Cina
Morto a 96 anni l’ex leader Jiang Zemin: un «nemico» in meno per Xi Jinping
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Era malato di leucemia. Considerato uno dei modernizzatori della Cina. La sua «cricca di Shanghai» una delle ultime fazioni del Partito comunista a opporsi a Xi. I cinesi che protestano contro i lockdown per il COVID-19 potrebbero rimpiangerlo. Durante il suo periodo al potere, il PIL nazionale è cresciuto in media del 9% all’anno.
È morto oggi a Shanghai Jiang Zemin. A quanto riporta la statale Xinhua il 96enne ex leader, successore del «piccolo timoniere» Deng Xiaoping, era malato di leucemia e ha sofferto disfunzioni interne multiple.
Jiang è considerato uno degli artefici della modernizzazione cinese degli ultimi 40 anni. Ha guidato il Paese come presidente e segretario generale del Partito comunista cinese (PCC) dai primi anni Novanta del secolo scorso, subito dopo il massacro di Tiananmen, al 2002.
Durante il suo mandato, nel 2001, Pechino è entrata nell’Organizzazione mondiale del commercio; nello stesso anno ha vinto la gara per organizzare le Olimpiadi del 2008.
Per la maggior parte degli osservatori, sotto la guida di Jiang la Cina ha messo le basi per diventare una superpotenza e sfidare gli USA nell’agone geopolitico globale.
Il Paese perde una figura di rilievo; Xi Jinping avrà però un nemico in meno in un momento di grande tensione, mentre non si fermano nelle città cinesi le proteste popolari contro le draconiane restrizioni per contenere il COVID-19.
La «cricca di Shanghai», la fazione del PCC capeggiata da Jiang, ha continuato ad avere una grossa influenza sulla politica nazionale fino alla salita al potere di Xi. Il riconoscimento di un terzo mandato al potere al 20° Congresso del Partito, lo scorso ottobre, ha sancito la vittoria dell’attuale leader supremo su ciò che rimaneva dell’opposizione interna al regime.
Secondo resoconti di media internazionali, Jiang e il suo vecchio alleato Zhu Rongji si sono battuti contro la riconferma di Xi. Le critiche della vecchia guardia, che storicamente aveva un peso nelle dinamiche di potere in Cina, avevano spinto l’Ufficio generale del Comitato centrale del Partito a vietare ai dirigenti in pensione di fare «discorsi politici negativi» prima del 20° Congresso.
Con un Paese in subbuglio, segnato dalla politica «zero-COVID» di Xi e dal suo impatto negativo sull’economia nazionale, i cinesi potrebbero rimpiangere l’era di Jiang, quando il PIL del Paese cresceva a una media annua del 9% – quest’anno rischia di non arrivare al 3%.
Se come enfatizzato alla vigilia e durante il 20° Congresso, nei primi 10 anni di leadership di Xi la Cina ha raddoppiato la propria economia, nel decennio di Jiang Zemin (1993-2002) è più che triplicata.
Come Xi, Jiang ha avuto a che fare con una grave crisi, quella finanziaria in Asia del 1997-1998.
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Immagine CC0 via Wikimedia
Cina
La Cina prende in giro il meme del pinguino della Groenlandia della Casa Bianca
L’agenzia di stampa statale cinese Xinhua ha deriso l’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump per aver scelto un meme con pinguino al fine di promuovere la sua campagna per acquisire il controllo della Groenlandia.
Sabato, l’account X della Casa Bianca ha deciso di cavalcare la popolarità del meme, che mostra un isolato pinguino di Adelia lasciare la propria colonia per incamminarsi verso remote montagne ghiacciate.
È stata pubblicata un’immagine creata con l’intelligenza artificiale in cui Trump tiene per un’ala il pennuto, condotto lungo una pianura ricoperta di ghiaccio verso le montagne dove garrisce una bandiera della Groenlandia. Nell’altra ala, l’uccello impugna una bandiera statunitense. La didascalia recita: «Abbraccia il pinguino».
Embrace the penguin. pic.twitter.com/kKlzwd3Rx7
— The White House (@WhiteHouse) January 23, 2026
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L’iniziativa non è passata inosservata sul web: Xinhua ha prontamente replicato ricordando alla Casa Bianca che questi animali non vivono in Groenlandia, isola situata nell’emisfero settentrionale. Solo i pinguini delle Galapagos si trovano a nord dell’equatore. «Anche se in Groenlandia ci fossero pinguini, sarebbe così», hanno scritto i giornalisti cinesi nel loro post, accompagnandolo con un video generato dall’IA che ritrae Trump, abbigliato da Zio Sam, mentre trascina al guinzaglio un pinguino recalcitrante e impugna una mazza da baseball nell’altra mano.
L’immagine originale del «pinguino nichilista» proviene dal documentario del 2007 del regista tedesco Werner Herzog sull’Antartide, intitolato «Incontri alla fine del mondo», ed è diventata virale solo dall’inizio di quest’anno.
Even if there are penguins in #Greenland, it would be like this… @WhiteHouse #USA #Hegemony pic.twitter.com/X9lwM3yE1F
— China Xinhua News (@XHNews) January 24, 2026
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La scena ha dato vita a innumerevoli meme, interpretati dagli utenti in modi diversi: da riflessioni sulla solitudine e sulla crisi esistenziale a simboli di indipendenza di pensiero e di ribellione.
All’inizio di questa settimana, Trump ha dichiarato che un «quadro» per un accordo sulla Groenlandia, negoziato con il segretario generale della NATO Mark Rutte, è ora pronto e garantirebbe agli Stati Uniti «tutto l’accesso militare che desideriamo». L’intesa prevederebbe «aree di base sovrane» statunitensi sull’isola più grande del pianeta e accelererebbe i diritti di estrazione dei minerali di terre rare.
Mercoledì, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, ha sottolineato che Pechino non ha alcuna intenzione di approfittare delle tensioni emerse tra Stati Uniti e Unione Europea riguardo alla Groenlandia. «La Cina persegue una politica estera indipendente e pacifica. Intratteniamo scambi amichevoli con altri Paesi sulla base del rispetto reciproco e dell’uguaglianza», ha affermato.
Come riportato da Renovatio 21, già in passato la Cina ha canzonato apertamente gli USA, come ad esempio durante la disastrosa ritirata da Kabullo nel 2021, che il Dragone prese come monito satirico per Taiwano.
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Cina
Tutti gli interessi cinesi in Sud America a cui Trump vuole mettere fine
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Cina
La Cina condanna l’attacco «egemonico» degli Stati Uniti al Venezuela
Il ministero degli Esteri cinese ha condannato l’attacco degli Stati Uniti al Venezuela e la cattura di Nicolas Maduro, definendoli «egemonici».
«La Cina è profondamente scioccata e condanna fermamente l’uso sfacciato della forza da parte degli Stati Uniti contro uno Stato sovrano e l’azione contro il suo presidente», ha affermato il ministero degli Esteri cinese in una dichiarazione rilasciata più tardi nella giornata.
«Tali atti egemonici degli Stati Uniti violano gravemente il diritto internazionale e la sovranità del Venezuela e minacciano la pace e la sicurezza in America Latina e nella regione caraibica», ha affermato, chiedendo a Washington di rispettare il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite.
L’operazione di cambio di regime degli Stati Uniti è avvenuta poche ore dopo la visita di una delegazione cinese in Venezuela, un partner chiave, guidata dall’inviato speciale del presidente Xi Jinping, Qiu Xiaoqi. Pechino non ha rilasciato una dichiarazione sull’incontro, ma Caracas ha affermato che è servito a rafforzare un «mondo multipolare di sviluppo e pace» di fronte alle «misure coercitive unilaterali» occidentali.
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La Cina e la nazione sudamericana, pesantemente sanzionata, hanno mantenuto un’importante «partnership strategica in ogni condizione atmosferica» dal 2023 e hanno firmato un accordo di investimento nel 2024.
Dopo l’attacco degli Stati Uniti, Pechino ha fatto eco a Mosca e ha condannato il «sequestro forzato» di Maduro e di sua moglie, chiedendone il rilascio.
Come riportato da Renovatio 21, è stato reso noto che poco prima del sequestro il Maduro aveva incontrato alti dignitari della Repubblica Popolare Cinese.
In assenza del leader venezuelano, la Corte Suprema del Paese ha concesso poteri presidenziali alla vicepresidente Delcy Rodriguez.
Poco prima della decisione, il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha chiamato la Rodriguez per esprimere la solidarietà e il sostegno di Mosca alla difesa degli interessi nazionali e della sovranità del Paese da parte del governo venezuelano. Entrambe le parti hanno inoltre espresso l’impegno a consolidare l’accordo bilaterale di partenariato strategico firmato da Mosca e Caracas lo scorso maggio.
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