Geopolitica
Anche il Sud Africa deferisce Israele alla Corte Penale Internazionale
Il Sudafrica ha chiesto alla Corte Penale Internazionale (CPI) di indagare sul governo israeliano per presunti crimini di guerra commessi a Gaza, ha annunciato mercoledì il presidente Cyril Ramaphosa durante una visita di due giorni in Qatar.
La denuncia contro Israele, che non ha ratificato lo Statuto di Roma – il trattato che istituisce la Corte penale internazionale – è stata affrontata «insieme a molti altri Paesi», ha detto Ramaphosa, senza specificare quali Stati siano coinvolti.
La settimana scorsa, il presidente colombiano Gustavo Petro aveva annunciato che Bogotà avrebbe chiesto alla corte di perseguire il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per il massacro di civili a Gaza. Allo stesso modo, due avvocati turchi e un ex parlamentare hanno presentato una petizione al governo di Ankara affinché presenti un’accusa contro Israele presso la Corte Penale Internazionale, di cui però la Turchia, non avendo ratificato il trattato di Roma, non fa parte.
Mercoledì Ramaphosa ha affermato che, sebbene il Sudafrica, attivo sostenitore della sovranità palestinese, non approvi l’incursione di Hamas, la risposta israeliana equivale a un genocidio che merita un’indagine della Corte penale internazionale.
«Siamo contrari all’operazione in corso, soprattutto perché ora prende di mira gli ospedali dove neonati, donne e feriti muoiono come mosche», ha detto il presidente sudafricano. «È necessario che il mondo intero si alzi e chieda al governo israeliano di cessare il fuoco, di fermare ciò che sta accadendo e che la Corte penale internazionale indaghi. Naturalmente, le misure legali devono essere adottate a livello globale».
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Martedì Human Rights Watch (HRW) ha anche chiesto che gli attacchi israeliani contro ospedali, ambulanze e personale medico a Gaza siano «investigati come crimini di guerra». L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riferito che 521 persone, tra cui 16 operatori sanitari, sono state uccise in 137 «attacchi all’assistenza sanitaria» a Gaza il 12 novembre.
All’inizio di questo mese, il Sudafrica si è unito a Ciad, Giordania, Bahrein, Honduras, Colombia, Bolivia e Turchia nel richiamare diplomatici da Tel Aviv in risposta alle azioni di Israele a Gaza.
Nel frattempo Mayibuye Melisizwe Mandela, attivista politico sudafricano e pronipote della sorella di Nelson Mandela, Baliwe Nancy Mandela, ha dichiarato che Nelson Mandela aveva espresso la sua profonda gratitudine per il sostegno incrollabile dei palestinesi, che erano stati solidali con lui durante durante l’era dell’apartheid.
«Sembra che a Israele venga data quasi carta bianca per fare qualunque cosa. E non biasimo l’America, sono sempre stati dalla parte sbagliata della storia», ha detto il pronipote di Mandela alla testata governativa russa RT, paragonando la guerra tra Israele e Hamas all’apartheid e sostenendo che gli Stati Uniti avevano inviato agenti della CIA per arrestare Nelson Mandela e che «forze internazionali sponsorizzavano ciò che stava accadendo».
Il Sudafrica ha imposto sanzioni a Israele e “chiede la pace per sostenere la Palestina”, ha detto il giovane Mandela. «Le ambasciate israeliane devono essere rimosse. I prodotti alimentari sugli scaffali, se provengono da Israele, devono essere rimossi. Dobbiamo sanzionare Israele». I palestinesi e Hamas devono difendersi e «hanno bisogno di essere armati» dal Sudafrica, ha continuato.
Come riportato da Renovatio 21, a parlare di «crimini di guerra» e a chiamare Israele «Stato terrorista» era stato negli ultimi giorni il presidente turco Receps Erdogan.
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Immagine di Prime Minister Boris Johnson G7 Leaders Summit Day Two / Number 10 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Economia
Trump ipotizza un’acquisizione del settore petrolifero iraniano
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Geopolitica
Putin contro il globalismo occidentale: come gli dei dell’Olimpo, avete intrapreso un cammino di autodistruzione
Alla vigilia del vertice BRICS di Nuova Delhi, il presidente russo Vladimir Putin ha espresso quella che presenta come la realtà della crisi strategica in corso. Lo riporta EIRN.
Ancora prima dell’apertura dei lavori, l’11 settembre, rispondendo a una domanda dei media sulla Germania, aveva già impostato il quadro, avvertendo che l’Occidente sembrerebbe intenzionato a riscrivere la storia della sconfitta del nazismo nella Seconda guerra mondiale. «Ora parlano di contemplare l’invio di truppe in territorio ucraino. Ciò significherebbe una guerra con la Russia», ha detto senza ambiguità.
Putin ha evitato di entrare nelle vicende politiche interne tedesche e ha offerto una lettura strategica secca. «Tutto ciò che sta accadendo ora in tutta Europa è la conseguenza di errori sistemici commessi dal cosiddetto Occidente, o, per essere più precisi, dai circoli globalisti occidentali, in ambito politico, di sicurezza ed economico».
Secondo Putin l’errore si è radicato «in seguito alla fine della Guerra Fredda e al crollo dell’Unione Sovietica; si consideravano in cima all’«Olimpo» e, evidentemente, conclusero che, in primo luogo, potevano fare tutto e, in secondo luogo, che loro stessi erano incapaci di sbagliare. Da quel momento in poi, questi errori iniziarono ad accumularsi e a ingigantirsi».
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Sul piano della sicurezza, ha sostenuto che fu lanciata un’offensiva per frammentare e indebolire la Russia, prima «attraverso l’uso di terroristi nel Caucaso e di separatisti, poi con altri metodi e ora, per mezzo del regime neonazista in Ucraina… Non appena il regime fu rovesciato, ripeto, con un sanguinoso colpo di Stato, l’obiettivo di far entrare l’Ucraina nella NATO fu immediatamente messo in moto, e questo, di fatto, è diventato la causa principale dei tragici eventi odierni in Ucraina».
Si è poi soffermato su energia ed economia: «Abbiamo fornito gas all’Europa a un prezzo di 150 dollari – anzi, 180 dollari – per 1.000 metri cubi… ‘No’, insistevano, ‘i prezzi devono essere fissati in borsa’. Li abbiamo avvertiti che il gas non è una merce di mercato, o almeno non una merce di mercato classica; questo approccio non porterà a nulla e i prezzi non faranno altro che aumentare».
«E così è stato: ora i prezzi sono a 1.000 dollari o euro per 1.000 metri cubi. E potrebbero benissimo salire ancora… E perché? Chi si occupa di trading in borsa non si preoccupa delle condizioni tecniche di questi impianti di stoccaggio e dei volumi fisici coinvolti. Credono che oggi sia più vantaggioso estrarre gas da depositi acquistati a prezzi inferiori, e per quanto riguarda il futuro, beh, vedremo».
Quelle élite, ha aggiunto il presidente russo, cercano ora di allarmare l’opinione pubblica con «una mitica minaccia russa, che risalirebbe all’epoca sovietica. Ma una simile minaccia non esiste e non è mai esistita. Noi non minacciamo, né intendiamo minacciare, i paesi europei…».
«Ciononostante, persistono su questa strada, chiedendo determinati cambiamenti. Ma quali cambiamenti cercano? Stanno forse tentando di rivedere gli esiti della Seconda Guerra Mondiale? A quale scopo stanno conducendo i loro popoli? Verso la guerra con la Federazione Russa? Ora parlano di valutare l’invio di truppe in Ucraina. Ciò significherebbe una guerra con la Russia. E presumo che i cittadini europei capiscano cosa sta succedendo».
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);
Geopolitica
Gli israeliani non possono «fare quello che vogliono in Tailandia»: parla il ministro degli Esteri tailandese
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