Geopolitica
Lavrov: la Russia ha una «posizione chiara» in vista del vertice Putin-Trump. Poi indossa la maglietta CCCP
Mosca è pronta a presentare una posizione chiara al prossimo vertice tra il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo statunitense Donald Trump, che si concentrerà principalmente sul conflitto in Ucraina, ha affermato il ministro degli Esteri Sergej Lavrov.
In un’intervista rilasciata venerdì all’emittente Rossiya 24, Lavrov, è già arrivato ad Anchorage, in Alaska, dove si terranno i colloqui, ha rifiutato di fare supposizioni sui possibili risultati del vertice. «Non prevediamo nulla in anticipo. Sappiamo di avere argomenti a sostegno della nostra posizione, chiara e ben definita. Li presenteremo», ha affermato, aggiungendo che Mosca e Washington hanno «già fatto molto» durante le visite dell’inviato statunitense Steve Witkoff in Russia. Il funzionario americano si è recato nel Paese cinque volte dall’insediamento di Trump, con gli ultimi colloqui di tre ore, principalmente sul conflitto in Ucraina, svoltisi la scorsa settimana.
«Witkoff ha agito per conto del presidente Trump. Ci auguriamo che domani potremo proseguire questa utile conversazione», ha osservato il ministro degli Esteri.
Moscow will not “guess ahead,” but is ready to present its clear position to the USA, — Lavrov
▪️ Russian Foreign Minister Sergey Lavrov called to “not guess ahead” the results of the summit in Alaska, stating that the Russian side will present its position to the USA.
➖”We… pic.twitter.com/DSW03HLJs2— Olga Bazova (@OlgaBazova) August 15, 2025
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Hanno destato stupore le immagini del suo arrivo in hotel dove indossa una maglia bianca con la scritta «CCCP», cioè, come sanno alcuni fan del grande gruppo emiliano omonimo (con alcuni membri, ci dicono, che hanno seguito Renovatio 21) il cirillico per «URSS», l’acronimo dell’Unione Sovietica.
Lavrov arrived in Alaska wearing a “CCCP” sweatshirt.
/Insert GIGAchad meme here. pic.twitter.com/MaRVmV5UB1
— Olga Bazova (@OlgaBazova) August 15, 2025
Mosca ha affermato che una soluzione sostenibile del conflitto ucraino può essere raggiunta solo se Kiev accetta di non aderire mai alla NATO, di sottoporsi alla smilitarizzazione e alla denazificazione e di riconoscere la nuova realtà sul campo. Questa include lo status di Crimea, Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporiggia come parte della Russia, territori che hanno votato per l’adesione al Paese nei referendum pubblici del 2014 e del 2022.
Trump aveva precedentemente indicato che le discussioni avrebbero potuto includere un accordo di scambio di territori tra Russia e Ucraina. Tuttavia, la Russia ha respinto qualsiasi idea di cedere territori incorporati tramite referendum. Allo stesso tempo, Mosca mantiene il controllo su alcune parti dell’Ucraina, compresi i territori nelle regioni di Kharkov, Sumy e Dnepropetrovsk.
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Immagine screenshot da Twitter
Geopolitica
Orban: l’Ucraina è il nostro nemico
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Geopolitica
Orban: l’UE cerca di tagliare il sostegno alle famiglie per finanziare l’Ucraina
Il primo ministro ungherese Vittorio Orban ha accusato l’Unione Europea di voler sottrarre ulteriori risorse alle famiglie ungheresi per finanziare la guerra dell’Ucraina contro la Russia.
In un messaggio pubblicato venerdì su X, Orban ha scritto: «I burocrati di Bruxelles allungano le mani, cercando di rubare denaro alle nostre famiglie per poi girarlo a Kiev. Per Bruxelles è eresia mettere le famiglie al primo posto. Per noi è solo buon senso».
Orban ha legato la polemica alla sua politica di redistribuzione del reddito e di rafforzamento dei sostegni familiari, citando la tredicesima mensilità pensionistica e i piani per introdurre gradualmente la quattordicesima. Secondo lui, «i soldi stanno molto meglio nelle tasche delle famiglie ungheresi che a Kiev».
🫴 Brusselian bureaucrats have their hands out, trying to take money from our families so they can shovel it over to Kyiv. Brussels calls putting families first heresy. We call it common sense. pic.twitter.com/QqryAo90jB
— Orbán Viktor (@PM_ViktorOrban) February 6, 2026
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L’UE è finanziata attraverso i contributi degli Stati membri e le risorse proprie comuni: qualsiasi aiuto all’Ucraina si traduce quindi in maggiori esborsi nazionali o in prestiti comunitari che poi gravano sui bilanci. Il mese scorso diversi organi di stampa hanno riferito che Stati Uniti e Unione Europea stanno discutendo di un piano decennale per la ricostruzione dell’Ucraina del valore di circa 800 miliardi di dollari.
Orban, da sempre contrario al sostegno finanziario a Kiev, ha definito tale roadmap uno «shock», sostenendo che getterebbe l’UE in un abisso di debito. Ha inoltre criticato duramente il prestito da 90 miliardi di euro già approvato dall’UE per l’Ucraina nel biennio 2026-2027. L’Ungheria, insieme ad altri Stati membri, si è astenuta dall’approvazione di tale misura.
Nel frattempo Bruxelles ha continuato a sospendere porzioni significative dei fondi europei destinati all’Ungheria, motivando le decisioni con le controversie sullo stato di diritto e con il presunto mancato rispetto delle riforme richieste. L’ultima sospensione, superiore a 1 miliardo di euro, è arrivata proprio in prossimità delle elezioni parlamentari ungheresi in programma ad aprile.
L’Ungheria resta uno dei Paesi più apertamente critici all’interno dell’UE verso il massiccio sostegno finanziario e militare all’Ucraina e verso il regime di sanzioni contro la Russia.
Lo Orban ha ripetutamente sostenuto che le sanzioni non hanno fermato il conflitto, ma hanno fatto esplodere i costi energetici, danneggiato la competitività europea e scaricato un peso insostenibile sulle famiglie. Ha inoltre espresso contrarietà all’ingresso dell’Ucraina nell’UE e nella NATO, avvertendo che ciò trascinerebbe l’Unione in un confronto diretto con la Russia.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
La Finlandia si oppone alle garanzie «simili all’articolo 5» NATO per l’Ucraina
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