Geopolitica
La Russia risponde con un attacco a Kiev
Venerdì mattina la Russia ha colpito obiettivi a Kiev, Leopoli e Lutsk, in Ucraina, utilizzando droni e armi a guida di precisione a lungo raggio.
Gli attacchi sono stati condotti come rappresaglia per il massiccio attacco con droni condotto dall’Ucraina contro i bombardieri nucleari russi domenica.
Il bombardamento, che ha coinvolto missili aerei, navali e terrestri, nonché veicoli aerei senza pilota (UAV), è stato una risposta ai recenti ‘atti terroristici’ compiuti da Kiev, ha affermato venerdì il ministero della Difesa russo.
🇺🇦🇷🇺 The former plant “Bolshevik” in Kiev has a bunker under it, it turns out.
Was a VIP targeted?
— Lord Bebo (@MyLordBebo) June 6, 2025
BRWAKING NEWS
JUST IN:
🇷🇺🇺🇦 Russia bombed the thermal power plant in Kyiv with Kh-101 cruise missile
NO POWER IN KIEV °°° pic.twitter.com/xupijRgI1I
— 𝐃𝐚𝐯𝐢𝐝 𝐙 🇷🇺 🇷🇺 (@SMO_VZ) June 6, 2025
🇷🇺💥 The Kiev regime hides weapons in civilian populated areas and risks a greater loss of lives.
Zelensky and his generals are responsible for any casualties. Russia is done playing nice. pic.twitter.com/UV0MmI90WZ
— Spetsnaℤ 007 🇷🇺 (@Alex_Oloyede2) June 6, 2025
🇷🇺💥 Precision strike by the Russian MoD on Kiev, Ukraine.
Reports suggest there’s going to be a second wave of strikes tonight. The main course hasn’t began, enjoy your dessert, terrorists. pic.twitter.com/VMT1z5OETz
— Spetsnaℤ 007 🇷🇺 (@Alex_Oloyede2) June 6, 2025
🇷🇺👉Las Fuerzas Armadas de Rusia, en respuesta a los ataques terroristas del régimen de Kiev, asestaron un duro golpe a las oficinas de diseño, empresas de producción y reparación de armas y equipo militar de Ucrania – Ministerio de Defensa pic.twitter.com/F7d4PEVrvW
— aapayés (@aapayes) June 6, 2025
Depuis ce matin, les Russes bombardent des sites stratégiques ukrainiens dans toutes les villes, y compris Kiev.
Ici l’usine de réparation de moteurs d’avions de Loutsk. pic.twitter.com/0LyrQTWdjL— SILVANO TROTTA OFFICIEL (@silvano_trotta) June 6, 2025
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La natura dei siti ucraini colpiti dalla Russia includeva «uffici di progettazione, aziende impegnate nella produzione e riparazione di armi e attrezzature militari ucraine, officine per l’assemblaggio di droni d’attacco, centri di addestramento al volo e magazzini di armi e attrezzature militari», si legge nella dichiarazione del Ministero della Difesa russo. «L’obiettivo dell’attacco è stato raggiunto. Tutte le strutture designate sono state colpite».
La Russia ha inoltre riferito che si tratta del sesto attacco aereo condotto contro l’Ucraina dal 31 maggio.
Nell’ultima settimana sono stati colpiti anche le imprese dell’industria di difesa ucraina, gli aeroporti militari, i siti di produzione, stoccaggio e lancio di droni, i depositi di armi e i punti di schieramento di unità militari ucraine e mercenari stranieri.
Giovedì il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha confermato la dichiarazione del presidente Donald Trump secondo cui Mosca risponderà a Kiev per l’attacco con droni di domenica contro i bombardieri nucleari russi.
Mercoledì Trump ha avuto una telefonata con il presidente russo Vladimir Putin, dichiarando in seguito in un post sui social media che la Russia risponderà all’attacco, e che Mosca potrebbe essere d’aiuto per risolvere la questione del nucleare iraniano.
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Geopolitica
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Geopolitica
Otto Paesi musulmani denunciano i piani israeliani di espellere i palestinesi da Gaza
I ministri degli Esteri di Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Giordania, Indonesia, Pakistan, Turchia ed Egitto hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui condannano le proposte discusse la scorsa settimana dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben Gvir e dal ministro della Difesa Israel Katz per l’espulsione della popolazione palestinese da Gaza, mascherata da eufemismi come «emigrazione volontaria». Lo riporta EIRN.
La dichiarazione congiunta condanna tali proposte affermando: «Tali dichiarazioni e proposte incendiarie violano palesemente i principi del diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario, e rappresentano una minaccia diretta ai diritti legittimi e inalienabili del popolo palestinese… I ministri ribadiscono il loro inequivocabile rifiuto e la loro condanna di qualsiasi tentativo o piano volto a sfollare il popolo palestinese, sia all’interno che all’esterno dei Territori Palestinesi Occupati, con qualsiasi pretesto o giustificazione. Mettono in guardia contro le gravi conseguenze derivanti dal trasformare gli appelli allo sfollamento forzato in politiche dichiarate o misure concrete volte a sradicare i palestinesi dalla loro terra».
Tali azioni costituiscono una sfida diretta agli sforzi internazionali volti al raggiungimento della pace, primo fra tutti il Piano globale del presidente Donald Trump per porre fine al conflitto di Gaza, che include il suo inequivocabile rifiuto degli sfollamenti forzati, e rischiano seriamente di compromettere le prospettive di stabilità nella regione.
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I ministri «ribadiscono che l’unica via per raggiungere una pace giusta e duratura risiede nell’attuazione della soluzione dei due Stati con la creazione di uno Stato palestinese indipendente, secondo i principi del 4 giugno 1967, con Gerusalemme Est come capitale, in conformità con le pertinenti risoluzioni del diritto internazionale».
«I ministri invitano inoltre la comunità internazionale, in particolare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ad assumersi le proprie responsabilità e a contrastare con fermezza qualsiasi tentativo di imporre una nuova realtà demografica o geografica nei Territori Palestinesi Occupati, garantendo il rispetto delle norme del diritto internazionale. Ribadiscono il loro pieno e continuo sostegno alla fermezza del popolo palestinese sulla propria terra e il loro rifiuto di ogni tentativo volto a cancellare la causa palestinese o a minare i legittimi diritti del popolo palestinese».
Il 3 agosto il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir ha presentato un piano per favorire l’emigrazione «volontaria» dei palestinesi da Gaza, secondo quanto riferito dal quotidiano israeliano Ynet. La proposta punta a far uscire da Gaza 250.000 palestinesi nel primo anno e 1,86 milioni entro sette anni.
L’idea di sfollare con la forza milioni di palestinesi da Gaza è stata avanzata più volte da leader israeliani e statunitensi dall’inizio di quello che il testo definisce il genocidio dei palestinesi nell’ottobre 2023.
Una proposta del ministero dell’Intelligence israeliano che chiedeva la pulizia etnica di Gaza è trapelata pochi giorni dopo l’operazione di Hamas contro la moschea di Al-Aqsa del 7 ottobre 2023, scrive The Cradle. Il piano prevedeva di scatenare su Gaza una violenza tale che lo spostamento forzato dei palestinesi verso campi nella penisola del Sinai, in Egitto, o in Paesi ancora più lontani apparisse come un’iniziativa umanitaria destinata a salvare vite palestinesi.
Da allora, secondo il ministero della Salute di Gaza, Israele ha ucciso oltre 73.000 palestinesi, in gran parte donne e bambini. Stime indipendenti, che tentano di quantificare anche le morti indirette legate alla guerra, arrivano a centinaia di migliaia.
Almeno 800.000 palestinesi sono senzatetto e vivono in campi di tende precari lungo la costa della Striscia, dopo che bombardamenti e demolizioni israeliane hanno distrutto le loro case.
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Ben Gvir e altri coloni ebrei in Israele hanno sostenuto tali piani come parte dell’obiettivo più ampio di annettere Gaza e insediare colonie ebraiche nell’enclave devastata. Come riportato da Renovatio 21, a febbraio 2024 ministri del gabinetto Netanyahu si trovarono ad un convegno pubblico che celebrava la colonizzazione celebrato con balli sfrenati su musica tunza-tunza.
Nel febbraio 2025 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump propose di svuotare Gaza dai palestinesi nell’ambito dei suoi progetti per ricostruire la Striscia e trasformarla nella «Riviera del Medio Oriente». In alcune fasi anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha promosso piani analoghi.
Secondo Ben Gvir, Turchia, Etiopia, Congo e diversi Paesi arabi figurano tra le possibili destinazioni dello sfollamento forzato dei palestinesi. Al momento, tuttavia, nessun Paese ha accettato di accogliere come rifugiati i palestinesi cacciati da Gaza.
La proposta prevede un investimento iniziale israeliano di 3,3 miliardi di dollari per avviare il programma, più un finanziamento israeliano di pari importo fino a 16 miliardi di dollari, subordinato alla partecipazione internazionale e ad accordi con i Paesi che accoglieranno i palestinesi.
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Immagine di Jaber Jehad Badwan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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