Arte
Consiglio musicale: miele pallido per una notte d’estate
Ci è venuta voglia di dare al lettore un consiglio musicale. In passata, quando abbiamo dispensato segnalazioni di questo tipo, abbiamo ricevuto più reazioni di quanto immaginassimo.
È bello, perché condividere una musica è più di condividere un concetto. È trasmettere un sentimento, è immergere in una sensazione, grande e complessa. La musica risuona: nella testa, nelle ossa, nella carne. Nell’anima, soprattutto.
Quindi, il consiglio musicale di questa sera di estate che sembra estate, è una canzone emotiva e un po’ languida, ovviamente retta da una voce femminile, come piace a noi.
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Il gruppo si chiama Pale Honey, cioè «miele pallido». Sono due ragazze di Goteborg classe 1992, che suonano insieme dai tempi della scuola. Va detto che nel gruppo c’è anche un ragazzo, ma la cifra femminea dell’opera sovrasta ogni cosa.
Il pezzo è uscito come singolo nel 2017, si intitola Why Do I Always Feel This Way («Perché mi sento sempre così?»). È contenuto in un album dal nome semplice e bellissimo, Devotion.
Il video, genuino e minimale, si lascia guardare: come il loro conterraneo Ingmar Bergman, si parva licet, non hanno paura di un primo piano strettissimo e continuato. Perché la quantità di cose che possono uscire da un volto umano, se visto da vicino, è semplicemente incalcolabile.
A volte vivere sembra noioso
Continuo a lavorare
Mi sta turbando la mente
Sono mai io quella giusta?
Puoi aprire il tuo cuore e lasciarla sola?
Saresti il mio amore se cambiassi?
Era tutto per lei?
L’ho desiderato per me
Non imparerò mai
Perché non sei per me
Attraverso le tempeste più pesanti
so di poter sopportare
Il peso del tuo mondo
Se solo tu me lo permettessi
Puoi chiudere a chiave il tuo cuore?
Dimmi che ho vinto
Allora puoi essere il mio amore
Non vedo l’ora
Era tutto per lei
L’ho desiderato per me
Non imparerò mai
Perché non sei per me
Era tutto per lei
E niente per me
Non imparerò mai
Perché non sei con me
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Perché mi sento sempre così?
Perché non imparo mai?
Perché mi sento sempre così?
Perché non può mai funzionare?
Era tutto per lei?
L’ho desiderato per me
Non imparerò mai
Perché non sei per me
Era tutto per lei?
E niente per me
Non capisco
Perché non sei con me
Era tutto per lei?
E allora che dire di me?
Non imparerò mai
Non posso competere.
Perché mi sento sempre così?
Perché non imparo mai?
Perché mi sento sempre così?
Perché non può mai funzionare?
Il gruppo è attivo dal 2014 e nel 2020 ha pubblicato il suo ultimo albo. Un altro singolo uscito nel 2017 che è andato forte è Get these things out of my head.
Fateci sapere se questo tipo di rubrica sognante-musicante vi va bene o se preferite che parliamo sempre di abissi e apocalissi.
Buonanotte.
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Immagine screenshot da YouTube
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La Sagrada Familia sarà presto la chiesa più alta del mondo
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Carol of the Bells, la musica di sottofondo della vostra vigilia di Natale
Come ogni anno Renovatio 21 pubblica un articolo per celebrare la bellezza del canto di Natale Carol of the Bells, che condividiamo qui in varie sue esecuzioni al fine di fornire al lettore il sottofondo ideale per le sue attività natalizie.
Si tratta di un canto di natale molto conosciuto in America, ma quasi sconosciuto da noi in Europa. È un lavoro corale: le quattro voci raccontano, in un ostinato sempre più rarefatto, la felicità degli attesi rintocchi delle campane che annunziano il Natale. L’ha messa in circolazione compositore americano Peter Wilhousky (1902–1978) nel 1936, copiandola però dal compositore ucraino Mikola Dmitrovič Leontovič (1877–1921) che nel 1914 aveva riadattato una canzone del folklore ucraino chiamandola Ščedryk («munifica»).
Nella musica originale, scritta per celebrare il capodanno celebrato in primavera nelle terre slave pre-cristiane (quelle viste nei giorni corruschi ed enigmatici di Andrej Rublev di Andrej Tarkovkij), una rondine appariva a casa di una famiglia contadina per segnalare l’arrivo un anno di prosperità nei raccolti.
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La polifonia spiraliforme di Carol of the Bells riecheggia potente in tantissime persone, che la hanno esperita per tramite dei prodotti audiovisivi americani (film, dischi, serie, etc.).
È forse perfino controintuitivo associarla al Natale perché ha un tono più meditativo, financo dolente, rispetto ad altri canti natalizi.
Forse perché vi possiamo proiettare delle questioni di calendario umano: dicembre porta via l’anno che è sempre un anno di fatiche e dolori, seppellirle è necessario per far rinascere la vita, ma è giusto registrarle come tali. Anche i Re Magi, anche Giuseppe, forse, arrivarono stanchi, dopo viaggi ed incertezze, alla mangiatoia.
Essere al cospetto del Dio che nasce, il Dio che è la Vita, significa aver consumato le proprie energie, aver sacrificato. Bisogna riconoscerlo per poter vivere la gioia in modo autentico.
Eccovi una carrellata di versioni di questa musica struggente. Decidete quella che fa al caso vostro, e riascoltetela a loop.
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Buon Natale ai nostri lettori!
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