Epidemie
Emilia-Romagna, plasmaterapia, burocrazia
L’Emilia-Romagna è stata certamente una delle regioni più coinvolte nella gestione sanitaria dettata dal picco epidemico di Covid-19.
Dopo Codogno (Lombardia) e Vo’ Euganeo (Veneto) si può dire che il disastro più grosso, nonostante il palese tentativo di insabbiarlo, sia avvenuto a Piacenza, coinvolgendo poi pian piano le altre province adiacenti — prima Parma, poi Reggio Emilia, poi ancora Modena fino ad arrivare in Romagna. Alla fine anche il Commissario all’emergenza Coronavirus, Sergio Venturi, ha dovuto ammettere che provincia piacentina ha «affrontato l’ondata di piena senza avere purtroppo ancora tutte le misure di distanziamento e le ulteriori misure di blocchi produttivi che sono stati progressivamente stabiliti».
Del dramma emiliano-romagnolo pare quasi non se ne voglia parlare più di tanto, evitando persino di prendere in considerazione gli sconvolgenti dati a proposito delle RSA
Tuttavia del dramma emiliano-romagnolo pare quasi non se ne voglia parlare più di tanto, evitando persino di prendere in considerazione gli sconvolgenti dati a proposito delle RSA e, quindi, della gestione a livello regionale: il 57,7% dei pazienti deceduti nelle case di cura dell’Emilia-Romagna nei tre mesi di epidemia italiana sono morti a causa del COVID-19. La tanto citata Lombardia è seconda all’Emilia con il 53,4% dei decessi causa Coronavirus tra i pazienti delle residenze per anziani.
Prima in classifica fra le province più colpite a livello di decessi nelle RSA causa Sars-Cov-2 troviamo Bergamo — in generale la provincia più colpita di tutte come tasso di mortalità complessivo —, ma al secondo posto non troviamo né Lodi né Brescia né Milano: troviamo Reggio Emilia.
Il 57,7% dei pazienti deceduti nelle case di cura dell’Emilia-Romagna nei tre mesi di epidemia italiana sono morti a causa del COVID-19. La tanto citata Lombardia è seconda all’Emilia con il 53,4% dei decessi causa Coronavirus tra i pazienti delle residenze per anziani
Su Renovatio 21 ci siamo già chiesti se per caso sarà avviato un commissariamento anche in questa Regione, se non altro per trovare risposte a questi dati tragici e riguardanti una fetta di popolazione assai fragile, già sufficientemente compromessa dalla necessità di dover passare l’ultimo atto della propria vita lontana dai propri affetti e dalle proprie cose.
Abbiamo tuttavia il vago sospetto che l’Emilia-Romagna ne uscirà fuori immacolata, anzi, saltano fuori addirittura voci di un Bonaccini papabile futuro premier. Santi subito, insomma, per buona pace dei dati di mortalità — certamente sottostimati — circa i poveri anziani residenti in luoghi in cui, invece che essere protetti, ci hanno lasciato le penne.
Oltre al danno, poi, anche la beffa: qualcuno sta pensando di intervenire seriamente a livello regionale per contenere il disastro propagato all’interno delle residenze per anziani, ancora in totale emergenza? A noi pare di no, considerando che le chiacchiere non curano le persone dal COVID.
Sarebbe interessante sapere quanti anziani sono stati seriamente curati all’interno di queste strutture, quando sono stati fatti i primi tamponi e, perché no, quali misure di prevenzione sono state messe in atto e con quanto anticipo. E poi le linee guida: le linee guida delle aziende sanitarie locali — e quindi regionali — sono state efficaci?
In questi giorni la Regione ha dato notizia di essersi messa al lavoro sul fronte di ricerca per la terapia con il plasma iperimmune, sulla quale, ci tengono a dire con convinzione annunciandone la notizia, «allo stato attuale non esistono evidenze scientifiche conclusive che ne dimostrino la comprata efficacia».
Quindi, proseguono, «in attesa che i protocolli clinici regionali in corso possano definire quanto questo approccio terapeutico migliori la prognosi dei pazienti affetti da forme gravi di infezioni da SARS-CoV-2, la Regione ha aderito allo studio nazionale – chiamato “Tsunami” e messo a punto da Aifa e Istituto Superiore di sanità – sull’efficacia della terapia con plasma in pazienti con polmonite dovuta al virus».
Difficile non far caso al fatto che mentre la gente muore, o comunque versa in condizioni cliniche gravi, qui il mantra imperante sia «evidenze scientifiche».
Le stesse «evidenze scientifiche» non sono però interessate a nessuno quando è stato il momento di agire con farmaci giammai testati per far fronte al COVID, rivelatisi poi, in un secondo momento, non solo inutili ed inefficaci ma altresì dannosi, e in alcuni casi persino ritirati.
Perché per il plasma iperimmune tutti vogliono «evidenze scientifiche»?
Perché per il plasma iperimmune tutti vogliono «evidenze scientifiche»?
Il Direttore del centro nazionale del sangue, Giancarlo Liumbruno, ha espresso soddisfazione per l’adesione dell’Emilia-Romagna alla ricerca “Tsunami”, precisando che lo studio ha tutti i requisiti necessari «per fornire prove scientifiche robuste che finora ancora non abbiamo».
Frattanto il Centro regionale sangue e l’Agenzia sanitaria e sociale, in accordo con l’assessorato, hanno predisposto un protocollo di studio per valutare la fattibilità di un percorso regionale di produzione di plasma da pazienti che hanno contratto l’infezione COVID-19.
Se non ci fossero state Mantova e Pavia, chi avrebbe inviato due sacche di plasma a Palermo per tentare di salvare una donna incinta (e quindi anche il bambino che porta in grembo) appena rientrata da Londra in gravi condizioni a causa del Nuovo Coronavirus?
L’obiettivo sarebbe quello di capire quale potrebbe essere la reale capacità produttiva di plasma iperimmune da parte della Rete Trasfusionale Regionale. A partire dall’identificazione attraverso uno studio di fattibilità, di chi, tra i soggetti infettati e guariti dal COVID-19, può essere considerato idoneo a diventare un possibile donatore di «plasma iperimmune».
Ora, nessuno vuole qui negare che occorrano inevitabilmente diversi passaggi per giungere alle certezze mediche, ma voi vi immaginate se all’Ospedale Carlo Poma di Mantova il Dott. De Donno e tutto lo staff, compreso l’Ospedale San Matteo di Pavia, avessero aspettato tutto questo tempo? I 48 pazienti che versavano in gravi condizioni, salvati attraverso il plasma, ora sarebbero presumibilmente morti e non potrebbero raccontarcelo.
Non c’era tempo. Perché ogni minuto perso sarebbe potuto costare una vita umana. Se non ci fossero state Mantova e Pavia, chi avrebbe inviato due sacche di plasma a Palermo per tentare di salvare una donna incinta (e quindi anche il bambino che porta in grembo) appena rientrata da Londra in gravi condizioni a causa del Nuovo Coronavirus?
Ci chiediamo ancora una volta: perché molti farmaci dalla dubbia efficacia o comunque testati pochissimo sono stati quasi subito autorizzati e per il plasma, invece, nonostante la certezza sulla sicurezza, tutto diventa così complesso e burocraticizzato?
Il protocollo del Dott. De Donno ha funzionato, su tutti i 48 pazienti testati. Non è forse una assoluta evidenza pratica, questa? Possibile che in Emilia-Romagna, come purtroppo in altre regioni, non sia ancora possibile donare il plasma che si è dimostrato strumento efficace, sicuro, gratuito e solidale per salvare vite o migliorare le condizioni di molti pazienti?
Perché molti farmaci dalla dubbia efficacia o comunque testati pochissimo sono stati quasi subito autorizzati e per il plasma, invece, nonostante la certezza sulla sicurezza, tutto diventa così complesso e burocraticizzato?
Cosa stiamo aspettando, visto che non siamo nemmeno sicuri che gli anticorpi dei convalescenti dureranno in eterno? Aspettiamo che molte persone non possano più donare?
Per esperienza personale e diretta posso dire che molti miei colleghi sanitari guariti dal COVID, non riuscendo ad andare a Mantova, non hanno potuto donare perché nelle proprie province le linee guida sulla donazione non erano ancora chiare. Una volta tornati a lavoro, i sanitari — particolarmente quelli ancora a contatto con pazienti-Covid — non possono più donare. Fine del gioco.
Cosa stiamo aspettando, visto che non siamo nemmeno sicuri che gli anticorpi dei convalescenti dureranno in eterno? Aspettiamo che molte persone non possano più donare?
Pensate quante opportunità perse, quante possibilità buttate per rendere conto al burocratismo delle «evidenze scientifiche».
Pensate a quanti anziani che versano ancora in condizioni tutt’altro che buone nelle RSA potrebbero essere probabilmente salvati.
L’Azienda Socio Sanitaria Territoriale di Mantova ha già messo in atto un protocollo specifico per le residenze per anziani Green Park, che coinvolgerà 120 ospiti e pronto ad essere allargato o ampliato ad altre collaborazioni.
Posso dire che molti miei colleghi sanitari guariti dal COVID, non riuscendo ad andare a Mantova, non hanno potuto donare perché nelle proprie province le linee guida sulla donazione non erano ancora chiare
In Emilia-Romagna — dove ci si guarda bene dal citare anche solo lontanamente Mantova e Pavia e, vade retro, non sia mai, il Dott. Giuseppe De Donno — cosa stanno aspettando?
Noi, purtroppo, una vaga idea ce l’abbiamo.
Cristiano Lugli
Epidemie
Collaboratore di alto livello di Fauci si dichiara colpevole di accuse federali. Tradirà il suo capo?
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Il dottor David Morens si è dichiarato colpevole martedì di un’accusa di cospirazione per frodare gli Stati Uniti. Secondo il Washington Post, Morens, 78 anni, ha dichiarato a un giudice federale di aver tentato di eludere le leggi federali sulla conservazione dei documenti utilizzando il suo account di posta elettronica privato per discutere informazioni relative alle origini del COVID-19. Il biologo molecolare della Rutgers University, Richard Ebright, Ph.D., ha affermato che Morens «probabilmente» ha agito «su ordine del suo capo, Fauci».
Un ex consigliere chiave del dottor Anthony Fauci si è dichiarato colpevole di occultamento di documenti pubblici relativi alle origini del COVID-19, nell’ambito di un patteggiamento raggiunto con i procuratori federali: uno sviluppo che, secondo alcuni esponenti politici e analisti, potrebbe coinvolgere Fauci.
Il dottor David Morens si è dichiarato colpevole martedì di un’accusa di cospirazione per frodare gli Stati Uniti. Secondo il Washington Post, Morens, 78 anni, ha dichiarato a un giudice federale di aver tentato di eludere le leggi federali sulla conservazione dei documenti utilizzando il suo account di posta elettronica privato per discutere di ricerche – e di una sovvenzione federale revocata – relative alle origini del COVID-19.
Morens, inizialmente incriminato ad aprile con cinque capi d’accusa federali, ha dichiarato al giudice di aver intenzionalmente reindirizzato le comunicazioni al suo account di posta elettronica personale per proteggere Fauci e perché le email avrebbero potuto essere fraintese in futuro, qualora fossero state rese pubbliche.
Dai documenti depositati in tribunale emerge che alcune delle email sono state inoltrate informalmente a un alto funzionario del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID). Secondo la CBS News, il funzionario in questione è probabilmente Fauci, che ha diretto il NIAID fino a dicembre 2022. Morens ha ricoperto il ruolo di consulente senior nell’ufficio di Fauci al NIAID tra il 2006 e il 2022.
Morens ha dirottato i messaggi sulla sua email personale mentre si moltiplicavano le speculazioni sul fatto che il COVID-19 fosse emerso in natura, come affermavano pubblicamente all’epoca Fauci e altri funzionari dell’amministrazione Biden e virologi chiave, oppure fosse stato sviluppato presso l’Istituto di Virologia di Wuhan, in Cina, e si fosse poi diffuso da lì.
In base all’accordo raggiunto con la procura, Morens rischia fino a cinque anni di carcere e una multa massima di 250.000 dollari, sebbene la sua pena potrebbe essere inferiore. Secondo il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ), «le condanne effettive per i reati federali sono in genere inferiori alle pene massime previste». La sentenza è prevista per il 12 novembre, come riportato da Politico.
«Dichiarandosi colpevole oggi, il dottor Morens si è assunto la responsabilità delle sue azioni e continuerà a farlo», ha affermato Tim Belevetz, avvocato di Morens, in una dichiarazione riportata dal Post.
James Billot, direttore di UnHerd, ha dichiarato a News24 Digital, testata australiana, che la dichiarazione di colpevolezza di Morens rappresenta la «prima grande vittoria» nell’indagine sulle origini del COVID-19. «Vedremo presto emergere molti altri dettagli su questo argomento».
Secondo Politico, Fauci non è stato «accusato né incriminato per illeciti nel caso contro Morens e il suo nome non viene menzionato negli atti processuali».
Ma in un post su X, il senatore Rand Paul (repubblicano del Kentucky), che sta guidando l’indagine del Congresso sulle origini del COVID-19, ha suggerito che Fauci potrebbe essere implicato: «Un alleato di lunga data di Fauci si dichiara colpevole. La sua dichiarazione di colpevolezza potrebbe implicare il coinvolgimento di Anthony Fauci?», ha scritto Paul.
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Morens si vantava di essere in grado di «far sparire le email»
Nel corso della sua testimonianza davanti alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti nel 2024, Fauci negò di avere avuto uno stretto rapporto di lavoro con Morens, suggerendo che Morens non gli forniva consulenza su «politiche dell’istituto o altre questioni sostanziali».
Tuttavia, l’accordo di patteggiamento di Morens include una dichiarazione in cui ammette di essersi spesso consultato con un ricercatore esterno, Peter Daszak, Ph.D., all’epoca presidente dell’EcoHealth Alliance, per preparare briefing per Fauci che suggerivano che il COVID-19 avesse origini naturali.
In un’email del 2021 resa pubblica dalla Camera e citata da The Hill, Morens scrisse a Daszak: «Posso inviare materiale a Tony [Fauci] tramite la sua Gmail privata, oppure consegnarglielo di persona al lavoro o a casa. È troppo intelligente per lasciare che i colleghi gli mandino cose che potrebbero causargli problemi».
In un’altra email del 2021, Morens affermò di sapere come «far sparire le email dopo una richiesta FOIA», riferendosi alle richieste di accesso agli atti federali previste dal Freedom of Information Act.
John Leake, vicepresidente della McCullough Foundation e autore di Mind Viruses: America’s Irrational Obsessions, ha scritto su Substack che la dichiarazione di colpevolezza di Morens per un singolo capo d’accusa di cospirazione è «simile alla condanna di Al Capone per evasione fiscale». Leake ha suggerito che la dichiarazione di colpevolezza avrà un impatto minimo sull’indagine sulle origini del COVID-19.
«Sebbene Morens probabilmente sconterà una pena detentiva, la sua dichiarazione di colpevolezza e la sua condanna per questo particolare atto di frode mi sembrano un diversivo rispetto al problema principale», ha scritto Leake, riferendosi alla «creazione illegale e al successivo occultamento illegale di un’arma biologica in un laboratorio di biosicurezza cinese».
Ma per altri analisti e commentatori, l’attenzione sta tornando a concentrarsi su Fauci in seguito alla dichiarazione di colpevolezza di Morens.
Jeffrey Tucker, presidente e fondatore del Brownstone Institute, ha ipotizzato che Morens abbia probabilmente accettato di testimoniare contro altre persone in cambio del patteggiamento e, forse, di una pena più mite.
«Ora è disposto a parlare in cambio di una pena più lieve. Sicuramente parlerà e sarà affascinante sapere tutto quello che sa», ha detto Tucker.
Il biologo molecolare della Rutgers University, Richard Ebright, Ph.D., si è detto d’accordo. Ebright è stato un acceso critico della ricerca sul guadagno di funzione, che secondo i sostenitori della teoria della fuga dal laboratorio avrebbe probabilmente portato alla creazione in laboratorio del SARS-CoV-2 e alla sua successiva fuoriuscita dal laboratorio di Wuhan.
Ha affermato che Morens «probabilmente» ha agito «su ordine del suo capo, Fauci».
«La dichiarazione di colpevolezza di Morens è un primo passo importante per assicurare alla giustizia i funzionari statunitensi che hanno finanziato la sconsiderata ricerca sul guadagno di funzione a Wuhan, che ha causato il COVID-19» ha detto Ebright.
«Sembra possibile, persino probabile, che Morens sia stato ‘ingannato’ dai procuratori e che la sua dichiarazione di colpevolezza sia il risultato di un patteggiamento in cui Morens ha accettato di testimoniare contro Fauci, Daszak… e altri».
L’accordo di patteggiamento di Morens prevedeva un fascicolo sigillato, il che, secondo Ebright, indica che Morens ha accettato di testimoniare contro altri: un’opinione condivisa dal ricercatore e autore James Lyons-Weiler, Ph.D., che ha scritto su Substack:
«Infine, poiché l’accordo di patteggiamento include un supplemento sigillato e una separata dichiarazione di fatto, la documentazione attualmente pubblica è incompleta. Tale lacuna è particolarmente rilevante per le speculazioni secondo cui Morens starebbe collaborando contro altri. Tale collaborazione è possibile in teoria, ma non può essere ragionevolmente dedotta dalla sola esistenza del documento sigillato».
«… Avevamo previsto che a [Morens] sarebbe stato offerto un patteggiamento e che le accuse specifiche sarebbero state ritirate in cambio della sua testimonianza contro Fauci e altri.»
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Morens ha ricevuto regali per «marachelle dietro le quinte»
L’atto d’accusa contro Morens faceva ampio riferimento a due complici, indicati come «Co-cospiratore 1» e «Co-cospiratore 2».
Secondo il Post, i documenti resi pubblici nell’ambito dell’indagine del Congresso indicano che le due persone in questione sono Daszak e il dottor Gerald Keusch, ex direttore del Fogarty International Center del NIH, che finanziava scienziati stranieri.
Secondo quanto riportato dal Post, Morens, Daszak e Keusch «hanno discusso ripetutamente della possibilità di limitare le loro conversazioni alle email private».
Sotto la guida di Daszak, l’EcoHealth Alliance ha ricevuto una sovvenzione dai National Institutes of Health (NIH), l’agenzia madre del NIAID, per uno studio intitolato «Comprendere il rischio di emergenza del coronavirus nei pipistrelli». Il laboratorio di Wuhan ha successivamente ricevuto un sub-finanziamento dall’EcoHealth Alliance, a sua volta finanziato dalla sovvenzione.
Nell’ambito del patteggiamento, Morens ha ammesso di aver ricevuto «gratificazioni illegali» da Daszak, tra cui pasti in ristoranti stellati Michelin e bottiglie di vino, come ringraziamento per i suoi «consigli, il suo supporto e i suoi intrighi dietro le quinte» nell’aiutare Daszak a «ripristinare la sospensione del finanziamento per la ricerca sul coronavirus dei pipistrelli e a contrastare la narrazione secondo cui il COVID-19 sarebbe fuoriuscito da un laboratorio».
Secondo il Dipartimento di Giustizia, «Morens avrebbe poi individuato un atto ufficiale che avrebbe potuto compiere per ‘meritarsi’ il regalo, ovvero scrivere un commento scientifico su un’importante rivista medica in cui sosteneva che il COVID-19 avesse origini naturali».
Ad aprile, il New York Post ha riportato che il commento è probabilmente un articolo di cui Morens è coautore, pubblicato nel luglio 2020 sull’American Journal of Tropical Medicine and Hygiene.
Tucker ha affermato che Morens era «un intellettuale promettente» che «si è convertito al lato oscuro» agendo su «ordine di Fauci», tra cui la pubblicazione di articoli su riviste scientifiche a sostegno della narrativa ufficiale sul COVID-19.
Tucker ha citato un articolo del settembre 2020, scritto da Morens in collaborazione con Fauci e pubblicato sulla rivista Cell, in cui si auspicava la «ricostruzione delle infrastrutture dell’esistenza umana».
«Era distopico all’estremo e lui lo sapeva», ha detto Tucker. «Rifletteva il suo stato d’animo: l’assurdità al servizio del potere».
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Altri collaboratori di Fauci faranno a gara per «denunciarsi a vicenda» in cambio di patteggiamenti?
La dichiarazione di colpevolezza di Morens rappresenta l’ultimo sviluppo nell’indagine congressuale in corso sulle origini del COVID-19. Nel 2024, quando testimoniò davanti al Congresso nell’ambito dell’indagine Morens negò di aver tentato di eludere la legge federale instradando le comunicazioni attraverso il suo account di posta elettronica personale.
All’inizio di questo mese, Paul ha segnalato Fauci al Dipartimento di Giustizia per oltraggio al Congresso, per essersi rifiutato di rispondere alle domande durante l’udienza del mese scorso. Secondo il Washington Post, il Dipartimento di Giustizia sta esaminando la richiesta. È la terza volta che Paul segnala Fauci al Dipartimento di Giustizia per possibili accuse penali.
La settimana scorsa, Fauci ha rifiutato la richiesta di comparire volontariamente davanti a un’altra commissione del Senato.
Negli ultimi istanti del suo mandato, lo scorso anno, l’allora presidente Joe Biden concesse preventivamente la grazia a Fauci per tutti i suoi atti ufficiali risalenti al 2014, anno in cui il NIH approvò un finanziamento per la ricerca di Daszak sul coronavirus nei pipistrelli.
Esperti legali avevano precedentemente dichiarato a The Defender che, sebbene la grazia protegga Fauci da procedimenti penali federali per i suoi atti ufficiali, non impedisce agli Stati di sporgere denuncia contro di lui. Inoltre, non lo protegge dalle accuse di oltraggio al Congresso o di falsa testimonianza in successive deposizioni.
Nel 2024, il dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti ha sospeso tutti i finanziamenti a EcoHealth Alliance dopo aver constatato che l’organizzazione non aveva monitorato adeguatamente gli esperimenti sul coronavirus.
Ad aprile, il NIH avrebbe revocato tutti i finanziamenti concessi al virologo Ralph Baric, Ph.D., che aveva collaborato con Fauci e i ricercatori del laboratorio di Wuhan prima e durante la pandemia di COVID-19.
A giugno, l’FBI ha incriminato due ricercatori del NIH, tra cui Vincent Munster, Ph.D., legato a Fauci, con l’accusa di aver introdotto clandestinamente negli Stati Uniti, all’inizio di quest’anno, il virus del mosaico del mais (mpox) e altri agenti patogeni pericolosi.
Documenti resi pubblici il mese scorso suggeriscono che nel 2021 l’FBI abbia fatto pressioni sugli agenti della dogana e della protezione delle frontiere statunitensi affinché non interrogassero Daszak al suo rientro negli Stati Uniti dalla Cina, dove si era recato nell’ambito di un’indagine dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulle origini del COVID-19.
L’anno scorso, Daszak è diventato presidente di Nature.Health.Global, un’organizzazione no-profit che svolge ricerche sulla salute pubblica e sulla prevenzione delle pandemie. Morens lavora per questa organizzazione.
Ebright ha suggerito che «ora è iniziata la corsa ai topi» per gli ex stretti collaboratori e alleati di Fauci, che si «denunciano a vicenda».
«Morens, Daszak, Keusch e gli altri probabilmente stanno già facendo a gara per essere i primi a collaborare e quindi ad accaparrarsi i migliori accordi di patteggiamento».
Michael Nevradakis
Ph.D.
© 19 agosto 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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Epidemie
Fauci si rifiuta di comparire davanti alla commissione del Senato
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Epidemie
Epidemie colpiscono Ceuta invasa dai migranti
Nell’enclave spagnola di Ceuta, nel Nord Africa, sono stati segnalati casi di malattie infettive, tra cui gastroenteriti, tra i migranti a partire dall’invasione perpetrata dal vicino Marocco alla fine di luglio.
L’Istituto Nazionale per la Gestione Sanitaria spagnolo (INGESA) ha confermato la diffusione di casi di gastroenterite tra i migranti arrivati di recente, secondo quanto riportato venerdì dai media spagnoli. L’agenzia ha inoltre confermato casi di scabbia e impetigine, precisando che entrambe le patologie erano già presenti a Ceuta prima dell’ultimo afflusso di migranti.
Tuttavia, l’INGESA ha respinto le affermazioni secondo cui il sistema sanitario di Ceuta sarebbe collassato. L’agenzia ha anche smentito le notizie relative a un’epidemia di tubercolosi, affermando che il caso sospetto è risultato negativo al test
L’epidemia si verifica mentre i professionisti sanitari locali avvertono che il sovraffollamento e le condizioni igienico-sanitarie inadeguate tra le migliaia di migranti che vivono all’aperto potrebbero facilitare un’ulteriore diffusione della malattia. Si dice che molti migranti non abbiano un accesso adeguato all’acqua potabile, ai servizi igienici e alle docce.
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La gastroenterite è un’infiammazione dello stomaco e dell’intestino, solitamente causata da un’infezione virale o batterica, con sintomi quali diarrea, vomito e crampi addominali. La scabbia è un’infestazione cutanea contagiosa causata da acari microscopici che provoca prurito intenso ed eruzione cutanea, mentre l’impetigine è un’infezione batterica della pelle caratterizzata da piaghe che possono rompersi e sviluppare croste giallastre.
Oltre 72.000 migranti sono entrati a Ceuta tra il 30 e il 31 luglio, molti a nuoto o attraversando le barriere frangiflutti costiere: una cifra equivalente a circa il 70 % della popolazione residente dell’enclave. L’afflusso ha messo a dura prova i centri di accoglienza e ha esercitato ulteriore pressione sulle risorse sanitarie e delle forze dell’ordine. La maggior parte di coloro che sono entrati è stata rimpatriata in Marocco, ma si stima che fino a 11.000 persone siano ancora a Ceuta, secondo le autorità locali.
L’afflusso ha inoltre alimentato le tensioni all’interno dell’UE, dove la migrazione è da tempo una questione controversa. Ventidue leader europei hanno firmato una lettera accusando la Spagna di minare la sicurezza delle frontiere del blocco, mentre diversi hanno chiesto l’espulsione del Paese dall’area Schengen.
Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha replicato, definendo le azioni dei suoi vicini europei «egoistiche».
Come riportato da Renovatio 21, in molti sostengono che l’invasione sia stata programmata dal Marocco su spinta di Israele (che vorrebbe punire la Spagna per le sue posizioni su Gaza, Libano, UNIFIL etc.) e degli Stati Uniti, che avevano passato leggi proprio su quei territori negli scorsi mesi.
Secondo varie testate, terroristi islamici avrebbero approfittato del disordinato afflusso di immigrati clandestini marocchini in Spagna per introdursi in Europa.
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