Geopolitica
Il negoziatore iraniano: Trump ha mentito sette volte in un’ora
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha fatto sette affermazioni in un’ora dopo che Teheran ha annunciato la riapertura temporanea dello Stretto di Ormuzzo, e tutte sono false, ha dichiarato Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore.
Venerdì, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che la via navigabile, che gestisce circa il 25% del commercio mondiale di petrolio greggio, è «completamente aperta» alle navi commerciali per il resto dei dieci giorni di cessate il fuoco tra Israele e Libano. L’annuncio ha fatto scendere i prezzi del petrolio di circa il 10%.
Sabato, tuttavia, Teheran ha fatto marcia indietro, affermando che lo Stretto ormusino è «tornato al suo stato precedente» ed è nuovamente sotto la «stretta gestione e il controllo» delle sue forze armate.
Funzionari iraniani hanno affermato che la rinnovata chiusura è stata causata dal rifiuto di Washington di revocare il blocco dei porti iraniani, imposto dagli Stati Uniti lunedì dopo il fallimento del primo round di colloqui con Teheran in Pakistan durante il fine settimana. Hanno accusato gli Stati Uniti di «pirateria e furto marittimo».
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Venerdì, in una serie di post su Truth Social in risposta all’annuncio iniziale dell’Iran sulla riapertura temporanea del canale, Trump ha affermato che il blocco navale «rimarrà pienamente in vigore» fino a quando le parti non raggiungeranno un accordo di pace, aggiungendo che l’Iran «ha accettato di non chiudere mai più lo Stretto di Ormuzzo», che l’apertura del canale «non è in alcun modo legata al Libano» e che la maggior parte dei punti di un accordo di pace definitivo sono già stati negoziati tra le parti.
Venerdì, in un post su X, Ghalibaf ha risposto a Trump affermando che il presidente degli Stati Uniti «ha fatto sette affermazioni in un’ora, tutte e sette false».
Gli americani «non hanno vinto la guerra con queste menzogne, e certamente non otterranno nulla nemmeno nei negoziati», ha affermato. Secondo il presidente del parlamento, il controllo dello Stretto di ermisino «sarà determinato sul campo, non sui social media».
«La guerra mediatica e la manipolazione dell’opinione pubblica sono elementi importanti della guerra, e la nazione iraniana non si lascia influenzare da questi stratagemmi», ha affermato il Ghalibaffo.
L’Iran non ha ancora acconsentito a un nuovo ciclo di negoziati con gli Stati Uniti, secondo quanto riportato sabato dall’agenzia di stampa di Stato iraniana Tasnim. Secondo le sue fonti, Teheran esita a riprendere il dialogo a causa del protrarsi del blocco navale americano e delle eccessive richieste di Washington durante i colloqui.
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Immagine di Tasnim News Agency via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International; immagine ingrandita
Geopolitica
Lavrov: UE sta commettendo un «harakiri». E aggiunge: europei terrorizzati dai piani di Trump
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Geopolitica
Otto Paesi musulmani denunciano i piani israeliani di espellere i palestinesi da Gaza
I ministri degli Esteri di Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Giordania, Indonesia, Pakistan, Turchia ed Egitto hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui condannano le proposte discusse la scorsa settimana dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben Gvir e dal ministro della Difesa Israel Katz per l’espulsione della popolazione palestinese da Gaza, mascherata da eufemismi come «emigrazione volontaria». Lo riporta EIRN.
La dichiarazione congiunta condanna tali proposte affermando: «Tali dichiarazioni e proposte incendiarie violano palesemente i principi del diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario, e rappresentano una minaccia diretta ai diritti legittimi e inalienabili del popolo palestinese… I ministri ribadiscono il loro inequivocabile rifiuto e la loro condanna di qualsiasi tentativo o piano volto a sfollare il popolo palestinese, sia all’interno che all’esterno dei Territori Palestinesi Occupati, con qualsiasi pretesto o giustificazione. Mettono in guardia contro le gravi conseguenze derivanti dal trasformare gli appelli allo sfollamento forzato in politiche dichiarate o misure concrete volte a sradicare i palestinesi dalla loro terra».
Tali azioni costituiscono una sfida diretta agli sforzi internazionali volti al raggiungimento della pace, primo fra tutti il Piano globale del presidente Donald Trump per porre fine al conflitto di Gaza, che include il suo inequivocabile rifiuto degli sfollamenti forzati, e rischiano seriamente di compromettere le prospettive di stabilità nella regione.
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I ministri «ribadiscono che l’unica via per raggiungere una pace giusta e duratura risiede nell’attuazione della soluzione dei due Stati con la creazione di uno Stato palestinese indipendente, secondo i principi del 4 giugno 1967, con Gerusalemme Est come capitale, in conformità con le pertinenti risoluzioni del diritto internazionale».
«I ministri invitano inoltre la comunità internazionale, in particolare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ad assumersi le proprie responsabilità e a contrastare con fermezza qualsiasi tentativo di imporre una nuova realtà demografica o geografica nei Territori Palestinesi Occupati, garantendo il rispetto delle norme del diritto internazionale. Ribadiscono il loro pieno e continuo sostegno alla fermezza del popolo palestinese sulla propria terra e il loro rifiuto di ogni tentativo volto a cancellare la causa palestinese o a minare i legittimi diritti del popolo palestinese».
Il 3 agosto il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir ha presentato un piano per favorire l’emigrazione «volontaria» dei palestinesi da Gaza, secondo quanto riferito dal quotidiano israeliano Ynet. La proposta punta a far uscire da Gaza 250.000 palestinesi nel primo anno e 1,86 milioni entro sette anni.
L’idea di sfollare con la forza milioni di palestinesi da Gaza è stata avanzata più volte da leader israeliani e statunitensi dall’inizio di quello che il testo definisce il genocidio dei palestinesi nell’ottobre 2023.
Una proposta del ministero dell’Intelligence israeliano che chiedeva la pulizia etnica di Gaza è trapelata pochi giorni dopo l’operazione di Hamas contro la moschea di Al-Aqsa del 7 ottobre 2023, scrive The Cradle. Il piano prevedeva di scatenare su Gaza una violenza tale che lo spostamento forzato dei palestinesi verso campi nella penisola del Sinai, in Egitto, o in Paesi ancora più lontani apparisse come un’iniziativa umanitaria destinata a salvare vite palestinesi.
Da allora, secondo il ministero della Salute di Gaza, Israele ha ucciso oltre 73.000 palestinesi, in gran parte donne e bambini. Stime indipendenti, che tentano di quantificare anche le morti indirette legate alla guerra, arrivano a centinaia di migliaia.
Almeno 800.000 palestinesi sono senzatetto e vivono in campi di tende precari lungo la costa della Striscia, dopo che bombardamenti e demolizioni israeliane hanno distrutto le loro case.
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Ben Gvir e altri coloni ebrei in Israele hanno sostenuto tali piani come parte dell’obiettivo più ampio di annettere Gaza e insediare colonie ebraiche nell’enclave devastata. Come riportato da Renovatio 21, a febbraio 2024 ministri del gabinetto Netanyahu si trovarono ad un convegno pubblicoche celebrava la colonizzazione celebrato con balli sfrenati su musica tunza-tunza.
Nel febbraio 2025 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump propose di svuotare Gaza dai palestinesi nell’ambito dei suoi progetti per ricostruire la Striscia e trasformarla nella «Riviera del Medio Oriente». In alcune fasi anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha promosso piani analoghi.
Secondo Ben Gvir, Turchia, Etiopia, Congo e diversi Paesi arabi figurano tra le possibili destinazioni dello sfollamento forzato dei palestinesi. Al momento, tuttavia, nessun Paese ha accettato di accogliere come rifugiati i palestinesi cacciati da Gaza.
La proposta prevede un investimento iniziale israeliano di 3,3 miliardi di dollari per avviare il programma, più un finanziamento israeliano di pari importo fino a 16 miliardi di dollari, subordinato alla partecipazione internazionale e ad accordi con i Paesi che accoglieranno i palestinesi.
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Immagine di Jaber Jehad Badwan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Geopolitica
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