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Mons. Eleganti critica il Vaticano per l’installazione del tappeto per la preghiera musulmana
Il vescovo Marian Eleganti ha criticato il Vaticano per aver installato un tappeto da preghiera per i musulmani nella Biblioteca Apostolica Vaticana. Lo riporta LifeSite che lo ha intervistato.
Il prelato svizzero ha dichiarato alla testata pro-life nordamericana che «l’Islam è naturalmente espansivo».
«Non appena un musulmano prega lì, in qualche modo nella mente dei fedeli – non ne sono del tutto sicuro – ma non mi sorprenderei se diventasse una sorta di radicamento e punto d’appoggio, un avamposto del futuro dominio a cui l’Islam naturalmente aspira sempre».
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«L’Islam vuole il dominio assoluto; è intrinsecamente intollerante», ha continuato monsignor Eleganti. «Ha causato la scomparsa del Cristianesimo ovunque».
«Al contrario, non ci sarebbe mai permesso di costruire una cappella alla Mecca, il luogo sacro dell’Islam stesso, dove celebrare la Santa Messa», ha osservato Eleganti.
All’inizio di questo mese, la Biblioteca Apostolica Vaticana ha messo a disposizione dei musulmani una sala dotata di un tappeto per la preghiera.
«Certo, alcuni studiosi musulmani ci hanno chiesto una stanza con un tappeto per pregare e noi gliel’abbiamo data», aveva detto a La Repubblica Giacomo Cardinali, viceprefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana.
La rivelazione che i musulmani possono pregare presso la Biblioteca Apostolica Vaticana ha scatenato le proteste dei commentatori cattolici, i quali hanno ipotizzato che tale permesso sia un segnale di indifferentismo religioso, ambivalenza riguardo alla propria identità cattolica e resa ideologica all’Islam.
Il vescovo Eleganti ha affermato che l’Islam è «una religione che noi crediamo non sia realmente ispirata da Dio, ma sia deliberatamente concepita in senso anticristiano».
«Si tratta di una polemica totale contro la figliolanza divina di Gesù e contro il suo significato assoluto di mediatore tra [l’uomo e] Dio Padre».
Il prelato elvetico ha sottolineato che l’Islam «nega la Trinità» e che «i cristiani in tutto il mondo subiscono persecuzioni per mano dei musulmani».
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«Penso che questo dimostri semplicemente che anche in Vaticano le persone che permettono e sostengono tutto questo hanno, a mio parere, un rapporto del tutto surreale e ingenuo con l’Islam e il dialogo interreligioso», ha affermato il vescovo, dichiarando che con azioni come queste, il Vaticano sta dipingendo «una religione puramente emotiva: siamo amichevoli, siamo aperti, siamo tolleranti, abbiamo una cultura accogliente, siamo aperti al dialogo, etc.»
«È una sorta di religione emozionale che non prende più sul serio la verità e la differenza, perché c’è solo unità nella verità. Tutto il resto è un’illusione».
Monsignor Eleganti nell’intervista a LSN ha criticato il Vaticano per aver cercato di «raggiungere l’unità con le religioni eterodosse senza porsi la questione della verità», affermando che i musulmani hanno «grandi moschee a Roma» e che non c’è bisogno che abbiano una sala di preghiera in Vaticano.
«Perché devono recitare le loro preghiere in Vaticano? Nessuno lo capisce, e non credo che sia una cosa giusta».
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Mons. Eleganti contro le consacrazioni FSSPX
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Spirito
Un uomo di Bergoglio nominato in una posizione chiave
Nominando mons. Carlo Roberto Maria Radaelli Segretario del Dicastero per il Clero, il Papa ha posto un prelato in una posizione chiave, noto sia per la sua competenza canonica e la sua efficienza amministrativa, sia per la sua opposizione alla Messa tradizionale.
Il 22 gennaio 2026 è stato annunciato ufficialmente: mons. Carlo Radaelli è stato nominato Segretario del Dicastero per il Clero. Questo segna un passo importante: il Dicastero per il Clero è infatti uno degli organi più delicati della Curia, poiché gestisce la vita, la formazione e la disciplina dei sacerdoti in tutto il mondo, nonché l’amministrazione dei beni ecclesiastici.
Ed è importante ricordare che il ruolo di segretario di un dicastero lo rende una figura di spicco all’interno della Curia. mons. Redaelli non è estraneo a questo ruolo. Ordinato nel 1980 e consacrato vescovo nel 2004, ha ricoperto inizialmente l’incarico di vescovo ausiliare di Milano prima di essere nominato arcivescovo di Gorizia, diocesi situata al confine tra Italia e Slovenia.
La sua esperienza come canonista suggerisce inizialmente il desiderio di professionalizzare l’amministrazione centrale. Come segretario, il prelato avrà il gravoso compito di tradurre la guida spirituale del Papa in direttive amministrative e canoniche concrete.
Questa nomina giunge in un momento in cui il clero di tutto il mondo si trova ad affrontare sfide importanti, che vanno dalla crisi vocazionale alla necessaria riforma della formazione seminaristica.
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Del nuovo con del vecchio?
La domanda scottante che tutti si pongono è se monsignor Redaelli si limiterà a proseguire le politiche della precedente amministrazione o se incarnerà il nuovo «metodo dell’ascolto» che, secondo il saggista Andrea Gagliarducci, ha caratterizzato il pontificato di Leone XIV.
Mentre Gagliarducci vede nel nuovo Segretario del Clero una forma di stabilità, la cui nomina appare incentrata sull’efficienza amministrativa e sulla profonda comprensione delle problematiche, un’analisi più approfondita della biografia del prelato rivela che egli rappresenta comunque una linea decisamente progressista all’interno della Curia Romana.
Le inclinazioni ideologiche di monsignor Redaelli sono evidenziate innanzitutto dal suo background pastorale: ex presidente di Caritas Italia (2019-2026), è percepito come vicino al cardinale Luis Antonio Tagle, figura di spicco dell’ala riformista. Le critiche dottrinali e liturgiche provenienti dagli ambienti conservatori confermano questa posizione.
Il sito web Rorate Caeli lo descrive come un «nemico di lunga data della Messa tradizionale», ricordando che già nel 2018 aveva guidato l’opposizione di diversi vescovi italiani al motu proprio Summorum Pontificum. Inoltre, molti osservatori ne denunciano la nomina, definendolo un arcivescovo «ambiguo» sulle questioni LGBT.
La domanda chiave è se i suoi stretti legami con l’eredità di Papa Francesco e la sua dichiarata ostilità al tradizionalismo renderanno davvero il nuovo Segretario del Dicastero per il Clero un attore chiave nella «rivoluzione di velluto» di Papa Leone XIV. È ragionevole dubitarne.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Il Vaticano conferma il controverso progetto di un ristorante sulla terrazza della Basilica di San Pietro
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