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Politica

La polizia rumena lancia la repressione contro Georgescu

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I procuratori rumeni hanno avviato una vera e propria repressione nei confronti dei sostenitori dell’oppositore Calin Georgescu, arrestando un importante influencer e conducendo retate legate a presunte tangenti agli elettori durante la campagna presidenziale del 2024.

 

Georgescu, critico della NATO, dell’UE e degli aiuti all’Ucraina, ha ottenuto un’inaspettata vittoria al primo turno nelle elezioni dell’anno scorso. I risultati sono stati prontamente annullati dalla Corte costituzionale rumena, citando irregolarità nei finanziamenti.

 

Non sono emerse prove di illeciti da parte di Georgescu, ma le autorità hanno accusato gli influencer dei social media di influenzare l’opinione pubblica.

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Un’indagine preliminare riportata dai media all’inizio di quest’anno ha suggerito che le «irregolarità» potrebbero essere state causate da una società di consulenza legata al Partito Nazionale Liberale (PNL) filo-occidentale che ha inavvertitamente aiutato Georgescu mentre cercava di far deragliare un altro candidato. All’inizio di questo mese, tuttavia, Georgescu è stato brevemente arrestato per sei accuse penali, tra cui la presunta «corruzione degli elettori». L’indagine contro di lui è in corso.

 

Venerdì, la Procura generale ha dichiarato di aver ordinato l’arresto preventivo dell’imprenditore e influencer Bogdan Peschir, accusato di aver finanziato la campagna di Georgescu con circa 900.000 dollari in regali e trasferimenti digitali.

 

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I servizi segreti rumeni, in documenti declassificati citati dai media locali, tra cui g4media e RomaniaTV, hanno affermato che Peschir ha utilizzato l’account TikTok «bogpr» per effettuare donazioni ai creatori che promuovono Georgescu e hanno affermato che un «attore statale« straniero potrebbe aver coordinato l’operazione.

 

Peschir ha sostenuto che le sue donazioni erano personali e volontarie, simili a quelle di «Elon Musk che supporta [il presidente degli Stati Uniti Donald] Trump» durante le elezioni presidenziali dell’anno scorso, e ha negato di avere legami con la campagna di Georgescu. L’avvocato di Peschir ha criticato l’arresto, definendolo motivato politicamente.

 


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L’arresto di Peschir è seguito a 17 raid effettuati dalla polizia rumena a Bucarest e in nove contee giovedì, che hanno preso di mira influencer che presumibilmente hanno sostenuto Georgescu. Tra loro c’era la personalità di TikTok Makaveli (vero nome: Alexandru Virgil Zidaru), noto per le sue opinioni anti-mainstream e i suoi legami con l’eurodeputata di destra Diana Iovanovici-Sosoaca.

 

Sosoaca è stata esclusa dalle elezioni dell’anno scorso dopo che la Corte costituzionale ha stabilito che la sua retorica anti-occidentale e il suo sostegno a legami più stretti con la Russia violavano il quadro democratico della Romania.

 

Secondo quanto riportato dai media, le autorità hanno fatto irruzione nell’abitazione di Alin Borcan, l’autoproclamato «re di TikTok», il quale, dopo l’irruzione, si è presentato ai media con una pistola giocattolo e ha affermato che la polizia stava «cercando il signor Georgescu nei miei cassetti».

 

A fine febbraio, il Georgescu è stato incriminato per presunta istigazione ad azioni contro l’ordine costituzionale e per aver promosso un’ideologia fascista, razzista o xenofoba. Il candidato ha negato tutte le accuse, insistendo sul fatto che sono motivate politicamente.

 

Va ricordato che la NATO sta costruendo un’enorme base militare in Romania. A maggio è prevista in Romania un’esercitazione militare con migliaia di soldati francesi, una simulazione di combattimento contro la Russia.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Georgescu tre settimane fa ha definito il presidente ucraino Zelens’kyj un «semi-dittatore» e dichiarato in un podcast americano che la NATO usa la Romania come «porta della guerra».

 

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Internet

La polizia tedesca fa irruzione nell’abitazione di un parlamentare dell’AfD per vecchi post sui social

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Venerdì mattina, la polizia e la procura di Monaco hanno effettuato delle perquisizioni presso la residenza privata e l’ufficio del parlamentare bavarese dell’AfD René Dierkes, presumibilmente in relazione a presunti insulti e post sui social media risalenti a diversi anni fa. Lo riporta Remix News.   Dierkes, 34 anni, che rappresenta il collegio elettorale di Monaco Est nel landtag (il Parlamento regionale) bavarese, ha dichiarato che l’indagine riguarda post e meme satirici pubblicati circa due anni fa sul suo account X da un membro del suo staff che nel frattempo ha lasciato il lavoro. Ha aggiunto che le autorità stanno anche esaminando un presunto insulto a lui attribuito da un ex membro del partito, che risalirebbe a cinque anni fa.   In una dichiarazione rilasciata dopo la perquisizione, Dierkes ha descritto l’indagine come politicamente motivata e ha accusato i rivali di aver tentato di screditarlo.   «Il contesto è costituito da post sul mio account X risalenti a circa due anni fa, scritti da un dipendente che non lavora più per me», ha affermato, aggiungendo che un rivale interno al partito, che in passato si era candidato a una carica pubblica, aveva lanciato «una campagna diffamatoria contro la mia persona».   «Prenderò provvedimenti contro questa caccia alle streghe politica», ha dichiarato il politico della Baviera.

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Secondo quanto riportato dalla testata germanica Bild, agenti della Polizei si sono presentati sia presso la residenza di Dierkes a Monaco che presso il suo ufficio parlamentare nell’ambito dell’operazione. Inizialmente non era chiaro il fondamento giuridico preciso della perquisizione e la procura di Monaco non aveva immediatamente rilasciato una dichiarazione dettagliata per spiegare l’accaduto.   Il presidente regionale dell’AfD, Stephan Protschka, ha criticato aspramente la decisione, suggerendo che rifletta un pregiudizio politico da parte delle autorità. «Si tratterebbe presumibilmente di presunti insulti. A mio avviso, questa è una decisione umiliante da parte delle autorità nei confronti dell’opposizione», ha dichiarato Protschka al quotidiano Bild.   La perquisizione ha sollevato ulteriori interrogativi poiché il Parlamento bavarese non ha votato formalmente in anticipo per revocare l’immunità parlamentare di Dierkes. Secondo il quotidiano Bild, gli inquirenti hanno proceduto secondo una «procedura semplificata», un meccanismo legale che consente le perquisizioni senza una preventiva votazione parlamentare in determinati casi.   Dierkes, eletto al parlamento bavarese nell’ottobre 2023 e presidente della sezione di Monaco Est dell’AfD, è sotto osservazione da parte dei servizi segreti bavaresi dall’aprile 2025.   Il monitoraggio è seguito a una revisione da parte dell’Ufficio statale bavarese per la tutela della Costituzione, che ha concluso che la sorveglianza era «proporzionata». Secondo una risposta del governo bavarese alle interrogazioni parlamentari dei deputati dei Verdi e dei socialdemocratici, i funzionari hanno individuato dichiarazioni di Dierkes che avrebbero promosso «un concetto etnico di popolo contrario alla dignità umana» e richiesto «la remigrazione in modo incostituzionale», come riportato da BR24 lo scorso anno.   Le autorità hanno inoltre citato la sua notevole influenza sui social media e il suo ruolo di figura di spicco all’interno della struttura di leadership regionale dell’AfD. Il dato relativo alla sua influenza sui social media è controverso: Dierkes ha solo 6.800 follower su X e 5.600 follower su Facebook.   Il Dierkes ha respinto con fermezza l’interpretazione delle sue dichiarazioni fornita dall’ufficio statale e lo scorso anno ha minacciato azioni legali.

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Politica

Il ministro degli Esteri belga attacca il suo premier per le aperture alla Russia

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Il giorno dopo che il primo ministro belga Bart de Wever ha avuto l’ardire di suggerire pubblicamente che l’UE avrebbe perso l’opportunità di una soluzione per l’Ucraina se non avesse effettivamente cambiato rotta e aperto i negoziati con Mosca, il suo ministro degli Esteri Maxime Prévot rilasciò una dichiarazione ufficiale in cui insinua che il suo capo stesse segnalando debolezza.

 

«Oggi, la Russia rifiuta una presenza europea al tavolo delle trattative. Finché sarà così, parlare di normalizzazione invia un segnale di debolezza e mina l’unità europea di cui abbiamo bisogno ora più che mai» si legge nella dichiarazione. Piuttosto, scrive, l’UE deve semplicemente continuare a esercitare pressione economica sulla Russia.

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La dichiarazione non conteneva alcuna valutazione sull’efficacia delle prime 19 sanzioni, tuttavia il mantenimento delle sanzioni «creerebbe le condizioni per un negoziato credibile». Bisogna ricordare che il  premier De Wever aveva  esplicitamente affrontato l’inefficacia delle sanzioni in corso, questione che godrebbe ora di un forte sostegno da parte di Washington.

 

La situazione si fa imbarazzante, e non si può fare a meno di chiedersi a riguardo agli scontri privati ​​tra funzionari dei governi dell’UE, dentro alla quale i sottoposti sfidano pubblicamente sfidato il loro capi.

 

Tuttavia, anche De Wever aveva accennato a possibili reazioni simili quando aveva affermato che il percorso intrapreso dall’UE verso l’Unione era destinato al fallimento, dichiarando «in privato, i leader europei sono d’accordo con me, ma nessuno osa dirlo apertamente».

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Immagine di UN Women via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 4.0

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Politica

Orban: Bruxelles vuole che «i nostri figli muoiano per l’Ucraina»

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Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha accusato Bruxelles di trascinare l’UE in una guerra diretta con la Russia attraverso il potenziale invio di truppe in Ucraina.   Intervenendo alla «Marcia per la Pace» di Budapest domenica, che ha riunito decine di migliaia di sostenitori, Orbán ha affermato che Bruxelles si è «assunta la guerra» e sta portando avanti una politica economica da tempo di guerra.   «Non vogliono tenere i problemi a distanza, vogliono affrontarli di petto: più soldi, più armi, più soldati. Non sappiamo il giorno né l’ora in cui il primo soldato di Bruxelles metterà piede sul suolo ucraino, ma accadrà. Non vedono l’ora che vengano inviati soldati con le insegne dell’UE», ha dichiarato.   Il premier magiaro sottolineato l’importanza di rinnovare «l’alleanza contro la guerra» promossa dal suo governo, impegnandosi a «preservare l’Ungheria come isola di sicurezza e tranquillità».

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«I nostri figli non moriranno per l’Ucraina; vivranno per l’Ungheria», ha affermato Orban. «Proteggeremo il sostegno alle madri, proteggeremo i nostri figli e non permetteremo che i nostri colori nazionali vengano sostituiti con bandiere ucraine o arcobaleno».   Orban ha inoltre sostenuto che «forze enormi» stanno esercitando pressioni politiche ed economiche sull’Ungheria per «deviare il Paese dal suo stesso percorso», bloccando i finanziamenti e le forniture di energia a prezzi accessibili. Ha accusato Bruxelles di voler trasformare gli ungheresi in «servi del debito» per finanziare lo sforzo bellico, «usando l’Ucraina come pretesto», e di voler provocare un cambio di governo a Budapest perché la sua amministrazione si rifiuta di consegnare «le chiavi del tesoro».   Il governo Orban si è da tempo opposto alla politica dell’UE di armare e finanziare l’Ucraina contro la Russia, così come alla candidatura di Kiev all’adesione al blocco.   Le tensioni tra Budapest e Kiev si sono intensificate negli ultimi mesi dopo che l’Ucraina ha interrotto le forniture di petrolio russo a Ungheria e Slovacchia attraverso un oleodotto risalente all’epoca sovietica, mentre il presidente ucraino Zelens’kyj e perfino un ex generale di Kiev hanno rivolto anche minacce personali dirette a Orban.   Come riportato da Renovatio 21, tre settimane fa l’Ungheria ha dichiarato che schiererà truppe contro potenziali attacchi ucraini.

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