Geopolitica
Attacco iraniano contro l’aeroporto internazionale del Kuwait: un morto e 63 feriti
Ieri l’aeroporto internazionale del Kuwait è stato colpito da missili e droni iraniani, in un attacco di notevole entità che ha causato un morto e 63 feriti, secondo quanto riferito dal ministero della Salute del Paese, molti dei quali in gravi condizioni.
Secondo quanto riferito dalle autorità kuwaitiane, un terminal passeggeri è stato colpito in pieno, danneggiando diverse strutture, tra cui le sedi diplomatiche dell’aeroporto. Gli ospedali della zona hanno effettuato sette importanti interventi chirurgici d’urgenza in seguito all’incidente, a conferma del fatto che si è trattato di un evento con numerose vittime.
Il portavoce del ministero della Difesa kuwaitiano, il generale di brigata Saud Abdulaziz Al-Atwan, ha descritto l’attacco come «un’aggressione criminale iraniana che ha provocato danni materiali significativi all’edificio e feriti». Ha confermato l’ingaggio di un totale di 13 missili e 17 droni lanciati dall’Iran.
Le autorità dell’aviazione civile hanno immediatamente sospeso il traffico aereo e trasferito i voli in arrivo in altri aeroporti non colpiti, dopo che «il terminal uno è stato oggetto di attacchi iraniani che hanno causato vittime e danni».
⚡️#UPDATE Iran bombs Kuwait International Airport pic.twitter.com/beTFw6Lyuv
— War Monitor (@WarMonitors) June 3, 2026
Kuwait’s civil aviation authority confirmed Iranian drones and missiles hit the T1 terminal at Kuwait International Airport. Several people were injured and the building sustained severe damage. Commercial flights have been halted. https://t.co/fbFhjSofIY pic.twitter.com/zOz83Ba6cy
— Open Source Intel (@Osint613) June 3, 2026
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L’attacco transfrontaliero all’aeroporto è avvenuto dopo violenti scambi di fuoco tra Stati Uniti e Iran, che inizialmente sembravano incidenti isolati e limitati, ma che poi si sono trasformati in una prolungata spirale di ritorsioni.
Durante la notte, l’esercito statunitense ha schierato un missile Ormuzzo per neutralizzare una petroliera che tentava di aggirare il blocco americano nello Stretto ormusino. In seguito all’intercettazione, le forze americane hanno dato vita a un più ampio scambio di colpi, dichiarando di aver respinto i successivi attacchi di rappresaglia iraniani nella regione e di aver lanciato attacchi di rappresaglia contro siti militari sull’isola iraniana di Qeshm.
In risposta, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (i pasdaran) ha affermato di aver lanciato un attacco missilistico e con droni contro il quartier generale della Quinta Flotta statunitense in Bahrein, un’affermazione che il Comando Centrale (CENTCOM) ha esplicitamente smentito. I pasderan avrebbero inoltre inviato diversi missili contro due basi statunitensi in Kuwait, che sarebbero stati intercettati.
Il Consiglio di Cooperazione del Golfo ha reagito duramente condannando l’Iran per la sua «continua aggressione» contro gli stati membri Bahrein e Kuwait, denunciando i «vili attacchi contro obiettivi civili» che rappresentano una «pericolosa e senza precedenti escalation».
Ma Teheran non intende cedere e, anzi, sta lanciando ulteriori avvertimenti e minacce intransigenti, secondo quanto riportato da Al Jazeera, che cita i media statali:
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane affermano che gli attacchi di rappresaglia «dovrebbero servire da lezione» per gli Stati Uniti, dopo che questi ultimi hanno lanciato una raffica di missili e droni contro il Kuwait e il Bahrein.
Mentre il ministero degli Esteri iraniano avverte che l’attacco statunitense notturno all’isola di Qeshm costituisce una grave violazione del cessate il fuoco, il presidente Trump afferma che «le conversazioni tra noi sono in corso ininterrottamente», riferendosi agli iraniani.
L’Iran ha sferrato un attacco contro la base aerea di Ali Al Salem il 1° giugno 2026, utilizzando missili e droni guidati che hanno preso di mira la struttura dove risiede anche il contingente militare italiano della Task Force Air, rimasto fortunatamente illeso nei bunker. Il giorno successivo, il 2 giugno 2026, l’escalation militare iraniana ha colpito direttamente il quartier generale della Quinta Flotta degli Stati Uniti posizionato nella regione del Golfo.
Come riportato da Renovatio 21, tre settimane fa era emerso che membri delle Guardie Rivoluzionarie iraniane avrebbero tentato di infiltrarsi in Kuwaut via mare. Ne sarebbe scaturito uno scontro a fuoco .
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Geopolitica
La Casa Bianca: l’accordo nucleare tra Stati Uniti e Arabia Saudita dipende dal riconoscimento di Israele
Un patto nucleare storico tra Stati Uniti e Arabia Saudita potrà essere concluso soltanto a condizione che Riad aderisca agli Accordi di Abramo e avvii relazioni diplomatiche con Israele, ha reso noto giovedì la Casa Bianca. L’intesa contempla l’impiego di tecnologia e know-how americani per supportare il Regno nello sviluppo di un programma nucleare a uso civile.
Il chiarimento ha rappresentato un mutamento rilevante rispetto alla comunicazione di mercoledì, che non conteneva alcun riferimento pubblico a un eventuale nesso tra l’accordo e la normalizzazione dei rapporti tra Arabia Saudita e Israele. Riad ha reiterato a più riprese che non riconoscerà Israele in assenza di progressi verso la costituzione di uno Stato palestinese.
«Questo accordo è subordinato a questa condizione, per quanto riguarda il presidente, quindi continueremo a dialogare con le nostre controparti saudite per finalizzare l’accordo e, si spera, vederli aderire agli Accordi di Abramo molto presto», ha dichiarato ai giornalisti la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt.
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Gli Accordi di Abramo consistono in una serie di intese mediate dagli Stati Uniti e avviate durante il primo mandato del presidente Donald Trump, con le quali sono state instaurate relazioni diplomatiche tra Israele e diversi Stati arabi. Attualmente tra i firmatari figurano Israele, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein, il Marocco e il Sudan.
Secondo i termini dell’accordo, l’Arabia Saudita realizzerebbe reattori nucleari basati su tecnologia statunitense nell’ambito del proprio programma energetico civile. Tuttavia, stando a quanto riportato, l’intesa non impone a Riad l’adozione del Protocollo aggiuntivo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che autorizza ispezioni più approfondite finalizzate a individuare attività nucleari non dichiarate.
Tale omissione ha generato allarme tra gli esperti di non proliferazione e i legislatori di Washington, i quali mettono in guardia dal rischio che l’Arabia Saudita possa liberamente arricchire l’uranio, una capacità potenzialmente utilizzabile in futuro per la produzione di armi nucleari e in grado di innescare una corsa agli armamenti a livello regionale. Il principe ereditario Mohammed bin Salman aveva in passato dichiarato che l’Arabia Saudita avrebbe perseguito l’acquisizione di armi nucleari qualora l’Iran le avesse ottenute.
L’accordo, destinato a costituire il fondamento di un programma di energia nucleare multimiliardario che coinvolge imprese statunitensi, dovrà ancora essere sottoposto all’esame del Congresso prima di poter entrare in vigore.
Le possibilità che Riad entrasse negli Accordi di Abramo sembravano sfumate negli anni scorsi, quando il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, dinanzi alla catastrofe gazana, aveva dichiarato che non potrà esserci alcuna normalizzazione delle relazioni tra Regno Saudita e Stato Ebraico senza la creazione di uno Stato palestinese indipendente. I piani per l’accordo di pace erano quindi stati sospesi.
Mesi prima, all’altezza di un attacco di rappresaglia della Repubblica Islamica dell’Iran contro lo Stato Ebraico, si disse che alcuni droni iraniani diretti contro Israele furono abbattuti dai sauditi.
Come riportato da Renovatio 21, cinque anni fa si parlava di colloqui segreti tra il principe saudita Mohammed bin Salman e Netanyahu. Pochi mesi fa, dopo l’inizio della guerra di Gaza, l’Arabia Saudita ha dichiarato che ogni piano di accordo con Israele è sospeso.
Come riportato da Renovatio 21, secondo un sondaggio del 2024 il 96% dei sauditi si opponeva ai legami con Israele, mentre Hamas nel Regno cresceva in popolarità. L’indagine ha inoltre rilevato che l’87% dei sauditi riteneva che «Israele è così debole e diviso al suo interno che un giorno potrà essere sconfitto».
Al contempo, va ricordata la dichiarazione a Fox News del 2023 del principe Salmano per cui l’Arabia Saudita si doterà di armi atomiche se lo farà l’Iran.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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