Droni
Attacchi di droni all’oleodotto saudita che permette di aggirare lo Stretto di Ormuzzo
L’Arabia Saudita ha dovuto sospendere il funzionamento del suo oleodotto strategico Est-Ovest dopo che attacchi con droni hanno danneggiato gli impianti di pompaggio lungo il tracciato, infliggendo un ulteriore contraccolpo alla capacità del regno di esportare petrolio nel quadro del conflitto tra Stati Uniti e Iran.
Il ministero dell’Energia saudita ha comunicato venerdì che l’oleodotto è stato colpito in più punti nelle regioni di Riyadh e Medina il giorno precedente, causando «alcuni feriti» e inducendo le autorità a interrompere le operazioni a titolo precauzionale. Le squadre di emergenza stanno valutando i danni e Riyadh non ha ancora indicato quando riprenderà il pompaggio.
Due funzionari statunitensi citati dalla CNN hanno dichiarato che le prime analisi indicano che almeno due stazioni di pompaggio lungo l’oleodotto sono state colpite da droni. Le immagini satellitari mostrerebbero danni rilevanti da incendio in un impianto e un focolaio di minore entità in un altro.
L’oleodotto Est-Ovest convoglia il petrolio dalla Provincia Orientale dell’Arabia Saudita, ricca di greggio, attraverso il regno fino al porto di Yanbu sul Mar Rosso, permettendo alle esportazioni di aggirare lo Stretto di Ormuzzo. Può trasportare fino a 7 milioni di barili al giorno, di cui circa 5 milioni di barili al giorno restano disponibili per l’esportazione dopo il rifornimento delle raffinerie occidentali.
CNN reports that pumping stations on Saudi Arabia’s key east-west pipeline were hit on Thursday, with one severely damaged.
The pipeline currently carries 7+ million barrels of crude oil per day bypassing Hormuz. pic.twitter.com/t5fnZMGcgM
— OSINTtechnical (@Osinttechnical) September 11, 2026
🇸🇦 The scale of the suspected attack on Saudi Arabia’s East–West oil pipeline is visible from space.
Satellite imagery shows a dense smoke plume stretching more than 100 km across the desert, while fire-monitoring data detected several intense heat anomalies along the pipeline… pic.twitter.com/eHFiCCMC3m
— Eye OSINT (@AlexiaNoel94927) September 11, 2026
🔥Satellite imagery shows further damage at Aramco’s Jazan oil facility in southern Saudi Arabia on Sep 9. Fire damage is visible, with two storage tanks destroyed and two more damaged.
Explore and Compare: https://t.co/xJCALwjQKa#SaudiArabia #IranWar #Houthi #MiddleEast pic.twitter.com/Wsa7aqd3yz
— Soar (@SoarAtlas) September 11, 2026
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La rotta ha ovviamente assunto un rilievo particolare da quando i combattimenti tra Stati Uniti e Iran hanno gravemente ostacolato il traffico marittimo attraverso lo Stretto ormusino. Secondo quanto riferito, l’Arabia Saudita ha dirottato circa 5 milioni di barili al giorno, che altrimenti sarebbero stati imbarcati nei terminali del Golfo Persico, attraverso l’oleodotto diretto al Mar Rosso.
La chiusura dell’oleodotto avviene mentre le forze Houthi, allineate con l’Iran, hanno respinto le forze governative sostenute dall’Arabia Saudita in Yemen e si sono impadronite del porto di Mocha sul Mar Rosso e dell’isola di Mayun, all’ingresso di un’altra via d’acqua strategica, lo stretto di Bab al-Mandeb.
Gli Houthi hanno preso di mira anche le infrastrutture energetiche saudite. Le immagini satellitari del 9 settembre sembrano mostrare danni significativi agli impianti di Saudi ARAMCO a Jazan, nel sud del regno, tra cui la distruzione di almeno quattro serbatoi di stoccaggio del petrolio e tracce di incendio in un’area di lavorazione. Gli attacchi sono seguiti a un massiccio bombardamento missilistico e con droni da parte degli Houthi contro siti energetici a Jazan, Abha e altre città del sud, che, secondo le autorità saudite, ha costretto all’interruzione delle attività in alcuni impianti.
Riad ha sostenuto che l’ultimo attacco all’oleodotto non proveniva dallo Yemen o dall’Iran, ma dal territorio iracheno. L’Arabia Saudita si è riservata il diritto di difendere il proprio territorio e le infrastrutture critiche, ma ha dichiarato che si asterrà da ritorsioni su richiesta del primo ministro iracheno, lasciando a Baghdad lo spazio per indagare e prevenire ulteriori attacchi.
Baghdad ha in seguito dichiarato di aver rintracciato i droni nella provincia meridionale di Maysan, ha destituito il capo del Comando operativo di Maysan e ha avviato un’inchiesta distinta sul fallimento del comando nel prevenire l’attacco.
Questi sviluppi mettono Riyadh sotto pressione tra le interruzioni a entrambe le estremità della sua rete di esportazione: l’Iran ha bloccato la navigazione attraverso Ormuzzo a est, mentre l’avanzata degli Houthi minaccia il traffico nel Mar Rosso a ovest. La produzione petrolifera saudita è già scesa a 6,238 milioni di barili al giorno ad agosto, il livello più basso dal 1990, secondo Bloomberg.
I prezzi del petrolio restano sopra i 100 dollari al barile dopo la nuova impennata. Il Brent ha chiuso venerdì intorno ai 104,61 dollari, chiudendo la settimana con un rialzo di quasi il 9%.
Come riportato da Renovatio 21, la produzione di petrolio greggio dell’Arabia Saudita è crollata di quasi 2 milioni di barili al giorno ad agosto, toccando il livello più basso degli ultimi 35 anni.
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Immagine screenshot da Twitter
Droni
L’Iran distrugge un drone-spia marino americano a Ormuzzo
The Iranian Navy: We have struck a US unmanned vessel, with hull number 5838, at the entrance to the Strait of Hormuz. pic.twitter.com/WyesLWXI47
— IRIB (Islamic Republic of Iran Broadcasting) (@iribnews_irib) September 10, 2026
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Droni
L’Iran sequestra il più moderno drone sottomarino USA
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (IRGC) ha annunciato il sequestro di «uno dei sottomarini senza equipaggio più moderni e sofisticati» in possesso delle forze armate statunitensi. Il Pentagono ha minimizzato l’incidente, affermando che si trattava di un vecchio drone privo di apparecchiature sensibili.
Martedì le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno pubblicato un video di quello che hanno definito un drone sottomarino statunitense di ultima generazione, in grado di svolgere un’ampia gamma di compiti, dalla mappatura dei fondali marini alle operazioni di intelligence e sorveglianza, dall’ispezione di oleodotti al supporto nella guerra antisommergibile.
Il filmato mostra un veicolo sottomarino cilindrico, grigio e metallico, a forma di siluro, lungo circa 5,8 metri e largo 1,2 metri, con un peso di circa 2,7 tonnellate. Secondo quanto dichiarato dalle Guardie Rivoluzionarie iraniane, il sottomarino può rimanere sott’acqua fino a 10 giorni e raggiungere una profondità massima di 6.000 metri.
The first visuals have been released of the American Dive-LD unmanned submarine, seized by Iran’s Islamic Revolution Guards Corps (IRGC) early on Tuesday. pic.twitter.com/ump8zQZt7c
— IRNA News Agency ☫ (@IrnaEnglish) September 8, 2026
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L’esercito iraniano lo ha identificato come un drone Dive-LD sviluppato dall’azienda di difesa statunitense Anduril Industries, entrato in servizio nell’aprile del 2025.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha cercato di ridimensionare l’incidente, sostenendo che l’Iran si era impossessato di un drone di vecchio modello malfunzionante che non trasportava alcuna apparecchiatura sensibile.
Il sottomarino stava sorvegliando le acque regionali e «non ha raccolto dati sensibili né trasportato apparecchiature sonar o radar classificate», ha dichiarato in un comunicato il capitano della Marina statunitense Tim Hawkins, portavoce del CENTCOM.
L’incidente si verifica nel contesto di un’ulteriore escalation tra Stati Uniti e Iran. Martedì sera l’Iran ha lanciato missili balistici contro basi militari statunitensi in Medio Oriente, in quella che ha definito una rappresaglia per un precedente attacco statunitense contro petroliere iraniane vicino all’isola di Kharg. I pasdarani hanno inoltre emesso un «avviso urgente» martedì sera, intimando agli equipaggi delle petroliere nei pressi dei porti e delle zone di ancoraggio del Bahrein e del Kuwait di abbandonare immediatamente le proprie navi in previsione di potenziali attacchi.
La Anduril è un’industria di armi fondata e portata avanti dal geniale giovanissimo imprenditore tecnologico Palmer Luckey, già inventore del visore di realtà virtuale Oculus che rivoluzionò il settore e fu comprato poi da Facebook, che poi licenziò il Luckey a causa del suo supporto a Donald Trump. Luckey è inoltre il cognato dell’ex rappresentante floridiano Matt Gaetz.
Il miliardario investitore Peter Thiel è stato tra i primi a fornire capitale ad Anduril (un altro nome Tolkeniano, come Palantir, o Mithril…) che produce dispositivi militari che sembrano usciti da un videogioco tipo Metal Gear Solid, di cui il Luckey è appassionato.
Il suo prodotto centrale è Lattice OS, una piattaforma di comando e controllo basata su Intelligenza Artificiale che integra sensori, droni, sottomarini e altri asset difensivi in un’unica rete operativa.
Attorno a Lattice ruota una famiglia crescente di sistemi autonomi: il drone Ghost, l’intercettore riutilizzabile Roadrunner, il caccia da combattimento autonomo Fury e il programma di visori AR IVAS, ereditato da Microsoft. A questi si aggiungono i missili da crociera della famiglia Barracuda e i droni Altius per missioni in sciame.
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Nel campo sottomarino, Anduril produce i veicoli autonomi Dive-LD e Dive-XL, piattaforme di grandi dimensioni pensate per missioni di sorveglianza e per il trasporto di sistemi più piccoli. Da questi possono essere lanciati i Copperhead, droni-siluro presentati nel 2025 in due varianti (Copperhead-100 e Copperhead-500), capaci di superare i 30 nodi e dotati di sensori, sonar e magnetometri. Nella versione armata, chiamata Copperhead-M, il sistema funziona come un vero siluro autonomo, pensato per costare molto meno delle soluzioni tradizionali legate a sommergibili e navi da guerra.
Sul fronte indossabile, Anduril ha sviluppato EagleEye, presentato nel 2025 dopo aver rilevato dall’Esercito USA il programma IVAS, originariamente affidato a Microsoft. È una famiglia modulare di dispositivi (casco integrale, visiera, occhiali) con realtà mista, sensori e connessione diretta a Lattice: proietta mappe, identificazione di minacce e dati tattici direttamente nel campo visivo del soldato, con l’obiettivo di ridurre drasticamente i costi rispetto a IVAS.
Nel 2026 l’azienda ha avviato la produzione presso Arsenal-1, un impianto produttivo vicino Columbus, Ohio, con oltre 5 milioni di piedi quadrati e più di 4.000 lavoratori previsti. Ha inoltre firmato con l’Esercito USA un contratto quadro decennale fino a 20 miliardi di dollari, consolidando l’ecosistema Lattice come infrastruttura unificata per la difesa multi-dominio.
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Immagine screenshot dal sito di Anduril
Droni
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