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COVID, la vaccinazione di massa ha alimentato nuove varianti? Nuovo studio apre al dibattito

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Gli autori dello studio, sottoposto a revisione paritaria, hanno affermato che i loro risultati «dimostrano il potenziale» per nuovi approcci per la rilevazione e il trattamento del COVID-19, efficaci per tutte le varianti. Alcuni scienziati hanno affermato che lo studio supporta anche la teoria secondo cui la vaccinazione di massa potrebbe aver prolungato la pandemia.

 

I ricercatori che si sono prefissati di esaminare come il SARS-CoV-2, il virus responsabile del COVID-19, si sia evoluto per eludere il sistema immunitario umano hanno inavvertitamente alimentato il dibattito sulla possibilità che la vaccinazione di massa abbia prolungato la pandemia.

 

Uno studio sottoposto a revisione paritaria, pubblicato questo mese sulla rivista Scientific Reports, ha ipotizzato che il percorso di infezione del SARS-CoV-2 negli esseri umani sia cambiato nel tempo. La comprensione di questo processo aiuterà gli scienziati a sviluppare trattamenti per tutte le future varianti del virus, hanno affermato gli autori.

 

Utilizzando set di dati pubblici costituiti da campioni di sangue e nasali di oltre 500 persone, divise in gruppi COVID-positivi e di controllo, i ricercatori hanno scoperto che il ceppo originale del SARS-CoV-2 e le prime varianti «hanno interessato principalmente i percorsi correlati alla replicazione virale», il processo attraverso il quale i virus inseriscono il loro materiale genetico nelle cellule ospiti, cooptando quelle cellule per creare nuove particelle virali.

 

Questi primi ceppi del virus hanno portato a ulteriori cambiamenti nell’espressione genica, il processo attraverso il quale le cellule convertono le istruzioni contenute nel nostro DNA in un prodotto funzionale, come una proteina. Questo, a sua volta, ha portato a infezioni da COVID-19 più gravi.

Tuttavia, ceppi successivi di SARS-CoV-2, come Beta e Omicron, «hanno mostrato uno spostamento strategico verso la modulazione e l’elusione della risposta immunitaria dell’ospite», ma hanno anche causato infezioni più lievi nella maggior parte delle persone.

 

Secondo TrialSite News, si tratta di un «sorprendente cambiamento evolutivo nel modo in cui il SARS-CoV-2 interagisce con il corpo umano», il che suggerisce che le varianti più recenti «potrebbero essere ottimizzate per eludere il sistema immunitario».

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La vaccinazione di massa contro il COVID ha portato allo sviluppo di nuove varianti?

Gli autori dello studio hanno affermato che i loro risultati «dimostrano il potenziale» per nuovi approcci per rilevare e trattare il COVID-19 che sarebbero efficaci per tutte le varianti.

 

I ricercatori hanno identificato 37 geni comuni a tutte le varianti di SARS-CoV-2. Hanno notato che il virus, indipendentemente dalla variante, ha colpito costantemente gli stessi insiemi di geni negli esseri umani, fungendo da «filo conduttore attraverso la diversità virale della pandemia», secondo TrialSite News.

 

Lo studio non ha analizzato il potenziale impatto della vaccinazione contro il COVID-19 sulla risposta immunitaria al SARS-CoV-2.

 

Tuttavia, alcuni scienziati hanno affermato che i risultati dimostrano che i vaccini contro il COVID-19 hanno contribuito all’evoluzione del SARS-CoV-2 e potenzialmente hanno esacerbato la pandemia.

 

Tuttavia, Karl Jablonowski, Ph.D., ricercatore senior presso Children’s Health Defense, non è d’accordo.

 

«A giudicare dai risultati dello studio, è improbabile che le differenze nell’espressione genica degli infetti siano il risultato di cambiamenti evolutivi nel virus dovuti al vaccino. I cambiamenti iniziano a verificarsi nella variante Beta, una variante emersa prima dell’inizio delle vaccinazioni» ha affermato.

 

Ma secondo la giornalista investigativa Sonia Elijah, «è degno di nota che la comparsa di Omicron abbia coinciso esattamente con la vaccinazione diffusa e l’inizio delle campagne di richiamo alla fine del 2021».

 

Il consulente indipendente per la ricerca sui vaccini, Geert Vanden Bossche, DVM, Ph.D., è d’accordo. In un post su X la scorsa settimana, ha affermato che il SARS-CoV-2 «ha superato la prima linea di difesa immunitaria in ampie coorti di vaccinati contro il C-19 [COVID-19]».

 

Secondo Vanden Bossche, molte persone vaccinate hanno manifestato un potenziamento dell’infezione dipendente dagli anticorpi (ADEI), un processo in cui gli anticorpi aumentano la capacità del virus di entrare nelle cellule anziché proteggerle, con conseguente peggioramento dell’infezione.

 

Vanden Bossche è un ex responsabile del programma senior per la scoperta dei vaccini presso la Gates Foundation e autore di «The Inescapable Immune Escape Pandemic».

 

Ha dichiarato a The Defender che l’ADEI «è pronunciato» nelle persone con alti titoli anticorpali – un livello elevato di anticorpi contro il COVID-19 in persone con «ridotta o scarsa capacità neutralizzante» verso diverse varianti del virus. Ha aggiunto che questo include «i vaccinati contro il COVID-19 con richiamo, ma anche le persone non vaccinate guarite da una malattia grave».

 

Attraverso questo processo, i vaccini contro il COVID-19 hanno portato a infezioni da vaccino intercorrenti, in cui le persone vengono infettate dalla malattia contro cui sono state vaccinate, e a focalizzazione immunitaria, in cui il corpo produce anticorpi protettivi che prendono di mira solo parti specifiche del patogeno, come la proteina spike del COVID-19, ha affermato Vanden Bossche.

 

Nell’agosto 2021, durante l’epidemia della variante Delta e pochi mesi dopo l’inizio della campagna di vaccinazione di massa contro il COVID-19 nella maggior parte dei Paesi, in Israele si sono verificate nuove infezioni nel 50% di coloro che risultavano positivi al COVID-19, ha affermato la dottoressa Sharon Alroy-Preis, direttrice dei servizi sanitari pubblici israeliani.

 

Nel 2022, in concomitanza con l’emergere della variante Omicron, il fisico teorico Josh Mitteldorf, Ph.D., ha sollevato la possibilità che le popolazioni vaccinate «esercitino un’intensa pressione selettiva sul virus per eludere il vaccino mutando la sua proteina spike, che è l’unica parte del virus verso cui gli individui vaccinati hanno immunità».

 

La focalizzazione immunitaria, a sua volta, «consente una continua fuga immunitaria adattativa», ha scritto Vanden Bossche, riferendosi alla capacità dei patogeni di evitare di essere presi di mira dal sistema immunitario dell’ospite.

 

«Credo che le argomentazioni del Dott. Vanden Bossche siano in linea con i risultati di questo studio, secondo cui varianti come Omicron si sono evolute per eludere l’immunità indotta dal vaccino, come dimostrato dalla loro capacità di infettare gli individui vaccinati», ha affermato Elijah.

 

TrialSite News ha scritto: «Questo cambiamento coincide temporalmente con le campagne di vaccinazione globali».

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Studi precedenti hanno anche scoperto che i vaccini COVID potrebbero aver aiutato il virus a mutare

Nel 2021, la rivista Scientific Reports ha pubblicato un articolo sottoposto a revisione paritaria in cui si ipotizza che le persone vaccinate possano svolgere un ruolo chiave nell’aiutare le varianti del SARS-CoV-2 a evolversi in varianti che eludono i vaccini esistenti contro il COVID-19.

 

Da quello studio è emerso che il rischio più elevato di sviluppare un ceppo resistente si verifica quando una larga parte della popolazione è stata vaccinata, ma la trasmissione non è controllata.

 

All’inizio del 2021, i Centers for Disease Control and Prevention hanno pubblicato uno studio che dimostrava che le persone vaccinate possono trasmettere la variante Delta con la stessa facilità delle persone non vaccinate.

 

Indipendentemente dai meccanismi attraverso i quali si è evoluto il SARS-CoV-2, Jablonowski ha affermato che il virus si è trasformato in un coronavirus endemico con sintomi lievi.

 

«Una possibile interpretazione dei risultati è che la traiettoria evolutiva del virus SARS-CoV-2 segua una direzione verso sintomi lievi, riducendo al minimo la risposta immunitaria e aumentandone quindi la trasmissibilità. Un giorno potremmo chiamarlo “raffreddore comune”». ha affermato.

 

Michael Nevradakis

Ph.D.

 

© 15 luglio 2025, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

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I televisori LG ti spiano anche da spenti

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I dispositivi del grande produttore coreano LG continuerebbero a raccogliere dati anche quando sono spenti o in standby. Lo rivelano indagini comparse in rete e sulla stampa nelle ultme settimane.   Il 6 settembre il canale YouTube Gamers Nexus ha pubblicato un video di due ore dal titolo «216.000.000 Spy TV», in cui sostiene che le smart TV LG funzionino di fatto come dispositivi di sorveglianza. Secondo l’inchiesta, anche quando i televisori risultavano scollegati da Internet erano comunque in grado di registrare l’audio tramite il microfono, salvare i file offline e caricarli non appena la connessione Wi-Fi veniva ripristinata.  

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Come riportato da The Verge, i televisori sarebbero progettati per raccogliere e trasmettere dati in modo pressoché costante su proprietari e abitazioni, scansionando le reti Wi-Fi vicine, registrando tramite i microfoni e usando il campionamento audio-video per identificare con precisione i contenuti visualizzati attraverso i vari ingressi.   L’indagine è stata condotta insieme al canale Level1Techs e a ricercatori di sicurezza indipendenti, con test approfonditi su diversi modelli OLED LG in vendita al dettaglio.   Al centro delle accuse c’è la funzione di riconoscimento automatico dei contenuti (ACR), che secondo Gamers Nexus monitorerebbe tutto ciò che compare sullo schermo, rilevando audio e video anche dai dispositivi collegati via HDMI o USB e dalle app utilizzate. I dati raccolti verrebbero poi inviati a LG Ad Solutions per finalità pubblicitarie e di «profilazione del nucleo familiare»: un televisore analizzato nel test avrebbe trasmesso circa 4 GB di dati ACR al mese.   Gamers Nexus ha definito il comportamento del televisore assimilabile a quello di un malware, evidenziando anche una serie di vulnerabilità di sicurezza che, a detta degli autori dell’inchiesta, potrebbero essere sfruttate per trasformare il dispositivo in un vero e proprio strumento di ascolto nascosto.     Secondo quanto riportato, le smart TV LG effettuerebbero anche una scansione costante della rete locale, censendo altri dispositivi connessi a scopo di profilazione: smartwatch, smartphone, stampanti, server, ma persino termostati e purificatori d’aria. In un caso, un televisore avrebbe rilevato 38 dispositivi nelle vicinanze, oltre ai nomi delle reti Wi-Fi limitrofe e a dati di geolocalizzazione.   Gli autori dell’inchiesta sostengono inoltre che la registrazione audio proseguirebbe anche dopo la conclusione dei comandi vocali, e persino quando il microfono risulta disattivato tramite l’apposita opzione sullo schermo — una falla che, secondo Gamers Nexus, renderebbe estremamente semplice trasformare il televisore in un dispositivo di ascolto da remoto.   Il report arriva a poco più di un mese da precedenti accuse secondo cui LG avrebbe installato adware – cioè software pubblicitario – sui PC, accuse che l’azienda aveva respinto con una dichiarazione ufficiale.   Come sottolineato da TechRadar lo scorso 9 settembre, questa nuova inchiesta rischierebbe però di risultare ancora più dannosa per l’immagine dell’azienda, alla luce di alcuni materiali di marketing rivolti alle aziende in cui LG dichiarava di conoscere gli abitanti delle case dotate dei propri prodotti, i dispositivi presenti e i contenuti televisivi consumati, oltre alla possibilità di estendere questo monitoraggio anche agli smartphone.   Da anni circola il sospetto che smart TV, telefoni e smartwatch ci ascoltino di nascosto per bombardarci di pubblicità mirata.   Il fenomeno dell’ACR (Automatic Content Recognition) — la tecnologia che «fotografa”»ciò che appare sullo schermo per profilare gli utenti — non riguarda solo LG: pratiche simili di raccolta dati sono state contestate in passato anche a Samsung, con un accordo raggiunto con il Texas nel marzo 2026. Già in precedenza Vizio aveva pagato una sanzione milionaria negli Stati Uniti per aver tracciato le abitudini di visione di milioni di televisori senza consenso esplicito, rivendendo i dati a fini pubblicitari.

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Sul fronte assistenti vocali, tra il 2019 e il 2020 emerse che sia Apple (Siri) sia Amazon (Alexa) sia Google Assistant impiegavano appaltatori esterni per ascoltare e trascrivere manualmente frammenti di registrazioni vocali degli utenti, allo scopo dichiarato di migliorare il riconoscimento linguistico. Le rivelazioni, riportate da Bloomberg e dal Guardian, mostrarono che tra questi audio finivano anche conversazioni private, rapporti sessuali e discussioni mediche captate per errore. Le aziende introdussero poi opzioni per disattivare la revisione umana.   Il precedente più clamoroso resta quello di Cox Media Group, che nel 2023 pubblicizzò un servizio chiamato «Active Listening», presentato come capace di sfruttare l’IA per intercettare le conversazioni tramite smartphone e smart speaker a fini pubblicitari. La pagina fu rimossa in fretta dopo il clamore mediatico, e l’azienda ha poi precisato di non ascoltare direttamente gli utenti, ma di usare dati aggregati e anonimizzati di terze parti.   Apple, Google e Amazon negano sistematicamente l’uso dei microfoni per scopi pubblicitari, e nessuna indagine indipendente ha finora trovato prove concrete di un ascolto sistematico su larga scala.   La popolazione, tuttavia, ha un’altra opinione: vi sono persone non solo rassegnate ad essere ascoltate, ma pure entusiaste della cosa: Renovatio 21 ha veduto casi di persone che quando vogliono acquistare qualcosa, lo dicono semplicemente ad alta voce, sperando che il telefonino senta così da mandargli della pubblicità del prodotto.  

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I tempi di consegna del petrolio saudita in Asia potrebbero raddoppiare

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Diversi media organi di stampa ripreso i dati più recenti dell’Associazione degli Armatori Giapponesi, secondo cui la chiusura dello Stretto di Bab el-Mandeb, nel Mar Rosso, alle navi saudite potrebbe allungare di oltre 2,5 volte i tempi di consegna del petrolio saudita in Asia. Lo slittamento segue il controllo da parte degli Houthi dell’intera costa del Mar Rosso.

 

Yahya Saree, portavoce militare degli Houthi, ha dichiarato venerdì in un comunicato che «la navigazione marittima è sicura per tutte le compagnie, ad eccezione delle navi saudite», come riferito da NPR il 12 settembre.

 

Prima del blocco, la rotta tradizionale attraverso lo Stretto di Ormuzzo richiedeva circa 40 giorni andata e ritorno. L’alternativa del Mar Rosso — il greggio saudita viene portato via terra fino alla costa e poi imbarcato su petroliera attraverso Bab el-Mandeb — richiede circa 40-50 giorni andata e ritorno. L’unica via rimasta passa dal Canale di Suez e circumnaviga il Capo di Buona Speranza, all’estremità meridionale dell’Africa: il viaggio andata e ritorno richiederebbe almeno 100 giorni. Inoltre le petroliere più grandi sono troppo ingombranti per transitare dal Canale di Suez.

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Allungare un viaggio andata e ritorno da 40 a 100 giorni non solo ritarda le consegne, ma riduce drasticamente il numero di viaggi annuali di una petroliera da circa nove a meno di quattro, raddoppiando di fatto il numero di navi necessarie per spostare lo stesso volume di greggio. La deviazione di rotta si traduce così in uno shock sui prezzi: la capacità delle petroliere non può crescere in tempi brevi, quindi quando i giorni di navigazione salgono di colpo salgono anche le tariffe di trasporto, e quei costi finiscono nel prezzo finale del greggio anziché nel prezzo di riferimento. I margini di raffinazione assorbono il primo colpo e l’onere aggiuntivo si scarica poi sull’intero mercato.

 

Viaggi più lunghi costringono inoltre gli acquirenti a tenere scorte più consistenti: una raffineria che lavora su un ciclo di 100 giorni deve impegnarsi ad acquistare con oltre tre mesi di anticipo, invece di poter aggiustare gli ordini in poche settimane, come riporta Business Upturn.

 

Prima dell’attuale conflitto tra Stati Uniti e Iran, il Giappone dipendeva per il 95% del proprio fabbisogno di greggio da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, secondo Reuters del 4 marzo 2026; ora quella dipendenza si è spostata in larga misura verso Stati Uniti e Messico.

 

Prima del conflitto, circa il 25% del commercio mondiale di petrolio via mare, il 19% del GNL e fino al 30% dei fertilizzanti azotati scambiati a livello internazionale passavano dallo Stretto ormusino. Un aumento di 2,5 volte dei tempi di transito per queste risorse essenziali avrebbe evidentemente effetti gravi e dirompenti sulle catene di approvvigionamento globali.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Corea del Sud, un altro Paese estrmo-orientale gravemente danneggiato nelle forniture di idrocarburi dalla chiusura dello Stretto ermesino, sta pensando di partecipare all’azione militare statunitense, ricevendo in risposta un duro ammonimento dalla Repubblica Islamica dell’Iran, che come noto è in grandi rapporti con la Corea del Nord.

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Profanazione in una cappella di Bari

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La settimana scorsa è stata profanata la cappella del cimitero di rione Santo Spirito di Bari. La scoperta è avvenuta quando i parroci del quartiere si sono recati nella necropoli per la messa in suffragio dei defunti.   I delinquenti si sono introdotti all’interno del luogo sacro distruggendo l’altare e danneggiando la statua della Madonna presente in cappella. Pare che i ladri non abbiano risparmiato nemmeno i paramenti sacri che sono stati trafugati.   Fortunatamente questo «atto vandalico ha riguardato esclusivamente il furto del tabernacolo che in quel momento era assolutamente vuoto: non vi è stata pertanto alcuna sottrazione di ostie consacrate», come precisato dai presbiteri baresi tramite i loro canali social.   I parroci don Fabio Campione, don Tommaso Genghi e don Gianni De Robertis hanno commentato così tale sfregio: «Un gesto ignobile, che ha profondamente turbato l’intera comunità in un momento di preghiera e di festa», riporta La Gazzetta del Mezzogiorno

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La profanazione è avvenuta a ridosso della festa patronale in onore di Maria Immacolata. Nonostante il sopruso, i prelati annunciano che le celebrazioni proseguiranno.   «Nonostante questo, la nostra Comunità non si lascia intimidire: celebreremo la Festa Patronale con ancora più fede e partecipazione, come segno di speranza che nessun atto di violenza potrà mai spegnere», si legge nella pagina Facebook della parrocchia. I fedeli sono invitati a stringersi in preghiera dopo l’accaduto, mentre resta da chiarire la dinamica dell’irruzione e individuare i responsabili di tale oltraggio.   Questi macabri rituali sembrano quasi diventare una nefasta routine. Come scritto poche settimane fa su Renovatio21, un altro luogo sacro è stato profanato: la chiesa di San Giorgio in Conca, a Cattolica, provincia di Rimini, appartenente alla parrocchia di Santa Maria di Nazareth di Montalbano dove il tabernacolo è stato divelto e portato via dalla chiesa mentre le ostie consacrate sono state ritrovate sparse all’esterno.   Sono episodi che colpiscono al cuore noi cristiani e questo fenomeno dilaga un po’ in tutto il mondo, non solo in Italia. In Francia due uomini omosessuali hanno compiuto una serie di furti introducendosi in 29 chiese cattoliche nell’arco di tre mesi, rubando ostie consacrate e utilizzando i vasi sacri come decorazioni domestiche. La Francia – che oramai possiamo considerare un’ex Nazione cattolica – subisce il vandalismo religioso sempre più marcatamente con la profanazione di chiese sparse un po’ in tutto il territorio transalpino.   Anche oltreoceano si hanno episodi simili: nella parrocchia di San Michele Arcangelo a Portland, nell’Oregon, è stato rubato il tabernacolo.   Come riportato da Renovatio 21, due anni fa a Perugia sono state trafugate ostie consacrate, tanto che in Umbria è altissima l’attenzione per evitare che le Ostie finiscano in mani sbagliate.   Sono crimini che feriscono e offendono nel profondo la fede di noi cattolici. Preghiamo e celebriamo messe di riparazione a tali sfregi, sperando che episodi del genere non accadano più.   Francesco Rondolini

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