Geopolitica
Il ministro spagnolo: l’UE potrebbe diventare complice di «genocidio»
Il ministro spagnolo per i diritti sociali Ione Belarra ha esortato i leader europei a intraprendere azioni immediate contro Israele, tra cui la rottura dei rapporti diplomatici e l’imposizione di sanzioni economiche, nel contesto dei bombardamenti intensificati e delle operazioni di terra ampliate contro i militanti di Hamas nell’enclave palestinese assediata.
La Belarra ha anche chiesto che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu venga perseguito per i presunti crimini di guerra commessi contro i civili a Gaza.
«Dopo questa notte infernale a Gaza, ho un messaggio molto semplice ma molto importante per i leader europei. Non renderci complici del genocidio. Atto. Non nel nostro nome», ha detto il ministro Belarra sabato in un appassionato videomessaggio su Twitter.
After this hellish night in Gaza I have a very simple but very important message for European leaders. Do not make us complicit in genocide. Act. Not in our name. pic.twitter.com/6YxdxaLDW9
— Ione Belarra (@ionebelarra) October 28, 2023
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Secondo gli ultimi dati del Ministero della Sanità di Gaza, più di 8.000 palestinesi, tra cui 3.342 bambini, sarebbero stati uccisi a Gaza dall’inizio della campagna aerea israeliana. Secondo le Forze di Difesa Israeliane (IDF), il raid senza precedenti di Hamas in Israele, così come centinaia di lanci di razzi sul territorio israeliano all’inizio di questo mese, hanno provocato la morte di circa 1.400 persone, mentre 230 israeliani e stranieri sono stati presi in ostaggio.
Affrontando la gravità dell’attuale situazione a Gaza e la sproporzionata ritorsione di Israele, il ministro ha sottolineato la sospensione dei servizi internet e telefonici nella Striscia, sostenendo che la mossa «ha un obiettivo molto chiaro» di garantire che «Israele commetta crimini contro l’umanità senza conseguenze».
«La nostra inazione ci sta trasformando in complici», ha sottolineato il ministro iberico, sostenendo che «Israele ritiene che le sue alleanze internazionali garantiscano la sua impunità».
«Dobbiamo agire adesso, domani sarà troppo tardi», ha continuato nel suo messaggio ai leader UE: «tagliate le relazioni diplomatiche con lo Stato di Israele. Applicare sanzioni economiche esemplari contro i responsabili di questo genocidio. E senza dubbio portiamo Netanyahu davanti alla Corte penale internazionale, in modo che possa essere processato per quello che è, un criminale di guerra».
Belarra ha infine lanciato un appello ai cittadini dell’UE affinché scendano in piazza e alzino la voce affinché «questo genocidio» finisca.
Si tratta probabilmente della condanna più dura uscita da un membro di gabinetto di un Paese occidentale. Ione Belarra Urteaga, di Pamplona, classe 1987, è segretaria generale del partito goscista Podemos. Nel 2020, dopo la partenza della coalizione tra il suo partito e il PSOE (il PD degli spagnoli), la Belarra è stata nominata «Segretaria di Stato per l’Agenda 2030», ossia per la realizzazione degli «obiettivi di sviluppo sostenibile» imposti dall’ONU entro la fine del decennio.
Come riportato da Renovatio 21, dopo il massacro del 7 ottobre la UE si è prodotta in un vero un balletto sugli aiuti alla Palestina, prima dicendo che li avrebbe levàti, poi, per bocca del rappresentante alle relazioni esterne Josep Borrell, assicurando che invece i milioni di euro elargiti da Bruxelles palestinesi rimangono attivi.
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Immagine di Emiliano García-Page Sánchez via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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Geopolitica
Rubio: Trump non ha ancora deciso se effettuare nuovi attacchi contro l’Iran
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non ha ancora deciso se colpire nuovamente l’Iran, nonostante i colloqui di pace siano ancora in una fase di stallo, ha dichiarato sabato il segretario di Stato americano Marco Rubio.
«Possiamo raggiungere gli obiettivi militari se ci impegniamo», ha dichiarato Rubio ai giornalisti durante una conferenza stampa ad Atlanta, in Georgia, dove ospitava i ministri degli esteri del G20 per una riunione di due giorni.
Tuttavia, ha sottolineato che Trump «non ha preso una decisione» su ulteriori azioni militari, in un contesto di notizie secondo cui Washington potrebbe riprendere gli attacchi dopo le elezioni di metà mandato statunitensi di martedì.
«Non ho alcun annuncio da farvi oggi a riguardo, e non prendiamo la questione alla leggera», ha detto Rubio.
Il segretario ha accusato Teheran di prendere di mira «attivamente e apertamente» navi mercantili, ma ha sottolineato che Trump preferisce una soluzione diplomatica. Si è rifiutato di valutare lo stato di avanzamento dei negoziati o di fornire una tempistica per un possibile accordo.
«Non intendo descrivere i progressi di questi colloqui né le tempistiche previste, se non per dire che, qualora si giungesse a una soluzione diplomatica, saremmo aperti ad essa», ha affermato Rubio.
Le sue dichiarazioni sono giunte mentre i negoziatori iraniani tenevano colloqui con i mediatori del Qatar a Doha sabato, nel tentativo di prevenire una ripresa delle ostilità, ha riferito Reuters, citando una fonte a conoscenza delle discussioni.
L’incontro ha fatto seguito a oltre 12 ore di negoziati tra funzionari iraniani e qatariani a Teheran, venerdì. Secondo la fonte, gli sforzi diplomatici sono stati coordinati attraverso contatti regolari con Washington.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato sabato ad Al Jazeera che Teheran ha esaminato una lettera del vicepresidente statunitense JD Vance e ha descritto il tentativo di Washington di riaprire il dialogo come un «passo positivo».
«Il mio collaboratore si trova attualmente in Qatar per proseguire le consultazioni», ha dichiarato Araghchi, confermando la partecipazione di una delegazione iraniana agli sforzi di mediazione.
La lettera, presumibilmente inviata a un alto funzionario della sicurezza iraniana all’inizio di questa settimana, è stata interpretata come un tentativo di esplorare la possibilità di riavviare i negoziati. Trump, tuttavia, ne ha minimizzato l’importanza, affermando di aver autorizzato discussioni riguardanti la fornitura di materiale medico all’Iran.
Secondo Reuters, il Qatar ha proposto un piano di sette giorni che prevede misure reciproche di rafforzamento della fiducia tra Washington e Teheran in vista di negoziati di pace più ampi. I funzionari iraniani avrebbero ritenuto la proposta insoddisfacente.
Teheran ha invece proposto un proprio piano, che richiederebbe a Washington di revocare il blocco dei porti iraniani, sbloccare i beni congelati e approvare un accordo di navigazione sostenuto dall’Iran attraverso lo Stretto di Hormuz prima che la strategica via navigabile possa essere riaperta.
Nel frattempo, la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha messo in guardia Washington e Israele dal lanciare ulteriori attacchi, ordinando alle forze armate del Paese di prepararsi a una risposta immediata.
In una dichiarazione pubblicata sabato dal suo ufficio, Khamenei ha richiesto la «massima deterrenza» attraverso la preparazione a «una risposta immediata ed efficace, senza limitazioni geografiche» qualora il Paese venisse nuovamente attaccato.
Trump, che insieme a Israele ha lanciato la campagna militare contro l’Iran a febbraio, ha ripetutamente suggerito che Washington potrebbe riprendere gli attacchi. Di recente ha affermato di stare valutando se «dare il colpo di grazia», alimentando le speculazioni su una ripresa delle azioni militari dopo le elezioni di metà mandato statunitensi.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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