Geopolitica
L’ex capo NATO avverte Trump di stare lontano dalla Groenlandia
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dovrebbe abbandonare il suo piano di prendere il controllo della Groenlandia poiché i suoi abitanti non vogliono diventare americani, ha affermato l’ex segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen.
Trump ha parlato di far entrare la Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca, negli Stati Uniti da quando ha ottenuto un secondo mandato alla Casa Bianca a novembre. Si è offerto di acquistare il territorio artico ricco di risorse da Copenaghen, ma ha anche avvertito che potrebbe arrivare fino all’uso della forza per sottometterlo alla sovranità di Washington.
«Non dico che lo farò, ma non escludo nulla», ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti a proposito di un possibile scenario militare in un’intervista a Meet the Press della NBC all’inizio di questo mese. «Abbiamo un disperato bisogno della Groenlandia. La Groenlandia è una popolazione molto piccola [circa 57.000], di cui ci prenderemo cura, e ne avremo cura, e tutto il resto. Ma ne abbiamo bisogno per la sicurezza internazionale», ha affermato.
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Rasmussen, che in precedenza è stato primo ministro danese, ha dichiarato lunedì a Politico che è «sfacciato che un presidente americano possa minacciare un alleato. La Danimarca è uno degli alleati più stretti e affidabili degli Stati Uniti».
L’ex capo della NATO, che ha supervisionato il disastroso intervento del blocco militare in Libia, distruggendo l’economia del paese, scatenando flussi di immigrati in tutto il Nord Africa e aste di schiavi a Tripoli, ha sottolineato di essere «preoccupato» dalla retorica di Trump sulla Groenlandia.
Ha fatto notare che gli Stati Uniti hanno già il diritto di mantenere basi militari sull’isola, in base a un trattato del 1951.
«Il fatto è che la Groenlandia fa parte della NATO. Se gli Stati Uniti non sono soddisfatti della difesa della Groenlandia… apprezzeremmo una cooperazione rafforzata in materia di difesa con gli Stati Uniti», ha sottolineato Rasmussen.
Tuttavia, ha insistito sul fatto che la Groenlandia «fa parte della Danimarca e i groenlandesi non vogliono diventare americani».
La scorsa settimana, il ministero degli Esteri danese ha convocato l’ambasciatrice statunitense ad interim nel Paese, Jennifer Hall Godfrey, in seguito a un articolo del Wall Street Journal secondo cui Trump avrebbe ordinato alle agenzie di spionaggio statunitensi di intensificare le attività di raccolta di informazioni in Groenlandia. Il Mìministro degli Esteri danese Lars Lokke Rasmussen ha affermato che l’incontro mirava a far capire a Washington che Copenaghen prende le accuse «molto seriamente».
Il primo ministro della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, ha descritto le presunte attività di spionaggio degli Stati Uniti come «completamente inaccettabili, irrispettose… e del tutto anormali».
Come riportato da Renovatio 21, mesi fa Trump, con a fianco il segretario NATO Mark Rutte nello Studio Ovale, aveva dichiarato che l’annessione della Groenlandia avverrà e l’Alleanza Atlantica potrebbe perfino essere coinvolta.
La presenza nell’ultima uscita di Trump della parola «destino» appare come un riferimento esplicito alla teoria del «Destino Manifesto» degli USA, ossia la logica per cui il Paese egemone dovrebbe spingere emisfericamente la sua espansione in tutto il continente.
La ridefinizione del Golfo del Messico come «Golfo d’America», i discorsi di annessione del Canada come ulteriore Stato dell’Unione e la manovra su Panama – canale costruito dagli USA proprio a partire da ideali non dissimili – vanno in questo senso di profonda riformulazione geopolitica della politica Estera della superpotenza.
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Come riportato da Renovatio 21, l’ex capo della NATO Rasmussen due anni fa soffiava sul fuoco anche in Oriente, visitango Taiwan.
Il Rasmussen è noto in Italia anche per quando era premier di Copenhagen e venne in visita in Italia, venendo coinvolto in un potente sketch dall’allora presidente Silvio Berlusconi durante una conferenza stampa a due. «Rasmussen è anche il primo ministro più bello d’ Europa… Penso di presentarlo a mia moglie… perché è molto più bello di Cacciari» disse Berlusconi, riferendesi una voce che circolava sulla consorte e il sindaco filosofo gnostico lagunare bevitore di cicuta mRNA.
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Immagine di Chatham House via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Geopolitica
La Russia ha la vittoria assicurata nel conflitto in Ucraina: parla il professor Mearsheimer
La Russia ha la vittoria assicurata nel conflitto in Ucraina, e nessuna quantità di armamenti occidentali – compresi i sistemi di difesa aerea Patriot richiesti da Kiev – potrà cambiare questa realtà, ha affermato lo studioso di relazioni internazionali John Mearsheimer.
L’Ucraina è «altamente vulnerabile» agli attacchi russi, che potrebbero paralizzare la sua economia e trasformarla in uno stato «disfunzionale», ha dichiarato giovedì il professore dell’Università di Chicago al podcast «Deep Dive» di Daniel Davis.
Nel corso del conflitto, giunto ormai al quinto anno, Kiev ha fatto molto affidamento sugli aiuti militari occidentali. Vladimir Zelensky ha ripetutamente sollecitato gli alleati a fornire più armamenti, in particolare i sistemi Patriot, attribuendo i ritardi nelle consegne alle battute d’arresto subite dall’Ucraina sul campo di battaglia.
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Secondo Mearsheimer, la convinzione che un maggior numero di Patriot o di altre armi occidentali possa invertire il corso del conflitto è un’illusione.
«I russi sono praticamente liberi di attaccare qualsiasi obiettivo in Ucraina e non devono preoccuparsi minimamente che un missile Patriot o qualsiasi altro tipo di missile possa abbattere i missili o i droni in arrivo», ha affermato.
Considerato il «notevole vantaggio in termini di potenza aerea» della Russia e la carenza di manodopera che affligge l’Ucraina, «i russi vinceranno questa guerra» e «l’Ucraina emergerà come uno stato residuo disfunzionale», ha sostenuto.
Mearsheimer ha indicato i recenti attacchi russi contro il porto ucraino di Odessa come prova della strategia di Mosca. «A mio parere, i russi hanno di fatto tagliato fuori Odessa come porto di uscita per l’Ucraina», ha affermato.
All’inizio di questa settimana, il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver colpito depositi di carburante e infrastrutture portuali a Odessa, Nikolaev, Izmail e Chernomorsk, utilizzate per ricevere e immagazzinare materiale militare, affermando che quasi 30 navi al servizio dell’esercito ucraino sono state colpite.
Giovedì, l’emittente ucraina Strana ha riferito che il traffico marittimo si era di fatto bloccato, con nessuna nave entrata nei porti ucraini del Mar Nero il giorno precedente. Secondo Strana, gli attacchi russi sarebbero stati una rappresaglia per gli attacchi ucraini contro i porti russi sul Mar Nero.
Gli attacchi hanno reso le spedizioni verso l’Ucraina sempre più rischiose, ha aggiunto Strana, sottolineando che il colosso delle spedizioni Maersk ha recentemente sospeso le operazioni nel porto di Chernomorsk.
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Mearsheimer sostenne inoltre che il conflitto tra Stati Uniti e Iran avrebbe ulteriormente ridotto il sostegno militare e finanziario europeo a Kiev.
«Credo che gli eventi in Iran e l’andamento della guerra tra Ucraina e Russia stiano creando una situazione in cui il futuro dell’Ucraina appare estremamente fosco», ha affermato il politologo chicagoano.
Come riportato da Renovatio 21, il Mearsheimer aveva sostenuto in un’intervista che i governi occidentali continuano a perseguire politiche mirate a indebolire la Russia fino a privarla definitivamente del suo status di grande potenza.
Come riportato da Renovatio 21, il Mearsheimer aveva preconizzato ancora nel 2015 lo sfascio dell’Ucraina, accusando, già all’ora, l’Occidente di portare Kiev verso la sua distruzione invece che verso un’era florida che sarebbe seguita alla neutralità dichiarata dagli ucraini.
Il politologo appartiene alla schiera delle grandi figure politiche americane che hanno rifiutato la NATO, talvolta prima ancora che nascesse. Uno è George Frost Kennan (1904-2005), ex ambasciatore USA in URSS, lucido, geniale mente capofila della scuola «realista» delle Relazioni Estere (quella oggi portata avanti accademicamente proprio da Mearsheimer) e funzionario di governo considerato «il padre della guerra fredda».
Mearsheimer è noto altresì per il controverso libro La Israel lobby e la politica estera americana, tradotto in Italia da Mondadori. Il libro contiene una disamina dell’influenza di Tel Aviv sulla politica americana, e identifica vari gruppi di pressione tra cui i Cristiani sionisti e soprattutto i neocon.
Il cattedratico statunitense ha anche recentemente toccato la questione israeliana dichiarando che le intenzioni dello Stato Ebraico sarebbero quelle di allargare il più possibile il conflitto nell’area di modo da poter svuotare i territori dai palestinesi: «più grande è la guerra, maggiore è la possibilità di pulizia etnica».
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Immagine screenshot da YouTube
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