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«Machismo» sistemico nella Chiesa: la nuova illusione del Sinodo

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Il compianto Cardinale George Pell descrisse il documento «Allarga lo spazio della tua tenda», prodotto da Roma durante una delle fasi del Sinodo sulla Sinodalità, come «un incubo tossico». Cosa direbbe del documento prodotto dal «Gruppo 5» per la fase di «attuazione» di questo stesso Sinodo? Un documento che denuncia il «machismo» sistemico nella Chiesa.

 

Contesto di questo Gruppo di Studio

Con una lettera del 17 febbraio 2024, papa Francesco aveva deciso di affidare alcuni temi evidenziati durante la XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo a gruppi di studio assegnati ai dicasteri della Curia Romana. Il coordinamento sarebbe stato garantito dalla Segreteria del Sinodo dei Vescovi.

 

Il 22 febbraio, Francesco delineava dieci temi: 1) Rapporti con le Chiese Orientali; 2) Il grido dei poveri e degli emarginati; 3) La missione nell’era digitale; 4) Sacerdoti, formazione e relazioni; 5) Ministeri e ruolo delle donne; 6) Vita consacrata e movimenti ecclesiali; 7) Vescovi, figura e funzioni; 8) Il ruolo dei nunzi; 9) Temi «controversi»; 10) Dialogo ecumenico.

 

Nel documento intitolato «Percorsi per la fase di attuazione del Sinodo 2025-2028», pubblicato lunedì 7 luglio, con l’obiettivo di avviare una nuova fase sinodale, si afferma che papa Leone XIV ha istituito due nuovi gruppi di studio su «La liturgia in prospettiva sinodale» e su «Lo status delle Conferenze episcopali, delle Assemblee ecclesiali e dei Concili particolari».

 

A inizio marzo, la Segreteria del Sinodo ha pubblicato la relazione finale del Gruppo 3, sulla missione nell’ambiente digitale, e quella del Gruppo 4, sulla revisione della Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis da una prospettiva missionaria sinodale. Il 10 marzo è stata pubblicata la relazione finale del Gruppo 5.

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Valore di queste relazioni

La Segreteria Generale del Sinodo ha sottolineato in una nota che questi documenti «devono essere considerati documenti di lavoro» e non costituiscono legislazione né orientamenti magisteriali definitivi. Papa Leone XIV ne ha ordinato la pubblicazione e ha chiesto ai dicasteri competenti di presentargli proposte operative da valutare sulla base di tali documenti.

 

In altre parole, questi documenti sono di natura provvisoria, ma aprono un ampio dibattito teologico e canonico senza risolvere le questioni fondamentali, lasciando ai dicasteri competenti il ​​compito di tradurre i propri orientamenti in proposte concrete per papa Leone XIV. Ciononostante, la relazione del Gruppo 5 rimane sorprendente.

 

Struttura della relazione

La relazione finale del Gruppo 5 è strutturata in tre parti. La prima parte illustra il metodo di lavoro: «Il Dicastero si è basato principalmente sul contributo continuo dei suoi consulenti. (…) L’obiettivo era quello di attuare un processo di ascolto vivace e dinamico, di adottare un approccio ‘dal basso verso l’alto’ piuttosto che ‘dall’alto verso il basso’ (…) e di ricercare il consenso tra posizioni spesso in contrasto».

 

La seconda parte offre una sintesi dei temi emersi durante lo studio sinodale. Il rapporto evidenzia l’esistenza di strutture clericali che limitano la partecipazione delle donne alla vita della Chiesa e propone che la Chiesa evolva verso una concezione di tale partecipazione fondata sulla dignità del battesimo.

 

La terza parte comprende sei appendici: figure femminili nell’Antico e nel Nuovo Testamento, figure di spicco nella storia della Chiesa, testimonianze contemporanee di donne nel governo della Chiesa, i principi mariano e petrino, il potere ecclesiastico e i contributi dei papi Francesco e Leone XIV sul ruolo delle donne nella leadership della Chiesa.

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La società atea come quadro teologico attraverso i «segni dei tempi»

Ciò che colpisce dalla lettura è la considerazione data all’evoluzione della società – una società decristianizzata – come fonte di ispirazione dottrinale o disciplinare, anche se il testo lo nega esplicitamente: «È altresì necessario assicurarsi che la questione della partecipazione delle donne alla vita e alla guida della Chiesa non sia ridotta a una prospettiva puramente sociologica, culturale, filosofica o storica, avulsa da un quadro teologico complessivo» (n. 12).

 

Così, il testo osserva che «l’ingresso delle donne nella vita pubblica (…) è un fenomeno che continua a interessare sia la società civile che la Chiesa. Più di sessant’anni fa, san Giovanni XXIII poteva già descrivere questo fatto come un “segno dei tempi”» (n. 1).

 

Questo fenomeno sociale ha generato una «consapevolezza» che «ha creato un disagio specifico in molte donne riguardo alla loro partecipazione alla vita delle comunità a cui appartengono, soprattutto se confrontat la realtà ecclesiastic con relazioni sociali con la società civile in molti dei paesi in cui vivono» (n. 3).

 

Il testo invita quindi a «riflettere sul fatto che un numero crescente di donne, di tutte le età e provenienti da diverse parti del mondo, non si sentono più ‘a casa’ nella casa del Signore, fino al punto di abbandonarla completamente». E chiede alla Chiesa di non «subire le trasformazioni sociali», ma di «diventare un agente proattivo del proprio cambiamento» (n. 10).

 

La Chiesa «non può quindi rimanere indifferente alle preoccupazioni – che provengono anche dalla società civile – che esprimono un’autentica ricerca di significato alla quale la Chiesa è chiamata a rispondere» (n. 9), e cita la questione dell’accesso al sacramento dell’Ordine sacro, la possibilità di istituire nuovi ministeri, la possibilità di pronunciare l’omelia nelle celebrazioni comunitarie e il governo di una comunità o di alcuni uffici diocesani (n. 3).

 

La parte centrale del documento presenta considerazioni «frutto del processo di ascolto» che favoriscono «un approccio dal basso verso l’alto». Si ispirano «al principio che “la realtà è più importante delle idee”» (n. 7).

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Clericalismo e maschilismo «sistemici»

Una delle caratteristiche più evidenti di questo rapporto del Gruppo 5 è l’affermazione secondo cui «nella mentalità ecclesiale contemporanea» si è riscontrato un modello di pensiero e di comportamento identificabile come «clericalismo» o «machismo» (n. 4). Queste due accuse provengono direttamente da papa Francesco.

 

Il clericalismo è definito dal testo come «la tendenza a trasferire automaticamente l’autorità e il ruolo peculiare che spettano propriamente al sacerdote nella celebrazione dell’Eucaristia a tutti gli altri ambiti della vita comunitaria» (ibid.). Il maschilismo è discriminazione di genere.

 

Queste deviazioni sono descritte come «sistemiche» nell’Allegato VI: «Alcuni hanno riferito di esperienze di esclusione dalle opportunità e di sottovalutazione sistemica, sia per il genere, nel caso del maschilismo, sia per la non appartenenza allo stato clericale, nel caso del clericalismo» (n. 32).

 

Il potere dell’Ordine sacro e il potere di governo

In questo contesto, il documento cerca di ripensare il sacramento dell’Ordine sacro andando oltre «una logica puramente funzionale o sostitutiva, riconoscendo invece che le donne hanno diritto [al governo della Chiesa] in quanto battezzate e portatrici di carismi» (n. 14). È proprio da qui che emerge la questione del potere di governo e della partecipazione delle donne ad esso.

 

Il ruolo di papa Francesco

Il ruolo svolto dal defunto papa è considerevole in questa evoluzione. In primo luogo, i termini clericalismo e machismo sono apparsi nel discorso papale solo negli scritti del papa argentino. Tutti i riferimenti magisteriani su cui si basa il documento risalgono a lui, a parte qualche accenno ai suoi immediati predecessori.

 

La possibilità «che una donna possa ricoprire la carica di capo di un dicastero o di altro ufficio vaticano» si fonda sulla costituzione Praedicate evangelium e sulla particolare dottrina che essa sviluppa in materia di potere giurisdizionale, la quale, a dir poco, non trova le sue radici nella Tradizione.

 

Inoltre, a parte alcuni paragrafi riguardanti papa Leone XIV, l’unica fonte si trova negli insegnamenti e negli atti amministrativi riguardanti le donne – in particolare le nomine alla Curia – del papa proveniente dal Sud America.

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Conclusione

Questa relazione finale del Gruppo 5 è un vero e proprio manifesto femminista che, utilizzando un metodo rivoluzionario – come fa la teologia della liberazione – svela le tendenze di una società che ha rifiutato Dio per due secoli, nel tentativo di introdurle nella dottrina cattolica.

 

Come sottolinea InfoCatolica, il documento «eleva il “disagio” sociologico di alcune donne occidentali al rango di segno dei tempi in senso fortemente teologico (n. 10: “è anche lo Spirito Santo che parla attraverso di lui”)». Il discernimento tra verità ed errore è del tutto assente. In questo senso, il documento si limita a seguire il percorso tracciato dal Cammino sinodale tedesco.

 

La questione del potere di governo, fondata sul sacramento del battesimo, ignora la dottrina bimillenaria della tradizione ecclesiale, che rende coloro che detengono il potere dell’ordine soggetti ordinari di tale potere di governo. In altre parole, il documento opera una dissezione, basata su una particolare idea di papa Francesco, il quale, per inciso, si oppone al Concilio Vaticano II.

 

E per citare InfoCatholica: «espressioni come “la realtà è superiore all’idea” (n. 7, citando Evangelii Gaudium 233) o il costante ricorso alle “esperienze concrete” come punto di partenza teologico, evidenziano un capovolgimento metodologico».

 

Mentre la teologia e il Magistero tradizionale interpretano i dati dell’esperienza alla luce della dottrina rivelata, il metodo che «parte dal basso», secondo la dottrina modernista, richiede che tale esperienza venga incorporata nella dottrina rivelata. Ciò porta ad un attacco al sacramento dell’Ordine sacro, istituito da Gesù Cristo, affibbiandogli prima epiteti infamanti.

 

Cosa farà papa Leone XIV con questo manifesto femminista prodotto dal Dicastero per la Dottrina della Fede? Questo è un punto che dovrà essere esaminato attentamente.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Immagine di Yakov Fedorov via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

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Professore cattolico dice che l’insegnamento di Papa Leone XIV sulla guerra giusta «manca di coerenza»

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Secondo una critica espressa dal professore cattolico tedesco e sociologo Manfred Spieker, le dichiarazioni di Papa Leone XIV sulla guerra giusta sono state definite prive di «coerenza».   Il professor Spieker ha redatto una recensione della prima enciclica di Leone XIV, Magnifica Humanitas, dedicata all’Intelligenza Artificiale (IA), nella quale il Pontefice ha affrontato anche la teoria cattolica della guerra giusta.   Nel suo articolo pubblicato sulla rivista tedesca Communio, lo Spieker sosteneva che quanto affermato dall’enciclica di Leone sulla guerra giusta «manca di coerenza e solleva numerose obiezioni».   Leone scrive che la dottrina della guerra giusta deve essere «superata» oggi «più che mai». «Nel Catechismo della Chiesa Cattolica, questa dottrina – sviluppata da Agostino nel V secolo – è descritta con sufficiente chiarezza al paragrafo 2309, e la sua validità viene sottolineata», ha commentato nell’articolo lo Spieker.   Citando il Catechismo sulla guerra giusta, ha affermato che «un popolo è autorizzato a difendersi militarmente per legittima difesa se il danno causato dall’aggressore è certo, grave e duraturo; se tutti gli altri mezzi per porre fine alla guerra si sono rivelati inefficaci; se vi è una seria prospettiva di successo; e se il danno causato dalla difesa militare non è peggiore del male da eliminare (…)Tutte queste condizioni devono essere soddisfatte simultaneamente, e spetta ai governi responsabili giudicare se siano soddisfatte».

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«Per giustificare l’appello a “superare” la dottrina della guerra giusta, Magnifica Humanitas si rifà al paragrafo 258 dell’enciclica Fratelli Tutti (2020) di papa Francesco, che cita due ragioni contro la dottrina della guerra giusta: in primo luogo, si afferma che tutte le guerre degli ultimi decenni sono state giustificate; in secondo luogo, lo sviluppo delle armi moderne non permette più di considerare la guerra una soluzione», ha continuato Spieker.   «Né la prima né la seconda ragione costituiscono un argomento contro la dottrina della guerra giusta», ha affermato il professore emerito. «Se tutti coloro che fanno la guerra invocano questa dottrina, resta da esaminare chi è giustificato a farlo e chi no. Coloro che invocano erroneamente questa dottrina saranno oggetto di critiche o di rifiuto. Ma ciò non rende obsoleta la dottrina della guerra giusta. E se una particolare arma o il suo utilizzo non possono essere giustificati, allora il suo utilizzo deve essere rifiutato. Tuttavia, questo non dimostra l’invalidità della dottrina della guerra giusta; al contrario, la conferma».   «La dottrina della guerra giusta va superata, secondo la Magnifica Humanitas, senza pregiudizio del diritto alla legittima difesa, da intendersi nel senso più stretto», ha proseguito. «L’enciclica si astiene da ulteriori considerazioni su cosa si intenda per “legittima difesa nel senso più stretto”».   «Se avesse affrontato la questione di cosa costituisca “legittima difesa nel senso più stretto”, probabilmente sarebbe tornata alla dottrina della guerra giusta, il cui scopo principale è quello di limitare rigorosamente il diritto di utilizzare mezzi militari a scopo difensivo», scrive il sociologo. «Non sarebbe stato possibile evitare la contraddizione tra la difesa del diritto all’autodifesa e l’esigenza di superare la dottrina della guerra giusta».   Lo Spieker è professore emerito di scienze politiche, filosofia e storia, e ha ricoperto la cattedra di Scienze sociali cristiane presso l’Istituto di teologia cattolica dell’Università di Osnabrück dal 1983 al 2008.   Come riportato da Renovatio 21, Leone XIV era stato criticato anche per sue dichiarazioni su aborto e pena di morte.   Due anni fa il vescovo elvetico Mariano Eleganti aveva dichiarato che il documento di Bergoglio Dignitas Infinita contraddice la dottrina della Chiesa sulla pena di morte e sulla guerra.  

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Immagine: Gerard Seghers (1591–1651) (attribuito), I quattro dottori della Chiesa occidentale, Sant’Agostino d’Ippona (354-430) (tra il 1600 e il 1650), Collezione Kingston Lacy, Wimborne Minster, Dorset, Inghilterra. Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
 
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Comunità tradizionali amiche della Fraternità Sacerdotale San Pio X: una fecondità evangelica

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Intorno alla Fraternità Sacerdotale San Pio X si è mantenuta o riformata una vera e propria costellazione di vita religiosa: più di venti rami tradizionali, derivanti da ordini e congregazioni storiche, conservano le loro antiche Costituzioni in tutto il loro rigore e la loro bellezza, attirando centinaia di giovani uomini e donne.

 

Lungi dall’essere un istituto di ripiego, la Fraternità Sacerdotale San Pio X si definisce soprattutto un’opera di ricostruzione cattolica. In un mondo segnato da continui sconvolgimenti e da un’accelerazione delle riforme moderniste che scuotono le fondamenta della fede, essa si erge come baluardo di stabilità. La sua ambizione non è una lotta fine a se stessa, ma la gelosa custodia del deposito della fede per permettere alla Chiesa di rimanere ancorata alla propria identità. Attingendo a una liturgia secolare e a una dottrina immutabile, permette ai fedeli di elevarsi al di sopra delle mode passeggere e di abbracciare la Tradizione viva.

 

Insieme ai nostri 738 sacerdoti, 268 seminaristi, 145 fratelli e 87 suore oblate (1), ecco una panoramica delle comunità religiose che collaborano con noi nella lotta per la Chiesa, seguendo le orme mons. Lefebvre.

 

I compagni della prima ora

Per lo più costretti ad abbandonare le proprie comunità a seguito della rivoluzione che seguì il Concilio, questi pionieri fondarono un ramo tradizionale della loro Congregazione.

 

► LE DISCEPOLE DEL CENACOLO – 1967

La comunità fu fondata nel 1967 a Velletri, vicino Roma, da Padre Francesco Putti, con il sostegno spirituale di Padre Pio.

 

Attualmente si dedicano all’insegnamento del catechismo, alla divulgazione giornalistica e alla diffusione di idee dottrinali e antimoderniste (rivista italiana Sì Sì No No). La loro spiritualità è sacerdotale, riparativa, centrata sull’Eucaristia e sulla preghiera per i sacerdoti. Rimangono fedeli alla Tradizione.

 

► LA FRATERNITÀ DELLA TRASFIGURAZIONE – 1970

Fondata nel 1970 a Mérigny, nel dipartimento dell’Indre, da Padre Lecareux, e composta da circa quaranta membri – sacerdoti, fratelli e suore – serve sette centri liturgici. Eredi spirituali del vescovo Vladimir Ghika, dimostrano una grande apertura verso i cristiani orientali, in particolare i greco-cattolici, e un impegno per l’unità cristiana attraverso la preghiera e l’opera per un rinnovato ecumenismo tra gli scismatici ortodossi.

 

Il cuore della loro spiritualità è quella del Tabor, incentrata sulla Trasfigurazione di Cristo, l’adorazione eucaristica, la contemplazione e la partecipazione alla gloria di Cristo attraverso la Croce. Svolgono il ministero parrocchiale nella Francia centrale e occidentale, rimanendo fedeli alla Tradizione e rifiutando il modernismo, e sono noti per i loro numerosi ritiri spirituali e corsi di canto gregoriano.

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► LE PICCOLE SORELLE DI SAN FRANCESCO – 1971, 1986

La congregazione originaria fu fondata ad Angers l’8 dicembre 1873 da Louise Renault (1819-1889), che divenne Madre Giuseppina nella vita religiosa. Proveniente da una famiglia povera, aveva lavorato per molti anni con i malati e gli orfani presso l’ospedale di Angers, nello spirito del Terz’Ordine Francescano.

 

La congregazione, in rapida espansione, ricevette l’approvazione definitiva delle sue costituzioni da Pio XII nel 1955.

 

Mentre la congregazione si stava frammentando in seguito al Concilio, due suore, Madre hérèse-Marie e Madre Marie-Xavier, desideravano mantenere una stretta aderenza alle costituzioni del 1955 e a uno stile di vita tradizionale. Nel 1971, con l’aiuto di Padre Coache e Padre Eugène, fondarono una nuova comunità a Flavigny-sur-Ozerain. Attualmente risiedono a Morlaix e Trévoux, dove si prendono cura degli anziani e dei convalescenti. Il loro ideale è riassunto dalla profonda riflessione di Madre Giuseppina: «Siamo i più piccoli».

 

► I CAPPUCCINI – 1972

A seguito delle riforme attuate dal Concilio Vaticano II, Padre Eugène de Villeurbanne e alcuni frati cappuccini fondarono la comunità nel 1972 per rimanere fedeli alle loro costituzioni.

 

Centrati sulla figura di Cristo crocifisso e sull’imitazione di San Francesco, si dedicano a diverse forme di apostolato (ritiri spirituali, parrocchie, scuole, Terz’Ordine) e hanno tre case in Francia (Morgon 1983, Aurenque 2005, Blois 2012), tra cui un noviziato di grande ispirazione.

 

► I BENEDETTINI – ANNI ’70

A partire da Le Barroux, luogo di rinnovamento nel 1978, spiccano due monasteri: uno negli Stati Uniti (Silver City, 1991, con 42 monaci) e l’altro in Germania (Reichenstein, 2017), entrambi legati da una stretta amicizia con la Fraternità Sacerdotale San Pio X.

 

Cercando Dio nel silenzio e nel lavoro, lo lodano sette volte al giorno nel coro della chiesa e praticano la lectio divina.(attraverso una lettura orante delle Sacre Scritture), vivono nell’umiltà, nella stabilità comunitaria e nel lavoro.

 

► LE SUORE DELLA FRATERNITÀ SAN PIO X – 1973

Questa congregazione non appartiene canonicamente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, ma è profondamente legata ad essa, essendo stata cofondata da mons. Lefebvre insieme a Madre Marie-Gabriel.

 

Sostengono la Fraternità San Pio X, sono presenti in 10 Paesi e contano 226 suore e 20 novizie. La loro casa madre si trova a Saint-Michel-en-Brenne e la congregazione ha novizie in diverse parti del mondo: Ruffec (Francia), Göffingen (Germania), Browerville (Stati Uniti) e Pilar (Argentina).

 

► SUORE DOMENICANE INSEGNANTI DEL SANTO NOME DI GESÙ (CONGREGAZIONE DI SAINT-PRÉ) – 1974

Nel 1974, l’allora Superiora Generale di questa congregazione di suore insegnanti di Tolosa decise di fondare una sede tradizionale a Tolone, fedele alle Costituzioni pre-Concilio Vaticano II. Sono guidate da un teologo di fama: Padre Calmel, O.P.

 

Sono insegnanti e contano circa 160 suore che gestiscono una quindicina di scuole in Francia, Argentina e Spagna.

 

► LE SUORE DOMENICANE INSEGNANTI DEL SANTO NOME DI GESÙ (CONGREGAZIONE DI FANJEAUX) – 1975

Un anno dopo la fondazione della sede di Tolone, la Superiora Generale, rimasta a Tolosa, fu costretta a lasciare la congregazione insieme ad altre suore, e nel 1975 fondarono un’altra sede tradizionale a Fanjeaux.

Sono insegnanti e gestiscono 23 scuole in Francia, Germania, Stati Uniti, Svizzera e Canada. Sono composte da 270 suore e 2.800 studenti.

È una delle congregazioni della Chiesa più fiorenti in Francia.

 

► LE PICCOLE SERVE DI SAN GIOVANNI BATTISTA – 1979, 2011

de La Chevasnerie (1889-1968), gesuita e Dottore in Teologia, fondò l’Istituto delle Piccole Serve dell’Agnello di Dio a Brest nel 1945.

 

Nel 1979, Madre Marie de Magdala, fondatrice ed ex Economa Generale dell’Istituto dell’Agnello di Dio, istituì una sezione tradizionale, oggi chiamata «Piccole Serve di San Giovanni Battista».

 

Accettano come membri donne di tutte le età, provenienze e livelli di istruzione; sane, inferme o fragili, purché abbiano un’autentica vocazione religiosa.

 

Sono affettuosamente chiamate Suore Ospedaliere, poiché la loro discreta dedizione infermieristica edifica i pellegrinaggi a Lourdes e Chartres organizzati dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X, e gestiscono due ospizi (Le Rafflay, 1979; Lourdes, 2011) per malati e convalescenti, per coloro che necessitano di un luogo di riposo.

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► LE BENEDETTINE DI PERDECHAT – 1980, 2008

Madre Gertrude, ex priora dell’abbazia di Faremoutiers, scelse di mantenere una vita benedettina tradizionale (Messa tridentina, uffici in latino, rigorosa osservanza monastica), nonostante le riforme liturgiche derivanti dal Concilio Vaticano II.

 

Si stabilì a Lamairé nel 1980, ma la comunità ristagnò per alcuni anni prima di rifiorire. L’Abbazia Notre-Dame de Toute-Confiance è stata fondata in Alvernia nel 2008, la sua chiesa è stata costruita negli anni 2010, seguita da continui ampliamenti, e ora ospita 21 monache. Nel 2024, l’edificio è stato ampliato con l’aggiunta di 15 celle monastiche. Pace divina e umana è l’atmosfera che si irradia da questo monastero.

 

Sviluppo negli anni ’80 e ’90

► LE CARMELITANE – 1978-2024

Diverse comunità carmelitane sono state fondate in Belgio (1978), Francia (1983), Stati Uniti (1985, 2024) e Svizzera (1990).

 

La sorella di mons. Lefebvre, una carmelitana in Australia, che non poteva in coscienza attuare le riforme distruttive degli anni ’70, fondò una comunità carmelitana tradizionale a Quiévrain, da cui sono scaturite la maggior parte delle altre fondazioni.

 

► LE SUORE DELLA TRASFIGURAZIONE – 1985

Questa è la sezione femminile dell’omonima Fraternità. Condividono la stessa spiritualità.

 

► LE SUORE DOMENICANE CONTEMPLATIVE – 1982, 2017

Dopo la graduale disgregazione della vita contemplativa in seguito alla fine del Concilio, Madre Marie-Emmanuel la restaurò all’interno di una cornice tradizionale domenicana fondando il Monastero di San Giuseppe ad Avrillé.

 

Nel 2017, a causa del numero insufficiente di suore, si sono trasferite a Montagnac, nella regione della Dordogna. Attualmente sono circa una trentina.

 

► LE CLARISSE – 1994

La sezione femminile contemplativa dei Francescani, con sede a Morgon, vicino ai Cappuccini.

 

La loro spiritualità è profondamente francescana: povertà radicale, vita di clausura e di silenzio, adorazione e liturgia, amore per i poveri e per Cristo crocifisso, e imitazione di San Francesco e Santa Chiara d’Assisi.

 

Congregazioni che si avvicinano alla Fraternità Sacerdotale San Pio X negli anni 2000

 

► LE SUORE CONSOLATRICI DEL SACRO CUORE – 1996

Fondata nel 1961 da Padre Basilio Rosati, un passionista, questa congregazione si è posta sotto la protezione della Fraternità Sacerdotale San Pio X nel 1996.

 

Oltre ai voti tradizionali di povertà, castità e obbedienza, si impegnano a promuovere la devozione al Sacro Cuore di Gesù.

Questo è una delle congregazioni in più rapida crescita oggi, diventata nota alle giovani donne americane grazie al suo orfanotrofio in India. Situato a Vigne di Narni, in Umbria, il noviziato occupa un ex monastero cappuccino del XVII secolo dal 2021, con lavori di ampliamento iniziati nel 2025. Dopo aver fondato una struttura a Phoenix, in Arizona, nel 2023, intraprenderanno la costruzione di un altro noviziato negli Stati Uniti nel 2026.

 

Sono dedite a una fervente devozione al Cuore amorevole di Gesù e all’educazione dei giovani, dalle famiglie tradizionali ai più abbandonati.

 

► LA FRATERNITA’ SAN GIOSAFAT – c. 2000

Circa 25 sacerdoti servono quasi 10.000 fedeli in 24 luoghi di culto in Ucraina. Il Seminario del Cuore Immacolato di Maria, situato a Leopoli, si propone di essere un trampolino di lancio per la conversione al cattolicesimo in Ucraina e Russia.

 

Celebrano i sacramenti secondo il rito slavo pre-conciliare e coltivano una spiritualità romano-bizantina e mariana, in particolare attraverso la preghiera, utilizzando pratiche romane come il Rosario, la Via Crucis e l’Adorazione Eucaristica, storicamente conservate tra i cattolici greci ucraini.

 

Si oppongono coraggiosamente ai cambiamenti dottrinali introdotti dal Concilio Vaticano II.

 

► LE SUORE BASILIANE DI ORIENTE DELLA FRATERNITA’ SAN GIOSAFAT

Accanto al seminario della Fraternità San Giosafat si trova il convento di una ventina di suore basiliane, che seguono la Regola Orientale di San Basilio Magno. Esse sostengono il seminario e l’apostolato di questa Fraternità.

 

► LE SUORE FRANCESCANE INSEGNANTI DI CRISTO RE – 2000

Questo istituto religioso, fondato negli Stati Uniti nel 2000 da Padre Eugene Heidt e Madre Mary Herlinda McCarty O.S.F., segue le costituzioni del Terz’Ordine di San Francesco, approvate da Papa Pio XI nel 1927.

 

Uno degli obiettivi apostolici primari della comunità è la formazione cristiana dei giovani. Si dedicano alla formazione delle giovani donne nelle scuole, nei campi estivi e nel servizio parrocchiale della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

 

La loro vita è semplice, gioiosa e penitenziale nell’amore di Cristo crocifisso.

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► LE MINIME – 2000

Le Francescane Minime del Perpetuo Soccorso sono una Congregazione fondata secondo la Regola Primitiva di San Francesco d’Assisi nel 1942 in Messico da Madre Conchita, e definitivamente riconosciuta nel 1964. Nel 2000 hanno stretto legami più stretti con la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX). Sono 34 suore e stanno cercando di fondare una nuova casa.

 

Le suore si offrono come vittime unite a Gesù per espiare e riparare tutti i peccati del mondo. La spiritualità dell’Eucaristia – nel senso di vittime del sacrificio d’Amore – le spinge a essere fedeli imitatrici delle virtù con cui Gesù si offre, in particolare la carità e l’immolazione del suo Cuore nascosto nella Santa Eucaristia.

 

Il loro apostolato si concentra principalmente sulle giovani donne, con l’obiettivo di purificare i costumi e formare le future mogli cristiane, fornendo loro l’educazione familiare di cui hanno disperatamente bisogno, affrontando così uno dei maggiori problemi sociali dei nostri giorni.

 

► LE SUORE DOMENICANE INSEGNANTI DI WANGANUI – 2002

Una giovane congregazione, fondata nel 2002 in Nuova Zelanda sotto l’autorità di mons. Fellay da una suora domenicana di quel paese, che aveva lasciato il suo convento (fondato da suore irlandesi nel 1871).

 

La comunità conta attualmente 25 suore provenienti da Nuova Zelanda, Australia, Sudafrica, India, Canada, Stati Uniti, Argentina, Samoa e Filippine.

 

Gestiscono scuole per ragazze.

 

► LE SERVE DI GESÙ SACERDOTE E DEL CUORE DI MARIA – 2005

Nel 2005, un gruppo di suore di Barcellona, ​​Spagna, fu costretto a lasciare la propria comunità d’origine per rimanere fedele alla buona battaglia della fede. Mons. de Galarreta, con l’approvazione del Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, decise che le suore avrebbero continuato la loro vita religiosa in una nuova congregazione. Oltre ai tre voti religiosi di povertà, castità e obbedienza, le suore pronunciano un quarto voto, chiamato “voto vocazionale”, con il quale offrono la propria vita, il proprio lavoro e i propri sacrifici per la santificazione dei ministri dell’altare e delle anime consacrate.

Sono contemplative. La dottrina di San Francesco di Sales anima la loro vita consacrata per quanto riguarda la pratica della virtù. Il centro della loro vita religiosa è la Santa Messa.

 

Ultimi arrivi

► LE SUORE RIPARATRICI DELLO SPIRITO SANTO – 2011

Questa comunità si trova in Germania, vicino al confine francese. La congregazione fu fondata nel 1946 in Cecoslovacchia. Strettamente sorvegliate dalle autorità comuniste, private del loro convento e costrette a lavorare nelle fabbriche, le suore ricevettero aiuto dalla Diocesi di Magonza e si stabilirono nella Germania Ovest.

 

Gestiscono una casa per anziani e coltivano una spiritualità di riparazione attraverso la carità. Hanno chiesto alla SSPX di provvedere al loro Orientamento nel 2011:

 

«Per anni abbiamo pregato per una vera guida. Ora, la Divina Provvidenza ci ha mostrato la via verso di voi. Siamo molto grati al Padre Celeste e a voi per la nostra “associazione” con la Fraternità San Pio X, nella quale la vera fede cattolica viene ancora predicata e vissuta, e ribadiamo con gioia la nostra gratitudine».

 

► I DOMENICANI – 1979, 2014

I Fratelli di Nostra Signora del Rosario, che hanno lasciato il convento di Avrillé nel 2014, si sono stabiliti nella regione della Dordogna nel 2018. Come predicatori, il loro lavoro si concentra principalmente sullo studio, la formazione, la predicazione e il sostegno alle comunità contemplative.

 

► LA FRATERNITÀ DI SAN GIOVANNI PRECURSORE (FSJPD) – c. 2015

Di rito bizantino-slavo, principalmente in Lettonia, i sacerdoti di questa giovane comunità collaborano con la Fraternità San Pio X.

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► LE BENEDETTINE DI SILVER CITY – 2018

Il Monastero di San Giuseppe è stato fondato nel 2018 e ospita già circa quindici monache. Esse beneficiano del ministero dei monaci vicini.

 

► IL CARMELO DI ARLINGTON, TEXAS – 2024

Un nuovo Carmelo, quello di Arlington, in Texas, ha chiesto alla Fraternità Sacerdotale San Pio X di poter beneficiare del suo ministero nel 2024:

 

«Da diversi anni, proviamo grande gioia e rinnovamento spirituale riscoprendo le ricchezze dell’immemorabile tradizione liturgica della Chiesa. Nel nostro desiderio di crescere in santità e in una fedeltà sempre più profonda al nostro carisma di Carmelitani Scalzi, e come mezzo degno di servire al meglio la Santa Madre Chiesa, in agosto, a seguito della decisione unanime del Capitolo del Monastero e con l’accordo dell’intera comunità, abbiamo completato gli ultimi passi necessari per l’affiliazione del nostro monastero alla Società di San Pio X, che d’ora in poi garantirà la nostra vita sacramentale e il nostro governo. Siamo profondamente grati al Reverendo Padre Superiore Generale e ai suoi delegati qui negli Stati Uniti per la loro comprensione e la loro paterna accoglienza». (2)

 

Conclusione: Uno Splendore di Santità

Questa missione di salvaguardia si estende oltre i confini della Società. Attorno ad essa, una vera e propria costellazione di vita religiosa è stata mantenuta o riformata: più di venti rami tradizionali, derivanti da ordini e congregazioni storiche, mantengono le loro antiche Costituzioni in tutto il loro rigore e la loro bellezza, attirando centinaia di giovani uomini e donne.

 

Questi religiosi e queste religiose, attraverso la loro totale dedizione, testimoniano che la Tradizione non è un museo, ma una fonte di vita in continuo flusso. Scegliendo il cammino di santità tracciato dai santi nel corso della storia, essi assicurano alla Chiesa di domani un solido fondamento spirituale.

 

Don Guillaume Gaud

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

 

NOTE

1) Dati di marzo 2026.

2) Lettera del Carmelo di Arlington al Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, 2024.

 

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Immagine screenshot FSSPX.News

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Spirito

Mons. Viganò: contro la FSSPX Prevost rivela la frode sinodale

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L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha commentato su X le recenti minacce di Leone XIV alla Fraternità San Pio X (FSSPX), che consacrerà il prossimo 1° luglio 4 nuovi vescovi, rischiando una scomunica da Roma che è stata di fatto già annunciata dai vertici vaticani.   «Prevost svela (involontariamente?) la frode sinodale» scrive monsignore. «Il vero motivo della minacciata scomunica alla FSSPX non è la Consacrazione di nuovi Vescovi senza il mandato pontificio, ma il rifiuto del Concilio Vaticano II (come nel mio caso). Prevost sposta il focus della questione, confermando di utilizzare strumentalmente le sanzioni canoniche. Le consacrazioni episcopali sono solo il pretesto».   «Da quale entità si viene “scomunicati”, quando la “scomunica” è comminata dal capo di una “chiesa post-conciliare ” che cerca solo di legittimare se stessa canonizzando i propri papi e dogmatizzando i propri errori? una “chiesa” che si qualifica proprio per non essere “preconciliare”, ossia Cattolica, Apostolica, Romana?»   «È come se Ario pretendesse di scomunicare Sant’Atanasio…» scrive Sua Eccellenza.  

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«Queste esternazioni ai giornalisti a Castel Gandolfo confermano che essere scomunicati dalla chiesa conciliare e sinodale è una patente di ortodossia cattolica» ragiona l’arcivescovo.   «Se Prevost fosse il capo della chiesa d’Inghilterra, o di una setta calvinista, o di un movimento pentecostale o di un culto amazzonico, parlerebbe diversamente? No».   «L’unica voce che non può fare propria è quella della Chiesa “preconciliare”, cioè l’unica vera Chiesa Cattolica Apostolica Romana, alla quale non ritiene di appartenere. E allo stesso tempo Prevost afferma che chi si dichiara Cattolico e rifiuta il Vaticano II è in scisma con lui. Più chiaro di così…»

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