Terrorismo
Leader di Hamas ucciso a Beirut
Il vice capo di Hamas Saleh al-Arouri e due leader del suo braccio armato sono stati uccisi poche ore fa in un’esplosione in Libano, ha detto il gruppo sul suo canale ufficiale Telegram. Lo riporta il New York Times.
Hamas scrive che i dirigenti del movimento islamisti sono morti in un «raid sionista» in un sobborgo della capitale libanese Beirut. I video della scena mostrano almeno un’auto avvolta dalle fiamme davanti a un grattacielo mentre dozzine di persone si radunano nell’area.
Un alto funzionario americano ha confermato che Israele era responsabile dell’attacco. Il funzionario, che ha parlato al NYT in condizione di anonimato per discutere delicate discussioni interne, ha detto che molto probabilmente sarà il primo di molti attacchi segreti che Israele effettuerà contro funzionari o agenti di Hamas con qualsiasi collegamento con l’assalto mortale del 7 ottobre che ha ucciso 1.200 persone.
Al-Arouri è stato uno dei fondatori dell’ala militare di Hamas, le Brigate Qassam, ed è stato eletto vicepresidente dell’ufficio politico del gruppo nell’ottobre 2017. Il suo ruolo ufficiale era quello di capo di Hamas in Cisgiordania e vice del gruppo. leader, Ismail Haniyeh. Tuttavia i funzionari della sicurezza regionale hanno affermato che al-Arouri ha trascorso gran parte del suo tempo negli ultimi anni a Beirut, dove ha servito come una sorta di ambasciatore di Hamas presso Hezbollah, il potente gruppo armato sciita libanese sostenuto da Teheran
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I media statali libanesi hanno riferito che sei persone sono state uccise nell’esplosione. L’esplosione è avvenuta poco prima delle 18 ora locale, secondo l’agenzia di protezione civile del Libano.
Alla fine di novembre, il premier israeliano Netanyahu aveva dichiarato in una conferenza stampa televisiva che Israele avrebbe «operato contro i leader di Hamas ovunque si trovino». Il Wall Street Journal aveva scritto che era in partenza una campagna di assassinii internazionale ordita dal Mossad.
Come riportato da Renovatio 21, due settimane fa i leader di Hamas avevano iniziato a fuggire dal Qatar che li ospitava dopo che Israele ha dichiarato che saranno braccati.
«Il governo ci ha fissato un obiettivo, nel linguaggio strada, di eliminare Hamas. Questa è la nostra Monaco. Lo faremo ovunque, a Gaza, in Cisgiordania, in Libano, in Turchia, in Qatar», aveva detto Ronen Bar, il capo dell’agenzia di sicurezza interna israeliana Shin Bet. «Ci vorranno alcuni anni, ma saremo lì per farlo».
È noto da tempo che Israele conduce una condotta aggressiva e alta con campagne di omicidi all’estero, soprattutto in Iran, dove ha utilizzato armi avveniristiche.
«La nostra Monaco» si riferisce alla più famosa operazione segreta di omicidio mirato della storia dell’intelligence israeliana, in risposta all’uccisione nel 1972 di 11 membri della squadra olimpica israeliana. I terroristi palestinesi appartenenti al Settembre Nero avevano lanciato un attacco senza precedenti ai Giochi Olimpici di Monaco. Circa otto membri del gruppo radicale avevano fatto breccia nel complesso olimpico ed erano entrati nei due appartamenti utilizzati dalla squadra israeliana, dopo di che avevano iniziato a giustiziare gli atleti creando quindi una situazione di stallo con ostaggi.
Da lì è iniziato un processo da parte dell’intelligence israeliana per dare la caccia agli assassini di Monaco, durato diversi anni e attraversando diversi paesi. L’intelligence israeliana aveva soprannominato l’operazione segreta – chiamata «ira di Dio» – i cui dettagli divennero noti solo decenni dopo grazie al libro Vendetta del giornalista canadese George Jonas, divenuto poi il film di Steven Spielber Munich, nonché in una pellicola per la TV precedente chiamata Sword of Gideon.
Nell’operazione clandestina pluridecennale lanciata dopo che militanti palestinesi uccisero 11 atleti e allenatori israeliani ai Giochi Olimpici di Monaco del 1972, gli agenti del Mossad uccisero 18 persone sospettate di coinvolgimento nel massacro. Uno degli uccisi era l’innocente cameriere marocchino Ahmed Bouchikhi (fratello del futuro fondatore del famoso gruppo di musica gitana Gypsy King) che lavorava a Lillehammer, in Norvegia, ammazzato perché scambiato con Ali Hasan Salameh, terrorista palestinese che secondo alcuni era protetto dalla CIA. L’incidente che ha portato all’arresto e alla condanna di cinque agenti israeliani da parte delle autorità norvegesi.
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Immagine di Council of the Federation of the Federal Assembly of the Russian Federation via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0
Terrorismo
Coloni israeliani uccidono quattro palestinesi in Cisgiordania
Hundreds of Israeli settlers are attacking the village of Sarra, south of Nablus, setting homes and property on fire, while residents of the village are confronting them.. pic.twitter.com/R5hMxV3xHN
— Free-From-AIPAC (@FREEFROMAIPAC12) July 25, 2026
💢 A breakdown of how the incident in Tel, Nablus unfolded:
The Palestinian man, Farouk Ramadan, initially appears to be trying to protect another Palestinian (likely his brother) when an armed settler hits him in the head with a rifle. (Image 2) As he moves away, he is… pic.twitter.com/gRy1972E0G — Drop Site (@DropSiteNews) July 24, 2026
New footage shows Israeli settlers setting fire to a stone-crushing facility in Urif, south of Nablus, in the occupied West Bank. pic.twitter.com/4sT1JbSslZ
— Days of Palestine (@PalestineDays) July 26, 2026
Hundreds of Israeli settlers torch Palestinian property in coordinated rampage in West Bank —— Hundreds of Israeli settlers launched a violent, coordinated rampage against the occupied West Bank village of Sarra, southwest of Nablus, setting fire to homes, uprooting olive trees,… pic.twitter.com/lu26Jre7o9
— The Cradle (@TheCradleMedia) July 25, 2026
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Gender
Il sospettato dell’attentato al Gay Pride di Berlino è legato agli islamisti
Sabato sera a Berlino, durante una parata del Gay Pride, un furgone si è scagliato contro la folla, provocando la morte di una persona e il ferimento di altre 16, alcune in modo grave, secondo quanto comunicato dai vigili del fuoco.
L’episodio si è verificato durante il Christopher Street Day, la manifestazione annuale del Gay Pride nella capitale tedesca, in Lennestrasse, nei pressi del parco Tiergarten, nel centro di Berlino.
Il portavoce della polizia, Florian Nath, ha riferito che il sospettato è stato identificato ed è ancora latitante. «Secondo le informazioni finora disponibili, si tratta di un uomo noto alle forze dell’ordine e ritenuto affiliato all’ambiente estremista islamico».
La polizia ha successivamente diffuso una fotografia del sospettato, identificandolo come Abdul K., di 21 anni, che indossava una felpa nera con cappuccio e pantaloni bianchi.
❗️A car plowed into a crowd at an LGBTQ+ Pride parade in Berlin, killing one person and injuring at least 16 others
According to police, one or more suspects fled the vehicle after the attack. Several people were also reportedly stabbed.
Police are searching for 21-year-old… pic.twitter.com/4u1ZCpgZAx
— NEXTA (@nexta_tv) July 26, 2026
The time of car driving through the pride march in Berlin #Berlin #Germany #Pride #Berlín pic.twitter.com/1BZCc25obj
— i (@Miksiddiqui) July 26, 2026
More footage: the terrorist ran over people at a pride parade in Berlin, Germany. His name is probably Muhammed. pic.twitter.com/1GgoLWRd0b
— Shiri_Sabra (@sabra_the) July 25, 2026
🇩🇪 UPDATE — Berlin CSD (Pride) vehicle attack:
Berlin police now report 1 woman killed and about 16–17 injured — three in critical/life-threatening condition, several more seriously hurt (fire service spokesman Dominik Pretz).
Police sequence: a white van drove into the crowd… pic.twitter.com/FUTLC1uD0t
— 🔥🗞The Informant (@theinformant_x) July 26, 2026
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Secondo le autorità, l’autista è fuggito dal luogo dell’incidente dopo che il veicolo si è schiantato contro un albero; nelle ricerche sono stati impiegati anche elicotteri. Il Berliner Morgenpost ha riportato che i testimoni hanno descritto il mezzo come un minivan bianco, forse una Citroën. La polizia ha poi confermato che si trattava di un furgone per il trasporto di passeggeri.
Gli organizzatori hanno cancellato la parata, che avrebbe dovuto proseguire domenica.
Il portavoce della polizia Florian Nath ha inoltre dichiarato che gli investigatori stanno verificando se il sospettato abbia aggredito i passanti dopo essere sceso dal veicolo, sulla base di testimonianze relative a persone a terra con ferite da arma da taglio.
Il cancelliere Friedrich Merz è stato informato dell’accaduto e mantiene stretti contatti con il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt, ha reso noto un portavoce del governo. «I suoi pensieri vanno alle vittime», ha aggiunto il portavoce. «Questo è un attacco alla nostra società libera e aperta», ha scritto su X il sindaco di Berlino Kai Wegner. «Dopo una parata del Pride pacifica e colorata, un raduno che celebrava una Berlino tollerante e aperta è stato attaccato nel modo più brutale».
La pista islamica sembra aver ferito qualche sensibilità all’interno del movimento omotransessualista. In queste ore circola un video in cui ad una veglia per i fatti di sabato una signora, dal palco, dichiara: «peravo che l’attentatore non fosse uno straniero, ma una persona bianca e cristiana».
LGBTQ+ activist speaks at a vigil in Berlin a day after the Islamist car-ramming attack against the Berlin Gay Pride Parade:
“I had hoped that the attacker was not a foreigner, but a white Christian person” pic.twitter.com/RlNMDERjFD
— Visegrád 24 (@visegrad24) July 26, 2026
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Negli ultimi anni la Germania ha registrato diversi attacchi con veicoli. L’episodio più grave risale al 2016, quando un islamista, richiedente asilo respinto, investì con un camion un mercatino di Natale a Berlino, uccidendo 12 persone e ferendone 56. L’autore della strage era il tunisino Anis Amri. Arrivò la rivendicazione dell’ISIS.
Vi è sata poi la strage del 20 dicembre 2024, a Treviri: Taleb al-Abdulmohsen, uno psichiatra di 50 anni di origine saudita residente in Germania, lancia la sua BMW contro la folla a un mercatino di Natale a Magdeburgo uccidendo 5 persone. Le indagini hanno da subito iniziato a dire che l’uomo non era un estremista islamico, perché sui social criticava apertamente la religione, bensì un soggetto affetto da una grave forma di psicosi.
Il lettore di Renovatio 21 riconosce come dietro alle stragi con l’auto vi sia un pensiero preciso delineato apertis verbis dall’estremismo islamico organizzato. Infatti, la tattica è stata esplicitamente promossa espressamente nella rivista di Al-Qaeda (sì, Bin Laden era pure editore, come noi) Inspire. Lo stesso dicasi per l’ISIS, che parlò dei veicoli assassini nella sua rivista Dabiq nel 2016, specificando il fine di massimizzare le vittime con mezzi semplici.
Nel 2010, Inspire, la rivista online in lingua inglese prodotta da al-Qaeda nella Penisola Arabica, esortava i mujaheddini a scegliere luoghi «solo pedonali» e ad assicurarsi di prendere velocità prima di lanciare i loro veicoli contro la folla per «ottenere la massima strage». L’articolo si intitolava «The Ultimate Mowing Machine», cioè la«falciatrice definitiva», e mostrava un SUV dotato di lame.
Il fenomeno ha un nome preciso: vehicle-ramming attack, o VAW (vehicle as a Weapon, il veicolo come arma). Gli analisti dell’Intelligence ritengono si tratti di un’attraente alternativa, più economica e logisticamente semplice, del suicidio kamikaze, che invece richiede il contrabbando dell’esplosivo, la produzione della veste, etc.
Secondo l’FBI l’attacco con veicoli «offre ai terroristi con accesso limitato a esplosivi o armi l’opportunità di condurre un attacco sul territorio nazionale con una formazione o esperienza minima».
È noto come alcuni canali Telegram di radicalizzazione promuovevano attacchi con «camion, coltelli, bombe, qualsiasi cosa. È Tempo di vendetta», scrive il Combating Terrorism Center di West Point. Alcuni canali hanno inoltre diffuso «manuali operativi», basati su attacchi low-tech di successo realizzati in passato dai sostenitori dello Stato Islamico. Concepiti come guide didattiche per potenziali aggressori, questi manuali descrivono nei dettagli l’addestramento, la pianificazione e le strategie di attacco di autori come Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, che nel 2016 ha lanciato un camion merci contro la folla a Nizza, in Francia, uccidendo 86 persone e ferendone oltre 400.
Questi manuali rappresentano un nuovo tentativo non solo di glorificare gli aggressori e incoraggiare trame analoghe, ma anche di consentire ai potenziali autori di imparare dai successi e dai fallimenti degli operatori precedenti.
È interessante ricordare anche la rivista Rumiyah (che significa «Roma» in arabo, in riferimento all’ambizione di conquistare l’Occidente) era la pubblicazione in inglese di propaganda dell’ISIS, uscita dal 2016 al 2017 come successore di Dabiq. Era più orientata verso i «lone wolf» ( i terroristi che agiscono singolarmente, i «lupi solitari») in Occidente rispetto a Dabiq, che era più ideologica e sullo Stato Islamico.
La sezione ricorrente più importante di Rumiyah era «Just Terror Tactics» («Tattiche di Terrore Giusto»), che dava istruzioni pratiche e dettagliate su come commettere attentati semplici con mezzi comuni. Qui si scriveva che «sebbene siano una parte essenziale della vita moderna, pochissimi comprendono realmente la capacità letale e distruttiva del veicolo a motore e la sua capacità di causare un gran numero di vittime se utilizzato in modo premeditato».
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Veniva quindi definito come il veicolo ideale il camion da carico pesante, a doppio asse posteriore, per schiacciare meglio le vittime: grande peso, accelerazione ragionevole, telaio e paraurti leggermente rialzati (per salire sui marciapiedi e superare barriere). Erano dati preziosi suggerimenti per il massacro: riempire il serbatoio di carburante, pianificare il percorso (accelerare al massimo su strade con folla), rubare il veicolo «con la forza o con l’inganno» se necessario (noleggi, furti), portare armi aggiuntive (coltelli, armi da fuoco) per continuare l’attacco dopo lo schianto.
Gli obiettivi consigliati erano i grandi raduni all’aperto: mercati, festival, parate, celebrazioni, convention, strade pedonali affollate, eventi politici e qualsiasi attrazione esterna che attiri grandi folle, specialmente con poca sicurezza, massimizzando morti e feriti schiacciando e travolgendo le persone, ricordando ai «crociati» (cioè gli occidentali) il terrore che l’Islam può infliggere loro.
L’articolo sulla rivista ISIS includeva immagini di camion a noleggio e della parata del Giorno del Ringraziamento di Macy’s a New York come esempio di obiettivo di morte.
Nel numero 9 (maggio 2017) di Rumiyah, la rubrica «Just Terror Tactics: Truck Attacks» («Tattiche del Terrore Giusto: attacchi con i camion») conteneva un’infografica con consigli su selezione del veicolo, acquisizione e target (festival, mercati, raduni). Riprendeva e raffinava i consigli precedenti. La rivista jihadista quindi lodava gli attacchi riusciti (Nizza 2016, Berlino 2016) definendoli «operazioni di terrore giusto» compiute da «soldati del Califfato».
Ciò che non è perfettamente compreso è come l’ISIS abbia creato una sorta di «globalizzazione degli spostati»: qualsiasi persona più o meno disturbata, o semplicemente adirata con il sistema, poteva commettere una strage e poi «donarla» allo Stato Islamico, che rivendicava. In pratica, è una sorta di franchising della psicosi assassina.
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Immagine screenshot da Twitter
Terrorismo
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