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Mons. Strickland: i commenti di Papa Francesco secondo cui tutte le religioni sono vie per raggiungere Dio sono «eresia»

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Renovatio 21 pubblica la traduzione di uno scritto di monsignor Joseph Strickland apparso su LifeSiteNews.

 

Cari fratelli e sorelle in Cristo,

 

«Ti adoriamo, o Cristo, e ti lodiamo, perché con la tua Santa Croce hai redento il mondo». Questa preghiera familiare offerta come parte delle Stazioni della Croce è familiare ai cattolici, e a ragione. Esprime in modo succinto la nostra fede e l’unica realtà di Gesù Cristo, il Divino Figlio di Dio, come unico Salvatore di tutta l’umanità.

 

Siamo obbligati ad adorare e lodare Gesù Cristo perché è il Figlio di Dio e perché ha portato la salvezza al nostro stato decaduto. Dobbiamo aggrapparci tenacemente alla verità che solo Gesù Cristo è il Salvatore e che ha vissuto, sofferto, è morto ed è risorto per tutta l’umanità per sempre. Il suo amorevole sacrificio della Sua stessa vita per redimerci è il più grande dono che l’umanità abbia mai ricevuto.

 

Questa semplice preghiera esprime il nocciolo della nostra fede che siamo obbligati a proclamare al mondo se desideriamo vivere come suoi discepoli. La Chiesa esiste per proclamare questa Verità al fine di indicare alla famiglia umana, da ogni nazione e razza, i mezzi della nostra salvezza. Non c’è altro nome con cui possiamo essere salvati, e nessun altro movimento, religione o sforzo umano ci salverà. Solo Cristo è il nostro Salvatore. Possiamo davvero guadagnare il mondo intero e ritrovarci comunque perduti se non abbracciamo Gesù Cristo e la sua Croce.

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Mentre leggete questo, posso immaginare che la vostra reazione potrebbe essere che io stia semplicemente affermando l’ovvio esprimendo il kerygma di base della nostra gloriosa fede in Gesù Cristo, il nostro amorevole Signore e Redentore, e avete ragione. Ma dobbiamo aprire gli occhi alla realtà che troppi all’interno della Chiesa, il Corpo Mistico di Cristo, stanno rifiutando questa espressione più basilare della nostra fede e, di fatto, stanno rifiutando Gesù Cristo stesso.

 

Dobbiamo anche riconoscere che i leader della Chiesa di rango più elevato stanno conducendo il mondo non verso Gesù Cristo, ma lontano da lui.

 

Papa Francesco, parlando di recente a un gruppo di giovani a Singapore, ha rilasciato questa affermazione:

 

«Una delle cose che più mi ha colpito di voi giovani, di voi qui, è la capacità del dialogo interreligioso. E questo è molto importante, perché se voi incominciate a litigare: “La mia religione è più importante della tua…”, “La mia è quella vera, la tua non è vera…”. Dove porta tutto questo? Dove? Qualcuno risponda, dove? [qualcuno risponde: “La distruzione”]. È così. Tutte le religioni sono un cammino per arrivare a Dio. Sono – faccio un paragone – come diverse lingue, diversi idiomi, per arrivare lì. Ma Dio è Dio per tutti. E poiché Dio è Dio per tutti, noi siamo tutti figli di Dio. “Ma il mio Dio è più importante del tuo!”. È vero questo? C’è un solo Dio, e noi, le nostre religioni sono lingue, cammini per arrivare a Dio. Qualcuno sikh, qualcuno musulmano, qualcuno indù, qualcuno cristiano, ma sono diversi cammini».

 

Questa affermazione è un’eresia teologica, chiamata indifferentismo. L’indifferentismo sostiene che tutte le religioni hanno lo stesso valore e tutte conducono alla stessa verità divina. Ciò contraddice direttamente la dottrina della Chiesa secondo cui esiste una sola vera fede e che la Chiesa cattolica è l’unica via per la salvezza.

 

Sebbene la tolleranza e la libertà religiosa siano importanti, noi nella Chiesa dobbiamo difendere la nostra fede con convinzione e condividere la verità con certezza. Come disse Gesù, «Io sono la Via, la Verità e la Vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di Me». (Gv 14,6)

 

Nel 1928, papa Pio XI discusse l’indifferentismo nella sua enciclica papale Mortalium Animos. Ha dichiarato:

 

«Persuasi che rarissimamente si trovano uomini privi di qualsiasi sentimento religioso, sembrano trarne motivo a sperare che i popoli, per quanto dissenzienti gli uni dagli altri in materia di religione, pure siano per convenire senza difficoltà nella professione di alcune dottrine, come su un comune fondamento di vita spirituale. Perciò sono soliti indire congressi, riunioni, conferenze, con largo intervento di pubblico, ai quali sono invitati promiscuamente tutti a discutere: infedeli di ogni gradazione, cristiani, e persino coloro che miseramente apostatarono da Cristo o che con ostinata pertinacia negano la divinità della sua Persona e della sua missione. Non possono certo ottenere l’approvazione dei cattolici tali tentativi fondati sulla falsa teoria che suppone buone e lodevoli tutte le religioni, in quanto tutte, sebbene in maniera diversa, manifestano e significano egualmente quel sentimento a tutti congenito per il quale ci sentiamo portati a Dio e all’ossequente riconoscimento del suo dominio. Orbene, i seguaci di siffatta teoria, non soltanto sono nell’inganno e nell’errore, ma ripudiano la vera religione depravandone il concetto e svoltano passo passo verso il naturalismo e l’ateismo; donde chiaramente consegue che quanti aderiscono ai fautori di tali teorie e tentativi si allontanano del tutto dalla religione rivelata da Dio».

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Papa Gregorio XVI nella sua enciclica papale Mirari Vos (1832) condannò l’idea che si potesse raggiungere la salvezza in qualsiasi religione. Papa Pio IX nel Sillabo degli errori (1864) condannò la proposizione che «è libero ciascun uomo di abbracciare e professare quella religione che, sulla scorta del lume della ragione, avrà reputato essere vera».

 

Ho spesso, in varie occasioni, espresso la mia profonda preoccupazione per il verificarsi di eresie e l’atmosfera di apostasia che emana dal Vaticano a Roma, ma ora devo porre questa domanda: «Dov’è il grido dei pastori? Dove sono il coraggio e la convinzione per difendere la nostra fede?»

 

Quando papa Pio X era preoccupato che il Modernismo avrebbe unito la Chiesa al mondo con la sua enfasi sull’umanesimo, ordinò che ogni vescovo desse la caccia a questa eresia e la schiacciasse, e richiese un giuramento come prerequisito per ricevere gli Ordini Sacri, che rimase in vigore fino al 1978.

 

Una volta, quando a papa Pio X fu chiesto se avrebbe dovuto adottare un tono più conciliatorio e forse cercare più dialogo, affermò: «Vogliono essere trattati con olio, sapone e carezze, ma devono essere battuti con i pugni! In un duello non conti o misuri i colpi, colpisci come puoi! La guerra non è fatta con la carità, è una lotta, un duello».

 

Papa Pio X vide l’estremo pericolo nel permettere all’eresia di rimanere incontrastata e non corretta, poiché l’eresia incontrollata porterà sicuramente molte anime lontano da Cristo e lontano dalla pienezza della fede vera e autentica, che si trova e si salvaguarda nella sua interezza solo nella Chiesa cattolica. E quindi, chiedo di nuovo: «Dov’è il grido dei pastori?»

 

Ritengo inoltre di fondamentale importanza in questo momento richiamare l’attenzione su importanti fonti di eresia e apostasia oltre a quelle provenienti dal Vaticano. Stiamo davvero vedendo cardinali opporsi a cardinali e vescovi opporsi a vescovi, ma per quanto questo sia devastante, dobbiamo notare che stiamo anche vedendo francescani contro francescani, domenicani contro domenicani e gesuiti contro gesuiti.

 

La dura realtà è che il rifiuto assoluto di Gesù Cristo non è un’esclusiva delle aule di Roma. Questo cancro dell’apostasia ha colpito anche coloro che sono nella vita consacrata. In alcuni casi, i leader delle comunità religiose sono stati in prima linea, allontanando questa carica precipitosa da Cristo e dalla Chiesa da Lui fondata.

 

I fondatori di ordini religiosi, come Sant’Ignazio di Loyola e San Francesco d’Assisi, troverebbero la leadership delle loro comunità in questo XXI secolo irriconoscibile e distante dalle comunità da loro fondate. Questi grandi santi non hanno ispirato i loro seguaci a essere assistenti sociali militanti, ma a essere evangelisti che spesso hanno dato la vita a imitazione di Cristo stesso. La grandezza di questi ordini religiosi è sempre stata misurata dalla grandezza della loro devozione a Gesù Cristo e alla Sua missione.

 

Quando fu fondata da Sant’Ignazio nel 1540, la Compagnia di Gesù chiese ai gesuiti di essere missionari e di evangelizzare in tutto il mondo, e lo fecero, fondando scuole e insegnando il Vangelo. Erano educatori e monopolizzarono l’istruzione in Europa per oltre 200 anni. I gesuiti furono fondati appena prima del Concilio di Trento e aiutarono a contrastare lo scisma protestante in tutta l’Europa cattolica. I gesuiti spesso si frapponevano tra gli indigeni e la schiavitù. Gli studiosi gesuiti studiavano le lingue native e producevano grammatiche e dizionari.

 

I gesuiti erano organizzati come un esercito, con una struttura di autorità dall’alto verso il basso, forse perché fin da quando era giovane, Sant’Ignazio voleva essere un soldato. Tuttavia, dopo essere stato ferito e aver avuto il tempo di meditare sulla sua vita, si rese conto che non era una compagnia militare quella che era stato chiamato a reclutare e addestrare, ma piuttosto una compagnia spirituale.

 

Quando Sant’Ignazio fondò la Compagnia, vide chiaramente che il nemico era Lucifero e che le armi del suo esercito avrebbero dovuto essere soprannaturali/spirituali. E bisogna dire che l’organizzazione della Compagnia era esattamente ciò di cui aveva bisogno per combattere la guerra spirituale in corso, poiché nessun altro gruppo si è avvicinato a realizzare ciò che i gesuiti hanno fatto nell’evangelizzazione e nell’istruzione.

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Tutto questo cambiò, tuttavia, negli anni Sessanta, dopo il Concilio Vaticano II. Lasciatemi fermarmi qui per menzionare un’altra cosa che accadde (o meglio, doveva accadere ma non accadde) negli anni Sessanta perché aiuta a chiarire il clima nella Chiesa in quel periodo. La Madonna disse a Suor Lucia Dos Santos, una delle tre veggenti della Madonna di Fatima, che il Terzo Segreto di Fatima sarebbe stato reso pubblico nel 1960, ma non lo fu, e questo, unito al fatto che la Russia non era ancora stata consacrata nel modo richiesto dalla Madonna, dà un’idea della mentalità del Vaticano durante quel periodo.

 

Papa Pio XII si era fortemente opposto al marxismo sovietico, ma con papa Giovanni XXIII, ci fu un approccio «finestre aperte, campi aperti» all’URSS e, di fatto, arrivò al punto di garantire all’URSS l’immunità dagli attacchi della Chiesa. Fu durante il suo papato, naturalmente, che il Terzo Segreto avrebbe dovuto essere rivelato, ma non lo fu, perché sembra che offendere la Russia fosse più preoccupante che eseguire le istruzioni della Nostra Beata Madre. Poi con papa Paolo VI, la politica di placare la Russia continuò, persino al punto di tradire il Primate d’Ungheria.

 

Fu anche in questo periodo che ci fu uno sforzo concertato per spostare la Chiesa da una Chiesa verticale che «guardava a Dio» a una chiesa orizzontale che «guardava al popolo». Sebbene il documento del Concilio Vaticano II sulla liturgia non dicesse nulla sulle posizioni liturgiche, le cose cambiarono comunque anche a questo riguardo, poiché la messa celebrata con il sacerdote rivolto verso il popolo (versus populum) non era comune prima del Vaticano II e, solo pochi anni dopo il Concilio, versus populum era il modo ordinario in cui veniva offerta la messa nella maggior parte del mondo. Sebbene ad orientem non scomparve, rimase quasi invisibile per diversi decenni.

 

E insieme a questo, le cose stavano cambiando nella Compagnia di Gesù. Infatti, con l’elezione del Padre Generale dei Gesuiti Pedro Arrupe nel 1968, ci fu un completo capovolgimento. Divenne presto evidente che i Gesuiti stavano anche immaginando un «nuovo tipo di Chiesa», una Chiesa non con un’autorità centrale, ma con l’autorità nelle mani del «popolo di Dio».

 

La storia della Compagnia dopo quel periodo rivela che molti Gesuiti iniziarono a muovere guerra, non contro Lucifero, ma contro «nemici» in carne e ossa, coloro che vedevano come responsabili di ingiustizia sociale, economica e politica, e sembravano perdere il loro obiettivo di salvare le anime.

 

Anche in questo periodo e in effetti avvolta nei cambiamenti, la teologia della liberazione trovò la sua strada nella Compagnia di Gesù. La teologia della liberazione condivide la fede modernista nell’umanesimo. La teologia della liberazione è una fede che l’oppressione economica, sociale e politica sono peccati e che possono essere sradicati solo quando gli oppressi prendono il controllo. Ai poveri viene detto che devono prendere in mano il proprio destino e che a volte è necessaria la «buona violenza». La salvezza è interpretata in termini di liberazione socio-politica e i suoi sostenitori credono che i poveri siano la fonte per comprendere la verità e la pratica cristiana.

 

Sebbene non tutti i gesuiti abbracciassero questa teologia, l’ordine la favorì nel suo complesso e i gesuiti non solo cessarono di essere «gli uomini del papa», ma divennero in molti modi il nemico del papato. Papa Giovanni Paolo II cercò ripetutamente di frenarli durante il suo papato. Aveva sperimentato la Polonia marxista ed era veementemente contrario a ciò che si stava svolgendo nella Compagnia. Ciò che divenne evidente durante questo periodo, negli scritti e nelle attività dei gesuiti, fu che il loro obiettivo era raggiungere una fratellanza e una sorellanza che fossero un sistema sociopolitico in cui l’autorità non era più vista come basata sul papato ma piuttosto sul «popolo di Dio».

 

L’espressione «teologia della liberazione» fu usata dal Padre Generale Pedro Arrupe nel 1968, e fu resa popolare dal sacerdote peruviano Gustavo Gutierrez, un domenicano e uno dei principali fondatori della teoria della liberazione. Nel 1979, papa Giovanni Paolo II criticò la teologia della liberazione radicale, affermando che «l’idea di Cristo come figura politica, come rivoluzionario, come sovversivo di Nazareth, non coincide con la catechesi della Chiesa».

 

Mentre i governi latinoamericani reagivano con la violenza per reprimere questo movimento, alcuni preti non solo iniziarono a sostenere le rivoluzioni di sinistra, ma alcuni si unirono persino a gruppi ribelli e si impegnarono in una guerriglia. Il movimento si diffuse a El Salvador, Nicaragua, Colombia, etc. Non entrerò nei dettagli di tutto ciò che questo movimento causò o portò avanti in questa lettera. Tuttavia, le regole di obbedienza che Sant’Ignazio scrisse per la Compagnia e che furono scritte con la massima sollecitudine affinché la Chiesa sostenesse il papato sembrarono cambiare radicalmente con la teologia della liberazione, poiché questo sistema era un movimento «dal basso verso l’alto».

 

Nel marzo 1983, il cardinale Joseph Ratzinger (in seguito papa Benedetto XVI), capo della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) del Vaticano, accusò padre Gutierrez di interpretare politicamente la Bibbia sostenendo il messianismo temporale, affermando che la predominanza dell’ortoprassi sull’ortodossia dimostrava un’influenza marxista. Riguardo alla teologia della liberazione, dichiarò: «il “popolo” è l’antitesi della gerarchia, l’antitesi di tutte le istituzioni, che sono viste come poteri oppressivi. In definitiva, chiunque partecipi alla lotta di classe è un membro del “popolo”; la “Chiesa del popolo” diventa l’antagonista della Chiesa gerarchica».

 

Da quando, al secondo Concilio Vaticano, venne avanzata l’idea della Chiesa come Popolo di Dio, molti trincerati nella teologia della liberazione se ne aggrapparono. papa Giovanni Paolo II si sforzò di tenere a bada i gesuiti, ma erano diventati, per la maggior parte, un’organizzazione che non viveva più nell’obbedienza all’ufficio papale e che non rispettava più la gerarchia della Chiesa.

 

Facciamo un salto ai giorni nostri e al movimento verso una «Chiesa sinodale». Ancora una volta, vediamo emergere il concetto di una «Chiesa del popolo». L’11 settembre 2013, papa Francesco ha ospitato Gutierrez nella sua residenza e ha concelebrato la messa con lui.

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Il 18 gennaio 2014, papa Francesco ha incontrato Arturo Paoli, un prete italiano che il papa conosceva dall’Argentina e che è un sostenitore della teologia della liberazione. Miguel d’Escoto, un prete del Nicaragua che era stato sanzionato con una sospensione divinis dalle funzioni pubbliche nel 1984 da papa Giovanni Paolo II a causa della sua attività politica nel governo sandinista di sinistra, ha visto la sua sospensione revocata da papa Francesco nell’agosto 2014.

 

Nel gennaio 2019, durante la Giornata mondiale della gioventù a Panama, papa Francesco ha discusso con un gruppo di gesuiti dell’America centrale di possibili cambiamenti di atteggiamento nei confronti della teologia della liberazione.

 

In sintesi, devo affermare che ormai ci troviamo di fronte quasi quotidianamente a eresia e apostasia anche all’interno delle più alte cariche della Chiesa. Ci sono delle pene, o dovrebbero esserci delle pene, per chi commette questi crimini canonici. Il canone 1364, sezione 1, afferma che «un apostata dalla fede, un eretico o uno scismatico incorre in una scomunica latae sententiae».

 

Commettendo apostasia, una persona porta su di sé la sentenza di scomunica. Ciò differisce da una scomunica «ferendae sententiae», in cui la scomunica è imposta dall’autorità ecclesiastica competente. Tuttavia, viviamo in un’epoca in cui difficilmente si sente una parola dai pastori della Chiesa quando qualcuno fa affermazioni eretiche o che rappresentano apostasia dalla fede. Invece, sono coloro che sottolineano l’eresia o l’apostasia che spesso incontrano delle pene.

 

Imploro tutti i miei confratelli vescovi a sollevarsi e a proteggere il Deposito della Fede! E imploro tutti i fedeli a prendere a cuore queste parole dell’arcivescovo Fulton Sheen:

«Chi salverà la nostra Chiesa? Non i nostri vescovi, non i nostri preti e religiosi: tocca a voi, al popolo. Avete la mente, gli occhi e le orecchie per salvare la Chiesa. La vostra missione è di fare in modo che i vostri preti agiscano come preti, i vostri vescovi agiscano come vescovi e i vostri religiosi agiscano come religiosi».

 

«Ti adoriamo, o Cristo, e ti lodiamo, perché con la tua Santa Croce hai redento il mondo».

 

Che Dio Onnipotente continui a benedirvi e che la nostra Santa e Immacolata Madre vi conduca nella Verità al Suo Divin Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo.

 

Joseph Strickland

vescovo emerito

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Mons. Schneider: «nulla è più pericoloso per la religione» dell’«interferenza» liturgica

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Il vescovo Athanasius Schneider ha avvertito in un sermone di questo fine settimana che «nulla è più pericoloso per una religione» dell’«interferenza con la liturgia». Lo riporta LifeSite.   Il vescovo ausiliare di Astana, in Kazakistan, ha difeso l’importanza di preservare la sacra tradizione della Chiesa, inclusa la sua liturgia tradizionale, durante una visita all’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote a Limerick, in Irlanda.   Ha sottolineato che è un precetto perpetuo della Chiesa cattolica rimanere fedele alla propria tradizione, sia «dottrinalmente che liturgicamente», come riportato dal Catholic Herald.   «La vera pietà non ammette altra regola se non quella che solo ciò che è stato (fedelmente) ricevuto dai nostri padri, quello stesso deve essere (fedelmente) trasmesso ai nostri figli», ha dichiarato mons. Schneider. «È nostro dovere non imporre la religione ovunque vogliamo, ma piuttosto seguirla dove essa ci conduce, ed è la via della modestia cristiana non tramandare le nostre credenze o pratiche», ha continuato. Dobbiamo «conservare e custodire ciò che abbiamo ricevuto da coloro che ci hanno preceduto».   Apparentemente commentando le attuali «guerre liturgiche», Schneider ha affermato che «il culto pubblico è intrinsecamente tradizionale», sottolineando che ciò implica la preghiera della liturgia così come esiste «secondo le norme già stabilite dall’autorità divina e tramandate dagli antenati».

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Il prelato kazako ha citato il liturgista Dom Prosper Guéranger, il quale affermò che «ogni eretico o settario che desideri introdurre una nuova dottrina si trova inevitabilmente di fronte alla liturgia tradizionale, perché la liturgia è tradizione, e la tradizione più forte e migliore è quella che esiste».   Il vescovo ha contestato coloro che sostengono che l’adesione alla Messa tradizionale sia in realtà una questione di preferenza per profumi e campane «superficiali».   Al contrario, afferma monsignore, coloro che «sostengono che la Chiesa non sia un museo e che l’uomo veramente pio sia indifferente a questi elementi accidentali della liturgia tradizionale dimostrano soltanto di essere ciechi al grande ruolo svolto dalla bella espressione».   In un ulteriore commento sulla continua soppressione della Santa Messa Tridentina, resa possibile dalla Traditionis Custodes di papa Francesco e proseguita ora con l’avallo di Papa Leone XIV, il vescovo centrasiatico ha affermato: «la storia ha dimostrato mille volte che non c’è nulla di più pericoloso per una religione, nulla che abbia maggiori probabilità di generare malcontento, incertezza, divisione e apostasia, dell’interferenza con la liturgia e, di conseguenza, con la sensibilità religiosa».   «Preservare il prezioso tesoro della liturgia tradizionale significa preservare il depositum fidei», ha proseguito, aggiungendo che la Chiesa per secoli si è adoperata affinché «l’antichità fosse conservata e la novità respinta – questa è la regola apostolica».   Schneider aveva precedentemente denunciato Traditionis Custodes come «una persecuzione di una parte dei fedeli e anche un rifiuto dell’intera tradizione della liturgia della Chiesa».   Il vescovo ha dichiarato a Limerick che «la liturgia è la Tradizione nella sua forma più potente e solenne. Solo la Chiesa cattolica può dire: “Vi ho trasmesso ciò che ho ricevuto dal Signore”».  

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Famiglia

A ciascuno il suo

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I bambini non sono in grado di sopportare le preoccupazioni degli adulti.

 

La famiglia Dupont parte per una gita. Pietrificato dalla gioia, Pierrot è il primo ad afferrare una delle borse da picnic. Sua madre incoraggia il suo passo svelto, dato che di solito è un po’ pigro, ma conosce i suoi limiti: con discrezione, alleggerisce lo zaino infilandogli una bottiglia grande nella sua borsa. Ognuno portando il proprio carico secondo le proprie forze, la famiglia trascorre una giornata meravigliosa.

 

Tra qualche anno, naturalmente, Pierrot, ormai adulto, sarà in grado di portare borse molto più pesanti di quella da picnic, ma fino ad allora, sarebbe un peso sproporzionato che lo schiaccerebbe.

 

Cari genitori, abbiate pietà dei vostri figli, non schiacciateli sotto il peso delle vostre preoccupazioni, dei vostri dolori, delle vostre responsabilità: la loro anima non è ancora abbastanza matura per sopportarlo.

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Spalle piccole e carichi pesanti

Ci sono alcuni argomenti che non dovrebbero essere discussi con i bambini o in loro presenza.

 

I figli più piccoli dei Martin sanno che la loro famiglia non è molto ricca e quindi devono stare attenti ai loro averi; del resto, in una famiglia semplice e unita, si è felici con poco. I figli più grandi, invece, sanno vagamente che il padre sta affrontando gravi difficoltà e che dovranno contribuire alle spese per i loro studi lavorando durante l’estate. Solo da adulti scopriranno veramente come l’attività del padre sia fallita a causa di un truffatore, e così via. Bambini felici, conoscevano dei problemi finanziari dei genitori solo quanto le loro giovani spalle potevano sopportare, crescendo con una consapevolezza della povertà.

 

Rendere un figlio il confidente delle proprie difficoltà coniugali non può che causare disastri a quel bambino.

 

Dopo la separazione, la mamma rimase sola con il piccolo Henri. Gli raccontava spesso dei rancori che nutriva nei confronti del padre. Avendo sentito solo cose negative sul padre e non avendo avuto una figura maschile di riferimento, il bambino crebbe diventando un adulto incapace di assumersi responsabilità.

 

Un altro esempio. Mélanie andò in collegio e l’adattamento fu molto buono, ma quando ricevette una lettera da casa, fu improvvisamente sopraffatta da una grande tristezza, che le causò emicranie e altri malanni: questo perché, in ogni lettera, la mamma le raccontava delle sue recenti difficoltà. La mamma si confidava con Mélanie, ma a chi poteva mai confidarsi Mélanie con il profondo dolore per la discordia dei suoi genitori? Perché stupirsi della sua natura taciturna e diffidente?

 

Anne ha un carattere piuttosto forte. Anche lei riceve confidenze dalla madre, rimasta sola. Così, da adolescente, ha preso in mano la situazione, parlando alla madre con tono protettivo, gestendo la casa, comandando a bacchetta i fratelli minori che non gradivano il suo comportamento e sapendo tutto di tutti. Che tipo di moglie sarà domani?

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Proteggere le anime giovani

Le prove possono essere molto reali, molto pesanti da sopportare, ma non dovrebbero essere affidate ai bambini. È con Nostro Signore sulla croce, durante la Messa, nella preghiera, che si trova conforto. Poi, ci si può rivolgere a un sacerdote, a un familiare adulto, a un amico fidato. È in un certo silenzio che si trova la forza.

 

Bisogna inoltre fare attenzione a non parlare spesso, davanti ai bambini, di argomenti come la crisi finanziaria, la tesa situazione internazionale, la disastrosa situazione politica, le figure scandalose della Chiesa, le famiglie senza documenti, i problemi di questo o quello, ecc. I bambini non hanno il senso delle proporzioni; non capiscono veramente quello che viene detto, se non che le cose vanno male, che mamma e papà sono preoccupati, che la situazione è seria… e si preoccupano per questioni che vanno oltre la loro comprensione.

 

Lasciate che i vostri piccoli crescano sotto il sole di Dio, al ritmo della natura e in armonia con la grazia. Offrite loro le spalle dei vostri genitori, affinché possano appoggiarvi la testa, condividere le loro domande e le preoccupazioni dell’infanzia e trovare conforto e sicurezza. Voi siete i confidenti dei vostri figli, non il contrario: ogni bambino ha il suo bagaglio.

 

Le Suore della FSSPX

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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 Immagine da FSSPX.News

 


 

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Leone ha approvato il documento del cardinale Roche a sostegno delle restrizioni alla Messa in latino

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Papa Leone XIV appoggia il documento Traditionis Custodes, che sopprime la Messa in latino, e ha richiesto specificamente il documento del cardinale Arthur Roche sulla liturgia a sostegno delle restrizioni alla Messa tradizionale, secondo una pubblicazione spagnola.   Domenica, il quotidiano La Razón ha riportato di aver «posso confermare» che il cardinale Roche ha distribuito il documento concistorale di quest’anno sulla liturgia «su richiesta di Leone XIV e, pertanto, con la sua approvazione del contenuto». La testata ha anche riferito che papa Leone ha esaminato questo documento e «non è stata modificata nemmeno una virgola».   La consegna del testo ai cardinali ha quindi messo in luce la «posizione del nuovo papa su questo tema» e non è stata «una provocazione da parte di Roche», come alcuni hanno affermato, ha concluso il media spagnolo.

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L’approvazione di Leone significa che il pontefice appoggia effettivamente la soppressione della Messa tradizionale in latino. Il testo del concistoro trapelato dal Roche ripeteva l’affermazione di papa Francesco secondo cui il Novus Ordo Missae è «l’unica espressione della lex orandi del Rito Romano». Affermava inoltre che il permesso concesso per celebrare la Messa tradizionale in latino era una mera «concessione che non prevedeva in alcun modo la sua promozione» e che «non possiamo tornare a quella forma rituale».   L’articolo della Razón avvalora la recente affermazione del cardinale Roche secondo cui papa Leone non ripristinerà le libertà per la Messa tradizionale in latino. «No, Papa Leone non cambierà la Traditionis Custodes e non tornerà alla Summorum Pontificum», ha dichiarato mercoledì al settimanale cattolico britannico The Tablet il porporato britannico prefetto del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.   Le soppressioni della Messa in latino ordinate da diversi vescovi da quando Leone si è insediato hanno già suggerito che il papa non intende revocare la Traditionis Custodes, che è stata fermamente denunciata dal clero e dagli studiosi come un ripudio della prassi perenne della Chiesa cattolica e persino del solenne insegnamento della Chiesa.

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Il documento viola l’autorizzazione permanente della Messa tradizionale, confermata dalla bolla Quo Primum di San Pio V del 1570, che dichiarava che questa Messa può essere usata «liberamente e lecitamente» «in perpetuo» e che l’ira di Dio si abbatterebbe su coloro che osassero limitarla o abolirla.   «Questo Messale deve essere d’ora in poi seguito in modo assoluto, senza alcun scrupolo di coscienza o timore di incorrere in alcuna pena, giudizio o censura, e può essere usato liberamente e legittimamente» scrive Quo Primum. «Né i superiori, gli amministratori, i canonici, i cappellani e gli altri sacerdoti secolari o religiosi, di qualsiasi titolo designati, sono obbligati a celebrare la Messa diversamente da come da Noi ingiunto. Allo stesso modo dichiariamo e ordiniamo… che il presente documento non può essere revocato o modificato, ma rimane sempre valido e conserva la sua piena validità».   L’esistenza del documento riservato antitradizionista rochiano era emersa ancora ad inizio anno, venendo raccontato dalla vaticanista Diane Montagna.   Come riportato da Renovatio 21, a gennaio il nvescovo Athanasius Schneider aveva smontato la giustificazione del cardinale Roche per la soppressione della Messa tradizionale  

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 Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)  
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