Economia
BlackRock abbandona il fondo di ricostruzione ucraino
La holding di investimenti statunitense BlackRock ha interrotto la ricerca di investitori per sostenere un fondo multimiliardario per la ricostruzione dell’Ucraina all’inizio di quest’anno. Lo riporta il quotidiano economico di Nuova York Bloomberg.
L’interesse del colosso finanziario sarebbe diminuito dopo il ritorno alla Casa Bianca del presidente Donald Trump.
Il fondo avrebbe dovuto essere presentato alla Conferenza sulla ripresa dell’Ucraina a Roma la prossima settimana. Era vicino a ottenere il sostegno di aziende sostenute dai governi di Germania, Italia e Polonia, ha scritto sabato la testata, citando fonti anonime.
Sostieni Renovatio 21
Ciononostante, pare che BlackRock abbia deciso di accantonare i colloqui all’inizio di quest’anno «a causa della mancanza di interesse in un contesto di crescente incertezza sul futuro dell’Ucraina», dopo che gli Stati Uniti hanno cambiato posizione nei confronti di Kiev sotto l’attuale amministrazione.
Trump ha promesso da tempo di porre fine al conflitto tra Russia e Ucraina e ha cercato vie per raggiungere un accordo di pace. Ha anche spinto gli alleati europei della NATO ad assumersi l’onere del supporto militare all’Ucraina. All’inizio di questa settimana, Washington avrebbe congelato le forniture di armi essenziali a Kiev per concentrarsi sul rifornimento delle proprie scorte, sebbene il presidente degli Stati Uniti abbia insistito sul fatto che alcuni aiuti militari continuino a essere forniti.
L’amministrazione Trump «è stata una notevole assenza tra i sostenitori del fondo a dicembre», ha aggiunto Bloomberg.
Nel marzo dello scorso anno, il vicepresidente di BlackRock, Philipp Hildebrand, ha dichiarato che l’Ukraine Development Fund era sulla buona strada per ottenere almeno 2,5 miliardi di dollari da investitori privati, Paesi e altri finanziatori. Un consorzio di tali investitori potrebbe finanziare almeno 15 miliardi di dollari per i lavori di ricostruzione in Ucraina, ha affermato.
Tuttavia, un portavoce di BlackRock ha indicato che la società non è più impegnata in «alcun mandato attivo» con Kiev, avendo terminato l’anno scorso il suo lavoro di consulenza pro-bono con l’Ukraine Development Fund, ha scritto Bloomberg.
Aiuta Renovatio 21
La società di investimento, che controlla circa 11.600 miliardi (cioè, 11,6 trilioni) di dollari di asset, detiene quote sostanziali in giganti dell’industria militare come Lockheed Martin, Raytheon e Northrop Grumman, tra molti altri. Gli armamenti prodotti da queste aziende, forniti a Kiev dai suoi sostenitori occidentali, sono stati ampiamente utilizzati nel conflitto.
Come riportato da Renovatio 21, l’ipotesi di ritiro di BlackRock dall’Ucraina era stata ventilata ancora un anno fa.
Delle meccaniche chhe si celano dietro BlackRock il pubblico non sa moltissimo.
Nel 2022 il CEO di BlackRock Larry Fink dichiarò che la guerra ucraina poteva essere un fattore di accelerazione del processo di sparizione del contante. Il Fink due mesi fa in Arabia Saudia aveva elogiato la depopolazione e la sostituzione degli esseri umani con le macchine.
BlackRock è considerata al centro della crisi energetica mondiale. Secondo Robert F. Kennedy jr., il megagruppo finanziario è causa della cancellazione della classe media in America.
Con l’avvento di Trump, BlackRock pare essersi avviata verso un ralliement con la Casa Bianca: ad esempio, il mega-fondo avrebbe acquisito da società di Hong Kong le quote relative alle società che gestiscono i porti di Panama, il controllo del cui stretto è obiettivo dichiarato sin da subito della nuova amministrazione.
In una bizzarra coincidenza, Thomas Matthew Crooks, il ragazzo che tentò di uccidere Trump ad un comizio a Butler, in Virginia, era apparso come comparsa in una pubblicità di BlackRock.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di Dazzling 4 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine modificata
Economia
L’oro batte un nuovo record
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Economia
«La globalizzazione ha fallito»: il vero discorso a Davos lo ha fatto il segretario al Commercio USA Lutnick
Sulla scia del grande discorso del presidente americano Donaldo J. Trump a Davos per il World Economic Forum vi è stato l’intervento del segretario al commercio USA Howard Lutnick, che ha fatto precedere il suo discorso da un articolo scritto di suo pugno e pubblicato da Financial Times.
Al centro del discorso di Lutnick a Davos vi è la fine della globalizzazione come intesa nelle ultime decadi.
«La globalizzazione ha tradito l’Occidente e gli Stati Uniti d’America . È una politica fallimentare. È ciò che il WEF ha rappresentato, ovvero esportare all’estero, in zone remote, trovare la manodopera più economica al mondo e il mondo sarà un posto migliore» ha dichiarato il Lutnick.
Sostieni Renovatio 21
«Il fatto è che ha lasciato indietro l’America. Ha lasciato indietro il lavoratore americano. E quello che siamo qui per dire è che America First è un modello diverso, che incoraggiamo gli altri paesi a prendere in considerazione, in base al quale i nostri lavoratori vengono prima di tutto. Possiamo avere politiche che abbiano un impatto sui nostri lavoratori».
Lutnick ha respinto le critiche secondo cui l’amministrazione dovrebbe evitare del tutto Davos. «Non andremo a Davos per mantenere lo status quo», aveva scritto in un articolo pubblicato dal Financial Times. «Lo affronteremo a viso aperto».
Il membro del gabinetto Trump ha attribuito la colpa a un «establishment internazionale» per le politiche che hanno incoraggiato la delocalizzazione, indebolito i confini e subordinato gli interessi nazionali all’arbitraggio sindacale globale – un approccio che, a suo dire, «ha deluso gli Stati Uniti, schiacciato i lavoratori americani e distrutto anche la maggior parte del resto del mondo».
Sotto la presidenza Trump, ha sostenuto Lutnick, l’amministrazione sta «ricostruendo aggressivamente la produzione nazionale, liberando l’energia americana, chiedendo un commercio equo con i nostri partner e ripristinando l’idea che la nostra politica economica debba essere al servizio dei cittadini americani».
L’alto funzionario USA ha respinto gli avvertimenti secondo cui i dazi e la politica industriale avrebbero destabilizzato i mercati globali, sostenendo invece che l’assertività degli Stati Uniti ha coinciso con la crescita dei mercati azionari esteri. «Anche se gli Stati Uniti hanno utilizzato i dazi strategicamente per difendere i nostri lavoratori, i mercati globali si sono rafforzati», ha scritto, sottolineando i progressi in Giappone, Gran Bretagna, Europa e Corea del Sud. «Quando l’America brilla, il mondo brilla».
L’editoriale ha descritto l’approccio dell’amministrazione come una sfida più ampia al globalismo post-Guerra Fredda. «Con il presidente Trump, il capitalismo ha un nuovo sceriffo in città», ha scritto Lutnick, sostenendo che la dipendenza da catene di approvvigionamento globali estese e istituzioni sovranazionali ha reso molti paesi più deboli.
Al contrario, ha affermato, le forti industrie nazionali e la sovranità nazionale dovrebbero essere considerate punti di forza economici, non di debolezza. Pur sottolineando la durezza nei negoziati commerciali – «gli Stati Uniti non accetteranno più accordi che tradiscono i lavoratori americani o minano la nostra base industriale» – il Lutnicco ha insistito sul fatto che «America First non significa solo America».
Il Lutnick ha concluso presentando Davos come un bivio. Una strada, ha scritto, «si aggrappa disperatamente a uno status quo fallimentare», mentre l’altra abbraccia sovranità, produttività e fiducia tra governi e cittadini. «Non andremo a Davos per mimetizzarci», ha affermato. «Siamo qui per dichiarare che l’era dell’America Last [espressione nel gergo trumpiano che designa le amministrazioni di ispirazione mondialista che non hanno fatto gli interessi nazionali americani, ndr] è giunta al termine».
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic
Economia
Parlamentare tedesca spinge per il rimpatrio dell’oro dagli Stati Uniti
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Spirito2 settimane faMons. Viganò: «l’Unione Europea va rasa al suolo»
-



Autismo2 settimane faEcco la Barbie autistica: il mondo verso la catastrofe sanitaria (e il Regno Sociale di Satana)
-



Immigrazione2 settimane faEva Vlaardingerbroek bandita dalla Gran Bretagna
-



Immigrazione1 settimana faLe nostre città ridisegnate dagli immigrati
-



Spirito1 settimana fa«Sinodalità e vigile attesa»: mons. Viganò sul mito del Concilio Vaticano II «sicuro ed efficace»
-



Salute2 settimane faI malori della 2ª settimana 2026
-



Gender1 settimana faIl giornale dei vescovi italiani difende la transessualità nei bambini
-



Pensiero1 settimana faIl discorso di Trump a Davos














