Nucleare
Il Cremlino: la Russia non infrangerà il divieto sui test nucleari a meno che non lo facciano gli Stati Uniti
La Russia non intende violare i propri obblighi derivanti dagli accordi internazionali che proibiscono i test nucleari, ma riprenderà tali prove se altri Paesi lo faranno, ha dichiarato il portavoce del Cremlino Demetrio Peskov.
Peskov ha replicato alla polemica innescata dall’ordine impartito la settimana scorsa dal presidente USA Donald Trump, che ha disposto al Pentagono di prepararsi a riprendere i test nucleari. Trump ha accusato Russia e Cina di condurre test nucleari «segreti», accuse respinte da entrambi i Paesi.
Il presidente Vladimiro Putin ha poi riaffermato l’impegno della Russia al Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari, riconosciuto a livello internazionale, ma ha avvertito che, in caso di ripresa dei test da parte degli Stati Uniti o di altri Paesi, Mosca adotterà «misure di ritorsione appropriate». Alcuni media occidentali hanno interpretato erroneamente le sue parole come un ordine di prepararsi ai test.
«Putin ha ripetutamente affermato che la Russia è vincolata ai suoi obblighi di divieto dei test nucleari e non abbiamo alcuna intenzione di violarli», ha dichiarato Peskov in un’intervista al giornalista Paolo Zarubin trasmessa domenica, aggiungendo che Putin ha incaricato i funzionari di valutare la necessità di test nucleari, anziché ordinarne la ripresa, avvertendo che la Russia agirebbe di conseguenza se gli USA o altri Paesi riprendessero le prove.
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«Se un altro Paese fa lo stesso, saremo obbligati a farlo anche noi per mantenere la parità», ha affermato, definendo l’equilibrio nucleare «una delle componenti più importanti dell’architettura di sicurezza globale».
Peskov ha respinto le preoccupazioni occidentali sui recenti test russi del missile da crociera a propulsione nucleare Burevestnik e del drone sottomarino Poseidon, precedenti all’annuncio di Trump, sostenendo che nessuno dei due ha comportato esplosioni nucleari, accusando gli «esperti» occidentali di conclusioni «superficiali e scorrette» che confondono i test nucleari con le sperimentazioni di sistemi a propulsione nucleare, aggiungendo che Mosca attende chiarimenti da Washington sulle dichiarazioni di Trump, definendo la questione «troppo seria» per essere ignorata.
Il vicepresidente USA J.D. Vance aveva precedentemente descritto la spinta di Trump per i test nucleari come un modo per garantire che l’arsenale del Paese «funzioni ancora correttamente».
All’inizio della settimana, l’aeronautica militare statunitense ha testato un missile balistico intercontinentale Minuteman III disarmato, in grado di trasportare una testata nucleare con potenza stimata superiore a 300 kilotoni di TNT, circa 20 volte più potente della bomba sganciata su Hiroshima nel 1945.
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Nucleare
La Russia ha trasferito 175 scienziati nucleari Rosatom fuori dall’Iran attraverso il confine terrestre con l’Armenia.
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Nucleare
Colpita centrale nucleare iraniana di Bushehr
La centrale nucleare iraniana di Bushehr è stata colpita da un attacco questa mattina. Lo riporta la stampa del Paese.
Secondo l’agenzia di stampa legati ai pasdaran Tasnim, un proiettile ha colpito la recinzione perimetrale dell’impianto, uccidendo un membro del personale e causando danni a un edificio.
La struttura principale non ha subito danni. Secondo quanto riportato dai media del Golfo, oltre 150 dipendenti dello stabilimento sono stati evacuati in Russia «tramite un ponte aereo accelerato».
Bushehr è l’unico reattore nucleare iraniano operativo. È entrato in funzione nel 2011, con un significativo coinvolgimento di scienziati ed esperti russi. La costruzione di altre due unità è stata interrotta nel 2016.
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Due settimane fa si erano avuti attacchi contro l’impianto di arricchimento dell’uranio di Natanz, che era stata uno dei principali obiettivi dell’Operazione Midnight Hammer nell’estate del 2025, insieme agli impianti di Fordau e Isfahan.
Nello stesso giorno degli ultimi attacchi all’impianto, l’Iran ha attaccato Dimona, nel Sud di Israele, sede di uno dei più importanti centri di ricerca nucleare del Paese, e, secondo una voce diffusissima, luogo delle armi atomiche dello Stato Ebraico.
In seguito agli attacchi su Natanz e Dimona, il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, Rafael Grossi, ha invitato alla moderazione, avvertendo che il conflitto con l’Iran avrebbe potuto portare a una pericolosa catastrofe nucleare.
«Non possiamo escludere una possibile fuoriuscita radioattiva con gravi conseguenze, tra cui la necessità di evacuare aree di dimensioni pari o superiori a quelle delle principali città», ha affermato Grossi.
Tra le altre nazioni con siti nucleari nella regione figurano gli Emirati Arabi Uniti, che possiedono quattro reattori nucleari, la Giordania e la Siria.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Nucleare
Zelens’kyj chiede di nuovo le armi nucleari
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