Geopolitica
Gli USA chiudono l’ambasciata di Haiti tra le «mitragliate» mentre bande armate si impadroniscono della capitale
Molte migliaia di haitiani hanno invaso le strade di Port-au-Prince questa settimana in protesta per la mancanza di sicurezza o qualsiasi stato di diritto nei quartieri dominati dalla criminalità in tutta la nazione caraibica impoverita.
Ieri tuttavia ha avuto luogo un’ulteriore escalation di violenza, quando sono esplosi rapidi colpi di arma da fuoco, provenienti dalla folla e nelle vicinanze, che hanno costretto gli Stati Uniti e altre ambasciate straniere a chiudere le operazioni.
«L’ambasciata è chiusa oggi. Tutto il personale è limitato ai complessi dell’ambasciata fino a nuovo avviso a causa di colpi di arma da fuoco nelle vicinanze dell’ambasciata. È vietato viaggiare tra i complessi», ha affermato l’ambasciata USA in una dichiarazione.
L’ambasciata degli Stati Uniti ha inoltre avvertito che chiunque cerchi di raggiungere o uscire dal complesso potrebbe avere la propria sicurezza nel percorso «compromessa a causa dei continui e rapidi colpi di arma da fuoco».
I media hanno descritto una situazione che va via via aggravandosi in cui «la violenza incessante per mano di bande» ha provocato folle inferocite che, al grido «vogliamo sicurezza», chiedevano una parvenza di controllo da parte di funzionari nazionali e internazionali.
Nelle folle in rivolta vi sono molti con i volti mascherati, tra pneumatici e veicoli in fiamme, gas lacrimogeni e devastazioni varie.
Secondo alcuni, è possibile stimare che le bande armate controllino fino all’80% della capitale e la polizia sia impotente a proteggere i residenti.
Tear gas, burning barricades, and heavy clashes were seen on the streets of Haiti's capital Port-au-Prince during protests against political instability as well as crime in the island nation. Armed gangs control a staggering 80% of the capital.
Armed street fighting between… pic.twitter.com/zOKhMg1oQm
— red. (@redstreamnet) August 8, 2023
Nel frattempo, per quanto riguarda le possibili soluzioni, le Nazioni Unite hanno discusso nell’ultimo anno una proposta per l’invio di una forza di polizia internazionale, ma resta che nessuna Nazione in particolare, compresi gli Stati Uniti recentemente accusati di cercare il golpe ad Haiti, vuole essere capofila in una situazione del genere.
Di recente, il Kenya ha proposto di inviare le proprie truppe, ma ancora una volta, pochi funzionari delle Nazioni Unite hanno la volontà politica di farcela, dato che ci sono così tante «incognite» e modi in cui potrebbe esacerbare una situazione già gravissima.
«Dopo che il primo ministro Ariel Henry ha esortato il mondo in ottobre a dispiegare una forza armata per combattere le bande, le Nazioni Unite hanno lottato per convincere una Nazione a guidare gli sforzi per ripristinare l’ordine nel paese caraibico, in parte a causa delle passate polemiche sulle missioni di mantenimento della pace» scrive AP. «Ci sarebbe poco appetito per una forza guidata dagli Stati Uniti o dall’ONU, e gli Stati Uniti hanno tentato senza successo di convincere il Canada a guidare una forza».
Con queste nuove violenze e spari, è molto probabile che l’ambasciata americana possa chiudere definitivamente, dato che alla fine del mese scorso è stato già dato un ordine di evacuazione per tutto il personale «non essenziale» dell’ambasciata e le loro famiglie. A tutti gli americani è stato inoltre consigliato di lasciare immediatamente Haiti.
Poco più di una settimana fa, due cittadini americani sono stati ritenuti rapiti. «Un’infermiera americana e sua figlia sono state rapite ad Haiti, nell’ultimo episodio di rapimento che ha attirato l’attenzione internazionale, mentre una recrudescenza della violenza attanaglia la capitale, Port-au-Prince», ha scritto il Washington Post.
«In una breve dichiarazione di sabato, El Roi Haiti, un’organizzazione umanitaria religiosa, ha identificato la donna come Alix Dorsainvil, l’infermiera della comunità del gruppo e la moglie del direttore del gruppo. Lei e suo figlio sono stati prelevati dal campus di El Roi vicino al capitale giovedì, secondo la dichiarazione», scrive il WaPo.
Human Rights Watch afferma che oltre 1.000 persone sono state rapite da bande criminali finora solo quest’anno – e questi sono solo i casi noti. Sappiamo che casi di rapimenti ed aggressioni riguardano anche preti e suore.
Come riportato da Renovatio 21, da mesi Haiti sta sprofondando nell’inferno della violenza indiscriminata: decapitazioni, linciaggi, roghi tra gang e vigilantes. Da tempo la violenza ad Haiti è arrivata a livelli definiti dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umana Michelle Bachelet come «inimmaginabili e intollerabili».
Il disastro avanza da anni in quello che era definito un feudo dei Clinton (e del loro malaffare umanitario, come scrive il libro Clinton Cash), che ivi avevano avuto una certa parentesi esoterica, partecipando ad un rito del «papa del vudù» Max Beauvoir (detto anche «il re degli zombie) durante il viaggio di nozze.
La Fondazione Clinton è ancora molto impegnata nell’isola. Nel tremendo terremoto dello scorso decennio, i Clinton arrivarono subito a farsi fotografare mentre passano casse di viveri. Guido Bertolaso, dominus della Protezione Civile italiana, vide ciò che stava facendo la Fondazione Clinton e ebbe a polemizzare, ricevendo la risposta piccata di Hillary.
Immagine screenshot da Twitter
Geopolitica
Putin: l’UE sta seppellendo la propria economia
L’UE sta danneggiando gravemente la propria economia rifiutando le forniture energetiche provenienti dalla Russia. Lo ha dichiarato il presidente della Federazione Russa Vladimiro Putin.
Le nazioni europee hanno subito un forte aumento dei costi energetici dopo aver imposto pesanti sanzioni alla Russia e alle sue esportazioni di idrocarburi in seguito all’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022. Bruxelles si è impegnata a eliminare completamente le importazioni di gas russo entro il 2027, nonostante l’opposizione di diversi Stati membri.
Intervenendo martedì a Mosca all’ottavo vertice del Forum dei Paesi Esportatori di Gas, Putin ha avvertito che i tentativi di escludere la Russia dal mercato globale del gas stanno colpendo industrie e famiglie europee.
«L’Europa sta infliggendo un duro colpo alla propria industria e al proprio settore sociale abbandonando le forniture energetiche russe e stracciando i contratti a lungo termine», ha affermato.
«In Russia c’è un detto: “Non scavare una fossa per qualcun altro, altrimenti potresti finirci dentro tu stesso”. A mio avviso, è proprio quello che è successo oggi nei paesi dell’Unione Europea».
Putin ha inoltre accusato le nazioni europee di ipocrisia nel loro approccio ai combustibili fossili, sostenendo che hanno costruito la propria prosperità su risorse che ora scoraggiano i Paesi in via di sviluppo dall’utilizzare.
«L’economia dell’Europa moderna si è costruita proprio sul carbone e sugli idrocarburi», ha affermato.
Eppure, quegli stessi Paesi hanno riaperto le centrali elettriche a carbone «quando hanno riscontrato maggiori difficoltà nell’affrontare le proprie sfide energetiche», ha aggiunto Putin.
Lo scorso lunedì i prezzi del gas in Europa hanno raggiunto il livello più alto da dicembre 2022, superando brevemente i 97 euro per megawattora, a causa delle interruzioni delle forniture legate alla guerra con l’Iran e delle previsioni di temperature più rigide che hanno agitato i mercati.
La Germania, la maggiore economia industrializzata d’Europa, è stata particolarmente colpita dalla perdita del gas russo. Il Paese ha registrato due anni consecutivi di contrazione economica nel 2023 e nel 2024, mentre le sue industrie ad alta intensità energetica, in particolare quelle chimiche e metallurgiche, hanno dovuto affrontare costi di produzione più elevati.
Secondo quanto avvertito a luglio da Tanja Goenner, presidente della Federazione delle industrie tedesche, l’industria tedesca sta perdendo circa 15.000 posti di lavoro al mese, a causa di debolezze strutturali, dazi statunitensi e della crescente concorrenza cinese.
Le pressioni economiche hanno alimentato la rabbia popolare in tutta Europa. L’aumento del costo della vita, la stagnazione dei salari e le politiche governative hanno scatenato proteste in Francia, Belgio, Italia e altri Paesi questo mese, con i manifestanti che chiedevano aiuti per le famiglie in difficoltà.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
Gli USA avvertono gli alleati del Golfo di prepararsi a una guerra «intensa» con l’Iran
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Geopolitica
Gli USA vogliono Orban prossimo capo dell’ONU
L’amministrazione Trump sta promuovendo attivamente la candidatura dell’ex premier ungherese Viktor Orban alla carica di prossimo segretario generale delle Nazioni Unite. Lo riporta il Wall Street Journal.
Un articolo pubblicato domenica dal quotidiano riferisce che alcuni esponenti del team di Trump hanno già preso contatto con Orbán, il quale si è detto disponibile all’idea, ma accetterebbe di candidarsi soltanto se fosse certa la possibilità di ottenere l’incarico. Gli Stati Uniti ritengono che anche Russia e Cina sosterrebbero l’ex leader ungherese, considerandolo un candidato condiviso dai tre Paesi, come ha dichiarato un funzionario del Dipartimento di Stato alla testata.
Il mandato dell’attuale segretario generale, Antonio Guterres, scade il 31 dicembre. L’Associated Press ha riportato la scorsa settimana che nessuno dei sette candidati alla successione – tra cui Rebecca Greenspan del Costa Rica, Carolyn Rodríguez Birkett della Guyana e il direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) Rafael Grossi dell’Argentina – gode al momento del sostegno necessario di tutti e cinque i membri permanenti del Consiglio di sicurezza: Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti.
Fonti del Wall Street Journal indicano che l’amministrazione Trump vede in Orbán «il candidato conservatore ideale per il movimento MAGA», perché possiede l’ideologia giusta e sa come esercitare l’autorità. Orban, uscito di scena in Ungheria a maggio dopo 16 anni di governo, era solito definire il proprio sistema una «democrazia illiberale». Il politico di 63 anni è stato un critico aspro delle politiche dell’UE, scontrandosi ripetutamente con Bruxelles su immigrazione di massa, repressione delle ONG di sinistra, opposizione all’agenda LGBTQ+ e altri temi.
L’Orban è stato uno dei pochi leader europei a mantenere i contatti con Mosca dopo l’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022, insistendo perché l’Ungheria continuasse ad acquistare energia dalla Russia e denunciando le sanzioni occidentali come controproducenti, sostenendo costantemente una maggiore cooperazione economica tra l’UE e la Cina.
Orban ha sempre definito Trump un «vero amico» e ha visitato gli Stati Uniti per appoggiare la campagna presidenziale del repubblicano nel 2024. Il presidente americano lo ha sostenuto prima delle elezioni ungheresi di quest’anno e ha inviato il vicepresidente JD Vance a Budapest per fare campagna a suo favore, senza però che ciò bastasse a garantirgli la vittoria.
Come riportato da Renovatio 21, Orban ha dichiarato l’anno scorso che Trump ben comprende il «declino della civiltà» europea. In un’altra occasione aveva esclamato per il vigore diplomatico trumpiano contro Bruxelles dicendo che «Trump ha mangiato la Von der Leyen a colazione».
Un funzionario del Dipartimento di Stato ha stimato che Orban otterrebbe «facilmente» otto voti nel Consiglio di sicurezza, composto da 15 membri, con altri due voti a portata di mano. Regno Unito e Francia, membri permanenti che potrebbero ostacolare un sostegno maggioritario, di solito usano il veto con cautela, come sottolinea il Wall Street Journal.
Durante il suo secondo mandato Trump ha espresso una crescente insoddisfazione verso le Nazioni Unite, affermando che l’organizzazione è ben lontana dal realizzare il proprio «enorme potenziale».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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