Geopolitica
L’operazione israeliana a Rafah si espande. Con conseguenze disastrose
Il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha annunciato ieri che l’esercito invierà più truppe per «intensificare» l’invasione. Gallant si è ventato che «stiamo logorando Hamas». Israele sostiene che ci sono sei battaglioni di Hamas ora a Rafah insieme agli ostaggi presi il 7 ottobre, e altri due battaglioni sarebbero nel centro di Gaza.
Nel suo ultimo articolo intitolato «Bibi va a Rafah», il reporter indipendente premio Pulitzer Seymour Hersh riferisce che le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno allagato 5 dei 12 tunnel di Hamas sotto Rafah, e «alcuni battaglioni israeliani agguerriti, i cui ranghi includono molti ingegneri di combattimento esperti in demolizione, si stanno facendo strada nei tunnel bui e pieni di trappole esplosive verso Yahya Sinwar, il leader di Hamas che è l’obiettivo finale di Netanyahu».
Secondo un informato funzionario americano citato da Hersh, Netanyahu ha promesso che «moriranno tutti nei tunnel».
Si stima che circa 730.000 palestinesi siano fuggiti da Rafah. L’Ufficio del Coordinatore degli Affari Umanitari (OCHA) delle Nazioni Unite riferisce che un totale di 285 kmq, ovvero circa il 78% della Striscia di Gaza, sono ora soggetti agli ordini di evacuazione dell’IDF. Viene riferito di continui bombardamenti «dall’aria, dalla terra e dal mare… su gran parte della Striscia di Gaza».
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Nel Nord ci sono state incursioni di terra dell’IDF e pesanti combattimenti nel campo profughi di Jabalia e anche a Deir al Balah, nel centro di Gaza. I carri armati israeliani si sono spinti nel centro stesso di Jabalia, affrontando i razzi anticarro e i colpi di mortaio dei militanti di Hamas. Al Jazeera riferisce che ci sono vittime da entrambe le parti e che i carri armati e gli aerei israeliani hanno spazzato via «quasi tutto» a Jabalia.
Secondo il Times of Israel, l’IDF riferisce di aver ucciso qui 200 uomini armati di Hamas. Anche se Jabalia era stata precedentemente «autorizzata» dall’IDF, a quanto pare non era andata abbastanza in profondità nel campo per trovare i militanti di Hamas che vi avevano sede.
Il valico di Rafah resta chiuso. Israele chiede che l’Egitto si unisca a lui nella supervisione del valico di Rafah, ma l’Egitto rifiuta, insistendo sul fatto che solo i palestinesi dovrebbero farlo.
Il Programma Alimentare Mondiale, nel frattempo, avverte che «sono necessari più punti di ingresso per gli aiuti per invertire sei mesi di condizioni di quasi fame ed evitare una carestia». È necessario un flusso costante di scorte di cibo ogni giorno, ogni settimana, avverte. «La minaccia della carestia a Gaza non è mai stata così grande».
Come riportato da Renovatio 21, il ministro israeliano Itamar Ben Gvir aveva minacciato di far cascare il governo Netanyahu, di cui è membro con il suo partito ultrasionista Otzma Yehudit («Potere ebraico») qualora l’esercito israeliano non fosse entrato a Rafah.
I carrarmati entrati a Rafah, dove hanno distrutto perfino le scritte «I LOVE GAZA», avrebbero la benedizione degli USA. Atroci filmati sono usciti già nelle prime ore dell’invasione di Rafah da parte dei soldati dello Stato degli ebrei.
L’Egitto ha avvertito Israele che l’invasione di Rafah potrebbe porre fine al trattato di pace siglato nel 1979. Il Cairo ha inoltre segnalato di voler partecipare al processo per «genocidio» della Corte Internazionale di Giustizia.
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Geopolitica
I carri israeliani prendono di mira un’area vicina alle forze di pace spagnole in Libano
Earlier today, UNIFIL peacekeepers observed two Merkava tanks move from an Israel Defense Forces (IDF) position inside Lebanese territory near Sarda further into Lebanon. The peacekeepers requested through liaison channels that the tanks stop their activity.
— UNIFIL (@UNIFIL_) January 12, 2026
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Geopolitica
Trump dice che la Groenlandia serve per i missili dello scudo stellare Golden Dome
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che l’America deve prendere il controllo della Groenlandia nell’interesse della sicurezza nazionale, poiché l’isola riveste un ruolo essenziale per la realizzazione del sistema di difesa missilistica noto come Golden Dome («Cupola d’Oro»).
Nelle ultime settimane le dichiarazioni di Trump sulla Groenlandia si sono fatte sempre più pressanti: il presidente insiste con determinazione sull’acquisizione del territorio dalla Danimarca, non escludendo il ricorso alla forza per annettere l’isola. Mercoledì ha fornito una nuova motivazione, sostenendo che il possesso della Groenlandia sia indispensabile affinché il progetto Golden Dome possa essere portato a termine.
«Gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia per motivi di sicurezza nazionale. È vitale per la Cupola d’Oro che stiamo costruendo. La NATO dovrebbe farci da apripista per ottenerla», ha scritto Trump sulla sua piattaforma Truth Social.
Trump ha presentato l’iniziativa Golden Dome all’inizio dell’anno precedente. Il sistema, che prevede componenti spaziali e opzioni per attacchi preventivi, ha un costo stimato superiore ai 542 miliardi di dollari distribuiti su un periodo di vent’anni.
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Trump ha inoltre sostenuto che la NATO diventerebbe «molto più formidabile ed efficace con la Groenlandia nelle mani degli Stati Uniti», aggiungendo che senza il controllo americano il blocco «non sarebbe una forza efficace o un deterrente».
Il presidente ha ribadito la sua tesi secondo cui, in assenza di un intervento statunitense, la Groenlandia finirebbe nelle mani di Russia o Cina – affermazione smentita sia da Mosca e Pechino sia da funzionari locali.
Trump ha rilanciato i suoi piani di annessione della Groenlandia fin dall’inizio del secondo mandato, intensificando nelle scorse settimane la pressione per acquisire il territorio autonomo danese «in un modo o nell’altro». Sebbene Copenaghen abbia manifestato disponibilità a collaborare con gli Stati Uniti nel quadro della NATO, mantiene ferma la posizione che il futuro dell’isola debba essere deciso dalla sua popolazione, la quale nel 2008 ha votato per conservare lo status di autonomia all’interno del Regno di Danimarca.
Come riportato da Renovatio 21, il primo ministro della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, ha riaffermato martedì, durante una conferenza stampa congiunta con la premier danese Mette Frederiksen, l’impegno dell’isola verso la Danimarca e l’Unione Europea. Trump ha replicato dichiarando: «Questo sarà un grosso problema per lui».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Stati del Golfo esortano gli Stati Uniti a non attaccare l’Iran: conseguenze disastrose per il mercato del petrolio
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