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Essere genitori

Benvenuti nella battaglia biologica per gli asili. Quella per togliervi i figli per davvero

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La settimana scorsa ha cominciato a circolare un’immagine che il PD avrebbe postato su Twitter. L’ho cercata, ho trovato solo ricondivisioni dello screenshot, l’originale mi sfugge.

 

Non ho idea se l’abbiano tolta, o è semplicemente stata inghiottita dall’algoritmo.

 

La cosa non ha importanza, perché si tratta di una storia vecchia, che credo di poter dire – avendo pagato le conseguenze della sua prima barbara implementazione – di conoscerla bene.

 

Si tratta del tema della scuola dell’infanzia. Gli asili dei nostri figli.

 


 

La card messa in giro riprende semplicemente un discorso sul programma elettorale del leader PD Enrico Letta, pubblicato su Facebook (oggi si usa così: quelli che da Facebook sono bannati, del resto, mica possono votare PD.

 

«La scuola dell’infanzia obbligatoria e gratuita. Oggi in Italia 1 bambino su 10 non frequenta la scuola dell’infanzia, iniziamo a lasciarli indietro prima ancora di insegnargli a leggere e scrivere, creando le prime odiose diseguaglianze nell’accesso a un sistema educativo idoneo e ad un’alimentazione sana. La scuola, invece, deve accompagnare tutti i genitori, le bambine e i bambini, dai primissimi anni di vita».

 

Un vero e proprio punto di programma: i genitori costretti dallo Stato a separarsi dal figlio piccolo. In barba al fatto che, secondo la legge italiana, anche la scuola dell’obbligo può essere, volendo, fatta a casa – l’homeschooling e le scuole parentali sono in pericolo, lo sappiamo, e ne parleremo tra un attimo.

 

Non crediate che si tratti di una questione nuova. Nel 2019 Matteo Renzi, allora ancora dentro al Partito Democratico, in un duello TV con Salvini da Vespa, disse che i bambini devono andare all’asilo nido anche se i genitori possono tenerli a casa, perché sarebbe un «fatto educativo» acclarato da «pedagogisti» – cioè gli «esperti», la categoria politica che più abbiamo imparato a conoscere nel biennio pandemico (immaginate, i «virologi della puericultura»).

 

Gli fece eco il governatore emiliano Stefano Bonaccini, che ad un convegno della FISM (Federazione italiana scuole materne) ha dichiarato di confidare «che il servizio educativo 0-3 anni possa diventare scuola dell’obbligo».

 

Ancora: forti di dati forniti da ONG come Save The Children, a inizio 2020 – prima cioè che gli asili, invece che mandarci tutti i bambini, li chiudessero ermeticamente a chiunque, anche il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti propose l’asilo obbligatorio. L’idea fu ripresa al governo dal viceministro Anna Ascani.

 

«L’intenzione della maggioranza è quella di far partire l’obbligo entro la fine della legislatura, per il 2023. Ma le scuole paritarie, che oggi garantiscono una buona parte del servizio senza le quali mezzo milione di bambini resterebbe a casa, non resteranno escluse: hanno un’attività molto presente e ben radicata sul territorio e si trovano soprattutto in quelle aree dove mancano le strutture pubbliche, quindi la loro presenza è strategica. L’idea è quella di attivare convenzioni come già accade per gli asili nido nei singoli comuni» disse il viceministro perugino piddino.

 

Il Corriere spiegò che «già ai tempi del governo Renzi, il disegno di legge di Francesca Puglisi, sullo 0-6, che in parte confluì nei decreti attuativi della 107, la Buona scuola, voleva far diventare la scuola materna l’inizio del percorso di istruzione, considerata sia l’importanza della scolarizzazione precoce che il tasso di disoccupazione femminile, che raggiunge picchi altissimi nelle regioni dove i bambini non possono frequentare l’asilo».

 

Abbiamo capito: tutto si muove, da tempo, per estendere la scuola – cioè, l’infusione della cultura di Stato – ai bambini piccolissimi. Lo Stato moderno, come sappiamo, non è l’unico che punta a formattare il cervello dei bambini sempre più piccoli: abbiamo tanti esempi di movimenti e organizzazioni, in giro per il mondo, che stanno facendo lo stesso, in genere con il placet dei genitori succubi del dominio della Necrocultura sessuale dominante.

 

Ecco quindi che i «conservatori» si svegliano e si lanciano nella dura critica dell’asilo obbligatorio: è una cosa sovietica, non è giusto, stanno attaccando la famiglia, vogliono arrivare a togliere i bambini ai genitori, ecco il caso Bibbiano, ecco il caso dei demoni della bassa, e blah blah.

 

I «conservatori» non possono rendersi conto che la situazione è già molto, molto peggiore di quello che possono vedere loro, con i loro monocoli borghesi tipo fondo di bottiglia. La situazione è compromessa e da anni. Lo è da leggi draconiane dello Stato, firmate in ambiti internazionali, perfino, quasi una diecina di anni fa, alla Casa Bianca.

 

Per fortuna, siamo in tanti a poterlo testimoniare. La battaglia per gli asili è iniziata da tanto tempo. E non si tratta di questioni di diritti, di «famiglia», e di tutti i binari su cui vogliono portarvi con la diatriba tra la posizione PD e quella del centrodestra.

 

Non è un dibattito. È una battaglia materiale: una battaglia biologica. La lotta per l’asilo, è stata il primo vero capitolo della guerra civile biotica in Italia, esplosa poi sotto gli occhi di tutti nel biennio pandemico, tra obbligo di sierizzazione mRNA e green pass vari.

 

Perché, se non ci avete fatto caso, nel rilancio dell’asilo obbligatorio fatto dal PD in questi giorni è implicita una piccola conseguenza: i bambini dei no-vax non potranno alla scuola materna dell’obbligo non ci potranno andare, a causa della legge Lorenzin, che è in vigore dal 2017.

 

Forse non eravate fra i nostri, quindi non potete ricordarlo: il DDL Lorenzin, poi convertito in legge, prevede dieci vaccinazioni obbligatorie tra zero e 16 anni. Con una strettoia immensa in partenza: mentre il bambino non vaccinato può frequentare la scuola dell’obbligo (vi sarebbe, altrimenti, un conflitto di diritti costituzionali), non può entrare in un asilo pubblico.

 

La grande protesta dell’estate 2017 nacque così: di fatto si era introdotta una discriminazione biologica tra i cittadini, andandoli a colpire su quanto hanno di più importante, la prole. La gran parte delle famiglie ha la mamma e il papà che lavorano – ecco quale era la base del ricatto: se vuoi lasciare tuo figlio alla scuola materna, devi sottometterti e farci siringare il pargolo con vaccini polivalenti. Ricordiamo, en passant, che il quadrivalente obbligatorio in Italia è prodotto su linea cellulare diploide umana MRC-5, cioè su pezzi di feto abortito.

 

Il movimento no-vax che poi si affacciò, a dire il vero un po’ spaesato, all’era COVID si era addensato lì, dinanzi a quella infame ingiustizia. Masse di persone, anni prima di Wuhan, cominciarono a trovarsi in piazza a protestare, e a comprendere cosa stava succedendo. Per esempio, quel giorno del 2014 in cui alla Casa Bianca, alla presenza del presidente Barack Obama, l’’Italia fu «designata quale capofila per i prossimi cinque anni delle strategie e campagne vaccinali nel mondo». A ricevere il solenne compito, il ministro Beatrice Lorenzin.

 

«Se vogliamo evitare il collasso dei sistemi sanitari del Vecchio Continente dobbiamo rafforzare i processi di vaccinazione verso tutte le persone che vivono in Europa (…) Abbiamo già sufficiente esperienza per coordinare campagne di prevenzione contro nuove possibili epidemie» disse profeticamente la politica già berlusconiana, poi scissionista con il partito neoCD, poi ancora piazzata nel collegio elettorale di Modena con il PD (dove fu eletta, pur non sapendo distinguere tra Gino Paoli ed Enzo Ferrari).

 

Nella foto ancora visibile sul sito dell’AIFA, a fianco del ministro, un altro personaggio di rilevanza internazionale che avremmo imparato a conoscere: Ranieri Guerra, descritto come «Consigliere Scientifico Ambasciata a Washington».

 

Chi protestava in quell’estate 2017 cominciava a capire, insomma, che il disegno che impediva al proprio figlio di andare all’asilo come tutti gli altri bambini aveva radici profonde, che partivano da oceani di potere lontanissimi…

 

Ricordiamo bene lo shock dei primi episodi di apartheid biotica infantile. Chi scrive rammenta una conferenza di una sigla dell’antivaccinismo storico poco prima dell’inizio dell’anno scolastico, quando tutti erano impauriti e nessuno sapeva cosa sarebbe successo. L’avvocato dell’associazione, con stampata perennemente sul volto un’espressione un po’ insolentita, disse – dopo aver sbottato contro la situazione infame – che alla fine si poteva portare i bambini all’asilo, perché voleva vedere, lui, come il personale scolastico avrebbe mai potuto chiamare le forze dell’ordine per impedire al bambino di entrare.

 

Venne il giorno. Trac. Agenti delle forze dell’ordine fuori dagli asili.

 

Mi sa che in molti, pure tra quelli che credevano di vivere nella dimensione dell’antivaccinismo apocalittico, avevano preso male le misure.

 

Un gruppo di genitori emiliano che collaborava con Renovatio 21 dopo una conferenza ci raccontò di scene impressionanti: personale scolastico che si barrica a scuola, perché non vuole i bambini in classe, né parlare con i genitori, che invece pretendono che i bimbi entrino. Tutte e due le parti chiamano i carabinieri. Possiamo solo immaginare i grattacapi degli appuntati accorsi sul luogo.

 

Gli episodi di esclusione scolastica furono una serie pressoché infinita, distribuita su tutto lo Stivale. Non iniziamo nemmeno ad elencarli; ricordiamo tuttavia un film più cupo del pur raccapricciante psicodramma del primo giorno di scuola 2021.

 

Gli incontri fra bambini non vaccinati e forze dell’ordine – anzi, forze armate – mica finì lì.

 

Chi scrive ha notizia di una visita nel 2019 del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità – i celebri NAS – ad un gruppo giochi, quindi non ad un asilo, di sensibilità culturale e pedagogica antica e specifica.

 

I NAS, ricordiamolo, sono carabinieri. Sono quindi parte delle forze armate.

 

Quindi, dipingete nella mente questo quadretto: uno spazio associativo con dentro una trentina di bambini dai 3 ai 6 anni, due maestre sopra i sessanta e una ventenne. Vi entrano, letteralmente, le forze armate.

 

Volevano la lista dei bambini vaccinati? Il gruppo giochi, ovviamente, non poteva averla. Alcuni genitori non capivano: ma scusate, lo status vaccinale di mio figlio lo sa la Sanità e lo sa la Regione, quindi come mai mandano i soldati?

 

Semplice: chiunque avesse mandato i NAS, non aveva un mandato tale da superare la barriera legale per entrare nel silo dei dati vaccinali. Questo, per lo meno, è il modo in cui ho ricostruito la dinamica degli eventi.

 

Il lettore stia tranquillo, perché cose del genere non succederanno più: con il decreto «Riaperture» (il DCPM del 2 marzo 2022si è stabilito che i dati personali di qualsiasi tipo possono circolare liberamente tra un database (silos) statale ad un altro. In pratica, non devono più venirvelo a chiedere, tantomeno devono mandarvi l’Arma.

 

Non sono in grado di verificare ora la voce per cui tanti gruppi giochi in varie parti d’Italia con la medesima impostazione (dove spesso, diciamo, finiscono famiglie contrarie alle vaccinazione pediatriche) hanno subito visite analoghe. Mi riprometto di farlo a breve, così magari da raccontare più chiaramente.

 

Ciò che conta, tuttavia, è capire che la guerra contro l’istruzione non-statale, e non-parificata, è in stato avanzato, ed è partita da molto prima che con il COVID il nodo venisse al pettine.

 

A gennaio di quest’anno, la Lorenzin (c’è ancora, sì) va in TV: «Queste scuole parentali sono contro la legge, è un reato». L’ex ministro ricorda che ne sorsero parecchie dopo il suo DDL. Ora, ovviamente, il fenomeno si è allargato.

 

Per tutto il 2021, a intermittenza, sono saltati fuori sui giornali locali e nazionali titoloni su queste «scuole clandestine per i figli dei no-vax».

 

Bisogna comprendere una questione speciosa, quanto importante: le scuole parentali, l’homeschooling, sono perfettamente legali in Italia. Di più: hanno copertura costituzionale. Articolo 30 della Carta: «È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli (…) Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti». Quindi, in merito all’educazione, i genitori vengono prima dello Stato, che anzi si può porre come alternativa di riserva.

 

È chiaro che si tratta tuttavia di un diritto vestigiale, completamente incompatibile con lo Stato moderno, un po’ come il porto d’armi, che ci pare, in una società del controllo sempre più capillare, una misteriosa libertà residuale arrivataci da qualche tradizione umana non ancora pienamente disinstallabile (in una parola: la caccia e i cacciatori, i loro voti, soprattutto).

 

Ciò non toglie, che la guerra dello Stato-partito contro l’educazione famigliare andrà avanti. E ce lo stanno dicendo in faccia.

 

Anzi, ci stanno dicendo qualcosa di più chiaro: lo Stato non decide solo della cultura dei vostri figli. Decide dei loro corpi, perfino a livello biomolecolare.

 

Quindi, se l’obbligo si estenderà all’asilo, stante la legge Lorenzin, dovrete iniettare nel corpo della vostra discendenza i 10 vaccini, più i richiami, più con estrema probabilità quello del COVID. E questo, come oramai abbiamo capito, ogni anno – considerando in aggiunta, come ci sta dicendo il direttore di Moderna, che saranno basati su mRNA anche altri vaccini che finiranno nel polivalente genico in preparazione. (Mettetevela via: ogni vaccino diverrà un vaccino mRNA)

 

E se non lo faceste? Se non accettaste di siringare il bambino piccolo? Beh, allora, già a tre anni, stareste sottraendo il minore alla scuola dell’obbligo… quindi andreste incontro, chiaramente, a grane giudiziarie, tanto per cominciare un’attenuazione della vostra patria potestà.

 

Non è un tabù per nessuno, non lo era neanche cinque anni fa: la finestra di Overton sui figli da togliere ai no-vax è spalancata da mo’. In alcuni casi, che abbiamo documentato su Renovatio 21, ha già avuto esiti agghiaccianti. In Italia, su vaccini e scelte dei genitori, ci sono già sentenze piuttosto nette.

 

Posso raccontarvi qui, di una grandiosa famiglia che mi ha fatto da esempio, formata da una coppia antivaccinista della prima ora e da tre figli stupendi, nessuno sierizzato, anche quando c’era la regola infame: non vaccini il figli, perdi una parte della patria potestà. Proprio così, come una patente a punti, la Regione dove risiedevano, allora, ti mandava in tribunale dove di fatto ti toglievano percentuali dei tuoi figli.

 

«In pratica, dopo essere stati declassati per le vaccinazioni mancate dei primi due figli, eravamo nella situazione che con un nonnulla, magari una calunnia su uno schiaffo che mai potremo dare ai nostri figli, ci portavano via tutta la famiglia» mi disse il pater familias.

 

La legge regionale nel frattempo è cambiata. La tendenza di fondo, no. Anzi. Ora sta tornando, accresciuta, agguerrita, armata.

 

Dicono che vogliono l’asilo obbligatorio sapendo che una parte della popolazione – quella di cui non avranno mai il voto, quella che quindi considerano sacrificabile – potrebbe perdere i figli e vederseli poi bucati con l’mRNA di Stato e ogni altro possibile intruglio, feti abortiti, sì, sempre inclusi.

 

I «conservatori», quelli che si scandalizzano per l’obbligo «sovietico» dell’asilo piddino, non hanno capito nulla. Non ti vogliono traviare il figlio, te lo vogliono proprio portar via. E non vogliono inquinare la sua mente, ma riprogrammare il suo corpo.

 

In breve, con le parole che usiamo qui su Renovatio 21: non è più questione di sovranità famigliare, quella se ne è andata da un pezzo assieme a quella economica e politica. Si tratta della sovranità biologica.

 

Siamo un gradino più in basso, siamo al livello delle cellule della nostra prole.

 

E, purtroppo, non è finita ancora.

 

Questo progetto va avanti da secoli sotto i nostri occhi, attraverso i vaccini e la corruzione della donna, la perversione della famiglia.

 

Esso è finanziato dai miliardi degli uomini più ricchi del mondo.

 

Esso esiste perché non abbiamo ancora fatto abbastanza per fermarlo.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

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Bambini nella neve, bambini nel bosco: pedolatria olimpica e pedofobia di sistema

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Un bambino di undici anni è stato lasciato a terra dall’autista della corriera di linea che doveva riportarlo a casa dopo la scuola, da San Vito a Vodo di Cadore, perché il biglietto ordinario, di cui pure era in possesso, non era valido in costanza di celebrazioni olimpiche. Così, se ne è ritornato a piedi camminando all’imbrunire per sei chilometri e due ore. Per fortuna è arrivato alla meta sano e salvo.

 

Il signor Salvatore Russotto, dipendente della ditta di trasporti responsabile del misfatto, si è scusato con la famiglia del piccolo e si è detto mortificato per non aver avuto la prontezza di trovare lì per lì una soluzione congrua alle circostanze, soprattutto all’età del viaggiatore. Ha semplicemente fatto – automaticamente e stolidamente – quello che gli era stato detto di fare. «L’azienda ci aveva dato disposizioni chiare: invitare a scendere chiunque non avesse il titolo di viaggio valido. Non ci hanno detto nulla sui minorenni che vanno fatti salire comunque». «Mi fa male il cuore, a pensarci a mente fredda mi rendo conto di aver sbagliato, chiedo scusa al bambino e alla sua famiglia». «Mi assumo la responsabilità e pagherò quello che ci sarà da pagare».

 

È stata aperta un’inchiesta; intanto, il signor Russotto ha ricevuto un provvedimento di sospensione dal lavoro a tempo indeterminato. E intanto, la ditta opera a pieno regime.

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Sulla vicenda, che ha suscitato un grande clamore mediatico, si sono scatenati i commentatori sociali compulsivi invocando punizioni esemplari verso l’unico birillo esposto alla pubblica gogna e al libero insulto: l’autista disumano.

 

Ma ai giustizieri sommari, agli incontinenti da tastiera e in genere a coloro cui va bene così – capro espiatorio e via – andrebbe mostrata qualche altra faccia di quello che sembra un monolite, nella realtà è un poliedro. Perché, guardando all’insieme, il quadro forse si fa un po’ diverso, e come sempre c’è un dito e c’è una luna.

 

A partire dalla trovata del biglietto olimpico, che non è un’invenzione del signor Russotto. Per viaggiare da scuola a casa, infatti, l’undicenne avrebbe dovuto davvero esibire il biglietto speciale ultramaggiorato (di quattro volte tanto) imposto a chiunque, per qualsiasi motivo, tocchi percorrere un pezzo qualsiasi della tratta Calalzo-Cortina e viceversa durante il lungo arco temporale investito dai giochi invernali.

 

Per muoversi su e giù per la valle con mezzi privati, ai residenti e persino ai lavoratori abituali, è richiesto un permesso speciale, proprio allo scopo di disincentivare l’uso dell’auto a favore dei trasporti pubblici. Che però, appunto, costa(va)no una follia. Un modo come un altro, insomma, per costringere tutti, nessuno escluso, a prendere parte all’ultimo opulento rituale collettivo, offrendo sacrifici – non a Zeus, ma ad altre divinità sopravvenute.

 

Solo dopo il fattaccio, la provincia ha cercato di salvare la faccia: in prima battuta, con grande sprezzo del ridicolo, ha graziosamente concesso ai residenti che ne facessero regolare domanda di provare a ottenere un rimborso dei biglietti già acquistati, fino a esaurimento fondi, e tanti auguri; poi, crepi l’avarizia, ha addirittura ripristinato, per i residenti, il prezzo consueto dei biglietti.

 

Ci si chiede: serviva una storia come questa, e i riflettori puntati addosso a una fettina del sistema che sta dietro ai lustrini, per portare alla luce una fettina del latrocinio che si consuma all’ombra dei giochi? Perché di latrocinii e di sfregi e di soprusi olimpici in danno dei territori e dei loro abitanti, di lavoratori e di studenti, di incolpevoli cittadini e di poveri contribuenti, è difficile ormai tenere il conto. Per conferma, chiedere ai milanesi.

 

Ma non è tutto qui. Il tempismo e il genio risolutore delle istituzioni si sono magicamente manifestati – stavolta sub specie Malagò – anche nei confronti del bambino, al quale è stato offerto un ruolo nella cerimonia di apertura delle olimpiadi a titolo di compensazione. Motivazione a favor di telecamera: «per scaldargli il cuore». Famiglia entusiasta, dice festante la mamma: «siamo increduli, dalle stalle alle stelle». Da una scarpinata, insomma, è nata una star: giornaloni, trasmissioni TV, parti in commedia (occhio ora al San Remo all’orizzonte), foto, luci e sipari.

 

Dalla favola resta fuori l’autista, privato dello stipendio in attesa del verdetto della ditta di cui è dipendente. Non escludiamo che in questo tripudio di gioie, una volta scontata un po’ di graticola, ne uscirà graziato, e l’immagine dell’azienda lucidata a festa anche lei. Perché le Olimpiadi rendono tutti più buoni e più belli, dentro e fuori, come dice la pubblicità. Certo è che, nel mentre, il signor Russotto sta materialmente pagando: paga il proprio zelo spinto fin oltre il dovuto.

 

E qui sommessamente ricordiamo che, come lui, hanno agito tanti suoi colleghi in tempo di altri lasciapassare, quando ai bambini senza tessera verde era impedito di salire sul bus, o addirittura venivano costretti a scendere a corsa iniziata, magari in mezzo al nulla. Eppure, nessuno allora si stracciava le vesti. Anzi, la gente plaudiva ai bravi controllori, ai diligenti gregari rispettosi delle regole, perché è così che si fa: gli infedeli al culto di Stato andavano puniti in modo esemplare, senza limiti di età. Ai bambini si poteva infliggere impunemente ogni sorta di vessazione e infatti ogni sorta di vessazione è stata loro inflitta, nell’invasamento orgiastico fomentato da raffiche di dpcr e dalla loro libera interpretazione a senso unico non alternato. Si stava celebrando un altro rito, allora, i cui effetti devastanti sono oggi manifesti, e sono incalcolabili.

 

Evidentemente quella lezione lì qualcuno l’ha imparata, senza accorgersi che nel frattempo la scena era mutata, che ora vige in via provvisoria un’altra religione, e che i suoi sacerdoti preferiscono indossare la maschera dei difensori dell’infanzia perché si porta bene, e poi perché nella nuova fiction ecumenica manca un nemico oggettivo sul quale sfogare sadismi repressi, manca l’elemento dissenziente sul quale infierire: manca il mostro – o mostriciattolo – no vax.

 

La piega pedolatrica olimpica serve a lavarsi la coscienza, ad autoconvincersi e a convincere il pubblico pagante che questa società, pedofoba e pedofila, è una società che difende i bambini.

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E invece i bambini sono le sue prede privilegiate e fuori dalle quinte degli spettacoli di distrazione di massa continuano a essere programmaticamente maltrattati, indottrinati, manipolati, strappati alle loro mamme e ai loro papà se refrattari alle liturgie. Continuano a soffrire, defraudati di tutto quanto dovrebbe spettare all’età dello stupore e della scoperta.

 

Il paradigma con cui dobbiamo fare i conti non è, come vorrebbero farci credere, la bella festa di Riccardo, eroe olimpico per caso e per magnanimità dei potenti. Il vero paradigma è il Forteto, è l’infinita serie di famiglie dilaniate dai servizi sociali, è la scientifica distruzione della casa nel bosco e di mille altre case sui cui muri gli addetti alla sorveglianza hanno individuato una crepa attraverso la quale far penetrare la zampa del lupo, più o meno travestito. Storie dove manca il finale in cui vissero tutti felici e contenti grazie a un intervento dall’alto.

 

Nessuna carica istituzionale interverrà a fermare i lupi (che non sono gli autisti di autobus) e a consolare quel fiume carsico di dolore allo stato puro che scorre ovunque sotto di noi; nessuno arriverà mai a «scaldare il cuore» di quei bambini.

 

La vera guerra da cui proteggere i corpi e le anime dei nostri piccoli è una guerra silenziosa che ci tocca combattere da soli, a mani nude.

 

Elisabetta Frezza

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L’allattamento al seno è meglio del latte artificiale, ma le mamme devono limitare l’esposizione alle sostanze chimiche: studio

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.   Secondo un nuovo studio, il latte materno delle madri di tutto il mondo contiene un’ampia gamma di sostanze chimiche che alterano il sistema endocrino, tra cui bisfenoli, sostanze perfluorurate, pesticidi, ritardanti di fiamma e plastificanti, che possono alterare gli ormoni e potenzialmente danneggiare lo sviluppo.   Secondo un nuovo studio, il latte materno delle madri di tutto il mondo contiene un’ampia gamma di sostanze chimiche che interferiscono con il sistema endocrino (IE), come bisfenoli, sostanze perfluorurate, pesticidi, ritardanti di fiamma e plastificanti, che possono alterare gli ormoni e potenzialmente danneggiare lo sviluppo.   I ricercatori sottolineano che il latte umano è ancora l’alimento più raccomandato per i neonati. L’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia l’allattamento esclusivo al seno per i primi sei mesi di vita, perché il latte umano protegge i neonati dalle infezioni e apporta benefici per tutta la vita, tra cui un minor rischio di disturbi dell’apprendimento, diabete, obesità e ipertensione.   «I neonati allattati al seno possono essere esposti a miscele di interferenti endocrini attraverso il latte materno, il che può comportare rischi per lo sviluppo precoce della vita, in particolare per lo sviluppo neurologico e la funzionalità tiroidea», ha affermato la ricercatrice principale, la dottoressa Katherine E. Manz, professoressa associata presso il Dipartimento di Scienze della Salute Ambientale presso la Facoltà di Sanità Pubblica dell’Università del Michigan.

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Tuttavia, i benefici generali dell’allattamento al seno per la salute sono ancora evidenti e sostanziali. È importante non scoraggiare l’allattamento al seno, ma piuttosto concentrarsi sulla creazione di ambienti che limitino l’esposizione materna a queste sostanze chimiche, ove possibile.   I risultati evidenziano la necessità di una migliore comprensione e regolamentazione dell’esposizione alle sostanze chimiche che si accumulano nel corpo delle donne e che possono essere trasmesse ai bambini attraverso l’allattamento al seno, un percorso che, secondo gli autori, è stato a lungo trascurato.   La revisione globale di 71 studi sulla lingua inglese, pubblicata il 25 novembre su Current Environmental Health Reports, ha documentato livelli misurabili di sostanze chimiche prodotte dall’industria, note per influenzare gli ormoni coinvolti nella crescita, nello sviluppo del cervello, nel metabolismo e nella funzione immunitaria.   I problemi di salute più comuni legati all’esposizione precoce agli interferenti endocrini presenti nel latte materno sono stati gli effetti sullo sviluppo cerebrale e le alterazioni dei normali livelli di ormone tiroideo, come emerge dalla revisione. Gli impatti negativi più significativi sullo sviluppo cerebrale sono stati legati a livelli più elevati di ritardanti di fiamma e pesticidi.   Ad esempio:  
  • Una maggiore esposizione ai ritardanti di fiamma polibromurati è stata associata a punteggi più bassi nei test di sviluppo di Bayley , che misurano il pensiero, il movimento e lo sviluppo socio-emotivo nei neonati e nei bambini piccoli.
 
  • Numerosi pesticidi organoclorurati presenti nel latte materno sono stati associati a peggiori risultati cognitivi e linguistici durante l’infanzia, e alcuni di essi sono stati associati a un rischio maggiore di ADHD.
 

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Oltre alla tossicità neuroevolutiva, numerosi studi hanno riscontrato associazioni tra la quantità di sostanze chimiche presenti nel latte materno e i livelli alterati dell’ormone tiroideo, hanno scritto gli autori.   Ad esempio, uno studio ha rilevato un’associazione tra lo squilibrio dell’ormone tiroideo nelle madri e l’accumulo di PBDE (etere di difenile polibromurato), in particolare nel latte materno subito dopo il parto.   Un altro studio ha scoperto che alcuni pesticidi presenti nel latte materno erano associati, nel sangue del cordone ombelicale dei neonati alla nascita, a livelli più bassi di ormone stimolante la tiroide e dell’ormone IGF-1, che svolge un ruolo importante nella crescita infantile.   Gli interferenti endocrini entrano nell’organismo attraverso l’inalazione, l’ingestione o il contatto cutaneo e sono stati precedentemente rilevati nel sangue del cordone ombelicale e nella placenta. Poiché molti interferenti endocrini si accumulano nell’organismo nel tempo, potrebbero passare nel latte materno durante l’allattamento, suggerisce lo studio.   Sebbene le concentrazioni delle sostanze chimiche variassero notevolmente a seconda della regione e del tipo di sostanza chimica, gli scienziati affermano che 13 degli studi hanno riportato che i neonati ingerivano livelli di esposizione agli interferenti endocrini più elevati di quelli raccomandati nel latte materno.   Tuttavia, gli studi non hanno valutato l’assunzione giornaliera in modo coerente, affermano i revisori. Solo due hanno applicato i criteri di sicurezza raccomandati per i neonati. Gli altri hanno stimato l’esposizione nei neonati utilizzando gli stessi limiti di sicurezza degli adulti, aggiustando solo per il peso corporeo del bambino.

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Gli studi hanno dimostrato la presenza di:  
  • I bisfenoli (come il BPA), utilizzati nei rivestimenti delle lattine per alimenti, nei contenitori di plastica e nelle ricevute termiche, sono stati rilevati in tutto il mondo. Queste sostanze chimiche possono imitare gli ormoni e altri studi hanno collegato l’esposizione precoce al BPA a un aumento del rischio di malattie cardiache, ictus, diabete di tipo 2 e obesità in età adulta.
 
  • I pesticidi organoclorurati, molti dei quali utilizzati in agricoltura e nel controllo dei parassiti e persistenti nel suolo e negli alimenti, sono stati rilevati frequentemente, tra cui 36 diverse sostanze chimiche in 11 studi. Ricerche precedenti hanno collegato l’esposizione a tumori infantili, disturbi neurologiciinfertilità, parto prematuro e problemi metabolici e riproduttivi.
 
  • I ritardanti di fiamma polibromurati, utilizzati in schiume per mobili, componenti elettronici e tessuti, e i policlorobifenili (PCB), un tempo utilizzati in apparecchiature elettriche e materiali industriali e ancora presenti nel suolo, nell’acqua e negli alimenti, sono stati rilevati in tutti i 10 studi che li hanno valutati. L’esposizione è stata associata a punteggi più bassi nello sviluppo infantile, a un maggiore rischio di problemi comportamentali e a squilibri ormonali tiroidei.
 
  • Sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche (PFAS, o «sostanze chimiche perenni»), utilizzate in pentole antiaderenti, tessuti antimacchia, imballaggi alimentari e processi industriali, sono state comunemente rilevate, tra cui PFOA e PFOS. Lo studio suggerisce che queste sostanze chimiche potrebbero essere più concentrate nel latte materno. L’esposizione è stata associata a cancro, malattie della tiroide, danni al fegato, indebolimento del sistema immunitario e problemi di sviluppo.
 
  • Gli ftalati, comunemente presenti nella plastica, nei prodotti per la cura della persona e negli imballaggi alimentari, sono stati rilevati frequentemente, con metaboliti come MEHP, MiBP e MnBP che sono comparsi in tutti gli studi. Sebbene gli ftalati vengano eliminati rapidamente dall’organismo, sono ampiamente presenti nei beni di consumo. L’esposizione precoce è stata collegata a problemi riproduttivi, malattie metaboliche e problemi dello sviluppo neurologico.
 
  • I parabeni, conservanti comuni utilizzati in lozioni, cosmetici, shampoo e alcuni alimenti confezionati, sono stati identificati in 10 studi, e il metilparabene è presente in tutti. In quanto interferenti endocrini, i parabeni possono essere collegati a problemi riproduttivi, cancro al seno, obesità e disturbi della tiroide.
 
  • Gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), un tipo di inquinante atmosferico prodotto dalla combustione di combustibili fossili, dai gas di scarico del traffico, dal fumo di tabacco e dalle emissioni industriali, sono stati rilevati frequentemente. L’esposizione agli IPA è stata associata a problemi metabolici, respiratori, riproduttivi e dello sviluppo.
  Nonostante queste associazioni, i ricercatori affermano che la concentrazione delle sostanze chimiche rilevate negli studi in un dato momento non determina da sola il rischio. Molte si accumulano nell’organismo nel tempo.   Inoltre, le soglie di sicurezza variano a livello internazionale e spesso non sono progettate specificamente per i neonati, osservano i ricercatori. Alcuni studi hanno stimato l’esposizione infantile al di sopra dei limiti raccomandati, mentre altri hanno riscontrato livelli inferiori.   Le differenze da regione a regione potrebbero essere dovute a normative in continua evoluzione, differenze nell’attività industriale, contaminazione ambientale, occupazione e variazioni naturali nella composizione del latte durante l’allattamento, osservano gli autori. Pochi studi monitorano i neonati nel tempo e i metodi di raccolta dati mancano di coerenza, complicando i confronti.   Secondo gli autori, un campionamento standardizzato e una maggiore quantità di dati provenienti da popolazioni diverse potrebbero aiutare gli scienziati a comprendere meglio in che modo l’esposizione a sostanze chimiche durante l’infanzia possa influenzare la salute a lungo termine.

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Per comprendere veramente i rischi a cui sono esposti i neonati allattati al seno, sostengono che sia essenziale sapere come le sostanze chimiche passano nel latte materno e come il livello di esposizione della madre influisce sulla quantità di interferenti endocrini nel suo latte.   «Negli studi futuri, bisognerebbe concentrarsi sul miglioramento delle tecniche di rilevamento, sull’integrazione di misure di controllo della qualità e sulla valutazione dell’esposizione agli interferenti endocrini in più matrici biologiche nel tempo, per ottenere stime di esposizione più precise nei neonati allattati al seno», hanno affermato.   «Inoltre, sono necessari dati più solidi per caratterizzare i livelli di EDC sia in base alla popolazione che alla regione e per chiarire le loro associazioni con esiti negativi sulla salute, al fine di formulare raccomandazioni più complete sull’allattamento».   Per ridurre l’esposizione agli interferenti endocrini, preferire alimenti freschi a quelli confezionati. Scegliere prodotti per la cura della persona che riportino sull’etichetta la dicitura «senza ftalati». Inoltre, filtrare l’acqua potabile, pulire regolarmente con un aspirapolvere con filtro HEPA o utilizzare un purificatore d’aria ed evitare l’uso di pesticidi non necessari in casa.   Pamela Ferdinand   Pubblicato originariamente da US Right to Know. Pamela Ferdinand è una giornalista pluripremiata ed ex borsista del Massachusetts Institute of Technology Knight Science Journalism, che si occupa dei determinanti commerciali della salute pubblica. 

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Immagine di Anton Nosik via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported
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Livelli pericolosamente elevati di metalli tossici nei giocattoli di plastica per bambini

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Un recente studio brasiliano ha rilevato concentrazioni allarmanti di metalli tossici nei giocattoli per bambini commercializzati nel Paese. Lo riporta Science Daily.

 

Ricercatori di due università brasiliane hanno esaminato un vasto campionario di giocattoli di plastica, sia di produzione nazionale che importati, conducendo l’indagine più completa mai realizzata sulla contaminazione chimica di questi articoli.

 

Il dato più inquietante riguarda il bario: in molti campioni la sua concentrazione è risultata fino a 15 volte superiore al limite di sicurezza previsto dalla normativa brasiliana. L’esposizione prolungata al bario è associata a gravi danni cardiaci e neurologici, inclusa la paralisi.

 

«Sono state rilevate anche elevate quantità di piombo, cromo e antimonio. Il piombo, associato a danni neurologici irreversibili, problemi di memoria e riduzione del QI nei bambini, ha superato il limite nel 32,9% dei campioni, con alcune misurazioni che hanno raggiunto quasi quattro volte la soglia accettata» scrive Science Daily. «L’antimonio, che può scatenare problemi gastrointestinali, e il cromo, un noto cancerogeno, erano presenti al di sopra dei livelli accettabili rispettivamente nel 24,3% e nel 20% dei giocattoli».

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Attraverso la spettrometria di massa al plasma, lo studio ha identificato ben 21 elementi tossici: argento (Ag), alluminio (Al), arsenico (As), bario (Ba), berillio (Be), cadmio (Cd), cerio (Ce), cobalto (Co), cromo (Cr), rame (Cu), mercurio (Hg), lantanio (La), manganese (Mn), nichel (Ni), piombo (Pb), rubidio (Rb), antimonio (Sb), selenio (Se), tallio (Tl), uranio (U) e zinco (Zn).

 

«Questi dati rivelano uno scenario preoccupante di contaminazione multipla e mancanza di controllo. Tanto che nello studio suggeriamo misure di controllo più severe, come analisi di laboratorio regolari, tracciabilità dei prodotti e certificazioni più stringenti, soprattutto per i prodotti importati», ha dichiarato uno degli autori principali della ricerca.

 

Gli studiosi hanno inoltre calcolato i tassi di rilascio delle sostanze: la percentuale che effettivamente passa dal giocattolo al bambino durante l’uso normale (inclusa la pratica di portarli alla bocca). I valori oscillano tra lo 0,11% al 7,33%, quindi solo una piccola parte del contaminante viene assorbita. Tuttavia, le elevatissime concentrazioni iniziali e l’esposizione quotidiana prolungata (per mesi o anni) rendono il rischio sanitario comunque significativo.

 

I ricercatori ritengono che i metalli pesanti entrino nei giocattoli soprattutto durante la produzione, in particolare con le vernici e i pigmenti utilizzati. Le correlazioni tra gli elementi rilevati suggeriscono, in molti casi, una fonte comune di contaminazione.

 

In studi precedenti, lo stesso gruppo aveva già documentato la presenza nei giocattoli di interferenti endocrini (sostanze che alterano l’equilibrio ormonale), associati a problemi di fertilità, disturbi metabolici e aumento del rischio oncologico.

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