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Sanità

Medico riconosciuto colpevole di avvelenamento di pazienti

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.

 

Un anestesista del Texas è stato condannato con l’accusa di aver iniettato farmaci pericolosi nelle sacche delle flebo dei pazienti, causando la morte di un collega e diverse emergenze cardiache.

 

Il 12 aprile, Raynaldo Riviera Ortiz Jr, 60 anni, è stato giudicato colpevole di quattro capi d’imputazione di manomissione di prodotti di consumo con conseguenti gravi lesioni personali, un conteggio di manomissione di un prodotto di consumo e cinque capi di imputazione di adulterazione intenzionale di un farmaco. Era stato arrestato nel 2022.

 

Al momento dei suoi crimini, Ortiz stava anche affrontando un’azione disciplinare per un presunto errore medico in uno dei suoi interventi chirurgici, che avrebbe potuto costargli la registrazione medica.

 

La sentenza avverrà entro la fine dell’anno.

 

«Il dottor Ortiz si è avvolto nel camice bianco del guaritore, ma invece di curare il dolore, lo ha inflitto», ha detto il pubblico ministero.

 

«Ha assemblato bombe a orologeria, poi è rimasto in attesa mentre quelle bombe mediche esplodevano una dopo l’altra, cocktail tossici che scorrevano nelle vene di pazienti che erano spesso nella loro forma più vulnerabile, giacendo privi di sensi sul tavolo operatorio».

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Le accuse derivano da incidenti accaduti quando Ortiz lavorava presso Baylor Scott e White Surgicare a North Dallas. Tra maggio e agosto 2022 numerosi pazienti hanno subito emergenze cardiache durante procedure mediche di routine eseguite da vari medici.

 

Circa un mese dopo l’inizio delle emergenze inspiegabili, un’anestesista che aveva lavorato presso la struttura quel giorno è morta mentre si curava la disidratazione utilizzando una sacca per flebo.

 

Ad agosto, i medici iniziarono a sospettare che le sacche per flebo fossero contaminate dopo che un paziente di 18 anni dovette essere portato d’urgenza al reparto di terapia intensiva in condizioni critiche durante un intervento chirurgico di routine ai seni.

 

Il pubblico ministero ha affermato che Ortiz ha iniettato di nascosto sacche IV di soluzione salina con epinefrina, bupivacaina e altri farmaci, le ha collocate in un contenitore riscaldato presso la struttura e ha aspettato che venissero utilizzate negli interventi chirurgici dei colleghi, sapendo che i loro pazienti avrebbero avuto complicazioni pericolose.

 

Michael Cook

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Sanità

Una «separazione delle carriere» per chi giudica i medici. Intervista al dottor Giacomini del sindacato DI.CO.SI.

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Ci sono in Italia alcuni «processi» che non verranno in alcun modo toccati dal referendum né dalle riforme votate in Parlamento: sono i «provvedimenti disciplinari» inflitti dagli Ordini ai medici stessi. Renovatio 21 oramai da lustri ha segnalato i casi di dottori radiati dagli albi, soprattutto dopo la legge Lorenzin per l’obbligo vaccinale pediatrico del 2017. Con molti di questi dottori abbiamo fatto articoli e conferenze, e quindi abbiamo contezza del peso che un procedimento disciplinare ordinistico comporta, dalle prime accuse alla radiazione finale. Questi «processi» subiti da medici – che processi veri non sono, ma hanno parimenti effetti concreti, talvolta devastanti, sulla vita delle persone – hanno dinamiche particolari, sconosciuti ai più. Abbiamo sentito in merito alla questione il presidente del sindacato DI.CO.SI ContiamoCi! dottor Dario Giacomini.   Dottor Giacomini, possiamo dire che c’è una magistratura anche per i medici? Non c’è una magistratura in senso stretto, ma ci sono delle commissioni per gli iscritti all’albo che presiedono procedimenti disciplinari. C’è poi un secondo grado di giudizio che è la Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie (CCEPS), che rappresenta un grado definitivo, salvo la Cassazione per violazione di legge o vizi di forma – la Cassazione non entra nel merito della questione, ma verifica se proceduralmente ci sono stati dei passaggi errati.   Come funziona un «processo» ad un dottore? Parte tutto a seguito di una segnalazione alla Commissione Albo Medici (CAM) della provincia, che è presieduta di solito dal presidente dell’Ordine dei Medici. C’è una parte istruttoria, dove c’è un consigliere istruttore nominato sempre dal presidente dell’Ordine (che poi collegialmente pronuncerà la sentenza), il quale valuta le prove. Poi il medico viene informato  dell’esistenza dell’istruttoria. Viene quindi invitato a comparire davanti alla commissione disciplinare. A quel punto, si apre il «processo»: da una parte il medico, accompagnato volendo dal suo avvocato, e dall’altra il presidente dell’Ordine, che però in quel momento veste il mantellino di presidente della Commissione d’Albo, composta dal presidente dell’Ordine e da alcuni consiglieri dello stesso.

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Chi giudica quindi? La commissione giudicante è fatta da consiglieri e presidente dell’Ordine. Questo è un problema: nelle elezioni ordinistiche si presentano e si votano delle liste. Non c’è voto nominale, ma voto di lista: se voti una lista dai il voto a tutti i suoi membri. Quindi quello che si ottiene è un Consiglio Direttivo monocolore, tutti sono provenienti dalla medesima lista. Lo stesso vale quindi anche per la commissione disciplinare, che è composta dagli stessi consiglieri che erano prima nella medesima lista. Sono tutti espressioni di una medesima forza sindacale che ha generato quella lista, perché le liste elettorali per l’Ordine sono espressioni di accordi sindacali. È un monolite: chi mai, nella commissione disciplinare, prenderà le parti dell’accusato o si metterà contro il presidente della commissione e dell’Ordine stesso – che peraltro ha messo in lista tutti?   Pare un problema che va molto oltre la separazione dei ruoli… Non c’è democrazia all’interno degli Ordini. Il meccanismo del voto per liste fu introdotto dal ministro Lorenzin nel 2018, a ridosso degli obblighi vaccinali dell’estate 2017. Si è creata una sorta di totalitarismo giudiziario, che ha blindato la discussione scientifica dentro gli Ordini. Se tu proferisci parola non gradita in ambito medico-scientifico rischi una procedura disciplinare da parte di un blocco che risponde ad ideologie e ad altri poteri. Ci sono casi che abbiamo tutti in mente, che si sono moltiplicati durante il dissenso su COVID e obblighi relativi.   In una situazione del genere, come è possibile difendersi? Anche il secondo grado, alla CCEPS, lo vinci difficilmente: perché l’organo è costituito in parte da alcuni presidenti di Commissione d’Albo a loro volta designati dalla FNOMCEO, che sono espressioni di un medesimo blocco politico-sindacale. Voglio ricordare che l’ENPAM, l’ente pensionistico dei medici, è controllato dagli stessi presidenti di Ordine, che ne eleggono il Consiglio di Amministrazione. L’ENPAM gode di un patrimonio di 30 miliardi di euro… la più grande cassa previdenziale privata in Europa, controllata dai sindacati tramite i presidenti di Ordine.   Quindi si tratta di un potere espressamente politico? Il sindacato tramite gli Ordini controllano la classe medica e ne fanno uno strumento politico. Fondamentalmente la politica entra negli Ordini attraverso il sindacato e delibera secondo logiche che non sono quelle della tutela e della salute del cittadino.   E quindi che senso ha il «processo»? La condanna è scritta ancora prima di andare al procedimento. Se ti arriva un provvedimento disciplinare, a meno che non salti fuori qualcosa di davvero imprevisto, sai già che sarai condannato. Sono organi interni: il presidente dell’Ordine è giudice e boia. Altro che carriere separate.

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Qualche aderente a ContiamoCi! ci è passato? Abbiamo almeno una decina di casi. Sto parlando non di casi che vengono da indagini dei NAS, ma da persecuzioni per motivi ideologici, come il rifiuto di accettare alcuni assunti fatti passare come consenso scientifico del momento. Si tratta di medici che curano secondo una letteratura scientifica consolidata. «La scienza non è quella degli studi, la scienza la decidiamo noi» mi disse in pratica un presidente di Ordine quando gli portai l’esempio di un articolo sul British Medical Journal, che ha un Impact Factor altissimo, di Peter Doshi sui dubbi riguardo la vaccinazione COVID. Se il dottor Doshi fosse in Italia, lo avrebbe radiato, mi disse. Su certi argomenti è proibito il dibattito scientifico in Italia. Gli Ordini sono il cane da guardia di questo sistema di potere.   Come è la vita di un medico che viene radiato praticamente senza possibilità di rispondere davvero? L’apertura di un provvedimento disciplinare stravolge e rovina la vita di un medico. Hai armi spuntate per difenderti, arrivano accuse pretestuose. Psicologicamente è impattante: una persona vede anni di studi e una carriera finita ingiustamente. Oltre al danno economico. Uno a cinquant’anni e dei mutui accesi dovrebbe reinventarsi un lavoro. Viene uccisa civilmente e professionalmente una persona. Dei colleghi che ti dicono: tu non lavorerai più, solo perché magari hai detto delle parole sulla vaccinazione che loro non condividono. Tutto questo fuori da un’aula di tribunale. Non credo che in Italia ci sia un organo con un potere così assoluto sulla vita di una persona.   L’avvocato di un medico che stava subendo la radiazione dall’Ordine ci confessò: «pensavo di andare ad un processo, invece era un plotone di esecuzione». Esattamente.

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Qualcuno in politica si sta rendendo conto di questo problema di «separazione delle carriere» anche negli Ordini professionali? No. Nessuno se ne sta rendendo conto. Sono completamente all’oscuro delle dinamiche ordinistiche. La politica si è sempre interessata molto poco della gestione dei corpi intermedi, e di quanto questi impattino nella vita privata delle persone e nel dibattito pubblico. Specie il centrodestra è completamente fuori dai corpi intermedi della sanità che sono colonizzati in toto dai partiti e dai sindacati di centrosinistra.   Il sindacato DI.CO.SI sta prendendo una posizione pubblica sulla materia? Sì, è dal 2021 che stiamo facendo, in solitaria, questa battaglia. Vogliamo una riforma degli Ordini. Vogliamo spiegare alle forze politiche quello che sta succedendo: per questo siamo attaccati da tutti gli altri sindacati, in particolare durante le elezioni ordinistiche recenti, dove abbiamo candidato alcuni membri con vere e proprie liste di liberi medici (la maggior parte nemmeno iscritti al nostro sindacato), che sono state combattute come si trattasse di una tremenda scalata dei no-vax, quando molti dei dottori nelle nostre liste erano vaccinati COVID. La nostra è una battaglia di libertà. Noi vogliamo solo aprire le porte degli Ordini al dibattito scientifico fuori da interessi partitici e farmaceutici, per tutelare sul serio la salute del cittadino.   Come è possibile uscire da questa situazione? Noi chiediamo che il giudizio sia esterno agli Ordini, una magistratura competente in ambito sanitario. Bisogna avere una vera difesa, una vera accusa, e un giudice terzo. L’Ordine non può essere autogiudicante, che con la lista unica bloccata ha di fatto creato un assetto sovietico. Invitiamo tutti i colleghi medici ad unirsi al nostro sindacato non per ripercorrere i giochi di potere degli altri, ma perché crediamo che solo in questo modo la politica sia forzata a cancellare la riforma Lorenzin per tornare all’elezione nominale dei singoli membri, per avere una pluralità di voci all’interno della classe medica e odontoiatrica: questo garantisce, in ultima analisi, l’interesse per la salute del cittadino.

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Sanità

L’OMS convoca una sessione globale per stabilire le modalità di gestione della prossima pandemia influenzale

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha convocato mercoledì 18 marzo una sessione internazionale online sul controllo della pandemia, incentrata sul Quadro di preparazione alla pandemia influenzale (PIP) del gruppo globalista non eletto. Lo rivela la stessa OMS in un comunicato stampa.

 

Il PIP è la struttura internazionale attraverso la quale l’OMS, un consorzio estero, stabilisce le modalità di trasferimento dei campioni del virus influenzale a livello globale e la distribuzione di vaccini pandemici, antivirali e strumenti diagnostici una volta attivata la risposta a una pandemia influenzale.

 

La nuova sessione sul controllo delle pandemie, organizzata attraverso la Rete di informazione sulle epidemie e pandemie dell’OMS (EPI-WIN), definisce come i governi, i laboratori che partecipano alla rete di sorveglianza dell’influenza dell’OMS e le aziende farmaceutiche dovranno operare nell’ambito del quadro normativo durante una risposta a una pandemia influenzale.

 

Gli Stati Uniti continuano a partecipare alle reti di sorveglianza pandemica dell’OMS, incluso il sistema di sorveglianza sentinella CoViNet dell’organizzazione, che ora si estende a 45 laboratori di riferimento in tutto il mondo, attraverso istituzioni come la Emory University, la Ohio State University e il CDC, nonostante l’ordine esecutivo del presidente Donald Trump che all’inizio di quest’anno ha pubblicamente ritirato il Paese dall’organizzazione.

 

Il quadro di riferimento PIP è stato adottato dalla Sessantaquattresima Assemblea Mondiale della Sanità il 24 maggio 2011, a seguito dei negoziati tra gli Stati membri dell’OMS iniziati nel 2007. Secondo la descrizione dell’evento fornita dall’OMS, la sessione affronterà «i ruoli e le responsabilità dei diversi soggetti interessati nell’attuazione del Quadro di riferimento PIP».

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L’OMS descrive il sistema come «il primo e unico sistema globale di accesso e condivisione dei benefici per la salute pubblica». Le aziende farmaceutiche che partecipano al sistema ottengono l’accesso a tali materiali in cambio della fornitura di contromisure contro la pandemia, tra cui vaccini, farmaci antivirali e tecnologie diagnostiche.

 

Durante la pandemia di COVID-19, l’OMS ha incaricato la comunità scientifica internazionale di considerare autorevole il genoma digitale del SARS-CoV-2 rilasciato dal governo cinese, nonostante non vi fosse alcuna verifica indipendente del campione del paziente sottostante. Ciò ha spinto governi e aziende farmaceutiche di tutto il mondo a sviluppare immediatamente sistemi diagnostici, di sorveglianza e vaccini a partire da tale sequenza.

 

Il vaccino contro il COVID è stato collegato ufficialmente a 39.000 decessi, sebbene uno studio dell’Harvard Pilgrim, finanziato dal governo federale, abbia rilevato che meno dell’1% degli eventi avversi da vaccino viene segnalato al Vaccine Adverse Event Reporting System (VAERS) dei CDC, il che significa che il numero reale di lesioni e decessi correlati al vaccino potrebbe essere significativamente più alto.

 

Questi eventi dimostrano come un quadro di riferimento per la gestione di una pandemia, definito dall’OMS, possa rapidamente stabilire un consenso scientifico globale e mobilitare governi e aziende farmaceutiche in tutto il mondo, decisioni che in ultima analisi determinano la vita o la morte di milioni di persone.

 

Tra i relatori della sessione figurano la dottoressa Maria Van Kerkhove, direttrice ad interim per la gestione delle epidemie e delle pandemie presso l’OMS, e i funzionari responsabili della supervisione dell’attuazione del Quadro PIP.

 

La dottoressa Kerkhove è oggetto di forti critiche da parte dei sostenitori della libertà in ambito sanitario, i quali la considerano una figura chiave nella promozione di politiche sanitarie pubbliche restrittive e imposte dall’alto durante la pandemia di COVID-19, come l’obbligo generalizzato di indossare la mascherina, i lockdown e le campagne di vaccinazione di massa, che a loro avviso violano l’autonomia personale e la libertà di scelta individuale.

 

I critici sottolineano in particolare la forte opposizione di Kerkhove all’immunità di gregge naturale attraverso la diffusione dell’infezione (definendola «pericolosa e non etica»), la sua enfasi sull’«equità» globale in materia di vaccini e sull’ampia adesione rispetto ad approcci volontari o alternativi, e il suo ruolo nella comunicazione delle linee guida dell’OMS che giustificavano misure di emergenza e sorveglianza prolungate.

 

In questi ambienti viene spesso ritratta come un simbolo di una burocrazia sanitaria globale non eletta, che privilegia il controllo collettivo e le soluzioni farmaceutiche rispetto alle libertà individuali, alla stratificazione del rischio e al decentramento decisionale. L’OMS ha anche affermato altrove che «ci saranno pandemie influenzali in futuro».

 

Ora che l’OMS ha attivato il suo quadro di comando per la pandemia influenzale, l’infrastruttura che ha gestito la risposta al COVID-19 si sta già predisponendo per affrontare il prossimo ciclo pandemico.

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Immagine di Leif Jørgensen via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

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Sanità

Medici stranieri al Pronto Soccorso e sicurezza sanitaria: no agli esperimenti sulla salute dei pazienti

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Renovatio 21 riceve e pubblica il comunicato del sindacato DICOSI.   Il sindacato Di.Co.Si. ContiamoCi! denuncia una scelta grave: l’impiego nei Pronto Soccorso di medici con titoli esteri non ancora riconosciuti dal Ministero della Salute. Il Pronto Soccorso non è un luogo di formazione. È il punto più delicato del sistema sanitario, dove servono standard certi, competenze verificate e comunicazione immediata e sicura. La carenza di personale non si risolve abbassando le garanzie. Si risolve programmando, valorizzando i professionisti e migliorando le condizioni di lavoro. La sicurezza sanitaria non è negoziabile.  

Vicenza 25 febbraio 2026

 

COMUNICATO STAMPA La sicurezza dei pazienti non è un esperimento: basta scorciatoie nella sanità

  Il sindacato Di.Co.Si. ContiamoCi! denuncia con forza una scelta gravissima della Regione Veneto: reclutare medici per i Pronto Soccorso con titoli conseguiti all’estero non ancora riconosciuti dal Ministero della Salute.   Siamo di fronte all’ennesima risposta emergenziale che scarica sui cittadini il prezzo dell’incapacità programmatica della politica sanitaria. I Pronto Soccorso non sono laboratori di prova. Sono il luogo dove si decide tra la vita e la morte, dove servono competenza certificata, formazione verificata, conoscenza dei protocolli italiani e padronanza della lingua piena e immediata.   Abbassare le garanzie di accesso significa abbassare il livello di sicurezza.   Non è una questione di provenienza geografica. È una questione di standard. La medicina non può essere regolata dall’urgenza politica ma dalla qualità certificata.   L’inserimento in contesti di emergenza-urgenza di professionisti con titoli non ancora riconosciuti e con percorsi formativi non uniformati comporta: • incertezza sugli standard clinici; • difficoltà operative nei team multidisciplinari; • potenziali barriere linguistiche nella comunicazione con pazienti e colleghi; • aumento del rischio clinico in situazioni già ad altissima pressione.   La sicurezza sanitaria non è negoziabile. Non può essere subordinata alla necessità di coprire turni.   Di fronte a questa scelta, gli Ordini professionali — che per legge dovrebbero essere garanti della qualità e della sicurezza dell’esercizio medico — tacciono.   Eppure in passato hanno dimostrato estrema rapidità nell’attivare procedimenti disciplinari e sospensioni nei confronti di medici italiani su questioni normative controverse   Oggi, quando si interviene direttamente sugli standard di accesso alla professione e sulle garanzie per il paziente, non si registra la stessa fermezza.

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Due pesi e due misure?   La tutela del paziente vale sempre o solo quando è politicamente conveniente?   Le richieste di Di.Co.Si. ContiamoCi!   • il pieno rispetto delle procedure di riconoscimento dei titoli prima dell’impiego nei reparti di emergenza;   • verifiche linguistiche e cliniche rigorose;   • trasparenza totale sui criteri di selezione e sulle responsabilità medico-legali;   • una presa di posizione pubblica e chiara degli Ordini professionali.   La carenza di personale non si risolve abbassando l’asticella. Si risolve programmando, valorizzando i professionisti già formati secondo gli standard italiani, migliorando le condizioni di lavoro e fermando l’emorragia di medici dal Servizio Sanitario Nazionale.   Di.Co.Si. ContiamoCi! non resterà in silenzio.   La sicurezza dei cittadini non è materia di compromesso.

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