Militaria
La presenza militare USA in Medio Oriente continua a crescere
Il rafforzamento militare statunitense attorno a Israele continua a crescere.
Ieri, il Pentagono ha annunciato che il Segretario alla Difesa Lloyd Austin ha posto circa 2.000 membri del personale e una serie di unità in uno stato di maggiore prontezza attraverso un ordine di preparazione allo schieramento, «che aumenta la capacità del DOD [Dipartimento della Difesa, ndr] di rispondere rapidamente all’evoluzione del contesto di sicurezza in il Medio Oriente», secondo una dichiarazione rilasciata dalla vicesegretaria stampa Sabrina Singh.
«Non è stata presa alcuna decisione di schierare forze in questo momento», ha aggiunto. Allo stesso tempo, Austin ha anche esteso lo spiegamento del gruppo d’attacco della portaerei USS Gerald R. Ford nel Mar Mediterraneo orientale. La Ford si stava avvicinando alla fine del suo dispiegamento di sei mesi, ma invece rimarrà lì e sarà raggiunta dal gruppo d’attacco della USS Dwight D. Eisenhower tra circa una settimana o dieci giorni.
Ogni ala della portaerei comprende quattro squadroni di aerei da caccia Super Hornet F-18E/F, incluso uno specializzato nell’attacco elettronico. Inoltre, due navi d’assalto, la USS Bataan e la USS Carter Hall, a cui era stato ordinato di lasciare il Kuwait la settimana scorsa quando era iniziata la crisi in Israele, potrebbero presto arrivare anche nel Mediterraneo orientale trasportando 2.000 Marines completi di elicotteri e aerei convertiplani V- 22.
Non hanno ancora ordini specifici, secondo quanto riportato dalla stampa, ma potrebbero essere disponibili per il salvataggio di ostaggi o per operazioni di evacuazione di civili. Secondo l’US Naval Institute News, le due navi si trovano nel Golfo di Oman. Una terza nave d’assalto, la USS Mesa Verde, potrebbe eventualmente dirigersi proprio nel Mediterraneo orientale, ma finora non ci sono notizie che le sia stato ordinato di farlo.
Gli schieramenti navali sono stati accompagnati dal raddoppio del numero di aerei da caccia dell’aeronautica americana – F-15, F-16 e A-10 – schierati nell’Asia sud-occidentale. Oggi, un aereo dell’Intelligence RC-135 V Rivet Joint dell’aeronautica americana è stato visto sopra il Mediterraneo orientale a nord della penisola del Sinai su una rotta parallela alla costa israeliana.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Militaria
Generale tedesco al vertice della NATO
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Militaria
Mosca contro Tokyo per il dispiegamento di missili USA
La Russia ha chiesto al Giappone di ritirare dal proprio territorio i sistemi missilistici a medio raggio Typhon statunitensi, ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova, definendo il dispiegamento inaccettabile e una minaccia alla sicurezza nazionale e alla stabilità regionale.
In una nota pubblicata venerdì dal Ministero degli Esteri, Zakharova ha riferito che Mosca ha inviato a Tokyo una protesta formale il 3 settembre, dopo che gli Stati Uniti avevano schierato i lanciatori sull’isola sud-occidentale di Kyushu, a 1.300 km dalla città di Vladivostok.
«Alla parte giapponese è stato intimato di interrompere questa pratica e di rimuovere i suddetti sistemi dal proprio territorio», ha affermato, aggiungendo che Mosca si oppone a questi dispiegamenti indipendentemente dalla loro durata.
A giugno l’esercito statunitense ha trasferito i sistemi Typhon alla base aerea di Kanoya, nella prefettura di Kagoshima, in Giappone, per l’esercitazione Valiant Shield, e li ha lasciati sul posto per un’altra esercitazione prevista questo mese. I lanciatori dovrebbero lasciare Kanoya a metà ottobre, ma si prevede che saranno stoccati in altre strutture militari statunitensi in Giappone. Durante il dispiegamento non sono previste esercitazioni di tiro a fuoco.
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Il Typhon è in grado di lanciare missili SM-6 e missili da crociera Tomahawk per attacco terrestre, con una gittata di circa 1.600 km. Gli Stati Uniti hanno sviluppato il Typhon dopo essersi ritirati dal Trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio (INF), che vietava i missili terrestri e da crociera statunitensi e sovietici con gittata compresa tra 500 e 5.500 km.
La Zakharova ha osservato che la Cina ha recentemente presentato una protesta analoga al Giappone in merito alla sua rimilitarizzazione.
La disputa si inserisce in un nuovo quadro di tensioni tra Russia e Giappone sulle quattro isole Curili più meridionali, incorporate nell’Unione Sovietica dopo la sconfitta di Tokyo nella Seconda Guerra Mondiale. Il Giappone rivendica tuttora le isole di Iturup, Kunashir, Shikotan e Habomai, che definisce Territori Settentrionali.
Il mese scorso la prima ministra giapponese Sanae Takaichi ha protestato contro la prima visita del presidente Vladimir Putin a Iturup, definendo il viaggio «assolutamente inaccettabile».
Pochi giorni dopo la Russia ha condotto esercitazioni missilistiche vicino alle isole Curili meridionali, coinvolgendo l’incrociatore Varyag, il sottomarino a propulsione nucleare Omsk e un sistema missilistico costiero Bastion, provocando un’ulteriore protesta da parte di Tokyo.
La controversia sulle isole Curili ha rappresentato un ostacolo alla firma di un trattato di pace tra Russia e Giappone. Mosca ha sospeso i negoziati nel marzo 2022 dopo che Tokyo ha aderito alle sanzioni occidentali imposte alla Russia per il conflitto in Ucraina.
La Costituzione giapponese del 1947, promulgata sotto l’occupazione alleata dopo la Seconda guerra mondiale, è celebre soprattutto per l’articolo 9, pietra angolare del suo carattere pacifista. Questo articolo stabilisce che il popolo giapponese rinuncia per sempre alla guerra come diritto sovrano della nazione e alla minaccia o all’uso della forza come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
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Il secondo comma aggiunge che, per raggiungere tale scopo, non saranno mantenute forze di terra, di mare e dell’aria, né altro potenziale bellico, e che il diritto di belligeranza dello Stato non sarà riconosciuto.
Nella pratica, il Giappone ha comunque sviluppato le Forze di Autodifesa (Jieitai), giustificate come strumento difensivo e non come vero e proprio esercito offensivo, generando un dibattito giuridico e politico mai sopito.
Negli ultimi decenni la portata dell’articolo 9 è stata progressivamente reinterpretata: nel 2015 una riforma legislativa ha ampliato le possibilità di intervento delle forze armate anche in scenari di autodifesa collettiva, alleata soprattutto agli Stati Uniti.
Diverse forze politiche nipponiche, in particolare il Partito Liberal Democratico, propongono da tempo una revisione formale dell’articolo, mentre movimenti pacifisti e parte dell’opinione pubblica difendono il testo originale come simbolo identitario del Giappone postbellico.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Militaria
Tucker Carlson: fermiamo il trasferimento di bombe da USA a Israele
According to an informed federal official, in the coming months the Trump administration plans to send a total of 40,000 Mark 84 and Blu-117 bombs to the government of Israel. Each bomb weighs 2,000 pounds. This appears to be the largest transfer of conventional explosive…
— Tucker Carlson (@TuckerCarlson) September 15, 2026
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