Politica
Il presidente romeno fischiato per il sostegno all’Ucraina
Il presidente rumeno Nicusor Dan è stato contestato per il suo sostegno all’Ucraina durante un evento commemorativo tenutosi venerdì.
Decine di manifestanti hanno espresso il loro dissenso quando Dan è giunto al Teatro Nazionale di Iasi per partecipare a una celebrazione storica, come riportato dall’emittente locale Digi24.
Un video mostra Dan scendere dall’auto e salutare i manifestanti, che gridavano «Vergogna!» e «Vai in Ucraina!».
🇷🇴 ROMANIAN PRESIDENT NICUSOR DAN BOOED!
People shouted “Shame,” “Traitor,” “Go to Ukraine.” pic.twitter.com/b0LuAALd91
— Lord Bebo (@MyLordBebo) October 24, 2025
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Secondo il quanto riportato, le proteste sono continuate anche dopo l’evento, al momento dell’uscita del presidente dal teatro.
Come riportato da Renovatio 21i, Dan, politico favorevole all’UE, è salito al potere quest’anno dopo una controversa ripetizione delle elezioni, in seguito all’annullamento della vittoria iniziale del candidato conservatore Calin Georgescu, critico esplicito della NATO e delle forniture di armi occidentali all’Ucraina. Georgescu è stato successivamente escluso dalla competizione elettorale e affronta accuse di aver pianificato un colpo di Stato, tanto da essere arrestato.
Georgescu, che ha sempre avuto il favore di migliaia e migliaia di manifestanti pronti a scendere in piazza, ha definito la UE «una dittatura». Di contro, Bruxelles ha rifiutato di commentare l’esclusione del candidato dalle elezioni rumene. A inizio anno Georgescu aveva chiesto aiuto al presidente americano Donaldo Trump.
Georgescu aveva definito Zelens’kyj come un «semi-dittatore», accusando quindi la NATO di voler utilizzare la Romania come «porta della guerra».
Il CEO di Telegram Pavel Durov aveva parlato di pressioni su di lui da parte della Francia per influenzare le elezioni presidenziali in Romania.
Il Dan ha ribadito il suo impegno a sostenere l’Ucraina. La Romania ha già destinato 487 milioni di euro a Kiev, principalmente in aiuti militari, dall’intensificarsi del conflitto nel 2022, secondo i dati del Kiel Institute tedesco.
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Immagine di © European Union, 1998 – 2025 via Wikimedia riprodotta secondo indicazioni.
Politica
Il leader serbo bosniaco antioccidentale Dodik festeggia la vittoria elettorale
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Politica
Il Brasile va alle urne: Bolsonaro jr. vince su Lula
Il figlio di Bolsonaro ha vinto primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile, superando il presidente uscente di sinistra Lula. Il ballottagio pre la carica di presidente del grande Paese sudamericano è previsto per il 25 ottobre,
Il 45enne Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex capo di Stato brasiliano, ha ottenuto il 47,06% dei voti, contro il 45,12% del veterano della sinistra Luiz Inacio Lula da Silva, 80 anni, a spoglio quasi concluso. Lo scarto ridotto dimostra che il più grande Paese dell’America Latina resta profondamente polarizzato, tra accuse reciproche di golpe o di brogli.
Se Flavio Bolsonaro dovesse prevalere al secondo turno, il Brasile si unirebbe all’ondata conservatrice che, incoraggiata dal presidente americano Donald Trump, ha già mietuto vittorie nella regione, in Argentina, in Colombia o in Perù.
Domenica sera si è detto «molto soddisfatto» del risultato e fiducioso nella vittoria. Ha ringraziato i suoi elettori per avergli dato «un voto di fiducia per il cambiamento», ritenendo che «il Brasile non ne possa più».
Si presenta come una versione «più moderata» di suo padre, l’ex presidente Jair Bolsonaro, che lo aveva designato candidato dopo essere stato condannato a 27 anni di carcere per un tentativo di colpo di Stato contro Lula nel 2022. A quasi 81 anni, lo storico leader della sinistra punta a un quarto mandato non consecutivo. Durante la campagna ha sventolato la bandiera della sovranità e ha invitato il suo omologo statunitense a non «immischiarsi» nelle elezioni brasiliane.
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Bolsonaro jr. ha mantenuto il sangue freddo anche dopo la notizia di essere indagato per corruzione e riciclaggio di denaro in relazione al finanziamento di un film in onore del padre, malato di cancro, che l’anno passato era stato arrestato dalla polizia a Brasilia mentre ancora era ai domiciliari. La Corte Suprema brasiliana, guidata dall’acerrimo nemico dei Bolsonaro giudice Alexandre de Moraes, aveva bloccato la richiesta di scarcerazione anticipata di Bolsonaro senior cinque mesi fa.
Il Brasile ha inoltre assistito a una vera e propria ondata conservatrice alle elezioni legislative, in particolare al Senato, dove l’ex first lady Michelle Bolsonaro è stata eletta a larga maggioranza, così come Carlos Bolsonaro, fratello di Flavio. Circa 160 milioni di elettori erano chiamati alle urne. L’astensionismo, in un Paese in cui il voto è obbligatorio, si è attestato al 21%, praticamente lo stesso dato del 2022.
Come riportato da Renovatio 21, il fratello Eduardo Bolsonaro, già deputato, tre mesi fa è stato condannato, sempre dalla Corte Suprema di De Moraes, a quattro anni di carcere per aver esercitato pressioni su autorità straniere – ovvero il governo degli Stati Uniti – al fine di ottenere sanzioni contro le istituzioni brasiliane, in particolare la magistratura e alcuni esponenti della Procura Generale.
La Corte federale suprema del Brasile aveva ampliato le restrizioni nei confronti dell’ex presidente Jair Bolsonaro, arrivando a vietare ora la diffusione delle sue interviste sulle piattaforme dei social media. Gli USA erano scesi ora in campo direttamente contro De Moraes, revocandogli il visto per il Paese, una mossa inaspettata ed inedita da parte della segreteria di Stato USA guidata da Marco Rubio.
A luglio 2025 il presidente statunitense Donald Trump – che durante il suo primo mandato aveva coltivato stretti legami con Bolsonaro – aveva definito la persecuzione dell’ex alleato da parte del governo Lula una «caccia alle streghe», imponendo dazi del 50% su alcuni prodotti brasiliani. Tuttavia, all’inizio di questo mese Washington ha iniziato a mitigare alcune di quelle tariffe.
Il padre jair Bolsonaro tre anni fa era era stato pure incriminato per falsificazione dello status vaccinale. L’opposizione di Bolsonaro ai vaccini mRNA si manifestò in proteste dirette con il direttore dell’OMS Tedros Ghebreyesus e con commenti subitanei che descrivevano l’impunità programmatica dei produttori di vaccini anti-COVID anche qualora i sieri possano «trasformarti in una donna barbuta, o in un alligatore jacaré».
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Immagine di Agência Senado via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Politica
Assassina nel braccio della morte sopravvive a una doppia iniezione letale: nuova eroina delle donne ripaganizzate?
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🚨 JUST IN: President Trump speaks out on the FAILED execution of Christa Pike in Tennessee last night
“That was an execution where the medication didn’t exactly work. It shouldn’t be very difficult!” We need to make this MUCH EASIER and just DISPATCH THE FIRING SQUAD! Come… pic.twitter.com/HbG95GO8HH — Nick Sortor (@nicksortor) October 1, 2026
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