Penale tedesco) punisce la bigamia.

 

Tuttavia, nel 2024 il governo di coalizione SPD-Verdi-FDP aveva discusso la Verantwortungsgemeinschaft, un nuovo istituto per gruppi di 2-6 persone (anche non romantiche) che concede diritti di rappresentanza, informazioni mediche e responsabilità reciproche. La riforma, definita la più grande degli ultimi decenni in materia familiare, è pensata soprattutto per anziani, amici o coinquilini, ma i critici, tra cui alcuni democristiani della CDU, hanno detto di temere che possa aprire indirettamente a forme poliamorose.

 

Nel frattempo, un sondaggio YouGov del mese scorso ha indicato che solo il 13% degli intervistati voterebbe per l’SPD in un’ipotetica elezione: il peggior risultato per i socialdemocratici dal dicembre 2019.

 

Al contrario, il partito di opposizione di destra Alternativa per la Germania (AfD), che basa la sua campagna elettorale, tra gli altri punti, sui valori familiari, ha visto la sua popolarità aumentare in modo tangibile nell’ultimo anno.

 

Un sondaggio Bild/INSA della scorsa settimana ha suggerito che l’AfD vincerebbe un’ipotetica elezione con il 28% dei voti, un nuovo record per il partito.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine generata artifizialmente

Continua a leggere

Politica

Trump rinnova la richiesta di grazia per Netanyahu

Pubblicato

il

Da

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto al suo omologo israeliano Isacco Herzog di concedere la grazia al primo ministro Beniamino Netanyahu, accusato di corruzione, frode e abuso d’ufficio.   Incriminato nel 2019, Netanyahu si è dichiarato non colpevole e ha respinto ogni addebito. Il processo, avviato nel 2020, ha registrato numerosi rinvii e si prevede che si protragga per diversi anni.   Secondo quanto riferito dalla testata Axios martedì, Trump avrebbe sostenuto che Netanyahu si sarebbe lamentato di dover presentarsi in tribunale anziché concentrarsi sul conflitto che sta strangolando l’economia globale. Il presidente americano avrebbe espresso incredulità, affermando: «Nel bel mezzo di una guerra? Ma per favore!».   Secondo la testata, Trump ha poi dichiarato di apprezzare il presidente israeliano Herzog e che «sarebbe un eroe nazionale se concedesse la grazia a Bibi». Di recente il presidente statunitense aveva definito lo Herzog «debole e patetico» per non aver graziato il Netanyahu.   «Bibi è un primo ministro in tempo di guerra. Non può permettersi che questa cosa gli penda sulla testa», avrebbe affermato Trump nella sua ultima intervista ad Axios. Ha anche insinuato che il processo al Netanyahu danneggi l’immagine di Israele.   All’inizio di questa settimana, Herzog ha invitato gli avvocati del Netanyahu, il procuratore generale e il pubblico ministero a negoziare un possibile accordo, precisando che non prenderà in considerazione un patteggiamento finché tale via non sarà stata completamente esplorata.

Iscriviti al canale Telegram

Commentando l’ipotesi di un accordo che probabilmente implicherebbe un’ammissione di colpa, Trump ha sostenuto che il Netanyahu «non può accettare» un patteggiamento e necessita di una grazia completa, come riportato da Axios.   Come riportato da Renovatio 21, alla fine dello scorso anno era stato rivelato che il primo ministro dello Stato Giudaico aveva sollecitato il presidente degli Stati Uniti affinché intensificasse la sua richiesta di grazia.   Un mese prima, Trump aveva inviato una lettera ufficiale al presidente israeliano, insistendo sul fatto che «il “caso” contro Bibi… è un’azione penale politica e ingiustificata».   «Con la presente vi chiedo di concedere la grazia completa a Benjamin Netanyahu», scrisse all’epoca il presidente degli Stati Uniti. Nel giugno del 2025, Trump aveva definito analogamente le accuse contro il suo alleato mediorientale una «CACCIA ALLE STREGHE».   Come riportato da Renovatio 21, mesi prima aveva definito il Netanyahu come un «eroe di guerra». Erano emersi, tuttavia, dettagli di screzi significativi, come quando Trump avrebbe urlato al premier dello Stato Ebraico che minimizzava la carestia a Gaza. In un’altra occasione gli avrebbe detto «sei sempre così fottutamente negativo».   In una plastica immagine della situazione di quel momento , la folla israeliana ad una cerimonia di riconsegna degli ostaggi aveva fischiato Bibi e inneggiato sonoramente al Donaldo.  
Come riportato da Renovatio 21, in passato Trump aveva attaccato Netanyahu arrivando a chiederne la sostituzione e ad ipotizzare tagli agli aiuti ad Israele. Nel contesto di questi commenti aveva rivelato anche dettagli sull’assassinio del generale dei servizi iraniani Qassem Soleimani, suggerendo che fu indotto ad ordinarne la morte dagli israeliani, che poi però si tirarono indietro.
  Come riportato da Renovatio 21, un livello grottesco del rapporto tra Netanyahu e Trump è stato raggiunto a febbraio 2025 quando il primo ha fatto dono a quest’ultimo di un cercapersone come quelli fatti esplodere in Libano. Più che un dono diplomatico, a qualcuno può essere sembrata una minaccia vera e propria.   Come riportato da Renovatio 21, a gennaio 2025 Netanyahu aveva annullato il viaggio per la cerimonia di insediamento di Trump. Prima dell’insediamento l’inviato di Trump Steve Witkoff, in Israele per chiedere la tregua, aveva avuto con Netanyahu un incontro riportato come «molto teso».  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
 
Continua a leggere

Politica

Non vedente cintura nera di Aikido nuovo ministro in Ungheria

Pubblicato

il

Da

Il neo primo ministro ungherese, Peter Magyar, ha scelto un avvocato non vedente come ministro responsabile delle politiche di diversità, equità e inclusione (DEI), nell’ambito di un profondo rimpasto di governo seguito alla sconfitta elettorale di Viktor Orban.

 

L’annuncio è stato dato venerdì su X, e il neopremierMagyar ha nominato Vilmos Katai-Nemeth, 52 anni, insieme al ministro dei trasporti David Vitezy. «Per la prima volta nella storia dell’Ungheria, un cittadino ungherese non vedente… guiderà il ministero degli Affari Sociali e della Famiglia, con responsabilità anche in materia di accessibilità e pari opportunità», ha scritto.

 

Katai-Nemeth ha sofferto di problemi alla vista fin dall’infanzia e ha perso la vista a 16 anni a causa di una malattia ereditaria che causa atrofia retinica. Nonostante ciò, è riuscito a laurearsi in giurisprudenza ed esercita la professione di avvocato. Ha inoltre conseguito la cintura nera di Aikido – diventando il primo maestro non vedente di questa disciplina al mondo – e ha sviluppato un sistema di autodifesa per ipovedenti.

Il neoministro è entrata a far parte del partito Tisza nel 2024 e nel 2026 ha vinto le elezioni parlamentari in una delle circoscrizioni di Budapest con un ampio margine. Durante la campagna elettorale, Katai-Nemeth ha accusato il partito Fidesz di Orban di trattare le persone con disabilità «in modo paternalistico e subordinato», aggiungendo che «anche un cieco può vedere che ci sono dei problemi».

Sostieni Renovatio 21

Nel suo nuovo ruolo, Katai-Nemeth si impegnerà per migliorare l’accesso all’assistenza sanitaria, riformare la protezione dell’infanzia e promuovere le pari opportunità, è stato scritto sulla stampa, che tuttavia ha espresso scetticismo sulla nomina, sottolineando la sua limitata esperienza politica e la scarsa familiarità con gli apparati governativi.

 

Secondo la testata Hungarian Conservative esiste la possibilità che il ruolo di Katai-Nemeth si riduca a quello di «figura di rappresentanza», con Bodis Krisztina, esperto di politiche sociali di lungo corso e consigliere di Magyar, che detiene un potere effettivo di gran lunga maggiore.

 

Durante la sua campagna elettorale, Magyar – generalmente considerato un conservatore – ha promesso di ricostruire le relazioni con l’UE, ma ha evitato di sostenere apertamente i diritti omotransessualisti , affermando solo di volere un Paese in cui «nessuno venga stigmatizzato per pensare o amare in modo diverso dalla maggioranza».

 

Tuttavia, all’inizio di questa settimana, la Corte di giustizia dell’UE ha dichiarato «illegale» la legge ungherese del 2021 sulla «protezione dei minori», che vietava la rappresentazione dell’omosessualità e del cambio di genere nei media destinati ai bambini.

 

In seguito, le autorità ungheresi hanno ricevuto una richiesta di registrazione per il primo canale televisivo a tema LGBTQ del Paese, che secondo quanto riferito si chiamerà «Arcobaleno TV».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube

 

Continua a leggere

Più popolari