Militaria
Israele attacca presunti siti di Hezbollah in Libano
Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno condotto attacchi aerei contro presunti siti di Hezbollah nel Libano meridionale nella notte di giovedì. Gli attacchi sono stati accompagnati da incursioni nelle città di confine, dove le truppe israeliane hanno fatto esplodere due abitazioni, secondo quanto riferito dai media libanesi.
Nonostante un fragile cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti, Israele ha colpito sistematicamente il suo vicino settentrionale, accusandolo di violare la sua parte dell’accordo.
In una dichiarazione rilasciata giovedì, l’IDF ha affermato di aver colpito «i depositi di armi, i lanciamissili e i siti militari» di Hezbollah oltre confine.
«La presenza di questi siti infrastrutturali costituisce una violazione degli accordi tra Israele e Libano», ha affermato.
L’IDF ha inoltre effettuato incursioni terrestri e operazioni di sabotaggio in due città di confine nel Libano meridionale, e tali attacchi sono diventati sempre più frequenti nelle ultime settimane, ha riferito giovedì il portale di notizie libanese Naharnet.
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Secondo quanto riportato dal quotidiano, all’inizio di questo mese le forze israeliane hanno irrorato l’erbicida glifosato – vietato in molti Paesi per il timore che possa causare il cancro – sul lato libanese del confine. Il presidente libanese Joseph Aoun ha condannato l’azione definendola un «crimine contro l’ambiente».
All’epoca, la Forza interinale delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL) ha confermato che Israele le aveva notificato l’intenzione di irrorare una «sostanza chimica non tossica» nella zona.
Come riportato da Renovatio 21, dopo l’attacco israeliano contro i soldati italiani delle forze di pace ONU dell’ottobre 2024 l’UNIFIL ha rilasciato una dichiarazione in inglese e arabo in cui si parlava di «effetti, tra cui irritazioni cutanee e reazioni gastrointestinali», particolare che non sembra aver poi attecchito nei racconti della stampa internazionale. Alcuni potevano quindi essere spinti a pensare che si possa trattare quindi addirittura di sostanze chimiche dannose.
La forza di mantenimento della pace dovrebbe ritirarsi dal Libano entro la metà del 2027, dopo la scadenza del suo mandato ONU a dicembre, quasi cinquant’anni dopo la sua istituzione, ha dichiarato la scorsa settimana la portavoce Kandice Ardiel.
Il ritiro avviene mentre crescono i timori di un nuovo scontro tra Hezbollah e Israele. Le due parti hanno stipulato un cessate il fuoco sostenuto dagli Stati Uniti alla fine del 2024, che avrebbe dovuto porre fine a quasi un anno di combattimenti dopo che Hezbollah aveva lanciato attacchi contro Israele in solidarietà con Hamas a Gaza. Tuttavia, da allora le forze israeliane hanno regolarmente colpito il territorio libanese, accusando il gruppo militante di aver violato l’armistizio.
Come noto, l’IDF ha ripetutamente bombardato le posizioni dell’UNIFIL. Minacce alla forza di pace sono arrivati dallo stesso premier dello Stato Ebraico Beniamino Netanyahu.
La Russia sta sfruttando i suoi canali diplomatici bilaterali e multilaterali e sta collaborando con tutte le parti per «mantenere il fragile cessate il fuoco», ha affermato la scorsa settimana l’ambasciatore russo in Libano, Aleksandr Rudakov.
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Immagine di IDF Spokesperson’s Unit via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Militaria
L’India ricomincia a produrre i caccia russi Sukhoi
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Militaria
Epidemia di suicidi colpisce gli hacker militari USA
Il Comando cibernetico degli Stati Uniti sta analizzando un numero anomalo di suicidi tra i propri membri, concentrati in un arco di circa un mese durante l’estate.
La testata, citando messaggi interni delle forze armate, documenti ufficiali e colloqui con persone informate, ha riferito giovedì che almeno cinque individui impiegati nel comando o in stretto contatto con esso si sono tolti la vita tra l’inizio di giugno e i primi di luglio.
Questa sequenza di decessi ha spinto il Cyber Command a qualificare gli eventi come un cosiddetto «cluster di suicidi», espressione utilizzata dal Pentagono per indicare una serie di suicidi verificatisi a intervalli più stretti del consueto e tali da richiedere misure specifiche.
Gli operatori del comando hanno il compito di difendere le reti informatiche militari americane e, al tempo stesso, di penetrare nei sistemi digitali delle forze armate straniere per compromettere comunicazioni, difese aeree e altre capacità operative. Gran parte di queste attività si svolge all’interno di strutture ad altissima sicurezza e resta classificata.
Il costo psicologico di questo lavoro rappresenta da tempo una fonte di preoccupazione per i responsabili militari. Uno studio finanziato dall’esercito e richiamato da Bloomberg ha evidenziato che gli specialisti informatici soffrono spesso di insonnia, deficit di memoria, ruminazioni ossessive e patologie fisiche.
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Le criticità relative alla salute mentale degli hacker delle forze armate erano già emerse in sede congressuale. Una norma della legge sulla difesa del 2025 ha imposto al Cyber Command di mettere a disposizione esperti di salute mentale dedicati, compresi consulenti autorizzati a operare con personale che tratta materiali secretati.
I recenti decessi hanno riportato il tema all’attenzione del Congresso. Secondo Bloomberg, la Commissione per le Forze Armate del Senato sta valutando con il comando la possibilità di destinare risorse aggiuntive al supporto psicologico, mentre l’omologa commissione della Camera ha definito l’aumento dei suicidi una «questione critica».
Fonti di Bloomberg riferiscono che il carico di lavoro degli operatori è cresciuto in modo drastico a causa dei conflitti in corso all’estero, in particolare della guerra in Iran. I suicidi sono coincisi con una delle fasi più intense dello scontro.
È noto come il suicidio sia contagioso, tanto più che si può parlare di vere epidemie, che si propagano per imitazione o trasmissione sociale dei comportamenti suicidari (noto come effetto Werther o contagio suicidario).
L’effetto Werther è il fenomeno per cui la notizia del suicidio di una persona, diffusa dai media, provoca un aumento di suicidi emulativi nella popolazione.Il termine è stato coniato dal sociologo David Phillips nel 1974. Prende il nome dal romanzo di Giovanni Wolfgango Goethe del 1774, I dolori del giovane Werther, dopo la cui pubblicazione si registrò una catena di suicidi tra i giovani lettori che usavano lo stesso metodo del protagonista.
I giornalisti vengono quindi formati alla delicatezza totale nel parlare del tema del suicidio, perché un articolo pubblicato potrebbe di fatto far scattare a catena altri suicidi.
Tuttavia, la stampa sembra infischiarsene ampiamente, magari glorificando pure il suicida, in ispecie nel caso che questo scelga la morte eutanatica.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Droni
La «gamification» ucraina dell’uccisione di russi è «macabra»: parla il più alto militare britannico
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