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Persecuzioni

La polizia nigeriana nega che vi sia stato un altro rapimento di massa in chiesa

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La polizia dello Stato nigeriano di Kaduna ha smentito categoricamente le notizie secondo cui banditi armati avrebbero rapito oltre 160 fedeli cristiani da chiese nel nord-ovest della regione durante le celebrazioni domenicali.

 

Il commissario di polizia dello Stato, Muhammad Rabiu, ha definito lunedì tali resoconti una «falsità messa in circolazione da imprenditori del conflitto che intendono seminare caos». Ha precisato che le forze di sicurezza hanno condotto indagini approfondite sulle accuse, ma non hanno riscontrato alcuna evidenza di un attacco.

 

Anche Dauda Madaki, presidente dell’area di governo locale di Kajuru – dove sarebbe avvenuto il presunto episodio – ha respinto le affermazioni. «Non appena abbiamo appreso della voce di un attacco, abbiamo immediatamente inviato polizia e altre unità di sicurezza nella zona di Kurmin Wali, ma abbiamo constatato che non si era verificato alcun incidente», ha dichiarato.

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Tuttavia, un esponente religioso ha sostenuto che uomini armati abbiano effettivamente assaltato le chiese della zona e sequestrato decine di fedeli. Il reverendo Joseph Hayab, presidente dell’Associazione Cristiana della Nigeria nel nord del Paese, ha riferito ai media locali che gli aggressori avrebbero colpito due chiese.

 

«Dalle informazioni raccolte sul posto, 172 persone sarebbero state rapite; nove di loro sarebbero riuscite a fuggire, mentre le restanti 163 risulterebbero ancora in mano ai rapitori», ha affermato Hayab.

 

Secondo varie fonti locali, uomini armati avrebbero aperto il fuoco contro due chiese nella comunità forestale di Kurmin Wali, nel distretto di Afogo, intorno alle 11:25, costringendo i fedeli a darsi alla fuga nella boscaglia. L’agenzia di stampa nigeriana Vanguard ha riportato che a essere prese di mira sarebbero state addirittura tre chiese e che i banditi avrebbero sparato raffiche per terrorizzare la popolazione.

 

Negli ultimi mesi la Nigeria ha registrato una serie di rapimenti di massa: gruppi armati prendono di mira soprattutto villaggi isolati, scuole e luoghi di culto, sequestrando decine o centinaia di persone, sacerdoti inclusi. Nonostante una legge approvata nel 2022 che proibisce il pagamento di riscatti, i rapitori continuano a esigere somme ingenti per liberare le vittime.

 

Il 3 gennaio gruppi armati hanno fatto irruzione nel villaggio di Kasuwan-Daji, nello Stato del Niger, uccidendo almeno 30 persone e rapendone un numero ancora imprecisato.

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A novembre, uomini armati avevano sequestrato oltre 300 tra alunni e membri del personale della scuola cattolica St. Mary, sempre nello Stato del Niger, in uno dei più gravi rapimenti di massa scolastici degli ultimi anni. Un mese fa 100 studenti cattolici erano stati liberati.

 

Come riportato da Renovatio 21, a dicembre Trump – dopo aver annunziato l’azione militare, pur respinte da Lagos – aveva attaccato con missili i proxy dell’ISIS in Nigeria, definendoli per soprammercato «feccia».

 

Secondo l’amministrazione Trump la persecuzione dei cristiani nigeriani è classificabile come «genocidio».

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

 

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Persecuzioni

Francia: I conventi scompariranno?

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Stiamo andando incontro all’estinzione della vita monastica in Francia? Da qualche anno ormai, si moltiplicano gli annunci di chiusura di monasteri: la Grande-Trappe di Soligny (Orne), il Carmelo di Compiègne (situato a Jonquières, nell’Oise), Notre-Dame du Port du Salut (Mayenne), solo per l’anno 2026.   La sociologa Isabelle Jonveaux ha studiato questo fenomeno nell’ambito di un progetto di ricerca sul riutilizzo di ex siti religiosi per una rivista di urbanistica in lingua inglese. Ha presentato i risultati del suo lavoro su La Vie il 21 luglio 2026. Il suo studio si è concentrato sui monasteri contemplativi che hanno chiuso o annunciato la loro chiusura tra il 2007 e il 2026; è possibile un margine di errore a causa dell’incompletezza dei dati.   Tuttavia, si può osservare una tendenza generale allarmante: negli ultimi 20 anni, quasi un terzo dei monasteri (circa il 30%) ha chiuso i battenti. I monasteri femminili sono proporzionalmente più colpiti: il 32% di essi ha chiuso, rispetto al 21% dei monasteri maschili.   I monasteri carmelitani sono stati particolarmente colpiti, con un tasso di chiusura del 40% in 20 anni (34 su 85 hanno chiuso). Le percentuali sono simili tra le Clarisse (circa il 40% di tasso di chiusura) e le suore della Visitazione (30%). Anche le Trappiste hanno registrato un alto tasso di chiusura (36,4%). Al contrario, le suore domenicane (8%) e i monaci e le monache benedettini (uomini e donne insieme, 18%) sono stati meno colpiti.   Come possiamo spiegare questa graduale estinzione della vita monastica, in particolare tra le donne? Forse esaminando cosa permette ad alcuni conventi di reclutare ancora novizie.   Isabelle Jonveaux racconta una «battuta» che circola tra i superiori delle comunità religiose: la ricetta delle 3 G, ovvero il canto gregoriano , la recinzione e il velo religioso. Finché questi superiori tratteranno con leggerezza i requisiti della regola monastica tradizionale, i loro monasteri faranno indubbiamente fatica ad accogliere nuove monache.   Si può infatti stabilire una correlazione tra la liturgia latina e la chiusura dei conventi. Tra i monasteri in cui la lingua dell’ufficio liturgico era il francese nel 2007, il 34% ha chiuso i battenti. Questa percentuale scende al 19% per quelli che utilizzano sia il francese che il latino, e si azzera completamente per quelli in cui l’ufficio liturgico è esclusivamente in latino. «Questo dimostra che le comunità che rivendicano una certa tradizione attraggono oggi un certo tipo di pubblico», osserva con cautela il sociologo.   Tuttavia, dalla fine degli anni 2010 si è registrata un’accelerazione nelle chiusure dei conventi. Fino al 2015, si contavano in genere meno di quattro chiusure all’anno. Ora la media si aggira intorno ai dieci all’anno.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Immagine diTournasol7 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International  
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Blasfema scultura con Cristo armato di mitragliatrici Uzi

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Una scultura blasfema, rosso sangue, di Gesù Cristo crocifisso con una mitragliatrice Uzi in ciascuna mano è stata rimossa dopo aver suscitato l’indignazione dei cattolici offesi dall’immagine grottesca.

 

Esposta all’inizio all’aperto durante un festival artistico a Marsiglia, in Francia, l’opera sacrilega di James Colomina, intitolata «Non uccidere», era presentata dall’artista provocatorio come un messaggio contro la violenza.

 

L’artista ha scritto su Instagram: «Abbiamo inventato religioni, leggi e principi. Poi abbiamo inventato mille motivi per infrangerli.»

 

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Un post condiviso da James Colomina (@jamescolomina)

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Secondo un articolo del commentatore francese pro-vita Ad Vitam, gli organizzatori del festival avrebbero motivato la decisione con il «rischio di vandalismo e la volontà di evitare di offendere le convinzioni religiose dei residenti».

 

«Lo shock visivo di una figura sacra [e] di armi automatiche ha prodotto esattamente questo effetto: immediata visibilità mediatica e rimozione dalla strada. La rimozione definitiva avrebbe dovuto ESSERE EFFETTUATA», conclude il rapporto di Ad Vitam.

 

 

Gli eventi patentemente blasfemi, talvolta nei pressi di luoghi religiosi o persino dentro, si moltiplicano negli anni.

 

Come riportato da Renovatio 21, due anni fa una politica svizzera di origine musulmana si filmò mentre sparava ad un’immagine della Madonna e di Gesù Bambino. Il vescovo disse che la perdonava.

 


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Una serie di eventi legati alla Nuit Blanche di Parigi che si svolgevano in chiesa sotto la direzione dell’attivista LGBT Barbara Butch, hanno suscitato indignazione tra i cattolici, che si erano radunati fuori dalla chiesa di San Lorenzo per pregare e protestare pacificamente prima di essere dispersi con la forza dalla polizia, tra cui donne di tutte le età.

 

In un’intervista rilasciata il 16 maggio 2025 all’emittente radiofonica lionenese M Radio, la cantante francese Julie Zenatti ha affermato di essersi esibita per diversi mesi in chiese e cattedrali in tutta la Francia, descrivendo questi edifici come luoghi dall’atmosfera particolare. La Zenatti ha ammesso nell’intervista di non essere una cristiana praticante e che il suo album sulla spiritualità che verrà presentato in tournée nelle chiese francesi, esprime una forma di «spiritualità pagana».

 

Pochi giorni fa centinaia di giovani cattolici australiani si sono inginocchiati e hanno recitato il Rosario fuori da un’ex chiesa cattolica a Sydney, provocando l’immediata interruzione dello spettacolo blasfemo a tema LGBT che si stava svolgendo all’interno.

 

Vi è anche l’Italia nel cahier dello scempio blasfemo.

 

Ricordiamo il caso della diocesi di Carpi, dove un quadro definito da alcuni fedeli come osceno e sacrilego era stato esposto ella chiesa di Sant’Ignazio, chiesa del museo diocesano di Carpi, per poi essere attaccato da uno sconosciuto che avrebbe ferito anche l’artista lì presente. Anche in quel caso, la mostra era stata verosimilmente approvata dalla gerarchia.

 

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Assisi: falsi culti ammessi nelle chiese. Esclusa la FSSPX

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Domenica 6 settembre 2026, ai sacerdoti e ai fedeli della Fraternità Sacerdotale San Pio X, giunti ad Assisi per concludere il loro pellegrinaggio annuale con il canto del Credo nella Basilica di San Francesco, è stato negato l’accesso in comunità. Don Gabriele d’Avino, Superiore del Distretto d’Italia, ha pronunciato un’esortazione sul sagrato prima che i pellegrini cantassero pubblicamente il Credo.    

Esortazione di don Gabriele D’Avino

Prima di darvi la benedizione finale, prima di fare gli ultimi avvisi e poi salutarci per questa bellissima edizione dell’annuale pellegrinaggio Bevagna-Assisi, un ultimo minuto, una ultima considerazione per portare alla vostra attenzione il senso di quello che abbiamo fatto in questo faticoso pellegrinaggio a piedi. Il sole non è stato molto clemente, ma il Signore ci ha dato la grazia e la forza di poter testimoniare pubblicamente questa fede. Perché testimoniare pubblicamente questa fede?   Ebbene, prendo una frase dell’apostolo San Paolo nella seconda epistola ai Corinzi che si domanda retoricamente, si domanda che accordo ci può essere tra la luce e le tenebre, che accordo ci può essere fra Cristo e Belial, il nome datoal demonio. Una domanda retorica, che accordo ci può essere? Nessuno. Nostro Signore è l’unico Mediatore, l’unico Redentore. Qualsiasi altro modo di pregare un qualche Dio, di invocare una qualche divinità, è un culto falso, è un culto dato al demonio.   Sappiamo, ad esempio, che i musulmani non credono alla Santissima Trinità, né alla divinità di nostro Signore, né alla sua morte in croce e alla sua resurrezione, ma credono che Maometto sia il sigillo dei profeti e il Corano sia la parola di Dio.   Gli ebrei non credono che Gesù sia il Messia e il figlio di Dio, ma attendono ancora un Messia terreno e seguono i nefasti precetti del Talmud.   Gli induisti, per fare un altro esempio, non credono a un solo Dio personale e creatore, né all’unicità di questa vita, né alla redenzione, ma credono a una moltitudine di divinità, credono alla reincarnazione, alla dissoluzione dell’io nel tutto e altre amenità simili.   I buddisti non credono in un Dio creatore, non credono nell’anima immortale, non credono alla grazia, ma credono all’estinzione del desiderio e della persona nel nirvana. Credono che la salvezza l’uomo se la dà da sé.   Gli animisti, coloro che credono in varie divinità, danno il culto ad alcune creature della terra, non credono naturalmente alla rivelazione soprannaturale, credono agli spiriti, credono agli antenati, credono alle forze della natura e a cose simili.   Ma per arrivare più vicino a noi, i protestanti, possiamo dire sono molto simili. E invece no. I protestanti non credono al Sacrificio della Messa, non credono ai sette sacramenti, non credono alla Tradizione, non credono al Papa, ma credono che ciascuno interpreti da sé la Scrittura e sia salvato soltanto dalla fede senza le opere.   Allora, quelli che sono proprio più vicini a noi, gli ortodossi, forse. No, neanche loro. Gli ortodossi non credono al primato di giurisdizione e all’infallibilità del Romano Pontefice, credono a una Chiesa senza un capo visibile e ogni confessione particolare dell’ortodossia, come sappiamo, obbedisce di fatto alle autorità politiche locali.   Questo è un po’ il panorama delle false religioni. Ebbene, tutti costoro i loro rappresentanti, negano il nostro Signore Gesù Cristo, negano la sua Chiesa come unica arca di salvezza e tutti costoro o i loro rappresentanti il prossimo 27 ottobre saranno ammessi a pregare pubblicamente in questa città di Assisi per commemorare, come saprete, i 40 anni dell’incontro interreligioso che ebbe luogo nell’86, presieduto dal Papa, niente di meno, Giovanni Paolo II, commemorato a sua volta 25 anni dopo, nel 2011, da Benedetto XVI, e che si ripete – evento funesto – anche quest’anno. I membri e i rappresentanti di tutti questi falsi culti pregheranno pubblicamente nelle chiese della città di Assisi.   E come sapete bene, il motivo per cui ci troviamo in questo cortile, è che le autorità di questa basilica alle mie spalle e il Vescovo di Assisi hanno decretato che la fraternità San Pio X non è ammessa a pregare pubblicamente il vero Dio. Ci si permette però di pregare in Basilica, a piccoli gruppi e in privato. È il principio, come sapete, della libertà religiosa. Va bene la verità nel proprio cuore, non va bene la verità professata pubblicamente   Siccome noi però rifiutiamo il principio della libertà religiosa, a noi non interessa tutto questo, quindi non entreremo a piccoli gruppi, non entreremo privatamente a pregare, rimarremo qui fuori sul sagrato, e con il sorriso accetteremo l’ingiustizia che il Signore permette anche per la nostra edificazione, e pregheremo naturalmente anche per coloro che stendono la mano contro l’unico Mediatore, contro l’unico Salvatore, negando di fatto il diritto che Gesù ha a regnare anche nella società e naturalmente nella Chiesa stessa.   Di conseguenza, con tutto il fiato che ci rimane in gola, professeremo qua fuori pubblicamente la nostra fede prima di salutarci, e professeremo la nostra fede nell’unico Mediatore, l’unico Salvatore, il Re di questo mondo e delle società, nostro Signore Gesù Cristo, e canteremo il Credo.     Articolo previamente apparso su FSSPX.News   

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Immagine screenshot da FSSPX.News  
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