Connettiti con Renovato 21

Spirito

Papa Francesco sostituisce l’arcivescovo anti-satanista e contrario all’Eucarestia agli abortisti

Pubblicato

il

Papa Francesco ha accettato oggi le dimissioni dell’arcivescovo di Kansas City Joseph Naumann e ha nominato come suo sostituto il vescovo Shawn McKnight di Jefferson City, secondo la Conferenza episcopale degli Stati Uniti (USCCB). Lo riporta LifeSite.

 

Naumann ha rassegnato le dimissioni al compimento dei 75 anni lo scorso giugno, come di consueto. La sua sostituzione arriva poco dopo aver trascorso le ultime settimane a combattere contro i satanisti che volevano celebrare una «messa nera» blasfema nel Campidoglio dello Stato.

 

«Il diavolo non ha alcun potere su di noi», ha scritto sul sito di informazione online dell’arcidiocesi, The Leaven. «Riportiamo il diavolo al suo naturale stato di confusione e disperazione celebrando la bellezza e la gioia dell’amore misericordioso e fedele di Dio».

Sostieni Renovatio 21

Lo stesso giorno dell’evento sacrilego, ha celebrato una messa gremita, alla quale hanno partecipato circa 400 persone, come precedentemente riportato da LifeSiteNews.

 

Il prelato si è sempre espresso apertamente a favore dei bambini non ancora nati. In precedenza ha presieduto il Comitato per le attività pro-vita della Conferenza episcopale statunitense (USCCB).

 

Mentre il Naumanno si è sempre opposto fermamente alla possibilità di consentire ai politici pro-aborto di ricevere la Santa Comunione, McKnight ha assunto una posizione diversa. Nel 2021, il vescovo di Jefferson City ha firmato una lettera in cui esortava la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti a interrompere la discussione sulla proibizione dell’Eucaristia ai politici cattolici autoproclamatisi pro-aborto.

 

«Per cambiare i cuori e le menti, non possiamo limitarci a minacciare punizioni», scrisse McKnight all’epoca. «Il Santo Padre ha posto l’incontro, il dialogo, l’onestà e la collaborazione al centro del suo approccio al dialogo pubblico, non il confronto o le minacce, e ha ripetutamente indicato di non essere favorevole all’uso dell’Eucaristia come mezzo per disciplinare i politici».

 

Ha aggiunto che «quando i vescovi intraprendono questo dialogo tra loro e con i funzionari eletti, devono essere aperti ad apprendere e a condividere le proprie opinioni».

 

 

Quell’anno, McKnight affermò falsamente che i cattolici hanno la «responsabilità morale» di vaccinarsi con i vaccini sperimentali anti-COVID contaminati da sostanze abortive e ordinò ai sacerdoti di non accogliere le richieste di esenzione religiosa per le iniezioni, che sono state collegate a numerosi feriti gravi e decessi. Renovatio 21 nota che proprio lo Stato del Kansas l’anno scorso ha fatto causa a Pfizer per le affermazioni «fuorvianti» sui vaccini.

 

McKnight ha anche suscitato scalpore sui social media quando ha pubblicato delle linee guida per la celebrazione riverente della Santa Messa, che includevano la riaffermazione dell’opposizione della USCCB ad alcuni inni logori ma forse eretici, come «All Are Welcome».

 

In precedenza, la Conferenza episcopale statunitense (USCCB) aveva stabilito che questi inni erano «insufficienti in termini di sana dottrina o proibiti sulla base di accuse credibili di abuso contro il compositore», riferendosi alle accuse contro i compositori David Haas, Cesáreo Gabarain ed Ed Conlin.

 

Dopo la reazione negativa dei liberali nell’ottobre scorso, annunciò che la diocesi di Jefferson City avrebbe tenuto un dibattito «sinodale» della durata di un anno sulla musica e la liturgia.

 

Il nuovo decreto della diocesi non ha vietato i 12 inni «insufficienti nella sana dottrina», ma ha piuttosto messo in guardia contro di essi. Il vescovo ha mantenuto il divieto per gli inni di autori accusati in modo credibile di abusi sessuali.

Aiuta Renovatio 21

«Dopo la pubblicazione del decreto originale, abbiamo ricevuto commenti e visto reazioni online agli articoli. Cercando di sfruttare il fervore e la passione per questo argomento, il vescovo McKnight ha scelto di cogliere questa opportunità per approfondire l’apprezzamento della nostra comunità per una consultazione più sinodale», ha dichiarato all’epoca un portavoce a The Pillar.

 

«La musica è una parte fondamentale di ciò che siamo come cattolici», ha affermato monsignor McKnight. «L’atto del canto è profondamente personale e ci aiuta a incontrare il mistero di Cristo e della Chiesa. Sono ansioso di ascoltare tutti, in un processo sinodale di profondo ascolto, mentre intraprendiamo insieme questo percorso».

 

Come riportato da Renovatio 21, due anni fa in Kansas, a Saint Marys, è stata aperta la più grande chiesa cattolica d’America della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Scott Maentz via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0

 

Continua a leggere

Spirito

Papa Leone era alla manifestazione del 1983 contro i missili Pershing II in Italia

Pubblicato

il

Da

Nel 1983 un milione di italiani prese parte alla più grande manifestazione per la pace nella storia d’Italia   La protesta era diretta contro lo stazionamento dei missili americani Pershing II nella base aerea di Comiso, in Sicilia.   La foto della partecipazione del futuro pontefice, proveniente dall’archivio del fondatore del CIPAX (Centro interconfessionale per la pace) Gianni Novelli (1936-2023), già apparsa nei mesi scorsi, ha ripreso ora a circolare ed è apparsa in un articolo de quotidiano germanico Berliner Zeitung del 16 agosto.   Nella foto si riconosce nettamente il sacerdote agostiniano chicagoano Robert Prevost, salito al Soglio nel 2025 col nome di Leone XIV. All’epoca il Prevost studiava Diritto Canonico.   Un altro sacerdote presente nella foto è l’agostiniano Giuseppe Pagano, oggi Priore di Santo Spirito a Firenze. Un cartello nella foto recava lo slogan «Agostiniani per la pace».   I missili Pershing II, detti dal gergo giornalistico nazionale dell’epoca «euromissili», potevano raggiungere l’Unione Sovietica in cinque-otto minuti. In Germania erano stazionati 108 missili Pershing II, insieme a 368 missili da crociera a bassa quota.   «Una pace costruita sulle fondamenta di scenari di annientamento nucleare non è pace, ma un cessate il fuoco temporaneo. Abbiamo bisogno di una pace disarmata e che porti al disarmo», ha affermato Leone quest’anno in occasione della Giornata mondiale della pace, il 1° gennaio 2026.

Sostieni Renovatio 21

La manifestazione per il bando dei missili balistici europei e il disarmo atomico si tenne a Roma il 22 ottobre 1983, considerata la fase più calda della Guerra Fredda, portando in piazza la cifra, si dice, di un milione di persone tra cui movimenti pacifisti, sindacati, associazioni e delegazioni religiose.   Forse all’insaputa dei manifestanti e del futuro papa, proprio in quei giorni l’umanità arrrivò vicina al rischio della distruzione termonucleare. Tra il 2 e l’11 novembre la NATO infatti effettuò l’esercitazione Able Archer 83.   La manovra atlantica rappresentò il culmine dell’esercitazione annuale su più vasta scala denominata Autumn Forge ed è ricordata come uno dei momenti più rischiosi della guerra fredda, poiché la leadership dell’Unione Sovietica temette che i giochi di guerra fossero la copertura per un reale attacco nucleare preventivo.   Poche settimane prima il sangue freddo di un militare russo salvò il mondo dalla devastazione atomica: nella notte tra il 25 e il 26 settembre 1983, il tenente colonnello delle forze di difesa aerea sovietiche Stanislav Evgrafovič Petrov, evitò il peggio dal bunker segreto Serpuchov-15, dove lavorava al riconoscimento di incipienti minacce missilistiche.   Quella notte, il sistema satellitare di prima allerta sovietico (Oko) segnalò erroneamente il lancio di cinque missili balistici intercontinentali statunitensi diretti verso l’URSS. Il Petrov mantenne la calma e giudicò l’allarme un falso positivo, classificandolo come un malfunzionamento del computer anziché come un vero attacco. La sua decisione di non segnalare il falso allarme ai superiori impedì una rappresaglia nucleare immediata contro gli Stati Uniti.   Le indagini successive confermarono che i satelliti avevano scambiato il riflesso della luce solare sulle nuvole per la scia di missili in partenza. Nonostante l’iniziale rimprovero per non aver compilato correttamente i registri, la sua storia venne resa pubblica negli anni Novanta e Petrov ricevette numerosi premi internazionali per aver salvato il mondo dalla catastrofe nucleare.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 Immagine di Gianni Novelli  
 
Continua a leggere

Spirito

Suore fingono di concelebrare la Messa mentre il sacerdote cambia la consacrazione

Pubblicato

il

Da

Un video riportato dalla testata InfoVaticana mostra come, nel monastero di Suesa (in Cantabria, Spagna), la comunità di monache circondi l’altare con le mani tese durante la preghiera eucaristica mentre il celebrante altera le parole della consacrazione: le femminilizza, sostituisce il «per molti» con «per tutta l’umanità» e sostituisce il comando del Signore —«Fate questo in memoria di me»— con una formula di sua invenzione.

 

Non si tratta di un episodio isolato: la stessa comunità da anni teorizza e insegna questo modo di celebrare, con l’avallo di istituzioni diocesane. Tutto ciò avviene nella diocesi governata da monsignor Arturo Ros Murgadas, nominato vescovo di Santander da Bergoglio nel 2023..

 

Nelle immagini, riprese nella chiesa del Monastero della Santissima Trinità di Suesa (Ribamontán al Mar), il sacerdote non occupa alcun posto preminente. Le religiose, disposte in cerchio attorno all’altare, tendono le mani durante la preghiera eucaristica nel gesto epiclettico riservato al sacerdote concelebrante. L’effetto visivo risulta inequivocabile: una concelebrazione simulata in cui il ministro ordinato si dissolve nell’assemblea.

 

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Come nota Infovaticana, il celebrante, inoltre, non prende il pane né il calice nelle sue mani pronunciando le parole della consacrazione, come prescrive il Messale Romano. Sul pane dice: «Prendete e mangiate tutte di esso». Sul calice, questa è la formula che il video riporta letteralmente:

 

«Allo stesso modo, terminata la cena, prese il calice e, rendendoti di nuovo grazie, lo passò dicendo: Prendete e bevete tutte di esso, perché questo è il calice del mio sangue, sangue della nuova ed eterna alleanza, che sarà versato per voi e per tutta l’umanità per la remissione dei peccati. Fate questo per ricordare che io sono in mezzo a voi come colui che serve».

 

Il confronto con il testo del Messale Romano rivela almeno quattro manipolazioni deliberate, scrive Infovaticana.

 

La prima, la femminilizzazione delle parole del Signore —«tutte», «per voi»—, che indirizza all’assemblea presente, una comunità femminile, ciò che Cristo pronunciò nell’istituzione dell’Eucaristia sugli Apostoli.

 

La seconda, la sostituzione del pro multis («per molti») con «tutta l’umanità», una traduzione che la Santa Sede ha espressamente corretto: la Congregazione per il Culto Divino ordinò nel 2006 di recuperare la fedeltà al testo biblico, e Benedetto XVI dedicò nel 2012 una lettera all’episcopato tedesco spiegando perché «per molti» non è negoziabile.

 

La terza, l’alterazione del racconto dell’istituzione: dove il Messale dice che «lo diede ai suoi discepoli», il celebrante dice che «lo passò», cancellando dalla narrazione i discepoli —i Dodici, ai quali il Signore conferì il sacerdozio in quella stessa Cena— e suggerendo un calice che circola orizzontalmente nell’assemblea.

 

E la quarta, la più vistosa: la soppressione del comando «Fate questo in memoria di me», sostituito da «fate questo per ricordare che io sono in mezzo a voi come colui che serve», un innesto tratto da Luca 22, 27 che sposta il memoriale sacrificale dell’Eucaristia verso una lettura puramente diaconale e comunitaria. Non è una sfumatura: il comando della commemorazione è precisamente il fondamento del sacerdozio ministeriale e del rinnovamento sacramentale del sacrificio. Eliminarlo dal racconto dell’istituzione, in una celebrazione la cui scenografia già sfuma il sacerdote, risulta coerente con tutto il resto.

 

Il canone 846 §1 del Codice di Diritto Canonico è tassativo: «Nella celebrazione dei sacramenti, si osservino fedelmente i libri liturgici approvati dalla competente autorità; perciò nessuno aggiunga, tolga o muti alcunché di sua iniziativa».

Aiuta Renovatio 21

L’Istruzione Redemptionis Sacramentum (2004) scrive: «Si ponga fine al riprovevole uso con il quale i Sacerdoti, i Diaconi o anche i fedeli mutano e alterano a proprio arbitrio qua e là i testi della sacra Liturgia da essi pronunciati. Così facendo, infatti, rendono instabile la celebrazione della sacra Liturgia e non di rado ne alterano il senso autentico» (n. 59).

 

«La recita della Preghiera eucaristica, che per sua stessa natura è come il culmine dell’intera celebrazione, è propria del Sacerdote, in forza della sua ordinazione. È, pertanto, un abuso far sì che alcune parti della Preghiera eucaristica siano recitate da un Diacono, da un ministro laico oppure da uno solo o da tutti i fedeli insieme. La Preghiera eucaristica deve, dunque, essere interamente recitata dal solo Sacerdote». (n. 52)

 

«Mentre il Sacerdote celebrante recita la Preghiera eucaristica,«non si sovrappongano altre orazioni o canti, e l’organo o altri strumenti musicali tacciano». (n. 53)

 

Secondo quanto riportato, la comunità in questione avrebbe fatto una cosa simile anche nell’ottobre 2022, quando un gruppo scout che trascorse un fine settimana di ritiro nel monastero pubblicò una cronaca entusiasta in cui descriveva, senza rilevare alcun problema, esattamente la stessa cosa: «un coro monastico circolare, senza spazi gerarchizzati», «una comunità femminile che forma una circonferenza aperta» e l’«uso di un linguaggio inclusivo» nelle messe.

 

La stessa comunità lo teorizza apertamente. Nel 2016 organizzarono nel monastero il laboratorio «Il gesto nella liturgia», diffuso attraverso il bollettino progressista Eclesalia, la cui convocazione —firmata dalla comunità— proclamava: «Sta ormai finendo quel tempo in cui la liturgia restava solo nelle mani del presbiterato» e invitava a «osare altri gesti, altri simboli», compresa «la danza comunitaria come faceva lo stesso Gesù». Il laboratorio era coordinato dal gesuita Carlos del Valle insieme a un’animatrice di «danza contemplativa».

 

Il sito web del monasterio mantiene una sezione dedicata a queste danze circolari, con video su YouTube, che si praticano in contesto orante.

Iscriviti al canale Telegram

«Il substrato ideologico non è nemmeno un segreto» scrive il sito di informazione cattolica. Nel giugno 2022, in occasione della Giornata Pro Orantibus, la comunità espose sul sito Religión Digital i suoi contributi al Sinodo: «denunciavano una Chiesa “piramidale e gerarchica, dove le norme vengono dall’alto”, chiedevano di “abbassarsi dalla mentalità patriarcale per vivere nell’orizzontalità delle relazioni tra uguali” e sostenevano che la partecipazione della donna “in condizioni di parità nella Chiesa cattolica è una questione strutturale, e non una riforma secondaria”. Chiesero al Dicastero per la Vita Consacrata «che lasci pensare le monache, che non vengano imposti loro criteri dall’alto».

 

«L’estetica accompagna il discorso: le religiose conservano l’abito trinitario con la croce, ma hanno rinunciato al velo, il che conferisce loro un aspetto ambiguamente clericale —più vicino a quello di un presbitero con il colletto che a quello di una monaca contemplativa—, coerente con la scenografia della circonferenza attorno all’altare».

 

Redemptionis Sacramentum ricorda che qualsiasi fedele ha il diritto di denunciare gli abusi liturgici al vescovo diocesano o direttamente alla Sede Apostolica (nn. 183-184).

 

La notizia delle celebrazioni spurie delle suore – e dell’avallo che ottengono dall’alato – arriva nei giorni in cui sempre Infovaticana aveva mostrato il video di un rito per la Pachamama a Cusco, in Perù, prima della visita apostolica del papa. Al rituale, che pare essere stato eseguito all’interno di un evento catto-filo-omotransessualista, hanno partecipato alti funzionari vaticani.

 

Come riportato da Renovatio 21, mentre i monasteri conciliari mostrano aberrazioni o si svuotano (come nel caso del crollo verticale del numero di suore in Germania), gli istituti tradizionalisti di suore legati dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X vedono una crescita costante ed incoraggiante.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 Immagine screenshot da Twitter

 

Continua a leggere

Occulto

A Cusco, la Pachamama precede Leone XIV

Pubblicato

il

Da

Pochi mesi prima della visita annunciata di Papa Leone XIV in Perù, un incontro organizzato a Cusco con la partecipazione di diversi prelati si aprì con un «pagamento alla terra», un rito pagano di offerta a Pachamama. Le immagini mostrano un vescovo e un funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede che depongono personalmente foglie di coca.   Il 13 e 14 agosto 2026 si è tenuto a Cusco, in Perù, un incontro macroregionale dal titolo «Intrecciare voci per la dignità: per i diritti umani e il bene comune». L’incontro ha riunito rappresentanti della Conferenza episcopale peruviana, organizzazioni sociali, comunità indigene e diversi gruppi provenienti da varie regioni del Paese.   Tra i partecipanti figuravano il vescovo Lizardo Estrada Herrera, vescovo ausiliare di Cusco e segretario generale del Consiglio episcopale latinoamericano e caraibico (CELAM), il vescovo Miguel Ángel Cadenas, vescovo di Iquitos, e il vescovo Jordi Bertomeu, funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede e Pontificio Commissario nel caso Sodalicio, una società di vita apostolica di cui è incaricato dello scioglimento a seguito di scandali.

Sostieni Renovatio 21

Un’offerta a «Madre Terra» Secondo i video resi pubblici e riportati da InfoVaticana, l’incontro non inizia con una preghiera cristiana o un’invocazione della Santissima Trinità, bensì con un rito mutuato dalla visione pagana andina.   Una donna spiega ai presenti che il mese di agosto è dedicato a «Madre Terra», presentata come amorevole, benevola e dispensatrice di sostentamento. Vengono quindi distribuite foglie di coca. I partecipanti sono invitati a meditare, a eseguire esercizi di respirazione e poi a soffiare sulle foglie prima di offrirle. Questo gesto è chiamato «pago a la tierra», «pagamento alla terra», legato al culto di Pachamama.   Le immagini visionate da diverse testate giornalistiche mostrano il vescovo Estrada e il vescovo Bertomeu mentre eseguono personalmente il rituale: ciascuno si avvicina con delle foglie di coca e le depone nel recipiente ardente preparato per l’offerta. Il commento orale che accompagna il rito parla di riportare le offerte al fuoco e di chiedere alla «Madre Fuoco» di ricevere i messaggi portati dai partecipanti e, a sua volta, di concedere loro la «saggezza».   È difficile ridurre la scena a una semplice rappresentazione folcloristica di un’usanza locale. Il gesto viene compiuto in un contesto esplicitamente religioso: la terra e il fuoco vengono invocati e ricevono offerte.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Il precedente del 2019

La scena richiama inevitabilmente alla mente gli scandalosi eventi del Sinodo sull’Amazzonia dell’ottobre 2019. Statuette raffiguranti una donna incinta furono utilizzate durante una cerimonia svoltasi nei giardini vaticani, alla presenza di Papa Francesco, e successivamente esposte nella chiesa di Santa Maria in Traspontina e portate in diverse occasioni legate al Sinodo.   Il 21 ottobre, diverse di queste statue furono rimosse dalla chiesa e gettate nel Tevere da un uomo. Francesco si scusò quindi per la loro scomparsa e si riferì a esse come alle «statue di Pachamama», affermando che erano state presenti «senza intenti idolatrici».   La vicenda aveva suscitato forti reazioni; in particolare, il cardinale Robert Sarah denunciò l’infiltrazione del paganesimo nella Chiesa e si chiese: perché presentare Pachamama anziché la Madonna di Guadalupe, veramente venerata dai popoli cattolici dell’America Latina?   Sette anni dopo, le immagini provenienti da Cusco dimostrano che il problema sollevato nel 2019 è tutt’altro che scomparso.  

Inculturazione o sincretismo?

La Chiesa non ha mai preteso che i popoli che evangelizza abbandonassero tutto ciò che appartiene alla loro cultura; è sempre stata capace di adottare e purificare costumi, lingue, forme artistiche e persino certi simboli naturali, purché potessero acquisire un significato conforme alla fede cattolica.   Una foglia di coca, ad esempio, non è ovviamente di per sé idolatrica; fa parte della vita quotidiana e della cultura di molte popolazioni andine da secoli. Ben diversa è la situazione quando un oggetto diventa lo strumento di un’offerta religiosa rivolta a una forza della natura considerata «Madre Terra», o quando il fuoco viene invocato come una «Nonna» capace di ricevere richieste e impartire saggezza.   Su questo punto la Rivelazione è inequivocabile: «Adorerai il Signore Dio tuo e a lui solo renderai culto» (Mt 4,10). L’inculturazione cattolica consiste nel purificare le culture alla luce dell’Apocalisse, e non nel reintrodurre nella pratica della Chiesa i culti pagani e idolatri dai quali l’evangelizzazione aveva liberato i popoli.

Aiuta Renovatio 21

Un funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede

La presenza attiva dell’arcivescovo Jordi Bertomeu conferisce particolare rilevanza alla questione, in quanto funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede e incaricata di svolgere missioni di fiducia come commissario pontificio della Santa Sede. Secondo InfoVaticana , dopo aver parlato della Sodalicio durante l’incontro, l’arcivescovo Bertomeu avrebbe girato il cartello con il suo nome prima di lasciare il suo posto. Il media spagnolo riferisce di aver tentato invano di contattarlo per ottenere chiarimenti.   Sarebbe ovviamente auspicabile che la persona in questione spiegasse pubblicamente il significato che attribuiva alle sue azioni. Ma a prescindere dalla sua intenzione soggettiva, resta la natura oggettiva della cerimonia a cui ha partecipato. Mentre un ufficiale del dicastero ha il compito di salvaguardare l’integrità della fede cattolica, viene visto prendere parte a un rito in cui si invocano elementi naturali e si ricevono offerte.  

Un incontro con obiettivi più ampi

L’ Istituto Lepanto osserva che le organizzazioni e le rivendicazioni rappresentate a Cusco andavano ben oltre le questioni puramente sociali relative alle popolazioni indigene.   L’evento è stato organizzato in collaborazione con il Coordinamento Nazionale per i Diritti Umani (CNDDHH), che ha esplicitamente incluso le “persone LGBTIQ+” tra le categorie rappresentate. L’ Istituto Lepanto sottolinea che la sua identità visiva raffigura una donna con un foulard verde, simbolo dei movimenti pro-aborto in America Latina, accanto a una persona vestita con i colori dell’arcobaleno LGBT.   Le fotografie pubblicate da Ruth Luque, parlamentare peruviana presente all’evento, mostrano anche i partecipanti che espongono una bandiera transgender, mentre i documenti di lavoro menzionano specificamente “l’accesso a un’assistenza sanitaria completa per le persone LGBTIQ+ (trans/nb)”. Bruno Montenegro ha partecipato a questi incontri in qualità di rappresentante della Fraternità Transmaschile del Perù.   L’ inchiesta dell’Istituto Lepanto mette in luce anche la partecipazione della Confederación Campesina del Perú (CCP), storicamente strettamente legata alla sinistra rivoluzionaria peruviana. Per decenni, è stata guidata da attivisti appartenenti al Partito Comunista Peruviano. Questa organizzazione internazionale, che si definisce in un’ottica anticapitalista, sostiene anche le rivendicazioni per il diritto all’aborto e i diritti LGBT.   La dichiarazione finale redatta a Cusco chiede, in particolare, politiche pubbliche che promuovano «la parità di genere» e «un’educazione sessuale completa nelle scuole». Secondo i suoi autori, questo testo è stato ufficialmente presentato a Leone XIV e si prevede che gli venga consegnato durante la sua visita in Perù. Cosa ne farà?

Iscriviti al canale Telegram

Il silenzio imbarazzante di Vatican News

Vatican News, il sito di notizie ufficiale della Santa Sede , ha pubblicato un resoconto favorevole dell’incontro, sottolineando come esso abbia «offerto uno spazio per condividere esperienze provenienti da diverse regioni, individuare sfide comuni e sviluppare proposte in risposta alle principali problematiche relative ai diritti umani che affliggono il Paese». Tuttavia, come hanno fatto notare InfoVaticana e altri osservatori, il resoconto ufficiale non menziona né il rito di apertura della Pachamama, né la partecipazione del vescovo Bertomeu ad esso.   L’omissione è difficile da comprendere. Se il «pagamento alla terra» era considerato una pratica culturale perfettamente compatibile con la fede cattolica, perché non menzionarlo nel resoconto di un evento ecclesiastico? Se, al contrario, poneva una difficoltà dottrinale, perché dei prelati cattolici, e ancor più un funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede, vi presero parte attivamente?   Leone XIV conosceva a fondo il Perù, avendo a lungo ricoperto la carica di ministro e possedendo la cittadinanza peruviana. La sua prossima visita nel Paese, dall’11 al 17 novembre, darà inevitabilmente particolare risalto a tutto ciò che riguarda il rapporto tra il cattolicesimo e le culture indigene.   Cusco, dove si è appena svolto questo «pagamento alla terra», è tra le quattro città che il papa visiterà. Sette anni dopo lo scandalo Pachmama in Vaticano, quale posizione adotterà Leone XIV in quel luogo?   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Estonian Foreign Ministry via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International  
Continua a leggere

Più popolari