Spirito
La guerra in Iran divide la Chiesa e l’amministrazione USA
Mentre il coinvolgimento militare degli Stati Uniti in Iran rimane inalterato, si è aperto un fronte inaspettato all’interno della stessa istituzione cattolica americana. Tra critiche teologiche e virulenti attacchi personali, il conflitto iraniano sta polarizzando la Chiesa e lo Stato come raramente si era visto nella storia moderna americana.
La dottrina della «guerra giusta» messa in discussione
Il segnale più forte è arrivato da mons. Timothy Broglio, arcivescovo militare e figura di spicco della gerarchia cattolica americana. In un’intervista alla CBS del 5 aprile 2026, il prelato ha espresso un giudizio inequivocabile: l’offensiva contro l’Iran non soddisfa i criteri morali di una «guerra giusta».
Secondo mons. Broglio, l’argomentazione centrale della Casa Bianca – la minaccia nucleare iraniana – rimane ipotetica e non può giustificare l’uso della forza armata secondo la dottrina cattolica. Questa posizione è tanto più significativa in quanto mons. Broglio supervisiona oltre 200 cappellani militari sul campo.
Non sta chiedendo ai soldati di disobbedire agli ordini, ma li sta esortando a esercitare l’obiezione di coscienza alla violenza, condannando al contempo l’uso di riferimenti cristiani da parte del Segretario alla Difesa Pete Hegseth per legittimare l’offensiva.
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Il duello Trump-Leone XIV: una guerra di parole
Questa disputa interna si svolge in un clima di estrema tensione tra Donald Trump e il Vaticano. Papa Leone XIV ha ripetutamente invocato la pace e si è dissociato da alcune dichiarazioni rilasciate dall’inquilino della Casa Bianca sulla questione iraniana. “Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con le guerre!”, ha dichiarato dalla Basilica di San Pietro.
La risposta di Donald Trump è stata immediata. Sul suo social network Truth, il presidente ha reagito sottolineando di non essere un «ammiratore» di un papa che considerava «molto liberale», accusandolo di «giocare con un Paese che vuole acquisire la potenza nucleare».
In una tipica dimostrazione di forza, il magnate americano ha persino condiviso un’immagine generata dall’Intelligenza Artificiale che lo ritraeva vestito da Cristo mentre guariva un malato. «Non ho paura dell’amministrazione Trump», ha replicato Leone XIV dall’aereo papale, ribadendo la sua indipendenza dalla politica estera di Washington.
Se Trump sta giocando con il fuoco militare in Iran attaccando il papa, si potrebbe pensare che stia giocando con il fuoco elettorale, rischiando di alienarsi l’elettorato cristiano che ha giocato un ruolo fondamentale nella sua vittoria presidenziale.
In realtà, mentre l’episcopato americano è diviso da anni tra i seguaci di papa Francesco e i conservatori (che sono chiaramente in maggioranza), Trump è riuscito negli ultimi mesi a unire i cattolici contro di sé. Ora sono estremamente critici, compresi quelli più vicini alla sfera MAGA, sia nei confronti della sua gestione dell’immigrazione che della sua politica estera.
Persino il conservatore Robert Barron, vescovo di Winona-Rochester (Minnesota), ha dichiarato dopo il tweet di Trump che «deve delle scuse al Papa».
Un’istituzione militare in fermento
Ma le tensioni vanno oltre il solo cattolicesimo. Il Pentagono ha recentemente licenziato il generale William Green Jr., un pastore battista che era diventato capo dei cappellani, una posizione prestigiosa unica nell’esercito statunitense, che sovrintende ai cappellani di tutte le religioni rappresentate nelle forze armate.
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha licenziato William Green dopo che quest’ultimo aveva proposto una guida alla «salute spirituale» ritenuta – giustamente – troppo «laica».
Questo licenziamento, percepito dagli oppositori progressisti dell’amministrazione Trump come una purga ideologica, si aggiunge alla grave carenza di sacerdoti cattolici nelle forze armate. Un segno di questa situazione precaria: per la prima volta, quest’anno non è stata celebrata alcuna liturgia cattolica al Pentagono per il Venerdì Santo.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Spirito
La Marcia di San Pio X, inno della FSSPX
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Ambiente
Documento sui «cambiamenti climatici»: «l’Eucarestia come scuola ecologica»
Un ampio documento diffuso dalla Commissione Teologica Internazionale, dal titolo «Prendersi cura della nostra Casa comune – Una risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario», definisce il Santo Sacrificio della Messa una «scuola ecologica».
All’interno del testo, datato 2 settembre e incentrato sulle tematiche ambientali, sulla «conversione ecologica» e sul cosiddetto «cambiamenti climatici», la Commissione Teologica riserva un intero paragrafo — il numero 108 del Capitolo 2 — alla descrizione della Messa e della Santa Eucaristia come «scuola ecologica». Pur riconoscendo, in questo passaggio, che il fine ultimo della Messa resta la glorificazione di Dio, il documento sembra ridimensionarne il significato, presentando la Messa e il Santissimo Sacramento soprattutto come strumenti per «prendersi cura del creato».
Il documento scrive: «Dall’Eucaristia si sprigiona una spiritualità capace di sostenere e incoraggiare la conversione ecologica che abbiamo così urgentemente bisogno di intraprendere come famiglia umana (cf. LS 236). In essa riconosciamo nella natura i doni di Dio. L’intelligenza si apre alla diafanità di Dio nella creazione. La natura rivela la sua intrinseca dimensione epifanica».
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Il testo prosegue: «L’Eucaristia è banchetto di comunione, tavola comune da condividere. Per questo edifica la comunità. Non è possibile celebrare l’Eucaristia e non preoccuparsi dei poveri».
Al punto 99 del documento vi è un attacco preciso all’antropocentrismo, definito predatorio: «Senz’altro l’antropocentrismo predatorio, che considera l’umanità come padrona assoluta di tutto il creato, con ius utendi et abutendi, deve essere chiaramente rifiutato dai cristiani». Non è chiarissimo a cosa si stia riferendo il testo vaticano, che prova a spiegare: «seguendo la logica immanente che lo anima, l’antropocentrismo predatorio porta con sé una dinamica di violenza e sfruttamento, poiché non è regolato dal rispetto per l’altro (la natura) né per gli altri (il prossimo) né per l’Altro (Dio Creatore), finendo per sfigurare l’immagine di Dio impressa nell’essere umano ed espressa nelle relazioni in cui vive, imprigionandolo nella tristezza di una coscienza isolata (EG 2). Si saccheggiano e si sacrificano vite, e con esse il futuro di molte altre vite, a partire dalla soddisfazione indiscriminata del proprio egoismo autocentrato».
Viene proposta tuttavia una soluzione di sapore intellettualoide. Contro l’antropocentrismo predatorio, «Papa Francesco ha proposto la formula dell’«antropocentrismo situato» per descrivere il modo in cui l’umanità si relaziona con il resto del creato secondo il disegno di Dio (LD 67); aspetto ripreso da Papa Leone XIV».
Fin dai primi mesi del proprio pontificato, Papa Leone XIV ha più volte ribadito l’importanza delle questioni ambientali, arrivando ad autorizzare, a pochi mesi dall’elezione, la celebrazione della «Messa per la cura del creato». In occasione della prima Messa dedicata a questo tema, Leone XIV dichiarò che «il mondo sta bruciando», sottolineando quella che a suo giudizio rappresenta la necessità di una «conversione» per quanti non avvertono ancora «l’urgenza di prendersi cura della nostra casa comune».
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Non era poi mancato il momento ultra-cringe dove, dinanzi a funzionari transnazionali, Arnoldo Schwarzenegger e hawaiani cantanti a caso, il romano pontefice aveva benedetto un blocco di ghiaccio della Groenlandia, che immaginiamo sia arrivato in Italia, in bicicletta, o su un tappeto volante offerto dal dialogo interreligioso.
Il papato precedente si era distinto per l’ecologismo parossistico diffuso senza requie al pari dell’immigrazionismo più vile. Renovatio 21 aveva definito l’agenda bergogliana «eco-maoismo», con sessioni di indottrinamento ecofascista su bimbi piccoli da tutto il mondo condotte dallo stesso pontefice gesuita in Aula Paolo VI.
Si arrivò alla bizzarria di veder citata nella Laudate Deum pensatrice ecofemminista (e ciber-genderista) Donna Haraway, che parlava del futuro come dello Cthulhucene, un’era di morte devastata da veri mostri, dove dissolvere la famiglia e coltivare i rapporti con gli animali.
L’ecomania vaticana, con evidenza, non è morta col l’argentino. In questi giorni Leone ha inaugurato il secondo «Tempo del Creato» del proprio pontificato, celebrando una nuova Messa dedicata alla «Cura del Creato».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Il sito dei vescovi tedeschi diffonde l’idea per cui Cristo beveva e perdeva il controllo
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