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Persecuzioni

Indonesia, vietata la messa ai cristiani

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

La chiesa si trova all’interno di una base aerea militare. Ma gli ufficiali hanno vietato l’ingresso ai fedeli perché alcuni non indossavano le scarpe. Il comandante: «Errore di comunicazione”».

 

 

 

Ieri a decine di fedeli cristiani è stato impedito di celebrare la messa domenicale. È successo ad Ambon, città dell’omonima isola nell’arcipelago delle Molucche.

 

Sono stati gli ufficiali dell’aeronautica indonesiana a impedire l’ingresso in chiesa: la porta principale è stata transennata e agli astanti è stato intimato di andarsene.

 

La chiesa si trova all’interno della base aerea militare di Pattimura, ma non era mai successo che i cristiani venissero cacciati via in modo così inaspettato e umiliante, hanno riferito alcuni testimoni: «Siamo arrabbiati perché ci hanno proibito di raggiungere la nostra chiesa e non abbiamo potuto celebrare la messa del fine settimana», ha raccontato ad AsiaNews Stanly Haluruk, un residente locale.

 

Gli ufficiali avrebbero vietato ai fedeli di celebrare la funzione eucaristica per il semplice motivo che alcuni di essi non indossavano le scarpe, riguardo cui, però, vige l’obbligo nel complesso militare.

 

Il comandante della base aerea di Pattimura ha espresso il proprio rammarico per la vicenda, sottolineando che un evento del genere non si era mai verificato prima. L’Aeronautica militare alla fine ha detto che il fatto è da attribuire a un errore di comunicazione.

 

Il comandante ha infine ribadito che è necessario indossare abiti appropriati per entrare in una base militare: sandali e pantaloncini sono sconsigliati.

 

 

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Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

Immagine da AsiaNews

 

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Persecuzioni

India, sarto indù decapitato da islamisti. Il vescovo: «No allo scontro»

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Colpito nel suo negozio nella città del Rajahstan per aver difeso sui social la portavoce del BJP, finita nell’occhio del ciclone per le frasi offensive su Maometto in un programma TV. Mons. Ganawa: «Come cristiani vogliamo la tolleranza religiosa e la coesistenza pacifica tra tutte le comunità. Prego affinché il buon senso prevalga».

 

 

Il vescovo di Udaipur, mons. John Ganawa, ha lanciato un appello alla pace e al dialogo dopo la macabra uccisione di un sarto, avvenuta ieri ad opera di estremisti islamici in questa città del Rajahstan.

 

Kanhaiya Lal è stato decapitato ieri da due assalitori nel suo negozio – che si trova in un affollato mercato, nella zona di Maldas – presumibilmente per aver condiviso sui social network un post a sostegno di Nupur Sharma, la portavoce del BJP (il partito nazionalista indù del premier Narendra Modi), sospesa per aver pronunciato commenti denigratori sul profeta Maometto durante un dibattito sul canale televisivo Times Now. Una vicenda che da settimane ha infiammato gli animi in India, dove ormai da tempo le relazione tra nazionalisti indù e comunità musulmane locali sono fonte di scontri e polemiche continue.

 

Lal è stato aggredito da un uomo con un’arma da taglio, mentre l’altro filmava il crimine in un video poi postato in rete nel quale i due assalitori si sono identificati come Mohammed Riyaz Attari e Ghouse Mohammed, brandendo spade e affermando che avrebbero ucciso anche il primo ministro Narendra Modi.

 

Il capo del governo del Rajasthan Ashok Gehlot ha dichiarato che due uomini sono stati arrestati nella città di Rajsamand in relazione all’omicidio.

 

In diverse aree della città di Udaipur è stato imposto il limite agli assembramenti di più di quattro persone, per timore che la vicenda possa scatenare ulteriori violenze.

 

«Condanno quanto è avvenuto – ha dichiarato ad AsiaNews il vescovo mons. Ganawa -. Come rappresentante della comunità cristiana di Udaipur, faccio appello alla pace e all’armonia tra tutte le comunità. Siamo a favore della tolleranza religiosa, del dialogo e della coesistenza pacifica tra tutte le comunità. Prego affinché il buon senso prevalga tra tutti noi».

 

 

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Immagine da AsiaNews

 

 

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Persecuzioni

Nigeria al collasso: due sacerdoti uccisi in incidenti separati

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Renovatio 21 pubblica questo articolo di FSSPX.news.

 

Mentre cresce la preoccupazione per la situazione generale in Nigeria, visto che il Paese viene percepito da alcuni osservatori come «sull’orlo del collasso», due tragici eventi sono purtroppo giunti a supportare questa analisi.

 

Il messaggio di avvertimento è arrivato dalle autorità cattoliche.

 

Il Segretario Generale della Segreteria Cattolica di Abuja, p. Zaccaria Samjumi, il Direttore della Pastorale, p. Michael Banjo, e il Direttore della Sezione Chiesa e Società, padre Uchechukwu Obodoechina ha affermato in una dichiarazione che «lo Stato nigeriano sembra essere sull’orlo del collasso».

 

La dichiarazione ha ricordato l’esistenza diffusa di «conflitti di varia entità e significato: attacchi di cecchini nel Sud Est, l’insurrezione nel Nord Est con la sua scia di uccisioni di civili innocenti».

 

Il massacro della chiesa di San Francesco a Owo, nello stato di Ondo, nel giorno di Pentecoste, «ha dato una nuova dimensione al massacro che sta avvenendo nel nostro Paese», sottolinea ulteriormente il testo.

 

Ai massacri si aggiungono i rapimenti per estorsioni, l’instabilità nella «cintura media», «carenza di cibo e crescente inflazione» e scioperi universitari che lasciano i giovani «senza direzione o scopo».

 

«C’è da stupirsi che ci siano così tanti casi di criminalità, violenza e attività malsane tra i giovani?» chiedono i firmatari.

 

 

Una tragica conferma

A drammatica dimostrazione di ciò, due sacerdoti sono stati uccisi in due giorni in Nigeria, uno nello stato di Kaduna e l’altro nello stato di Edo.

 

Fr. Vitus Borogo, sacerdote in servizio nell’arcidiocesi di Kaduna – nel centro del Paese – è stato ucciso il 25 giugno «a Prison Farm, Kujama, lungo la strada Kaduna-Kachia, dopo un raid nella fattoria da parte di terrorist», ha dichiarato il Cancelliere dell’arcidiocesi di Kaduna, in un comunicato condiviso con ACI Africa.

 

Il sacerdote 50enne era il cappellano cattolico del Politecnico statale di Kaduna.

 

Nello stato sudorientale di Edo, padre Christopher Odia è stato rapito dalla sua canonica adiacente alla chiesa di San Michele, Ikabigbo, Uzairue, intorno alle 6:30 del 26 giugno.

 

La diocesi di Auchi ha annunciato che è stato ucciso dai suoi rapitori.

 

Fr. Odia aveva 41 anni, era amministratore della Chiesa di San Michele e preside della Scuola Secondaria Cattolica di San Filippo a Jattu.

 

Il Sun, un quotidiano nigeriano, ha riferito che un chierichetto locale e una guardia di sicurezza che seguiva i rapitori sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco durante il rapimento di padre Odia.

 

Più cristiani vengono uccisi per la loro fede in Nigeria che in qualsiasi altro Paese del mondo.

 

Ci sono state almeno 4.650 vittime cattoliche nel 2021 e quasi 900 nel solo primo trimestre del 2022.

 

Secondo la fondazione britannica per i diritti umani Christian Solidarity Worldwide, lo stato di Kaduna è diventato «l’epicentro di rapimenti e violenze perpetrate da attori non statali, nonostante sia lo stato con il maggior numero di presidi in Nigeria».

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news

 

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Persecuzioni

Otto morti, 38 rapiti nel secondo attacco ai cristiani nigeriani in due settimane

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In un attacco terroristico a due chiese nel nord della Nigeria, otto persone sono state uccise e 38 rapite  durante una messa cattolica e un servizio battista, secondo un rapporto dell’Associazione cristiana della Nigeria.  I fatti risalgono alla settimana scorsa.

 

La violenza anticristiana arriva appena due settimane dopo che un evento simile si è verificato nel Sud-Ovest della Nigeria. Il 9 giugno, uomini armati di AK-47 ed esplosivi hanno attaccato i cattolici che assistevano alla messa nella chiesa di San Francesco a Owo. Gli aggressori, almeno cinque, erano armati di armi ed esplosivi. Dopo aver fatto esplodere una bomba vicino all’altare, hanno metodicamente sparato sui fedeli in preda al panico che cercavano di uscire dall’edificio.

 

Nella strage di Owo quaranta persone sono state uccise e 87 ricoverate in ospedale.

 

Il governo sospetta che il gruppo terroristico Islamic State West Africa Province (ISWAP) sia responsabile dell’attacco del 9 giugno, sebbene l’ISWAP non abbia rivendicato la responsabilità.

 

Secondo l’agenzia Reuters , «L’ISWAP, attivo prevalentemente nel nord-est della Nigeria e nel vicino Ciad, è uno dei due principali gruppi di ribelli islamici che da anni combattono tra loro e contro l’esercito nigeriano. Centinaia di migliaia di persone sono morte e milioni sono sfollati».

 

L’ISWAP è stato creato come spinoff dell’ISIS dal leader terrorista Abu Masab al-Barnawi. Il gruppo è noto è reso noto per l’uccisione di Abubakar Shekau, il leader del grande gruppo jihadista presente nella regione, Boko Haram.

 

Il gruppo prende parte all’insurrezione jihadista nel Nord-Est della Nigeria, nel Sud-Est del Niger e nell’estremo Nord del Camerun.

 

Nel marzo 2019 si è allineato allo Stato Islamico nel Grande Sahara, attivo nel nord-est del Mali, nel Nord del Burkina Faso e nel Niger occidentale.

 

 

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