Militaria
La Russia ha testato i missili Satan 2 durante la visita di Biden a Kiev?
Gli USA riterrebbero che la Russia ha testato missili intercontinentali avanzati SARMAT – chiamati dagli occidentali «Satan 2» – mentre Biden incontrava Zelens’kyj a Kiev. Lo riporta la CNN.
Si tratterebbe, quindi, di una manovra di provocazione da parte di Mosca, fino ad ora tuttavia sconosciuta all’opinione pubblica mondiale.
Le fonti anonime del gruppo mediatico statunitense dicono altresì, senza fornire prove o dettagli, che gli USA riterrebbero che il test del temuto missile balistico intercontinentale (ICBM) sarebbe «fallito».
«La Russia ha informato gli Stati Uniti in anticipo del lancio attraverso linee di deconflitto», ha detto un funzionario americano alla CNN, riferendosi alle linee ufficiali di comunicazione stabilite tra militari che sono o potrebbero essere ostili, create per evitare pericolosi fraintendimenti. Un altro ha affermato che il test non rappresentava un rischio per gli Stati Uniti e che gli Stati Uniti non consideravano il test un’anomalia o un evento in grado di innescare una escalation.
Le fonti hanno descritto un test di un missile SARMAT (Satan 2, per gli occidentali) che è un vettore dotato di capacità nucleare.
«È già stato testato con successo in precedenza e se questo avesse funzionato, i funzionari statunitensi ritengono che il presidente russo Vladimir Putin avrebbe evidenziato il test nel suo discorso sullo stato della nazione martedì» riporta la CNN. «Putin invece non ha fatto cenno al lancio nel discorso durato un’ora e 45 minuti. Tuttavia, ha dichiarato formalmente che la Russia sospenderà la partecipazione del suo Paese al trattato di riduzione delle armi nucleari New START con gli Stati Uniti, mettendo in pericolo l’ultimo patto rimasto che regola i due più grandi arsenali nucleari del mondo».
Something is being launched out of Plesetsk the coming days: pic.twitter.com/DmUv8kOYZk
— Dr Marco Langbroek (@Marco_Langbroek) February 17, 2023
La realtà è che un filmato dell’avvenuto lancio potrebbe essere pubblicato più avanti dai canali del Cremlino.
Video che mostravano lanci di missili Satan 2 erano circolati in questi mesi sui social russi.
Il capo delle missile forze strategiche missilistiche Sergej Karakaev ha dichiarato ad aprile che il nuovo Satan-2, RS-28 SARMAT, che dovrebbe essere entrato in servizio nel 2002, è in grado di essere equipaggiato con testate ipersoniche «Avangard».
Immagine screenshot di mil.ru via Wikimedia pubblicata su licenza Creativa Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Militaria
La Slovenia pianifica il voto di uscita dalla NATO
Il neoeletto presidente del Parlamento sloveno ha annunciato l’intenzione di indire un referendum sull’uscita del Paese dalla NATO, mentre il blocco militare guidato dagli Stati Uniti è alle prese con la peggiore crisi interna degli ultimi decenni e Washington minaccia di ritirarsi completamente dall’organizzazione.
La scorsa settimana, Zoran Stevanovic, leader del Partito della Verità, è stato eletto presidente della Camera bassa. Intervistato dall’emittente pubblica RTVSLO, ha dichiarato che il voto sull’uscita dall’Unione Europea è una promessa elettorale che intende mantenere.
«Abbiamo promesso al popolo un referendum sulla questione dell’uscita dalla NATO, e questo referendum si terrà», ha affermato Stevanovic.
L’oratore ha inoltre accennato a una possibile visita a Mosca «nel prossimo futuro», affermando di voler «costruire ponti e collaborare proficuamente con tutti i paesi, a prescindere dal muro eretto tra l’Occidente e l’Oriente».
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La spinta per un voto sull’uscita dalla NATO arriva mentre il blocco di 32 membri ha iniziato a sgretolarsi a causa delle minacce del presidente statunitense Donald Trump di ritirare il sostegno dopo che i membri europei si sono rifiutati di unirsi alla guerra israelo-americana contro l’Iran.
Trump ha ripetutamente attaccato i partner europei, definendoli «codardi» e il blocco una «tigre di carta», e dicendo che i membri NATO «non faranno nulla per noi». Le sue continue minacce di annettere la Groenlandia, attualmente occupata dalla Danimarca, hanno ulteriormente acuito le tensioni all’interno del blocco: tre mesi fa il presidente americano ha detto che il piano per l’annessione dell’isola artica, per la quale non avrebbe «pagato nulla» era sul tavolo della NATO.
L’ex segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha sottolineato che le minacce di Trump di ritirarsi dal blocco devono essere prese sul serio, aggiungendo che «non è una legge di natura che la NATO duri per sempre» o che «sopravviverà ai prossimi dieci anni».
Le divisioni hanno spinto le nazioni europee ad accelerare silenziosamente i lavori su un piano di emergenza per una «NATO europea». Secondo un articolo del Wall Street Journal, i funzionari stanno informalmente elaborando piani per continuare a operare nel continente utilizzando le strutture militari esistenti del blocco, nel caso in cui gli Stati Uniti riducano il proprio ruolo o si ritirino completamente.
Come riportato da Renovatio 21, l’incontro alla Casa Bianca della settimana scorsa tra Trump e il segretario NATO Rutte sarebbe stato un disastro condito da una «raffica di insulti» da parte del biondo presidente statunitense contro il politico neerlandese ora alto funzionario atlantico.
Trump il mese scorso aveva dichiarato che la NATO avrebbe affrontato un «futuro molto brutto» qualora gli alleati non fossero intervenuti ad Ormuzzo.
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Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
Geopolitica
Il Pakistan invia truppe e aerei in Arabia Saudita
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Militaria
Il Cremlino: «pochi chilometri» alla liberazione del Donbass
Le forze russe hanno solo pochi chilometri da percorrere prima della liberazione del Donbass, ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov.
Parlando domenica con il giornalista russo Pavel Zarubin, a Peskov è stato chiesto di commentare una recente dichiarazione del vicepresidente statunitense JD Vance, il quale ha affermato che il conflitto in Ucraina ha fondamentalmente «smesso di avere senso» e che le parti «stanno contrattando su pochi chilometri quadrati di territorio».
Peskov ha confermato che la questione territoriale si è ormai ridotta a «pochi chilometri, all’incirca». Ha affermato che la Russia deve ancora liberare circa il «18-17% della Repubblica Popolare di Donetsk (DPR)» per raggiungere i confini della regione.
Una volta che l’esercito avrà raggiunto i confini delle nuove regioni russe, ha affermato, inizierà «un processo negoziale complesso, meticoloso e non rapido», nel quale dovranno essere definiti i dettagli di un accordo con l’Ucraina.
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Le dichiarazioni di Peskov sono giunte dopo che il ministero della Difesa russo ha annunciato venerdì di aver assunto il controllo del villaggio di Dibrova nella Repubblica Popolare di Donetsk e del villaggio di Miropolskoye nella regione di Sumy.
Mosca ha chiesto a Kiev di ritirarsi pacificamente da tutti i territori russi, sottolineando che libererà il Donbass – che ha votato per l’annessione alla Russia nel 2022 – in un modo o nell’altro.
All’inizio di questo mese, il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kjy ha affermato che Mosca aveva imposto un ultimatum di due mesi alle truppe ucraine per il ritiro. Il Cremlino ha respinto l’affermazione, sottolineando che Zelensky avrebbe dovuto emettere l’ordine di ritiro molto tempo fa, il che avrebbe potuto «salvare la vita di migliaia di persone e fermare la fase calda di questa guerra».
I colloqui trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti sono stati sospesi a causa della guerra con l’Iran, e Peskov ha definito la pausa «di natura contingente».
Zelens’kyj ha respinto qualsiasi concessione territoriale, definendo il ritiro dal Donbass una minaccia alla sicurezza europea.
Mosca insiste sul fatto che una pace duratura debba includere la neutralità dell’Ucraina, la smilitarizzazione e il riconoscimento delle regioni che hanno votato per l’annessione alla Russia.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
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