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Per chi vuole vedere una vera processione

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Un’informazione per i lettori di Renovatio 21 che non hanno mai visto una processione, o che sì, l’hanno vista, ma sanno quanto essa sia rara: domani, domenica 22 giugno 2025 si terrà a Costozza, in provincia di Vicenza, una Processione del Santissimo.

 

La festa del Corpus Domini è stata lo scorso giovedì, e questa domenica la comunità di fedeli dell’oratorio di Sant’Antonio Abate di Costozza, dove celebra la Fraternità Sacerdotale San Pio X, avrà la gioia di vedere cinque Prime Comunioni: quattro bambine ed un bambino, dai 6 agli 8 anni.

 

La Processione partirà dopo la Santa Messa, che a sua volta è prevista per le ore 10 presso l’Oratorio di Sant’Antonio Abate sito in via delle Grotte 6 a Costozza (Longare), provincia di Vicenza. A seguire, il clero con il Corpo di Nostro Signore e i fedeli usciranno dalla Chiesa del XIII secolo e faranno il giro del piccolo, antico paese accompagnati dalla banda musicale e dai canti sacri. In prima fila, i bimbi comunicandi, che tireranno petali per il passaggio del Santissimo.

 

Non è detto che tutti si rendano conto della rarità di un evento simile: le processioni sono state di fatto abolite in ogni parrocchia per preciso diktat modernista – cancellare ogni segno del sacro espresso pubblicamente, impedire qualsiasi rito collettivo che ci ricordi del Signore, e ancor di più, della sua Presenza Reale.

 

È per questo che la partecipazione a ogni processione rimasta è auspicabile per tutti: una processione vale mille marcette (contro l’aborto, il gender, il fine-vita e via sbadigliando), una processione vale mille iniziative cattolicoidi (familidèi, ebeti in piedi, capannelli nosocomiali), cose che sono state di fatto create per disincantare la vera religione, per truffare il senso del sacro rimasto nella popolazione.

 

Rifiutate ogni surrogato della processione: immergetevi nel vero rito, santo e millennario, ovunque lo troviate ancora. Sprofondate nella sua purezza, nella sua bellezza, nella sua concentrazione.

 

Possiamo dire: cercheremo di favorire, per noi e per i nostri figli, il ritorno completo al rito della processione. Ne abbiamo sostenute ed organizzate in passato, continueremo a farlo. La loro importanza nell’ora presente, per quanto ci riguarda, è autoevidente.

 

I lettori che vogliono, possono partecipare, con il corpo o con l’anima.

 

In tanti, in varie parti della Terra e del Cielo, vi stanno aspettando.

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Albachiara, la militanza, la determinazione cristiana

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Nella notte tra il 24 e il 25 febbraio, Albachiara Cristiani ha reso la sua anima a Dio dopo aver combattuto con tutte le sue forze contro la malattia.   Ha lottato per la vita, quella Vita che ha difeso con tutta se stessa durante il suo percorso terreno.   Ho avuto l’onore di conoscerla, di collaborare e confrontarmi insieme a lei per varie importanti iniziative, anche sé negli ultimi anni ci eravamo un po’ persi, e questo mi rincresce molto. Nonostante le tante delusioni umane e nonostante il male, Albachiara, con il suo temperamento forte, deciso e senza peli sulla lingua, ha sempre continuato la sua battaglia.   Si è fatta largo, grazie al suo carattere e alla determinazione cristiana che l’ha sempre animata, in vari ambienti della Chiesa, fungendo da monito per tanti consacrati tiepidi e anche per molti laici.   A lei devo la conoscenza di un caro amico e di una cara amica: Roberto Dal Bosco, fondatore di Renovatio 21, ed Elisabetta Frezza, che non ha bisogno di presentazioni.   Era il 2013 quando Albachiara contribuì all’organizzazione di una bellissima conferenza sul tema del gender nella parrocchia del Santo Spirito a Modena, guidata, ancora oggi, da don Giorgio Bellei, uno dei pochi sacerdoti che a Modena ha supportato iniziative di spessore, moltissime volte insieme proprio ad Albachiara.   Potremmo forse dire che la nascita di Renovatio 21 la dobbiamo un po’ anche a lei, che oltre ad aver fatto conoscere molte persone, ci ha sempre spronato a fare qualcosa di più senza cedere mai.   Quando penso alla Chiesa militante, non posso non avere in mente Albachiara, che della militanza ha fatto la sua vita.   La sua ostinazione, la sua audacia, possa servirci da esempio e possa accompagnarci dal suo riposo eterno fra le braccia di quel Figlio di Dio che certo ha tanto amato in questo pellegrinaggio terreno.   A Dio.   Cristiano Lugli    
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Addio Albachiara

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Stamattina presto ci hanno informato che Albachiara Cristiani è tornata alla Casa del Padre. Perdiamo una colonna portante della buona battaglia in Italia. Perdiamo una donna stupenda. Personalmente, perdo una grande amica. Perdo un’immensa certezza, morale, spirituale, umana.

 

Solo chi non è mai entrato davvero nell’arena dove si lotta per Dio e per la vita non conosce Albachiara, che era, nemmeno tanto dietro le quinte, un turbine inevitabile in qualsiasi iniziativa cristiana – dai pullman dei pellegrinaggi ai sedevacantisti, da frati e suore ai movimenti antiabortisti in tutti i loro rivoletti.

 

Albachiara era nipote del cardinale Ursi (1908-2003), ma non ne parlava mai, non era, in fondo, un dettaglio rilevante: nulla aggiungeva all’oceano di energia che metteva su tutto ciò che faceva, una forza che bastava a se stessa, bastava a tutti, e non aveva bisogno particolare di gerarchie né di zucchetti. Anzi: gerarchie e zucchetti avevano bisogno di lei, e la mole di conversazioni che scambiava con vescovi e cardinali italiani (alcuni, oggi in posizioni altissime) è impressionante al punto da divenire comica, irresistibile: erano prelati e porporati a cercarla, perché sapevano che la mappatura che Albachiara poteva offrire della realtà cattolica emiliana e non solo era impareggiabile.

 

Di fatto, non lo avevano capito solo i monsignori: pure qualche politico furbetto aveva preso a girarle intorno, avendo capito quanto fosse, nella sua schietta semplicità, fondamentale per l’intero sistema della fede cattolica della sua terra. Dei politici, tuttavia, Albachiara non si fidò mai: testimonio, anzi, che le sue valutazioni su celebri nomi apparsi sulla scena nazionale, e ancora purtroppo persistenti, erano accurate e persino profetiche.

 

E non parliamo della «cartografia sacra» che aveva, nella sua attività senza requie, compilato – e forse, con il suo attivismo, perfino generato. Tombe di sacerdoti santi, sacrari di bambini martiri… parlare con lei era immergersi in un circuito devozionale abissale.

 

Testimonio che alcune delle prime conferenze di Renovatio 21, oramai più di dieci anni fa, le organizzò, con altri, Albachiara, a Reggio e a Modena, nel mitico sotterraneo della Parrocchia dello Spirito Santo, dove chi scrive ha tramato con altri eroi anticipando temi (i vaccini, le provette umanoidi, la trappola del populismo sintetico) che sarebbero diventati noti a tutti solo lustri dopo.

 

E quindi, perfino il sito che state leggendo deve all’origine qualcosa ad Albachiara. Era, lo ripetiamo, inevitabile. Era stupenda. Era unica.

 

Ora, mentre tento di contenere la spremuta d’occhi, comincio a rendermi conto di cosa se ne è andato via con la mia amica Albachiara. Se ne sono andate migliaia di storie, che adesso non potrò più ascoltare in quelle telefonate interminabili. Se ne sono andati tanti segreti del mondo cattolico, tanti pensieri, tanti episodi anche buffi ed irresistibili, che custodivi nel tuo.

 

E poi, Albachiara, non mi hai detto perché quella volta ti eri arrabbiata con me: mi avevi detto che me l’avresti detto di persona, non ci siamo più visti, poi ti era passata subito. Forse questa storia riesco a recuperarla, perché credo che Ugo, in qualità di mio avvocato e nostro comune grande amico, passò a raccoglierla. Però io volevo che me lo dicessi tu, volevo vederti ancora, volevo che mi abbracciassi, un’altra volta, con quella carica stritolante e magnifica con cui stringevi tutti.

 

Avrei voluto sciogliere questa spremuta d’occhi davanti a te, solo per testimoniarti quanto eri importante, quanto eri speciale, quanto eri necessaria a tutti noi.

 

Addio Albachiara. A Dio.

 

Roberto Dal Bosco

 

 

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In morte di Albachiara

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Mi faccio coraggio a scrivere della morte inaspettata di un’amica, resa ancor più dolorosa dal non essere arrivata in tempo a salutarla. Albachiara non c’è più e oggi la piango anche io, stringendomi a suo marito, ai loro tre ragazzi, a tutti coloro che le hanno voluto bene avendo avuto la fortuna di incrociarla da qualche parte tra le mille buone incombenze che si prendeva a cuore.

 

Sarò minimalista in questo mio ricordo, semplicemente perché è impossibile rendere a parole la meraviglia assoluta incarnata in questa donna – chi l’ha conosciuta capirà al volo il fenomeno cui mi riferisco. Nulla in lei era scontato, a qualsiasi telefonata sapevo che sarebbero partiti fuochi d’artificio mai visti.

 

Per tanti anni, col suo schietto accento emiliano, in gergo coloritissimo e mai censurato (in nessun frangente e per nessun motivo), mi ha raccontato cose che noi umani non avremmo mai potuto immaginare. Tutte cose vere, verissime, perché passate proprio attraverso di lei, attraverso il suo corpo e la sua fede, crocevia unico e irripetibile di storie di vita e di varia umanità, dove la cronaca verace delle debolezze umane si incontrava con una simpatia travolgente e, sopra tutto, con la granitica certezza, custodita in ogni fibra, che comunque lassù c’è un Padre che vede, che dispone e che salva.

 

E questa esuberanza e questa fede totale, luminosa e genuina, vissuta senza lacci né ombre di intellettualismo, di dogmatismo e di bigottismo, funzionavano come una specie di solvente magico – miscuglio spettacolare di naturale e soprannaturale – capace di sciogliere sul nascere ogni malizia, anche quando magari riportava cose tremende eppure riusciva lo stesso a farti ridere di gusto. Era il modo, era l’accento, era l’intercalare, perché tutto il mondo che le apparteneva straboccava di vita, e vita regalava.

 

Mentre il suo ciclone sarà già arrivato in Paradiso – con cui lei aveva un canale di comunicazione aperto, e tutto suo – per chi resta è arrivata l’ora del silenzio e della preghiera.

 

Mi mancherai tanto, Albachiara. Mi mancherà la tua presenza a distanza, che sapevo essere una certezza quando avevo bisogno di prendermi in faccia una ventata di fede intelligente e vera.

 

A Dio, amica mia.

 

Elisabetta Frezza

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