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Spirito

Miseria spirituale mondiale: i frutti del Vaticano II

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Sul sito web del quotidiano catalano La Vanguardia del 24 dicembre 2022, abbiamo appreso che la Chiesa in Spagna ha perso il 40% dei suoi seminaristi negli ultimi vent’anni. Alla fine del Concilio, nel 1965, i seminaristi erano 8000, nel 2000 erano ancora 1737, nel 2020 erano solo 1028.

 

 

L’arcidiocesi di Barcellona, ​​che conta 2 milioni di cattolici, ha solo 26 seminaristi. Nella stessa provincia catalana, la diocesi di Girona conta poco più di 100 sacerdoti la cui età media è di 73 anni, e si occupano di 394 parrocchie, e nella diocesi di Vic, dal 2003 sono morti 144 sacerdoti, e solo 15 sono stati ordinati.

 

A livello europeo: dal 2000 al 2019 la Spagna è passata da 227 ordinazioni a 125; la Germania da 140 ordinazioni a 55; la Francia da 150 a 94; l’Italia da 520 a 310.

 

 

Grande miseria spirituale nel Granducato di Lussemburgo

Un articolo del sito lussemburghese Wort, del 16 febbraio 2023, mostra il drammatico declino spirituale in Lussemburgo tra il 2008 e il 2021. Mentre il 75% dei residenti credeva o praticava una religione nel 2008, sono solo il 48% nel 2021.

 

Condotta tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, questa indagine dell’European Value Survey trasmessa dall’Istituto nazionale di statistica e studi economici del Granducato del Lussemburgo (STATEC), rivela che, tra gli intervistati, il 59% ha dichiarato di non frequentare mai i luoghi di culto. Mentre il 4% vi si reca una volta alla settimana e la stessa percentuale una volta al mese, il 15,5% partecipa a una funzione religiosa solo in occasione di feste o cerimonie.

 

Mentre nel 2008 solo il 39% dei residenti affermava che «Dio non era importante nella loro vita», questa percentuale è esplosa fino a raggiungere il 60% nel 2021. Va notato che la quota di residenti senza religione è passata dal 35% al ​​44%, mentre la quota di atei è passata dal 10% al 18%.

 

Ora, dal 2011, l’arcivescovo del Granducato è il cardinale gesuita Jean-Claude Hollerich, presidente della Comece, la commissione episcopale presso l’Unione europea, e relatore generale del prossimo Sinodo sulla sinodalità.

 

Dal 1990 al 1994, Mons. Hollerich, noto per le sue idee ultra-progressiste, è stato la guida spirituale dei seminaristi lussemburghesi e il responsabile della pastorale vocazionale in Lussemburgo. È dunque con questi eloquenti risultati che il relatore generale del prossimo sinodo fornirà proposte pastorali per una migliore evangelizzazione…

 

 

Chiese in vendita in Quebec

Sul sito del Québec Estrie plus del 24 gennaio si leggeva che l’arcidiocesi di Sherbrooke stava vendendo tre nuove chiese, a causa della scristianizzazione che costringe a chiudere i luoghi di culto: «altre tre chiese in Estrie chiuderanno i battenti. Le chiese di Saint-Ephrem, a Fitch Bay, Saint-Malo e Saint-Herménégilde, nei comuni omonimi, stanno avviando un processo di invito a presentare proposte».

 

«L’obiettivo sarà quello di trovare un nuovo acquirente per questi edifici garantendo che possano rimanere al servizio della comunità. Già lo scorso novembre l’arcidiocesi ha venduto la Chiesa della Resurrezione di Cristo per 1,2 milioni di dollari canadesi alla città di Sherbrooke, che vi costruirà un asilo nido e degli alloggi popolari».

 

Di fronte a questa accelerazione delle vendite di chiese nell’Occidente un tempo cristiano, molti si pongono la questione della loro riassegnazione. Il vaticanista Sandro Magister sul suo sito Settimo Cielo del 14 febbraio scrive: «migliaia di chiese in Europa soffrono di abbandoni. Con sempre meno cattolici a messa, si ritrovano vuote. E quindi vengono chiuse».

 

«In Germania, in Olanda, in Belgio, le cifre sono da capogiro. Ma anche in Italia cresce il numero delle chiese in disuso. Qui, almeno, le chiese sono di proprietà non statale ma ecclesiastica, e quindi godono di una spontanea e durevole tutela da parte delle rispettive comunità diocesane e parrocchiali».

 

«Ma quando queste comunità si assottigliano e scompaiono, per le rispettive chiese è la fine. Rischiano seriamente di essere alienate e di finire sul mercato, trasformate magari in supermercati o in sale da ballo, o comunque in qualcosa di opposto alle finalità per cui sono sorte».

 

 

Come riassegnare le chiese?

Per questo, continua il giornalista italiano, «in Vaticano ci hanno provato a studiare come porre rimedio. A fine novembre del 2018 il pontificio consiglio della cultura presieduto dal cardinale Gianfranco Ravasi promosse un convegno alla Pontificia Università Gregoriana con delegati degli episcopati di Europa e Nordamerica, dal titolo: “Dio non abita più qui?”».

 

«Ne scaturirono delle “linee guida” che sconsigliavano “riutilizzi commerciali a scopo speculativo” e incoraggiavano invece “riutilizzi a scopo solidale”, con finalità “culturali o sociali”: musei, aule per conferenze, librerie, biblioteche, archivi, laboratori artistici, centri Caritas, ambulatori, mense per i poveri e altro. Salva restando “la trasformazione in abitazioni private” nel caso di “costruzioni più modeste e prive di valore architettonico”».

 

Ma è chiaro che il numero delle chiese abbandonate continua a crescere, e con esso la necessità di pensare a nuove assegnazioni. Sandro Magister cita un articolo di padre Giuliano Zanchi, intitolato «Diversamente chiese, la posta in gioco», apparso sull’ultimo numero di Vita e Pensiero (2022, n°6), la rivista dell’Università Cattolica di Milano.

 

Secondo il vaticanista romano, «Zanchi suggerisce di seguire, nel riutilizzo di chiese che hanno cessato di essere tali ma vogliano “riproporsi nella vita civile con funzione di crocevia culturale e soglia spirituale”».

 

«Il primo criterio, scrive, è quello che “fa leva sulla dignità artistica normalmente connessa a edifici sacri storici, che in questo particolare spirito del tempo, definito ‘post-secolarità’, ha universalmente assunto le facoltà di agire come indicatore di trascendenza”» [sic].

 

«Il secondo criterio, prosegue Zanchi, consiste invece in “quel bisogno tipico della città contemporanea” di avere aree di confine, soglie, “capaci di indirizzare verso il profondo e il trascendente, che in mancanza d’altro vengono identificati in teatri, musei, biblioteche, e altri luoghi dell’ulteriorità non utilitaristica”» [re-sic]

 

Con lo stesso gergo da sociologo, l’autore afferma che per arrivare a questa riassegnazione la «precondizione essenziale» è che vi sia nella Chiesa «una visione pastorale spiritualmente libera e capace di immaginazione, che abbia il senso della prospettiva, il talento della creatività e una visione fraterna della propria presenza nel mondo» [re-re-sic].

 

Proporremo a don Zanchi un criterio di riassegnazione molto meno gergale del suo: alcune di queste chiese minacciate di smantellamento, per mancanza di fedeli e sacerdoti, potrebbero essere affidate a comunità legate alla Tradizione che vi celebrerebbero la liturgia per la quale queste sono state costruite chiese.

 

La sfortuna di oggi è che Roma, con Traditionis custodes, si ostina a disaffezionare non le chiese, ma proprio la messa tridentina, e a promuovere una liturgia riformata che svuota le chiese e i seminari. Per uscire da questo circolo vizioso bisognerebbe permettere che avvenga «l’esperienza della Tradizione», che suppone l’estrarsi da un’ideologia conciliare, divenuta di fatto suicida.

 

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

 

 

 

 

Immagine di butterbits via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial 2.0 Generic (CC BY-NC 2.0); immagine modificata.

 

 

 

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Intelligenza Artificiale

Il papa denuncia l’occulta persuasione dell’IA

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La scienza senza coscienza non è altro che la rovina dell’anima. Questo è più o meno ciò che Papa Leone XIV ha ribadito in un messaggio inviato il 24 gennaio 2026, in occasione della 60ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, affrontando l’immensa sfida posta dai sistemi di Intelligenza Artificiale.

 

«Realtà parallela», «manipolazione», «persuasione nascosta»… Le parole usate dal pontefice, denunciando i pericoli di una tecnologia digitale priva di qualsiasi etica, non lasciavano spazio ad ambiguità.

 

Il successore di Pietro ha utilizzato il suo messaggio per la 60ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali per ricordare a tutti che l’umanità non può essere ridotta a un insieme di algoritmi predefiniti, esprimendo allarme per il fatto che l’intelligenza artificiale (IA) simuli voci, volti, saggezza, empatia e amicizia, invadendo gli ecosistemi informativi e le relazioni intime.

 

Il papa ha sottolineato che gli algoritmi dei social media, ottimizzati per l’engagement e il profitto, spesso danno priorità alle emozioni fugaci rispetto alla riflessione, intrappolando gli utenti in bolle di consenso o indignazione. Questo indebolisce l’ascolto e il pensiero critico, esacerbando la polarizzazione.

 

A ciò si aggiunge una fiducia ingenua nell’IA come oracolo infallibile, che erode le nostre capacità analitiche e creative. Delegando la riflessione a elaborazioni statistiche, rischiamo di atrofizzare le nostre facoltà cognitive, emotive e comunicative, ritiene il Romano Pontefice.

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Peggio ancora, l’IA – spiega il Papa – sta ora prendendo il sopravvento sulla produzione creativa: testi, musica, video. L’industria umana potrebbe essere smantellata, relegata al ruolo passivo di consumatori di contenuti anonimi, privi di paternità o amore. I capolavori umani servono come dati di addestramento per le macchine.

 

La domanda chiave non è cosa possa fare l’IA, ma cosa possiamo ottenere crescendo come esseri umani, attraverso l’uso giudizioso degli strumenti. Rinunciare all’impegno creativo significa seppellire i nostri talenti, nascondere i nostri volti e mettere a tacere le nostre voci, soccombendo all’antica tentazione di una conoscenza priva di coinvolgimento personale.

 

Inoltre, Leone XIV sottolinea che l’IA sta invadendo le nostre vite private, modulando le emozioni e isolandoci in un mondo speculare, privandoci dell’alterità essenziale per una vera amicizia. I pregiudizi dell’IA, ereditati dai suoi progettisti e dai dati, «manipolano» le percezioni, creando «realtà parallele», producendo «allucinazioni» e alimentando la disinformazione, «amplificata dalla crisi del giornalismo sul campo», generando sfiducia e insicurezza.

 

Dietro questo potere, il santo padre vede un oligopolio di aziende dominanti, i cui fondatori sono stati acclamati dalla stampa come le più grandi figure del 2025.

 

Per il Papa, le soluzioni esistono: le piattaforme devono dare priorità al bene comune rispetto al profitto; gli sviluppatori devono garantire la trasparenza; i legislatori devono regolamentare per proteggere la dignità e l’integrità delle informazioni; e i media devono segnalare i contenuti dell’IA e difendere la verità.

 

Si potrebbe aggiungere che ciò richiederebbe una vera e propria conversione di tutti gli attori menzionati dal Papa, una conversione che rimane in qualche modo illusoria finché la redditività prevale sulla ricerca della verità.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Spirito

Mons. Eleganti: «La clericalizzazione dei laici» è «molto dannosa per la Chiesa»

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Renovatio 21 pubblica questo testo del vescovo Marian Eleganti apparso su LifeSiteNews.   La relativizzazione del ruolo di mediazione di Gesù Cristo è un fenomeno diffuso e preoccupante anche all’interno della Chiesa cattolica.   Il principio di «extra ecclesia nulla salus» (nessuna salvezza al di fuori della Chiesa) è stato notevolmente relativizzato ai nostri tempi. È vero che Dio può condurre alla salvezza persone innocenti che hanno deviato (la coscienza) in modi noti solo a Lui. Dio offre la salvezza a ogni essere umano e desidera che tutti siano salvati e giungano alla conoscenza della verità. Le persone che non hanno mai sentito parlare di Cristo o che non Lo conoscono veramente per qualsiasi motivo non formano semplicemente una «massa damnata» (una massa di persone che non raggiungerà mai la salvezza eterna).   Dobbiamo anche pensare agli innumerevoli bambini innocenti che vengono uccisi nel grembo materno. Tuttavia, tutte le distinzioni necessarie a questo riguardo non relativizzano l’assoluta necessità della mediazione di Gesù Cristo e del Suo strumento di salvezza per eccellenza: la Chiesa o il battesimo!

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Perché non c’è altro nome dato agli uomini per cui possano ereditare la salvezza se non il nome di Gesù, davanti al quale ogni ginocchio si piegherà (in cielo, in terra e sotto terra). E la Chiesa è il Suo fondamento e il Suo mezzo nel tempo per venire alle persone e camminare nella storia.   Il desiderio universale e inclusivo di Dio di salvare ogni essere umano e di condurlo alla conoscenza della verità è quindi connesso anche con l’indispensabile missione della Chiesa. La Chiesa non ha bisogno di imparare dalle altre religioni, ma deve insegnare ciò che ha ricevuto da Cristo.   In altre parole, deve andare secondo il mandato missionario del Risorto e fare di tutte le nazioni suoi discepoli e battezzarli. Questa è la parola di Dio! La Chiesa è «Mater et Magistra» («Madre e Maestra») delle nazioni. Essa custodisce la rivelazione data da Dio nel tempo e la porta inalterata a tutti gli uomini. I suoi sacramenti sono la fonte soprannaturale di vita da cui ogni essere umano sarà guarito.   Nella Santa Eucaristia, l’amore di Cristo ci tocca direttamente e riceviamo la vita divina. Cosa c’è di più grande dell’unione eucaristica con Lui? Forme alternative di culto (liturgia della Parola) non possono in alcun modo sostituire la Santa Messa («fonte e culmine della vita della Chiesa»). Guai a chi cerca di farlo per sottolineare l’importanza dei laici nella Chiesa.   La clericalizzazione dei laici e la desacralizzazione del sacerdote sono molto dannose per la Chiesa. Questo sta accadendo in molti luoghi.   Il processo di sostituzione dei sacerdoti con laici è osservabile in molti luoghi. Coloro che originariamente avrebbero dovuto assistere il sacerdote (l’assistente pastorale è stata la realizzazione postconciliare per eccellenza degli anni Settanta) non vogliono essergli subordinati o assegnati, ma sostituirlo.   Tuttavia, rimane vero: senza il sacerdote, non ci sarà Chiesa. Dove scompare o viene emarginato, la Chiesa è alla sua fase finale. Ciò è legato alla centralità della Santa Eucaristia, che non esiste senza il sacerdote.   In linea con la tradizione, la Chiesa ha conservato e trasmesso la fede nella sua forma incontaminata. E continua a farlo ancora oggi. Il punto di riferimento rimane il Catechismo della Chiesa Cattolica , redatto dai vescovi della Chiesa universale con un sorprendente processo redazionale e autorizzato dal Papa (Giovanni Paolo II).   La Chiesa non ha bisogno di interpreti che vogliano riscrivere la Sacra Scrittura in riferimento a «nuove» scoperte delle scienze umane, cosiddette scoperte scientifiche che saranno nuovamente riviste domani. La Rivelazione non può essere falsificata come le scoperte scientifiche. Se anche le affermazioni di Gesù sono ora considerate vincolate al tempo e bisognose di correzione, la soglia del dolore è stata sicuramente raggiunta.   Il battesimo e la fede nella Chiesa sono necessari per la salvezza. Attraverso di essi, siamo resi capaci di essere figli di Dio. Questo significa anche che non siamo automaticamente e naturalmente figli di Dio. Come possono coloro che espressamente rifiutano e combattono contro la divinità di Gesù avere il Padre? Come possono essere «figli di Dio» nel pieno senso della parola mentre combattono contro la Sua auto-rivelazione nel Suo Figlio?   Secondo le parole di Gesù, solo chi ha il Figlio ha il Padre, e viceversa. Quindi non c’è via verso Dio se non attraverso Gesù. In Lui, con Lui e per mezzo di Lui siamo figli di Dio. Per mezzo di Lui, con Lui e in Lui ci rivolgiamo al Padre. Egli ci ha dato il potere di essere figli di Dio, come scrive Giovanni nel prologo del suo Vangelo. Le relativizzazioni non sono appropriate qui e paralizzano lo zelo missionario della Chiesa. Sono un’eresia.   Missionari come San Francesco Saverio fecero incredibili sacrifici personali per salvare le persone alla vita eterna attraverso la fede e il battesimo. Non erano sulla strada sbagliata, ma lo siamo noi se pensiamo di poter fare concessioni e rinunciare a questo, poiché presumibilmente ognuno può essere salvato attraverso la propria religione.   Perché Dio si è fatto uomo? Perché si è rivelato in Suo Figlio e ci ha rivelato in Lui la piena verità su di Sé? Perché ha fondato una Chiesa? Affinché i Gentili potessero rimanere nella loro tradizionale socializzazione religiosa? Gesù non è forse una singolarità assoluta perché è il Figlio di Dio incarnato, che esiste una sola volta e riguarda tutti gli uomini? Non porta forse alcun progresso nella conoscenza di Dio rispetto alle altre religioni, qualunque sia il loro nome? «Filippo, chi vede me vede il Padre!»   Sì, Dio è misericordioso, ma anche veritiero e giusto. Gesù ne parla in molte parabole sul giudizio. Non c’è paradiso senza passare per la porta stretta. Chi non supera la prova (come in aeroporto con i metal detector) viene respinto. Deve rimuovere o sbarazzarsi degli ostacoli che impediscono loro di passare. Un termine per questa realtà nell’insegnamento della Chiesa è il cosiddetto «purgatorio», un «luogo» della misericordia divina. E poi, secondo la testimonianza della Sacra Scrittura, ci sono anche coloro che perdono la loro salvezza.   In ogni caso, il Signore parla di una divisione nell’esito del giudizio ed esorta i Suoi discepoli: «aforzatevi con tutte le vostre forze di entrare!». Questo sforzo include l’impegno della Chiesa nel portare il Vangelo e i sacramenti della salvezza a tutti gli uomini! Nient’altro è la sua missione prioritaria, non l’assistenza sociale, per quanto abbia sempre fatto quest’ultima.   Il peccato è reale e le sue conseguenze per la nostra vita in Dio sono ostacolanti e spiritualmente mortali. Se non ci si pente, portano alla perdita della grazia e della salvezza eterna. Dovremmo imparare di nuovo ad aborrire il peccato.   In nessuna circostanza dovremmo prendere il peccato alla leggera, anche se la misericordia di Dio è più grande del peccato in ogni caso. Il peccatore deve riconoscerlo e pentirsi per ricevere la misericordia di Dio con tutti i suoi effetti curativi. Questo è anche ciò che Gesù intende con «rinascita» dall’alto, dall’acqua e dallo Spirito.

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C’è una verità. A volte viene chiamata la «dura verità» perché non tiene conto dei nostri sentimenti. Si applica a prescindere. Rimane anche immutabile come verità, indipendentemente dal succedersi delle generazioni e dalle loro false opinioni. Il nostro tempo ha perso il suo senso di oggettività.   Ognuno crea il proprio mondo, la propria «verità», che è «vera» solo per lui, ma non è riconosciuta da Dio. Se qualcosa è vero, rimane vero per tutti per definizione, altrimenti non è verità. Parte di questa verità rivelata è che Dio ha creato gli esseri umani come maschio e femmina, e il corpo ci definisce come tali.   Oggi domina una sorta di «religione emozionale»: ciò che sento è vero. Tutt’altro! L’unità è emotivamente simulata, ma non esiste in una verità comunemente riconosciuta.   Quanto più il Vangelo e la fede della Chiesa ci sfidano a trascendere la nostra mentalità, tanto meglio. La fede della Chiesa non si riferisce a opinioni personali che esprimiamo in una determinata occasione, ma piuttosto a ciò che la Chiesa ha insegnato fin dall’inizio e preservato per tutte le generazioni.   La verità, o le parole di Gesù, sono inconfutabili e, secondo la Sua stessa testimonianza, rimarranno per sempre. La durezza della verità non proviene da coloro che sostengono e insegnano la verità della fede. La durezza deriva dalla chiusura del cuore che la verità incontra.   Lo stesso vale per la divisione degli spiriti in nome della verità. In questo contesto, Gesù parlò di una spada che avrebbe diviso le famiglie per causa Sua. Questo aspetto non deve essere omesso nell’annuncio. Non si può attenuare la verità senza distorcerla. Gesù rimane la verità esigente e, a seconda della situazione, scomoda, senza compromessi. Questo vale anche per la fede della Chiesa. È sbagliato pensare di poter impedire la polarizzazione. La verità polarizza. Rivela il modo in cui l’individuo si pone in relazione ad essa. In altre parole, divide gli spiriti.   Nemmeno il Papa può ricondurre tutti gli spiriti a un denominatore comune. È importante difendere la verità e proclamarla, a prescindere da cosa ci risulti conveniente o meno. La Chiesa possiede questa verità. Non ha bisogno di cercarla e ridefinirla costantemente in un processo sinodale quando si tratta di questioni esistenziali di salvezza. Come dimostrano le tavole rotonde del Sinodo sulla sinodalità, la Chiesa ruota attorno a se stessa in questo processo. Queste tavole ci impediscono di uscire e parlare di Cristo.   Gesù Cristo è la Via, la Verità e la Vita. Egli è lo stesso ieri, oggi e domani. In questo senso, non può esserci alcun cambiamento di paradigma nella Chiesa che conosce lo Sposo, nessun nuovo insegnamento, nessuna illuminazione che superi o oscuri ogni conoscenza precedente. Non ci sono intuizioni rivoluzionarie a questo riguardo che siano ancora in sospeso o recenti. Né esiste una Chiesa nuova e diversa nel senso di: «Il vecchio è passato; il nuovo è arrivato: la sinodalità!»

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Finora si parlava di «discernimento dello Spirito» per riconoscere la volontà di Dio. Ciò che va oltre è una parola d’ordine (sinodalità) utilizzata per avviare processi revisionisti e raggiungere gli obiettivi desiderati: il cambiamento delle posizioni morali e dogmatiche in linea con lo spirito dei tempi e una democratizzazione della leadership della Chiesa attraverso comitati egualitari (comitato cattolicesimo).   Nel suo discorso di tre minuti al concistoro, il cardinale Joseph Zen ha definito ridicola, persino blasfema, l’invocazione costante dello Spirito Santo, in particolare quando il proprio spirito si identifica con lo Spirito Santo. Secondo lui, il metodo della tavola rotonda serve a orientare il processo nella direzione desiderata. Neutralizza voci che dovrebbero essere ascoltate da tutti, ma che con questo metodo non possono più essere ascoltate da tutti.   Oggi non conosciamo Gesù meglio dei credenti che ci hanno preceduto. Non abbiamo una comprensione più profonda della verità soprannaturale rispetto ai santi di un tempo o alla Chiesa degli apostoli. Il progresso tecnologico non ci ha elevato a un livello morale più elevato.   Filosoficamente e moralmente parlando, siamo persino degli ignoranti e dei diseredati rispetto alle generazioni precedenti. In ogni caso, non è la fede della Chiesa che ha bisogno di revisione. Siamo noi. (…)

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Spirito

Sinodalità: un rimedio alla «polarizzazione»? Conferenza di padre Alain Lorans

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Nell’ambito del congresso del Courrier de Rome del 2026, in collaborazione con DICI, la newsletter della FSSPX, tenutosi sabato 10 gennaio 2026 a Parigi, padre Alain Lorans, caporedattore di DICI, ha tenuto una conferenza sulla questione della sinodalità nella Chiesa e sul suo presunto ruolo nell’affrontare le tensioni interne descritte da Papa Leone XIV come «polarizzazione». Questa presentazione faceva parte del tema generale del congresso: «Leone XIV, figlio di Leone XIII e Francesco?»

 

Attraverso la riflessione dottrinale ed ecclesiologica, padre Alain Lorans ha esaminato i fondamenti, gli obiettivi e le implicazioni del processo sinodale promosso nella Chiesa contemporanea.

 

Il convegno ha evidenziato gli interrogativi sollevati da questo nuovo orientamento: si tratta di un autentico mezzo per ristabilire l’unità e la comunione ecclesiale, oppure di un fattore che rischia di esacerbare le divisioni alterando il tradizionale equilibrio tra autorità, magistero e trasmissione della fede?

 

(Video in lingua francese)

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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