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Generale iraniano afferma di disporre di un’arma segreta più potente delle bombe nucleari

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Teheran possiede armi che sono «superiori» alle bombe nucleari, ha affermato il generale di brigata iraniano Ebrahim Rostami. La sua dichiarazione è arrivata in risposta alle richieste dei legislatori iraniani di rivedere la dottrina militare non nucleare del paese in mezzo alle minacce di Israele di colpire il Paese.

 

In un’intervista rilasciata ai media iraniani martedì, Rostami, che in precedenza ha ricoperto l’incarico di segretario della Commissione per lo sviluppo e l’equipaggiamento del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche (i Pasdaran), ha sostenuto le richieste di cambiare la dottrina, ma ha affermato che i parlamentari non erano a conoscenza di «alcuni aspetti» perché riguardano «informazioni altamente classificate e top secret».

 

Il generale ha affermato che l’Iran ha «armi di gran lunga superiori alle armi nucleari», lasciando intendere che questo equipaggiamento militare era già stato schierato in passato, ricordando un attacco alle petroliere negli Emirati Arabi Uniti nel 2019.

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«Quando Trump ha voluto ridurre le nostre esportazioni di petrolio, ci sono state diverse operazioni tattiche», ha affermato Rostami. «Non dirò chi le ha eseguite, ma cinque petroliere sono esplose nel porto altamente sorvegliato di Fujairah. Non sapevano nemmeno da dove provenisse l’attacco. Hanno persino presentato una denuncia all’ONU. Gli Emirati Arabi Uniti ci hanno accusato, ma non hanno potuto fornire prove. Questi sono alcuni degli esempi che posso citare».

 

La scorsa settimana, un gruppo di parlamentari iraniani ha chiesto al Consiglio supremo per la sicurezza nazionale di rivedere la dottrina di difesa del Paese e di rimuovere il divieto di sviluppare armi nucleari. La richiesta è arrivata in mezzo alle continue minacce di Israele di attaccare le strutture nucleari e petrolifere dell’Iran.

 

Le tensioni tra Iran e Israele sono aumentate in seguito all’uccisione dei capi di Hamas e Hezbollah e di un generale dell’IRGC da parte delle Forze di difesa israeliane (IDF) il mese scorso. Per rappresaglia per gli attacchi, l’Iran ha condotto un massiccio attacco missilistico il 1° ottobre, sostenendo di aver preso di mira solo le strutture militari.

 

Dopo l’attacco, il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha minacciato una risposta «mortale, precisa e sorprendente», mentre i funzionari israeliani hanno sostenuto attacchi di rappresaglia devastanti contro le infrastrutture energetiche iraniane, compresi gli impianti nucleari.

 

Teheran ha esortato lo Stato ebraico ad astenersi dall’adottare ulteriori misure sproporzionate di escalation e ha avvertito che l’Iran sarà pienamente pronto a difendersi e a reagire a eventuali attacchi.

 

Una fonte iraniana ha detto ad una testata governativa russa la scorsa settimana che, se Israele decidesse di colpire l’infrastruttura petrolifera iraniana, l’Iran risponderebbe attaccando le raffinerie di petrolio di Israele, aggiungendo che gli attacchi alle centrali elettriche e agli impianti nucleari provocherebbero anche attacchi di ritorsione sui corrispondenti obiettivi israeliani.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’Iran ha annunciato il suo ingresso nel club di Paesi dotati di tecnologia missilistica ipersonica ancora un anno fa.

 

I missili ipersonici volano a una velocità da cinque a 25 volte superiore a quella del suono. L’Iran ha presentato il suo primo missile di questo tipo, il Fattah-1, lo scorso giugno. La versione Fattah-2 è stata svelata al pubblico a novembre. Nessuno dei due era mai stato utilizzato in combattimento prima.

 

Pasdaran mostrarono a fine 2023 una nuova versione del missile ipersonico in una cerimonia tenutasi a Teheran alla presenza dei leader della Repubblica Islamica.

 

Il raggiunto status di potenza militare ipersonica era stato persino pubblicizzato in gigantografie nelle città iraniane. Anche gli Houthi, alleati dell’Iran e proxy sciiti della Repubblica Islamica in Yemen, sostengono di essere dotati di missili ipersonici.

 

Secondo l’annuncio dei Pasdaran, l’Iran ha utilizzato per la prima volta missili ipersonici durante i suoi attacchi contro Israele di tre settimane fa.

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Immagine screenshot da YouTube

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Putin non esclude di colpire l’industria militare britannica

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Durante una lunga conferenza stampa svoltasi il giorno prima, al termine dell’incontro dei paesi membri dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), il presidente russo Vladimir Putin ha risposto a numerose domande dei giornalisti.   Riguardo al peso e al potenziale dell’organizzazione, Putin l’ha definita «una delle strutture regionali più potenti», sottolineando che rappresenta «più della metà della popolazione mondiale, o credo circa un terzo del PIL mondiale», con «riserve colossali di risorse naturali» e una logistica che ha definito «pazzesca», arrivando a dire che è «metà del mondo». Sul motivo del suo fascino, ha spiegato: «è attraente perché tutto viene deciso per consenso e sulla base di accordi», definendola «una piattaforma per lo sviluppo di decisioni comuni che dovrebbero avvantaggiare tutti i paesi partecipanti», e concludendo di ritenere che «abbia buone prospettive».   Passando al tema delle armi britanniche impiegate nel conflitto contro la Russia, Putin ha ribadito: «Posso confermare ancora una volta: qualsiasi installazione militare in Ucraina, britannica o di qualsiasi altra provenienza, è un nostro obiettivo legittimo».   Alla domanda se anche l’industria militare situata direttamente in territorio britannico potesse rientrare tra i possibili obiettivi, Putin non ha né confermato né smentito, rispondendo soltanto: «Questo è un segreto, un segreto militare» — una risposta che, si racconta, avrebbe fatto rabbrividire Londra.   Sul fronte degli attacchi alle imbarcazioni ucraine, Putin ha voluto precisare che non erano mai stati casuali, ma indirizzati solo verso navi che trasportavano armi o munizioni, evidenziando che «le esplosioni secondarie successive agli attacchi hanno confermato che effettivamente trasportavano munizioni», concludendo: «Abbiamo effettuato attacchi di precisione contro alcune navi, ma sono stati davvero selettivi».   Infine, interrogato sul crescente sentimento anti-russo manifestato dalla Germania, Putin ha risposto: «credo che ciò sia dovuto principalmente alla situazione politica interna. La posizione del cancelliere è difficile a livello nazionale; non gode della fiducia dei suoi cittadini, ed è comprensibile il perché: non tutela gli interessi nazionali (…) le imprese chiudono, le persone perdono il lavoro, il tenore di vita cala. Non è chiaro il motivo di tutto ciò. C’è una sola spiegazione: che sia necessario resistere alla “Russia aggressiva”… Credo sia un altro errore, una gaffe, e a mio parere è chiaramente contrario agli interessi del popolo tedesco».   Come riportato da Renovatio 21, sempre dallo SCO Putin ha dichiarato che non possono esserci «negoziati con i terroristi», rispondendo alla minaccia del leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj contro l’aviazione civile nello spazio aereo russo.

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);  
         
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La Germania vende ad Israele 800 milioni di euro in armi

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Tra gennaio e giugno il governo tedesco ha approvato esportazioni di armi verso Israele per quasi 800 milioni di euro . La somma è già quattro volte superiore al valore totale autorizzato da Berlino lo scorso anno. Lo riporta Der Spiegel, che cita una risposta del governo a un’interrogazione parlamentare,

 

Secondo il governo germanico, circa un quinto delle esportazioni era legato alla cooperazione tra l’industria della difesa tedesca e quella israeliana, a benefizio delle forze armate tedesche. Poco più di due terzi del valore approvato è riconducibile all’INS Drakon, un sottomarino di classe Dolphin II lungo quasi 70 metri, costruito per Israele dal cantiere navale tedesco TKMS. Il sottomarino, in grado di rimanere immerso per settimane, ha lasciato Kiel martedì ed è presumibilmente diretto in Israele.

 

Secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco, Berlino ha affermato che la parte restante comprendeva attrezzature non classificate come «armi da guerra», tra cui armi leggere, munizioni, esplosivi e droni.

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Il partito goscista Die Linke ha accusato Berlino di «smisura inaudita» in merito agli accordi. «Mentre il cancelliere Friedrich Merz si dichiarava presumibilmente indignato per le disumane dichiarazioni del ministro della Sicurezza israeliano Itamar Ben-Gvir, il suo governo federale proseguiva la cooperazione con un governo e un esercito accusati di genocidio dinanzi alla Corte penale internazionale, sostenendo la violenza dei coloni in Cisgiordania e continuando a occupare il Libano meridionale», ha affermato la deputata Lea Reisner.

 

Il controverso ministro israeliano ha dichiarato il mese scorso di considerare l’enclave «nostra» e ha esortato le Forze di Difesa Israeliane a compiere decine di «assassinii mirati» ogni notte, affermando che alcuni abitanti dell’enclave palestinese «non sono persone».

 

La legge tedesca sul controllo delle armi da guerra prevede che le licenze debbano essere «sempre negate» qualora le armi rischino di essere utilizzate in «atti che turbano la pace» o qualora gli obblighi della Germania ai sensi del diritto internazionale possano essere compromessi.

 

Come riportato da Renovatio 21, nell’agosto del 2025 Berlino aveva temporaneamente sospeso le esportazioni di armi verso Israele a causa dei piani dello Stato Giudaico di occupare Gaza, ma ha revocato le restrizioni a novembre dopo un cessate il fuoco con Hamas mediato dagli Stati Uniti. Da allora, le forze israeliane hanno continuato le operazioni a Gaza e contro Hezbollah in Libano, dove occupano ancora alcune zone del Sud.

 

Nel frattempo, la Germania sta ampliando la cooperazione militare con Israele. Mercoledì, la Marina tedesca ha annunciato di aver testato con successo un missile balistico israeliano nell’Atlantico settentrionale, con una gittata fino a 500 chilometri. La Germania non possiede missili balistici propri; i suoi sistemi missilistici a più lunga gittata sono i missili da crociera Taurus.

 

Il sostegno incondizionato della Germania a Israele, accusato di genocidio dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia in un caso presentato dal Sudafrica, è probabilmente costato a Berlino il sostegno internazionale, dato che a giugno non è riuscita ad ottenere un seggio nel Consiglio di Sicurezza.

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Come riportato da Renovatio 21, a fine 2025 Berlino aveva annunciato la rimozione dell’esportazione di armi verso lo Stato Ebraico.

 

La sudditanza psicologica di Berlino ad Israele era stata descritta a chiare lettere dal presidente turco Receps Erdogan nel 2023 durante un’imbarazzante conferenza stampa congiunta con l’allora cancelliere Olaf Scholz: «Israele prende di mira ospedali, luoghi di culto e chiese? Sì, lo fa. Io, come musulmano, ne sono turbato (…) Parlo liberamente perché non dobbiamo nulla a Israele. Se fossimo in debito, non potremmo parlare così liberamente. Chi è indebitato non può parlare liberamente. Non abbiamo vissuto l’Olocausto e non ci troviamo in una situazione del genere».

 

Si tratta di un riferimento non troppo velato ad un argomento estremamente delicato per i tedeschi, ossia la loro incapacità di criticiare Israele a causa della strage degli ebrei durante il regime nazionalsocialista e nella Seconda Guerra Mondiale.

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Immagine di Helwin Scharn via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 4.0

 

 

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L’UE vuole che i risparmi dei cittadini finanzino il riarmo

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Un progetto della Commissione Europea per un’«Unione del risparmio e degli investimenti», discusso nel 2025 e sostenuto personalmente dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, ma non attuato all’epoca, sembra ora essere stato ripreso per rendere disponibili fondi aggiuntivi destinati a progetti di riarmo.   L’idea è di attingere ai conti di risparmio per un totale di circa 10.000 miliardi di euro – 3.400 miliardi dei quali nella sola Germania – inizialmente su base volontaria, per poi passare all’adesione obbligatoria. «L’ossessione della burocrazia europea per la raccolta di fondi destinati al settore militare-industriale, avido di denaro, implica proprio questo» scrive EIRN.   La fase «volontaria» diventerebbe obbligatoria in un futuro non troppo lontano. Questa discussione va seguita con attenzione, poiché si configura come un’espropriazione dei cittadini per una politica folle.   Il piano di guerra UE era contestato dall’ex primo ministro ungherese Vittorio Orban.

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Nel frattempo grandi gruppi industriali tedeschi come la Volkswagen stanno venendo convertiti alla produzione di armi.   Come riportato da Renovatio 21, un anno fa era emerso che la Francia prevede una grande guerra in Europa entro il 2030.   Nell’ambito del riarmo totale europeo, l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha avviato iniziative dedicate alla difesa nello spazio, qualificando l’iniziativa come «storica». Una delibera adottata dai suoi 23 Paesi membri riconosce che l’ente possiede le competenze necessarie per elaborare tecnologie spaziali «a fini di sicurezza e difesa». Di qui l’intenzione di creare un vero scudo spaziale contro la Russia.   Papa Leone XIV ha condannato l’aumento delle spese militari europee, avvertendo a maggio che il riarmo tradisce la diplomazia e alimenta le tensioni in un mondo già «devastato dalle guerre».   L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha definito la nuova UE armata come «delirante» e «guerrafondaia», nonché prodromica al Nuovo Ordine Mondiale.  

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Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
 
 
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