Connettiti con Renovato 21

Spirito

Jean Madiran e le consacrazioni del 1988: «oggi, faccio fatica a credere che avesse torto»

Pubblicato

il

Cosa pensava realmente Jean Madiran delle consacrazioni episcopali del 1988 celebrate dal vescovo Marcel Lefebvre?

 

In questa intervista approfondita, il professor Jacques-Régis du Cray, esperto di storia, ripercorre il ruolo di Jean Madiran, figura intellettuale di spicco del cattolicesimo francese del XX secolo, nella lotta per la Tradizione cattolica, il suo stretto rapporto con il vescovo Lefebvre durante gli anni del Concilio Vaticano II e nel periodo post-conciliare, e infine la rottura del 1988 sulle consacrazioni episcopali senza mandato papale.

 

Ma soprattutto, questo video mette in luce un aspetto spesso trascurato: l’evoluzione del giudizio di Jean Madiran sulle incoronazioni del 1988.

 

Dopo essere rimasto a lungo in disparte, rifiutandosi di sostenere pubblicamente le consacrazioni e al contempo di condannare monsignor Lefebvre, Jean Madiran riconobbe infine, alla fine della sua vita, i frutti concreti di questo atto storico.

 

Durante un’intervista filmata nel 2011 per il documentario Monsignor Lefebvre: Un vescovo nella tempesta, dichiarò finalmente: «oggi, mi risulta difficile credere che avesse torto». Questa frase segna una vera svolta.

 

  • Nel corso degli anni, Jean Madiran ha osservato:
  • la sopravvivenza e lo sviluppo della Società di San Pio X;
  • la revoca delle scomuniche;
  • l’assenza di scisma;
  • il mantenimento di rapporti franchi con Roma, reso possibile dal fatto che essa ha dei vescovi;
    e il ruolo svolto dalle consacrazioni nella diffusione e nel riconoscimento della messa tradizionale.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Trascrizione

Un ruolo intellettuale essenziale nella lotta per la Tradizione

È probabile, anzi certo, che l’assenza di consacrazioni non avrebbe impedito ai dissidenti di continuare a usare il catechismo tradizionale e a partecipare alla Messa tradizionale. L’arcivescovo Lefebvre è la figura più strettamente associata a questa resistenza alle riforme post-conciliari, ma la personalità di Jean Madiran è fondamentale. Egli fornì un valido supporto intellettuale a tutti i fedeli che avevano dei dubbi, a coloro che l’arcivescovo Lefebvre chiamava «cattolici perplessi». Offrì un autentico sostegno intellettuale a molti dei suoi contemporanei disorientati, in particolare, e soprattutto, nel mondo francofono.

 

Jean Madiran fu una figura di spicco nella lotta politica del dopoguerra. Fu un convinto difensore del cristianesimo e della comunità cattolica. Dopo il Concilio Vaticano II, si specializzò in tutti i dibattiti religiosi cattolici. Fondò la rivista Itinéraires nel 1956, che fu pubblicata per circa quarant’anni. Per tutti questi quarant’anni, Jean Madiran fornì gli strumenti intellettuali necessari ai cattolici disorientati dai nuovi sviluppi all’interno della Chiesa.

 

Itinéraires era una rivista fondamentale per le persone di quell’epoca. È importante capire che a quei tempi non esistevano YouTube, né siti web istituzionali: i contemporanei venivano a conoscenza dei principali dibattiti religiosi solo attraverso riviste come questa. La stampa dell’epoca svolgeva un ruolo davvero vitale. Itinéraires aveva anche questa caratteristica unica: era una rivista genuinamente intellettuale, pubblicata con una decina di numeri all’anno, che analizzava i principali testi pubblicati dopo il Concilio.

 

Jean Madiran include anche un gran numero di figure religiose di spicco: padre Calmel, padre de La Barre du Lac e padre Guérard des Lauriers contribuiscono tutti a Itinéraires. È quindi una figura davvero essenziale nel plasmare il pensiero dei fedeli cattolici francofoni di quell’epoca.

 

Durante tutta la resistenza alle riforme post-conciliari, collaborò a stretto contatto con l’arcivescovo Lefebvre. Agli albori di Écône, Jean Madiran fu presente fisicamente e intellettualmente con i primi seminaristi della Fraternità Sacerdotale San Pio X, tenendo conferenze e lezioni sulla dottrina sociale della Chiesa per i giovani seminaristi.

 

Quando l’arcivescovo Lefebvre pronunciò la sua famosa dichiarazione del 1974 – «aderiamo con tutto il cuore e con tutta l’anima alla Roma cattolica» – sorsero dibattiti tra i seminaristi della Fraternità Sacerdotale San Pio X. L’arcivescovo Lefebvre ne era consapevole. Jean Madiran si trovava a Écône in quel periodo, e fu lui a spiegare ai seminaristi come interpretare quella dichiarazione, che segnò, in una certa misura, l’inizio delle difficoltà con Roma.

 

Egli fu dunque una figura chiave in tutta questa lotta post-conciliare, al fianco dell’arcivescovo Lefebvre. E, in effetti, ci fu un piccolo malinteso nel 1988, diciotto anni dopo la fondazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Iscriviti al canale Telegram

Il film sull’arcivescovo Lefebvre, Un vescovo nella tempesta

Vi spiegherò cosa accadde circa quindici anni fa. Sono uno storico di formazione e suggerii a padre de Cacqueray, allora superiore del distretto francese della Fraternità Sacerdotale San Pio X e forza trainante del progetto, di realizzare questo film. L’idea era di far conoscere l’arcivescovo Lefebvre a un pubblico più giovane, a persone non necessariamente convinte dalle sue scelte nella storia recente della Chiesa, e di far conoscere meglio la sua personalità.

 

Tra le domande sorte all’inizio, dato che questo documentario di 90 minuti, realizzato nel 2012, ha richiesto diversi anni di preparazione, c’era quella di decidere chi intervistare. Ben presto, la figura di Jean Madiran si è rivelata la scelta più ovvia, poiché era stato uno di coloro che avevano sostenuto l’arcivescovo Lefebvre durante la lotta degli anni Sessanta e Settanta, dopo il Concilio.

 

Quando abbiamo iniziato questo film, il nostro obiettivo era presentare il fondatore della Fraternità Sacerdotale San Pio X così com’era veramente. Si trattava di mostrare l’arcivescovo Lefebvre attraverso le testimonianze oggettive dei suoi contemporanei: coloro che lo apprezzavano, coloro che lo apprezzavano meno, coloro che lo seguivano e anche coloro che non lo facevano. Tra gli ex spiritani, alcuni si opposero fermamente a lui, e compaiono nel film. L’idea non era semplicemente quella di presentare le opinioni che i suoi contemporanei avrebbero potuto avere sulle sue scelte.

 

Questo era secondario. Che fosse necessario dire cosa pensasse questa o quella persona riguardo alle consacrazioni o al rifiuto di obbedire a Roma era secondario. Tuttavia, abbiamo fatto un’eccezione per questo passaggio con Jean Madiran, dove, nel film, gli abbiamo permesso di esprimere la sua opinione sulla scelta dell’arcivescovo Lefebvre nel 1988. Questa posizione assunta da Jean Madiran si è rivelata qualcosa di davvero straordinario alla luce di tutta la sua vita e della Fraternità Sacerdotale San Pio X in quegli anni.

 

Fin dall’inizio del Concilio, Jean Madiran conobbe l’arcivescovo Lefebvre e iniziò ad assisterlo e sostenerlo. Fu durante la sessione finale del Concilio che si tenne un incontro a Fontgombault. L’arcivescovo Lefebvre lo chiamò in quell’occasione: in quanto padre conciliare, aveva diritto a un esperto. Aveva padre Berto come esperto ufficiale, ma occasionalmente si rivolgeva anche a Jean Madiran per analizzare lo Schema 13 sulla collegialità. Jean Madiran lavorò tutta la notte su questo argomento. Da quel momento in poi, i due si trovarono in una simbiosi intellettuale.

 

Successivamente, durante i primi anni della Società, Jean Madiran ne fu al fianco. Avviò tutte le discussioni contenute in Itinéraires e intrattenne una fitta corrispondenza con l’arcivescovo Lefebvre. Quando Jean Madiran si rivolse a Paolo VI nel 1974, dicendo: «restituiteci la Messa, restituiteci la Sacra Scrittura, restituiteci la dottrina», le sue parole riecheggiavano quelle dell’arcivescovo Lefebvre. Queste espressioni si ritrovano quasi alla lettera in uno dei suoi sermoni più importanti, dove l’arcivescovo Lefebvre afferma: «restituiteci la dottrina di tutti i tempi, restituiteci la Messa, restituiteci la Sacra Scrittura».

 

Abbiamo davvero due personalità che procedono di pari passo: una creando un sostegno sacerdotale, l’altra armando intellettualmente i fedeli in parallelo.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Perché Jean Madiran non seguì Monsignor Lefebvre alle consacrazioni episcopali del 1988?

Perché Jean Madiran non seguì l’arcivescovo Lefebvre nel 1988? Forse sovrastimò il danno causato alle famiglie dalla separazione del 1988. È vero che furono fatte scelte diverse. Alcuni vollero seguire l’arcivescovo Lefebvre, rischiando la condanna. Altri si rifiutarono di seguirlo per evitare tale condanna, e questo causò danni all’interno delle famiglie. Probabilmente Jean Madiran temeva che queste dispute avrebbero minato la lotta tradizionalista. Questo è probabilmente il motivo per cui volle ritirarsi.

 

Lui stesso usò questa espressione: disse di non voler prendere posizione. Infatti, non fu tra coloro che cercarono di spiegare su ogni giornale o su ogni stazione radio che l’arcivescovo Lefebvre aveva torto. Non lo fece. Tuttavia, non disse nemmeno che si dovesse seguire l’arcivescovo Lefebvre in modo assoluto, corpo e anima.

 

Jean Madiran, tuttavia, fu tra coloro che, negli anni Settanta, in particolare durante la turbolenta estate del 1976, espressero le proprie idee con grande fermezza. Gli scritti di Jean Madiran erano piuttosto incisivi. Fu tra coloro che puntarono il dito contro i vescovi di Francia senza troppi remore. L’arcivescovo Lefebvre, dal canto suo, fu molto più cauto.

 

Jean Madiran incarna in qualche modo ciò che Louis Veuillot rappresentava nel XIX secolo: un giornalista piuttosto polemico che osava puntare il dito contro i vescovi che non sempre svolgevano un buon lavoro all’interno della Chiesa. Jean Madiran lo fece negli anni Settanta. È quindi una persona di vero coraggio. L’arcivescovo Lefebvre si affidò a lui proprio per questo.

 

E nel 1988, quando si dovette prendere la decisione più cruciale, ci fu un malinteso tra i due uomini. Jean Madiran aveva forse previsto tutte le conseguenze delle sue scelte? Solo Dio sa cosa gli passasse per la testa.

 

È evidente che nel 1988 si verificò una frattura tra i due uomini. Ci fu un risentimento reciproco, non necessariamente iniziato da nessuno dei due. In definitiva, furono quasi i seguaci stessi a provocarla.

 

Molti lettori tradizionalisti si disiscrissero da Itinéraires . La rivista conobbe un declino a partire dal 1988 e cessò le pubblicazioni nel 1996. Questo ebbe un forte impatto su Jean Madiran.

 

Anche da parte dell’arcivescovo Lefebvre è evidente che c’è una ferita aperta. Negli anni Settanta e Ottanta avevano davvero camminato mano nella mano. Dall’anno successivo, l’arcivescovo Lefebvre ritirò i sacerdoti dal pellegrinaggio di Chartres, che è il mondo a cui appartiene Jean Madiran: il Centro Charlier, Bernard Antony, tutta la cerchia ristretta di Jean Madiran.

 

Vi fu dunque un autentico malinteso tra i due uomini, e non ci furono ulteriori chiarimenti fino alla morte del vescovo Lefebvre tre anni dopo, nel 1991.

 

L’incontro del 2011

Seguendo l’idea dell’abate de Cacqueray di contattare Jean Madiran, lo raggiunsi tramite Jeanne Smits, che all’epoca lavorava con lui a Présent, per avere l’opportunità di intervistarlo per il film.

 

Al telefono, inizialmente mi disse che non era per niente interessato, che non aveva mai ricevuto i programmi televisivi, che voleva voltare pagina, che la cosa non lo interessava e che non avrei ottenuto nulla. Ciononostante, mi presi la libertà di dire: «sto ancora cercando di scriverti». Lui rispose: «continua a provare».

 

Infine, quando meno me lo aspettavo, mi ha mandato una lettera in cui diceva: «o ricevuto la tua richiesta. La mia risposta è SÌ», in stampatello maiuscolo e sottolineato, con il suo indirizzo.

 

Poi arrivò l’8 febbraio 2011, quando ebbi l’opportunità di chiedergli dell’arcivescovo Lefebvre. Durante l’intervista, ebbi la sensazione che volesse orientare le domande verso le consacrazioni episcopali del 1988. Io, d’altra parte, cercavo ogni volta di tornare al Concilio, perché sapevo che l’argomento era un po’ delicato.

 

Tuttavia, avevo una domanda che mi incuriosiva: perché aveva incoraggiato l’arcivescovo Lefebvre a disobbedire a Roma nel 1976, ma non lo aveva seguito nel 1988? Fu allora che mi spiegò che, per lui, il 1988 rappresentava qualcosa di diverso, un grado di disobbedienza superiore.

 

Fu lì che pronunciò la sua ormai celebre dichiarazione: «all’epoca non ero in grado di esprimere un giudizio. Oggi trovo difficile credere che avesse torto».

 

Jean Madiran spiegò all’epoca che se la Fraternità Sacerdotale San Pio X esiste ancora oggi, è perché l’arcivescovo Lefebvre consacrò quattro vescovi. Aggiunse che, senza queste consacrazioni, la diffusione della Messa tradizionale in latino sarebbe stata indubbiamente molto più lenta e limitata.

 

Per lui, l’arcivescovo Lefebvre aveva garantito le condizioni per la prosecuzione del suo lavoro.

Sostieni Renovatio 21

«Oggi, trovo difficile credere che avesse torto»

L’aspetto visivamente interessante era che si rivolgeva direttamente a me, con un’espressione molto vivace. Poi, quando ha introdotto l’argomento, si è girato deliberatamente a destra, verso le grandi vetrate che si affacciavano su Parigi. Come se fosse alla ricerca di ispirazione.

 

E lui disse: «all’epoca non ero in grado di esprimere un giudizio”. Poi ci fu un lungo silenzio. E infine: “Oggi trovo difficile credere che avesse torto».

 

«Ciò che possiamo constatare, in ogni caso, è che l’atto più grave non è stato quello di mantenere in vita la Società nonostante la revoca del suo status canonico. La decisione più grave è stata, nel 1988, quella di ordinare quattro vescovi, non solo senza l’autorizzazione del Papa, ma in spregio a un divieto papale personale.

 

«Osservando la regolarizzazione avvenuta, quando la scomunica era automatica nel diritto canonico e fu successivamente revocata da Benedetto XVI, possiamo constatare chiaramente che se la Fraternità Sacerdotale San Pio X esiste ancora oggi, è grazie all’arcivescovo Lefebvre, che ha donato quattro vescovi.

 

«Il motivo per cui ha il peso che ha, e viene preso dal Papa come interlocutore, è perché ci sono i vescovi.

 

«Se non fosse stato per l’ordinazione di quattro vescovi, è probabile, anzi certo, che ciò non avrebbe impedito ai dissidenti di continuare a seguire il catechismo tradizionale e a partecipare alla Messa tradizionale. Ma la liberazione della Messa sarebbe avvenuta molto più lentamente e in modo molto più limitato.

 

«Nella Chiesa, essere vescovo è importante. E quindi il fondatore aveva ragione: aveva creato le condizioni affinché la sua opera potesse perdurare. (Citazione di Jean Madiran dal film)

Aiuta Renovatio 21

Un vero e proprio cambio di posizione?

Quindi, Jean Madiran ha davvero cambiato posizione? Tutto dipende da cosa pensasse realmente. In ogni caso, la sua posizione pubblica non è più stata la stessa dal 2011 in poi.

 

Fino ad allora, aveva affermato di non voler prendere posizione. Ora, dichiarò chiaramente che le consacrazioni episcopali senza mandato erano giustificate. Insistette sul fatto che le scomuniche erano state revocate e che la Fraternità Sacerdotale San Pio X aveva potuto prosperare.

 

Vide i fatti. Vide che la Fraternità non si era separata da Roma, che aveva mantenuto i suoi rapporti con Roma, che diversi cardinali affermavano che non c’era stato alcuno scisma.

 

E ebbe il coraggio, a 91 anni, di riconoscere finalmente che l’arcivescovo Lefebvre aveva fatto bene a compiere quell’azione coraggiosa.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Il coraggio e l’umiltà di Jean Madiran

A mio parere, è un atto di grande coraggio quello di prendere il suo posto. Si era allontanato dal mondo del giornalismo da tempo. Aveva 91 anni. È morto due anni dopo.

 

Portare le telecamere in casa sua per dire una cosa del genere ha richiesto vero coraggio.

 

Penso che egli abbia consapevolmente ritenuto necessario tornare su questo argomento per fare nuova luce sulla questione. Aveva osservato gli effetti di queste consacrazioni sul tradizionalismo in Francia, sulle comunità consolidate e sulla liberalizzazione della Messa.

 

E così compie questo passo coraggioso, riconoscendo i fatti e riconsiderando quell’atto del 1988 che non aveva condannato, ma sul quale all’epoca non aveva voluto schierarsi.

 

Ha affermato che non era suo compito giudicare la coscienza di un arcivescovo. La consacrazione del 1988 era un atto dell’arcivescovo davanti a Dio: cosa sto facendo del mio episcopato?

 

Jean Madiran ha l’umiltà di dire: “Non sono nella sua coscienza”.

 

In un certo senso, invita anche i giovani a fare un passo indietro prima di giudicare.

 

Nel 1988, la situazione si capovolse. Jean Madiran non si sentiva in grado di esprimere un giudizio, ma ebbe il coraggio di farlo alla fine della sua vita. Riconobbe i frutti, i fatti, le conseguenze positive degli elogi del 1988.

 

La posizione di Jean Madiran sulle incoronazioni è cauta, ma, a posteriori, coraggiosa. Riconosce la validità di quanto è stato proposto.

 

Chiunque scopra questo periodo della storia della Chiesa non può che essere incoraggiato a imparare, a esplorare, a leggere. Ed è proprio ciò che fece Jean Madiran. Era un grande intellettuale, dotato di un vero talento per le parole.

 

Il XIX secolo ha avuto Louis Veuillot; gli anni Settanta e Ottanta hanno avuto Jean Madiran. Lui ha avuto la perspicacia di individuare i veri problemi all’interno della crisi della Chiesa.

 

Il pericolo sta anche nel pensare di essere Jean Madiran. Non tutti sono Jean Madiran. Sta a ciascun individuo analizzare e adempiere al proprio dovere, laddove si trova.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube

Continua a leggere

Spirito

Dall’Eliseo allo Stade de France: primo giorno di Leone XIV a Parigi

Pubblicato

il

Da

Venerdì 25 settembre, Papa Leone XIV ha iniziato la sua visita in Francia. Ricevuto al Palazzo dell’Eliseo e poi all’UNESCO, ha celebrato i Vespri nella cattedrale di Notre-Dame prima di unirsi a 80.000 giovani allo Stade de France. La folla accorsa per accoglierlo, in particolare i giovani, ha rivelato una sete di fede che sembra crescere nonostante la crisi della Chiesa e il declino del cristianesimo.  

Al Palazzo dell’Eliseo, la difesa della vita e la questione della laicità

Partito da Roma-Fiumicino in mattinata, il Papa ha accolto i giornalisti a bordo dell’aereo e ha dichiarato di essere venuto a proclamare «la pace di Cristo». Emmanuel Macron e sua moglie lo hanno accolto all’aeroporto di Orly, mentre le campane delle chiese di tutta la Francia hanno suonato per il suo arrivo. Al Palazzo dell’Eliseo, un incontro con il Presidente ha preceduto il suo discorso alle autorità, alla società civile e al corpo diplomatico.   Leone XIV ha innanzitutto elogiato l’influenza culturale e spirituale della Francia, le sue scuole cattedrali e le sue università, prima di ringraziare coloro che hanno contribuito alla ricostruzione della cattedrale di Notre-Dame. Facendo riferimento a Sant’Ireneo e al battesimo di Clodoveo, ha ricordato come il cristianesimo abbia plasmato la vita intellettuale, artistica e missionaria del Paese.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Il Papa ha poi stabilito una continuità tra questo patrimonio, i pensatori dell’Illuminismo e il riconoscimento dei diritti umani, descrivendo in particolare la libertà religiosa come «una vera conquista». Leone XIV vede nel motto «Liberté, Égalité, Fraternité» dei requisiti etici che trovano il loro compimento nel Vangelo, e poi ha elogiato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani proclamata a Parigi nel 1948.   Queste affermazioni toccano i punti sui quali la Fraternità San Pio X mantiene le sue obiezioni agli insegnamenti del Concilio Vaticano II: Pio VI denunciò, nella Quod aliquantum, l’uso che l’Assemblea rivoluzionaria fece della libertà e dell’uguaglianza per escludere i diritti della religione cattolica; Pio IX condannò, in Quanta cura, l’affermazione di un diritto generale alla libertà di coscienza e di culto; e Pio XI ricordò, nella Quas primas, i diritti di Cristo sugli individui e sugli Stati.   Rivolgendosi alle sfide del presente, Leone XIV ha ripreso l’avvertimento di Bernanos contro un «Paradiso delle Macchine» per parlare di Intelligenza Artificiale e del discernimento morale necessario per il suo utilizzo. Ha ricordato l’opera di San Vincenzo de’ Paoli e quella delle istituzioni cattoliche a favore dei più poveri e dei malati, prima di affrontare il tema della tutela della vita. Rivolgendosi a un presidente che aveva appoggiato la legalizzazione dell’eutanasia, ha affermato che il diritto alla vita è il fondamento di tutti gli altri diritti e ha denunciato la manipolazione genetica, la maternità surrogata, il traffico di organi e «l’offerta di una morte programmata».   Il papa ha difeso la presenza dei cristiani nella vita pubblica e il ruolo delle scuole cattoliche. La sua «giusta laicità», fondata sulla libertà religiosa sancita dal Concilio Vaticano II, non deve escludere la religione dall’istruzione o dalla sfera pubblica: si basa, secondo lui, sul dialogo e sulla cooperazione tra lo Stato e le istituzioni religiose, un concetto che ha esplicitamente collegato alla Gaudium et spes. Ha citato gli aiuti forniti dalla Francia e dalle organizzazioni cattoliche ai cristiani in Medio Oriente, in particolare nel campo dell’istruzione, prima di rivolgere la sua attenzione alle popolazioni colpite dalle guerre.   Chiedendo la fine della corsa agli armamenti nucleari, ha sollecitato un maggiore dialogo e diplomazia ed ha espresso la speranza che la Francia rimanga paladina della pace e del multilateralismo. Il suo discorso si è concluso con una preghiera per la nazione, affidata all’intercessione della Vergine Maria, principale patrona di Francia.  

Sostieni Renovatio 21

All’UNESCO, da Babele a Pentecoste

Dopo il pranzo in nunziatura, Leone XIV si è recato alla sede dell’UNESCO, dove è stato accolto dal direttore generale, Khaled El-Enany. Prima di parlare ai rappresentanti degli Stati, entrambi hanno annaffiato un ulivo, simbolo di pace. Il Papa ha ricordato la presenza della Santa Sede presso l’organismo dal 1952 e l’opera educativa portata avanti per secoli dalla Chiesa, anche nelle regioni più povere. Per il Papa imparare a leggere, a produrre o ad usare tecniche non basta: un’educazione completa deve aiutare l’uomo a ricercare il senso della propria esistenza, ad «essere» di più piuttosto che ad «avere» di più.   È a partire da questa domanda: «Cosa significa essere umani?» – che ha sviluppato il suo argomento. Ognuno viene al mondo come un bambino che dipende dagli altri per vivere; dimenticare questa dipendenza primaria porta, ha spiegato, a considerare la vita come un prodotto e i più deboli come un peso. La scienza, separata dalla saggezza, può allora diventare uno strumento di distruzione, mentre l’educazione staccata dalla verità rischia di essere utilizzata per manipolare le coscienze.   Ritornando all’intelligenza artificiale, Leone XIV notava il paradosso di un’epoca che attribuisce «intelligenza» alle macchine valutando gli uomini in base alle loro prestazioni. I sistemi informatici possono aggregare i dati, ha osservato, ma non rispondono alla domanda sul significato della vita; da qui il suo appello a proteggere i bambini nel mondo digitale e a formare il loro giudizio di fronte all’abbondanza di informazioni.   Il Papa ha poi messo a confronto due scene della Scrittura. Babele rappresenta, nella sua lettura, l’unità imposta dal potere, che sfocia nella divisione; trova la tentazione in certe forme di dominio economico, ideologico e tecnico. A Pentecoste, invece, uomini di lingue diverse ascoltano lo stesso annuncio senza perdere la propria lingua. Leone XIV ne ha ricordato il contenuto – la risurrezione di Gesù Cristo e la salvezza da lui portata – quindi ha proposto questa scena come modello di comunione rispettosa delle culture.   Ha esteso questa comune ricerca di senso e di pace alle diverse tradizioni religiose, alle quali riconosce un ruolo «necessario e insostituibile». La Pentecoste racconta l’annuncio di Cristo da parte degli Apostoli, mentre il discorso si conclude qui presentando le religioni come partner dello stesso cammino verso Dio. Questo modo di concepire le false religioni rientra nell’orientamento interreligioso del Concilio Vaticano II, contestato dalla Fraternità San Pio X.   Di qui Leone XIV ha legato la cura della persona umana a quella del creato: non si può, secondo lui, pretendere di difendere l’una trascurando l’altra. Ha proposto come misura di questo impegno l’attenzione ai bambini non ancora nati e a coloro che soffrono a causa della guerra, ai disabili o agli anziani, ai migranti e ai rifugiati. Infine, rilevando la crisi di fiducia che colpisce le istituzioni internazionali, ha esortato l’UNESCO a continuare la sua missione attraverso l’educazione, la ricerca della verità e il dialogo tra i popoli, convinto che la pace richieda qualcosa di più dei trattati o di un semplice equilibrio di forze. Ma come si può stabilire una pace duratura senza il regno sociale di Gesù Cristo? Sessant’anni dopo la dichiarazione di Paolo VI a chiusura del Concilio Vaticano II – «noi abbiamo il culto dell’uomo» – questo umanesimo non ha portato la pace nel mondo.  

A Notre-Dame, la cattedrale restaurata come immagine della Chiesa

Dopo aver lasciato l’UNESCO, il papa è salito sulla papamobile insieme a mons. Laurent Ulrich, arcivescovo di Parigi. Famiglie, religiosi, studenti delle scuole cattoliche e molti giovani si sono allineati lungo il percorso verso Notre-Dame. Secondo i dati diffusi dal Vaticano e riportati da Le Figaro, lungo il percorso si trovavano circa 300mila persone.   Giunto sulla piazza antistante Notre-Dame, Leone XIV ha salutato i fedeli prima di entrare nella cattedrale. Primo papa ad entrarvi dopo la riapertura, ha prima pregato davanti al Santissimo Sacramento e venerato la Sacra Corona di Spine, prima di presiedere i vespri sotto le volte restaurate con vescovi, sacerdoti, diaconi, persone consacrate e seminaristi. L’assemblea cantava i salmi sotto le volte restaurate, mentre dalla piazza diverse migliaia di persone seguivano la funzione.   Nel suo discorso il Papa è tornato all’incendio del 2019 e al turbamento suscitato ben oltre i cattolici. Notre-Dame, ha spiegato, è più di un monumento: porta con sé una storia e resta un luogo di incontro di persone. Ha ringraziato mons. Laurent Ulrich e la diocesi di Parigi per l’accoglienza e il cammino di scoperta della fede offerti ai visitatori che vedevano nella ricostruzione un invito esteso a tutta la Chiesa di Francia.   I pastori, ha esortato, devono dare priorità alla «conversione missionaria» auspicata da papa Francesco nell’Evangelii Gaudium, mentre i fedeli laici devono partecipare a questa presenza missionaria, anche nelle aree rurali.   Leone XIV ha ribadito poi la ragion d’essere della cattedrale: la preghiera e il culto divino. Senza l’azione liturgica, ha detto, essa perderebbe la sua anima. Ha parlato del rinnovamento del sacrificio redentore di Cristo nella Messa, così come del canto, della parola e dei gesti liturgici capaci di offrire un momento di pace in una società rumorosa.   Ai sacerdoti che celebrano la Messa quotidianamente, anche di fronte alle piccole comunità, ha chiesto di garantire la dignità delle celebrazioni e di mantenere l’umiltà di fronte al mistero. Tuttavia, ha presentato la costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium come erede e approfondimento del significato della liturgia trasmessa dai Padri e dai santi – una valutazione che lascia del tutto aperta la questione dei frutti della riforma liturgica derivante dal Concilio, così come quella delle intrinseche carenze del Novus Ordo.   Il papa, infine, ha esortato vescovi, sacerdoti e persone consacrate a porre la comunione con il successore di Pietro «al di sopra delle [loro] sensibilità personali». Nel contesto attuale, questa formula non può ridurre le obiezioni dottrinali e liturgiche della Tradizione a una questione di sensibilità personale. Leone XIV ha proseguito invitando i pastori a conservare la loro preghiera personale e silenziosa: la loro missione, ha sottolineato, deve scaturire dall’amicizia con il Signore.   Indicando la statua della Vergine con il Bambino risparmiata dall’incendio, ha affidato i pastori e il popolo francese alla Madonna. Sulla scalinata, prima di recarsi allo Stade de France, ha cantato il Salve Regina con i fedeli riuniti all’esterno.  

Aiuta Renovatio 21

Allo Stade de France, una veglia con 80.000 giovani

La veglia a Saint-Denis è iniziata prima dell’arrivo di papa Leone XIV. In uno Stade de France gremito da circa 80.000 giovani, esibizioni di cantanti e gruppi pop cristiani, tra cui Les Frangines e Glorious, si sono alternate a testimonianze e momenti dedicati alla fede. Una statua della Vergine Maria è stata portata in processione e i catecumeni hanno ricevuto le acclamazioni dell’assemblea.   Quando il papa è entrato in campo sulla Papamobile, un affresco raffigurante la storia cristiana di Francia ha fatto sfilare i suoi santi intorno allo stadio, da Santa Genoveffa e Giovanna d’Arco al Curato d’Ars e Santa Teresa di Lisieux. L’entità della partecipazione è stata notevole; canti, rappresentazioni teatrali e fuochi d’artificio hanno conferito alla prima parte della serata una dimensione spettacolare. Una processione di stendardi e reliquie ha prolungato questo omaggio prima che la serata assumesse un tono più solenne.   Due giovani hanno poi rivolto delle domande al papa. A Chloé, che dava testimonianza della sua fede verso persone di altre religioni nei quartieri popolari, Leone XIV ha raccomandato la fedeltà di fronte agli incontri e alle difficoltà della vita quotidiana. François, studente di agronomia e capo scout, gli ha chiesto come discernere la propria vocazione.   Il papa lo ha indirizzato verso una formazione spirituale basata sulla preghiera e sul servizio, sull’adorazione e sull’azione, con uno spazio per il silenzio lontano dalla frenesia dei media. Ha rivolto un appello speciale ai giovani che consideravano il sacerdozio o la vita consacrata: «la Chiesa in Francia ha tanto bisogno di voi!».   La veglia ha lasciato poi spazio alle Litanie dei Santi e alla presentazione della Sacra Tunica di Argenteuil presso la grande croce di cinque metri realizzata dall’associazione SOS Calvaires, davanti alla quale lo stadio si è riunito in preghiera. Nella sua meditazione, Leone XIV ha citato tre verbi usati da San Paolo nelle Lettere a Timoteo: fuggire, tendere e lottare. Ha esortato i giovani a fuggire l’orgoglio, la violenza e l’avidità, che promettono la felicità lasciandoli soli; tendere verso la giustizia, la fede, la carità, la pazienza e la mitezza; e poi combattere la battaglia della fede, senza violenza né disprezzo. Al desiderio di libertà che ha riconosciuto nei giovani francesi, ha risposto che la vera libertà nasce da una relazione viva con Gesù Cristo e cresce nella scelta del bene.   Evocando Marcel Callo, Santa Giovanna d’Arco e Santa Teresa di Gesù Bambino, il papa ha presentato la santità come una via aperta a tutti. Ha ribadito, davanti ai giovani come aveva fatto la mattina al Palazzo dell’Eliseo, le parole uguaglianza e fraternità, collegandole alle virtù cristiane. Poi ha indicato la Sacra Tunica e la Croce: l’una sottratta a Cristo, l’altra portata da lui, ricordano la sua Passione e la redenzione da lui compiuta.   Ha concluso chiedendo ai giovani di essere testimoni del Vangelo. Dopo la Compieta e la benedizione, la folla ha intonato il Salve Regina, concludendo così la prima giornata del viaggio papale in Francia.  

Iscriviti al canale Telegram

Questa prima giornata ha rivelato l’attesa di una grande folla, soprattutto tra i giovani. Nonostante la crisi nella Chiesa, i francesi sono accorsi per accogliere il Papa, per pregare e per ascoltare un appello alla santità e alle vocazioni.   I discorsi di Leone XIV hanno offerto dei richiami necessari alla difesa della vita, alla preghiera e alla dignità della liturgia. Hanno tuttavia confermato, attraverso i riferimenti alla libertà religiosa, alla laicità, al dialogo interreligioso e alla riforma liturgica, le difficoltà dottrinali che la Fraternità San Pio X non può ignorare.   Rispondere pienamente alla sete espressa in questo venerdì richiede la trasmissione della fede cattolica in tutta la sua integrità.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da YouTube  
   
Continua a leggere

Spirito

Il Vaticano nega la Messa al Summorum Pontificum

Pubblicato

il

Da

Il Vaticano ha fissato un evento all’Altare della Cattedra nella Basilica di San Pietro, dopo aver respinto la richiesta del pellegrinaggio Summorum Pontificum di celebrare una Messa secondo il rito tradizionale nello stesso luogo e alla stessa ora. Lo riporta LifeSite.

 

Il pellegrinaggio internazionale Summorum Pontificum aveva chiesto di tenere la propria Messa pontificale il 24 ottobre. Dopo il no, il Vaticano ha annunciato che, in alternativa, avrebbe ospitato una conferenza su San Francesco d’Assisi nell’ambito delle celebrazioni per l’ottocentesimo anniversario della morte del santo.

 

La Messa pontificia, che in passato si teneva in San Pietro, si svolgerà ora nella basilica di Santa Maria Maggiore.

 

Il pellegrinaggio annuale di ottobre, con la Messa in latino, attraversa Roma e culmina in Vaticano, dove la celebrazione avviene di solito sull’Altare della Cattedra.

 

Si prevede che il corteo manterrà la tappa tradizionale alla Basilica di San Pietro, dove i partecipanti potranno almeno pregare presso la tomba dell’apostolo Pietro prima di recarsi a Santa Maria Maggiore, dove presiederà il vescovo Atanasio Schneider.

Sostieni Renovatio 21

Papa Leone XIV non ha ancora risposto alla richiesta di udienza del Summorum Pontificum, nove mesi dopo che gli organizzatori avevano formalmente chiesto di incontrarlo.

 

Secondo il vaticanista Edward Pentin, gli organizzatori del pellegrinaggio, in programma a Roma dal 23 al 25 ottobre, hanno chiesto un’udienza a Papa Leone in una lettera consegnata personalmente al Pontefice dal vescovo Atanasio in Vaticano nel dicembre 2025.

 

Come riportato da Renovatio 21, lo scorso anno la messa per il 14° Pellegrinaggio ad Petri Sedem, organizzato dal Coetus Internationalis Summorum Pontificum fu officiata in pompa magna dal cardinale Raimondo Leone Burke, suscitando grandi aspettative per il favore, o quantomeno la tolleranza, che il neopapa Leone avrebbe avuto verso la messa in latino.

 

Niente di più sbagliato: la persecuzione contro il rito antico non è solo continuata, è aumentata sensibilmente, con il cardinale Roche a scriverne contro apertis verbis, il cardinale Cupich a definirlo «uno spettacolo», e lo stesso pontefiche che suggerisce che un tempo in cattolici partecipavano alla messa preconciliare in modo meno «consapevole».

 

Si è avuta quindi notizia, più nel concreto, della repentina chiusura da parte delle diocesi di messe in latino in tutto il mondo, in special modo negli Stati Uniti.

 

Più visibilmente, vi è stata la scomunica alla FSSPX per l’ordinazione di quattro vescovi. Omelie domenicali contro la FSSPX si sono sentite in tutte le diocesi, e Renovatio 21 conosce più casi di lettere spedite dai vescovadi ai proprietari di cappelle dove dicono messa i sacerdoti della Fraternità.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Fr Lawrence Lew, OP, via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0

 

Continua a leggere

Pensiero

Vera rivolta contro il mondo moderno. Mons. Williamson commenta il manifesto di Unabomber

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 pubblica una trascrizione della lezione che monsignor Richard Williamson (1940-1925), in quella che sembra un’aula di quello che fu il seminario della FSSPX a Winona, in Minnesota, dedicata all’analisi del Manifesto di Unabomber, al secolo Theodor Kaczynsky (1942-2023), matematico, pensatore e terrorista che disseminò di bombe postali gli Stati Uniti per lustri.  Come raccontato da Renovatio 21, non è irrilevante notare che il giovanissimo Kaczynsky, arrivato all’ateneo di Harvard a 16 anni grazie alle sue doti matematiche straordinarie, fu oggetto di un crudele esperimento psicologico (forse legato al famigerato programma di studio del controllo mentale MK Ultra messo in piedi dalla CIA duranta la guerra fredda) volto a distruggerne la persona. Ad ogni modo, la lezione di monsignor Williamson sull’argomento assume particolarmente valore  perché mostra il contatto tra due visioni totalmente critiche del mondo moderno, quella antitecnologica dell’Unabomberro e quella tradizionista di monsignor Williamson, della FSSX e di tutto il cattolicesimo tradizionalista. Sentire la mezzoretta monsignor Williamson commentare la disamina delle questioni della società presente di Kaczynsky vale di più, a nostro avviso, delle centinaia di pagine di Rivolta contro il mondo moderno di Julius Evola, con le sue fumisterie esoteriche intellettualoidi. Notevole, in questo discorso di Sua Eccellenza registrato trenta anni fa, l’attacco sferrato all’Unione Europea, allora non ancora a pieno regime con l’euro, e a quanti, pur dicendosi sovranisti, non sono in grado di fermarla rinunziando alla sua interdipendenza economica. Ulteriormente impressionante la piena condanna del vescovo Williamson contro la scuola moderna, della psicoterapia e soprattutto l’uso degli psicofarmaci, usati per piegare i bambini e gli adulti ad una società sbagliata.     Il manifesto di Unabomber, che è di circa cento pagine in edizione economica, quindi è piuttosto corposo, e lui dice che è già troppo breve. Quindi lui ritiene di avere un grande argomento, e io credo che ce l’abbia. Non penso che sia infallibile, e non penso che sia un santo, ma penso che sia interessante, e penso che abbia ragione su qualcosa.   Leggiamo il breve, brevissimo sommario. «La società moderna  sta distruggendo la dignità umana e la libertà attraverso la sua tecnologia industriale. Le macchine  stanno disumanizzando».   «Un sintomo di questa distruzione è il moderno uomo di sinistra, o sinistrorso – un tipo d’uomo ricorrente in numerosi movimenti di protesta oggi, spesso lui stesso non appartenente a nessun gruppo di minoranza». In altre parole, non è nero, non è nemmeno una donna, non è lesbica, non è ebreo o altro – è un WASP [White Anglo Saxon Protestant, ossia i bianchi di origine britannica e protestante, ndt] – ma nondimeno, «nel nome di una varietà di questi gruppi, attacca la civiltà occidentale con un’ostilità che tradisce la sua mancanza di reale compassione per le presunte vittime». Il tuo sinistrorso finge di simpatizzare con ebrei e neri o omosessuali o quel che sia, e non è vero. Queste cose sono tutte uno strumento per colpire la civiltà occidentale.   Perché vuole colpire la civiltà occidentale? Unabomber non lo sa, ma io e te lo sappiamo: perché la civiltà occidentale ha tradito Dio molto tempo fa.   Quello che Unabomber, nel primo paragrafo, sta di fatto osservando, senza capirlo è che il mondo si sta rivoltando contro la gente. In altre parole, i cuccioli di foca, lo strato di ozono usato – in realtà sono ancora i neri e gli ebrei a essere usati, o gli handicappati, o tutti questi gruppi minoritari usati come leva per distruggere quello che resta ancora di una civiltà cristiana. Perché il sinistrorso dice «questo strato non va bene», e ha ragione in buona parte, perché questo strato è molto lontano dalla Chiesa cattolica, e lui rappresenta diversi tradimenti già avvenuti.   Quindi il sinistrorso attacca – be’, in nome di cosa attacca? Non può attaccare in nome del re, perché sarebbe tirannia. Non può attaccare in nome dell’aristocrazia, perché sarebbe elitismo. Non può attaccare in nome della classe media, perché sarebbe capitalismo. Quindi deve attaccare in nome degli alberi, dei cuccioli di foca, e dei neri e degli ebrei. Quindi è arrivato fin qui – questo è ciò che il sinistrorso sta di fatto facendo.   Unabomber non può vederlo, perché non appartiene a un gruppo di minoranza, ma iltuo sinistrorso, dice Kaczynski, attraversa questa falsa associazione con i gruppi minoritari come mezzo per colpire la civiltà occidentale, e lo fa con un’ostilità che tradisce il fatto che non è realmente interessato o solidale con neri, ebrei e omosessuali. In realtà vuole distruggere quello che resta della civiltà occidentale.   «Né la sua rivolta può essere così autentica contro la società quando desidera integrarli in essa» – questa è un’altra affermazione che richiede di essere discussa intelligentemente. Vedete? Perché lui vuole i neri – dice che i neri sono disprezzo, sono una trappola — vuole i neri di nuovo nella società. Ehi, pensavo avessi detto che la società non andava bene – ma allora perché vuoi tirarci dentro i neri? Vedete, sta cogliendo la contraddizione che c’è in questi sinistrorsi. Dice che il sinistrismo è una barzelletta, e ha ragione, e dice che è un sintomo.   Il sinistrismo è dunque un – la malattia del sinistrismo è un sintomo della malattia della società moderna, e lui darà la colpa della malattia della società moderna alla tecnologia industriale.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Punto due. «Il sistema tecnologico-industriale – TI, in breve – rende talmente facile per gli uomini soddisfare i loro bisogni di base di cibo, vestiario e riparo, che il bisogno altrettanto naturale dell’uomo di raggiungere qualche obiettivo attraverso uno sforzo serio da parte sua rimane ampiamente frustrato».   Ha di nuovo ragione. Ai vecchi tempi non c’erano ragazzi che vagavano per le strade e si frustravano, che facevano sparatorie dall’auto e frequentavano cinema squallidi – be’, non succedeva ai vecchi tempi, perché i ragazzi dovevano lavorare la terra, perché se non lavoravano la terra, la madre sarebbe morta di fame a febbraio o marzo.   La dura disciplina del lavoro agricolo faceva sì che i ragazzi non si mettessero nei guai, e nemmeno le ragazze si mettessero nei guai. Le ragazze non avevano la lavatrice, quindi dovevano restare a casa a mandare avanti la fattoria, lavare i vestiti degli uomini mentre gli uomini lavoravano tutto il giorno nei campi. Quindi c’era un’interazione e una necessità e una dura fatica di vita che impediva loro di perdere le misure.   C’è una cosa molto divertente detta a proposito degli immigrati ebrei – che sbarcavano a Brooklyn, e poi, si trasferivano nell’entroterra, nelle zone più eleganti del New Jersey, dove dice: «Sai, quando siamo sbarcati dal Vecchio Mondo a Brooklyn, eravamo troppo miserabili per pensare al suicidio. Ma ora che siamo ricchi, oziosi e agiati nel New Jersey, e abbiamo bellissime case, pensiamo tutti al suicidio. Finché eravamo miserabili eravamo abbastanza felici; ora che siamo completamente felici, siamo tutti miserabili». Ecco, è questo – è questo che sta dicendo Unabomber.   Sta dicendo che un uomo non ha bisogno solo di cibo e vestiti e così via – ha anche bisogno di fare qualcosa con uno scopo nella sua vita, di sentire di aver dato un contributo, di sentire che quello che fa conta. E quel senso che quello che fa conta tende a essere distrutto dalle enormi mietitrebbie che, con una bocca larga come questa stanza, attraversano un campo in poche ore e sfamano l’intero villaggio per tutto l’inverno.   C’è un compromesso per queste macchine magnifiche, ed è tutto molto bello avere una magnifica mietitrebbia che sfamerà l’intero villaggio per tutto l’inverno in poche ore, ma il compromesso è che i ragazzi diventeranno dei fannulloni assistiti. Se non avessi enormi mietitrebbie, non potresti avere fannulloni assistiti, perché i fannulloni assistiti sarebbero tutti fuori a raccogliere cotone, perché dovrebbero guadagnarsi da vivere e mettere il cibo in tavola.   Quindi il compromesso di queste enormi macchine è un tempo libero che molta gente non sa come usare, e in realtà la distruzione del senso del proprio valore per molte persone, perché «non devo lavorare, mi occupo di bollini e assistenza sociale, è tutto…»   «La famiglia o qualsiasi altra lealtà su piccola scala naturale all’uomo…», e intende allora l’uomo locale, di villaggio. Unabomber si rende conto che l’uomo vive naturalmente in piccole comunità. Vive in una famiglia, poi la famiglia vive in un isolato, e l’isolato fa parte di un villaggio o di una strada. E Unabomber dice che gli uomini ne hanno bisogno, ma dice che «qualsiasi lealtà su piccola scala di questo tipo viene necessariamente distrutta dall’impegno su larga scala richiesto dal funzionamento della tecnologia industriale».   È molto acuto. Fermiamoci un momento a pensarci. Ecco una fabbrica che produce in serie, credo sia questo il suo esempio, che produce in serie, diciamo, scarpe, e poiché ne produco così tante, le produco a prezzi molto bassi. Ma se produco, a Cleveland, Ohio, un’enorme quantità di scarpe, devo farle arrivare in tutte le parti del Paese. In altre parole, ci deve essere una distribuzione perché le scarpe siano prodotte così a buon mercato. I camionisti, gli autotrasportatori, devono portarle fuori; gli autotrasportatori non devono scioperare. Gli autotrasportatori devono essere sincronizzati con la fabbrica, e poi i rivenditori devono essere sincronizzati con gli autotrasportatori, sincronizzati con la fabbrica. La produzione su larga scala richiede il buon funzionamento di una macchina enorme.   Quindi, dice, è questo che intende per «l’impegno su larga scala richiesto dalla tecnologia industriale». La tecnologia industriale richiede un impegno su larga scala per funzionare. Dice che un solo frigorifero richiede acciaio, richiede freon – la fabbrica che produce freon, o qualcosa di simile – richiede qualcuno che lo trasporti attraverso il Paese, richiede un’infinità di cose a cui non pensi quando il frigorifero è semplicemente lì, fermo. Ma dietro un frigorifero c’è tutto un sistema, un intero sistema su vasta scala e grande, tutto necessario perché un frigorifero funzioni – a cui si aggiunge, ovviamente, la necessità di un’intera centrale elettrica locale.   Insomma, la tecnologia industriale distrugge i valori familiari, perché devi mettere la lealtà verso il grande sistema al di sopra della lealtà verso il mio piccolo villaggio, altrimenti il grande sistema semplicemente non funzionerà. E quindi il grande sistema è in guerra con i piccoli sistemi, e se metti tutta la tua fede e il tuo denaro nei grandi sistemi, questo distruggerà necessariamente i piccoli sistemi.   Quindi quando la gente dice «vogliamo la famiglia, vogliamo i valori familiari, vogliamo la famiglia, vogliamo i valori familiari», e poi nel respiro successivo dice «ma vogliamo beni prodotti in serie che siano tutti molto economici, così da avere uno stile di vita comodo e agiato», Unabomber dice che queste persone si contraddicono senza rendersene conto. Vogliono un’infinità di cose che minano quello che, dall’altra parte, pensano anche loro di volere.   E così l’intero sistema della vita americana, per esempio, tende alla distruzione della famiglia, tanto che quando poveri americani si alzano in piedi e dicono «voglio difendere la mia famiglia, credo nei valori familiari, voglio difendere la mia famiglia», quasi sempre quegli stessi americani, due o tre o cinque o dieci o cinquanta minuti dopo, si schiereranno a favore della tecnologia, o a favore dell’industria, o a favore di qualcosa che mina proprio quella famiglia che avevano appena detto di voler difendere. Quindi c’è sempre un compromesso, e il compromesso della tecnologia industriale è costoso.

Sostieni Renovatio 21

Esattamente la stessa cosa sta succedendo in Europa. In Europa, inglesi perbene dicono «vogliamo l’Inghilterra», tedeschi patriottici dicono «vogliamo la sovranità della Germania», un francese perbene dice «vogliamo la Francia cattolica all’antica» – ma un quarto d’ora dopo, quello stesso inglese, quello stesso tedesco e quello stesso francese dicono tutti «ma vogliamo anche la bella vita che è offerta dalla produzione su scala europea». Ma nel momento in cui ti schieri per la produzione su scala europea, in modo che le scarpe vengano dalla Spagna, i pomodori vengano dall’Italia, i rasoi vengano dall’Olanda, il manzo venga dall’Inghilterra, qualsiasi cosa sia — nel momento in cui vuoi la produzione su scala, con le banane che vengono dall’Irlanda, qualsiasi cosa possa essere – devi necessariamente mettere l’Europa al primo posto. E così questi cari europei, che da un lato vogliono difendere il proprio Paese, dall’altro vogliono la vita morbida, economica e facile – si contraddicono senza rendersene conto.   Se vuoi un Paese bello e sovrano, devi pagarne il prezzo, che è avere meno beni manifatturieri comodi ed economici. Se vuoi questi beni prodotti in serie, comodi, economici e facilmente disponibili, devi dire, prima o poi, addio alla sovranità nazionale. Scegli – paghi i tuoi soldi, fai la tua scelta – ma non puoi avere entrambe le cose. Unabomber lo vede, ed è un uomo intelligente, e dice: non puoi avere sia la tecnologia industriale su scala nazionale sia la famiglia – non puoi avere entrambe le cose, dovrai fare una scelta. Quindi, distrugge i valori familiari.   «Allo stesso modo, la moltitudine di regole e regolamenti imposti dal funzionamento della tecnologia industriale soffoca la capacità dell’uomo di agire per conto proprio per raggiungere obiettivi reali» – che è ciò che Unabomber chiama «la sua vera libertà». E quindi, secondo Unabomber, la tecnologia industriale non è solo contro la famiglia, la tecnologia industriale è anche contro la libertà. Ha questo pallino della libertà, ma c’è qualcosa di vero.   Tre: «nessun adattamento o compromesso minore può riconciliare la tecnologia industriale con la libertà, sia perché la tecnologia industriale deve regolare da vicino il comportamento umano per poter funzionare, sia perché tutte le parti della tecnologia industriale sono interdipendenti». È una cosa che dimostra nel dettaglio.   Se prendi, ad esempio, un’acciaieria. Come sapete, un’acciaieria, un forno per rotaie d’acciaio, deve restare caldo tutto il tempo. Ci vuole molto tempo per riscaldare un forno d’acciaio, e una volta che è caldo, devi tenerlo in funzione. In altre parole, dovrai avere operai attivi ventiquattr’ore su ventiquattro – operai per il primo turno, operai per il secondo turno, operai per il terzo turno. E se uno degli operai del turno molla, il forno si raffredda e gli altri operai del turno vanno nei guai. Devi entrare nel sistema e diventare parte del sistema e obbedire al sistema perché il sistema funzioni.   Mentre quando gestisci la tua piccola fattoria, con i tuoi piccoli cavalli, indipendentemente da qualsiasi altra fattoria, non devi preoccuparti di ciò che qualcun altro sta facendo nella sua fattoria – sei tu l’unità, l’unità di lavoro è solo la tua piccola fattoria, l’unità di lavoro al massimo è il tuo piccolo villaggio. Ma la tecnologia industriale fa sì che la tua unità di lavoro sia o l’intero Paese o l’intero continente, e in Europa la cosa sta diventando drammatica, perché la sovranità nazionale di queste famose vecchie nazioni sta andando in rovina, e sta andando in rovina sotto le ruote del colosso inarrestabile della tecnologia industriale.   Tutte le parti sono interdipendenti. Per esempio, i produttori di frigoriferi hanno assolutamente bisogno di elettricità, e l’elettricità ha assolutamente bisogno di qualcuno che produca le macchine che necessitano di elettricità. Tutto il sistema si intreccia su una scala enorme. Tutto il sistema deve intrecciarsi – non puoi negarlo, semplicemente non puoi negarlo. E c’è sempre un compromesso, ma se hai la tecnologia su scala nazionale, c’è una grave perdita per quanto riguarda la famiglia.   Ed egli argomenta che «il desiderio degli uomini per la tecnologia industriale e per i benefici che la tecnologia industriale offre da tempo si è dimostrato più forte del loro desiderio di libertà, per una varietà di ragioni, cosicché l’avanzata della tecnologia industriale sembra a molte persone irreversibile». Sono sicuro che a molti di voi sembra reversibile.   Per esempio, un esempio interessante, l’uso dell’automobile era originariamente facoltativo. Quando le automobili sono apparse per la prima volta, potevi averne una o potevi non averla, non eri obbligato ad averla. Tuttavia poi, dopo un po’, dopo che le automobili erano arrivate – specialmente negli Stati Uniti – le città sono state disegnate in funzione dell’automobile, i sobborghi hanno immediatamente iniziato a estendersi molto più ampiamente, e per andare ai negozi hai bisogno di un’automobile.

Aiuta Renovatio 21

Nelle città e nei paesi all’antica, come nel New England, potevi andare a piedi ai negozi o alle case – ma non più oggi. Il centro commerciale è a cinque o dieci minuti in automobile, e tutti non pensano due volte per saltare in macchina e guidare fino al centro commerciale per fare acquisti – ti serve un’automobile per arrivare al centro commerciale. A volte non hanno nemmeno più marciapiedi o passaggi pedonali per andare dai sobborghi o dalle case ai centri commerciali, e se cammini da casa tua al centro commerciale, passa la volante della polizia a chiederti cosa stai facendo, perché sei una creatura strana se sei ancora sulle tue due gambe.   In altre parole, in origine l’uso dell’automobile era facoltativo, ma l’automobile stessa ha cambiato talmente l’assetto delle città che ora devi avere un’automobile. Quindi, argomenta, la tecnologia industriale non sarà fermata da nessuna riforma su piccola scala, ma solo da una rivoluzione totale. Quindi vuole un’altra rivoluzione per smantellare l’establishment della tecnologia industriale.   Va ammesso: l’uomo ha un po’ di cervello. Quattro: lo scontro tra tecnologia industriale e libertà umana è messo in evidenza dal fatto che la tecnologia industriale persegue attualmente modi per domare il comportamento umano selvaggio; per esempio, il controllo della scuola, il controllo della genitorialità, le droghe – come si chiama quella famosa che danno ai bambini, il Ritalin o qualcosa del genere – la psicoterapia, la neurologia, la genetica, e presto, è dietro l’angolo, l’ingegneria del cervello.   Queste sono tutte forme di manipolazione con cui la tecnologia industriale, se può, re-ingegnerizzerà la natura stessa dell’uomo per adattarla alla tecnologia industriale. Ha ragione! In altre parole, è la coda che scodinzola il cane. L’uomo ha creato la tecnologia industriale per servirlo, ma ora l’uomo sarà cambiato per servire e adattarsi alla tecnologia industriale. Questo è ciò che sta succedendo – sta succedendo proprio attorno a noi.   Sai, diamo ai bambini le medicine perché non si adattano alle nostre meravigliose scuole, o non si adattano al nostro meraviglioso stile di vita. «Mia moglie sta pensando che io sono un figlio di hmh – be’, devo mandarla dallo psicoterapeuta perché ha un problema». No – forse non ce l’ha, forse sei tu il problema. Forse tutti questi ragazzi che non si adattano alla società moderna — forse non sono loro gli inadatti, forse è la società a essere inadatta.   Ascolti questi cantanti rock – ho menzionato i Pink Floyd – ascolti questi cantanti rock, sono in preda al dolore, sono in preda al dolore per la società moderna. «Non abbiamo bisogno di istruzione, non abbiamo bisogno di controllo del pensiero» – si lamentano delle scuole, perché il sistema scolastico processa e fa il lavaggio del cervello, il sistema scolastico nega a questi ragazzi il loro valore e la loro importanza come esseri umani. Vuole trasformarli in macchine, vuole trasformarli in nerd informatici.   E c’è una frase meravigliosa nel libro che dice è che gli insegnanti nelle scuole di oggi sono troppo occupati a togliere coltelli e pistole ai ragazzi per avere il tempo di trasformarli in nerd informatici. Detto bene, molto ben detto, perché i ragazzi non vogliono essere trasformati in nerd informatici.   Cosa vogliono i ragazzi? Non lo sanno, non sanno cosa vogliono – tutto quello che sanno è che non vogliono la società moderna. Non sto dicendo che i ragazzi siano santi o angeli, ma sto dicendo che la società moderna ha molte cose profondamente sbagliate, e Unabomber, anche senza la fede, è abbastanza intelligente da essere sulla traccia di queste cose che la società moderna ha sbagliato.   Quello che sta succedendo è – ed è qui che ci ricolleghiamo alle encicliche – la Chiesa cattolica comprende la natura umana come Dio l’ha fatta, ma i massoni vogliono cambiare la natura umana. Vogliono piegarla, vogliono sostituire la natura data da Dio con una nuova natura tutta loro. Ma la nuova natura, il nuovo mondo, il nuovo mondo tecnologico, il nuovo mondo delle macchine che stanno producendo per cambiare la natura umana, non si adatta alla natura umana, e quindi i poveri ragazzi strillano e urlano, perché sanno che non si adatta.   Poi i ragazzi raggiungono l’età di vent’anni, e cedono. I ragazzi dicono: «Be’, mi offrono un lavoro bello comodo da cinquantamila l’anno, e c’è una bella ragazza qui, quindi mi accontenterò di una casetta scadente, una moglie scadente, un’auto scadente, uno stipendio scadente, e avrò una felicitàscadente, e poi so che i miei figli ascolteranno il rock and roll quando cresceranno, ma so che ne usciranno, proprio come è successo a me». Che razza di mondo è questo?   Quindi, tutte queste sono forme di manipolazione attraverso cui la tecnologia industriale nazionale, se può, re-ingegnerizzerà la natura stessa dell’uomo per adattarla alla tecnologia industriale – la coda sta già scodinzolando il cane. Abbiamo un profondo problema umano, e Unabomber sta uccidendo persone per svegliare la gente su questo problema. Non sto dicendo che abbia ragione  – ma l’uomo è così frustrato nel tentativo di far arrivare un messaggio serio a persone che non vogliono essere raggiunte, che ricorre a uccidere per farsi ascoltare.   «Attualmente, sempre più esseri umani si sollevano in rivolta contro la tecnologia industriale, ma se la tecnologia industriale prevale, nemmeno i governanti, i manipolatori, i tizi al comando della tecnologia industriale, avranno molta libertà di movimento». Okay – è verissimo. Sono seduto in cima a questa macchina, che sta schiacciando tutti gli altri, ma devo restare nella cabina di questa macchina, e devo continuare a controllare tutti questi comandi – altrimenti non sarò più seduto qui a lungo. Qualcun altro prenderà il mio posto, perderò il controllo, loro smetteranno di essere schiacciati, e allora sarò io a essere schiacciato insieme a tutti gli altri.

Iscriviti al canale Telegram

Quindi la macchina schiaccia le persone sotto di essa in un modo, e schiaccia le persone che la guidano in un altro. È un trionfo del diavolo – un assoluto trionfo del diavolo. Tutti vengono disumanizzati, tutti vengono schiacciati.   Se vince, allora nemmeno i conducenti della tecnologia industriale avranno molta libertà di movimento, mentre se la tecnologia industriale viene distrutta – questo è il sogno di Unabomber – potrebbe esserci il caos, ma almeno l’umanità avrà un’altra possibilità, e il caos potrebbe causare meno sofferenza rispetto al proseguimento della nostra tecnologia industriale.   E lui argomenta ogni punto lungo il percorso. Cinque: perché se la tecnologia industriale sopravvive, allora il futuro appare cupo, perché ha varie alternative. Se non viene spezzata e distrutta, se non prendiamo mazze per demolire l’intero stile di vita della tecnologia industriale, se la tecnologia industriale continua, ci sono varie alternative.   O, per ragioni di efficienza, le macchine saranno in totale controllo e nessun uomo avrà alcuna libertà, «oppure un’élite resterà al comando, e l’élite gestirà le macchine padrone. E allora ci sono di nuovo due alternative: l’élite gestirà le macchine padrone in modo da eliminare le masse, così che pochi siano al comando mentre il resto sia tutto morto; oppure gestiranno le macchine in modo da domare le masse, addomesticare le masse, così che i pochi siano incatenati alla macchina – devono restare al posto di guida e continuare a premere i pulsanti – mentre il resto non ha libertà o significato nelle proprie vite».   «Se la tecnologia industriale sopravvive, in qualunque modo, l’uomo dovrà essere re-ingegnerizzato oltre ogni riconoscimento». Ora, questo è o tecnologia industriale o uomo – scegli. È questo che sta argomentando. È un forte sei.   Sei: la la tecnologi aindustriale non è inarrestabile. Possiamo inceppare gli ingranaggi. L’alternativa positiva di cui abbiamo bisogno ora – è qui che entra la natura selvaggia, è per questo che è andato a vivere in una capanna nel Montana, libero dagli uomini, o con uomini selvaggi. Quindi torna a distruggere esseri umani – non ha risposta, non ha una vera risposta. Vede il problema, è molto bravo con il problema, ma senza la fede non ha idea di come rimetterlo insieme, o come uscirne.   Quindi la sua risposta è logica: dato che la tecnologia industriale è il problema, allora dobbiamo tornare alla natura selvaggia. E aveva quella piccola capanna nel mezzo del Montana, nel mezzo del nulla.   Qual è il vantaggio della natura selvaggia? È completamente non tecnologica – sai, vipere e felci e cespugli e fiumi e torrenti e montagne e nuvole. Non è tecnologia, è bella, si prende cura di sé stessa, permette la sopravvivenza – la vita. Si può avere il mal di denti, ma meglio il mal di denti che la tecnologia industriale.   «I mezzi per rovesciare la tecnologia industriale sono una rivoluzione che non sarà solo politica, ma economica e tecnologica, mondiale, perché non può essere rovesciata pezzo per pezzo». Quindi sta sognando una massiccia sollevazione mondiale contro la macchina.   Soprattutto – quindi vuole un’altra rivoluzione, ne abbiamo avute una, due, tre, quattro, quindi vuole una quinta rivoluzione, è tutta la stessa cosa.,, « Poiché la tecnologia industriale non può essere rovesciata pezzo per pezzo, soprattutto, che i nostri rivoluzionari abbiano l’unico obiettivo chiaro: la tecnologia industriale deve sparire (…) Tutti i mezzi per raggiungere quell’obiettivo possono poi essere adattati pragmaticamente». E qui parla come Lenin, sai – parla come un comunista, e dice che abbiamo bisogno di una rivoluzione, e i rivoluzionari devono fissarsi sull’obiettivo e poi adattare tutti i mezzi, se prendi quello che diceva Lenin.   Sette, infine: che i nostri rivoluzionari non si mescolino con i sinistrorsi, che sono anti-individualisti quanto la tecnologia industriale stessa, e quindi i sinistrorsi si opporranno alla tecnologia industriale solo per poi usarla contro tutti gli altri. Lui conosce i sinistrorsi a fondo – ha detto che odia la tecnologia industriale, e poi odia i sinistrorsi, e vuole tornare alla natura selvaggia. È solo un’altra soluzione anomala, in effetti, ma ha ragione – come spesso, fino in fondo – ha ragione sui difetti dell’establishment precedente. Enrico VIII aveva torto, perché Enrico stava attaccando la Chiesa cattolica, ma tutti gli altri hanno più o meno ragione in quello che attaccano.   «Inoltre, il sinistrismo è abitualmente incline a collaborare con le rivoluzioni con i non-sinistrorsi solo per poi tradirli in seguito. Il sinistrismo è totalitario per natura – infatti è una religione sostitutiva, il bisogno di credere nella quale farà sì che anche seguaci onesti condonino i crimini più indecenti dei loro leader».   E così ha iniziato con la delinquenza del sinistrismo, e finisce con la delinquenza del sinistrismo, quindi sa che il sinistrismo non è una risposta – sta protestando contro il sinistrismo, sta protestando contro i socialisti di Franklin Delano Roosevelt, i socialisti assistenzialisti di FDR e il loro Stato assistenziale, il loro Stato assistenziale tecnologico-industriale.   È un altro gradino più in basso, poveretto – se solo potessei avesse saputo tornare alla fede.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da YouTube  
 
Continua a leggere

Più popolari