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I documenti di Epstein svelano i legami con i più ricchi sostenitori dell’ideologia transgender

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Nel grande dump («rilascio») di documenti relativi al caso Epstein liberato al pubblico dal dipartimento di Giustizia USA emerge una serie di email scambiate tra il ,iliardario predatore sessuale seriale e importanti attivisti LGBT. Notiamo che tutte le comunicazioni sono avvenute dopo che Epstein è stato condannato per «aver procurato un minore alla prostituzione» e registrato come molestatore sessuale nel 2008.

 

Un’email, inviata a Epstein nel giugno 2011 dal miliardario Tom Pritzker, gli faceva notare con tono allegro che si trovava in Afghanistan, apparentemente alla ricerca di opportunità di investimento, ma in realtà stava realizzando «il mio desiderio di compleanno, con bambini e giocattoli», dopo aver ricevuto due elicotteri in prestito dal generale David Petraeus, futuro direttore della CIA e ora uomo del grande fondo di investimento KKR (nonché amico del leader siriano islamista al-Jolani). Pritzker è uno degli uomini ricchi che promuovono l’ideologia transgender, nonché cugino di Jay Robert Pritzker, attuale governatore dello Stato statunitense dell’Illinois.

 

La famiglia Pritzker di Chicago è una delle più ricche d’America. Sebbene la loro fortuna derivi dall’industria alberghiera Hyatt, i loro investimenti principali ora sono concentrati nel settore medico-tecnologico. I loro ingenti sforzi filantropici li hanno resi tra i maggiori promotori/finanziatori dell’industria di genere, ha raccontato la giornalista investigativa Jennifer Bilek in un’intervista del 2024.

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Anche Tim Gill della Gill Foundation, la seconda ONG LGBT più grande d’America e legata a Jon Stryker e alla sua famiglia, contribuisce in modo significativo, provenendo originariamente dal settore tecnologico e ora coinvolto in un’attività di piattaforma di Intelligenza Artificiale domestica. «I giganti della tecnologia – Google, Intel, Microsoft, Facebook, Salesforce, Hewlett Packard e Amazon – sfruttano il loro potere finanziario sia per finanziare questo settore della dissociazione corporea, sia per intimidire interi stati ad accettare l’ideologia, minacciando il ritiro dei loro capitali» ha dichiarato la Bilek. «Lo hanno fatto nel 2016, quando hanno firmato un amicus curiae contro la Carolina del Nord. In seguito, lo stato ha insistito sulla privacy dei bagni per ragazzi e ragazze nelle scuole».

 

Un’altra email, questa del 17 dicembre 2018 , è di Robert Trivers, un famoso biologo evoluzionista americano. In uno scambio davvero agghiacciante, Trivers espone la logica pseudoscientifica alla base dell’esperimento transgender.

 

«È molto semplice: paragonerò il rapporto tra maschio e femmina e tra femmina e maschio. Con un maggiore controllo molecolare sullo sviluppo, siamo sempre più capaci di produrre nuovi fenotipi: uomini più femminili, bloccando i recettori del testosterone (o castrazione) e, allo stesso tempo, aumentando la produzione di estrogeni: il primo blocca i tratti maschili, il secondo li incoraggia. Donne più mascoline, con un dosaggio elevato di testosterone, con effetti esterni incredibili, uomini con una folta barba, non indovineresti mai che abbiano un osso femminile nel corpo».

 

Trivers prosegue sottolineando, in termini che LifeSite definisce pornografici, le difficoltà sessuali e le fantasie sessuali associate a ogni tipo di persona transgender – da uomo a donna, da donna a uomo – e il modo in cui i trattamenti trasformano permanentemente i loro corpi.

 

Trivers osserva che gli uomini che si sottopongono a interventi chirurgici per il cambio di sesso dopo la pubertà sono spesso infelici e suggerisce che una soluzione sia un intervento medico precoce. «Ti accorgi che tuo figlio di 3 anni ha tendenze transgender, quindi intervieni con gli ormoni – io avrei paura di farlo – ma chi lo sa?» scrive Trivers.

 

L’email descrive in dettaglio il pensiero dei pionieri dell’ideologia transgender nel suo sviluppo: il Trivers potrebbe essere stata «spaventato» all’idea di somministrare ormoni eterosessuali o bloccanti della pubertà a un bambino di 3 anni dopo che aveva mostrato «tendenze trans» Tuttavia il movimento transgender ha rapidamente superato tali timori. La «transizione» per i bambini è ora sostenuta come un diritto umano dal movimento LGBT e dai suoi alleati politici.

 

Un’altra email, questa volta dal medico chirurgo Jess Ting del 14 maggio 2016. Ting è, come ha notato Walsh, «il chirurgo trans che presumibilmente ha inventato un nuovo modo per ricavare finti genitali femminili negli uomini».

 

Nell’e-mail, Ting propone a Epstein di sostenere un documentario di propaganda che promuove l’industria transgender:

 

Ciao Jeffrey,

Spero che tu stia bene. Ho due cose da dirti:

1) La ricerca da voi sostenuta con un finanziamento di 50.000 dollari ha dato i suoi frutti. Abbiamo presentato un articolo per la pubblicazione che riassume i nostri risultati. Se desiderate una sintesi dei risultati della ricerca, possiamo inviarvela via email o presentarvela di persona.

2) Sono stato nominato direttore chirurgico del nuovissimo programma di chirurgia transgender al Mount Sinai. Esatto: il Mount Sinai, essendo un luogo progressista, ha colto l’opportunità e la necessità di assumere una posizione di leadership nell’ambito della salute transgender e ha creato il primo programma accademico a spettro completo negli Stati Uniti incentrato sulla chirurgia e l’assistenza alle persone transgender.

Era un’idea così interessante e innovativa che ho pensato che sarebbe potuta diventare un buon documentario. Ho proposto l’idea a un noto regista e abbiamo iniziato a cercare interviste e stiamo realizzando un trailer per la raccolta fondi.

Se potessi essere davvero sincero, mi chiedevo se saresti interessato a sostenere questo documentario. In tal caso, il produttore, il regista e io saremmo lieti di venire a presentarti il ​​progetto di persona. Si tratta di un progetto entusiasmante e innovativo – sia il centro che il documentario – che farà del bene al mondo. Spero che tu possa farne parte.

 

Distinti saluti,

Jess Ting

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Non c’è traccia della risposta di Epstein o se abbia risposto alla richiesta di finanziamento di Ting, scrive LifeSite, tuttavia diversi anni dopo è stato pubblicato con grande successo un documentario di propaganda transessualista intitolato Born To Be, in onore del lavoro di Ting nella «medicina transgender». Ting compare centinaia di volte nei file di Epstein; secondo un organo di stampa, le e-mail documentano «una relazione durata anni tra Ting ed Epstein che comprendeva viaggi sull’isola privata di Epstein, visite alle sue case, coordinamento dell’assistenza medica tramite lo staff di Epstein e contatti diretti per ottenere il sostegno di Epstein per la ricerca e per un nuovo programma di chirurgia transgender presso il Mount Sinai Medical Center di New York City». Ting ha affermato che la relazione era puramente professionale.

 

Rispondendo alle domande dei media sul suo lungo rapporto con Epstein – che, stando alle email disponibili, è continuato fino al 2017 – Ting ha tentato di presentarsi come un pioniere LGBT attaccato per il suo lavoro. «Da quando ho creato questo programma di chirurgia di affermazione di genere, sono stato oggetto di minacce di morte, minacce di bomba, stalker e manifestanti», ha risposto . «Nonostante tutto, rimango impegnato a dedicare la mia carriera all’assistenza di pazienti trans e non binari». Niente di tutto ciò, ovviamente, spiega perché abbia trascorso così tanto tempo con un condannato per reati sessuali e pedofilo.

 

Né Pritzker né Trivers, che mantennero contatti amichevoli con Epstein molto tempo dopo la sua condanna floridiana per sollecitazione alla prostituzione e sollecitazione alla prostituzione di una minorenne nel 2008, hanno risposto pubblicamente a queste ultime rivelazioni.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia modificata

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Nuovo studio smentisce la propaganda LGBT secondo cui le leggi «anti-trans» causerebbero il suicidio

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Un nuovo commento pubblicato sulla rivista scientifica Nature Human Behaviour solleva dubbi sulla solidità di uno studio, realizzato dai ricercatori del Trevor Project, che aveva collegato l’introduzione di leggi statali restrittive nei confronti delle persone transgender a un aumento dei tentativi di suicidio tra adolescenti transgender e non binari.   Lo studio originale, condotto su dati raccolti da oltre 61.000 giovani transgender e non binari negli Stati Uniti su un arco di cinque anni, aveva concluso che le leggi statali definite «anti-transgender» avrebbero fatto aumentare fino al 72% i tentativi di suicidio nell’ultimo anno tra i giovani coinvolti, dopo aver controllato per altri fattori.   Secondo quanto riportato dal sito The College Fix, un gruppo di studiosi guidato da Kathleen Kerr, direttrice del dipartimento di biostatistica dell’Università di Washington, ha pubblicato sulla stessa rivista un commento che ridimensiona la portata dei risultati originali. Kerr ha spiegato che l’effetto più significativo individuato dallo studio — quello registrato a due e tre anni dall’entrata in vigore delle leggi — derivava in larga parte dai dati di un solo Stato, l’Idaho, che aveva contribuito con poche centinaia di partecipanti.

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Le due leggi dello Stato in questione, riguardanti lo sport scolastico e i certificati di nascita, non sarebbero mai entrate pienamente in vigore o sarebbero state bloccate dai tribunali poco dopo l’approvazione.   Kerr ha inoltre criticato la scelta metodologica di utilizzare come gruppo di controllo tutti gli stati privi di leggi simili, senza tenere conto delle differenze geografiche e culturali rispetto agli stati che le avevano approvate.   Gli autori dello studio originale hanno replicato che, anche qualora le leggi dell’Idaho non avessero avuto un impatto diretto e immediato, il dibattito pubblico e politico che le ha accompagnate potrebbe comunque aver avuto conseguenze sui giovani coinvolti, ed eventuali effetti potrebbero essersi protratti anche durante le fasi di sospensione giudiziaria.   La controversia si inserisce in un dibattito scientifico e politico più vasto sulla qualità delle evidenze disponibili in materia di medicina di genere per i minori. La Cass Review, la revisione indipendente commissionata dal Servizio Sanitario Nazionale britannico e pubblicata nel 2024, aveva già rilevato che gran parte della ricerca esistente sul tema poggia su basi metodologiche deboli, tali da non garantire, a suo avviso, una base solida per le decisioni cliniche.   Nello stesso filone, uno studio condotto in Finlandia su oltre duemila giovani che si erano rivolti a servizi di transizione di genere tra il 1996 e il 2019 ha riscontrato tassi di disagio psichiatrico più elevati rispetto a un gruppo di controllo, sia prima sia dopo l’eventuale percorso di transizione.   Il tema resta oggetto di forte contrapposizione tra chi sostiene la necessità di un accesso rapido alle cure di affermazione di genere per tutelare la salute mentale dei giovani transgender, e chi — comprese alcune persone che hanno interrotto il proprio percorso di transizione — chiede maggiore cautela, sottolineando la mancanza di studi longitudinali solidi e casi di conflitti d’interesse economici segnalati in alcune cliniche, come emerso in un’inchiesta giornalistica che fece scoppiare uno scandalo 2022 relativo al centro medico della Vanderbilt University.

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In Italia non esistono dati ufficiali, sistematici e verificati sui suicidi (né sui tentativi di suicidio) legati specificamente alle persone transgender.   L’Istituto Superiore di Sanità (ISS), attraverso il Centro di riferimento per la medicina di genere, riconosce apertamente la carenza di dati. Personale ISS sostiene che in Italia non esistono dati aggiornati sulla popolazione transgender: quelli disponibili risalgono a circa dieci anni fa e si basano su un sottogruppo della popolazione.   I dati ISTAT/ISS sul suicidio in Italia in generale sono solidi (circa 3.800-4.000 casi l’anno, con dettaglio per sesso, età, regione), ma non registrano l’identità di genere come variabile, quindi non è possibile ricavarne un tasso specifico per la popolazione trans.   L’ISS gestisce anche il portale istituzionale per i «diritti e la tutela del’identità di genere» (sic) Infotrans con informazioni sanitarie e giuridiche, ma senza un registro epidemiologico nazionale dedicato al suicidio in questa popolazione.   Siti del gayismo organizzato e testate generaliste  riportano periodicamente il tema, spesso in occasione di casi di cronaca (come la morte di un giovane transessuale nel 2025) o del Transgender Day of Remembrance (TDOR), citando perlopiù dati internazionali  più che italiani.  

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Bambino di 7 anni torturato a morte da «mamme transgender»

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Il corpo martoriato e senza vita di un ragazzino è stato ritrovato legato con del nastro adesivo e nascosto in un armadio all’interno dell’abitazione che la madre condivideva con due uomini «transgender». Lo riporta LifeSite.

 

Il bambino ucciso, di 7 anni, sarebbe stato indottrinato dagli adulti della casa affinché diventasse «transgender».

 

Secondo le forze dell’ordine, il corpo del ragazzo presentava segni di brutali torture e percosse protrattesi per due mesi.

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Tre persone sono accusate di omicidio e maltrattamenti su minore in relazione alla sua morte e sono detenute con una cauzione di 1,1 milioni di dollari ciascuna: la madre biologica, 38 anni, e i «genitori acquisiti» di 33 anni, e di 23 anni.

 

Le prime notizie riguardanti l’orribile omicidio descrivevano tutti e tre gli adulti come donne.

 

«Ho 21 anni di esperienza nelle forze dell’ordine. Questo è stato probabilmente uno degli esempi più inquietanti di abuso su minori a cui abbia assistito nella mia carriera», ha testimoniato in tribunale il detective del dipartimento di polizia di Cincinnati.

 

«Riteniamo che la vittima sia stata strangolata sott’acqua e tenuta sott’acqua per lunghi periodi», ha dichiarato il detective. «Sono state anche inflitte delle ustioni».

 

«Diciamo sempre che ci aspettiamo il peggio, e a volte, puntualmente, accade», ha affermato il medico legale della contea di Hamilton, durante una conferenza stampa. «Ho aperto l’anta dell’armadio e sono rimasto paralizzato per un po’».

 

«La causa della morte di questo bambino è stata un trauma cranico contusivo», ha detto. «Presentava lividi innumerevoli e di diversa età (…) Le ossa erano separate», ha aggiunto.

 

Il padre del ragazzo era separato dalla madre e gli era stato impedito di vedere il figlio negli ultimi nove mesi. Anche lui è un uomo che si identifica come femmina.

 

Fox News ha riportato che i nonni hanno affermato che William, che trascorreva con loro i venerdì e molti sabati, circa sei settimane prima della sua morte aveva detto loro di non voler tornare a casa. I nonni hanno dichiarato a WLWT che la casa del nipote si era trasformata in una «casa degli orrori».

 

Mostruosi casi di abuso di bambini da parte di «genitori» omotransessualisti sconvolgono spesso le cronache, per poi sparire senza produrre conseguenze.

 

Come riportato da Renovatio 21, in Inghilterra due mesi fa un omosessuale che ha abusato sessualmente e fisicamente e poi ucciso il bambino che aveva adottato con il suo compagno è stato condannato all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale.

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Il caso britannico ricorda quello della coppia omosessuale sposata nello Stato americano della Georgia arrestata due anni fa in relazione all’accusa di aver usato due ragazzini che avevano adottato per produrre materiale pedopornografico.

Come riportato da Renovatio 21, i due uomini di 32 e 35 anni avevano adottato i due giovani fratelli nel 2018, dopo il loro «matrimonio» del 2016. Secondo l’ufficio dello sceriffo della contea di Walton, i due erano stati arrestati per «aver commesso atti sessualmente violenti e video che documentano l’abuso» dei ragazzi che erano stati affidati alle loro cure.

 

Torna alla mente mente anche il caso delle due lesbiche californiane «sposate» che uccisero i sei figli e se stesse gettando volontariamente l’auto in una scarpata, storia di una strage cagionata in un contesto domestico omofilo con dettagli particolarmente disturbanti.

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Ex star della NBA vogliono iscriversi al campionato femminile

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L’ex giocatore NBA Enes Kanter Freedom, alto 2,08 metri e con undici stagioni alle spalle (Utah Jazz, Oklahoma City Thunder, New York Knicks, Portland Trail Blazers e Boston Celtics), ha annunciato di volersi candidare al draft (‘evento annuale in cui le squadre scelgono i nuovi giocatori giovani provenienti dai college o da altre nazioni) del campionato di pallacanestro femminile WNBA del 2027.   In un video pubblicato su X ha dichiarato di aver esaminato le linee guida della lega femminile e di ritenersi idoneo: «Se dichiarare chi sei è tutto ciò che serve, allora soddisfo ogni requisito». Ha poi inviato una lettera formale alla commissioner Cathy Engelbert per entrare nel pool dei giocatori.    

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  Subito dopo è arrivata la dichiarazione di Royce White, altro ex NBA (pochi minuti di gioco nella sua carriera) e oggi candidato repubblicano al Senato. Lo White, che è nero, ha affermato di identificarsi «a volte come donna ai fini del basket professionistico» e di voler inseguire una carriera in WNBA.     Il Kanter Freedom aveva già nel 2023 ironizzato: «Dato che sono stato ostracizzato dalla NBA, dovrei mettermi una parrucca, identificarmi come donna e dominare la WNBA?». L’obiettivo dichiarato è evidenziare l’ambiguità delle regole.   Enes ha giocato per varie squadre NBA, tra cui gli Utah Jazz di Salt Lake City, dove il direttore di Renovatio 21 ha avuto modo di vederlo e forse pure, ma si ricorda non benissimo, stringergli la mano in un ascensore quando glielo presentò un amico comune.   L’attivismo politico non è una novità per il personaggio, che ha aggiunto legalmente il cognome Freedom (libertà in inglese) nel novembre 2021, in occasione del ottenimento della cittadinanza statunitenseper simboleggiare la sua lotta per i diritti umani e la libertà di espressione, dopo essere diventato un esiliato politico ed essere perseguito dal governo turco d’Erdogan a causa delle sue forti critiche.   Nel corso di questi anni, il cestista ha criticato apertamente le violazioni dei diritti umani in Cina, in particolare il trattamento degli uiguri e l’uso del lavoro forzato. Si è espresso anche su Turchia, Russia, Iran, Corea del Nord e Venezuela. Il governo di Ankara lo aveva reso apolide e oggetto di mandati di cattura internazionali: va ricordato che a partire dalla seconda elementare, Kanter ha frequentato scuole affiliate a Hizmet, parte del movimento di Fetullah Gulen, prima alleato poi acerrimo nemico di Erdogan. Anche la stella calcistica dell’Inter Hakan Sukur, gulenista che pure ebbe l’Erdogano (e il Guleno) alle sue nozze, si trova in una situazione non dissimile, e farebbe ora il tassista in Silicon Valley.

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Il Collective Bargaining Agreement della WNBA stabilisce semplicemente che «solo le giocatrici che sono donne sono eleggibili». Non definisce però cosa si intenda per «donna» né fornisce criteri medici o biologici chiari sulla partecipazione di persone transgender. Questa lacuna è al centro del dibattito acceso dopo le dichiarazioni della giocatrice Indiana Fever Sophie Cunningham, che ha chiesto di proteggere le atlete biologiche negli spogliatoi e in campo.   Nella storia della WNBA l’unica figura apertamente transgender e non binaria è stata Layshia Clarendon (AFAB, nata femmina), che ha giocato per dodici stagioni e si è ritirata nel 2024. Nessun uomo biologico ha mai gareggiato nella lega come donna.   La mossa di Kanter Freedom e White ha riacceso lo scontro tra chi chiede politiche basate sul sesso biologico per preservare equità e sicurezza, e chi sostiene l’autoidentificazione. La commissioner Engelbert ha annunciato discussioni interne. Intanto i due ex NBA insistono: «Le regole sono regole». La WNBA si trova ora a dover chiarire, sotto i riflettori, chi può davvero calcare i suoi campi.   Si tratta, ad ogni modo, di un momento d’oro per la WNBA, che offre generalmente, come tanti sport femminili, ore ed ore di noia e gioco inguardabile – il lettore di Renovatio 21 ricorderà la notizia del misterioso lancio in campo di vibratori colorati lo scorso anno.   La Cunningham aveva destato interesse internazionale, divenendo di fatto un meme, quando in una partita di settimane fa aveva protestato ad un fallo semplicemente puntando l’indice contro l’avversaria per 22 secondi netti, senza proferire parola.

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La bionda occhiocerulea Cunningham, che è in squadra nelle Indiana Fever con Caitlin Clark, un’altra campionessa bianca bersagliata in un campionato dove le negre sono la maggioranza, è stata oggetto di un fallo terrificante da parte di DiJonai Carrington, che in seguito all’espulsione ha parlato di «white privilege», privilegio bianco.     La situazione quindi si sta spostando dall’asse sessuale a quella razziale. Tutto questo caos polemico ha fatto arrivare finalmente, dicono gli osservatori, un po’ di attenzione per il basket femminile, la cui spettacolarità è seriamente discutibile, ma le cui zuffe (vere irresistibili catfight tra spilungone) stanno ora offrendo materiale da popcorni.   La Cunningham nel frattempo si gode la popolarità, al punto da improvvisarsi miss portacartelli ai grandi incontro di MMA dell’UFC. Non nascondiamo che vedere Kanter e White giocare con delle donne non ci dispiacerebbe, e pensiamo che la naturale conseguenza di questo non potrebbe che essere un campionato di fatto «misto». Cosa che, chiediamoci perché, non potrebbe avvenire nel caso l’NBA ammettesse tra le sue squadre delle donne…   Una volta entrati gli uomini, è chiaro che le squadre «femminili», con gli sponsor e la voglia di vincere alle calcagna, non potrebbero che aumentare il numero di maschi in campo: abbiamo visto questo pendìo scivoloso in Italia con il numero di giocatori stranieri in ogni squadra (e il risultato è una nazionale che non va ai mondiali da 12 anni).   E quindi, avremmo alla fine due campionati maschili… Questo, cosa dice dell’intera questione gender?   E ancora più doloroso: che cosa dice dello sport femminile?  

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 Immagine di Enes Kanter via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic  
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