Geopolitica
Pechino aderisce al programma mondiale sul vaccino anti-Covid
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews.
Promosso dall’Organizzazione mondiale della sanità, lo schema prevede la distribuzione di 2 miliardi di dosi entro la fine del 2021. Finora la Cina è stata criticata per la sua gestione della pandemia. Critici con l’Oms, gli Usa non hanno aderito all’iniziativa. Efficacia del farmaco compromessa senza un’alta percentuale di vaccinati.
La Cina è entrata a far parte del Covax, il programma mondiale per la distribuzione del vaccino anti-coronavirus promosso dall’OMS
La Cina è entrata a far parte del Covax, il programma mondiale per la distribuzione del vaccino anti-coronavirus promosso dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). L’annuncio è stato fatto oggi dal ministero cinese degli Esteri.
La mossa di Pechino arriva a pochi giorni dalla pubblicazione di una ricerca del Pew Research Center, secondo cui l’ostilità nei confronti del regime cinese è cresciuta di pari passo con le critiche per la sua gestione della pandemia da COVID-19.
Il gigante asiatico non ha specificato però la portata del suo contributo a Covax, che prevede la distribuzione di almeno 2 miliardi di dosi entro la fine del 2021
Nella loro dichiarazione, le autorità cinesi hanno detto di voler assicurare un’equa distribuzione dei vaccini, soprattutto ai Paesi in via di sviluppo. Il gigante asiatico non ha specificato però la portata del suo contributo a Covax, che prevede la distribuzione di almeno 2 miliardi di dosi entro la fine del 2021.
Finora il coronavirus ha contagiato più di 36 milioni di persone in tutto il mondo, causando oltre un milione di morti.
Covax vede la partecipazione di 171 Paesi: ognuno otterrà le dosi del medicinale in proporzione alla popolazione. Stati Uniti e Russia non ne fanno parte; l’amministrazione Trump si è tirata fuori perché il programma è guidato dall’OMS, accusata di aver coperto le colpe di Pechino nelle prime fasi della crisi pandemica.
I vaccini in fase di studio sono 200; una trentina sono già stati sperimentati su pazienti umani
I vaccini in fase di studio sono 200; una trentina sono già stati sperimentati su pazienti umani.
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Geopolitica
Orban: l’Ucraina è il nostro nemico
Il primo ministro ungherese Vittorio Orban ha definito l’Ucraina un «nemico» a causa delle sue richieste di interrompere gli acquisti di petrolio e gas dalla Russia.
Budapest si è costantemente opposta agli sforzi dell’Unione Europea per eliminare progressivamente le forniture energetiche russe, nell’ambito delle sanzioni adottate contro Mosca in seguito all’escalation del conflitto in Ucraina nel febbraio 2022.
Parlando sabato durante un comizio elettorale nella città occidentale di Szombathely, Orban ha accusato Kiev di compromettere la sicurezza energetica dell’Ungheria.
«Gli ucraini devono smettere di chiedere a Bruxelles di tagliare fuori l’Ungheria dall’energia russa a basso costo», ha dichiarato Orban.
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«Finché l’Ucraina continuerà a pretendere che l’Ungheria venga esclusa dall’energia russa economica, non sarà soltanto un nostro avversario, ma diventerà nostro nemico», ha aggiunto, mettendo in guardia sul rischio di aumenti drammatici nelle bollette per le famiglie ungheresi.
Orban ha rinnovato la sua ferma contrarietà all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea, sostenendo che un’«alleanza militare o economica» con Kiev «porterebbe solo problemi». Lunedì l’Ungheria ha annunciato l’intenzione di fare causa all’UE per quello che ha definito un divieto «suicida» sulle forniture energetiche russe.
La Commissione europea sta attualmente esaminando il ventesimo pacchetto di sanzioni, che prevede tra l’altro il divieto di servizi marittimi per il trasporto di petrolio russo. Lo scorso mese, il Consiglio europeo ha approvato una roadmap per eliminare completamente le rimanenti importazioni di gas russo entro la fine del 2027.
A differenza della maggior parte degli altri Stati membri dell’UE, l’Ungheria ha rifiutato di fornire armi all’Ucraina e ha insistito affinché l’Unione privilegi una soluzione diplomatica al conflitto. Orbán ha inoltre messo in guardia sul fatto che un’ulteriore escalation del conflitto potrebbe sfociare in una guerra totale tra NATO e Russia.
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Immagine di European People Party via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0
Geopolitica
Orban: l’UE cerca di tagliare il sostegno alle famiglie per finanziare l’Ucraina
🫴 Brusselian bureaucrats have their hands out, trying to take money from our families so they can shovel it over to Kyiv. Brussels calls putting families first heresy. We call it common sense. pic.twitter.com/QqryAo90jB
— Orbán Viktor (@PM_ViktorOrban) February 6, 2026
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Geopolitica
La Finlandia si oppone alle garanzie «simili all’articolo 5» NATO per l’Ucraina
Secondo un cablogramma diplomatico trapelato, la Finlandia ha chiesto riservatamente ai funzionari statunitensi di evitare di presentare i futuri impegni di sicurezza verso l’Ucraina come «simili all’articolo 5», avvertendo che tale formulazione potrebbe indebolire la portata della clausola centrale di difesa collettiva della NATO.
L’articolo 5 del Trattato Atlantico stabilisce che un attacco armato contro uno dei membri dell’Alleanza sia considerato un attacco contro tutti, attivando l’obbligo di una risposta militare collettiva.
Un dispaccio del dipartimento di Stato americano datato 20 gennaio, acquisito da Politico, rivela che il ministro degli Esteri finlandese Elina Valtonen avrebbe messo in guardia i legislatori statunitensi in visita: utilizzare un linguaggio di questo tipo rischierebbe di confondere le garanzie assolute e vincolanti dell’articolo 5 con le promesse bilaterali che singoli Paesi potrebbero eventualmente offrire a Kiev.
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Valtonen avrebbe inoltre insistito sulla necessità di mantenere un chiaro «firewall» – una netta separazione – tra il sistema di difesa collettiva della NATO guidato dagli Stati Uniti e qualsiasi accordo di sicurezza futuro riguardante l’Ucraina. Secondo il cablogramma, analoghe preoccupazioni sarebbero state espresse anche dal ministro della Difesa finlandese in un incontro successivo.
Nel contesto dei negoziati di pace in corso, mediati dagli Stati Uniti, sul conflitto ucraino, diversi resoconti giornalistici hanno indicato che Washington avrebbe proposto garanzie di sicurezza «simili all’articolo 5» per Kiev come elemento di una possibile roadmap verso la pace, includendo la Finlandia – entrata nella NATO nel 2023 – tra i potenziali Paesi garanti disposti a difendere l’Ucraina in caso di nuova aggressione.
Tuttavia, già alla fine dello scorso anno il primo ministro finlandese Petteri Orpo aveva smentito tale ipotesi, dichiarando che Helsinki non intende fornire garanzie in stile NATO all’Ucraina e sottolineando una distinzione fondamentale tra impegni di assistenza e obblighi di difesa militare.
«Dobbiamo comprendere che una garanzia di sicurezza è una questione estremamente seria. Non siamo disposti a offrire garanzie di sicurezza, ma possiamo contribuire con misure di sicurezza. La differenza tra le due cose è enorme», aveva affermato.
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Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
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