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Il cardinale Radcliffe e due vescovi celebrano il 50° anniversario di una coppia omosessuale

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La celebrazione che ha avuto luogo il 13 giugno 2026 nella chiesa dei Santi Apostoli a Londra segna una nuova tappa nella scandalosa normalizzazione delle benedizioni delle unioni omosessuali.

 

Una messa di ringraziamento per i cinquant’anni di convivenza di due attivisti omosessuali, un’omelia che presenta la loro relazione come un dono di Dio, seguita da una solenne benedizione liturgica impartita da un cardinale e due vescovi, senza alcuna sanzione o rimprovero da parte di Roma, probabilmente troppo impegnata ultimamente a cercare di scomunicare la Tradizione cattolica condannando la Fraternità Sacerdotale San Pio X dopo le consacrazioni episcopali.

 

Non stiamo vivendo un incubo, questo è ciò che è realmente accaduto il 13 giugno 2026 alla presenza del cardinale domenicano Timothy Radcliffe, già Maestro Generale dell’Ordine dei Predicatori, del vescovo John Crowley, vescovo emerito di Middlesbrough, del vescovo John Rawsthorne, vescovo emerito di Hallam, nonché di padre Jim O’Keefe, celebrante principale della Messa, e del canonico Chris Vipers, parroco.

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Una celebrazione delle unioni tra persone dello stesso sesso

La messa è stata celebrata nella chiesa dei Santi Apostoli, situata nell’elegante quartiere di Pimlico, nel cuore della City di Westminster, a Londra. È stata organizzata per celebrare i cinquant’anni di «amicizia, collaborazione e impegno per la giustizia» tra Julian Filochowski e Martin Pendergast, due attivisti gay che convivono dal 1976 e sono uniti civilmente dal 2006.

 

Questi due uomini sono tra i fondatori di LGBT+ Catholics Westminster, l’apostolato ufficiale per le persone LGBT nell’Arcidiocesi di Westminster. Più di 150 persone provenienti da diversi paesi hanno partecipato alla celebrazione, che è stata accolta con favore da New Ways Ministry, un’organizzazione americana che da tempo si batte per l’approvazione delle unioni tra persone dello stesso sesso da parte della Chiesa.

 

Nel loro discorso di benvenuto, la coppia ha presentato questa celebrazione come segno di un profondo cambiamento all’interno della Chiesa. Hanno ricordato che nel 2001 a diversi vescovi era stato impedito di partecipare alla Messa per il venticinquesimo anniversario del loro matrimonio e che nel 2006 non avevano potuto celebrare una Messa di ringraziamento per la loro unione civile. Hanno contrapposto questi rifiuti al clima instaurato sotto il pontificato di Papa Francesco e alla possibilità ora concreta di benedire le coppie dello stesso sesso. Uno di loro ha concluso rivolgendosi all’assemblea: «come sono cambiati i tempi!».

 

Padre O’Keefe ha accolto con favore la partecipazione dei tre prelati, grazie ai quali l’assemblea ha potuto, per usare le sue stesse parole, «celebrare l’amore di due uomini che sono onorevolmente cattolici e onorevolmente omosessuali».

 

Ha spiegato che le obiezioni sollevate venticinque anni prima derivavano principalmente dalla «paura della differenza, dalla paura dell’amore, dalla paura di due uomini che si amano», ponendo tali obiezioni sullo stesso piano delle paure suscitate da razza, cultura, differenze sociali, beni materiali o genere. Un sofisma di basso livello, inteso a escludere qualsiasi giudizio morale cattolico su queste relazioni.

 

Ha infine riassunto il suo intervento con una frase che sarebbe diventata il filo conduttore della giornata: «allora era allora; ora è adesso». Dopo aver citato una lettera di papa Francesco in cui pregava affinché i due uomini potessero sperimentare l’amorevole presenza del Signore «secondo gli insegnamenti del Vangelo», il celebrante ha concluso: «Siamo andati avanti».

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Una giustificazione teologica

Nella sua omelia, il cardinale Timothy Radcliffe cercò di fornire una giustificazione teologica a quanto la liturgia aveva appena sancito. Il suo metodo consisteva nel collocare la relazione omosessuale nella categoria dell’amicizia, per poi applicare a tale amicizia il linguaggio più elevato della comunione trinitaria, ecclesiale ed eucaristica.

 

Riferendosi al voto che sarebbe stato pronunciato dopo la comunione per «celebrare e valorizzare i nostri legami di amicizia come doni di Dio», si rivolse direttamente ai due uomini: «nel vostro caso, Martin e Julian, sono passati cinquant’anni».

 

Poi ha approfondito il suo ragionamento: «L’amicizia è un modo in cui Dio opera nelle nostre vite per trasformarci… Potremmo dire che queste due mani rappresentano il Figlio, che è l’amico, e lo Spirito Santo, che è l’amicizia. Pertanto, ogni amicizia buona, sana e santa, vissuta nel modo giusto, partecipa alla vita stessa di Dio».

 

Attraverso un commento alla storia dei discepoli sulla via di Emmaus, egli paragonato implicitamente i due discepoli ai due uomini che gli stavano di fronte: «Gesù non si presenta loro per dire: «vi sbagliate». Non cerca di costringerli ad aprire gli occhi … Cammina con loro anche quando sembrano andare nella direzione sbagliata. Lascia loro lo spazio necessario per scoprire le cose da soli».

 

Il cardinale ha poi collegato questa interpretazione all’Eucaristia: «I loro occhi si sono aperti quando Gesù ha preso il pane, lo ha spezzato e lo ha dato loro. Questo è il gesto fondamentale dell’amicizia generosa … Ed è questa Eucaristia che anche noi ora condividiamo».

 

Così, di fronte all’intera assemblea, questo gioco di prestigio oratorio giustificò la sacrilega comunione di questa coppia innaturale.

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Una liturgia in sintonia con l’evento

La liturgia della messa di Paolo VI era perfettamente in sintonia con l’evento.

 

Una delle intenzioni della Preghiera dei Fedeli era che la Chiesa sapesse «custodire tutte le relazioni d’amore come segni dell’amore di Dio in mezzo a noi». La preghiera sulle offerte evocava un mondo in cui «l’amicizia e l’impegno vengono celebrati». Dopo la comunione, i presenti udirono di nuovo: «Ci siamo riuniti qui oggi per celebrare una fedele unione nella gioia dell’amore e nella ricerca della giustizia». Questa unione fu poi presentata come prefigurazione «profetica di una visione di relazioni riconciliate, di un nuovo cielo e di una nuova terra».

 

Prima della benedizione finale, il canonico Chris Vipers ha dichiarato alla congregazione che si trattava di «un’occasione davvero meravigliosa e storica». Poi, rivolgendosi direttamente ai due uomini, ha aggiunto: «sono profondamente onorato che abbiate scelto questa chiesa per la vostra celebrazione odierna».

 

La cerimonia si è conclusa con una benedizione pubblica degli sposi, pronunciata secondo un testo prestabilito da tutto il clero riunito attorno all’altare:

 

«Rendendo grazie perché la Chiesa offre la sua benedizione a coloro che la chiedono in spirito e verità, preghiamo te, Dio d’amore, di effondere la tua grazia su Julian e Martin in occasione del cinquantesimo anniversario della loro unione. Possa il loro amore continuare ad essere generoso, sempre attento ai bisogni degli altri, e possa rafforzare tutto ciò che li unisce».

 

È innegabile che lo scopo di questa benedizione fosse esplicitamente «la loro relazione».

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I frutti della Fiducia supplicans

Alcuni cercano di ridurre questo scandalo a un semplice abuso. Sostengono che la dichiarazione Fiducia supplicans , pubblicata da Papa Francesco nel dicembre 2023, specificava che non si poteva parlare di benedizioni ritualizzate, con una forma determinata, integrate in una celebrazione liturgica o suscettibili di essere interpretate come un’approvazione dell’unione.

 

Non si rendono conto che, sin dal Concilio Vaticano II, il metodo liberale è stato costante, prima sovversivo poi trasgressivo: introdurre ambiguità, per poi trarre gradualmente da esse tutte le conseguenze che inizialmente si negavano.

 

Qui le barriere vengono abbattute in tre fasi.

 

Primo passo: benedizione impossibile, ma elementi positivi

Il Responsum ad dubium, pubblicato il 15 marzo 2021 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, ha ricordato che «la Chiesa non ha il potere di benedire le unioni tra persone dello stesso sesso», pur aprendo la porta riconoscendo l’esistenza di certi «elementi positivi» che possono essere riscontrati in situazioni oggettivamente contrarie alla legge di Dio.

 

Secondo passo: benedizione possibile, ma non liturgica

Due anni dopo, la Dichiarazione Fiducia supplicans , approvata da Papa Francesco e pubblicata dallo stesso Dicastero, ha fatto un ulteriore passo avanti affermando al paragrafo 31: «Nell’orizzonte così delineato si apre la possibilità di benedire le coppie in situazioni irregolari e le coppie dello stesso sesso, senza convalidarne ufficialmente lo status né modificare in alcun modo il perenne insegnamento della Chiesa sul matrimonio».

 

Quasi a voler rassicurare, il documento aggiungeva immediatamente al paragrafo 40: «Tale benedizione non deve mai essere impartita in competizione con, né in relazione a, riti di unione civile. Né deve essere eseguita con abiti, gesti o parole specifici di un matrimonio».

 

Terzo passo: la benedizione liturgica di fatto

E ora, nel 2026, diversi prelati di alto rango stanno traendo le conseguenze del § 31 e accantonando il modesto § 40, senza che Roma abbia emesso alcuna sanzione o rimprovero pubblico a fronte di questo scandalo avvenuto il 13 giugno.

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Una conseguenza prevedibile

I difensori della Fiducia supplicans affermarono che tale dichiarazione non apriva alcuna strada al riconoscimento delle unioni omosessuali, eppure i fatti dimostrano quanto ipocrita e, in pratica, inefficace rimanga questa distinzione.

 

Quanto accaduto a Londra ha sfacciatamente oltrepassato ogni limite, a cominciare da una messa organizzata per celebrare un’unione tra persone dello stesso sesso, un rinnovo pubblico delle promesse nuziali della coppia e poi una solenne benedizione liturgica secondo una formula prestabilita. I partecipanti non sono forse, in sostanza, d’accordo con il principio stabilito dalla Fiducia supplicans , che di fatto conferisce una certa legittimità alle unioni contro natura? Perché, dunque, fermarsi a metà strada?

 

Autorizzando, per la prima volta, le benedizioni impartite a coppie che convivono pubblicamente in una situazione oggettivamente contraria alla legge di Dio, la Dichiarazione ha introdotto un’ambiguità che non poteva che favorire interpretazioni sempre più ampie. Quando diventa possibile benedire una coppia, pur dichiarando di non benedire la loro unione, il confine tra l’individuo e la relazione oggettivamente disordinata finisce inevitabilmente per sfumare nella pratica.

 

La celebrazione a Londra è solo uno degli sviluppi logici della Fiducia supplicans : questo documento ha creato il quadro pastorale in cui tale approvazione ha potuto gradualmente affermarsi.

 

Altre trasgressioni

La celebrazione è stata inoltre caratterizzata da diverse altre trasgressioni; il Vangelo è stato presentato sotto forma di «proclamazione dialogata» da suor Jeannine Gramick, cofondatrice di New Ways Ministry, l’organizzazione che si batte per l’approvazione dell’omosessualità da parte della Chiesa, e dal teologo James Alison.

 

Il video integrale della celebrazione mostra anche uno dei due coniugi omosessuali, oggetto di uno scandalo, mentre distribuisce il Preziosissimo Sangue ai fedeli durante la comunione.

 

Quando una messa simile fu celebrata per il venticinquesimo anniversario di matrimonio della stessa coppia, il cardinale Joseph Ratzinger chiese provvedimenti disciplinari ed espresse la sua insoddisfazione per la reazione, che considerava troppo timida, dell’episcopato inglese.

 

Venticinque anni dopo, una celebrazione simile, concelebrata da un cardinale e due vescovi, si è conclusa con una benedizione pubblica della coppia e, ad oggi, non ha suscitato alcuna reazione da parte di Roma. La rivoluzione dell'”uomo che si fa Dio” è progredita e si fa beffe di coloro che ne deplorano gli effetti, mentre ne esaltano le cause.

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La dottrina cattolica non cambia

Eppure, la dottrina della Chiesa non può cambiare, perché Dio non cambia. Il catechismo tradizionale insegna che gli atti omosessuali sono peccati impuri contro l’ordine naturale che “gridano vendetta davanti a Dio”. Specifica inoltre che “i peccati che gridano vendetta davanti a Dio sono tra i più gravi e i più disastrosi, perché sono direttamente contrari al bene dell’umanità e così odiosi da provocare la punizione di Dio più di ogni altro». (1)

 

Gli eventi di Londra dimostrano fino a che punto può spingersi l’attuale crisi nella Chiesa, quando le massime autorità sembrano più preoccupate di assecondare, dialogare e incoraggiare gli errori del mondo che di richiamare la legge di Dio.

 

Il rimedio, tuttavia, resta quello insegnato dal catechismo di tutti i tempi: «Ciò che ci preserva dal peccato è in particolare la consapevolezza che Dio è ovunque e che scrutina i segreti dei cuori, e la considerazione delle cose ultime, cioè di tutto ciò che ci attende alla fine di questa vita e alla fine del mondo». (2)

 

NOTE

1) Catechismo di San Pio X, questione 154.

2) Catechismo di San Pio X, questione 155.

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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)

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Gli ospedali USA fatturano 120 milioni di dollari per interventi di cambio di sesso sui bambini

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Secondo il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS), gli ospedali statunitensi avrebbero fatturato decine di milioni di dollari per interventi di cambio di sesso su minori. Lo riporta LifeSite.   Il rapporto, intitolato «Lupi in camice bianco» e pubblicato questa settimana sulla base di ricerche condotte da organismi di controllo, sostiene che dal 2019 ospedali e cliniche abbiano fatturato quasi 120 milioni di dollari per oltre 5.500 interventi chirurgici e 8.500 cicli di terapia ormonale o bloccanti della pubertà destinati a minori.   Secondo l’HHS, alcuni fornitori di servizi sanitari potrebbero aver utilizzato codici di fatturazione fuorvianti o potenzialmente fraudolenti per ottenere la copertura assicurativa degli interventi. Il dipartimento ha individuato quasi 50 milioni di dollari di richieste di rimborso per bloccanti della pubertà somministrati a bambini tra i 9 e i 17 anni, con l’utilizzo di un codice generico per disturbi ormonali, privo di una diagnosi specifica di disturbo di genere o di pubertà precoce nella medesima richiesta.   Gli ospedali e le cliniche citati nel rapporto sono stati segnalati al Dipartimento di Giustizia e agli investigatori dell’HHS per potenziali violazioni della legge federale. Le modalità di fatturazione riscontrate, ha precisato il dipartimento, richiedono ulteriori indagini.

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Altri quasi 11 milioni di dollari sarebbero stati fatturati per bloccanti della pubertà somministrati a centinaia di pazienti tra i 13 e i 17 anni, con diagnosi di pubertà «insolitamente precoce» — una diagnosi che, secondo l’HHS, non troverebbe applicazione a quell’età.   Il rapporto sottolinea inoltre come tali procedure rappresentino per gli ospedali una fonte di reddito a lungo termine, poiché i minori che avviano una terapia ormonale possono restare sotto cura medica per anni. Citando stime esterne, il documento indica che i costi complessivi nell’arco della vita possono raggiungere i 75.000 dollari senza intervento chirurgico, e fino a 170.000 dollari includendo le operazioni.   «L’amministrazione Biden», si legge nel rapporto, «ha contribuito all’espansione e alla normalizzazione degli interventi di rifiuto del sesso attraverso politiche antidiscriminatorie e altri programmi federali».   La scorsa settimana il presidente Donald Trump ha avviato le procedure per porre fine ai finanziamenti federali, tramite Medicaid e il Children’s Health Insurance Program (CHIP), destinati alle procedure di cambio di sesso sui minori. Le restrizioni, che entreranno in vigore il 13 ottobre, riguardano bloccanti della pubertà, terapie ormonali e interventi chirurgici di transizione, sebbene i singoli Stati possano comunque scegliere di finanziarli autonomamente.   Il provvedimento si inserisce in un più ampio processo di revisione delle politiche relative alle persone transgender, avviato dal ritorno di Trump alla Casa Bianca. L’amministrazione ha già limitato le procedure mediche di transizione per i minori, impedito agli atleti transgender di competere nello sport femminile e vietato alle persone con disforia di genere di prestare servizio nelle forze armate statunitensi.   Almeno 27 Stati americani hanno introdotto restrizioni sulle procedure di transizione di genere per i minori, mentre diversi grandi ospedali hanno interrotto alcuni servizi a causa di controversie legali, pressioni finanziarie e mutamenti nelle linee guida mediche.   Come riportato da Renovatio 21, seguendo uno studio su farmaci ed interventi transessualisti, il segretario alla Salute USA Robert F. Kennedy jr. ha da mesi annunciato che avrebbe proibito agli ospedali l’esecuzione di chirurgia transgender sui bimbi.

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Nuovo studio smentisce la propaganda LGBT secondo cui le leggi «anti-trans» causerebbero il suicidio

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Un nuovo commento pubblicato sulla rivista scientifica Nature Human Behaviour solleva dubbi sulla solidità di uno studio, realizzato dai ricercatori del Trevor Project, che aveva collegato l’introduzione di leggi statali restrittive nei confronti delle persone transgender a un aumento dei tentativi di suicidio tra adolescenti transgender e non binari.

 

Lo studio originale, condotto su dati raccolti da oltre 61.000 giovani transgender e non binari negli Stati Uniti su un arco di cinque anni, aveva concluso che le leggi statali definite «anti-transgender» avrebbero fatto aumentare fino al 72% i tentativi di suicidio nell’ultimo anno tra i giovani coinvolti, dopo aver controllato per altri fattori.

 

Secondo quanto riportato dal sito The College Fix, un gruppo di studiosi guidato da Kathleen Kerr, direttrice del dipartimento di biostatistica dell’Università di Washington, ha pubblicato sulla stessa rivista un commento che ridimensiona la portata dei risultati originali. Kerr ha spiegato che l’effetto più significativo individuato dallo studio — quello registrato a due e tre anni dall’entrata in vigore delle leggi — derivava in larga parte dai dati di un solo Stato, l’Idaho, che aveva contribuito con poche centinaia di partecipanti.

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Le due leggi dello Stato in questione, riguardanti lo sport scolastico e i certificati di nascita, non sarebbero mai entrate pienamente in vigore o sarebbero state bloccate dai tribunali poco dopo l’approvazione.

 

Kerr ha inoltre criticato la scelta metodologica di utilizzare come gruppo di controllo tutti gli stati privi di leggi simili, senza tenere conto delle differenze geografiche e culturali rispetto agli stati che le avevano approvate.

 

Gli autori dello studio originale hanno replicato che, anche qualora le leggi dell’Idaho non avessero avuto un impatto diretto e immediato, il dibattito pubblico e politico che le ha accompagnate potrebbe comunque aver avuto conseguenze sui giovani coinvolti, ed eventuali effetti potrebbero essersi protratti anche durante le fasi di sospensione giudiziaria.

 

La controversia si inserisce in un dibattito scientifico e politico più vasto sulla qualità delle evidenze disponibili in materia di medicina di genere per i minori. La Cass Review, la revisione indipendente commissionata dal Servizio Sanitario Nazionale britannico e pubblicata nel 2024, aveva già rilevato che gran parte della ricerca esistente sul tema poggia su basi metodologiche deboli, tali da non garantire, a suo avviso, una base solida per le decisioni cliniche.

 

Nello stesso filone, uno studio condotto in Finlandia su oltre duemila giovani che si erano rivolti a servizi di transizione di genere tra il 1996 e il 2019 ha riscontrato tassi di disagio psichiatrico più elevati rispetto a un gruppo di controllo, sia prima sia dopo l’eventuale percorso di transizione.

 

Il tema resta oggetto di forte contrapposizione tra chi sostiene la necessità di un accesso rapido alle cure di affermazione di genere per tutelare la salute mentale dei giovani transgender, e chi — comprese alcune persone che hanno interrotto il proprio percorso di transizione — chiede maggiore cautela, sottolineando la mancanza di studi longitudinali solidi e casi di conflitti d’interesse economici segnalati in alcune cliniche, come emerso in un’inchiesta giornalistica che fece scoppiare uno scandalo 2022 relativo al centro medico della Vanderbilt University.

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In Italia non esistono dati ufficiali, sistematici e verificati sui suicidi (né sui tentativi di suicidio) legati specificamente alle persone transgender.

 

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS), attraverso il Centro di riferimento per la medicina di genere, riconosce apertamente la carenza di dati. Personale ISS sostiene che in Italia non esistono dati aggiornati sulla popolazione transgender: quelli disponibili risalgono a circa dieci anni fa e si basano su un sottogruppo della popolazione.

 

I dati ISTAT/ISS sul suicidio in Italia in generale sono solidi (circa 3.800-4.000 casi l’anno, con dettaglio per sesso, età, regione), ma non registrano l’identità di genere come variabile, quindi non è possibile ricavarne un tasso specifico per la popolazione trans.

 

L’ISS gestisce anche il portale istituzionale per i «diritti e la tutela del’identità di genere» (sic) Infotrans con informazioni sanitarie e giuridiche, ma senza un registro epidemiologico nazionale dedicato al suicidio in questa popolazione.

 

Siti del gayismo organizzato e testate generaliste  riportano periodicamente il tema, spesso in occasione di casi di cronaca (come la morte di un giovane transessuale nel 2025) o del Transgender Day of Remembrance (TDOR), citando perlopiù dati internazionali  più che italiani.

 

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Bambino di 7 anni torturato a morte da «mamme transgender»

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Il corpo martoriato e senza vita di un ragazzino è stato ritrovato legato con del nastro adesivo e nascosto in un armadio all’interno dell’abitazione che la madre condivideva con due uomini «transgender». Lo riporta LifeSite.   Il bambino ucciso, di 7 anni, sarebbe stato indottrinato dagli adulti della casa affinché diventasse «transgender».   Secondo le forze dell’ordine, il corpo del ragazzo presentava segni di brutali torture e percosse protrattesi per due mesi.

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Tre persone sono accusate di omicidio e maltrattamenti su minore in relazione alla sua morte e sono detenute con una cauzione di 1,1 milioni di dollari ciascuna: la madre biologica, 38 anni, e i «genitori acquisiti» di 33 anni, e di 23 anni.   Le prime notizie riguardanti l’orribile omicidio descrivevano tutti e tre gli adulti come donne.   «Ho 21 anni di esperienza nelle forze dell’ordine. Questo è stato probabilmente uno degli esempi più inquietanti di abuso su minori a cui abbia assistito nella mia carriera», ha testimoniato in tribunale il detective del dipartimento di polizia di Cincinnati.   «Riteniamo che la vittima sia stata strangolata sott’acqua e tenuta sott’acqua per lunghi periodi», ha dichiarato il detective. «Sono state anche inflitte delle ustioni».   «Diciamo sempre che ci aspettiamo il peggio, e a volte, puntualmente, accade», ha affermato il medico legale della contea di Hamilton, durante una conferenza stampa. «Ho aperto l’anta dell’armadio e sono rimasto paralizzato per un po’».   «La causa della morte di questo bambino è stata un trauma cranico contusivo», ha detto. «Presentava lividi innumerevoli e di diversa età (…) Le ossa erano separate», ha aggiunto.   Il padre del ragazzo era separato dalla madre e gli era stato impedito di vedere il figlio negli ultimi nove mesi. Anche lui è un uomo che si identifica come femmina.   Fox News ha riportato che i nonni hanno affermato che William, che trascorreva con loro i venerdì e molti sabati, circa sei settimane prima della sua morte aveva detto loro di non voler tornare a casa. I nonni hanno dichiarato a WLWT che la casa del nipote si era trasformata in una «casa degli orrori».   Mostruosi casi di abuso di bambini da parte di «genitori» omotransessualisti sconvolgono spesso le cronache, per poi sparire senza produrre conseguenze.   Come riportato da Renovatio 21, in Inghilterra due mesi fa un omosessuale che ha abusato sessualmente e fisicamente e poi ucciso il bambino che aveva adottato con il suo compagno è stato condannato all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale.

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Il caso britannico ricorda quello della coppia omosessuale sposata nello Stato americano della Georgia arrestata due anni fa in relazione all’accusa di aver usato due ragazzini che avevano adottato per produrre materiale pedopornografico.
Come riportato da Renovatio 21, i due uomini di 32 e 35 anni avevano adottato i due giovani fratelli nel 2018, dopo il loro «matrimonio» del 2016. Secondo l’ufficio dello sceriffo della contea di Walton, i due erano stati arrestati per «aver commesso atti sessualmente violenti e video che documentano l’abuso» dei ragazzi che erano stati affidati alle loro cure.
 
Torna alla mente mente anche il caso delle due lesbiche californiane «sposate» che uccisero i sei figli e se stesse gettando volontariamente l’auto in una scarpata, storia di una strage cagionata in un contesto domestico omofilo con dettagli particolarmente disturbanti.

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